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LA CARICA DEL RINOCERONTE

DI COSTANZO PREVE

Non ho mai lavorato come “cacciatore bianco” in Africa, ma ho visto abbastanza film e letto abbastanza libri per sapere che quando un rinoceronte carica la sua carica non può essere arrestata in alcun modo, per cui o ci si toglie dalla sua traiettoria o ti travolge inesorabilmente. Il popolo italiano (ripeto, il popolo italiano nel suo insieme, non solo le sue classi più svantaggiate o la sola classe operaia) è di fronte a una vera e propria carica di un rinoceronte, il commissariamento europeo per conto degli interessi strategici della riproduzione complessiva del capitalismo finanziario globalizzato. O riesce a togliersi collettivamente e comunitariamente dalla sua traiettoria o ne verrà inevitabilmente travolto.
C’è consapevolezza di questo, al di là di piccoli gruppi politici e intellettuali non solo non rappresentati in parlamento, ma non rappresentati neppure nelle nicchie elettorali e giornalistiche della cosiddetta “sinistra extraparlamentare”? Ma neppure per sogno! Se potessi, non vorrei affatto occuparmi di queste cose, ma dedicare gli anni di vita che mi rimangono a occuparmi di filosofia, e solo di filosofia. Purtroppo, ho preso da giovane il “viziaccio” dell’intervento politico, e allora farò alcune osservazioni politiche di “congiuntura”.

1. I sorrisini di Merkel e di Sarkozy e il coro di risate del giornalismo internazionale sull’Italia di Berlusconi (giornalisti niente affatto “comunisti”, come direbbe Berlusconi, ma embedded dalle oligarchie capitalistiche finanziarie globalizzate) hanno sancito plasticamente il totale commissariamento economico dell’Italia. Le opposizioni PD e terzo polo se ne compiacciono, perché il loro orizzonte strategico è inesistente, e quello tattico è limitato allo “scarico” di Berlusconi.

Con il termine “sviluppo” è passato che l’idea dello sviluppo abbia come presupposti l’aumento dell’età pensionabile (per ora 65 anni, ma in realtà ben presto 67 e addirittura 70), la liberalizzazione delle professioni, la privatizzazione di tutto ciò che è privatizzabile (per ora solo l’acqua, ma arriverà anche l’aria, eccetera). Gli eventuali colpi di coda di Bossi o del “cerchio magico” non sono che folklore padano, il tentativo di fermare la carica del rinoceronte sventolando fazzoletti e bandierine. E’ bene allora cercare di ragionare sul “medio periodo”, e fare alcuni ipotesi.

2. Prima ipotesi. Si conferma l’ipotesi per la quale Berlusconi non sarà rovesciato da magistrati, dipietristi urlanti e sostenitori di leggi speciali, poeti pugliesi sognanti, scandali sessuali, conflitti di interesse, eccetera, e cioè dalle stupidaggini che ci hanno imbonito per un ventennio, ma per il fatto che la macelleria sociale è incompatibile con il metodo delle maggioranze elettorali, e deve avvenire per ricatto, ultimatum e commissariamento. Berlusconi sarà laido finché si vuole (e infatti lo è), ma in definitiva per governare deve essere eletto. Ora, nessuno può essere eletto e nello stesso tempo distruggere la propria base elettorale, sia quella economica che quella ideologico-simbolica. La compatibilità della riproduzione non tanto del capitale in generale, ma di questo specifico capitale finanziario globalizzato neoliberale non possono passare attraverso l’assenso elettorale volontario, ma solo attraverso ultimatum stranieri (lettera Draghi-Trichet, eccetera).

Naturalmente, il circo anti-berlusconiano non può permettere che una simile presa di coscienza superi i limiti ristrettissimi di alcuni osservatori politicamente e militarmente impotenti. L’attenzione delle plebi babbionizzate e manipolate deve essere portata sulle puttane e puttanelle, sulle ruberie della casta, sui faccendieri più luridi e pittoreschi, eccetera. E ciò che è più triste è che queste strategie di diversione sembrano riuscire, e anzi do per scontato che nel breve e forse anche nel medio periodo riescano molto bene.

