JACKO E' MORTO. I JACKOMANIACI NON ANCORA

JACKO E' MORTO. I JACKOMANIACI NON ANCORA

Paralleli tra i fedeli di Michael Jackson e di Hussein Musavi


DI FULVIO GRIMALDI

fulviogrimaldi.blogspot.com/

Nel “manifesto” e tra le turbe assimilabili è esploso uno psicodramma: a chi tributare più onori, amori, bagliori e falsità tra gli olimpionici del firmamento dirittoumanista, Neda (la povera ragazza fulminata a Tehran per la soddisfazione degli Usa), Michael Jackson, Obama, o… Manuel Zelaya, il presidente dell’Honduras rovesciato con un golpe violento dai gorilla usciti dalla base Usa di Soto Cano, sede anche dell’aeronautica honduregna che ha favorito il golpe? L’ultimo della lista, non essendo che il presidente liberale di una lontana repubblica delle banane, dove nessuno legge “il manifesto”, poteva essere accantonato subito. Per lui bastava, nel giorno del suo rapimento, un articoletto in fondo al giornale, all’ombra dei paginoni sugli armaniani di Tehran, zeppo di se e di ma su un personaggio tutto sommato di scarso peso nello scontro epocale e planetario per la democrazia, quella “dal basso”. Aveva forse sancito l’inviolabilità degli omosessuali? Aveva forse combattuto la cultura machista e antifemminista radicata nella società? Aveva legalizzato il matrimonio tra individui dello stesso genere? Aveva permesso la fecondazione assistita e il testamento biologico? Sacrosante richieste di diritti civili, prefigurati nella nuova costituzione, ma, ahinoi, non ancora in vigore! Soprattutto, aveva mai invitato a palazzo Niki Vendola? Niente di tutto questo. Aveva addirittura preferito i rivoluzionari “populisti” Chavez, Morales e Correa, all’ineguagliabile caracolero pacifista Marcos! Si accontentava di una nuova costituzione che ridesse un po’ di banane e di giustizia al popolo.


Era amico di Chavez, dio ce ne guardi e liberi. Anzi, per l’articolista non era neanche tanto certo che gli Usa del buon Obama c’entrassero, magari no, poverini, vista quella gran brava persona del neopresidente Roberto Micheletti, installato dai golpisti, per quanto odiassero Chavez e ne volessero tagliare i tentacoli centroamericani. Non sostengono forse, gli Usa, i “nostri” a Tehran? Che il golpe sia stato diretto dal generale Romeo Vasquez, diplomato alla famigerata Scuola delle Americhe, che l’aeronautica fosse comandata dal collega e compagno di studi generale Prince Suazo, che tra i militari e gli oligarchi dell’Honduras da decenni non si muove foglia (di banana e no) senza che la Cia non voglia, al “manifesto” non è parso motivo di eccessivi sospetti e, dunque, di mobilitazioni di portata iraniana o tibetana. Tanto più che il fidato inviato Gianni Beretta simpatizza apertamente per l’oriundo italiano, “assai competente”, piuttosto che per quel Zelaya “arrivato non si sa come alla sinistra” e, tra le colonne di decine di migliaia di campesinos e indigeni che si muovono verso Tegucigalpa da tutto il paese in difesa del loro presidente, non vede che poche centinaia di inoffensivi manifestanti. Di cui dopo due giorni ne sono stati già ammazzati tre. Ufficialmente.



E allora che Zelaya non invada i sacri spazi riservati ai veri pilastri della cupola. Quelle caterve di paginate sulla “svolta” del primo nero alla Casa Bianca (buone a incartare e occultare obamiane guerre di sterminio, golpe Cia, carceri della tortura, tribunali speciali per sospetti da pena infinita, silenzi su Gaza e compiacenze con Israele). Oppure il numero quasi speciale sulla morte di Michael Jackson, con i due paginoni d’apertura e il richiamo in prima sul “lutto planetario del mondo che piange la pop star” . L’interno è tutto un tedeum roboante e lacrimoso su “Michael Jackson fuori dal mondo”, “passaggio a icona pop di uno degli artisti più rilevanti del nostro tempo”, “il ragazzo che sa volare” e, in un crescendo da offertorio cantato, “L’arcangelo Michele, l’idolo dei kids”, “Snodabile perfezionista del moonwalk”, “Un divo tra realtà e fantasia”. E non vado neanche a inoltrarmi nelle tonnellate di piombo che poi colano da questi titoli. Mi vergogno.



