IRAN. APPUNTI DI VIAGGIO

DI STEFANO VAJ
mirorenzaglia.org

Chi scrive non ha nessuna tenerezza filosofica per l’Islam, che ai miei occhi ha molto di ciò che mi tiene lontano dalle altre due grandi famiglie monoteiste – aggiungendoci magari qualcuno di suo… Meno ancora sarei ansioso di vivere in un paese seriamente musulmano, prospettiva che mi alletta all’incirca quanto quella di trasferirmi in Vaticano o Israele e che altrettanto poco mi sorriderebbe ritrovarmi in casa nel futuro più o meno prossimo. Così, il gusto di giocare il ruolo dell’avvocato del diavolo riguardo a paesi o sistemi di volta in volta demonizzati dai media occidentali suppongo non mi impedisca in generale di percepirne l’estraneità o i limiti, ed anzi provo un sincero fastidio per l’abitudine tutta italiana di prospettarsi “paradisi” o “salvezze” o “modelli”, ad est o ad ovest, cui sacrificare acriticamente, a scapito della ricerca di soluzioni qui-ed-ora in vista anche e soprattutto degli interessi e delle specificità che più direttamente ci concernono.Nell’accingermi per la prima volta ad un viaggio di lavoro in Iran, il simbolo per molti del “fondamentalismo islamico”, non ho perciò messo in valigia particolari pregiudizi positivi, non più di quanto mi sentissi sul punto di sprofondare in un girone dantesco. Il viaggio stesso, pur nella sua brevità, è stato d’altronde un’occasione per confermare, integrare e correggere l’impressione generale che mi ero già formato sul paese sulla base di informazioni ed esperienze indirette.

Naturalmente, appena sbarcati non ci si può non rendere conto delle “differenze fondamentali”, a livello di “stile di vita”, che il paese presenta. Per esempio, la gente muove le dita su cellulari touchscreen Samsung invece che Apple, ci sono molte più Peugeot e Kia che Fiat o Ford (anche se vanno per la maggiore le Samand, auto di discreta qualità e media cilindrata che l’Iran si produce da solo…), nell’equivalente locale degli Starbucks la gente consulta la posta elettronica su un Sony Vaio anziché su un notebook della Dell, e i foulard sono più spesso di Hermès che di Ralph Lauren.

Ma se la battuta può anche suggerire qualcosa in termini di permeabilità del paese rispetto alla cultura etnocida e mondialista del “sistema per uccidere i popoli” anticipato sin dagli anni ottanta nell’omonimo libro di Guillaume Faye da me tradotto in italiano, la “diversa normalità” del paese, in particolare da un punto di vista europeo, resta nondimeno vistosa in chiave di demistificazione del terrorismo psicologico di cui il paese in questione resta vittima.

Persino coloro come il sottoscritto che lo visitano per la prima volta già non del tutto ignari della realtà della società iraniana hanno l’inevitabile tentazione di raffigurarsela sotto tratti in qualche misura “sauditi”. Ora, tale tentazione più che con la realtà ha a che fare con una mancanza di prospettiva da parte nostra, che ci induce ad una generalizzazione avente per oggetto tutto ciò che è appunto l’Islam (o il “medio oriente”) meno occidentalizzato e “tunisino”. Viceversa, la Repubblica Islamica di Iran ha davvero altrettanto poco a che fare dal punto di vista sociologico con i paesi tribal-feudali che costituiscono i cocchi dell’occidente nella regione quanto ne ha dal punto di vista della collocazione politica internazionale – e se ne rende del resto perfettamente conto.