3. Seconda ipotesi. Non posso sapere se il prossimo governo risulterà da un colpo di stato “tecnico” o da vere e proprie elezioni, e neppure se sarà possibile o meno un’alleanza di coalizione fra Bersani e Casini; a occhio e croce credo di sì, ma non si sa mai. In realtà non m’importa molto, e non certo perché “non sono un bravo cittadino”, pensoso delle “sorti della Repubblica” (intesa come stato e/o come giornale), ma perché in ogni caso la carica del rinoceronte non può essere arrestata da chi non si toglie dalla sua traiettoria, che si chiami Fini, Rutelli, Casini, Bersani, Veltroni, Di Pietro, Vendola, Camusso, Landini, Ferrero o Diliberto.

Occuparsi di politica parlamentare o governativa ha infatti soltanto senso nella misura in cui questa politica è almeno in parte sovrana, non se la sovranità è limitata a fenomeni di costume, tipo il matrimonio gay. E questo del tutto indipendentemente da cosa ne pensiamo in termini culturali complessivi.

4. Tutti coloro che propongono di votare l’attuale opposizione (non faccio qui distinzioni fra i “grossi”, Bersani, Di Pietro e Vendola, e i “piccoli” ansiosi di essere presi a bordo, Dilberto, Ferrero e Vinci) hanno dalla loro un solo argomento razionale, che Vinci ha avuto il merito di esplicitare in un intervento sul “Manifesto” di polemica con lo stesso Ferrero. In breve, si afferma che il nuovo governo non potrebbe in alcun modo continuare sulla linea di massacro e macelleria sociale , e bisogna consapevolmente “scommettere” (in senso pascaliano, e cioè di scommessa razionale) sul fatto che non proseguirebbe la macelleria sociale.

Ci si può chiedere: in base a cosa si può pensare che non lo farebbe? Si può rispondere in molti modi. Primo, non lo farebbe perché avrebbe la “autorevolezza” di contrattare con i poteri internazionali (BCE, FMI, governi tedesco, francese, eccetera) condizioni migliori, laddove lo sputtanato Berlusconi (che definì telefonicamente la Merkel una “culona intrombabile”) non potrebbe farlo. Secondo, perché sarebbero i suoi stessi elettori e i loro movimenti organizzati, in primo luogo i sindacati, a impedirglielo, anche se per caso i “politici” lo volessero. Oppure per una combinazione dei due elementi e dei due fattori.

Bisogna prendere molto sul serio questa argomentazione, soprattutto se non ci si crede, come è il mio caso. Se essa infatti fosse corretta e metodologicamente non lo si può escludere, allora i vari astensionisti e non-votanti avrebbero torto, e i vari Diliberto, Ferrero, Giacché, Vinci, eccetera, avrebbero ragione. Anzi, avrebbe addirittura più ragione Vinci di Ferrero, che afferma che si può addirittura entrare in un governo di coalizione di centro-sinistra, per poter “contare” ancora di più. Che cosa rispondere?

5. Se la politica economica europea non fosse eterodiretta dalla più complessiva riproduzione del capitalismo finanziario globale (vedere in proposito l’eccellente e recente Enigma del Capitale di David Harvey) allora Diliberto, Ferrero, Giacché e Vinci avrebbero ragione, o almeno in parte ragione. In caso contrario hanno torto, e proseguono nella linea politica suicida del portare acqua al mulino del re di Prussia. Un governo di sinistra, o di centro-sinistra sarebbe altrettanto commissionato di quello di Berlusconi, e sarebbe unicamente un commissionamento senza escort e conflitti di interesse, cose prive di interesse per i pensionati e i giovani senza lavoro che sono stati e che sono state artificialmente gonfiate a forza dalla strategia babbionizzante di “Repubblica” e del “Manifesto”.

6. Che fare? Non lo so. Non sono mica Marx o Lenin!!! A me basta e avanza essere preso sul serio e letto come filosofo, non certo come politico dilettante da bar dei pensionati. Ma in prima battuta credo che non ne usciremo senza porre almeno il problema dell’uscita dall’euro, del ristabilimento di una moneta nazionale, di una uscita dall’organizzazione criminale NATO, di un riorientamento geopolitico strategico, e della rinegoziazione radicale del debito.

