LA BOLLA PIU’ GRANDE DELLA STORIA

Come Don Chisciotte - Informazione indipendente dal 2003

NOURIEL ROUBINI

La Stampa


Il sistema finanziario del mondo ricco si sta dirigendo verso un crollo. Per la prima volta in settant’anni si è avuto paura di una corsa indiscriminata a ritirare i depositi dalle banche, mentre il sistema bancario «ombra» - agenti, prestatori di mutui non bancari, strumenti strutturati di investimento, hedge funds, fondi monetari di mercato e società di private equity - sta correndo rischi sulle sue passività a breve termine.

Dal lato dell’economia reale, tutte le economie avanzate - che rappresentano il 55 per cento del Prodotto interno lordo globale - erano entrate in recessione anche prima del pesante shock finanziario iniziato alla fine dell’estate 2008. Di conseguenza, ci troviamo oggi di fronte a una recessione, a una crisi finanziaria severa e a una profonda crisi bancaria nelle economie avanzate.


A seguire: "Intervista a Nouriel Roubini" (La Repubblica)I mercati emergenti hanno inizialmente subito le conseguenze di questa crisi solo quando gli investitori stranieri hanno cominciato a ritirare i loro investimenti. Poi il panico si è diffuso sui mercati di credito, monetari e valutari.



Evidenziando così la vulnerabilità dei sistemi finanziari di molti Paesi in via di sviluppo e di settori aziendali che, di fronte all’espansione del credito, si sono indebitati a breve e in valute estere.

I più fragili sono stati i Paesi con un grande deficit di conto corrente e/o con un grande deficit fiscale e con forti debiti in valute estere a breve termine. Ma anche quelli con la migliore performance - come Brasile, Russia, India e Cina - sono adesso a rischio di un atterraggio brusco. Molti mercati emergenti stanno quindi rischiando una grave crisi finanziaria.

La crisi è stata causata dalla più grande bolla finanziaria e creditizia della storia, causata da un uso estremo della leva finanziaria. L’utilizzo della leva finanziaria e le bolle speculative non si sono limitati al mercato immobiliare americano, ma hanno caratterizzato il mercato immobiliare anche di altri Paesi. Inoltre, al di là del mercato immobiliare, in molti sistemi economici vi è stata un’eccessiva concessione di prestiti da parte di istituzioni finanziarie e di alcuni settori di impresa e della pubblica amministrazione. Il risultato è che ora stanno esplodendo contemporaneamente una bolla immobiliare, una bolla dei mutui ipotecari, una bolla del mercato azionario e obbligazionario, una bolla del credito, una bolla delle materie prime, una bolla del private equity e degli hedge fund.

L’illusione che la contrazione economica negli Stati Uniti e nelle altre economie avanzate sarebbe stata profonda ma breve - una recessione cioè di sei mesi a V - è stata sostituita dalla certezza che la crisi sarebbe stata una lunga e protratta recessione a U, che può durare almeno due anni negli Stati Uniti e si avvicina ai due anni in gran parte dei Paesi nel resto del mondo. In più, dato il rischio crescente di un collasso del sistema finanziario globale, non si può neppure escludere la prospettiva di una recessione a forma di L della durata di una decina d’anni: come quella vissuta dal Giappone dopo il collasso della sua bolla immobiliare e azionaria.



Nouriel Roubini (Docente di Economia presso la New York University e presidente di RGE Monitor)

Fonte: www.lastampa.it/

Link: http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/editoriali/gEditoriali.asp?ID_blog=25&ID_articolo=5414&ID_sezione=&sezione=

29.112.08

Commenti (32)

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    1. rosacroce 29 dicembre 2008

      condivido e approvo completamente il post precedente
      ,aggiungo che rubando al popolo e facendolo impoverire
      so otterrà il fallimento più veloce del sistema,causa
      crollo di acquisti.merci invendute,fallimento di imprese e banche
      stati compresi.è quello che stà accadendo.

