LA CIVILTA' OCCIDENTALE? NON SAREBBE ESISTITA SENZA L'ISLAM

DI SABINA MORANDI
Liberazione

E’ l’alba di un giorno scuro e piovoso. Un ragazzo si nasconde fra la folla per assistere alla tortura e all’esecuzione del suo maestro, la cui unica colpa è stata quella di avere diffuso le conoscenze sacrileghe e blasfeme degli antichi filosofi greci. Sul rogo, insieme al filosofo, bruciano infatti le traduzioni proibite in un’Europa dominata dalla superstizione e dalla violenza dei signori della guerra che regnano incontrastati. Dopo avere assistito all’atroce spettacolo il ragazzo scappa verso Sud portando con sé alcune opere del maestro, deciso ad abbandonare quelle terre di oppressione e di oscurantismo. Quando finalmente riesce a valicare i Pirenei gli si apre davanti una terra ricca e pacifica, dove le donne discutono alla pari con gli uomini e dove i libri, invece di essere distrutti, vengono conservati nelle biblioteche pubbliche.

E’ l’inizio de Il destino, un film di qualche anno fa ambientato nei secoli più bui del Medioevo che il regista egiziano Youssef Chahine ha dedicato alla vita di uno dei più importanti filosofi della storia, Averroè, il cui razionalismo influenzò fortemente gli intellettuali occidentali dell’epoca. Dante, fra gli altri, si considerava un “averroista” convinto e l’intero pensiero islamico era una vera e propria boccata di ossigeno fra i cristiani illuminati che mal sopportavano la soffocante cappa di censura e superstizione che era, all’epoca, la caratteristica principale della cristianità. I libri di Averroè venivano contrabbandati, le sue dottrine trasmesse e le sue parole imparate a memoria per non incorrere nelle ire dell’Inquisizione. Spostando il punto di vista come ha fatto il regista, e riportando alla luce la storia rimossa di quei secoli oscuri, si capisce che la religione ha ben poco a che fare con i fondamentalismi di ogni epoca e di ogni latitudine.

Lo spiazzamento del pubblico occidentale nei confronti di un film girato per denunciare il fondamentalismo islamico attuale, non stupisce. Ci hanno insegnato che i secoli che separano la caduta dell’impero romano dal rinascimento sono stati anni di paura e barbarie, ma non ci è stato spiegato che ne siamo usciti unicamente perché siamo venuti in contatto con la civiltà più ricca e più evoluta dell’epoca, appunto l’Islam. Pochi occidentali sanno che, mentre l’Europa veniva spopolata dalle malattie e dalla fame, a Sud fioriva una civiltà che aveva come capitali Baghdad e Damasco, una civiltà cui noi occidentali dobbiamo la salvezza del patrimonio che consideriamo fondativo per la nostra cultura: la filosofia greca. Se gli studiosi dell’epoca di Solimano e del Saladino non avessero fatto propria la grande filosofia antica non avremmo né Platone né Aristotele perché la raffinata rete dei traduttori arabi, attraverso i quali ci sono pervenute le loro opere, non sarebbe esistita. Né, del resto, sarebbe potuta nascere la scienza moderna senza la libertà di studiare e sperimentare concessa ai matematici e agli scienziati arabi, il cui contributo è stato completamente cancellato per fare posto alla propaganda dello scontro fra civiltà.

Nell’ottica di Allah

Beltegeuse, Rigel, Aldebaran, Algol e Sirrah. Le stelle parlano arabo da secoli, da quando scienza, civiltà e tecnologia se ne stavano al di là del Mediterraneo, e i barbari sporchi, ignoranti e poveri che calavano per razziare le ricche città o per emanciparsi attraverso lo studio nelle rinomate università locali, eravamo noi. Per secoli la filosofia, la matematica e la medicina, per non parlare dell’astronomia, della chimica o dell’ottica, sono state islamiche, nel senso che l’Islam ha trasmesso e rielaborato le antiche discipline egizie, babilonesi, indiane e greche, e ne ha fondate di proprie. Un debito, quello nei confronti della scienza islamica, di cui si trovano innumerevoli tracce nel linguaggio stesso di molte discipline moderne che consideriamo, a torto, figlie della superiore “civiltà occidentale” ma che i nostri progenitori riconoscevano appieno, facendo di tutto per procurarsi i testi scientifici degli “infedeli”.

