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LA CINA RISCHIA UN ATTERRAGGIO DURO PROPRIO MENTRE AUMENTANO LE SVENTURE GLOBALI

DI AMBROSE EVANS-PRITCHARD
Telegraph.co.uk

L’atterraggio morbido pianificato

con cura della Cina sta diventando sempre più duro ogni giorno che

passa, minacciando di deflazionare la bolla incendiaria del credito

degli ultimi tre anni.

“C’è un gran rischio potenziale”,

ha detto Zhu Min, il vicedirettore esecutivo del FMI ed ex funzionario

cinese.

Zhu ha riferito che la Cina ha raddoppiato

la percentuale di fido, che è passata da meno del 100% prima della

crisi Lehman a circa il 200% di questi giorni.Il pericolo è che questo eccesso

possa iniziare a dare problemi proprio quando l’Occidente deve affrontare

un brusco rallentamento, e forse una nuova recessione.

La Cina e i paesi emergenti dell’Asia

sono in cattiva forma in questo momento, avendo esaurito i propri “cuscini

fiscali”, avendo così poco spazio di manovra per poter gestire

un nuovo contraccolpo globale. Le loro politiche monetarie sono già

ora permissive.

“Siamo in un momento fondamentale.

Devono accertarsi che le loro economie non rallentino troppo velocemente”,

ha detto al World Economic Forum tenuto a Dalian.

L’uso di elettricità della Cina,

osservato attentamente come un segnale fondamentale dell’economia,

è rimasto quasi piatto nel corso di tutta l’estate. Gli ordini per

le esportazioni sono caduti del 3,3% ad agosto, con l’indice PMI che è calato ai minimi da ventotto mesi.

Le giacenze sono schizzate in alto.

L’emissione di moneta M2 è calata

dal suo tasso normale di crescita che oscillava tra il 18 e il 20% per

arrivare vicino al 12% negli ultimi tre mesi (annualizzati). “Si

sta verificando un atterraggio duro”, ha detto Diana Choyleva di

Lombard Street Research.

Pechino ha cercato vigorosamente di

raffreddare la situazione, già in allarme per l’inflazione sopra

il 6% e per il rapporto tra prezzi e stipendi relativo alle proprietà

nelle ricche città costiere che ha raggiunto l’impensabile massimo

di 20. ma non vuole davvero che l’economia sbalzi violentemente dalla

forte espansione verso un’implosione.

Il modello storico delle crisi globali

suggerisce che la regione che ne è uscita rafforzata forte è spesso

preda di un periodo difficile circa tre anni più tardi, generalmente

perché si risponde con un esplosione del credito che sposta i problemi

nel futuro.

Il Giappone si è salvato dal

crash del 1987, solo per soccombere nel 1990: gli Stati Uniti hanno

schivato la crisi asiatica nel 1998, solo per affrontare il collasso

delle dotcom nel 2001.

Fitch Ratings ha detto che potrebbe

abbassare il rating della Cina se le banche avessero dei problemi

che dovrebbero richiedere un altro salvataggio da Pechino.

L’agenzia ha riferito a luglio che

la crescita del credito di quest’anno aveva ancora un tasso di incremento

del 38%, se si includono i finanziamenti fuori bilancio come le lettere

di credito, i prestiti fiduciari e i prestiti dalle banche di Hong Kong.

“Il rapporto di indebitamento è sbalorditivo. Il sistema bancario

cinese è il più grande, quello che cresce più velocemente, ma anche

il meno capitalizzato dei mercati emergenti”, ha detto l’autore

del report, Charlene Chu.

Circa il 55% di tutti i nuovi prestiti

viene dall’esterno del sistema bancario, tre volte il livello esistente

nel 2006. “Il fatto che l’economia della Cina rallenti quando

ancora i finanziamenti sono così abbondanti dimostra quanto la crescita

sia dipendente dai finanziamenti facili”, ha detto.

Il ritorno economico su ogni yuan aggiuntivo

ottenuto col credito è collassato dallo 0,75 allo 0,18% nel corso

della caciara creditizia avvenuta dopo Lehman. Ancora la situazione

non si è riassestata.

Chu ha detto che il boom creditizio

cinese non è ai livelli di quelli irlandese, dove il rapporto tra credito

e PIL è salito dal 130 al 440% in cinque anni, ma è significativamente

peggiore del balzo avvenuto negli Stati Uniti prima della crisi dei

sub-prime, o persino di quello avvenuto in Giappone prima dello

scoppio della bolla del Nikkei.

“Una corsa verso l’alto così

rapida del leverage dimostra che il ritorno fornito dal credito è in calo, e ciò significa che la capacità di ripagare i prestiti non sta tenendo il passo giusto”, ha riferito Fitch. L’agenzia teme che i mutui non pagati possano salire dal 2% del PIL verso il 30 nel corso dell’anno.

La banca centrale cinese ha tardivamente iniziato a contrastare i prestiti non segnati nei bilanci, dopo il rialzo dei tassi di interesse e l’incremento senza sosta del quoziente
delle riserve esistenti, che ha toccato il 21,5%.

E in questo momento sta prendendo di mira i metodi che vengono usati per eludere i controlli monetari, secondo l’autorevole Caixin Magazine. I regolatori hanno l’obbiettivo di soffocare 150 miliardi di dollari di credito concesso nei prossimi sei mesi.

E mentre il governo sta stringendo
la vite, tutto questo rischia di spazzare via le stime alquanto traballanti
degli enti locali cinesi, che hanno ipotizzato 1,7 trilioni di disponibilità
in modo davvero clientelare. Gli enti locali dipendono dalle vendite dei terreni per il 40% delle proprie entrate.

“Se ci fosse un atterraggio duro,
il governo non potrebbe pagare gli stipendi”, ha detto Wang Jianlin, il più grande costruttore edilizio presente a Dalian.

È evidente che se Europa e Stati Uniti entrassero nuovamente in recessione, la Cina non sarebbe in grado di rafforzare per la seconda volta l’economia globale.

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Fonte: China risks hard landing as global woes spread

15.09.2011

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di SUPERVICE

Pubblicato da supervice

  • borat

    il deux ex machina di questa crisi globale è il collasso della Cina: tutti lo auspicano e pochi lo temono e quindi è probabile che ci sarà.

    Potrebbe essere innescato da uno schema Ponzi tenuto in piedi dall’apparato economico statale come sembra suggerire questo articolo, oppure da un crollo delle esportazioni dovuto alla recessione in europa e usa, oppure, ipotesi meno credibile, da rivolte interne.

    Conseguenze del crollo della Cina: booohh!!

  • Tonguessy

    Al contrario sono convinto che la Cina sopravviverà perchè ha ancora enormi risorse interne da sfruttare. Basta che chiuda le seracinesche internazionali (leggasi protezionismo) e al contempo cominci a immettere sul mercato quei bond che non ha piu’ necessità di tenere (servivano per garantire accesso dei beni made in China nei mercati internazionali).
    Quando e se si avverrà che il mercato interno saturerà allora sì che ci sarà crisi. ma per il momento….