    1. rosacroce 29 dicembre 2008

      a fregare gli americani,i cinesi i russi gli europei e
      tutti gli altri che hanno dollari

    1. indyp 29 dicembre 2008

      E per gli italiani mi raccomando aumentiamo la flessibilità, facciamo i contratti di lavoro che durano 1 giorno rinnovabili di giorno in giorno, oppure di ora in ora, inventiamo il lavoro carpe diem, cogli l'attimo.
      Come welfare investiamo sui bidoni della rumenta come nuovi alloggi popolari a basso costo, e mi raccomando i salari, il costo del lavoro, 800 euro sono troppi al mese per 40 ore alla settimana, daltronde senno gli investimenti vanno in cina e noi rimaniamo all'asciutto. ne bastano 400, tanto la casa te l'han già pignorata i poveri ingenti banchieri e per vivere in un bidone in mezzo alla strada ti bastano. Competitività, infrastrutture per le imprese e bidoni della rumenta per tutti gli altri che vivono o lavorano.Siete solo della feccia e la vostra coscenza, se ne avete una, un giorno o l'altro vi presenterà il conto, oppure arriverà il linciaggio.
      Tutte le persone consapevoli si battano per la riforma bancaria e l'abolizione della rendita parassitaria dei banchieri rovina del mondo.
      E un mondo più giusto, semplice e a misura d'uomo

    1. Xeno 29 dicembre 2008

      Io però non ho ancora capito una cosa:
      a cosa serve allora la coniatura nonchè la prossima stampa di banconote chiamate Amero? (unione nord americana di Peso, Dollaro e Dollaro canadese)

    1. rosacroce 29 dicembre 2008

      DICE ANCHE :CHE è UNA GRAN FORTUNA CHE L'ITALIA
      ABBIA L'EURO,"GUAI SE AVESSIMO UN MONETA NOSTRA
      (SENZA DEBITO) CHE IL GOVERNO POTREBBE E DOVREBBE
      SVALUTARE,
      PER SALVARE IL SISTEMA PRODUTTIVO CON COSTO DEL LAVORO
      A +15% RIAPETTO LA GERMANIA.
      QUESTI SONO TUTT'UNO CON LE BANCHE.

    1. lino-rossi 29 dicembre 2008

      repubblica è marcia, ma Roubini la pensa veramente così: secondo lui è giusto non far fallire le banche. non l'ho mai sentito dire il contrario.

    1. lino-rossi 29 dicembre 2008

      anche tu sei manicheo? non sai leggere? appartieni anche tu alla schiera di coloro che non sanno ragionare sui fatti reali? è vero o non è vero che in italia negli anni '30 sono state fatte molte opere pubbliche? è vero o non è vero che la crisi è partita nel '29? come sarà stato possibile? Mussolini era Mandrake? sai collegare dei fatti mediante dei ragionamenti?

    1. materialeresistente 29 dicembre 2008

      E si, è proprio un altro discorso. Iniziato già nel 22 e ce lo ricordiamo ancora molto bene per capire da che parte stanno i fascisti.
      A parte le minchiate come voler trasformare l'Italia in un granaio distruggendo coltivazioni autocnone, un poderoso sindacato di stampo "padronale" che tanto va di moda ancora adesso, la situazione di miseria di milioni di Italiani che dovettero cercare nell'illusione di una guerra coloniale un modo per mettere assieme pane e companatico,i libri dati ai ragazzini alle elementari per "miserabilità accertata", un paese con le pezze al culo dopo 20 anni di cura del pelatone.
      Un grande uomo da prendere ad esempio. Complimenti.

    1. rosacroce 29 dicembre 2008

      invito i lettori di repubblica a farsi pagare per
      leggere il quotidiano,
      dato il materiale tossico e quasi sempre FALSO
      che il giornale distribuisce
      in gran quantità.
      certamente il sig N Roubini una idea della crisi c'è l'ha.
      bisogna però chiedersi se è quella scritta su REPUBBLICA.
      non credo propio.

    1. lino-rossi 29 dicembre 2008

      io lo manderei a pulire i cessi, alla stessa stregua di tutti coloro che vogliono salvare le banche e le finanziarie bollite.



      bisogna salvare Wall Street per salvare Main Street???



      ridicolo!!!



      per salvare loro ci bruciamo noi. Mussolini le fece fallire e le nazionalizzò, avviando un poderoso piano di opere pubbliche attraverso l'innalzamento della base monetaria e la riduzione del moltiplicatore bancario.

      basterebbe fare copia/incolla a livello planetario, chiudendo ovviamente paradisi fiscali ed hedge fund.