Tehran in particolare è una città di una dozzina di milioni di abitanti, in cui sono tuttora in corso – malgrado gli scossoni generati dalla violenta riduzione del prezzo del petrolio – vistosi programmi di sviluppo urbanistico, per decine e decine di cantieri attivi, largamente abitata da una classe media i cui ritmi di vita sono scarsamente tipici della regione, e la cui caratteristica che maggiormente colpisce un milanese è l’età media incredibilmente bassa – eredità del baby-boom successivo alla fine della guerra con l’Iraq, e che almeno nella capitale comporta una cospicua percentuale di studenti, al punto da renderla entro certi limiti, e soprattutto in certi quartieri, simile ad una “città universitaria”. Del resto, Ahmadinejad stesso è stato eletto presidente della repubblica a quarantanove anni, ed era diventato sindaco di Tehran a quarantasei. Come viene notato da tutti, la classe dirigente della rivoluzione khomeinista è stata sostanzialmente rimpiazzata dai quadri politico-militari selezionati dal conflitto contro Saddam, e che oggi rappresentano anche la spina dorsale dell’economia del paese. Infatti, a fronte di un pullulare di piccole iniziative commerciali e imprenditoriali, e di una legge paradossalmente molto liberale riguardo agli investimenti stranieri, l’Iran è oggi, al contrario dei suoi vicini arabi, non solo un paese relativamente industrializzato, ma fondamentalmente socialista, con un settore pubblico che si avvicina all’80% dell’intera economia, e che conosce un intervento massiccio non solo dello stato, ma direttamente di pasdaran, esercito ed altre istituzioni, in collaborazione-competizione tra loro, in un quadro di forte ricambio generazionale e di discreta mobilità sociale. Davvero nulla a che vedere sia con la gerontocrazia del vecchio corso cinese sia con i boiardi del parastato italiano anni settanta alla Prodi… Il sistema giuridico applicabile ai contratti o alle controversie commerciali – e che ritroviamo descritto nel… codice civile iraniano, di cui è facilmente reperibile anche una traduzione in inglese – resta comunque molto più familiare ad un europeo continentale non sono di quello cinese o di quello arabo, ma anche di quello anglosassone, essendo come il nostro ampiamente derivato dal Code Napoléon e dalla scuola pandettistica tedesca della fine dell’ottocento.

Con tutti i problemi che un agglomerato urbano di queste proporzioni inevitabilmente crea, degrado, accattonaggio, prostituzione, baraccopoli, microcriminalità a Tehran sono praticamente invisibili, mentre restano “normalmente” drammatici traffico ed inquinamento atmosferico, anche se l’influsso delle montagne incappucciate di neve che sono visibili dalla città – e ove i suoi abitanti possono andare a sciare in una mezz’ora di macchina – tende ad alleviare tale ultimo problema. La complessiva qualità della vita resta perciò discreta, così come è ovvia per qualsiasi visitatore la vivacità politica, sociale, economica, culturale, che si coniuga con un’elevata omogeneità della popolazione (dalle sembianze certo più europoidi, specie nella componente femminile, di quelle di molte popolazioni che si affacciano al mediterraneo, non escluso nel nostro paese), un’immigrazione straniera inesistente (per coloro in particolare che siano affetti, come molti miei amici leghisti, da “anti-arabismo primario”, può essere interessante il fatto che gli arabi sono pochissimi e piuttosto malvisti in Iran…) ed una sicurezza di tipo “svizzero”, del tipo che consente di lasciare una macchina aperta con le chiavi dentro o ad esempio una giovane donna di girare a qualsiasi ora in qualsiasi quartiere senza timori particolari.

Già, le donne. Giova al riguardo ricordare che i burka non abitano qui, e neppure i veli che coprono il naso e la parte inferiore del viso (stile film “arabo” di Hollywood, per intenderci). Studentesse, giovani casalinghe e professioniste, spesso impeccabilmente truccate, smaltate e griffate, portano il chador (che viene invece indossato in modo più “castigato” nelle divise e da parte delle donne molto anziane, inquadrando il viso dalla gola all’attaccatura dei capelli) solo a partire dalla sommità della testa verso l’indietro, in una posizione che sfida forse la forza di gravità ma di sicuro ben poco nasconde dell’ultima creazione del loro parrucchiere. Professioniste, dicevamo, perchè non solo sarebbero impensabili in Iran le regole demenziali riguardo la guida dell’auto o l’obbligo di essere accompagnate fuori di casa da un uomo, ma esiste una vivace presenza femminile, certo superiore ad esempio a quella giapponese, nelle professioni, nell’imprenditoria, nel giornalismo, nella cultura, nella politica.