Si dirà: ma sei matto! Ma non sai che non ci sono le condizioni, non solo a breve termine, ma anche a medio termine? Ora, si fa poco onore alla mia scarsa intelligenza politica se mi si considera talmente cretino e talmente “sulle nuvole” (come si sa, i filosofi abitano sulle nuvole, come i piccioni) da non saperlo. Ma appunto perché lo so, rivendico il vecchio diritto di ogni pensatore, quello di porre problemi strategici e non solo soluzioni tattiche.

Non faccio parte per mia fortuna del jet-set degli intellettuali di sinistra con accesso ai media politicamente corretti. Ma per ragioni biografiche conosco bene il greco moderno, e posso fare citazioni di prima mano da riviste di cui sono anche membro della redazione, come il settimanale greco “Sinistra”, Aristerà. Cito il più grande filosofo greco vivente, Eutichis Bitzakis (15 ottobre 2011): “Bisogna creare un fronte popolare di salvezza nazionale; un movimento anticapitalista che leghi insieme il patriottismo e l’internazionalismo. Nel corso di questa alleanza potremo sciogliere i problemi delle finalità strategiche attraverso la creazione di alleanze più larghe e di azione comune”. Ed afferma l’economista Flora Papadede: “Il rifiuto del pagamento del debito e l’uscita dall’euro con la ricostituzione di una moneta nazionale non è per nulla una richiesta di sinistra che deriva da qualche considerazione ideologica. E’ l’elemento fondamentale perché possa sopravvivere il Paese e il suo popolo”. E ancora aggiunge la Papadede: “Non basta oggi riaffermare davanti al popolo che le cose vanno male e che diventeranno ancora peggiori. Il popolo lo vede ogni giorno al lavoro, a scuola, a casa, negli ospedali. Bisogna che veda come ci sono prospettive fondate e organizzate, in modo da riprendere coraggio e convincersi che un’altra strada è possibile”.

Ho citato Bitzakis e la Papadede perché sono pubblicati da un periodico della cui redazione faccio parte. Ma qui mi interessa riaffermare che in Italia siamo ancora lontani dalla chiarezza, contestabile fin che si vuole, di queste affermazioni. Cerchiamo di enuclearne il centro motore.

7. Contestare Bersani, Di Pietro e Vendola, e persino contestare Diliberto, Ferrero e Vinci è del tutto inutile, e anzi addirittura controproducente, se non si mostra almeno una prospettiva di salvezza nazionale di questo paese. Spagna e Italia non sono certo nelle condizioni della Grecia, ma non facciamoci illusioni. E’ solo questione di tempo, prima che la carica del rinoceronte non arrivi anche da noi: l’adattamento al modello anglosassone di capitalismo globalizzato neoliberale, appoggiato dall’insieme delle classi dirigenti europee senza alcuna differenza fra centro, destra e sinistra, è incompatibile con il salvataggio di un secolo di conquiste del movimento operaio organizzato e dello stesso modello europeo (di origine tedesca) di capitalismo sociale.

Ciò che dice per la Grecia Flora Papadede non sembra ancora attuale in Italia. Ma lo sarà fra un breve lasso di tempo. O si pensa forse che il PD è più “a sinistra” del PASOK greco, oppure è più influenzabile “a sinistra” da Vendola e Landini? Ma per favore!!

8. E arriviamo finalmente al dunque. Quello che voglio dire è che le proteste di tipo strettamente “classista”, non importa se con o senza black bloc, con muggiti di tori o con belati pecoreschi, eccetera, non sono, e non possono essere, all’altezza della sfida che le oligarchie ci hanno rivolto. Da simili sfide si esce in modo nazionale , vedi l’Argentina, o non si esce. I gruppetti estremisti di estrema sinistra o di estrema destra, non c’è differenza, hanno perduto da decenni qualunque dimensione nazionale; e l’idea di poter essere affidabili presso il popolo normale con le loro urla rauche di contestatori “classisti” è del tutto fuori di ogni credibilità. Il popolo normale non li voterà neppure, fino a che “spererà” che Bersani lo possa tirare fuori dal fango in cui siamo caduti. Che non è il fango delle irrilevanti puttane di Berlusconi, ma è il fango della mancanza di ogni sovranità politica, economica e militare.

