La causa dei salari da fame

La causa dei salari da fame

Di ConiareRivolta.org

Certi miti, si sa, sono duri a morire. Certi altri, tuttavia, sono orchestrati ad arte per scaricare le colpe di un fenomeno verso qualcosa di inafferrabile, vago, evanescente o comunque molto lontano. In questo modo, il colpevole resta celato dietro una misteriosa cortina di fumo, nella speranza di farla franca.

È il caso della drammatica situazione dei salari in Italia che viene attribuita, ormai da decenni dai liberisti di varia risma, alla stagnazione della produttività del lavoro. E a seguire una serie di argomentazioni cervellotiche per andare alla ricerca del perché mai la produttività in Italia non cresca in maniera sufficiente da far (automaticamente) crescere anche i salari reali.

L’ultima strombazzata in tal senso arriva dal solito Osservatorio sui Conti Pubblici con un articolo a firma di Giampaolo Galli e Fabio Martino che, alla domanda sul perché le retribuzioni in Italia siano così basse risponde con una certa sicumera: “La spiegazione più convincente è la stagnazione della produttività che induce le imprese a opporre resistenza alle richieste di aumenti”. E ancora: “Il nodo centrale resta dunque la produttività: senza un suo rafforzamento, lo spazio per aumenti retributivi elevati e duraturi rimane strutturalmente limitato.”

L’Osservatorio, dicevamo, non è nuovo a queste uscite. Carlo Cottarelli, senior economist dell’Osservatorio, sul tema si era già espresso, ed aveva già raccolto la nostra attenzione critica. All’ennesima uscita del genere, tuttavia, la buona fede non è più una scusa e, anzi, ci viene in mente la versione latina della famosa favola del lupo e l’agnello che ammonisce: “questa favola è scritta per gli uomini che opprimono gli innocenti con falsi pretesti”.

L’argomentazione, questa volta, sembra essere in apparenza più articolata, tira in ballo il ruolo dei sindacati, e quindi merita di essere analizzata con attenzione.

Innanzitutto, che cos’è la produttività del lavoro? La produttività del lavoro è il rapporto tra il valore aggiunto e un’unità di misura del lavoro (cioè le ore lavorate o il numero di lavoratori). Ci dice, per farla semplice, quant’è il valore del prodotto che possa essere attribuito a ciascuna unità di lavoro. Il valore aggiunto, cioè il valore “nuovo” che si genera ad ogni ciclo produttivo dopo che al valore del prodotto finale sono sottratti i costi dei beni intermedi, si dividerà per definizione tra i fattori della produzione, per semplicità tra salari e profitti. Questo vuol dire che, a parità di produttività, possiamo avere profitti per lavoratore più o meno alti e, viceversa, salari per lavoratore più o meno bassi.

D’altro canto, ogni incremento di produttività potrà andare a finire tutto ai profitti, tutto ai salari oppure essere suddiviso variabilmente tra i due aggregati sulla base dei rapporti di forza esistenti tra capitale e lavoro. A cosa serve, dunque, sostenere che il salario non cresce perché la produttività non cresce e quindi che il saggio del salario debba crescere al ritmo della produttività del lavoro? Serve a sostenere che il salario può crescere, ma solo a patto che non vengano intaccati i profitti. Serve ad occultare l’ovvietà sistematicamente sottaciuta nel dibattito economico contemporaneo: ovvero che a torta data, per far crescere i salari occorre far diminuire i profitti e viceversa.

L’insistenza sulla produttività del lavoro serve, dunque, in ultima istanza, a mantenere inalterate le quote distributive, vale a dire la quota del prodotto sociale di cui si appropriano i lavoratori e i capitalisti.

Ma allora, in questi anni di stagnazione della produttività cosa è successo alla distribuzione del reddito? I salari hanno tenuto almeno il passo della produttività e quindi le quote distributive sono rimaste stabili? Niente affatto. La quota salari, in Italia, è in caduta libera da più di un trentennio, anche con i bassissimi ritmi della produttività dagli anni 90 in poi.

