“ITALIA LADRA DI SOGNI”

“ITALIA LADRA DI SOGNI”

DI ELISA ALBANESI

Lettera di una studentessa a Silvio Berlusconi

Caro Presidente del Consiglio,

le scriviamo perché sentiamo l’esigenza e il dovere, da studenti e da cittadini, di spiegare cosa è accaduto ieri. Ci concederà, spero, questa premessa: molti studenti presenti alla manifestazione non solo non hanno mai messo piede in un centro sociale ma possiedono anche un’ottima media; potremmo presentarle più di un libretto, ma non lo faremo perché noi sappiamo chi siamo e questo è sufficiente.

Ma torniamo al fine di questa lettera e lo facciamo con una domanda che lei tante volte si sarà posto: perché queste persone -studenti, lavoratori, artisti, ecc- manifestano?



In genere la risposta è che le rivolte sono rivolte di “pancia”, di fame, dovute alla crisi economica globale.Certamente. Ma ci permetta di illustrarle un altro punto di vista e lo facciamo attraverso le parole di uno storico Edward Palmer Thompson che, in questo saggio che citiamo, riflette sulle rivolte popolari inglesi del XVIII secolo “(…) E’ certamente vero che i disordini erano innescati dai prezzi saliti alle stelle, dagli abusi compiuti dai negozianti, dalla fame. Ma queste rimostranze agivano all’interno della concezione popolare che definiva la legittimità e l’illegittimità dei modi di esercitare il commercio, la molitura del frumento, la preparazione del pane, ecc. E questa concezione, a sua volta, era radicata in una consolidata visione tradizionale degli obblighi e delle norme sociali, delle corrette funzioni economiche delle rispettive parti all’interno della comunità, che, nel loro insieme, costituivano l’economia morale del povero. Un’offesa contro questi principi morali, non meno di un effettivo stato di privazione, era l’incentivo abituale per un’azione immediata.”



Le citiamo infine, uno slogan-accusa che i contadini rivolgevano nel Settecento ai mugnai, ”il male del tempo”: Perché prima rubava ma con cortesia, ma ora è oltraggiosamente ladro.

Non ci fraintenda. Noi non stiamo accusando il suo governo di essere oltraggiosamente ladro, noi accusiamo l’Italia tutta di esserlo. La nostra patria è divenuta ladra di sogni, di speranze e di verità.

Accusiamo perfino le nostre madri e i nostri padri che continuano a difenderci dal mondo, da internet e da facebook e non hanno ancora compreso che in questi anni il vero pericolo sono stati loro, la loro incapacità di critica, la loro incapacità di volere.

Condanniamo l’indifferenza poiché crediamo che la qualità di una società è inversamente proporzionale alla quantità degli indifferenti.

E in ultimo condanniamo noi stessi di non essere abbastanza bravi da rendere chiara l’evidenza. L’evidenza è questa: noi siamo la futura generazione di precari o meglio, noi andremo a ingrossare le file di quella che possiamo definire “la classe dei precari”. Così come la Rivoluzione Industriale ha prodotto la classe operaia, rivoluzionaria per eccellenza, ecco che questo sistema in cui la speculazione è sfociata nello sfruttamento, ha provocato la nascita di una nuova classe rivoluzionaria, i cui membri non formano “strutture”, ma i cui legami si basano sulle relazioni e su una medesima condizione umana.

Lei ci insegna che un uomo può cambiare un Paese, noi fortunatamente siamo migliaia, forse milioni.

Sta certamente comprendendo quello che le stiamo dicendo. Le daremo una dritta, da sciocchi quali siamo. Ciò che deve temere di più è la felicità pubblica, ovvero quel sentimento antico quanto la Rivoluzione Francese, che si spiega più o meno così: l’uomo comprende di essere uomo solo quando è in movimento, e di questo ne scopre il divertimento, il piacere, puro, dello stare insieme. La Felicità Pubblica. Il resto è un colpevole silenzio e un’inquieta sensazione di noia. Ieri per la prima volta è tornata. Quello che ha visto non era follia, ma per l’appunto felicità. Felicità collettiva.

E questa volta sappiamo per certo che lei non potrà comprendere.

