ISLANDA: SE IL DEBITO NON PUO' ESSERE PAGATO, NON LO SARA'

DI OLIVIER BONFOND
mondialisation.ca

L’ Islanda piccolo Stato senza esercito di 320.000 abitanti, ha appena annunciato che condizionera’ il rimborso del suo debito alle proprie “capacita’ di pagamento”. Se la recessione perdura, l’Islanda non rimborsera’ nulla. Pur dovendo stemperare la portata di questa decisione, dovendo altrettanto verificare la sua effettiva applicazione, essa rappresenta tuttavia una reale opportunita’ che i movimenti sociali, del Nord e del Sud del mondo, dovrebbero cogliere per obbligare i governi a mettere in discussione il pagamento incondizionato del debito pubblico.

Dopo 15 anni di crescita economica, dopo essere stato considerato uno dei paesi più ricchi del pianeta, l’ Islanda ha conosciuto alla fine del 2008, secondo il FMI (Fondo monetario internazionale), la piu’ pesante crisi bancaria nella storia di un paese industrializzato[1]. Questo non ha nulla di casuale. In questi ultimi anni l’ Islanda ha applicato quello che potremmo definire un “neoliberismo puro”. Il settore bancario, integralmente privatizzato nel 2003, ha fatto di tutto per attirare i capitali stranieri. In particolare ha sviluppato i famosi conti on line, i quali, con la riduzione dei costi di gestione, permettono di offrire dei tassi di interesse relativamente interessanti. In appena 4 anni, il debito estero delle tre principali banche islandesi ha più che quadruplicato, per passare da 200% del prodotto interno lordo nel 2003 al 900% nel 2007! Quando i mercati finanziari sono crollati nel settembre del 2008 e queste tre banche sono cadute in fallimento esse erano evidentemente impossibilitate nell’assolvere ai propri impegni, tanto piu’ che il crollo dell’ 85% del valore della corona sull’ euro non ha fatto che decuplicare il debito. Vista la portata del fallimento bancario, nessuno ha voluto prestare soldi o finanziare un qualunque tipo di salvataggio. I rubinetti si sono chiusi.

L’Unione Europea e l’ FMI “consigliano” allora al governo islandese di socializzare le perdite del settore finanziario facendosi carico dei debiti delle banche. Per trovare i finanziamenti necessari per il risanamento di questo nuovo debito nazionalizzato, i “consigli” del FMI sono chiari: tagli alla spesa pubblica, in particolare su sanita’ ed educazione, aumento delle imposte sul lavoro e imposte indirette e applicazione di una politica monetaria restrittiva (sostanziale aumento del tasso di interesse). Questo tipo di politiche assomigliano come due gocce d’acqua alle misure di un “aggiustamento strutturale” che i paesi del Sud applicano da piu’ di 25 anni, con i risultati che ben conosciamo.

Inoltre e’ questione di non indugiare. Si presume che l’Islanda trovi, di qui all’autunno 2009, i fondi per rimborsare il suo debito, in particolare riguardo agli investitori britannici e olandesi e il mancato pagamento minaccerebbe l’adesione dell’ Islanda all’ Unione Europea. Se accettano questa condizione o piuttosto questa minaccia, cio’ implicherebbe una forte austerita’ e provocherebbe un aumento del debito pubblico estero dell’ Islanda che si attesterebbe al 240% del prodotto interno lordo.

Il neoliberismo non ha mantenuto le sue promesse e questo e’ il meno che si possa dire: esplosione della disoccupazione e del debito pubblico, indebitamento eccessivo per le case, tanto che taluni vengono sfrattati dalle proprie abitazioni, tassi d’interesse proibitivi, ecc. Quando le mobilitazioni avevano gia’ costretto il governo alle dimissioni nel gennaio 2008, questa linea di condotta del FMI evidentemente non ha fatto che accrescere il malcontento generale e le manifestazioni, evento rarissimo per questo paese, si sono amplificate, in particolare davanti all’ Althing, il parlamento islandese. In questo contesto, lo stesso parlamento ha adottato a fine agosto una risoluzione che stabilisce che il governo destinera’ al massimo il 6% della crescita del suo prodotto interno lordo per il rimborso del debito. E se non vi sara’ crescita, l’Islanda non paghera’ nulla.