Dunque, se anche fosse vero che per far crescere i salari bisognerebbe necessariamente far crescere la produttività, quello a cui abbiamo assistito è un sistematico e decennale rallentamento della crescita dei salari reali mentre, seppure a fatica e con a ritmi non particolarmente sostenuti, la produttività del lavoro cresceva. Peraltro va constatato come l’andamento stagnante della produttività del lavoro è a sua volta strettamente connesso con un modello economico incentrato su due pilastri: l’austerità della politica economica che comporta una cronica stagnazione degli investimenti (ivi compresi quelli ad alto contenuto tecnologico che aumentano la produttività del lavoro); e una domanda trainata in buona parte dalle esportazioni che basa la competitività delle merci sul contenimento del costo del lavoro, dunque su bassi salari interni associati a lavoro precario e discontinuo e lo speculare mancato investimento in innovazione e formazione dei lavoratori.

In definitiva, non soltanto la produttività del lavoro è comunque cresciuta più dei salari, non soltanto non è vero che i salari sono bassi perché la produttività è bassa, ma è semmai vero l’opposto: la produttività è bassa e cresce relativamente poco perché l’economia si struttura su un modello incentrato su bassi salari, lavoro precario e disinvestimento pubblico.

A questo punto lasciamo parlare anche i numeri. Come si evince dal grafico sottostante, rispetto al 1981 la produttività nel 2024 risulta del 27% più alta mentre il salario reale è praticamente allo stesso livello di allora. Il potere di acquisto dei lavoratori e delle lavoratrici, come il grafico mostra chiaramente, a partire dai primi anni ’90 non ha fatto atro che arretrare ritornando gradualmente fino ai suoi livelli degli inizi degli anni ’80. Ma il grafico segnala anche altre evidenze: la prima è che negli anni ’80, sia la produttività che i salari sono cresciuti, ma la prima a un ritmo chiaramente superiore. La seconda è che mentre la produttività continua a crescere fino al 2000 (+16.5% rispetto al 1991), i salari reali già segnano la prima caduta nel 1992 (-3.2%). La terza è che nel periodo tra la Grande Recessione e la crisi COVID (2010-2019), se è vero che la produttività si riduce del 2.16%, i salari reali cadono di più del doppio (-5.2%) e nel 2024 non sono ancora riusciti a recuperare i livelli pre-covid.

Quindi, se anche fosse vero – come sostengono gli autori – che una crescita della produttività renderebbe le imprese più inclini a garantire aumenti salariali, non si capirebbe come mai non abbiano quanto meno garantito una crescita dei salari sufficiente a tenere il passo della produttività.

La frase di Cottarelli, tuttavia, ha il merito di svelare l’arcano della distribuzione del reddito. Se le imprese “oppongono resistenza alle richieste di aumenti” vuol dire che tali aumenti non possono che derivare da richieste ancora più decise e da un livello del conflitto distributivo sostenuto e rafforzato dalle condizioni politiche, normative e istituzionali che lo rendano efficace, capace, cioè, di andare a prendere gli aumenti dai salari dalla sola cassa deputata a finanziarli, vale a dire i profitti dei capitalisti.

E, allora, se così è, vi è poco da complimentarsi, come pure fanno gli autori, con i sindacati meritevoli, a loro dire, di aver capito che senza crescita della produttività non vi può essere crescita dei salari a meno di non voler accettare aumenti della disoccupazione dovuti alla perdita della competitività delle merci e quindi a un calo delle esportazioni. Tale perdita di competitività, infatti, deriverebbe da un aumento dei prezzi praticato dalle imprese in risposta all’aumento dei salari e dunque, ancora una volta, alla volontà di tutelare i propri profitti e di continuare a puntare sui mercati esteri in presenza di un mercato interno fiaccato da austerità e bassi consumi, udite udite, colpa proprio dei bassi salari.

Ritorna allora, inesorabile, la cogenza: non vi è altro modo per alzare i salari, se non alzare i salari.