L’origine della scienza islamica affonda nei nostri secoli più bui. Gli arabi avevano già preso a studiare il cielo, raccogliendo l’eredità dei greci e degli indiani, già nel VIII° secolo e nell’828 fu costruito a Baghdad il primo osservatorio astronomico del mondo. L’astronomia andava di pari passo con l’ottica e con lo studio della fisiologia dell’occhio: se ne ritrovano tracce nell’origine araba di termini medici come “retina” o “cataratta”. L’amore della cultura musulmana per tutto ciò che aveva a che fare con la visione ha indubbiamente radici religiose, ma l’afflato mistico non deve trarre in inganno: la scienza islamica era sostanzialmente empirica – cioè amava sperimentare – e fortemente matematizzata, cosa questa che fa affermare ad alcuni storici che siano stati proprio gli arabi a insegnarci i primi rudimenti della formalizzazione matematica, caratteristica principale della scienza occidentale doc. Ibn Al-Haitham, ad esempio, noto in occidente con il nome di Alhazen, è considerato il massimo esperto di ottica tra Tolomeo e Witelo. L’alta considerazione di cui godeva anche fra i contemporanei non deve stupire: già intorno all’anno Mille Alhazen combinava elaborati trattamenti matematici con i modelli fisici e un’accurata sperimentazione, dando così una svolta empirica all’indagine scientifica, cosa che, in Occidente, avverrà solo dopo cinque secoli.

I calcoli degli astronomi e degli studiosi di ottica arabi furono possibili solo perché gli strumenti matematici erano già altamente sviluppati. L’apporto degli arabi alla scienza del calcolo fu così importante che non se ne è persa memoria e infatti uno dei pochi debiti che gli occidentali non hanno dimenticato è l’invenzione dello zero che rese possibile la nascita del calcolo posizionale, quello in colonne per intenderci. L’introduzione dei numeri indiani – da noi chiamati arabi – e lo sviluppo dell’algebra, fecero il resto. Un nome per tutti è quello del grande matematico del IX° secolo, Al Khwarizmi, che scrisse il Libro del compendio nel processo di calcolo per trasporto ed equazione , più volte tradotto in latino e diffuso in Europa con il nome di Liber Algorismi , una latinizzazione del suo nome da cui deriva il termine “algoritmo”.

La medicina

Per secoli la medicina araba è stata talmente più avanzata di quella occidentale da indurre gli stessi crociati a servirsi dei dottori cavallerescamente offerti dal nemico assediato. Gli arabi conoscevano infatti i testi greci di Ippocrate e di Galeno, che l’Europa aveva perduto, insieme alle molte nozioni derivanti dalle teorie e dagli esperimenti degli alessandrini che si erano diffuse nell’Egitto ellenizzato e in Asia minore. L’arrivo in Occidente delle traduzioni di Platone e Aristotele rese accessibile agli studiosi del barbaro Nord anche le teorie dei filosofi e dei medici islamici. Per circa due secoli la filosofia greca è stata infatti studiata nelle versioni arabizzate tratte dai commenti del razionalista Averroè o del mistico Avicenna, i più importanti filosofi dell’Islam, ed è a queste versioni che si riferivano i nostri filosofi. A Bologna come a Parigi gli studenti, ma anche i padri del dogma cattolico come San Tommaso d’Aquino, dovettero piegarsi alla superiorità della sapienza araba del tempo.

Ma Avicenna non era soltanto un filosofo. Mentre nei villaggi nordici che in seguito divennero noti con il nome di Parigi o di Londra, si curavano le malattie con gli incantesimi, nel profondo Sud veniva fondata la medicina moderna. Il Canon medicinae di Ibn Sina, nome originale appunto del grande Avicenna, è stato praticamente l’unico libro di testo degli studenti di medicina per quasi tre secoli e ha continuato, per tutto il Rinascimento, a essere il libro più stampato in Europa. Ma Avicenna è in buona compagnia. Fu l’arabo Al-Razi a fondare l’ostetricia e a fornire la prima descrizione scientifica del vaiolo e del morbillo – e a prospettare la possibilità di immunizzare i sani attraverso le secrezioni dei malati – mentre Ibn Nafis fu il primo a descrivere il meccanismo della circolazione sanguigna. Tutti nomi ignorati dai manuali di storia della medicina che riportano solo le date – e gli autori – delle ri-scoperte occidentali.

