LA BOLLA SI GONFIA, IL BOTTO S'AVVICINA

La bolla si gonfia, il "botto" s'avvicina

DI CLAUDIO CONTI

contropiano.org

Un grazie sentito a Enrico Marro, de IlSole24Ore (soltanto un’omonimia con quello del Corriere), per l’eccellente analisi che qui sotto riproponiamo. Non siamo mai larghi di complimenti con la stampa mainstream, ma quando ci vuole, ci vuole.

Viene infatti illustrato il meccanismo che ha consentito a Wall Street di restare sui livelli massimi degli ultimi anni, anzi di salire ancora un po’, anche dopo la chiusura del lungo periodo di quantitative easing da parte delle Fderal Reserve, la banca centrale Usa. Un giochino semplice, in fondo, consistente nel riacquisto – e successiva eliminazione – di azioni parte delle stesse aziende che le hanno emesse.

Un giochino che crea scarsità di azioni, ne fa levitare il prezzo e garantisce quindi “premi di produzione” da favola per i consigli di amministrazione.

Il problema sistemico è che si tratta di un giochino costoso: le aziende che lo praticano devono spendere cifre rilevanti, a volte addirittura indebitandosi, per non produrre assolutamente nulla. Solo un effetto prezzo necessariamente temporaneo.

Giustamente Marro, appoggiandosi sull’analisi di Roberto Fugnoli di Kairos (ne abbiamo pubblicato anche noi delle analisi, a volte), sottolinea come chi fa questo giochino di fatto stia confessando di non aver più molto da vendere sul mercato (e consideriamo che si sta parlando di leader assoluti del mercato mondiale come Apple!). Ed anche il fatto che prima o poi, ma senza alcun dubbio, questo gioco finirà travolgendo sia le aziende coinvolte che tutti quanti vivono di mercato. Compresi i lavoratori dipendenti, le popolazioni nel loro complesso, ecc.

Naturalmente, questo è un segnale inequivocabile di crisi sistemica – vuole dire pressappoco “decisiva”, se non definitiva – del capitalismo attuale. Perché il profitto si trae con sempre minore margine dalle attività produttive e sempre di più viene sostituito con i “rendimenti” garantiti dall’ingegneria finanziaria più sofisticata. Purtroppo, le prime ha senso “fisico” (indipendentemente dalla fisicità delle singole merci), mentre la seconda è matematica pura. Che, com’è noto, “non si mangia” (non si guida, non si indossa, ecc), quindi è altamente “volatile”. Un soufflé.

Cosa dobbiamo dunque attenderci? Non certo “la ripresa” (sta per chiudersi l’ottavo anno di crisi e sta per iniziare il nono; ogni trimestre rinviano “la luce in fondo al tunnel” alla fine dell’anno in corso….). Ma il “botto”. E più gonfiano la bolla, più sarà grande.

Non è l’unica anomalia che sta salendo dalle viscere dei mercati globali (basta guardare la “dissociazione” del Fmi dal resto della Troika sulla vicenda greca), ma possiede molte delle caratteristiche tipiche dei “casus belli”. Proprio come lo “schema Ponzi” del 1929 o i mutui subprime del 2007.

Claudio Conti

Fonte: http://contropiano.org

Link: http://contropiano.org/economia/item/30610-la-bolla-si-gonfia-il-botto-s-avvicina

7.05.2015

La nuova droga di Wall Street si chiama buyback. Ecco come funziona «e perché rischia di farci male»

Enrico Marro

La nuova droga finanziaria che va di moda a Wall Street si chiama buyback. Roba potente, in cui si scivola quando ci si cerca di disintossicare dai vecchi stupefacenti, come l’ormai archiviato Quantitative Easing della Federal Reserve.
Ma che cosa sono i buyback?
Sono semplicemente il riacquisto delle proprie azioni da parte della società che le ha emesse. E visto che una compagnia non può essere azionista di se stessa, i titoli riacquistati vengono assorbiti e quindi cancellati. Il valore delle azioni circolanti finisce così per incrementarsi: essendocene meno sul mercato, ciascuna dà il diritto al possesso di un pezzo più grande dell’azienda. Compro le mie azioni e così facendo le faccio salire, assieme ai dividendi e – guarda caso – ai bonus dei top manager. Un giochetto sempre più di moda, come mostrano i dati degli ultimi anni. Vediamoli.

E’ un giochetto sempre più di moda, nell’era dei tassi a zero: mi indebito spendendo poco o nulla e guadagno perché le azioni della mia società salgono. C’è anche questo dietro all’impressionante rally di Wall Street degli ultimi anni, come dimostra l’indicatore che misura le “dosi” di questa inebriante droga. Lo S&P500 Buyback Index segue i 100 titoli più attivi sul fronte riacquisti: se osserviamo il grafico di questo indice (vedi l’immagine qui sopra) vediamo che dal 2012 inizia a impennarsi per arrivare a raddoppiare in appena tre anni. E se sovrapponiamo il “Buyback Index” all’indice S&P500 vero e proprio, vediamo che il primo batte regolarmente il secondo in 17 degli ultimi 20 anni, con una progressione incredibile negli ultimi tre anni. Tanto che ora sono spuntati anche ETF proprio su quest’indice (in Europa il primo è quello lanciato da Amundi pochi giorni fa), per investire sul boom dei riacquisti. Che piace a tutti, a partire dalla società più grande del mondo, quella con una Mela come simbolo. La campionessa del buyback.