La politica… La politica resta la grande passione di buona parte della popolazione. Una popolazione che vota a sedici anni, e che accorre in massa a tutte le scadenze elettorali, facendo un tifo accanito per i rispettivi, numerosi, candidati, di cui i partiti rappresentano poco più del comitato elettorale. Alle elezioni presidenziali in corso, ad esempio, si sono presentati circa quattrocento candidati – tra cui un centinaio di donne – senza i “filtri” imposti da nomination, primarie, liste chiuse, e così via. Per quello che è dato di capire, infatti, anche chi è matematicamente sicuro di non avvicinarsi neppure al ballottaggio, ce la mette tutta, e considera la propria campagna, ove come avviene per la grande maggioranza dei candidati la candidatura venga ammessa, un’occasione per farsi conoscere e rendersi visibilo in vista di altre occasioni ed altre (magari più modeste…) competizioni elettorali.

Difficile certo sarebbe descrivere la vita politica iraniana secondo il frusto asse “destra-sinistra” ancora in voga in Europa: in effetti, come noto, politiche internazionalmente “aperturiste” e moderate possono facilmente accoppiarsi ad un accentuato conservatorismo sociale, posizioni nazionaliste e radicali in politica internazionali possono convivere con un atteggiamento ostile ad un’eccessiva ingerenza del clero sciita nella vita interna del paese, posizioni fortemente “sociali” possono andare insieme al tradizionalismo a livello di costumi. Ma in ogni modo tutti gli iraniani hanno ben presente la loro posizione al centro della politica medio-orientale e mondiale, e ne sono fieri, ed una “quinta colonna” di personaggi che considererebbero un’invasione straniera come una “liberazione dalla tirannia” è nel paese sostanzialmente inesistente. Il funzionario ICE che mi ha accompagnato e fatto da guida nel corso dei miei contatti, già emigrato in Italia al tempo della rivoluzione e poi rientrato Iran, ad esempio, è uno dei pochissimi abitanti che dichiara, del resto neppure troppo a bassa voce, la sua nostalgia per i tempi dello Shah. Ebbene, anche lui non ha nessun dubbio nel sostenere e ritenere fondamentale il programma nucleare per la modernizzazione del paese, non esita a ritenere pretestuoso e dettato da puri interessi geostrategici ed economici l’embargo in vigore, e non può capire a che titolo l’Italia presti credito alla posizione di potenze nucleari da sessant’anni che non mostrano alcuna intenzione di rinunciare ai propri esorbitanti arsenali e che prendono a pretesto i propri veri o pretesi timori che altri si dotino di deterrenze analoghe per limitarne la sovranità…

“Modernizzazione”, del resto, è uno dei Leitmotiv delle politiche governative ed aziendali iraniane. Modernizzazione intesa, chiaramente, in senso economico e tecnologico e strutturale, non in quello “tiepido” di “liberalizzazione” e globalizzazione rispetto ad un preteso “oscurantismo” attuale. Ma il concetto di oscurantismo islamico nel contesto iraniano va esaminato più da vicino, in controluce rispetto non solo al modello saudita o talebano, ma anche rispetto a quello che sarebbe una società americana pienamente dominata dalla “destra cristiana”. E ciò non solo sotto il profilo ormai poco di moda della “modernizzazione finanziaria”, che vede l’Iran oggi nella posizione di dover essere sinceramente grato alla politica dell’amministrazione Bush. Capita infatti che in Iran insieme all’”islamic banking”, che interpreta in modo rigoroso i precetti religiosi in termini di usura, etc., esistano anche banche attive più o meno nelle forme occidentali, i cui accaniti tentativi di partecipare al mercato dei subprime e di ottenere la loro quota di “toxic assets” sono stati frustrati più dal provvidenziale ostracismo neocon che dalla lungimiranza delle locali autorità di vigilanza, e che oggi non hanno ancora finito di fregarsi le mani per essere state risparmiate dal relativo uragano…

