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L’ IKEA ARREDA L’OCCUPAZIONE

DI ADRI NIEUWHOF
electronicintifada.net/

Il 23 giugno scorso l’emittente Swedish Radio ha riportato che il gigante dell’arredamento IKEA in Israele, in maniera discriminatoria, fa consegne agli insediamenti israeliani illegali ma non alle città palestinesi dei territori occupati in Cisgiordania.

Il corrispondente della Swedish Radio in Israele, Cecilia Udden, ha spiegato che stava traslocando nella città palestinese di Ramallah nei territori occupati ed ha chiesto allo staff dell’IKEA israeliana se i suoi mobili potevano essere trasferiti. Ha raccontato che dietro il bancone del negozio c’era una enorme cartina di Israele che non riportava i confini della Cisgiordania, la Striscia di Gaza e le alture del Golan siriane. Sebbene le spese di trasporto dell’IKEA vengono calcolate in base alla distanza, con grande sorpresa della Udden, il trasferimento a Ramallah non era possibile. Tuttavia, il negozio l’ha informata che i mobili potevano essere consegnati ai vari insediamenti israeliani in tutta la zona occupata.

Ove Bring, un professore di diritto internazionale, ha spiegato alla rivista svedese on-line Stockholm News che la politica dell’IKEA è discriminatoria nei confronti dei palestinesi. Inoltre, la politica delle spedizioni viola il codice di condotta della compagnia, che è pubblicato sul suo sito web ( IWAY Standard [PDF])

Nel rapporto della Udden, l’IKEA ha dichiarato che, poiché si appoggia a compagnie di trasporti locali, è vincolata alle leggi del posto. Tuttavia, Bring ha sfidato la dichiarazione dell’azienda ed ha affermato che l’IKEA deve esaminare se le compagnie di trasporto siano davvero impossibilitate a consegnare a tutti i clienti che richiedono i prodotti. Di fatti, quando la Udden ha insistito per avere una risposta dalla compagnia di trasporti sul perchè i suoi mobili non potevano essere trasferiti a Ramallah, è stata informata che la milizia israeliana proibisce le consegne ai clienti nelle comunità palestinesi dei territori occupati.

Nella sua storica opinione consultiva del 2004, la Corte Internazionale di Giustizia ha enfatizzato l’illegalità delle attività che normalizzano gli insediamenti illegali di Israele nei Territori occupati. Di fatto, il rabbino Abraham Cooper del Wiesenthal Centre – che sta costruendo un Museo della Tolleranza su uno storico cimitero musulmano a Gerusalemme – ha detto al settimanale ebraico con base in California J. che l’apertura di un punto vendita IKEA in Israele “sarebbe un altro spiraglio per gli attentati che sono là fuori per boicottare Israele” (“In Israele apre in primavera il primo store IKEA , 12 gennaio 2001).

Ironicamente, prima dell’apertura di un punto vendita IKEA in Israele nel 2001, il rivenditore venne minacciato di boicottaggio dal Wiesenthal Centre, in quanto il fondatore della compagnia, Ingvar Kamprad, era stato un membro del fascista Nuovo Movimento Svedese negli anni ’40. Il Wiesenthal Centre ha inoltre sospettato che l’IKEA assecondasse il boicottaggio di Israele da parte della Lega Araba, perché sembrava evitare un coninvolgimento commerciale in Israele malgrado le possibili opportunità. In una lettera del dicembre 1994 al Wiesenthal Centre, il presidente dell’IKEA Anders Moberg ha dichiarato che la compagnia non aveva partecipato con la Lega Araba nel boicottaggio e che l’IKEA stava esaminando la possibilità di aprire un punto vendita in Israele.

Oggi l’impero dell’IKEA vanta 300 negozi in 35 paesi, compresi due punti vendita in Israele; la compagnia ha intenzione di aprirne un terzo ad Haifa nel 2012. Il marchio IKEA è sopravvissuto alle rivelazioni sui legami del suo fondatore con il fascismo durante la sua giovinezza e la compagnia ha manifestato la sua sensibilità nei confronti di un eventuale boicottaggio dei consumatori.

Ed ancora altra ironia, il movimento israeliano Boycott, Divestment and Sanctions [Boicottaggio, Cessione e Sanzioni, ndt] si sta già mobilitando in Svezia. Alla fine di giugno, la Swedish Dockworkers-Union [sindacato dei lavoratori portuali svedesi, ndt] ha iniziato un blocco di una settimana delle merci da e per Israele. L’azione del sindacato è una risposta all’appello dei sindacalisti palestinesi nel contesto dell’assedio israeliano di tre anni nella striscia di Gaza ed il suo attacco alla nave di soccorsi Mavi Marmara lo scorso 31 maggio. In questo contesto, rimane da vedere se l’IKEA modificherà la politica razzista del suo punto vendita in Israele prima che tali pratiche ispirino una nuova minaccia di boicottaggio dei consumatori.