Cordiali saluti.

Elisa Albanesi,

Assemblea di Lettere Occupata

Fonte: http://videodrome-xl.blogautore.repubblica.it
Link: http://videodrome-xl.blogautore.repubblica.it/2010/12/02/italia-ladra-di-sogni/?ref=HREA-1
2.12.2010

Il testo è stato parzialmente letto nella trasmissione Exit de La7. Questa è la lettera integrale che arriva da Lettere della Sapienza di Roma, occupata di nuovo mercoledì notte

LEGGI ANCHE: MASSIMO FINI- LA RIVOLTA DEI NUOVI SUDDITI

Commenti (30)

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    1. Kevin 2 dicembre 2010

      Bravo.

    1. dana74 2 dicembre 2010

      visto che protestano per il loro futuro, pensano che a studiare di più e meglio sia loro garantito l'ingresso nel mondo del lavoro?
      Perché non hanno mai alzato un dito quando son state approvate quelle leggi tipo la Treu, la Biagi, il collegato lavoro, la riforma delle pensioni etc?
      Quelle non riguardano il loro futuro?

      Dove vogliono andare da ultra preparati studenti, nel mondo del lavoro con un tasso ufficale dell'8,4% di disoccupati più il ben più rilevante 37,6% di inattivi?

      Vogliono studiare di più perché così son più competitivi e possano chiedere più laute paghe?

      Come si vede son manovrati, se interessasse loro esclusivamente il futuro lotterebbero per un mondo del lavoro serio e giusto, non per le paghe dei loro docenti.

    1. amensa 2 dicembre 2010

      care ragazze, elisa e francesca, ammiro la vostra fiducia nelle istituzioni, ch espero perdiate il più presto possibile, ma le vostre sentite lettere le state mandando ad uno che ha consigliato alle ragazze di "sposare un ragazzo ricco" come soluzione, oppure, visto l'uso che ne fà di prostituirvi.
      questi sono gli sbocchi che quell'uomo, se ancora lo si può definire così, suggerisce con le parole e con i fatti, alle ragazze.

    1. AmonAmarth 2 dicembre 2010

      Capisco il malore, comune a tutti gli studenti e a tutta la nuova "classe sociale" ormai ben definita dei "non futuribili" -come non poterlo fare, ormai siamo in MILIONI-... Ma c'è un grosso particolare, in queste sentite "lettere", che si tralascia sempre di capire: il destinatario ufficiale non la leggerà mai, nemmeno se si chiamasse Pippo invece che Berlusconi. La classe politica non ci ascolta più, siamo soli, COMPLETAMENTE SOLI!!! Recepito il messaggio? SOLI. Dobbiamo scriverci lettere fra noi invece, per come liberarci di quella feccia "dirigente" completamente inutile... Liberarcene a partire dal lato psicologico di questo schema a senso unico tipo "scegli fra merda secca e merdina freddina" e terminante nel vicolo cieco dell'attesa, della "fede" politica e dell'impotenza più pura. La cosa che mi rattrista di più in questi sfoghi è che si sprechino ancora energie, -giovani energie!- considerando ancora come plausibile la teorica bonarietà delle persone che "ci """"rappresentano""""... Patiamo da questo fondo raschiato nella percezione della nostra impotenza per sciogliere ogni "fede" politica, per favore. GUARDIAMO IN ALTRA DIREZIONE. Per questo, cara, giovane e caparbia Elisa Albanesi, devi rivolgere la tua intelligenza altrove, e non sperare ancora che dall'alto arrivi una risposta positiva... Perchè se non si è ancora capito in tutti sti anni di putrida e decomposta ferraglia politica, di noi, a quelli, NON GLIENE FREGA UN BEL CAZZO. Saluti.

    1. ottavino 2 dicembre 2010

      Basta con 'sti studenti. Hanno stufato. Chiudiamogli l'università. Vogliono garanzie....ma chi gliele può dare?. Siamo pieni di categorie che chiedono....i froci si vogliono sposare, gli studenti vogliono non essere precari, i pensionati vogliono l'aumento, poi ci sono quelli che vogliono pagare meno tasse, quelli che vogliono i servizi, quelli che vogliono l'asilo.....piano, piano ci avviciniamo alla soluzione...la dittatura!!.