      Mussolini parti come scagnozzo dei banchieri.

      http://archiviostorico.corriere.it/2003/febbraio/04/Comit_conto_aperto_signor_Mussolini_co_0_0302041528.shtml

      cambiò registro ed azzeccò la mossa economica degli anni '30; poi sbagliò tutto, a partire dal rapporto conflittuale con la classe operaia, ma questo è un altro discorso.

    1. alcenero 29 dicembre 2008

      LA REPUBBLICA INTERVISTA NOURIEL ROUBINI (PARTE II: SINTESI)

      L'ECONOMISTA Nouriel Roubini risponde alle domande dei lettori di Repubblica raccolte attraverso il sito del giornale. Ecco una sintesi delle riposte divise per argomenti.


      Quanto durerà la crisi? Le domande dei lettori


      [www.repubblica.it] [www.repubblica.it]


      Le risposte di Roubini [www.repubblica.it] [www.repubblica.it]




      Banche italiane, dollaro-euro, Cina [www.repubblica.it] [www.repubblica.it]






      IL PRECARIATO


      Lei parla di flessibilità, però proprio l'esasperazione di questo concetto, la precarietà, è uno dei mali dell'Italia...



      Premesso che io non sono un esperto di mercato del lavoro, posso solo dire che da sempre c'è una disputa fra gli economisti sul punto di equilibrio fra lavoro "formale" e lavoro "precario". Il cosiddetto "dual labor market" è una realtà in molti paesi. Probabilmente in Italia è successo che gli eccessi di tutela e di rigidità per la prima di queste due voci hanno portato le imprese a stringere troppo sulla seconda. Una certa mancanza di controlli ha poi fatto sì che da "precari" molti lavoratori siano diventati "shadow", cioè siano entrati nel lavoro nero. Bisogna considerare il risentimento politico e le tensioni sociali che questa situazione comporta, e intervenire. Ma non sarà semplice, tutt'altro. Posso dire però una cosa: in questo momento l'inflazione da prezzi non è un problema, anzi il mondo intero teme il contrario, cioè la deflazione, che è l'abbassamento generalizzato di tutti i valori. In America l'indice dei prezzi al consumo è addirittura sceso in negativo il mese scorso, e la core inflation è a zero. In Europa avete situazioni se non analoghe piuttosto simili. Così, il sistema forse è in grado di tollerare un minimo di spinte sull'altro fronte tradizionalmente inflattivo, cioè i salari.



      IL CREDITO


      Perché si sono salvate tante banche dal fallimento e non le aziende manifatturiere?



      C'è stata un'attenzione speciale per le banche, è vero, ma io concordo con questa posizione. Le banche costituiscono l'ossatura del sistema economico del paese, e una serie di loro fallimenti avrebbe comportato un danno sistemico irreversibile. Pensate a cos'è accaduto per il fallimento della Lehman Brothers il 15 settembre: la crisi sembrava sul punto di esser risolta, o almeno aveva allentato la sua morsa, ma dopo quella data la situazione è di nuovo precipitata in un modo ancora più grave. Comprendo la difficoltà ora di allargare gli aiuti anche al comparto manifatturiero, a partire dall'auto. E' anche vero che mi ero espresso con decisione contro il piano Paulson nella sua originaria formulazione, in ottobre: sembrava che quei 700 miliardi di dollari dovessero essere utilizzati solo per riacquistare i titoli tossici e liberare così i bilanci delle banche, senza nessun intervento strutturale che risolvesse i problemi. Sarebbe stato un colossale spreco di denaro. Poi per fortuna è intervenuto un generale ravvedimento ed è stata ampiamente rimodulata la tipologia di aiuti, compreso l'intervento diretto nel capitale delle banche e anche probabilmente di alcune importanti società manifatturiere. Ora secondo me gli aiuti sono impostati correttamente.



      GLI INTERVENTI


      Ma i governi hanno a disposizione le risorse per tutti gli interventi statali che vengono reclamati?