Siamo realistici, questa misura non costituisce un atto che potremmo qualificare rivoluzionario. Innanzitutto bisogna sottolineare che l’Islanda si trova in questa situazione perche’ ha deciso di nazionalizzare un debito privato. Inoltre un tasso di crescita economica non dovrebbe automaticamente significare una crescita delle capacita’ di pagamento. La ripartizione delle ricchezze create e le priorita’ del budget devono essere decise in funzione dei bisogni dei cittadini e non seguendo gli interessi dei creditori. E la cosa più importante: il debito non e’ per nulla annullato. Al massimo, il rimborso sara’ rinviato nel tempo; non c’è auditing in vista e dunque nemmeno la possibilita’ di rimettere in discussione la legittimita’ e la legalita’ di questo debito.

Tuttavia, questo atto mostra una cosa essenziale: quando c’è una volonta’ politica, spesso, anzi sempre nata da mobilitazioni sociali importanti, e’ possibile desacralizzare il carattere non negoziabile del rimborso del debito pubblico e di adottare misure concrete che vanno contro gli interessi dei creditori.

I movimenti sociali, del Nord e del Sud del mondo, dovrebbero dunque servirsi di questo esempio e spingere i propri governi a fermare il rimborso invocando gli argomenti giuridici di “stato di necessità” e “forza maggiore”: i popoli non sono responsabili della crisi capitalista attuale e, vista la congiuntura, rimborsare significa concretamente la degradazione generale delle condizioni di vita per le popolazioni del Nord e la morte, nel senso letterale del termine, di milioni di persone nel Sud. Quando Geir Haarde, il primo ministro, dichiara che “vi sono molti argomenti di natura legale che giustificano il mancato pagamento”[2] ha perfettamente ragione. Non dimentichiamo quanto stipula l’articolo 2 della Dichiarazione sul diritto allo sviluppo del 1986: Gli stati hanno “il diritto e il dovere di formulare politiche adeguate di sviluppo nazionale aventi per obbiettivo il costante miglioramento del benessere della popolazione”. Porre una moratoria immediata sul rimborso e lanciare un reale processo di auditing, trasparente e democratico, al fine di avanzare verso il ripudio di questo odioso debito, illegittimo e che sottomette i popoli , è piu’ che mai attuale, dal Nord al Sud, dall’ Est all’Ovest “una soluzione, il ripudio!”

Olivier Bonfond (CADTM, Comité pour l’annulation de la dette du Tiers Monde)
[email protected], www.cadtm.org
Fonte: www.mondialisation.ca
Link: http://www.mondialisation.ca/index.php?context=va&aid=15431
28.20.2009

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di MICOL BARBA

Per maggiori informazioni riguardanti le mobilitazioni in Islanda, vedere il film di Patrick Talierco “Comment l’Islande a changé de gouvernement” edizione 68 Septante, collezione vid #02 (per maggiori informazioni: www.6870.be – [email protected] )

NOTE

[1] “ Secondo il FMI, il fallimento delle banche potrebbe costare ai contribuenti piu’ dell’ 80 % del prodotto interno lordo. Relativamente alla grandezza dell’economia, questa rappresenta circa 20 volte quello che il governo svedese pago’ per salvare le sue banche all’ inizio degli anni ’90. Questo equivarrebbe a svariate volte il costo della crisi bancaria in Giappone di una dozzina di anni fa” (“According to the IMF, the failure of the banks may cost taxpayers more than 80% of GDP. Relative to the economy’s size, that would be about 20 times what the Swedish government paid to rescue its banks in the early 1990s. It would be several times the cost of Japan’s banking crisis a decade ago”. « Cracks in the crust », The Economist, 11 dicembre 2008.

[2] “ Cracks in the crust”, The Economist, 11 dicembre 2008.
 http://www.economist.com/world/europe/displayStory.cfm?story_id=12762027 

15 Commenti
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gelsomino
gelsomino
5 Ottobre 2009 6:47

Affanculo l’unione europea e il FMI !