E voglio qui chiarire un malinteso. Io appoggio interamente gli argomenti politici del recente convegno di Chianciano (Mazzei, Pasquinelli, più vari estremisti di gruppetti ultra-comunisti e intellettuali indipendenti). La mia obiezione non deve essere intesa come indiretto appoggio ai “compatibilisti” tipo Diliberto, Giacché, Ferrero e Vinci. Anzi, proprio perché appoggio il loro porre problemi strutturali e strategici, non sopporto il solito modo settario e veteroclassista con cui li pongono. Un buon modo per seguire l’esempio del notabile sardo un po’ coglione Mariotto Segni, che prima vince alla lotteria e poi perde il biglietto vincente. Credere di poter sollevare problemi del genere, di portata storica ed epocale, con sostenitori della dittatura del proletariato (CARC) e della rivoluzione trotzkista (Ferrando) significa esattamente questo.

Verrò ascoltato? Ma certamente no! Ma sicuramente no! Conosco infatti molto bene i miei polli, provenienti dalla diaspora del vecchio estremismo di sinistra sedimentato dal riflusso del ventennio 1990-2010. Costoro non capiscono neppure che cosa voglia dire una “questione nazionale”, ed è come parlare in turco a un black bloc di Benevento che studia a Chieti e devasta Roma. Oppure alla signora Rossanda, che sul “Manifesto” del 23 ottobre 2011 non trova una sola parola di pietà per il “dittatore” Gheddafi e se la prende invece con i dittatori “antimperialisti” (persino Fidel Castro è sporcato dalla anziana signora), che non avrebbero nulla a che fare con il suo “socialismo” da salotto parigino: en passant, se la prende addirittura “da sinistra” con la sua creatura “Il Manifesto” affermando di rifiutare il “socialismo di mercato”. Sono stati questi i maitres a penser della sinistra più stupida d’Europa, priva di qualsiasi dimensione patriottica e nazionale, quella che si è spinta a consigliare la formazione di “brigate internazionali” in Libia a fianco della NATO, dei tagliagole sodomizza tori e delle bande di assassini linciatori di Gheddafi.

Su queste basi, la carica del rinoceronte non solo non potrà essere arrestata (nessuno la arresterebbe!), ma non riusciremo neppure a scansarci in tempo. E’ molto triste esserne consapevoli, e non vedere al presente nessuna via d’uscita, almeno per ora.

Costanzo Preve

Torino, 27 ottobre 2011

Grazie a Eugenio Orso per la segnalazione

Pubblicato da Davide

  • victorserge

    la segnalazione di preve sul libro di harvey è molto interessante.
    personalmente ho letto il libro di harvey e devo dire che l’analisi che l’autore inglese fa del capitalismo è fondamentale per capire davvero la natura della crisi.
    rimando inoltre anche alla letura di finanzcapitalsimo di luciano gallino; altro fondamentale testo per capire i meccanismi intrinseci della finanza.

    però vorrei aggiungere: visto che occorre scegliere chi votare, perché in altro modo non si può agire, occorre saper scegliere chi farà meno danni possibili nei prossimi anni.
    al momento però è essenziale abbattere berlusconi per un miliardo di ragioni; ma il percorso inizia appunto è l’abbattimento di berlusconi; dopo si vedrà.
    insomma è come alzarsi al mattino e vedere di organizzare la giornata: il futuro dell’italia comincia con l’abbattimento del governo di destra che berlusconi rappresenta.

  • tania

    No Costanzo Preve , se il “rinoceronte” lo affronti trasformando la lotta di classe in lotta tra nazioni , non solo non hai capito nulla di Marx , ma non puoi fermare nemmeno il rinoceronte , a meno che non ti trasformi tu stesso in rinoceronte . A Chianciano ( da quello che ho letto ) c’erano molte tesi stataliste (tesi affrontate da un punto di vista della semplice costituzione italiana , nel senso di riprendersi la sovranità scippata dai mercati globalizzati ) , tesi chiare e legittime , ma affrontate con argomenti di lotta di classe , non per rivendicare un nazionalismo fine a se stesso . L’errore originario che commette Costanzo Preve ( dal mio punto di vista ovviamente ) è considerare “tutto il popolo italiano” ( “il popolo italiano nel suo insieme, non solo le sue classi più svantaggiate” ) travolto dal rinoceronte . Ma , con buona pace di Preve , almeno un 10% del “popolo italiano” fa parte del Rinoceronte .