-- Di ConiareRivolta.org 11.02.2026 Fonte: https://coniarerivolta.org/2026/02/11/la-causa-dei-salari-da-fame-e-la-cortina-di-fumo-della-produttivita/ Titolo originale: La causa dei salari da fame e la cortina di fumo della produttività

Commenti (23)

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    1. omega 14 febbraio 2026

      I coniatori di rivolta come al solito toppano.
      Stavolta non c'entra niente la ripartizione profitti-salari e il relativo rapporto.
      La bassa produttività del sistema economico italiano è una certezza e non una scusa ed è dovuta a diverse cause, la principale delle quali è l'inefficienza del sistema stesso, derivante in gran parte dal cattivo funzionamento dello Stato, dall'effetto-spiazzamento dell'enorme debito pubblico e dalla forte pressione fiscale.
      Il massiccio ricorso al lavoro nero e dequalificato, l'immigrazione incontrollata di forza-lavoro, la cattiva gestione delle risorse umane, la criminalità, la corruzione,il clienteismo demeritocratico e demotivante, l'assenteismo, il parassitismo, l'evasione e l'elusione fiscale con conseguente concorrenza sleale contribuiscono ulteriormente a zavorrare il sistema, rendendolo poco attrattivo per gli investimenti e penalizzante per gli imprenditori e lavoratori italiani, che tendono sempre di più a cercare altri lidi.

    2. omega 14 febbraio 2026

      Anche il consumismo sfrenato e non arginato a livello culturale contribuisce a far percepire come di fame salari altrimenti dignitosi,
      come anche una inflazione dovuta di recente soprattutto a posizionamenti politico- militari discutibili.

    3. uomospeciale 14 febbraio 2026

      il fatto è che oggi molti si sentono poveri pur avendo livelli di vita, comfort e possibilità di scelta, che avrebbero fatto sentire ricchi i nostri nonni.
      Niente è abbastanza, vogliamo sempre di più..
      Ho visto spesso la gente imprecare la mattina alle 7, contro la "vita di m€rD@" mentre stavano in coda in tangenziale dentro auto da 50.000 euro, chi glielo fa fare?
      Meglio avere una vecchia panda o stare proprio senza macchina, ma dormire fino a mezzogiorno.

    4. maghi 15 febbraio 2026

      due miei amici lo facevano. Terminati scusa covid, Entrambi morti entro 2 mesi dalle vaccinazioni.

    5. uomospeciale 15 febbraio 2026

      Covid o meno, è sempre stata una mentalità tipica di certi imprenditori del nord-est, lavorare fino alla morte o quasi.
      Troppo arrivismo, consumismo e avidità:
      ( Non solo la loro avidità, ma pure quella dei figli, moglie, e amanti ) e a che pro?
      Ci si rovina la vita per niente, e poi si muore.
      Ma ultimamente vedo che le cose stanno cambiando parecchio.
      Ormai sempre più gente mette al primo posto la qualità della vita e il tempo libero, giustamente.
      Vorrà dire che lo stato, si farà pagare le tasse dalle risorse d'importazione.

    6. maghi 15 febbraio 2026

      stai fresco: il mio muratore con manovale marocchino a nero ad Aprile va in pensione e gli ha chiesto di iscriversi alla camera di commercio e aprire la partita IVA per continuare a lavorare per i suoi molti clienti a ruoli scambiati. Risposta: picche. Vorrà dire che da uno a nero da Aprile lavoreranno entrambi a nero. Sono curioso di sapere come andrà a finire.
      E poi diciamocelo: questi sono risorse solo per il grande capitale e le organizzazioni criminali. Poi fanno il ramadan e vanno a pregare. Somigliano a certi beghini cattolici, che vanno in chiesa solo per fare i loro sporchi affari.

    1. gelsomino 14 febbraio 2026

      Secondo me noi, voi o molte persone in generale non considerano la prossima irruzione in massa nel mercato del lavoro dei robot animati dalla celebbberrima con 3 b intelligenza artificiale. E quando sarà così, se la politica non prenderà in mano la situazione elargendo generosi redditi di cittadinanza, sarà il caos assoluto!

