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KOSHER A THERAN

DI JONATHAN COOK
The Guardain

Malgrado gli incentivi finanziari, gli Ebrei iraniani sembrano riluttanti ad emigrare in Israele

L’Iran è la nuova Germania nazista e il suo presidente Mahmoud Ahmadinejad, il nuovo Hitler. O per lo meno è quello che gli ufficiali israeliani dichiarano da mesi insieme ai loro alleati americani, mentre cercano di persuadere gli scettici a Washington che un attacco su Tehran è essenziale. E se le ultime cronache sui media sono attendibili, sembra che possano vincere ancora una volta la battaglia dei cuori e delle menti: pare che il vice presidente Dick Cheney stia di nuovo deviando la Casa Bianca verso la pista per lanciare un attacco militare.

In precedenza quest’anno Benjamin Netanyahu, leader dell’opposizione israeliano e uomo che pare darsi l’immagine di capo allarmista, ci ha detto: “è il 1938 e l’Iran è la Germania. E l’Iran corre ad armarsi con bombe atomiche”. Di Ahmadinejad ha detto: “sta preparando un altro olocausto per lo stato ebraico”.Alcune settimane fa, quando l’intelligenza militare israeliana ha affermato – come fa regolarmente dall’inizio degli anni 90 – che l’Iran è solo a un anno o poco più dal “punto di non ritorno” per lo sviluppo di una testata nucleare, Netanyahu è rientrato nuovamente in discorso. “L’Iran potrebbe essere la prima potenza nucleare indissuadibile” ha avvertito, aggiungendo: “Questo è un problema ebraico proprio come Hitler era un problema ebraico… Il futuro del popolo ebraico dipende dal futuro di Israele”.

Ma Netanyahu è lontano dall’essere l’unico a fare commenti stravaganti sull’avvicinarsi di un genocidio da parte dell’Iran. Il nuovo presidente israeliano Shimon Peres, ha paragonato una bomba nucleare iraniana ad un “campo di concentramento volante”. E il primo ministro Ehud Olmert, ha detto ad un quotidiano tedesco lo scorso anno: “[Ahmadinejad] parla come ha fatto Hitler ai suoi tempi dello sterminio dell’intera nazione ebraica”.

C’è un problema interessante per vendere la storia dell'”Iran come la Germania nazista”. Se Ahmadinejad è veramente Hitler, pronto a commettere un genocidio contro gli Ebrei di Israele non appena può mettere le mani su un’arma nucleare, perché circa 25000 Ebrei vivono pacificamente in Iran e sono più che riluttanti ad andarsene, nonostante le ripetute lusinghe da parte di Israele e degli Ebrei americani?

Qual è il fondamento dei gravissimi pronostici di Israele – l’impalcatura ideologica è stata verosimilmente eretta per giustificare un attacco sull’Iran? Utilmente a tal fine, quando George Bush ha difeso le sue politiche irachene il mese scorso, ci ha nuovamente ricordato della minaccia che presumibilmente pone l’Iran: sta “minacciando di cancellare Israele dalla carta geografica”.

Questo mito è stato riciclato senza fine da quando è stato commesso un errore di traduzione di un discorso di Ahmadinejad fatto quasi due anni fa. Gli esperti di Farsi hanno verificato che il presidente iraniano, lungi dal minacciare di distruggere Israele, citava un discorso precedente del defunto Ayatollah Khomeini in cui rassicurava i sostenitori dei Palestinesi che “il regime sionista a Gerusalemme” sarebbe “svanito dalla pagina del tempo”.

Non minacciava di sterminare gli Ebrei o persino Israele. Paragonava l’occupazione di Israele dei Palestinesi ad altri sistemi di potere illegittimo la cui epoca era finita, compresi gli Shah che un tempo governavano l’Iran, l’apartheid in Sudafrica e l’impero sovietico. Tuttavia, questa traduzione errata è sopravvissuta ed ha prosperato perché Israele e i suoi sostenitori l’hanno sfruttata per i propri grossolani fini propagandistici.