      Qui c'è uno dei punti centrali dell'intera crisi. Naturalmente ci sono paesi più pronti a varare massicci interventi pubblici, e altri meno. Fra i primi c'è sicuramente l'America, per la sua facilità di accesso ai mercati internazionali del credito e anche perché quanto a debito pubblico c'è ancora margine di manovra: oggi è inferiore al 50% del Pil, dopo questa massiccia ondata di interventi si potrà arrivare al 60-65%, che è molto ma per un paese forte come gli Stati Uniti è ancora tollerabile e riassorbibile in un ragionevole numero di anni. Fra i paesi che invece incontrano dei limiti c'è l'Italia. Come dicevo, dovete considerare una grande fortuna far parte dell'euro, però bisogna misurarsi concretamente con i problemi. E a volte può diventare un problema un patto di stabilità così rigido e severo: ora, non sostengo che debba essere abolito, però dovrebbe essere interpretato con maggior flessibilità perché stiamo vivendo veramente tempi eccezionali. Di questo, tra l'altro, doveva rendersi conto prima la Bce, che invece pur di salvaguardare la stabilità monetaria ha tenuto innaturalmente alti per troppo tempo i tassi. Se li avesse abbassati prima, in Europa si poteva evitare il peggio.


      I CONTROLLI

      Quello che emerge è un'allarmante carenza dei controlli nella finanza: come è stato possibile?

      Quando un sistema finanziario perde in un anno e mezzo quasi un trilione di dollari, per la precisione 945 miliardi, qualcosa che non è andato nel sistema dei controlli c'è sicuramente stato. Si deve indagare senza indulgenze sia sul sistema del rating di Moody's e delle altre agenzie, sia soprattutto sugli illeciti che si sono annidati a Wall Street in tutti questi anni, cosa quest'ultima che è finalmente cominciata la settimana scorsa. Troppe opacità, troppe mancanze di trasparenza, troppi meccanismi ambigui. E in unione a questo, troppo reckless investment, investimento incosciente. Non è un reato, ma è ugualmente distruttivo. Servono poche ma precise regole. E' un grossissimo impegno: in America, Obama direi che è perfettamente consapevole di quest'esigenza di riportare ordine. In Europa probabilmente la consapevolezza è la stessa, occorre la volontà di trasformarla in fatti. E bisogna agire subito, per evitare che quando finalmente la situazione migliorerà si ricada ancora una volta nello stesso errore, e si riavvii lo stesso circolo vizioso di boom and bust.


      OBAMA

      Cosa augura ad Obama? Ma lei è stato contattato? Ed è vero che sta investendo in Borsa?

      Barack Obama ha tutte le qualità e l'intelligenza per essere un grande presidente. Certo, le condizioni sono disastrose, stiamo attraversando la più grave crisi degli ultimi 60 anni, e i tempi di recupero non saranno immediati. Però ha le migliori idee e il miglior team per realizzarle, da Larry Summers a Tim Geithner, il ministro del Tesoro, dal superconsulente Paul Volcker a Mary Shapiro (nominata ieri a capo della Sec, ndr). Quanto a me, ho già lavorato con l'amministrazione Clinton, e ora preferisco mantenere l'attuale posizione, da un lato di docente universitario e dall'altro di consulente tramite la mia newsletter, che per fortuna va molto bene (Rge Monitor, ndr). Dagli ambienti politici, in tutti questi mesi mi hanno telefonato spesso, non le dirò chi, per chiedermi consigli: spero che continueranno a farlo. Se sto investendo in Borsa? Diciamo che io sono il tipico investitore "passivo". Non mi preoccupo dell'andamento del breve termine. Se mi chiede se da qui a 20 o 30 anni sarà stato un buon affare, migliore di tanti altri investimenti, le rispondo certamente di sì. Sul breve e medio il discorso è molto diverso. Come dicevo, neanche Obama può fare miracoli.


      (a cura di Eugenio Occorsio)

      (19 dicembre 2008)

      Fonte: http://www.repubblica.it/
      [www.repubblica.it]

    1. alcenero 29 dicembre 2008

      LA REPUBBLICA INTERVISTA NOURIEL ROUBINI (PARTE I)



      ROMA - Nouriel Roubini, uno dei più prestigiosi guru di Wall Street, origini iraniane, nato a Istanbul, master alla Bocconi, oggi docente di economia alla New York University, ha acquisito fama e prestigio globali da quando è riuscito a prevedere con sistematica puntualità tutti gli sviluppi dell'attuale crisi: dal crack immobiliare alla cartolarizzazione dei subprime, dai fallimenti bancari all'allargamento al settore industriale. Pur essendo consigliere di Obama, ha suggerito all'amministrazione Bush alcune modifiche alle misure di salvataggio che sono state prontamente accolte.