Lasciamo stare le neri nubi giudiziarie che hanno accompagnato la psicopatologia erotica dell’individuo. Non me potrebbe fregare di meno. Manco il “manifesto” nelle sue deliranti ovazioni se ne ricorda. E in una cronaca necrologica magari andrebbero acchiappate. Non fosse che in questo paese basta morire per tornare netti e limpidi come i cieli di Fra’ Angelico.



Conta piuttosto che quella del cantante-danzante OGM, affetto da scattini mesmerici, era davvero diventata musica discutibile, salvo qualche sprazzo in collaborazione con Paul McCartney, sfornata da furbacchioni e imbonitori computerizzati a portare la cultura musicale dei giovani a livelli che il pop d’antan pare Beethoven. E, si sa, con il rincoglionimento musicale, sono tanti gli altri rincoglionimenti che arrivano. E pensare che questo satrapo dei supermercati muzak deteneva i diritti per le musiche dei Beatles! Come se Berlusconi detenesse i diritti di Nicolò Machiavelli. Come se Franco Giordano (ex-staffiere di Bertisconi) fosse padrone dei diritti di “Stato e rivoluzione”. In perfetta sintonia con la sua decadenza musicale (lasciamo stare “Thriller”, merito del buon Landis), questo abietto organismo geneticamente automodificato ha rappresentato il migliore modello di paranoia esistenziale che l’industria culturale del consumismo abbia saputo proporre ai giovani da decerebrare. Modello apicale di autoconsumismo. Per ridursi a una maschera più spaventosa e mortifera di Harry Kruger, ha operato sul suo corpo di nero rinnegato come Jack lo Squartatore, o il mostro di Firenze, operavano sulle loro vittime. Ne sono discese, dalle montagne di un’umanità che si autostimava, le slavine di femmine che hanno individuato il culmine della loro emancipazione nel gonfiarsi le tette, sgonfiarsi il culo, rimpolparsi le guance e tirarsi la faccia fino a non vederci quasi più. Dall’altare a forma di letto a dodici piazze, il papi liftato e ripiantato benediceva. E invitava.

Non si voleva, fin da Adamo ed Eva, che le creature si sentissero laidi di colpa originale e perciò si inabissassero davanti a chi glielo faceva credere onde estorcergli denaro, sudore, dolore, midollo, quando non preferiva trapassarle con lance crociate, purificarle sulle pire, incenerirle col fosforo bianco? Chi meglio di Jacko ha combinato l’ossessione individualista, per cui tutto sarebbe stato perfetto se solo si fosse sbiancato la pelle in pendant con i padroni e abboracciato un'altra faccia, più simile a loro, con il massimo della spersonalizzazione. Le due cose vanno insieme. Sono i paradigmi che il potere applica ai sottoposti nella sua fase apocalittica. Essere uno qualunque, pensarsi l’ombelico del mondo, ma farsi schifo per come, in quel mondo, ti hanno fatto entrare mamma e papà e i fessi doloranti che li hanno preceduti. Dunque cercare di modificarsi fino almeno alla caricatura del modello senza colpa originaria. E’ questa la nuova epistemologia. Ce la insegnano ogni giorno da tutti gli schermi e quando alla fine ci saremo tutti rimestati e adulterati, con ogm o motu proprio, potremo partecipare in massa al remake di “Essi vivono” (vedi filmografia di Cronenberg).