Così, parlando di oscurantismo relgioso, giova ricordare che in Iran ad esempio la biologia evoluzionista viene tranquillamente insegnata a scuola senza spazi per divagazioni “alternative”: la Bibbia è bensì un libro sacro per i musulmani, e gli stessi tendono anche ad essere “letteralisti”; ma l’Islam insegna anche la dottrina della corruzione della parola di Dio, e della verità successiva che supera l’errore precedente, e mentre la Genesi è largamente screditata nell’opinione dei più, il Corano è sufficientemente vago sul punto da non creare nessun tipo di problema al “credente” biologo; e in ogni modo i ben pochi “creazionisti” musulmani non si trovano affatto nei ranghi degli ayatollah, ma – guarda, guarda … – sono turchi o egiziani. Ugualmente, la ricerca o le applicazioni biotecnologiche non pongono nessun problema: la semidivinizzazione tomista della Natura alla base dell’ecologia del profondo non ha radici in questo contesto. Così come non lo pone il nucleare, anche se esistono teorie che condannano un eventuale uso di bombe atomiche; né sono noti particolari interdetti riguardo all’utilizzo di tecniche e strumenti utili a potenziare sotto qualche profilo le prestazioni degli esseri umani.

Per quello che invece riguarda la sfera sessuale, che costituisce per definizione l’ argomento privilegiato dei fanatici religiosi occidentali, è bensì vero che chi si presta ad una divagazione extraconiugale di una donna sposata va incontro ad un rischio lapidazione, e che è impossibile in mancanza di matrimonio occupare una stanza d’albergo con un ospite del sesso opposto. Ma molti, nell’interpretare le conseguenze di tale ultima disposizione, dimenticano per esempio di considerare che nulla vieta in Iran di stipulare un matrimonio a tempo determinato, per un periodo arbitrario che può andare da un giorno a novantanove anni. Certo, magari se un celebrante anzianotto vede sui documenti indicate quarantotto ore, è ben possibile che rotei un pochino gli occhi, essendo evidente per tutti lo scopo di tale coniugio: ma la cosa non gli dà alcun potere di interferire con la scelta al riguardo dei nubendi.

Certo, esiste naturalmente anche il matrimonio a tempo indeterminato. E come mi conferma un avvocato: “Ah, beh, in tal caso divorziare è un incubo, specie se i coniugi litigano ci può volere anche più di un anno dalla separazione” (confronta con i tre anni minimo richiesti dalla legislazione italiana). Ma il divorzio ad un abitante di un paese clericale come l’Italia fa venire immediatamente in mente l’aborto: “No, l’aborto non è libero”, continua il mio interlocutore, quasi un po’ imbarazzato dalla ammissione, “può essere eseguito unicamente da un medico” (! – sottinteso: “alle macchinette a gettone non ci siamo ancora, ma ci stiamo lavorando…”; assolutamente liberi sono invece gli strumenti per la pianificazione delle nascite, largamente utilizzati e su cui la morale islamica non ha nulla da dire; cfr. di nuovo l’obbligo italiano di ricorrere a strutture pubbliche e ad umilianti procedure burocratiche per ottenere legalmente un’interruzione di gravidanza). Ciò del resto porta con sé un’assoluta libertà di ricerca in materia di embrioni e cellule staminali, di cui stanno in effetti approfittando numerosi programmi pubblici e privati: secondo la tesi teologica che va per la maggiore, l’embrione diventa dotato di un’anima in qualche periodo successivo al terzo mese, così che la sperimentazione che coinvolge poche decine di cellule non ha più implicazioni biotetiche di quella che coinvolge qualche cellula di mais transgenico. Ancora, il regista newyorkese di origine iraniana Tanaz Eshaghian ha avuto la sorpresa, nel girare il documentario Be Like Others, che il cambio di sesso in Iran è una procedura medica pagata dallo stato, e vista come la “realizzazione della volontà di Allah”, cui bisognerebbe pur rassegnarsi ove si verifichino ambiguità di genere non altrimenti risolvibili…