Con le sue grandi intuizioni, come l’ipotesi dell’esistenza dei microbi e i primi esperimenti con i vaccini, la medicina araba era decisamente all’avanguardia nella teoria così come lo era nell’insegnamento e nella pratica. Nelle scuole di medicina islamiche si cominciò a pretendere che gli studenti si misurassero con la pratica clinica oltre che con i testi e per favorire l’apprendistato, oltre che per il controllo delle epidemie, venne abbracciata un’idea del tutto nuova: raggruppare i malati in una struttura dove i medici avrebbero potuto assisterli e gli studenti imparare dalla pratica dei propri maestri. Venne inventato insomma quello che, per dirla con parole moderne, è il policlinico universitario, che fece la sua comparsa in Europa solo nel diciannovesimo secolo. A Damasco la prima struttura ospedaliera del mondo venne costruita esattamente mille e cento anni prima: nel 707 dopo Cristo, data che lascia un tantino allibiti visto che, a quell’epoca, dalle nostre parti ancora non si pensava nemmeno ai lazzaretti.

Malgrado un’attenzione particolare per l’aspetto psicosomatico che colpisce per la sua modernità, l’approccio medico islamico era sostanzialmente razionalista e si basava su approfondite conoscenze anatomiche che gli europei, a cui non era consentito lo studio dei cadaveri, non potevano avere. Del resto il tabù sulle autopsie rimase valido in tutta la cristianità almeno fino al XVII° secolo e oltre – come testimoniano le rocambolesche “avventure” dei pittori rinascimentali, più note di quelle dei loro contemporanei medici. Ma un’altra caratteristica che rendeva i dottori arabi estremamente efficienti rispetto ai colleghi occidentali, era la possibilità di disporre di una quantità incredibile di sostanze provenienti dagli estesi domini dei califfi – ovvero sali, acidi, alcaloidi ed erbe – che rifornivano il prontuario con una serie di rimedi degni di una moderna farmacia. L’alchimia, da cui trae origine la moderna chimica, era infatti un altro settore particolarmente fecondo della scienza islamica.

A tutta chimica

Lo sviluppo dell’alchimia proviene dall’altro grande filone culturale che si unì a quello greco per dare luogo alla scienza islamica, ovvero le antichissime conoscenze provenienti dall’India e dalla Cina. Nel periodo della sua massima espansione, infatti, l’Islam si estendeva dall’India alla Spagna passando per la Persia, il nord-Africa e la Sicilia. La capitale venne spostata da Damasco a Baghdad dove, grazie alla grande tolleranza culturale del califfo Harum al-Rashid (786-809 d.C.), cominciarono a convergere i saperi e le tradizioni dei popoli conquistati. Sotto il regno dell’Illuminato, come venne chiamato il califfo più volte citato in Le mille e una notte , venne fondata e sviluppata la “Casa della sapienza”, ovvero un centro di mecenatismo finanziato dallo Stato che sorgeva intorno a una grandiosa biblioteca inter-religiosa. Nella Casa della sapienza cominciarono ad affluire da tutto il mondo studiosi e religiosi, pensatori e praticanti, in un’atmosfera di libertà intellettuale mai conosciuta prima, e Baghdad diventò per la scienza quello che Atene era stata per l’arte durante l’età di Pericle.

Fu in questo clima che l’alchimia si sviluppò e cominciò a cimentarsi con la produzione di alcune sostanze utili. La chimica islamica, libera dalle condanne e dai pregiudizi religiosi che in Europa la condannarono alla clandestinità fino ai tempi di Newton, a Baghdad ebbe la possibilità di svilupparsi come una scienza e una tecnologia specifica, separandosi molto presto dalle sue origini magiche. Jabir ibn Hayyan, il più famoso alchimista arabo vissuto nella seconda metà del VII° secolo, perfezionò il processo di distillazione dell’alcool (la cui etimologia deriva appunto dalla parola araba “al-ghul”), costruendo nuovi tipi di alambicchi. E’ da notare che la preparazione e la produzione dell’alcool a uso medicinale fu consentita, malgrado la ben nota proibizione coranica.