  • astabada

    Sostanzialmente d’accordo, ma starei attento a citare percentuali.

  • yakoviev

    Mi trovo d’accordo con questa impostazione, anche se ci sarebbero delle cose da approfondire. In primis il discorso sulla dimensione classista o meno. A mio parere si può legare l’opposizione di classe alla macelleria sociale con l’ opposizione verso la distruzione del patrimonio industriale nazionale pubblico e la sua svendita, con l’opposizione alle privatizzazioni e con la difesa della sovranità nazionale. Se guardiamo bene l’idea dell’intervento dello stato nell’economia, l’idea di una rete di servizi pubblici (come funzione e come gestione) a garanzia delle esigenze collettive etc. sono frutto della lotta di classe, sono idee di stampo socialista che si sono fatte senso comune nel corso della storia, non solo nell’ambito del movimento operaio ma anche nell’area cattolica e nella stessa DC (vedi un E. Mattei, democristiano) e addirittura in ambito fascista. Qualche mese fa (a luglio) postai un intervento sull’Avante, organo del PC portoghese, che mi pareva interessante perchè poneva proprio l’esigenza di sollevare la questione dell’indipendenza e della sovranità nazionale.

    http://ww.lernesto.it/index.aspx?m=77&f=2&IDArticolo=21212

    Neanch’io ho alcuna fiducia nella possibilità di poter minimamente incidere in un eventuale governo di centro-centro-“sinistra”, già all’epoca del governo Prodi era impossibile, figuriamoci ora. Eppure , sostanzialmente, viene riproposta con qualche variante minima la stessa formuletta del “fronte unito contro Berlusconi”, che a me pare finalizzata unicamente a far eleggere con artifizi e accordicchi tre o quattro deputati i quali, come ha candidamente dichiarato Diliberto, “non romperanno le scatole per 5 anni”. A mio parere, se ha senso fare politica (in maniera alternativa, intendo), non ci si può esimere dal proporre un rientro dello Stato nell’economia e nell’industria, un controllo rigido sul sistema bancario con la riacquisizione di importanti istituti di credito, una ripubblicizzazione dei servizi strategici, una rimessa in discussione dei fondamenti della UE e dell’euro, una politica estera nell’interesse nazionale e una fuoriuscita dalla Nato. Questo è il minimo indispensabile se si vuole tentare di intraprendere un’altra strada, tutto il resto è teatrino.

  • Eurasia

    … intanto mia figlia è già stata travolta dal suo rinoceronte personale… … non le hanno rinnovato il contratto e in più non l’hanno pagata nonostante oggi fosse l’ultimo giorno di lavoro… le hanno detto di avere pazienza … c’è la crisi (Sic!).. ora se anche un ominuccolo come il datore di lavoro di mia figlia si arroga il diritto di fare il bello e il cattivo tempo come gli pare il problema è alimentato anche dal basso… un po’ come in natura… a crescere… il vermetto, mia figlia, diventa il pasto del pulcino idiota, il suo datore di lavoro etc. etc…. Dovremmo trasformarci in uno tsunami… così rinoceronti squali iene etc. sarebbero spazzati via in un batti baleno… Meglio sarebbe avere una dittatura illuminata che una democrazia demente.

  • AlbertoConti

    “porre almeno il problema dell’uscita dall’euro, del ristabilimento di una moneta nazionale, di una uscita dall’organizzazione criminale NATO, di un riorientamento geopolitico strategico, e della rinegoziazione radicale del debito.” == Tutti questi tabù diventeranno presto un grido unico nelle piazze, e allora “mani pulite” sembrerà quello che è stata, una presa per il culo “patriottica”. Certo che non c’è il “nuovo” alternativo, e come potrebbe esserci in un sistema totalitario come questo? Ma in realtà la sua costruzione (del nuovo) è già avviata da tempo, ma sottotraccia, nelle coscienze. Ai tempi di Mazzini si cospirava in segreto, oggi ci si incazza dalle profondità dell’inconscio. Speriamo che gli esiti siano più virtuosi, come il momento richiede. Quanto al rinoceronte, bisognerà svuotarlo dall’interno, togliergli il consenso, prima che si schianti contro il muro naturale.