“Il manifesto” e affini hanno una loro linea. Che va dal’esaltazione per Michael Jackson a quella per i più infami videogiochi sparati sulla psiche inerme dei ragazzi dagli operativi della guerra di sterminio culturale Usa. Quei giochi dove più vinci quanto più sbrani, squarti, mitragli, radi al suolo, stupri. I giochi su cui si sono formati i ragazzotti di Abu Ghraib, Guantanamo, Bagram e loro succedanei anche nostrani. “La vertigine tra bene e male” si infervora nel titolo il critico (?), Federico Ercole: “Infamous è un videogame che esplora la metropoli dal punto di vista di chi è dotato di poteri straordinari. Il protagonista, schiacciato da un trauma devastante, si aggira per Empire City in mano ai mostri. Un clima di isolamento e di malattia ludicamente appagante in cui possiamo tutti giocare coi nostri principi morali”. Non te la cavi in nessun modo: o supereroe, o mostro. Siccome supereroe non ci sei… Non ti resta che rassegnarti, arruolarti tra i marines, o prendere una scure e andare in giro per scuole. Siamo in pieno delirio psicopatico, ma anche in piena responsabilità criminale. Costui sarà pure matto, ma lo sono anche quelli che dirigono questo giornale? O gli sta bene il binomio individualismo estremo-spersonalizzazione assoluta? Che trovata per quelli che, differentemente dai sinistri, ancora praticano l’attacco di classe.

Sarà per caso che, accanto a queste tonnellate di vasellina con cui si unguettano le protesi priapiche del padrone, facciano bella mostra di sé le paginate sul Festival del Cinema di Pesaro, quest’anno dedicate a quel crogiuolo di razze, religioni, culture che è la democratica e pacifica Israele? A coloro che invitavano al boicottaggio di questa scintillante tenda tirata sopra l’oceano di ossa, fango e sangue in cui si dibatte la Palestina , Valentino Parlato aveva già dato la risposta meritata: basta col razzismo, la cultura non può essere contaminata dalla politica, la libertà d’espressione è sacra, il dialogo pure. Purchè non a Gaza.

Sarà per caso che la lobby nel “manifesto”, “quotidiano comunista” dagli affascinanti paradossi, lobby capeggiata dall’”iraniana” Marina Forti, dall’”irachena” Giuliana Sgrena e dal tuttologo Marco D’Eramo, affianca all’eulogia di Jacko e dei manuali video per piccoli serial killer rovesciamenti logici che neanche Petrolini. Che nel quotidiano figurino manchette di conventicole cabalisticamente oscure come “Socialismo Rivoluzionario” che si impegnano “al fianco delle donne e degli uomini in lotta per la libertà in Iran” (intendendo la libertà come la intende il Fondo Monetario Internazionale), è necessitato dalle esigenze di bilancio di un’azienda. Per cui lievita il prezzo della copia, mentre svapora il numero dei lettori. Ma che Giuliana Sgrena, ritornata a Baghdad dopo la clausura forzata, imposta con ogni evidenza da agenti dell’occupante, ci descriva su due piatte pagine un paese in rigogliosa e serena rinascita, quando in quattro giorni ci sono stati 300 civili ammazzati da bombe piazzate da chi non vuol far andar via gli occupanti Usa e si contende per bande scite la successione; quando la Resistenza è tornata a colpire soprattutto al Nord con la media di un yankee al giorno ucciso e perciò la si deve occultare mescolandola alle bombe di regime nelle moschee; che questa stessa Sgrena si intrattenga piacevolmente con un macellaio di ministro dell’interno, probabilmente il primo assassino di massa del regime, che insista a dare amerikanamente dell’Al Qaida agli eroi della resistenza islamica e saddamita, questo supera ogni nostra pur volenterosa ironia. Fa davvero ribrezzo. Come quel D’Eramo che, sbertucciati coloro i quali si sono dovuti arrendere all’evidenza delle analogie tra rivoluzioni verdi, rosa, arancione, colorate, vede piuttosto una somiglianza tra la Primavera di Praga, coltivata dal comunista Dubcek contro il catafalco Brezhnev, e i casini provocati dagli yuppies sconfittii a Tehran. Son quelli che vedono un parallelo tra Michael Jackson e Vladimir Majakovsky.

Fulvio Grimaldi

Fonte: http://fulviogrimaldi.blogspot.com/

Link: http://fulviogrimaldi.blogspot.com/2009/07/jacko-e-morto-i-jackomaniaci-non-ancora.html
1.07.2009

Commenti (32)

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    1. Pausania 2 luglio 2009

      Appunto. Inutile prendersela con gli americani, con i marocchini o con chi è di volta in volta.