Un altro importante frutto degli esperimenti dei chimici di Baghdad furono i progressi relativi alla fabbricazione della carta, che utilizzarono e migliorarono gli antichi metodi importati dalla Cina. Nel 793 venne fondata a nella capitale una vera e propria fabbrica che, attraverso una produzione semi-industriale, ricavava la carta da una pasta di fibre di canapa e di gelso mescolate ad allume e colla. E con la produzione della carta su larga scala, ovviamente, la diffusione dei libri nel mondo islamico divenne molto più rapida e immensamente più economica, anche se bisognerà aspettare l’invenzione della stampa in Occidente – più di sette secoli dopo – per arrivare alla possibilità di un accesso davvero universale al sapere scritto.

Sabina Morandi
Fonte: www.liberazione.it
13.04.08

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lupomartino
lupomartino
28 Giugno 2008 , 2:29 2:29

Bellissimo questo articolo,avevo letto in giro che molto della nostra cultura moderna viene dall’Islam, ma non avrei mai immaginato tanto!
Me lo conservo questo articolo…..
Lupomartino

Zret
Zret
28 Giugno 2008 , 10:35 10:35

Pochi autori hanno messo in luce i significati esoterici del poema sacro e costoro hanno subito l’ostracismo della critica ortodossa arroccata su posizioni in linea con l’interpretazione cattolica del capolavoro. Ancora più sparuto è, però, il gruppo di studiosi che hanno colto le convergenze tra la cultura occidentale e quella islamica, in ordine soprattutto alle visioni oltremondane. Tra gli antecedenti culturali del poema di Dante, si ricordano le opere fondate sul tòpos della “visione” dei regni oltremondani: il Somnium Scipionis, la Visione di San Paolo, il Purgatorio di San Patrizio, il Libro delle tre scritture di Bonvesin della Riva, il De Ierusalem coelesti et de Babilonia civitate infernali di Giacomino da Verona… Non sono, però, quasi mai citate, sebbene correttamente René Guénon ed altri le considerino fondamentali per l’ispirazione dantesca, le fonti arabe, ossia il Corano, il Libro del viaggio notturno e le Rivelazioni della Mecca di Mohyddin ibn Arabi, testi anteriori di circa ottant’anni alla stesura della Commedia. M. Asin Palacios, autore del saggio intitolato La escatologia musulmana en la Divina Commedia, Madrid 1919, afferma che le analogie tra le opere islamiche ed il capolavoro dantesco sono più numerose da sole di tutte quelle che i commentatori hanno individuato… Leggi tutto »

Affus
Affus
28 Giugno 2008 , 15:37 15:37

L’uomo discende dal cane? Maurizio Blondet Avete mai veramente osservato come giocano fra loro i cani? A me è capitato ieri di vederne due su un prato, e mi sarebbe piaciuto mostrarli ai lettori evoluzionisti. Lo spettacolo è affascinante: non solo pochi animali sono così «espressivi», ma c’è di più: pochi animali giocano anche da adulti, e credo pochissimi sono in grado di «fare finta». I cani, fra loro giocano ad aggredirsi, «facendo finta», un po’ come un bambino gioca alla guerra facendo ta-ta-ta con la bocca per far finta di sparare con un mitragliatore. I due animali si inseguono, si danno la caccia a turno, si saltano addosso. Ma tutto, assolutamente tutto il loro linguaggio del corpo – la posizione e il movimento della coda e delle orecchie, la speciale vivacità, i suoni che emettono – tutto avverte il compagno: «Sto facendo finta». E tutto con una espressività così «esagerata», da essere inequivocabile anche per noi uomini, che non conosciamo la lingua dei cani. A guardarli, si ha l’impressione che ridano. Il processo mentale del «fare finta per gioco» è, ammettiamolo, alquanto complesso: implica insieme la conoscenza della realtà e la presa di distanza da essa, il «linguaggio» dell’aggressione… Leggi tutto »