      Qualche giorno fa, all'indomani del taglio a zero dei tassi della federal Reserve americana, gli abbiamo chiesto se era disponibile a rispondere alle domande dei nostri lettori, che abbiamo raccolto attraverso il sito e abbiamo sintetizzate nei dieci argomenti essenziali. Oggi sul nostro giornale è apparsa una sintesi delle domande e delle risposte del professore, che riportiamo qui in una versione ampliata riportando anche alcune delle domande "originali", poche - ne sono arrivate più di 300 - ma riguardanti interessi che abbiamo ritenuto generali.


      (eugenio occorsio)





      TASSO ZERO


      La mia domanda è la seguente: con la decisione di portare i tassi a zero non ritiene che le Fed stia cercando di prendere il falling knife dei consumi e dell'immobiliare e stia sottovalutando i rischi ben più seri a livello di sistema di una fuga dal dollaro?? grazie.

      Raffaele Mascetra



      La Fed ha praticamente azzerato i tassi: la Bce farà lo stesso? Si va verso un modello tipo finanza halal o tipo le Jak Bank svedesi, in cui non si applicano interessi sui prestiti e le remunerazioni derivano esclusivamente da selezionati investimenti trasparenti e remunerativi, in cui chi ha i migliori progetti ha migliori condizioni di credito?

      Alberto Arnoldi



      Non è stata troppo aggressiva la Federal Reserve nel tagliare a zero i tassi?


      Bruno Riccardo Cravero




      Chiedo al professore se sia giusto anche in Europa provvedere ad un abbassamento più importante dei tassi e se ritiene efficace un allineamento stabilito per legge tra i tassi BCE e quelli realmente sopportati dai mutui.



      Marvin70


      Ora che i tassi Usa sono a zero, non si rischia di sprofondare nella deflazione?


      Roberto Tappolini



      Risposta di Roubini

      LA MISURA della Fed non è stata che la presa d'atto di una situazione di fatto. Già da tempo il tasso praticato dalle banche era vicino allo zero, perché il mercato spingeva in tal senso. E questo succedeva perché la stessa Fed aveva intrapreso un'ampia politica di monetary easing, inondando letteralmente il mercato finanziario di denaro con prestiti ed emissioni speciali rivolti alle istituzioni che vi operano ad interesse pressoché inesistente, e anche stampando dollari sic et simpliciter. Tutto questo sta portando già a qualche risultato, ma non dobbiamo farci illusioni: la crisi si è ormai estesa all'economia reale e sarà ancora lunga e dolorosa. Il mercato azionario scenderà ancora del 20%. La recessione è cominciata nel dicembre 2007 e andrà avanti per tutto il 2009. E anche quando nel 2010-11 l'economia riprenderà a crescere, lo farà a ritmi molto lenti, inferiori all'1%. Insomma, bisogna salvare Wall Street per salvare Main Street, il sistema finanziario (banche, broker, assicurazioni) per rilanciare quello produttivo. A questo punto, i percorsi di America, Europa e Asia sono paralleli, e i tempi di recupero potrebbero essere più o meno gli stessi.



      DOLLARO-EURO

      Perché a parità di situazione economica, c'è una differenza di valore così marcata tra euro e dollaro americano?

      Carlo De Amicis


      Possiedo un discreto numero di dollari americani. Cosa faccio, li cambio o aspetto tempi migliori? Nel caso fosse opportuno cambiarli subito è meglio previlegiare il franco svizzero la sterlina o l'euro?

      Cesare Camerani


      Cosa si deve fare in questo momento di crisi se si ha la sfortuna di avere in portafoglio dollari, sterline e dollari neozelandesi? Reinvestirli e aspettare che finisca la tempesta? Su quali aziende e banche si può con fiducia investire in questo periodo? Quali sono invece più a rischio?


      Supermari79


      Risposta di Roubini

      I MERCATI delle valute rispondono a logiche veramente imprevedibili. La verità è che America, Europa e Giappone sono tutti e tre in recessione, quindi a rigor di logica le valute che ne sono espressione dovrebbero andare tutte e tre male, il che è evidentemente impossibile. Il vero gioco è sui differenziali dei tassi, il cosiddetto carry trade, e quindi sulle speculazioni che comporta. Negli ultimi mesi c'era stato un rally del dollaro sull'euro, il che se vogliamo era irragionevole perché l'America andava peggio dell'Europa. Poi l'euro ha recuperato appunto perché in America si stava diffondendo il marchio del "tasso zero". Ma credo che il dollaro tornerà presto a rafforzarsi per la forte domanda di asset denominati in dollari causata dall'emissione di titoli Usa per finanziare i tanti interventi previsti. A meno che l'Europa non risponda con massicce emissioni di eurobond. Poi c'è il Giappone, che è in crisi nera da molto più tempo dell'occidente: bene, lo yen è stato paradossalmente forte per mesi sul dollaro, ma ora credo che anche qui la situazione si riequilibrerà. Lo vede quanto è complicato?


