ITALIA SALVATA

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DI MIGUEL MARTINEZ
Kelebek

Un anno e mezzo fa, rischiavo il linciaggio telematico per non essere andato a votare: bisognava salvare l’Italia, mi dicevano.

L’Italia si è salvata (senza il mio contributo) ed eccola qui, esattamente uguale a quando era dannata.

Se le cose stanno così dopo che un’intera casta dirigente è stata spazzata via con Tangentopoli, dopo che tutto il sistema elettorale è stato ricostruito varie volte, quando nemmeno un partito politico rimane dalla Prima Repubblica, e dopo vari passaggi tra destra e sinistra che ci vengono sempre presentati come cambiamenti drammatici – se è così, vuol dire che il problema è l’Italia, non chi la governa.

E con qualunque sistema li si scelga, l’Italia plasmerà i propri governanti a propria immagine e somiglianza.

Prendiamo il caso Mastella. Il Ministro della Giustizia scelto dalla coalizione di uomini probi che ha liberato l’Italia dalla corruzione berlusconiana, si trova nelle condizioni che ben sappiamo.

Lui si difende, attaccando. E accusando una parte della magistratura di complottare contro di lui, perché lui sostiene i “valori cattolici” e lotta contro ogni “estremismo”.

Sono anni che sentiamo simili affermazioni, da parte dei tanti indagati. Però il complotto giustizialista ed eversivo viene denunciato, ma non viene mai teorizzato.

Mai che un indagato ci venga a dire cosa vogliono questi magistrati, che progetto di stato li ispira, quali sono gli interessi che stanno cercando di promuovere, chi sono i loro referenti in politica, nell’economia, nei media, all’estero, chi permette loro di fare carriera in magistratura.

I politici indagati gridano di essere vittime, ma non provano nemmeno a inventarsi un colpevole. Perché un conto è parlare di fumo, un conto è accusare, che so, la Germania di voler far crollare il sistema politico italiano: ti trovi nei guai con la Germania, e nell’impossibilità di dimostrare le tue ragioni.

La faccenda, in realtà, è più semplice.

Accantoniamo ogni considerazione moralistica: se qualcuno arriva a un certo punto nella scala gerarchica della politica (che so, portaborse di un consigliere di circoscrizione) è con ogni probabilità già uno zombie privo di anima e di coscienza, e quindi l’etica è irrilevante, se non come strumento retorico.

Parliamo del rapporto con le leggi. Che non vengono fatte da Dio, ma dagli stessi politici.

Uno dei motivi (ce ne sono anche altri) per cui i politici fanno leggi, è perché ciò permette la creazione della nicchia ecologica dell’illegalità.

Se, ad esempio, la legge non vietasse le tangenti, le pagherebbero tutti, e quindi alla fine nessuno.

Se la legge le vieta, la paura di finire in carcere già elimina gran parte della concorrenza. Rimane chi ha il coraggio di rischiare (credo che si chiami, “spirito d’impresa” o una roba del genere), e una probabilità concreta di cavarsela lo stesso.
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I politici possiedono i timbri, e la possibilità di accelerare o di rallentare le pratiche, in un sistema in cui il tempo è denaro.

Per questo, hanno la possibilità di concedere favori ad alcuni, e quindi di far balenare speranze di favori a tanti. Infine, possono contare su capitali messi gratuitamente a loro disposizione dai contribuenti.

Il politico crea quindi una struttura in cui inserisce le persone che godono maggiormente della sua fiducia (e chi ne gode più dei parenti prossimi?) e che permette di aumentare ancora le sue forze; infine, trova quasi sempre un eccellente sistema di compromesso con i politici concorrenti. I politici si possono picchiare in aula, ma non faranno mai la guerra ai mezzi di sopravvivenza comuni: l’omertà è una regola trasversale e fondante della politica italiana.

Tutto questo permette al politico di operare come specialista dell’illegalità. E’un mestiere redditizio, ma ad altissimo rischio, perché il politico ogni giorno viola le leggi che lui stesso ha inventato. E per quanto il politico possa essere potente, prima o poi farà un passo falso. E’ inevitabile quindi che il tasso di criminalità – la percentuale sotto inchiesta o pregiudicati – dei parlamentari sia superiore a quello di qualunque altra categoria sociale. Ed è solo, come dicono, la punta dell’iceberg…
v

Tutto questo sarebbe semplice, se potessimo dire che c’è una bella Italia “sana, onesta e che lavora”, mentre i politici le succhiano il sangue. Rimedio: tutti i politici a lavorare come facchini ai mercati generali. No, il rimedio non funziona perché i politici sono essi stessi l’espressione della società italiana e degli interessi piccoli e grandi che la animano.

E’ evidente che l’Italia non si governa contro gli italiani. E quindi contro le infinite modalità che assume la mafiosità.

L’hanno capito benissimo sia Berlusconi che Prodi.

Ma proprio per questo, smettiamola di fingere che siano diversi.
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Miguel Martinez
Fonte: http://kelebek.splinder.com/
25.01.08

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