  • victorserge

    ma perché a sinistra mai un obiettivo per volta, invece che mettere nel pentolone tutta una serie di “si dovrebbe”, “si dovrebbe fare”; non pensate che il primo obiettivo sia la sostituzione del nano, chiunque esso sia?

  • radisol

    Si, è così, una percentuale significativa dell’indistinto “popolo italiano” fa parte del rinoceronte, credo a vario titolo più del 10% …. a pressochè tutta la classe dirigente in senso lato ( non solo quella politica, alla fin fine numericamente non grandissima cosa)) aggiungerei le varie mafie ( peculiarità questa, come l’evasione fiscale ed il ruolo di Berlusconi, tutta italiana, pur in una crisi “globale” ) ….. certamente però c’è oggi una largo interesse, certamente di larghissima maggioranza della popolazione, almeno a scansare il rinoceronte … e quindi, una volta tanto, può anche esserci un insieme di interesse nazionale e di interesse “di classe” nel senso tradizionale del termine …. anche se indubbiamente Preve, per le sue fantasiose e disdicevoli amicizie e contiguità, quando parla di “interesse nazionale” capisco possa suscitare notevole diffidenza …. però questo dato innegabilmente esiste, un recupero innanzitutto di sovranità monetaria – e quindi un dato di generico “interesse nazionale” – è assolutamente necessario e propedeutico al fermare o almeno frenare significativamente la macelleria sociale in atto ….

  • Truman

    Nemmeno io ho fatto il cacciatore in Africa, eppure mi risulta che in caso di carica di un rinoceronte conviene sparare all’animale con un fucile adeguato e da buona distanza. Non si riuscirà forse ad arrestarne la carica, ma il rinoceronte arriverà quasi cadavere e sarà più facile scansarlo.

    Fuor di metafora, l’euro può essere abbattuto. Prima che faccia troppi danni a qualcuno.

  • stefanodandrea

    “…non sopporto il solito modo settario e veteroclassista con cui li pongono”.
    Preve è stato male informato o più probabilmente ha capito male ciò che gli è stato correttamente riferito. In linea generale e ancor di più se si tiene conto dei soli relatori, le espressioni “proletariato” e “classe lavoratrice” saranno stati utilizzato un quinto delle volte rispetto “percettori di reddito da lavoro, subordinato o autonomo”; e spessissimo si è alluso anche ai “piccoli imprenditori e commercianti”.
    “Credere di poter sollevare problemi del genere, di portata storica ed epocale, con sostenitori della dittatura del proletariato (CARC) e della rivoluzione trotzkista (Ferrando) significa esattamente questo” (essere coglioni).
    Preve crede che noi crediamo ciò in cui non crediamo. Quindi si sbaglia. Personalmente l’ho già scritto in un articolo che spero gli sia stato consegnato. Ferrando, che non è venuto, era stato invitato perché il partito omologo greco è schierato per l’uscita dalla UE. Avevamo interesse a chiedergli: perché hai una idea diversa? e ad annunciargli: scommeti che, al massimo, tra un paio di anni muti idea?
    So bene che anche quando cambierà idea non entrerà mai in un ipotetico fronte popolare. Tuttavia, se mai avremo un fronte popolare italiano (o come volete chiamarlo), nel quale è sperabile che stiano i migliori comunisti (militanti e simpatizzanti; non i dirigenti), sarebbe comunque utile avere al fianco un partito trotzkista antiUE, anziché uno proUE.
    Quanto a Babini dei CARC, che non conoscevo, mi è parso una persona dotata di buon senso. E’ un comunista classico. Ma è intelligente e sa che la rivoluzione socialista non è all’orizzonte. Si accontenterebbe di molto meno. Quel meno non coincide esattamente con gli obiettivi e le priorità nei quali credono gli organizzatori, che sono meno socialisti e più nazionali. Tutto ciò è emerso dall’assemblea. E ciononostante Babini si è detto disponibile a collaborare. Insomma, almeno è uno che desidererebbe la rivoluzione socialista “in Italia” (lo ha detto lui) e non è uno di quelli che propone l’assalto delle moltitudini all’impero, o che crede che “un altro mondo è possibile”, o che vuole costruire “un’altra europa”. Francamente ho avuto piacere a conoscerlo. Se poi le nostre strade si divederanno, resteremo amici o buoni conoscenti.
    Non vedo assolutamente contrasto tra questione nazionale e questione di equità nella distribuzione della ricchezza. Per il semplice fatto che la cessione della sovranità alla UE ha comportato squilibri strutturali che hanno comportato, nel medesimo tempo: a) ingiusta distrubuzione della ricchezza; e b) impossibilità di attuare forme redistributive nei confronti del sud italia, al punto da minare la stessa unità nazionale. Il fatto poi che Preve abbia a cuore, come li ho io, alcuni valori sovrastrutturali, che impongono la lotta a evidenti forme di degradazione antropologica, non toglie nulla al fatto che la questione nazionale è oggi (anche) questione di giustizia redistributiva e che la riconquista della sovranità nazionale si identifica in pieno con la liberazione. La riconquista della sovranità non assicura la lotta ai disvalori che Preve ha in mente (non diversamente da me e da molti amici di CDC). Tuttavia crea condizioni nuove in cui quella lotta forse sa possibile. Nel mondo globale, del quale la UE è parte fondamentale, quella lotta è impossibile.