      L'ITALIA

      Ho sempre letto gli articoli di Nouriel Roubini già da gennaio 2008 e lo seguivo con la massima attenzione e trepidazione per le sue previsioni rivelatesi poi esatte. Oggi mi chiedo, l'Italia può finire come l'Islanda? o l'Argentina? Come dobbiamo tutelare noi piccoli risparmiatori i pochi soldi raccimolati da una vita? Da tempo non investo in Borsa e me ne guardo bene, la maggior parte del mio risparmio è in titoli di stato dando sempre un'occhio ai prezzi delle case che in teoria dovrebbero scendere: vorrei acquistare una casa più grande per la mia famiglia: quando sarà il momento giusto? o è meglio tenere un po' di liquidità ?


      Sara Montemaria


      Vista l'attuale fase di recessione (anticipata già da mesi dal crollo delle borse per vari motivi) e gli attuali interventi dei governi di tutto il mondo per incentivare consumi ed investimenti, quando prevede una ripresa consistente delle borse (dopo che nell'ultimo anno hanno perso dal 30 al 50%)? Io ho una discreta somma investita con piano di accumulo in fondi Abn, Master Az. Europa e America: mi consiglia di continuare il piano di accumulo e se è prevedibile un recupero almeno alla parità di quanto investito (in che tempi?).

      Mauro Bassani


      Vorrei un suo parere sulla possibilità di una crisi argentina in Italia, con conseguente blocco dei conti correnti nelle banche e blocco delle pensioni oltre ovviamente al massiccio attacco al sistema sociale condotto in modo spesso ipocrita e meschino (scuole, sanità). Tutto questo dopo anni di stagnazione, disoccupazione, licenziamenti di massa e mancanza di aiuti a precari e disoccupati (come saprà non è previsto un sussidio di disoccupazione a tutti i disoccupati, esiste solo per chi ha può dimostrare di aver lavorato per almeno due anni e dura sei mesi al massimo, poi basta). Secondo lei è possibile una crisi analoga? Se sì cosa consiglia di fare alla gente (non ai governanti, tanto quelli pensano a ben altro)?

      L. C.


      L'Italia non rischia di finire come l'Argentina o l'Islanda?

      Giorgio Secchiaroli



      Risposta di Roubini

      LA MIA risposta è no. Il vostro paese presenta una serie di elementi di instabilità e di difficoltà economiche, ma non è a rischio di fallimento. Restano comunque estremamente urgenti gli interventi di cui da tempo avete bisogno. Penso soprattutto all'incremento della produttività e della competitività, da perseguire con una serie di misure come il miglioramento della formazione professionale dei lavoratori, una decisa spinta sul fronte della ricerca scientifica e tecnologica, la modernizzazione delle aziende con l'introduzione massiccia delle nuove tecnologie, l'introduzione di ulteriori elementi di flessibilità nel mercato del lavoro. La chiave è tutta qui: oggi la produttività cresce meno del costo del lavoro, è un problema che hanno anche Spagna e Grecia e ha avuto a tratti anche la Germania, ma è inaccettabile per un paese che peraltro deve già fronteggiare quello che è un elemento di forza e insieme di debolezza, e cioè l'appartenenza all'unione monetaria. Un fattore che la rende ovviamente solida ma anche in un certo senso vulnerabile perché non consente di avere una propria politica monetaria, sostanzialmente una propria indipendenza, o meglio autonomia.



      GLI INTERVENTI

      Fino ad oggi il tracollo dei mercati finanziari è stato posticipato solo grazie agli annunci di piani di sostegno a suon di miliardi di dollari e/o euro. Quando finiranno gli effetti psicologici innescati dai governi con l'"effetto annuncio" cosa accadrà?. E soprattutto, ora che i margini di manovra delle banche centrali sono pressoché ridotti a zero, come si combatterà la deflazione?