Hassan
Hassan
28 Giugno 2008 , 15:53 15:53

Origini arabe per Leonardo da Vinci 12 Maggio 2007 ANSA Un’impronta del pollice di un maschio adulto, verosimilmente della mano sinistra. E’ la ricostruzione scientifica di un’impronta digitale di Leonardo da Vinci, ottenuta grazie all’analisi, con sofisticate tecniche dattiloscopiche, di oltre 200 impronte lasciate su 52 fogli leonardeschi. La struttura dell’impronta, sostengono gli esperti, è tipica del 65% della popolazione araba e rafforza l’ipotesi che la madre di Leonardo fosse di origine orientale. Le nuove scoperte sono state annunciate in una tavola rotonda organizzata alla Loggia del Bigallo di Firenze, nell’ambito della manifestazione ‘Il genio fiorentino’. Proprio al Bigallo, a luglio, sarà inaugurato lo spazio della ‘Libera Achademia Leonardi Vinci’ che ospiterà attività espositive, informative, sperimentali e didattiche. Gli studi sulle impronte di Leonardo sono state illustrati da Luigi Capasso, direttore dell’istituto di antropologia e del museo di storia delle scienze biomediche dell’Università di Chieti e Pescara, da Alessandro Vezzosi, direttore del museo Ideale di Vinci e tra i più autorevoli studiosi di Leonardo, dal maggiore Gianfranco De Fulvio, comandante del reparto dattiloscopia preventiva del Racis di Roma, e dalla storica della medicina dell’Università di Firenze Donatella Lippi. “Sulle pagine e sui dipinti di Leonardo – ha spiegato Capasso –… Leggi tutto »

Hassan
Hassan
28 Giugno 2008 , 15:58 15:58

Titolo Europa e Islam. Storia di un malinteso

Autore Cardini Franco

Nonostante crociate e guerricciole, scorrerie di pirati, saccheggi e tratta di schiavi, nonostante Lepanto e l’assedio di Vienna, la verità è che con l’Islam abbiamo sempre commerciato bene e avuto, in sostanza, buoni rapporti. In tempi diversi si è sovrapposto un malinteso, dagli esiti spaventosi per l’una e l’altra parte. È la tesi originale di Franco Cardini. (Mario Baudino, “La Stampa”) Franco Cardini è docente di Storia medievale all’Università di Firenze.

http://www.ibs.it/code/9788842082811/cardini-franco/europa-islam-storia.html

Lif-EuroHolocaust
Lif-EuroHolocaust
29 Giugno 2008 , 17:08 17:08

La civiltà occidentale non sarebbe esistita senza l’islam? Ecco spiegato da dove deriva il male! D’altronde colonialismo e schiavismo erano ben conosciuti dagli islamici! Battute a parte (a parte su colonialismo e schiavismo), aggiungo: Un libro contro l’attuale ideologismo culturale: le radici greche dell’Europa Da poco più di un mese, è uscito in Francia un interessante saggio storico dello studioso Silvain Gouguenheim, intitolato “Aristote au Mont-Saint-Michel” ed edito per Seuil. Il sottotitolo è ancora più chiaro sulla questione trattata, riguardando, infatti, le “radici greche dell’Europa cristiana”. Che significa quel rimando al mondo greco? Significa superare l’attuale costruzione fasulla basata sull’idea di un passaggio del testimone tra mondo antico greco-romano e mondo islamico, che condurrebbe all’Europa moderna. Lo studioso fa piazza pulita di questa idea, ridando smalto alle filiazioni dirette tra l’antichità e la modernità ed escludendo i presunti meriti del mondo maomettano. Secondo l’autore, infatti, l’idea “maomettana” si basa su manipolazioni o visioni storiche imperfette, spesso dovute alla confusione tra “arabo” e “musulmano”. Uno degli spunti più interessanti è l’aver voluto dimenticare che molti degli studiosi del mondo islamico non studiavano su testi originali, ma su traduzioni (in arabo) realizzate da traduttori di fede cristiana. Altro elemento sottolineato è il… Leggi tutto »

