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LA CACCIA AI MISERABILI (O LA MISERA ASPIRAZIONE)

DMITRY ORLOV
cluborlov.blogspot.com

Si è recentemente svolta a Washington la conferenza sponsorizzata dalla Community Action Partnership (CAP) sul tema “La nuova realtà: preparare l’America povera per i prossimi tempi difficili”. L’agenda includeva dibattiti sull’impiego, alimentazione, alloggio, salute, sicurezza, educazione, trasporto e anche i delicati temi della coesione della comunità, della comunicazione e, last but not least, proprio prima del cocktail, anche di cultura. Le raccomandazioni verranno inserite in una relazione e le conclusioni saranno presentate alla conferenza annuale del CAP verso la fine del mese.

Un’ America povera potrebbe essere plausibilmente un posto con pochi lavori buoni, alimentazione pessima, abitazioni decrepite, servizio sanitario inaccessibile, misure di sicurezza opprimenti e tuttavia inefficaci, programmi educativi zeppi di materiale datato, reti di trasporto piene di furgoncini ammaccati e strade dissestate, una comunità non più coesa di quanto lo sia ora e con la comunicazione ancora dominata dalle corporazioni dei media.

E come mai quello strano argomento inserito alla fine dell’agenda, la cultura? Ci si immagina i poveri come incolti, analfabeti e rozzi ma, al di là di questo, non ci dovrebbe essere un’evoluzione nella cultura dei poveri, come adattamento all’essere poveri? Secondo gli antropologi la cultura è un meccanismo di adattamento che si evolve in modo da consentire agli esseri umani di sopravvivere e progredire in un’ampia varietà di contesti. Per altri, la cultura potrebbe avere a che fare con la danza o col suonare uno strumento mentre si canticchia. Secondo me la cultura è anzitutto un fatto di letteratura.

Lo scrittore russo Eduard Limonov ha scritto della sua esperienza di povertà in America. Con sommo gaudio ha scoperto di poter aumentare i propri introiti con i sussidi pubblici. Ma ha anche scoperto che quella gioia deve tenerla per sè quando va a ritirare quel denaro gratuito. È curioso che in America i sussidi pubblici siano disponibili solo per i miserabili e gli oppressi, non per chi ha bisogno di soldi gratuiti ma che se la passa bene per tutto il resto. Sebbene sia possibile in America essere poveri e felici come del resto lo è dovunque, qui bisogna scegliere: per evitare situazioni spiacevoli, è necessario nascondere che si è poveri oppure che si è felici.Se si vuole prendere il denaro gratuito allora la seconda scelta diventa obbligata.

Un altro fatto curioso è che un ampio numero di americani, ricchi e poveri, giudicherebbero il comportamento di Limonov come deprecabile: uno scrittore straniero che vive in America prende soldi pubblici oltre ad avere una sua fonte di guadagno! È ragionevole che i ricchi possano sentirsi così; se non possiamo rendere i poveri dei miserabili allora che piacere c’è nell’essere ricchi? Ma perché mai dovrebbe importare tanto ai poveri? Un’altra peculiarità culturale: ciò che li fa indignare non è l’indebita appropriazione di fondi pubblici. Se gli si fanno notare i miliardi sprecati in inutili progetti militari loro risponderanno annoiati con la storia che si tratta comunque di affari. Ma se gli si fa notare che un povero sta mangiando un pasto gratuito ecco che scatterà l’indignazione. Sorprendentemente gli americani sono grandi sostenitori del dettame rivoluzionario di Lenin: “ Chi non lavora non mangia!” Una delle domande più maleducate che ci si può aspettare da un americano è “cosa fai per vivere?” L’unica risposta giusta è “Scusi?” seguita da un sorriso compiaciuto e un gelido silenzio. In questo modo capiranno che uno è ricco e indipendente e abbasseranno umiliati lo sguardo.