    1. Gariznator 2 luglio 2009

      Un po' come tutti noi, noi si che siamo svegli!
      In un modo o nell'altro siamo tutti coglioni, l'importante è prenderne atto...

    1. cloudcagliari 2 luglio 2009

      redazione donchisciotte, dovreste selezionare meglio i vostri articoli...vi seguo sempre con piacere ma

      "era davvero diventata musica discutibile, salvo qualche sprazzo in collaborazione con Paul McCartney,
      "

      evidentemente grimaldi e' un fan dei beatles, ma purtroppo per lui jackson ha fatto solo due canzoni insieme a mccartney, l'ultima nel 1984, e a detta di ogni critico musicale che si rispetti sono le piu' deboli dei rispettivi album.

      ancora, il livoroso grimaldi sostiene

      "
      In perfetta sintonia con la sua decadenza musicale (lasciamo stare “Thriller”, merito del buon Landis)
      "

      non sapevo landis scrivesse canzoni. landis e' il regista del video.

      il grimaldi insiste

      "
      Per ridursi a una maschera più spaventosa e mortifera di Harry Kruger"

      sarebbe Freddy?

      e ancora:

      "
      Chi meglio di Jacko ha combinato l’ossessione individualista, per cui tutto sarebbe stato perfetto se solo si fosse sbiancato la pelle in pendant con i padroni e abboracciato un'altra faccia, più simile a loro, con il massimo della spersonalizzazione.
      "

      piede in fallo per chi crede di essere controcorrente.
      grimaldi, ti fara' piacere sapere che jackson non si e' sbiancato proprio niente ma soffriva di vitiligine completa che copriva con tonnellate di cipira. come ci si sente a seguire il flusso delle notizie di massa, grimaldi?

      pessimo articolo, uno zabaione scaduto.

    1. Pausania 2 luglio 2009

      Un po' come i milioni che vanno alle manifestazioni dei sindacati e di Berlusconi. Quelli sì che sono svegli, invece.

    1. nsu_prinz_atomic_car 2 luglio 2009

      Giudicare JAKO secondo me è un'oltraggio all'arte, è come criticare la Monnalisa, l'Urlo di Munch oppure i passi di Nurejev, l'arte non è solo pittura o scultura, l'arte assume svariate forme e JAKO era una di quelle. Era un Mito che riusciva a muovere maree di fans ai suoi concerti; tutti imbecilli secondo te? Nel nostro sistema capitalistico uno come Jackson è inevitabilmente accerchiato da squadre di sciacalli pronti a spremerlo per bene per ricavarne più denaro possibile. Nei prossimi giorni il numero dei dischi venduti da jackson toccheranno sicuramente quota 1miliardo (dico un Miliardo). Lui faceva girare miliardi di dollari voi con i vostri discorsi critici fate girare solo le palle. JACKO finirà nell'olimpo della storia della musica. In quanto alla musica che ultimamente tu dici era diventata molto discutibile io ti dico che anche il grande Leonardo Da Vinci ha progettato cose del tutto inutili.

    1. ario 2 luglio 2009

      In effetti il popolo americano non è così coglione, in effetti quei milioni di gonzi che sono andati ad acclamarlo nel giorno del suo insediamento a Washington erano tutti cubani.

    1. Pausania 2 luglio 2009

      Immancabilmente Grimaldi mi fa rammentare le versioni di greco del ginnasio: sapevo che volevano dire qualcosa, ma non riuscivo a venirne fuori. Mai.

      A parte ovviamente le solite tirate da vecchio trombone contro i videogiochi, la musica pop e tutto quello che non piace a lui che, se non gli piace, allora è merda dell'imperialismo americano.