Lif-EuroHolocaust
Lif-EuroHolocaust
29 Giugno 2008 , 17:19 17:19

Curiosamente, l’articolo di Liberazione è uscito alcuni giorni dopo l’uscita del testo che ho citato di Gouguenheim, scatenando subito un’ondata censoria infame da parte di specialisti non solo francesi. Ecco le ben due liste contro il saggio dello storico francese: Caso Sylvain Gouguenheim: ben due liste censorie organizzate contro il suo saggio storico! Ricordiamo brevemente la questione: Gouguenheim, studioso di storia e docente all’ENS-LSH (l’Ecole normale supérieure de Lettre et Sciences humaines di Lyon) ha pubblicato un paio di mesi fa un saggio (Aristote à Mont-Saint-Michel) la cui tesi centrale è che l’Europa, sostanzialmente, non abbia avuto necessità del mondo maomettano per trasmettere i testi filosofici e scientifici della propria antichità sino in epoca moderna. Il saggio non ha semplicemente fatto discutere, muovendo tesi contrarie (questo si poteva ben immaginare sarebbe accaduto). Ciò che è più vergognoso è la creazione di liste critiche (ma sostanzialmente censorie) contro il testo. A fine aprile, infatti, una lista è stata organizzata dal noto quotidiano della “gauche”, Liberation; un’altra è stata organizzata da un gruppo di colleghi e studenti dell’ENS-LSH. Tutti hanno aspramente criticato sia la tesi sia il presunto sfondo ideologico del testo (più avanti le due liste). A Gouguenheim si contesta non… Leggi tutto »

xva
xva
30 Giugno 2008 , 13:17 13:17

molto interessante!!
sapresti darmi qualche sito o titolo di libri per approfondire l’argomento?
grazie

Barruel
Barruel
1 Luglio 2008 , 13:17 13:17

Ho la videocassetta de Il destino di Youssef Chahine dedicato alla vita di Averro. Non si racconta dell’Inquisizione europea bensiì di quella….islamica, in quanto Averro era considerato un Sufi.

Quanto a Dante averroista… beh è la teoria di qualche professore massone della fine dell’Ottocento tipo Arturo Reghini, ma non è certamente sostenibile da parte di chi si legga il Poema con un minimo (minimo) di onestà intellettuale: è un trionfo di Cristo, Madonna e santi! Diamine, signorina di “Liberazione”, vada a farsi un tuffo in mare e si rinfreschi le idee!

Con tutto questo, mi pare evidente che il contributo islamico alla cultura europea sia stato molto importante, e certamente superiore a quello ebraico, per lo meno nel Medioevo.

Lif-EuroHolocaust
Lif-EuroHolocaust
1 Luglio 2008 , 16:03 16:03

A quel che ricordo del film di Chahine, si accenna solo nei primissimi minuti all’Inquisizione, ma, come appunto dici, il resto del film è sul fanatismo islamico e sulla sua censura. Quindi la giornalista di Liberazione mente (ma è tipico di questo quotidiano, parlando di aree non-europee). Su Dante, mi è capitato di leggere tempo fa, ma non trovo la fonte, che se alcune idee sono filtrate non derivano dal mondo maomettano in quanto tale, ma da precedenti suggestioni persiano-zoroastriane. Ergo… indoeuropee. E comunque il tutto sarebbe da verificare.

abdiel
abdiel
2 Luglio 2008 , 16:24 16:24

Carissimo Barruel (bel nome d’arte, veramente… complimenti!), Per quanto riguarda la struttura esoterica nel poema dantesco le opere esistenti seppur poco numerose sono di altissimo livello di ricerca e ad esse come al solito nessun “dantista” mafio-accademico ha mai risposto: la congiura del silenzio basta e avanza. Basta studiare il contesto storico epocale in cui visse Dante, Toscana, Italia, Europa e il grosso del lavoro è fatto. Ti consiglio per cominciare Dante Tempalre, opera del 1946 di un benedettino, Robert John, scusa se è poco… Se non ti viene un ictus passa pure a Il linguaggio segreto di Dante e dei fedeli d’amore di Luigi Valli. Quando ne avrai il fegato ti aspetterà a braccia aperte il classico del 1919 Dante e l’Islam dello spagnolo Palacios, un sacerdote islamista… Se proprio ci tieni alle interpretazioni massoniche ti consiglio il semplicissimo e be impostato Dante templare e alchimista di Primo Contro. Un ultima cosa: procurati e leggiti la divina commedia così saprai di cosa si parla quando si parla veramente di Dante e dell’ambiente templare di cui egli fu un grande esponente. Reghini con Dante poi non c’entra per nulla, come matematico era più interessato a Pitagora e come filofascista al… Leggi tutto »

Lif-EuroHolocaust
Lif-EuroHolocaust
2 Luglio 2008 , 19:22 19:22

Ah, ecco lo sfondo ideologico dietro certa esaltazione dei presunti debiti al mondo maomettano: distruggere la portata universale delle culture europee (protonazisti indoeuropei?) per esaltare una mai esistita società giusta orientale (anche altrove, ultimamente, si trovano esaltazioni dell’impero ottomano, ombrello per tutte le genti, o simili).