    2. ailavioni 14 febbraio 2026

      Beh, se i robot potranno in teoria produrre all' infinito grandi quantità di beni, questi resteranno invenduti se mancheranno i conquibus agli ex lavoratori.
      Redditi di cittadinanza si potranno forse dare, visto che il denaro lo inventa con un clic sul computer chi puote, ma fino a che punto ?

    3. uomospeciale 14 febbraio 2026

      In effetti questo è il vero e proprio elefante nella stanza che vedono tutti, ma di cui nessuno vuole parlare da nessuna parte.
      Come appassionato di tecnologia e informatica, vedo chiaramente dove si sta andando a finire, e sono convinto che chi nasce oggi in occidente probabilmente non farà mai neppure un ( uno) solo giorno di lavoro in tutta la sua vita*.

      *Calcolando che quasi tutti ormai entrano nel mondo del lavoro solo dopo i 20/25 anni..

      Alla fine una qualche forma di assistenzialismo di stato generalizzata, dovranno farla per forza, visto che alla lunga non lavorerà più quasi nessuno.

    1. Martin 14 febbraio 2026

      Da Mario Monti in poi, PD ovviamente incluso, si è scelto definitivamente il modello di sviluppo basato sull'export di beni e servizi e sul previo taglio dei costi di produzione, al fine di rendere il prezzo delle merci e dei servizi più competitivo sui mercati internazionali.

      Il primo taglio è quello del costo del lavoro, peraltro agevolato dall'ingresso di milioni di migranti (manodopera non qualificata), che di per sè spinge al ribasso del costo del lavoro.
      Il mercato interno italiano, per quanto rilevante per dimensioni, resta debole perchè gli stipendi sono bassi e la gente molto semplicemente non spende abbastanza. Ma siccome i profitti dall'export sono molto alti, si continua così.

      Va poi aggiunto l'altro elefantone nella stanza, ossia il Patto di Stabilità UE che ha sottoposto Francia, Belgio, Italia, Spagna, Portogallo e Grecia - guarda che caso, tutti Paesi latini e/o mediterranei - ad una rigida disciplina di bilancio. Per i pochi che hanno una qualche idea dei numeri, la recente manovra annuale del Governo di Giorgia è stata per circa 23 miliardi, pari alla miseria del 1,2% del Pil, e perfino inferiore al contributo annuale netto del nostro Paese all' UE.
      Siamo infatti il terzo contribuente netto dell' UE, finanziamo da soli circa il 10% delle spese UE - quelle "spese UE" che i nostri media trattano come se non fossero per ben il 10% soldi nostri, ossia dei contribuenti italiani.

      Si vuole più Stato sociale,a partire dalla Sanità? O una politica molto più attivamente pro famiglia? O un modello di sviluppo che colpisca meno il mercato interno?
      Si può volere tutto quello che si vuole, ma il punto di partenza non può che essere l'abbattimento del Patto di Stabiità UE ed il ridimensionamento dei giganteschi poteri attribuiti alla Commissione UE.

      Bisogna rimettere in questione le centinaia di miliardi di sussidi gratuiti ai Paesi dell' Est (ogni anno dal 2004), di sussidi e sovvenzioni alla green energy (da un decennio), per l' armamento dell' Ucraina e per il riarmo generalizzato (da quasi un quinquennio), ossia rimettere in questione tutte le maggiori scelte interventiste volute e operate dalla Commissione UE.
      Scelte che - non mi stancherò mai di ripeterlo - ci hanno portato a perdere, in soli 20 anni coincidenti con l' Euro, un terzo della crescita, del Pil, degli stipendi e del potere d'acquisto rispetto agli USA.

      Un fallimento esponenziale!!! Ma basta non parlarne, tanto la gente non capisce!!! Come del conto di quanto ci è realmente costata la distruzione della Libia.