KATANGA
KATANGA
5 Ottobre 2009 7:04

mi associo al vaffa all’UE al FMI e aggiungo soprattutto le BANCHE e i banchieri unici artefici di ‘sto scempio

Santos-Dumont
Santos-Dumont
5 Ottobre 2009 7:09

Mi associo, dove si firma? 🙂

AlbaKan
AlbaKan
5 Ottobre 2009 8:18

Firmo anch’io!

AlbaKan
AlbaKan
5 Ottobre 2009 8:31

Alcuni punti importanti [www.vocidallastrada.com]:
1. Nell’aprile 2009 le elezioni in Islanda non sono state una sfida tra ‘destra’ e ‘sinistra’.

Si trattava fondamentalmente di banche selvagge.

I neoliberali volevano che le banche venissero privatizzate: i “soliti furbetti” sono stati in grado di far naufragare il sistema finanziario.

2. Alcuni elettori desideravano che l’Islanda si unisse alla Comunità Europea al fine di ottenere una valuta più stabile (l’euro).

Se l’Islanda si unisce alla Comunità Europea, molto probabilmente perderà il controllo sulle acque del Nord Atlantico, utili alla pesca, e aumenteranno le tasse.

3. L’Islanda è una nazione piccola, un pollo pronto da spennare.

Che debito ha l’Irlanda? … Forse avrebbe dovuto considerare quest’altra via d’uscita: NON pagare il debito….invece di accettare il ricatto…

maumau1
maumau1
5 Ottobre 2009 9:50

”mi associo al vaffa all’UE al FMI e aggiungo soprattutto le BANCHE e i banchieri unici artefici di ‘sto scempio” concordo..ma i politici tacciono nessuno ne parla proprio perchè sono dipendenti dei banchieri… quando ho sentito Napolitano dire,che ha firmato perchè tanto poi avrebbe dovuto rifirmare si è capito chi lo muove.. e soprattutto che siamo vicino alla bancarotta ,visto che anche il PD accordava,e soprattutto hanno deciso che nessun banchiere verrà sputtanato,i politici non stanno per sputtanare l’usurpazione della sovranità monetaria e il signoraggio nè ad affermare l’illegalità e l’inesigibilità del debito e dell’interesse sul debito che si eviterebbero il crollo.. invece si preferisce prendere spiccioli dai soldi della mafia e dell’illegalità(tasse su 300miliardi ) sanando vari reati non sanabili per legge piuttosto che denunciare le banche.. Infine bastava vincolare il rientro dei capitali all’acquisto di bond emessi dallo stato cosi’ quei 300miliardi sebbene illegali eravamo sicuri sarebbesto stati investiti per salvare l’Italia.. invece ora si rischia che vengano ripuliti pur rimanendo all’estero.. ad esemoio Vaticano e Svizzera pare vengano considerati addirittura white state e quindi uno può dichiarare di avere soldi all’estero e tenerli li(appunto Svizzera o vaticano) pagare il 5% e non farli mai rientrare.. altri pensano… Leggi tutto »

gamma5
gamma5
5 Ottobre 2009 14:28

Facile dire vaffanculo all’UE al FMI e alle banche…e gli islandesi dove sono stati con la testa in tutto questo tempo? Quando “va tutto bene madama la marchesa” facile mangiare bere fino a scoppire (non erano diventati i + ricchi del mondo?…a debito of curse!!!) per poi piagnucolare e rifiutarsi di onorare i propri impegni!!!….ancora una volta voi lettori di CDC date prova che a questo mondo vincono sempre i + furbi!!!

DaRiOcK
DaRiOcK
5 Ottobre 2009 14:48

Gamma, chi sono i “furbetti”? Chi si è fidato di un sistema garantito come l’unico buono in questo mondo? Forse è meglio che ti rileggi l’articolo!
Senza acredine.

gamma5
gamma5
5 Ottobre 2009 16:23

E no troppo facile dire di fidarsi di un sistema che “lor signori” ci hanno garantito come il migliore possibile…ti ricordi i bond Parmalat o Argentina tanto per fare un esempio tra mille? a sentir “loro” erano super garantiti, ma solo un idiota avrebbe potuto crederci quando il rendimento era di 4/5 volte un pari titolo di stato italiano, chi consumato dalla propria avidità ha perso tutti i propri risparmi ben gli stà…basta, è ora di finirla di delegare la propria vita agli altri quando ci conviene e ci fa comodo per poi poi lamentarsene perchè qualcuno “lassù” ci ha buggerato….ognuno nel bene o nel male è artefice della propria esistenza!!!!