  • bstrnt

    Quoto in toto questa analisi di Costanzo Preve.
    Non sono un filosofo ma gli argomenti trattati o semplicemente sfiorati credo che oramai da diversi anni appartengano al mio modo di pensare.
    Il drammatico è che ci sia ancora vuole puntualizzare questa analisi che a mio avviso è a tutto spettro.
    Ordunque, cerco di spiegarmi: uno stato sovrano deve preminentemente eseguire queste funzioni:
    1. Emettere moneta sovrana.
    2. Decidere sulle politiche interne ed economiche.
    3. Decidere sulle politiche estere.
    4. Organizzare un esercito per la difesa e per il rispetto della sovranità nazionale.
    Detto questo dobbiamo riscontrare :
    1. Che la nostra moneta non è sovrana e viene emessa da un’entità privata a debito.
    2. Le politiche interne e l’economia le decidono non il nostro governo, ma entità terze che credo non siano state scelte da alcun italiano.
    3. Le politiche estere le decide uno stato extracomunitario che ci ha invaso 66 anni fa e che, grazie ai nostri quisling, gli e stato permesso di farcire il nostro territorio nazionale con basi militari.
    4. L’esercito, invece, è parte integrante di quella entità terrorista, criminale e sostanzialmente psicopatica chiamate NATO.

    Se è così che dobbiamo essere governati, a quale scopo farci ulteriormente derubare di circa 5 miliardi di euro da questo parlamento quisling e impresentabile?

    Facciamoci governare dai bankster criminali direttamente, senza passare per il via! Oppure cerchiamo di avere qualche rigurgito di dignità e cambiamo veramente le carte in tavola!

    Purtroppo un popolo che non prova sdegno e sofferenza per la vile e criminale aggressione a scopo di rapina di un paese sovrano da parte di un’orda di delinquenti psicopatici, ai quali, contro i propri interessi, il governo in carica si è permesso non solo di cedere le basi militari per gli attacchi, ma anche di partecipare ed essere connivente con questi criminali di guerra e contro l’umanità, è un popolo senza dignità.

    Il ventennio berlusconiano ci ha tolto la dignità, questo è il suo crimine peggiore!

    Poi checché ne dicano Diliberto, Ferrero, Giacché, Vinci, Ferrando credo sia ineludibile la fuoriuscita da questa Europa di bankster farabutti e criminali (dei loro correi e camerieri del calibro di Cameron e Sarkozy) e relativa uscita dall’euro, la trappola per topi con la quale la finanza internazionale ha ingabbiato tutti gli stati europei.