      E' inutile continuare a negarlo, il sistema europeo "immigration & welfare" (sussidi a pioggia per i migranti) è fallito miseramente, con GB, Francia, Belgio, Olanda e Svezia in prima fila.

      Molto difficilmente la Francia uscirà dalla crisi senza fare a pezzi il Patto di Stabilità. Potrebbe essere una ottima occasione per farlo saltare una volta per tutte, ma come sempre, per esempio, Italia e Spagna stanno su fronti opposti....il fronte nordico è molto più compatto e disciplinato, per non parlare di quello dei Paesi dell' Est appena gli tocchi i sussidi.....

    1. maghi 14 febbraio 2026

      il motivo per cui il popolo italiano si sta impoverendo è che lo sviluppo economico infinito in un mondo finito non è possibile e la stampa continua di soldi o l'emissione farlocca di strumenti finanziari possono solo esacerbare il problema. Bisognerebbe abbandonare il sistema capital consumistico e tornare a una economia di sussistenza, ma ovviamente nessuno la vuole a partire dal miliardario per finire all'extracomunitario passando per i colletti bianchi e blu. Si sta assistendo all'impoverimento programmato delle masse per permettere ai pochi supermiliardari di continuare a prosperare a causa delle rarefazione delle risorse e l'unico modo per fermare questo processo e anche tutte le guerre e i genocidi sarebbe che il popolo incrociasse le braccia e dicesse no a questa società di sprechi inutili. Da me ormai siamo alle cattedrali nel deserto, ossia magazzini con 20 porte per camion costruiti in due anni e sono lì a marcire da un anno, che nessuno compra o affitta, perchè siamo in agonia economica, idem per i palazzi e le villette a schiera, comprate dai pochi giovani che si fanno una famiglia coi risparmi di una vita dei genitori generosamente alienati nella speranza di vedere qualche nipote. Si capisce perciò il perchè nessuno voglia la fine di questo capitalismo, che è ovviamente condannato per ovvi motivi fisici, ma in cui tutti si comportano come quel mio amico pizzaiolo, che per svolgere il suo lavoro non era obbligato a vaccinarsi, ma lo ha fatto per andare a divertirsi, nonostante lo avessi avvertito e fosse rimasto immune dal contagio covid grazie ai miei consigli e poi gli è venuta una malattia rara che gli ha fatto cadere tutti i denti e la glicemia gli è schizzata alle stelle. Mal voluto non è mai troppo. E quello che succede al singolo succede alla società, basta sostituire i sogni edonistici alla realtà come viene fatto dal pifferaio capitalista nei confronti del popolino. Basta mettere la carota davanti all'asino dopo avergli messo i paraocchi. Prima le masse vanno obnubilate o rimbambite, cioè fatte tornare al livello mentale di bambini,, in modo da far loro perdere il lume della ragione, poi allettate con giochi, divertimenti e passatempi superflui e il gioco è fatto.

    2. nicolcass 14 febbraio 2026

      gli stipendi sono bassi perchè lor signori hanno stravolto il mercato alzando l'offerta immettendo milioni di extracom e delocalizzando le aziende, alla fine un pessimo affare perchè castri la spesa interna che per gli economisti sono i 3/4 del Pil di ogni nazione...ma grazie a 30 anni di asterity idiota siamo a sto punto...tutta colpa di una certa sinistra ztl..e la destra fa altrettanto schifo...la meloni come draghi.
      bisogna ricreare l'IRI fascista...ma poi chi le sente le sardine della Rai?