    1. Tao 2 dicembre 2010

      NOI STUDENTI DAL FUTURO BLOCCATO

      Francesca (nella foto) ha 21 anni, vive alla periferia di Roma, è iscritta al terzo anno di giurisprudenza. Il padre è autista di autobus, la madre operatrice ecologica, lei fa la cameriera per mantenersi gli studi. Francesca fa parte di una generazione a cui è stato “bloccato il futuro”. Nel 2009 infatti l’Eurostat ha segnalato come in Europa “in genere il tasso di disoccupazione tende a diminuire con l’aumento dell’istruzione”. In Italia, in Portogallo, in Grecia e in Turchia invece più sei istruito e più avrai difficoltà. L’istituto di statistica spiega che il nostro paese ha “registrato il livello di disoccupazione più alto fra le persone con un’età compresa fra i 25 e i 29 anni”. Nel 2007, prima della crisi, i disoccupati con una laurea erano il 19,3%. (leggi l’articolo). Esattamente come quelli diplomati. E oggi va peggio. Anche per questo Francesca ci ha inviato questa lettera per spiegarci perché è scesa in piazza nei giorni scorsi. Le sue motivazioni infatti non hanno a che fare solo con la riforma dell’Università che la maggioranza “temendo scossoni”, ha deciso di fare slittare dopo il voto di fiducia previsto per il 14 dicembre



      DI FRANCESCA

      www.ilfattoquotidiano.it

      Caro direttore,



      sono una studentessa romana di 21 anni, iscritta al terzo anno di giurisprudenza. Scrivo al Fatto Quotidiano perché spero che possa dar voce a una generazione ormai troppo spesso ignorata. Per farci ascoltare siamo dovuti scendere in piazza e bloccare le città. E nonostante questo ci hanno dato dei falliti e dei fannulloni.



      Io non sono una bambocciona, né sono fuori corso come dice il presidente del Consiglio. Io sono l’orgoglio di una famiglia che spera ancora di potermi dare una vita migliore di quella che hanno avuto loro. Noi studenti non siamo scesi in piazza solo per la riforma. Certo, quella è la punta dell’iceberg di una cultura che questo governo ha voluto imporre: sei ricco? Potrai ancora studiare. Sei povero? Meglio se fai un istituto professionale e ti cerchi un lavoro, perché l’Università non te la potrai permettere. Io fino ad oggi posso garantirmi gli studi grazie alla borsa di studio e al lavoro di cameriera. Se dall’anno prossimo verrà a mancarmi la prima, il secondo non mi basterà più.

      Sono stata e tornerò in piazza per far sentire la mia voce insieme a quella degli altri ragazzi che non solo hanno paura di non potersi laureare, ma soprattutto temono che quel foglio di carta guadagnato con immensi sacrifici non valga poi nulla nel nostro paese. Sono pronta ad andare all’estero se necessario, ma perché non possiamo sognare di restare in Italia per valorizzarla con la nostra cultura? Il rischio, restando, è una vita di sacrifici che non porti nemmeno a una pensione decorosa. Anzi, che non porti proprio alla pensione, che forse non riceveremo mai. L’applauso degli automobilisti romani bloccati nel traffico di Roma, martedì, ci ha detto che non siamo soli. Anche loro sperano che i figli possano avere un futuro migliore di quello che questo governo ci sta disegnando. Ai politici la nostra cultura fa paura, preferiscono un popolo ignorante. Ma noi, questa volta, non ci fermeremo. Speriamo neanche voi nel darci voce.