Adri Nieuwhof è un consulente ed avvocato per il diritti umani con base in Svizzera

Fonte: http://electronicintifada.net/
Link: http://electronicintifada.net/v2/article11363.shtml?utm_source=feedburner&utm_medium=feed&utm_campaign=Feed%3A+electronicIntifada+%28Electronic+Intifada%29
5.07.2010

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di ROBERTA PAPALEO

Pubblicato da Davide

  • RINOGAETANO

    Ecco perche’ nei film di berlusca, natali a citta diverse, quello si sposa con la figlia di ikea, o almeno viene menzionata… pubblicita’ occulta e favoreggiamento… che schifo

  • Ricky

    Ma cosa ci si doveva aspettare da un’azienda che in tutto il mondo stritola i piccoli produttori, i mobilifici locali della zona in cui si installa e il cui fondatore é in odore di simpatie nazi?
    A Valencia, in Spagna, uno dei poli dell’industria dei mobili di quel Paese, le piccole aziende hanno fatto muro e finio ad ora hanno impedito l’apertura di filiali Ikea nella regione.
    Spero che resistano.

  • airperri

    http://www.youtube.com/watch?v=9wIJ0Qq8TWg
    ..
    prova che erano stati realizzati da onesti e operosi indigeni ‘artigiani’ , dunque…

    Fanculo Martha Stewart !

  • sacrabolt

    Col fascismo, commesse belliche, militarizzazione delle fabbriche e della società divennero fattori costitutivi del regime, ed Agnelli un fervente sostenitore di Mussolini, anche presso il re piemontese. Successivamente Agnelli fu nominato senatore del fascismo e benemerito del regime, premiato personalmente da Mussolini l’ 1 marzo 1923 col Laticlavio.

  • imsiddi

    ma che gente che c’é in giro! sempre dare la colpa agli altri e dire che se l’Ikea e’ così grande sicuramente c’e’ dietro qlcosa. intanto é grazie a NOI che l’IKEA vende. l’IKEA non ti obbliga a comprare i suoi mobili, ma se vedete i centri sono sempre pieni di gente come NOI.

    poi, é ovvio che quando apri una filiale in un paese devi cmq sottostare alle regole dove ti trovi, (non voglio fare l’avvocato del diavolo), ma secondo me si dovrebbero sentire le due campane. ci saranno forze maggiori, che dettano regole da seguire (e non mi stupirei, degli embarghi che Israele vuole mettere in alcuni territori)

    non é mia intenzione stare dalla parte di IKEA, ma piuttosto quella di piantarla di dare sempre la colpa agli altri, e vedere solo quello che si vuole.

  • michail

    esatto!

  • sacrabolt

    Non vorrei essere frainteso: pubblicando l’immagine di una Fiat che vende in Israele, non intendo alleggerire la posizione di Ikea. Piuttosto credo che questi, come altri aziendoni, potrebbero sicuramente fare a meno di un mercato governato da guerrafondai razzisti. Non rinunciandoci sono complici, lasciando al benpensante israeliano una sensazione di normalità e di fare parte di un mondo civile (per quanto sia aberrante che oggi tale funzione la faccia l’automobile, l’arredamento ed il cellulare Nokia).
    Ben hanno fatto Costello ed altri a boicottare le date israeliane dei loro concerti… qualcuno dei loro fan forse comincerà a farsi delle domande.

  • Ricky

    E’ un elemento di concorrenza, ma é concorrenza sleale

  • Monarch

    Che fortuna che hanno i palestinesi a non dover vivere con dei mobili che fanno cagare. meglio mangiare per terra che su un tavolo ikea. Per gli israeliani invece l’ikea va benissimo..

  • Monarch

    Ma smettetela di rompere i coglioni con ste stronzate “lui era fascista lui era nazista ecc ecc” TUTTI erano fascisti o nazisti a quei tempi.
    La Bayern faceva ricerche mediche nei “campi di concentramento” e produceva i gas nervini usati li e in battaglia per sterminare persone…e allora quando avete la febbre non comprate l’aspirina.
    La differenza tra quelle merde e i gerarchi nazisti fascisti è che i primi dalla seconda guerra ne sono usciti ricchi sfondati e i secondi appesi a un cappio. RIflettete