Nel frattempo la comunità di 25000 Ebrei Iraniani è la più grande in Medio Oriente fuori da Israele ed ha radici che risalgono a 3000 anni fa. Come una delle tante minoranze non musulmane in Iran, gli Ebrei sono oggetto di discriminazione, ma sono certo non più svantaggiati del milione di cittadini palestinesi di Israele – e di gran lunga più ricchi dei Palestinesi sotto occupazione israelinana in Cisgiordania e a Gaza.

Gli Ebrei iraniani sono poco influenti dal punto di vista decisionale e non gli è consentito di ricoprire posizioni di alto rango nell’esercito o nella burocrazia. Ma godono di molte libertà . Hanno un rappresentante eletto al parlamento, praticano la propria religione apertamente nelle sinagoghe, le loro associazioni caritatevoli sono fondate dalla diaspora ebraica, e possono muoversi liberamente, compreso in Israele. A Teheran ci sono sei macellai kosher e circa 30 sinagoghe. L’ufficio di Ahmadinejad ha fatto recentemente una donazione ad un ospedale ebraico di Tehran.

Come ha osservato Ciamak Moresadegh, un leader ebreo iraniano:”Se si crede che l’Ebraismo e il Sionismo siano una cosa sola, è come credere che l’Islam e i Talibani siano la stessa cosa, e non lo sono”. I leader iraniani denunciano il Sionismo, cui attribuiscono la colpa di fomentare le discriminazioni tra i Palestinesi, ma hanno anche ripetutamente ammesso di non avere problemi con gli Ebrei, l’Ebraismo o persino lo stato di Israele.

Ahmadinejad, caricaturizzato come un mercante di genocidio, ha in effetti sostenuto un “cambiamento di regime” – e poi solo nel senso che crede che dovrebbe essere fatto un referendum di tutti gli abitanti di Israele e dei territori occupati, compresi i rifugiati di guerra, sulla natura del governo.

Malgrado l’assenza di qualsiasi minaccia per gli Ebrei dell’Iran, i media israeliani hanno recentemente riportato che il governo israeliano ha cercato di trovare nuovi modi di attrarre gli Ebrei iraniani in Israele. Il quotidiano Ma’ariv ha indicato che gli schemi precedenti hanno riscontrato poco interesse. C’è stata, come ha notato il rapporto, “la mancanza di desiderio da parte di migliaia di Ebrei iraniani di partire”. Secondo il quotidiano Forward, che ha sede a New York, una campagna per persuadere gli Ebrei iraniani ad emigrare in Israele ha indotto solo 152 di questi 25000 Ebrei a lasciare l’Iran dall’ottobre 2005 al settembre 2006, e pare che la maggior parte di questi sia emigrata per ragioni economiche, non politiche.

Per rinforzare questi tentativi – e presumibilmente per evitare l’imbarazzante incongruenza del sostenere l’intento genocida dell’Iran mentre migliaia di Ebrei vivono felicemente a Tehran – Israele sta ora sostenendo la mossa da parte di donatori ebrei di garantire a ciascuna famiglia ebrea iraniana 60000 dollari per stabilirsi in Israele, oltre ad una serie di incentivi finanziari già esistenti che vengono offerti agli immigranti ebrei, compresi prestiti e mutui a basso costo.

L’annuncio è stato accolto con disprezzo dalla Società degli Ebrei Iraniani, che ha rilasciato una dichiarazione che la loro identità nazionale non è in vendita. “L’identità degli Ebrei iraniani non è commercializzabile per nessuna somma di denaro. Gli Ebrei iraniani sono tra i più antichi Iraniani. Gli Ebrei iraniani amano la propria identità e la propria cultura, pertanto le minacce e questa mossa politica immatura di attrazione non otterranno i loro scopi di cancellare l’identità degli Ebrei iraniani”.

Più importante del benessere delle famiglie ebree iraniane, sembra che sia il valore degli Ebrei iraniani come strumento di propaganda nella battaglia di Israele per persuadere il mondo che la coesistenza con il mondo musulmano è impossibile. Per coloro che vogliono ingegnerizzare uno scontro tra civiltà , l’eredità ebraica di 3000 anni in Iran non è qualcosa di cui far tesoro, ma solo un altro ostacolo per la guerra.

Jonathan Cook
Fonte: http://commentisfree.guardian.co.uk
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07.08.2007

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di MICAELA MARRI

Pubblicato da Davide