    3. maghi 15 febbraio 2026

      Guarda che l'IRI c'è ancora. Con che soldi credi che abbiano costruito quel magazzino immenso con 20 porte inutilizzato ora e domani? E di questi scheletri giganteschi incompiuti e abbandonati sono piene le aree industriali e artigianali, ma continuano a cementificare senza sosta per far girare i soldi stampati grazie al welfare sostenuto dagli idrocarburi, finchè basteranno, ovviamente.Le piste da sci di tutto l'appennino vanno avanti con mln di euro di sovvenzioni a fondo perduto, perchè con 40-50 giorni di funzionamento all'anno non vanno certo avanti da sole. Se poi scendiamo sotto l'appennino nord toscano la situazione è ancora peggiore. Stesso discorso per la fiorente, una volta, industria del vivaismo pistoiese, che è sempre andato avanti con mln di sovvenzioni. L'unica differenza tra l'IRI fassista e l'IRI capitalista è che i soldi e l'energia da idrocarburi è che là veniva sprecata in imprese pubbliche, dove era meglio dare gli stipendi tenendo a casa gli operai e qui viene sprecata dandola a imprese private dove sarebbe meglio dare gli stipendi ai lavoratori, tenendo anche loro a casa. Ma così gira di più l'economia capitalista e sono tutti più ricchi e felici. E rimbambiti. Il risveglio non arriverà mai per la stragrande maggioranza, come evidenziato dai 2 like, che hai avuto, ma quando finirà la festa, l'Europa e il mondo si troveranno in una situazione tale di degrado, che non so se il genere umano potrà continuare a viverci. Non so se la soluzione desiderata dalle elitè sia il depopolamento, che per ora è iniziato dalla razza bianca probabilmente perchè individuata come la più sprecona, ma penso che poi nei decenni a venire toccherà anche alle altre. A noi vecchi settantenni tocca vedere il mondo che abbiamo lavorato una vita per cercare di migliorare o almeno preservare, andare letteralmente a rotoli. A coloro che si sono opposti in modo drastico è toccata la fine della famiglia del bosco e molti sono stati terminati colle famose vaccinazioni salvifiche. Io e mia moglie ci siamo salvati, anche perchè non abbiamo rotto gli zibidei eccessivamente, ma sono sicuro che appena possono termineranno anche noi.

    1. natascia 14 febbraio 2026

      Se le persone non votano più i motivi sono ben chiari.

    1. lysmata 13 febbraio 2026

      Nel gráfico dell'articolo sarebbe necesario aggiungere l'andamento della variable "Pressione Fiscale" e, a voler lavorare su dati complessi, si potrebbero scorporare la Pressione Fiscale sull'azienda e la Pressione Fiscale sul lavoratore.

      Parlo a spanne, ma sono certo che questa variable PF avrebbe un andamento di iperbole e pure piuttosto verticale negli ultimi dieci anni.

      Partiamo da un dato certo. Anzi, due.

      Chi fa impresa, sia un muratore che si mette in proprio, sia un pasticciere che tira su la serranda, sia un mega capitalista, fa impresa con un único scopo. Guadagnare denaro. E se tanto, pure meglio.
      Chi, in quell'impresa, va a lavorarci da dipendente, ci va con un solo scopo. Guadagnare denaro. E se tanto, pure meglio.

      Il denaro serve a tutti, idealisti e materialisti, a romantici hippies che vogliono comprarsi un furgone e camperizzarlo per girare il mondo, e borghesi col Rolex che vogliono farsi la barca nuova. Fino a qui tutti d'accordo, vero?Rossi e Neri, o Rossi e Blu o autodefinitevi un pó come cacchio vi pare.

      Adesso, in questo sistema nel quale i due partecipanti aspirano esattamente allo stesso obiettivo, e che tutto sommato, potrebbero trovare un accordo fácilmente( senti ciccio, io se tu lavori meglio ti pago di piú VS senti ciccio, se tu mi paghi di piú io lavoro meglio), arrivando rapidamente all'azienda perfetta (qui si lavora per un obiettivo comune) si interpone un'entità che draga infinite risorse, dall'uno e dall'altro.

      Evidentemente, quell'entitá é lo Stato che, con la sua fiscalizzazione, raschia denaro da entrambi i partecipanti al gioco.

      Il muratore/pasticciere/capitalista si ritrovano a dover sottrarre all'economia della loro azienda progressivamente sempre piú denaro per tutta una serie di balzelli che via via si vanno aggiungendo.

      Il lavoratore dipendente... stessa cosa. A uno stipendio di 2500 euro al mese lo Stato ne sottrae, tra una fesseria e l'altra, 1200.