  • Monarch

    …e smettetela di rompere i coglioni con ste stronzate “lui era fascista lui era nazista ecc ecc” TUTTI erano fascisti o nazisti a quei tempi. La Bayern faceva ricerche mediche nei “campi di concentramento” e produceva i gas nervini usati li e in battaglia per sterminare persone…e allora quando avete la febbre non comprate l’aspirina. La differenza tra quelle merde e i gerarchi nazisti fascisti è che i primi dalla seconda guerra ne sono usciti ricchi sfondati e i secondi appesi a un cappio. RIflettete

  • cinthia

    Invece di fare qui sterili polemiche e inutili commenti, scrivete a questo indirizzo mail la vostra indignazione
    per questo episodio ignobile di mancanza di rispetto dei diritti umani.
    Ikea sembra un’azienda attenta alla politica di vendita e consumo, sono certa che se le arriveranno molti reclami, ci penseranno meglio!
    [email protected]

    Questa è la mail che ho inviato io con allegato l’articolo:

    “Questo descritto dall’articolo di seguito allegato
    non mi sembra un comportamento eticamente corretto,
    né tantomeno una buona pubblicità per voi.
    Io lo passerei a chi di dovere con il consiglio di rifletterci meglio,
    si fa presto in questo mondo globalizzato a perdere appetibili fette di mercato.
    Intanto mi preoccuperò di divulgarlo il più possibile,
    soprattutto su Facebook, a voi la prossima mossa.
    Cordialmente,
    NOME e COGNOME
    una Cliente dei vostri negozi”

    Questa la pronta risposta (neanche un’ora dopo!) del PR di IKEA:

    “Gentile Signora Sbardella,
    grazie per la sua e-mail
    IKEA è presente in Israele dal 2001: tutti i clienti sono benvenuti nei negozi presenti in questo Paese,
    indipendentemente dal luogo in cui vivono e senza alcuna discriminazione religiosa, razziale o di altro tipo.
    Purtroppo il Governo e delle Autorità Israeliane impongono restrizioni che non consentono di attraversare il confine
    con i Territori Palestinesi per fare consegne di prodotti.
    Abbiamo appena compiuto ulteriori verifiche presso fonti locali e indipendenti, che tuttavia ci hanno confermato l’informazione
    che nessuna azienda di trasporto può,
    sotto le attuali restrizioni legali, consegnare prodotti acquistati nei negozi IKEA all’interno dei Territori
    interamente controllati dall’Autorità Palestinese, quali appunto la città di Ramallah.
    Continueremo a seguire da vicino gli sviluppi della complessa situazione di questo Paese.

    Molti cordiali saluti,

    Carlotta Guerra
    Media Relations
    IKEA Italia Retail”

    Questa la mia replica:

    “Questo mi convince anche di più che a volte vanno fatte delle scelte di mercato,
    magari dolorose economicamente ma eticamente GIUSTE!
    Israele non è il padrone del mondo e non può e non deve permettersi di infrangere tutte le regole che vuole,
    persino le risoluzioni dell’ONU, solo perché è un paese ricco, potente e appoggiato dagli USA.
    Se il mondo politico internazionale non è in grado di farglielo capire,
    sarebbe cosa saggia e giusta che glielo facessero comprendere i consumatori di tutto il mondo,
    visto che il mondo è governato più dalle leggi di mercato che da quelle di etica umana.

    Grazie per la sua pronta risposta anche se tende più a giustificarsi
    che a prendere una posizione chiara.

    Cordialmente”

  • castigo

    Monarch:

    Ma smettetela di rompere i coglioni con ste stronzate “lui era fascista lui era nazista ecc ecc” TUTTI erano fascisti o nazisti a quei tempi.

    ma certamente.
    il problema sorge quando questi “signori” vogliono porsi quali esempi di specchiata onestà e moralità, interessati non alla crescita dei loro patrimoni e del loro potere, ma al benessere della “nazione”…..
    allora è bene ricordarne i trascorsi, affinché si interrompa il loro processo di “santificazione” 😉
    un po’ come per luca luca [sitoaurora.splinder.com]……..

    La Bayern faceva ricerche mediche nei “campi di concentramento” e produceva i gas nervini usati li e in battaglia per sterminare persone…e allora quando avete la febbre non comprate l’aspirina.

    questa è nuova.
    gas nervini nei campi.
    mi risulta usassero il zyklon-b…….
    se poi li avessero usati in battaglia credo li avrebbero seppelliti di quella roba (magari non nervini ma gli alleati avevano ampie scorte di gas convenzionali), e non se lo potevano permettere.

    La differenza tra quelle merde e i gerarchi nazisti fascisti è che i primi dalla seconda guerra ne sono usciti ricchi sfondati e i secondi appesi a un cappio. RIflettete

    non tutti son finiti appesi, non tutti……. solo gli inutilizzabili o quelli che avevano avuto più “visibilità”.