      Francesca

      Fonte: www.ilfattoquotidiano.it

      Link: http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/12/02/rispondete-a-francesca/79920/

      2.12.2010

    1. amensa 2 dicembre 2010

      cari ragazzi, spero che questa presa di coscienza sia solo l'inizio di un processo e non la conclusione.
      è verissimo che noi genitori abbiamo tentato40 anni fà una rivoluzione conclusasi con la distribuzione di caramelle (acquistate a credito). accettando una restaurazione fatta di individualismo vi abbiamo però rubato il futuro, dandovi in cambio un iphone e qualche altro giochino divertente.
      pochi diu noi hanno saputo trasmettervi le ansie e le angoscie di un "sistema" chriminale fattoper schiavizzare le moltitudini a vantaggio di pochi eletti.
      "pane e circo" dicevano i Romani antichi e lo hanno ripetuto i moderni.
      sta a voi, però ora, studdiare gli errori dei vostri genitori, per non caderci dentro di nuovo. Sappiate chepartite svantaggiati, perchè già carichi di debiti che i vostri genitori da incoscienti vi hanno caricato sulle spalle.
      sia questo fardello un buon allenamento, un rafforzamento delle vostre spalle e soprattutto, chirezza per le vostre idee, almeno per gli obiettivi da raggiungere.
      auguri.

    1. rasna-zal 2 dicembre 2010

      Bla,bla,bla

      sarebbe come se il fieno, potendolo, criticasse l'erba,
      per l'iroso tramonto inveire contro l'alba,
      nemmeno Pasolini si potrebbe permettere tanto, inutile argomentare sui suoi presunti eventuali pruriti.

      Il mondo è loro per diritto di nascita. E loro più che degli altri che precedendoli hanno già fatto le loro scelte e se ne stanno comodi, in pantofole a ticchettare sulla tastiera.
      Noi siamo lontani da loro in ugual misura da quella che separa il nostro attuale mondo da quello che avevamo sognato!
      Se oggi vivere in questo mondo è insostenibile allora noi siamo già il fallimento di ieri e questi ragazzi sono la speranza di domani.

      Anche l'IPhone e tutte le loro cazzate, sono responsabilità del mondo che hanno trovato, delle generazioni precedenti che, vista la situazione, non mi sembra si possano permettere di scaricare colpe sui propri figli.

    1. eumeo 2 dicembre 2010

      Avvertite i ragazzi di lettere di stare tranquilli, al posto del dead nan walking presto ci sarà uno tra Draghi, Monti o Montezemolo. Allora sì che verranno trattati bene.

    1. martiusmarcus 2 dicembre 2010

      Se fossi berlusconi - rendo grazie a dio non perché lo sono - esordirei con una grattatina sulla zucca ("ma che dice costei?"). E mi fermerei qui, se non fosse che, se CDC lo riporta, questo bel pistolotto, è segno che qualcosina vuol dire. E facciamo allora un po' di esegesi.
      1 - tutto il testo è pervaso da una idea non espressa in chiaro, ma i cui richiami storici risultano a dir poco inequivocabili: "guarda che possiamo fare la rivoluzione, noi studentelli, non dirci poi che non te l'avevamo detto, eh"
      2 - c'è un'altra idea guida: "questa rivoluzione è diretta contro di te, berlusca, ma noi ce l'abbiamo con tutti gli italiani, soprattutto ci stanno sulle scatole i non-studenti, e, maxime: quei coglioni dei nostri genitori che, campando troppo, ci precludono la possibilità di prendere il loro posto di lavoro (oltre ad ammorbarci l'aria che respiriamo con la loro sola presenza). Dunque la terza o quarta generazione del rock and roll ha finalmente scoperto il conflitto generazionale, rinforzando una volta di più il paradosso lacaniano che recitava "l'unico genitore buono è quello morto"...
      3 - Entrambe le linee-guida precedenti denunciano il classico PARANOICALE di cui i nostri studentelli occidentali sono inconsapevoli portatori, e cioè "il male che mi opprime non è MIO, di mia pertinenza, ma viene dagli Altri, viene dall'esterno". Il berlusca, la gelmini, sono un'evidente sineddoche: la parte per il tutto.
      Soprattutto è inquietante l'idea che il rito collettivo al quale si stanno sottoponendo in questi giorni li sta svagando un po' dai consueti sollazzi basati sugli iphone e sui facebook.
      Chiudiamola qui. Pasolini non li avrebbe in simpatia, i nostri rodomonti da boudoir, se fosse vivo gli verrebbe l'orticaria soltanto a sentire i loro slogan, tutti pappagallati su refrain da curva nord di squallidi stadi di calcio. E Pasolini amava il calcio.

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