      E credo che fino a qui siamo tutti d'accordo.

      Adesso, quel che credo sia la vera chiave di lettura é l'impotenza che consegue a questo drenaggio di denaro da parte del Leviatano.

      Il muratore/pasticciere/capitalista si ritroverá progressivamente a guadagnare meno, malgrado tutti gli sforzi necessari a tirar su la serranda ogni giorno.
      Il dipendente si ritroverá progressivamente a guadagnare meno, malgrado tutto il lavoro che svolgerá diligentemente.

      Oltretutto é necessario evidenziare che, a seguito di un aumento in busta paga di 100 euro, il datore di lavoro deve pagarne altrettante allo Stato!!!
      Un modello economico del genere evidentemente non si puó sorreggere a lungo, perché arriva un punto di disequlibrio a partir del quale il lavoratore, pur con tutta la professionalitá di cui é capace, pur con tutte le ore e pur con tutta la buona volontá, non riesce a ripagarsi il suo stesso stipendio.

      Usando un esempio facile per tentare di farmi capire, se il pasticciere assume un lavoratore e, questi per pagarsi lo stipendio giornaliero deve produrre 500 croissants ma impiega 1 ora per produrne 30, in 8 ore (🤣) di lavoro ne produrrá 240. capite bene che un modello impresariale di questo tipo é votato al fallimento.

      Ciccio, se mi produci piú croissants ti aumento lo stipendio, ma sappi che per 100 euro che io ti pagheró a te ne arriveranno solo 50 VS ciccio, anche se mi paghi di piú io non riusciró a produrre comunque piú croissants, perché non sono mica una cacchio di macchina, peró aumentamelo lo stesso perché con quel che mi paghi non ci pago nemmeno l'affitto.

      Adesso bene, che succede? Cosí, a spararla mettendo il naso all'insú e solo annusando l'aria, quel che otteniamo é l'immensa ondata di silent quitting che caratterizza qualsiasi azienda, pime o grande che essa sia, quel che otteniamo é uno dei tassi di assenteismo per malattia piú alti di sempre, quel che otteniamo é una marea di lavoratori che lavorano poco e male (dai, tutti ci siamo stanchidel corriere che non consegna il pacchetto di amazon, stanchi della donna delle pulizie che lava a terra mentre guarda il cellulare, stanchi del professore che ai nostri figli da lavori stile copia e incolla e potrei continuare all'infinito).

      E allora arriva il domandone finale.

      Quante beeeep di persone devono mangiare dal lavoro di questi due fessacchiotti, pasticciere e dipendente della pasticceria?

      Poi boh, se vi viene piú facile addurre spiegazioni piú complesse avanti, ma per quanto mi riguarda so che non voglio (né posso) piú permettermi di avere impiegati. Un lavoratore che entri a lavorare CON me (e non per me, sia chiaro, perché io sono uno di quegli autonomi che fa 12 ore al giorno, e come me ce ne sono tanti), non arriverá mai a generare per se stesso uno stipendio cosí come lui vorrebbe e si meriterebbe solo per il semplice fatto di venire ogni mattina a lavorare.
      In questo sistema, gli unici in grado di assumere e prosperare sono, casualmente, le grandi e grandissime aziende che, dei tuoi diritti se ne sbattono.

      E allora Manuel, che lavorava dal pasticciere all'angolo, si é licenziato perché prendeva poco di stipendio. Ora lavora per Amazon, consegna pacchetti anche la domenica. Adesso prende lo stesso stipendio da fame, ma lavora di piú.
      Un affarone.

      Edit per il censore revisore dei messaggi. Ho ripassato il testo eliminando le parolacce, direi che ora non ce n'é nemmeno una. E comunque le parolacce vanno accettate giá per quel che sono, parte integrante della lingua Italiana. Accentuano le frasi e ne arricchiscono il contenuto dando enfasi quando necessaria. Continuo a ritenere che sarebbe d'uopo dare un pó una svecchiata al sistema censorio.