    Attualmente in merda sono i paesi del sud Europa, domani sicuramente toccherà anche la Francia e la Germania, non ostante la puzzetta sotto il naso; farà forse eccezione la viscida Inghilterra, con i suoi impresentabili politici, vera quinta colonna di quest’Europa delle banche e zelante servitrice della criminale finanza internazionale.

    Se i popoli di Islanda (che hanno già una certa esperienza), Grecia, Irlanda, Spagna, Portogallo e Italia, cominciano a dire no al debito, proprio come gli Islandesi, e paventare l’uscita dall’Europa e dall’euro ameno di non votare una costituzione europea condivisa esattamente col sistema islandese, buttando a mare tutti i trattati truffa (Lisbona 2 docet), con la costituzione di una banca centrale del popolo europeo con un’azione per ogni individuo non cedibile dalla nascita alla morte (se vogliamo farla alla maniera capitalistica), forse le cose potranno cambiare dal giorno alla notte e l’Europa potrà diventare quella voluta forse dai cittadini europei non dalle miopi elite.

    Altrimenti, tanto vale andare tutti i popoli per la propria strada, che con una moneta sovrana, con un benservito a tutte le basi militari extracomunitarie dal nostro territorio, con magari la consapevolezza che dovremo in futuro rappresentarci da soli (con la partecipazione alla vita pubblica), visto che la democrazia rappresentativa si è rivelata così marcia, potremo fare come e di più che l’Argentina!

  • ROE

    Il rinoceronte fa ancora paura ma questa volta è assai sfiancato dalla lunga corsa. È come una valanga che raggiunge la fine della corsa. In queste condizioni, i lillipuziani possono legare Gulliver. Ma devono farlo insieme, con un obiettivo ed una responsabilità comuni. La soluzione è un sistema realmente democratico universale ed una moneta del lavoro.

  • radisol

    La sostituzione del “nano” è cosa giusta in sè ma è anche obiettivo del tutto minimale e fuorviante …. stante le cose come stanno, un governo diretto dal PD o, peggio ancora, un “governo tecnico” diretto da qualche banchiere o industriale, sarebbe ancora più prono di quanto lo sia Berluskoni ai diktat della Bce, del Fmi ecc. ecc.
    …. tra l’altro, poi, credo francamente che il nano sia già morto e non lo sa …….

  • AlbertoConti

    Proposta di metodo e di sostanza: perchè non fondiamo un nuovo CLN, Comitato di liberazione Nazionale, liberazione non dal nazifascismo o dal bolscevismo, che sono fantasmi della mente, del tutto irreali, ma dal liberismo selvaggio che miete vittime sempre più numerose tra la popolazione. Un CLN che avrà le sue specificità in ogni paese europeo, ma come obiettivo comune la riunificazione sotto un unica bandiera e con un solo nemico: l’uomo come signore sopra a tutto, tranne le leggi naturali che governano gli ecosistemi. I “liberi mercati finanziari” sono il problema più facile da aggredire e superare, da tutti i punti di vista: razionale e quindi ideologico, pratico e quindi politico. La costruzione dell’alternativa non è una cosa statica e assoluta, ma un divenire continuo e possibilissimo su basi solide, quali il primato del bene comune. La rivoluzione è invertire la rotta, non raggiungere la meta istantaneamente.

  • AlbertoConti

    Direbbe Gaber: non temo tanto il rinoceronte che è in te, temo piuttosto il rinoceronte che è in me. Certo che quel 10% o 20% dovrà essere sconfitto, e per farlo ci vuole la democrazia più che il fucile, ma dobbiamo soprattutto sconfiggere il mito del consumismo, del privilegio, della crescita quantitativa, dell’egocentrismo che non rispetta l’altro da se, ecc. ecc. E qui un filosofo può combattere meglio di qualunque altro, se ne è capace.

  • ROE

    Concordo (e ci sono) su tutto ed in particolare sull’ultima frase, anche se per invertire la rotta ci vorrà una sterzata, un innesco. Chi, come e quando darla? Molti ormai sanno che la moneta a corso legale non ha alcun valore reale (se ne avesse, non avrebbe bisogno del corso legale) eppure tutti desiderano quella moneta e pochi comprendono la necessità di sostituirla con la moneta del lavoro.