Incredibilmente, ci sono molti americani poveri che sono troppo orgogliosi per accettare sussidi pubblici nonostante ne abbiano chiaramente bisogno. Molti russi riterrebbero questo atteggiamento assurdo: quale aspetto di questo “denaro gratuito” non piace a questi poveri idioti – il fatto che sono soldi o che sono gratuiti? Alcuni russi che vivono negli Stati Uniti e che, cercando di integrarsi nella società americana, hanno interiorizzato una buona parte dell’ipocrisia locale, potrebbero pensarla diversamente ma in un sussulto di sincerità ammetterebbero che è folle rifiutare denaro in regalo. E possiamo stare certi che metteranno in tasca anche l’ultimo centesimo. La Grande Madre Russia non ha allevato figli tonti.

Ma non diamo la colpa alle vittime. Ciò che spinge queste povere anime a lasciare i soldi sul tavolo è solo dovuto al lavaggio del cervello che hanno subìto. I mass media, in particolare la televisione e la pubblicità, sono gestiti dai ricchi e ci martellano con il messaggio che lavorare duro ed essere autosufficienti sono virtù mentre demonizzano i disoccupati e i poveri. La stessa gente che ha spedito i lavori americani in Cina e India per aumentare i profitti vuole che sia ben chiaro che la miseria che ne deriva è interamente colpa dei poveri. E se l’aspetto pecuniario appare significativo, tuttavia non bisogna dimenticare di mettere in chiaro che produrre povertà di massa è di per sé un obiettivo prioritario.

Il punto è che risulta sempre più difficile essere ricchi. Prima con un milione di dollari si era milionari ma ora non è più così! Ora, per mettersi al sicuro e isolarsi completamente dalla realtà economica, c’è bisogno di almeno dieci milioni, se non di più, e più si ha meno inquietanti appaiono le ondulazioni selvagge dei mercati finanziari e i terribili pronostici degli esperti. È evidente che si può intuire la situazione finanziaria di una persona da quanto appare nervosa e misera.

Di recente ho avuto modo di vedere questa miseria dal vivo. Abbiamo passato una settimana di vacanza a Cape Cod. Abbiamo navigato (il vento è gratuito) e attraccato al molo (gli ormeggi municipali hanno prezzi abbordabili). Abbiamo remato fino alla riva con la nostra barchetta in compensato, poi siamo andati in giro in bicicletta e abbiamo raccolto funghi lungo il percorso. In questo periodo dell’anno questa parte del Massachussets è assediata da schiere di scintillanti ultimi modelli di SUV targati New Jersey e New York. Sono guidati da varie sottospecie di attempati bestioni da ufficio – l’avvocato, il dottore, il dentista, il banchiere, il lobbista e l’impresario – insomma quelli che stanno cercando di svignarsela col malloppo. Lo scenario è rovinato in qualche modo da questi burberi bestioni con voce rauca e sguardo torvo e dalle loro flaccide e ipercurate mogli dalle voci stridenti. Quando non girano a vuoto, si trovano in ristoranti alla moda e giocherellano col cibo mentre spettegolano con espressioni minacciose. Hanno dimenticato da un pezzo cosa significa essere felici e spensierati, i loro tentativi di simulare felicità sono patetici da vedere. Possiamo essere certi che vedere gente povera ma felice per loro è motivo di livore.

Non sto dicendo malignità su questi poveri ricchi, anzi, in verità mi dispiace per loro; ma ci sono buone notizie: la loro condizione non è affatto incurabile. So di gente che è invecchiata prematuramente, ha perso peso e che spesso si è svegliata di notte urlando per la perdita di 500 mila dollari in risparmi, schiacciata dai debiti, ma una volta che i rapaci creditori si prendono tutto quel che rimane della proprietà, allora non avranno molto di che preoccuparsi e questo gli offre la possibilità di rivalutare le cose che davvero contano, le cose essenziali e quelle che a loro più piacciono. Quindi dove c’è pena c’è anche gioia e non dobbiamo affliggerci troppo per questi poveri ricchi perché, da come vanno le cose, è probabile che presto i loro problemi si risolveranno in maniera spontanea. Bisogna tenere in mente che, in comparazione alle formidabili e spesso insormontabili sfide che deve affrontare chi vuole sfuggire alla povertà, accettare la mobilità verso il basso è molto facile e, con un po’ di previdenza, lo si può fare in modo agevole e con stile.