Io consiglio, lateralmente, la lettura di “L’enigme René Guénon et les Supérieurs Inconnus” di Louis de Maistre: perchè c’è un rivolo occulto che vuole piegare la spiritualità europea e universale sotto un progetto “asiatico” e “monoteista” (ma non cristiano).

abdiel
abdiel
3 Luglio 2008 , 5:57 5:57

Niente ideologia amico, ma storia con tanto di reperti materialissimi, cioè archeologici e rielaborazione teorica del tutto attraverso le più recenti metodologie ermeneutiche applicate appunto alla ricerca archeologica e cioè l’archeologia dell’intangibile: ricostruire sulla base dei dati noti e molto abbondanti la mentalità e il sistema di credenze delle culture senza scrittura e non primitive o selvagge, come gli Occidentali le hanno chiamate a lungo. Le culture non muoiono mai veramente, quelle che produssero poi forme di sapere e modalità di convivenza civile meno che mai. Gli indoeuropei, vero culto accademico alla razza ed esaltazione e giustificazione degli abomini europei nell’intero pianeta, stanno vivendo una pessima stagione, anche se gli apparati accademici da buone cosche mafiose reggono grazie unicamente ai finanziamenti che il sistema loro garantisce immancabilmente per i servizi resi alla causa: il giustificazionismo di quanto fatto appunto dall’Occidente. Ma i fottuti Kurghan sono veramente i nostri più remoti antenati e la prassi di dominio e sopraffazione si sono adattate alle epoche e culture ma mai hanno cessato di essere. E’ questo che spiega la censura oramai secolare sull’esistenza di culture preistoriche progredite socialmente e culturalmente pienamente integrate nell’ambiente a cui non procurano danni in quanto la natura è… Leggi tutto »

abdiel
abdiel
3 Luglio 2008 , 6:54 6:54

Carissimo, come ben sai i cosiddetti Greci non sono stati altro che uno degli innumerevoli rami dei popoli indoeuropei [Ioni, Eoli, Achei o se preferisci micenei, quest’ultimi veri nazisti dell’antico mediterraneo orientale che fecero precipitare l’area in un periodo che gli accademici stessi chiamano da sempre medioevo (scusa se è poco) ellenico], e quindi dire che i Greci e i loro discepoli latini in seguito sono alla base della civiltà à Occidentale è una pura tautologia. Non ci sarebbe da vantarsi di questo anzi ci si dovrebbe vergognare ma visto che il servo spesso ragiona come il padrone la cosa non meraviglia di certo quei poichi che come me cercano di far ragionare chi non vuole o proprio non è nato per farlo ma non si esenta da sparare giudizi o propagare opinioni reazionarie e affatto originali e ben documentate e argomentate come quell’ignorante cattedrattico clerico fascista di sui riproduci il temino, di quel tale Roger Pol Droit. La mancata ellenizzazione che l’autore rimprovera agli Arabi se è per questo non ha infettato nemmeno l’Occidente alto medievale eppure egli non dice nulla a proposito. Infatti, il medioevo cristiano è l’esatto corrispettivo dell’Islam nei territori europei, a trionfare fu una concezione… Leggi tutto »

kongazz
kongazz
5 Luglio 2008 , 14:59 14:59

Davvero una bella storia, fatta di tolleranza e sapienza, una cosa che non so perchè mi ha colpito dell’Islam è che ho sentito che per loro è vietato raffigurare dio in quanto credono da quanto ho capito che un’entità superiore non può essere raffigurata ed infatti nelle moschee al contrario delle nostre chiese che sono piene di “fumetti” non ci sono rappresentazioni di allah.