      Vincenzo Figliolia


      Ho delle perplessità sui piani di salvataggio delle società che sono sull'orlo della bancarotta. Banche. Il finanziamento da parte dei singoli Stati (a titolo di capitale proprio o di prestiti obbligazionari) alle singole banche, di cui non è ancora possibile conoscere esattamente la situazione patrimoniale (e certamente non aiutano, in questo senso, le recenti disposizioni sulle modalità di contabilizzazione degli investimenti finanziari), potrebbe essere destinato alla estinzione delle reciproche esposizioni, con la conseguenza che potrebbero restare insoddisfatti i veri creditori e, cioè, gli investitori (imprese e consumatori). Dalle ricerche pubblicate da istituzioni finanziarie sembra che il patrimonio dei singoli Istituti sia eroso quasi completamente dalla perdite su derivati e su crediti non garantiti. Non sarebbe il caso, quindi, di costituire Agenzie nazionali con il compito di coordinare il piano di salvataggio delle banche, di ripulire i bilanci e di assicurare l'eguale trattamento di tutti i creditori, esautorando i vecchi managers? Imprese. Alcune grandi imprese rischiano di fallire, con rilevanti conseguenze sul piano sociale. Alcune di loro, però, operano in settori "maturi"; secondo Lei non sarebbe opportuno provvedere allo loro riconversione (ovvero alla cessione degli assets di valore) in altri settori produttivi , con ricollocazione della manodopera, piuttosto che finanziare, forse inutilmente, un piano di salvataggio di corto respiro? Anche in questo caso, la gravità della crisi potrebbe richiedere la costituzione di un Ente finanziato dallo Stato per la gestione di questi processi, nel tentativo di ottimizzare l'allocazione delle risorse pubbliche (alla stregua dell'IRI italiano del dopoguerra). Cosa ne pensa?

      Gianni Leonio


      Volevo una sua opinione in merito alla tanto nominata protezione dello stato. Io mi chiedo come sia possibile che lo stato possa farsi garante di tutto (sanità, pensioni, scuole, banche, industrie, cassa integrazione)? Dove potrà trovare tutte le risorse necessarie se i consumi calano e le aziende, producendo meno, pagheranno meno tasse e quindi lo stato avrà meno introiti?

      Carlo Martinchich



      Al professor Roubini, di cui sono un grande estimatore e spero in un prossimo incarico nella'amministrazione Obama, volevo chiedere quali ritiene i settori che saranno più colpiti.

      Enrico Vaccari



      Leggo spesso La Repubblica e ricordo quando questa estate il Prof. Roubini esortava la Bce al taglio dei tassi. Sarebbe cambiato qualcosa se si fosse intervenuti con tempo? Avremmo potuto almeno alleggerirne gli effetti?

      Alessandro Tarola


      Con tutta questa iniezione di liquidità nel sistema economico, soprattutto nel sistema bancario tutto ciò non creerà un'inflazione a doppia cifra nel prossimo futuro? Se è cosi', quando comincerà a crescere l'inflazione tra sei mesi un anno?

      Carmine De Chiara



      Ma dove mai troveranno i governi le risorse necessarie per finanziare gli imponenti interventi di salvataggio che sono stati messi in cantiere, prima in America e poi nel resto del mondo?

      Francesco Colajanni


      Risposta di Roubini

      QUI c'è uno dei punti centrali dell'intera crisi. Naturalmente ci sono paesi più pronti a varare massicci interventi pubblici, e altri meno. Fra i primi c'è sicuramente l'America, per la sua facilità di accesso ai mercati internazionali del credito e anche perché quanto a debito pubblico c'è ancora margine di manovra: oggi è inferiore al 50% del Pil, dopo questa massiccia ondata di interventi si potrà arrivare al 60-65%, che è molto ma per un paese forte come gli Stati Uniti è ancora tollerabile e riassorbibile in un ragionevole numero di anni. Fra i paesi che invece incontrano dei limiti c'è l'Italia. Come dicevo, dovete considerare una grande fortuna far parte dell'euro, però bisogna misurarsi concretamente con i problemi. E a volte può diventare un problema un patto di stabilità così rigido e severo: ora, non sostengo che debba essere abolito, però dovrebbe essere interpretato con magg

      (19 dicembre 2008)

      Fonte: http://www.repubblica.it/
      Link [www.repubblica.it]

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