Ci sono buone notizie anche per i poveri d’America. Sebbene sia altamente improbabile che possano aumentare la propria ricchezza, bisogna anche dire che sono già abbastanza ricchi. Poco tempo fa ho sentito su NPR la storia di una famiglia povera che andava in giro alla ricerca di alimenti scontati in vari negozi alimentari col loro minivan! Ecco allora una famiglia povera che possiede ciò che dovunque sarebbe considerata un’azienda di trasporto! Pur non trovando abbastanza cibo scontato da acquistare, tuttavia ne avevano abbastanza per nutrire i loro figli, mentre gli adulti invece saltavano a volte i pasti. Questa è salute: la fame è sintomatica di un buon appetito, e data l’eccessiva circonferenza di tanti americani, digiunare ogni tanto è una scelta saggia. Ma soprattutto, sembravano felici dell’andamento della loro vita.

E così, forse a una buona parte di noi spetta un futuro povero e spensierato,di inattività sia dei poveri che dei ricchi – insomma una felicie anche se impoverita famiglia. Ma per arrivare a questo dovremmo cambiare la nostra cultura. Un pasto gratuito è sempre una cosa buona, indipendentemente da chi lo consuma e dal detto di Lenin: “Chi non lavora non mangia”. E già che ci siamo, citiamo anche l’adagio trito e ritrito: Il lavoro rende liberi” che i nazisti posero in ferro battuto sui cancelli d’ingresso dei campi di concentramento. Bisogna consegnare i comunisti, i fascisti e i capitalisti al dimenticatoio della storia!

Citiamo invece gratuitamente Gesù: “Osservate come crescono i gigli del campo: non lavorano e non filano. Eppure io vi dico che neanche Salomone, con tutta la sua gloria, vestiva come uno di loro … Non affannatevi dunque dicendo: Che cosa mangeremo? Che cosa berremo? Che cosa indosseremo? … Non affannatevi dunque per il domani, perché il domani avrà già le sue inquietudini. A ciascun giorno basta la sua pena”.
Amen.

Dmitry Orlov
Fonte: http://cluborlov.blogspot.com/
Link: http://cluborlov.blogspot.com/2010/08/miserable-pursuits.html
4.08.2010

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di RENATO MONTINI

Pubblicato da Davide

  • venezia63jr

    A mio parere un bellissimo articolo. UN Grazie al traduttore.

  • Cornelia

    Non c’è da stupirsi, sai… Dmitri Orlov è sempre un grandissimo.
    🙂

  • nettuno

    Poveri ma felici …basta però che non arrivi la guerra ?

  • Tonguessy

    Bisogna consegnare i comunisti, i fascisti e i capitalisti al dimenticatoio della storia!
    Sarà. Fatto sta che il Neurodnung di Hitler di fare del polo petrolchimico l’arma di rinascita del nazismo (sconfitto militarmente, mai morto come modello di sviluppo) è andato perfettamente secondo previsioni.
    http://www.appelloalpopolo.it/?p=2216
    Fatto sta che dopo la Ostalgie dell’ex-DDR adesso si sta moltiplicando la nostalgia verso il comunismo in quei paesi che l’hanno conosciuto (Romania, ex-Yugoslavia etc..).
    Fatto sta che il nostro sistema economico non è basato sulla condivisione ma sull’arraffo e sul saccheggio tipico del liberismo reaganiano cui siamo felicemente approdati.
    Mi viene una curiosità: ma una volta messi nel dimenticatoio della storia comunismo, fascismo e capitalismo, cosa resterebbe? Che tipo di vita stiamo quindi vivendo in questo millennio? Avrebbe Orlov o un dei suoi tanti suoi sostenitori una risposta al riguardo?