DaRiOcK
DaRiOcK
5 Ottobre 2009 18:13

Ma quanti amiciconoscenti hai che hanno tentato la speculazione dei bond?
Quanti sono quelli che hanno le possibilità di partecipare a degli investimenti e quanti lavorano onestamente in un sistema le cui leggi non sono indirizzate al loro benessere e magari in buonafede ci credono pure!

Tonguessy
Tonguessy
6 Ottobre 2009 1:15

“quando c’è una volonta’ politica, spesso, anzi sempre nata da mobilitazioni sociali importanti, e’ possibile desacralizzare il carattere non negoziabile del rimborso del debito pubblico e di adottare misure concrete che vanno contro gli interessi dei creditori.” Questa frase fa il palio alle parole di gamma5 il quale annota come nei bei tempi di vacche grasse chi specula sia contento mentre quando arrivano le vacche magre tutti giù a piangere. Questo è lo scontro epico tra virtualità e fattualità, tra ciò che è possibile fare e ciò che è giusto fare, tra sfruttamento e limiti di sistema. Ci sono parecchi fattori che operano in un senso o nell’altro. I media sicuramente forniscono informazioni mirate che condizionano PESANTEMENTE l’opinione pubblica. Giusto per fare un esempio: nel quotidiano gratuito odierno la prima pagina è tutta per gli stupratori della Caffarella. Ed è solo un trafiletto di poche righe in terza pagina che ci informa sulla condanna al gruppo Fininvest, cosa che potrebbe addirittura far saltare il governo con tutto quello che ne consegue. Quindi abbiamo la manovra propagandistica dei media che vuole portare il consenso dalla parte delle elites. Ma sfortunatamente per loro esiste anche la verifica dei fatti. Da qualche parte… Leggi tutto »

redme
redme
6 Ottobre 2009 4:02

concordo…anche perchè non si tratta di poveri risparmiatori fregati dalle banche ma di economisti di stato che scientemente hanno scelto tutto ciò…magari anche a carico dei fessi risparmiatori di tutto il mondo…..saluti
ps..cmq mi associo a priori ai vaffa di cui sopra

willyilcoyote
willyilcoyote
7 Ottobre 2009 7:26

“” Questa frase fa il palio alle parole di gamma5 il quale annota come nei bei tempi di vacche grasse chi specula sia contento mentre quando arrivano le vacche magre tutti giù a piangere. Questo è lo scontro epico tra virtualità e fattualità, tra ciò che è possibile fare e ciò che è giusto fare, tra sfruttamento e limiti di sistema. Ci sono parecchi fattori che operano in un senso o nell’altro. I media sicuramente forniscono informazioni mirate che condizionano PESANTEMENTE l’opinione pubblica. Giusto per fare un esempio: nel quotidiano gratuito odierno la prima pagina è tutta per gli stupratori della Caffarella. Ed è solo un trafiletto di poche righe in terza pagina che ci informa sulla condanna al gruppo Fininvest, cosa che potrebbe addirittura far saltare il governo con tutto quello che ne consegue. Quindi abbiamo la manovra propagandistica dei media che vuole portare il consenso dalla parte delle elites. Ma sfortunatamente per loro esiste anche la verifica dei fatti. Da qualche parte deve esistere chi finanzia questo schema Ponzi globale, rimettendoci tutto. Beh, oggi è toccato agli islandesi. Per tutti i secoli precedenti è toccato agli africani, agli amerindi, e così via. Certo con modalità diverse, ma alla… Leggi tutto »

Kiddo
Kiddo
7 Ottobre 2009 15:57

…ad avercelo un pezzettino di terra…..

Tonguessy
Tonguessy
8 Ottobre 2009 1:09

Esattamente questo era il senso del mio commento: prima ci separano da ciò che dà sostentamento fisico, e poi ce lo fanno rimpiangere. Ho letto che fino al medioevo gli addetti in agricoltura erano il 60% della popolazione, ridotta al 2% dei tempi attuali, grazie alla meccanizzazione. Le macchine ci liberano dalla fatica? Altri crimini mediatici….