Tra i campioni del giochetto del buyback c’è Apple, il cui programma di riacquisto di azioni proprie ha toccato quota 140 miliardi di dollari. C’è anche questa magia dietro al volo delle azioni della Mela (+40% nel 2014). Ma il fenomeno è diffuso in società di ogni ordine e grado: Bloomberg l’anno scorso calcolava che le 500 maggiori società di Wall Street hanno investito nei buyback circa mille miliardi di dollari, pari al 95% dei loro profitti. Secondo Morgan Stanley dal 2012 più del 50% della crescita degli utili per azione si deve ai buyback: senza i riacquisti, gli utili per azione dello S&P 500 sarebbero aumentati di appena il 3,3% annualizzato. In un mondo di bassa crescita e ritorni fiacchi, la droga dei buyback sembra l’unica strada per remunerare gli azionisti. Per continuare a sognare, insomma. Ma il sogno potrebbe presto trasformarsi in incubo. Vediamo perché.

I buyback sono una droga piacevole e remunerativa, già nota durante le bolle del 2000 e del 2007, ma alla lunga pericolosa. Per tante ragioni, come spiega tra gli altri Alessandro Fugnoli, strategist di Kairos. Primo: sono il modo meno produttivo di investire i profitti aziendali. «Le società ammettono, usando il cash per acquistare azioni proprie, di non avere molte idee per un uso produttivo della liquidità o, peggio ancora, di non avere fiducia nel futuro del loro settore», spiega Fugnoli. Secondo: alla prossima crisi ci troveremo con un mercato azionario «che cadrà da un livello gonfiato dai buyback e con società con uno stato patrimoniale meno solido di quello che avrebbero avuto restando ferme», sottolinea lo strategist di Kairos. E quelle che lo stesso Warren Buffett definisce quotazioni “gonfiate” potrebbero esplodere all’improvviso, precipitando. Senza contare il debito. Il gioco del buyback prevede infatti che si prendano soldi in prestito a tassi infimi. Così, come ha ricordato ieri il Wall Street Journal, in marzo il margin debt della Borsa di New York ha superato di slancio quota 476 miliardi, il livello più alto degli ultimi cinquant’anni. Tutto bello? Sì, finché la musica continua. Ma quando improvvisamente si fermerà, nel fuggi fuggi generale la liquidità sul mercato secondario rischia di prosciugarsi tutta d’un colpo. E allora sì che ne vedremo delle belle.

17 Commenti
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Simplicissimus
Simplicissimus
7 Maggio 2015 10:24

Per la verità Il Sole giunge a segnalare  il fenomeno dei buyback dopo quasi un anno che esso era stato largamente segnalato dalla stampa internazionale 

Jor-el
Jor-el
7 Maggio 2015 10:47

Da quando la Apple sarebbe "la società più grande del mondo"?

radisol
radisol
7 Maggio 2015 11:25

Veramente l’articolo parla della Apple come di un "gigante" … non dice che è la società "più grande del mondo" …

Questione peraltro del tutta secondaria, quella delle dimensioni di Apple, rispetto alla sostanza dell’articolo …
A volte ho l’impressione che qua sopra … oltre al classico "io l’avevo già detto" … oppure " al’estero l’avevano già detto" … molti si pongono soprattutto il problema dei fare i maestrini della situazione, correggendo in matita rossa o blu …
Piuttosto che entrare nel merito della sostanza degli articoli … oltretutto l’articolo è impegnato sugli Usa … ma questo giochetto alcune banche ed i loro managers lo stanno facendo da tempo anche qui in Italia … cosa che mi sembra più importante rispetto alle dimensioni della Apple …
Tetris1917
Tetris1917
7 Maggio 2015 11:51

da quando qualsiasi prodotto Apple viene prodotto in Foxconn

brumbrum
brumbrum
7 Maggio 2015 11:57

sono anni che sento parlare di margin debt fuori dalle orbite
intanto il sep continuava a salire
mi piacerebbe sapere quanti profeti consigliavano di entrare long sui minimi del 2009