    1. francesco67 2 luglio 2009

      errata corrige:
      Essi Vivono é di Carpenter, no di Cronenberg

    1. djsdong 2 luglio 2009

      x ottavino il Giovedì, 02 luglio @ 00:40:45 CDT

      - cosa vuoi fare?? probabilmente non ti rendi conto delle stupidaggini che dici. e probabilmente ascolti solo quegli sfigati degli 883.

      riguardo michael jackson occorre avere un minimo di sensibilità artistica musicale e conoscenza di tutte le belle cose che ha fatto.

      sai, non è sicuro che abbia fatto sesso con dei bambini, lo dicono solo i media(che sai di essere falsari professionisti). inoltre, se i media si accanissero su di te (e iniziassero a inventare storie colorite sulle tue perversioni sessuali , ad esempio) chissa cosa scriverebbe la gente... e tu staresti a dire: "no, non è vero, io non ho fatto tutto questo, sono innocente" ma ciò non fermerà la convinzione che sarà ormai radicata nella gente... un radicamento ad opera dei fottutissimi media.

      ps: americano pezzo di merda??? intenderai il presidente obama, lui si che è una cacca. lascia stare, il popolo americano non è cosi coglione come appare qui in italia. viaggia ogni tanto che ti fa bene. apri la mente.

    1. djsdong 2 luglio 2009

      hey, fulvio, personalmente reputo PESSIMO, estremamente pessimo il tuo articolo.

      premetto di essere SARDO, di fare il DJ dal '93, di produrre musica da almeno 10 anni, di capire la musica dal blues alla drum'n'bass (con la musica di MJ nel mezzo).

      sai, è da qualche giorno che sono tornato in questo cesso di paese chiamato italia... un paese di malati per la moda, ignoranti, insicuri e raccomandati che si aggrappano a tutti i vari setereotipi offerti dai media nella speranza di essere accettati evitando un parere negativo...

      VENGO AL SODO:

      1 - se non aprezzi il genere musicale di MJ evita il discorso e tratta altri argomenti di cui sicuramente sei piu esperto, chi ti credi di essere??? tu non sei dio, non puoi giudicare.

      2 - ho notato che qui la morte di MJ non ha dato alcuna reazione, in america invece la gente ha OMAGGIATO un grante talento ballando, sorridendo, cantando e celebrando la vita sotto il ritmo delle tantissime HIT che hanno venduto milioni di copie (lp, mix 12" e cd) in tutto il mondo...

      3 - ne tu , ne io, ne nessun altro potremmo rifare tutto questo: da michael jackson in avanti saranno solo imitazioni.

      4 - fumati un cannone e rilassati.

      5 - spero vivamente che tu, caro fulvio, non faccia mai il critico musicale, è veramente difficile capire cosa dici in questo articolo, dedicati alla pittura :)

      dj sdong

    1. ottavino 2 luglio 2009

      Mi piacerebbe esistesse un giornale che in prima pagina, ogni giorno, riportasse questo titolo a grandi caratteri: AMERICANO PEZZO DI MERDA, LEVATI DAI COGLIONI. Altro che Il Manifesto....mi abbonerei subito....

    1. berotor 1 luglio 2009

      Ottime le considerazioni su Michael Jackson, al di là dei pietismi e del politically correctness post mortem:
      "il migliore modello di paranoia esistenziale che l’industria culturale del consumismo abbia saputo proporre ai giovani da decerebrare." Applausi.

      Riguardo al resto, la faccenda si complica: la critica alla violenza espressa in alcuni media (i videogiochi in questo caso) è un affare molto spinoso. Il rapporto tra etica e estetica nell'arte è un argomento da far rizzare i capelli ("e che i videogiochi sono arte?!", si starà chiedendo qualcuno).
      Riguardo alle critiche e alle oscure realtà dietro a Il manifesto, non saprei proprio cosa dire. Mi è sempre parso un giornaletto da piegare accuratamente e portare con stile sotto al braccio, ovviamente avendo cura che i caratteri l Manif siano ben visibili nella parte anteriore rivolta all'esterno. Insomma un oggetto di classe che ben si intona con una giacca di lana grezza di Missoni o magari di Comme des Garcons, per i veri connoisseur. Come a dire: prima della rivoluzione proletaria, lo stile, che cazzo!
      Eh si, caro amico, il comunismo, al giorno d'oggi, è una questione di immagine:
      «Oddio non so cosa mettermi per la manifestazione di domani!»
      «La maglietta del Che con la kefiah verde ti sta che è un amore!»

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