    2. TM 31-210 13 febbraio 2026

      «Saltate cagnolini, saltate! Se salterete abbastanza faremo cadere dal tavolo qualche briciola per voi! E forse al cagnetto che salterà abbastanza in alto, azzannando sociopaticamente i sui simili, permetteremo fra 20 o 30 anni di salire il primo gradino della scala verso il nostro Olimpo capitalista!»

      Ma che bella diarrea verbale! Mettere sullo stesso piano il pasticciere che lavora con le sue mani per vivere dignitosamente senza sfruttare nessuno, e il megacapitalista che per vivere come un semiDio sfrutta il lavoro di milioni! Wow!

      Per arrivare alla conclusione, al termine della schizzata marrone, che se i salari sono bassi non è colpa di pochi oligarchi capitalisti depravati e dei loro politicanti prezzolati (alias kapò massomafiosi), che fagocitano le piccole/medie imprese e rovinano la società in generale… no! È colpa della lurida plebaglia assenteista e pelandrona! Ahahah!

      Cosa rispondere?
      Che la Storia si è rimessa in moto.
      Ed è arrivata a un punto di svolta che non si vedeva da 300 anni.
      Tra non molto gli oligarchi capitalisti d’oltreoceano e d’oltremanica finiranno col deretano per terra.
      In Italia si avrà un nuovo 1919-1920.
      E Lorsignori non potranno più finanziare un nuovo 1922 per reprimerlo.

      Passo e chiudo.

    3. lysmata 13 febbraio 2026

      Rispettabilissima opinione la tua. Credo che della mia verborrea tu abbia capito ben poco, ma non importa.

      (Edit. Mi hai pure messo un messo un pollice verso. Atteggiamento da vero revolucionario, poffarbacco! ).

    4. lysmata 14 febbraio 2026

      Tú non ti preoccupare, appena ho tempo per te faccio un disegnino, magari cosí pure tu capisci qualcosa. Magari.

    5. ailavioni 14 febbraio 2026

      Esagerato !

    6. uomospeciale 14 febbraio 2026

      Tutto questo per dire che gli stipendi sono da fame perché lo stato magna troppo, ci sono troppe tasse, e i lavoratori lavorano troppo poco, e male?
      Credo che chiunque ha una partita IVA lo sappia benissimo.
      Fare impresa in Italia tra concorrenza sleale, criminalità, pressione fiscale, burocrazia da terzo mondo e un generale clima di astio e rancore verso la figura dell'imprenditore visto quasi come un nemico dei lavoratori e del popolo, è un incubo che non auguro a nessuno.
      Molto meglio le azioni:
      Ti becchi il tuo sporco dividendo, le tue plusvalenze e pace.

    7. lysmata 14 febbraio 2026

      Eh, si. Ma non credere che sia una cosa universalmente riconosciuta, eh? Anzi, a vedere alcune risposte qui direi che c'é gente che nemmeno se lo immagina.

    8. uomospeciale 14 febbraio 2026

      Chi non è mai stato un imprenditore, chi non ha mai avuto dei dipendenti, non può sapere di che cosa parli.
      Mi sono sbattuto per decenni con problemi a non finire sia nel settore immobiliare che nella ristorazione finché ho saltato il fosso, ho liquidato tutto e tutti, e sono passato alla finanza.
      È stata una vera liberazione.
      Non ti rompe più le scatole nessuno, nessuno ti punta il dito contro, non devi più pagare decine di stipendi e trattenute, non devi continuamente formare e istruire personale ecc ecc
      Fine di tutti i problemi fiscali e burocratici con dipendenti, fornitori, uffici, ecc ecc .
      Finito...Tutto finito..... La vita diventa incredibilmente più semplice e facile quando smetti di voler sempre tirare la carretta.
      Fallo anche tu.

    1. nicolcass 13 febbraio 2026

      stipendi da fame= proletarizzazione della società...lotta di classe al contrario è lor signori prosperano.. una storia vecchia come il mondo.

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