vic
vic
7 Maggio 2015 13:13

Da quel che ne so il riacqusto di azioni proprie e’ sempre stato praticato dalle aziende quotate in borsa. Soprattutto nei periodi in cui avevano molto in cassa e le contingenze d’investimento produttivo non erano favorevoli. Insomma non e’ un giochino, ma una manovra finanziaria che una ditta puo’ mettere in atto. Puo’ anche essere visto come una specie di uscita parziale dalla borsa. Va anche sfatato il mito che le industrie siano tutte felicissme d’essere quotate in borsa. Il boss di Swatch, che e’ il n. 1 al mondo dell’orologeria, dice peste e corna della mentalita’ che sta dietro a chi compra e vende in borsa, incapace di avere una visione strategica a lungo termine. Di solito in passato se un’azienda ricomprava le proprie azioni era segno di buona salute. Diciamo che e’ un’alternava alla diversificazione. Quando le casse sono piene le ditte tendono a diversificare la propria attivita’. Cosa saggia in se’, ma non sempre. Per questo spesso piuttosto che diversificare ricomprano le proprie azioni. Liberi di farlo, mi pare. Come sono liberi di decidere se andare in borsa o no. Molte aziende non si fanno quotare in borsa per motivi piu’ che ragionevoli. E’ una forma preventiva… Leggi tutto »

andriun
andriun
7 Maggio 2015 13:52

ammetto di non intendermi molto di finanza "creativa", ma il suo lo trovo un intervento altamente condivisibile…complimenti per la controanalisi. 

yago
yago
7 Maggio 2015 14:15

In borsa si guadagna anche quando i titoli scendono. Se ho venduto a 100 e ricompro ad 80 ho guadagnato il 20% Quando si decide che è ora di invertire la rotta gli articoli come questo e le dichiarazioni di personaggi influenti fioccano ed il giochino riesce sempre.

Hamelin
Hamelin
7 Maggio 2015 14:29

Non concordo .E’un gioco molto rischioso perchè mette in " Leva " il sistema finanziario .Non appena in tassi di interessi verranno rialzati le società smetteranno di fare Buy Back facendo mancare ai mercati finanziari una parte importante della domanda di azioni .Questo causerà un sell off che deprezzerà il valore delle azioni delle stesse società che fanno Buy Back e faranno quindi contrarre gli utili e amplieranno l’onere del debito che le società possono pagare portando ad un altro sell off ed ad un possibile fallimento . Questo è un Ponzi Scheme . Il Gioco Funziona perchè contabilmente avviene in modo pratico cosi ‘ : Io Società Pinco Pallo ho un Flottante di 30,000 Azioni quotate a 10 EUR Cadauna. Chiedo a Prestito 300,000 EUR alla Banca Ladra allo 0.25% Inizio a riacquistarmi le miei azioni a piccoli lotti da 100 ( creando uno scompenso nella Domanda che sarà  maggiore dell’Offerta facendo rialzare il prezzo ). Alla fine con 300,000 EUR presi a prestito avro’ comprato 20000 azioni a PMC 15 EUR . La mancanza di Offerta nel mercato fa alzare il prezzo del poco Flottante rimasto sul mercato (10,000 azioni ) che arriva fino a EUR 25 . Io società Pinco Pallo iscrivo… Leggi tutto »

sickboy
sickboy
7 Maggio 2015 14:44

Siamo sempre lì però: al rialzo dei tassi. Che dovrebbe avvenire da anni ma non sta avvenendo. Il rialzo dei tassi avrebbe molteplici impatti e farebbe saltare il banco in diverse maniere.

Però non c’è.
brumbrum
brumbrum
7 Maggio 2015 14:44

vero, ma non tanto per l’uomo comune
se uno si mette al rialzo, può  comprare  e aspettare, fondi comuni, etf, azioni etc….
mentre gli strumenti per mettersi al ribasso sono molto più ostici e soprattutto sono a scadenza

brumbrum
brumbrum
7 Maggio 2015 14:45

per ora

yago
yago
7 Maggio 2015 15:05

Non si deve necessariamente vendere allo scoperto. Se ho 100 az e le vendo posso ricomprare a 80 con il risultato di avere le stesse azioni più un guadagno del 20%. Mettersi al ribasso non comporta nessun rischio per chi vende az che ha in portafoglio. Cosa diversa per chi vende allo scoperto in quanto deve necessariamente ricoprirsi.

Jor-el
Jor-el
7 Maggio 2015 19:40

"Che piace a tutti, a partire dalla società più grande del mondo, quella con una Mela come simbolo. La campionessa del buyback."

Jor-el
Jor-el
7 Maggio 2015 20:01

Sì, ma prima ci sono Philip Morris, Texaco, British Petroleum, Gazprom, DuPont, Toyota, BP, Wal-Mart, Exxon, China National Petroleum, Assicurazioni Generali, EXOR, ecc ecc ecc ecc- La Apple non è nemmeno fra le 50 più importanti. La Samsung, per esempio vale mooooooolto di più. Come pure la Hewelett Packard, la Hitachi, la Siemens, Verizon e la ENI. La Royal Dutch Shell l’ho detta? E’ lei la la più grande, almeno fino all’anno scorso. Ma la Apple produce l’iPhone facendo lavorare gratis i poveri cinesini, mentre la Royal Dutch Shell che cazzo produce? Boh. Ah, giusto: energia. Forse è più noto il nome della sua sussidiaria USA: SHELL OIL COMPANY.

Ma vogliamo mettere con l’iPad? Con quel che costa?
Nat
Nat
10 Maggio 2015 15:23

Ma che c***o state dicendo? [img]http://i.imgur.com/C8IhUw8.gif[/img]