Al di là di queste esemplificazioni estreme, ciò che è sicuro è che la società sopra delineata non appare in pratica particolarmente sessuofoba, e la libertà dei costumi è significativamente aumentata proprio nell’epoca Ahmadinejad, l’orco conservatore che assicurerebbe il perdurare del fanatismo religioso nel paese. In realtà, le condizioni sociali, generazionali, culturali, urbane e di sicurezza fanno sì che una donna abitante a Tehran si muova probabilmente con maggior agio di quanto accade in molta provincia europea. E coppiette irregolari di formazione visibilmente recente, che tubano per strada, nei giardini, nei bar, sono ancora più abbondanti delle donne sole – anche se non si toccano né si baciano in pubblico, uso del resto in decadenza anche in molte città europee. Tanto per citare un aneddoto personale, chi scrive, avendo scambiato poche parole all’uscita di un ristorante con una elegante receptionist di cui aveva sollecitato l’aiuto per ottenere un taxi e un po’ d’aiuto per indicare a quest’ultimo l’albergo corretto, si è visto chiamare in albergo dopo qualche ora, e porre tre domande iniziatiche: “sei sposato? qual è il tuo numero di cellulare? ho finito adesso di lavorare, ti va se andiamo a bere qualcosa in centro?”.

Naturalmente, da occidentale, avrei potuto equivocare, e pensare erroneamente che… la stessa mi invitasse a bere dell’alcool. Sotto tale profilo, in Iran beninteso non esiste alcuna forma di proibizionismo stile anni trenta americani: ognuno può comprare dieci litri di vodka e berseli tutti a casa propria sino a suicidarsi; d’altronde, non solo è vietato bere bevande alcoliche in luoghi pubblici (come tuttora negli USA: cfr. la classica scena da film americano con la bevuta dal collo dela bottiglia nascosta da un sacchetto di carta…) ma anche bere in luoghi aperti al pubblico, come ristoranti, alberghi, uffici, etc. Più o meno come oggi capita con il tabacco dalle nostre parti – e del resto anche in Iran. Cosicché, qualche ristorante in stile occidentale addirittura espone bottiglie di vino o di champagne a scopo “decorativo”, ma non le serve ai suoi clienti; né lo fanno bar o caffé o altri luoghi di ritrovo per giovani e non; e in ogn imodo resta socialmente inaccettabile presentarsi in pubblico in condizioni visibilmente alterate (così come del resto a Milano o a Madrid, benché le cose possano stare diversamente a Londra o a Helsinki, dove è talora insolito che qualcuno si presenti ad un appuntamento o ad una cena perfettamente sobrio).

La cosa non pare però nuocere troppo ai rapporti sociali ed alla conversazione, che come nell’Europa latina si svolgono spesso a tavola. e rispetto a cui resta il rimpianto di non conoscere abbastanza il farsi, lingua indoeuropea probabilmente più facile per la maggiorparte di noi del russo o del tedesco, la cui sola vera difficoltà consiste nel fatto di essere scritta in caratteri arabi, e perciò con la consueta omissione delle vocali.

Ma avrò certo il tempo di rimediare per la prossima visita, di cui mi auguro di avere presto l’occasione…

Stefano Vaj
Fonte: www.mirorenzaglia.org
Link: http://www.mirorenzaglia.org/?p=7939
8.06.2009

39 Commenti
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paolapisi
paolapisi
8 Giugno 2009 20:36

Eccolo qui, un altro sopraffino esperto di medioriente che ora ci descrive il paradiso persiano dopo aver fatto un viaggio di lavoro, durante il quale ha appreso che le donne iraniane non portano il burqa (ma davvero? non l’avrei mai detto), che in Iran non c’è immigrazione straniera (e vorrei vedere…), che la popolazione iraniana è molto giovane (bastava leggere qualche statistica), che gli arabi sono pochi e malvisti (a onor del vero, un 3% della popolazione iraniana è araba, ma non si tratta di stranieri bensì di arabi iraniani, molto molto malvisiti e discriminati, come altre minoranze, ma questo la elegante e disponibile signorina della reception non gliel’ha detto..)…Insomma, ha scoperto tante belle cose che mai avremmo sospettato: però è un po’ credulo, ecco, e si è fidato di quello che gli ha detto il suo informatore o la signorina disponibile e forse innamorata. Perchè ad esempio in iran l’aborto è vietatissimo e permesso solo se la gravidanza mette a rischio la vita della madre : http://en.wikipedia.org/wiki/Abortion_in_Iran E non solo l’alcool NON è in libera vendita in Iran, ma se una persona viene beccata a bere alcool per la quarta volta viene condannato a morte (pena non ancora previosta… Leggi tutto »

Ulisse9
Ulisse9
9 Giugno 2009 2:31

Io ho lavorato un anno, parecchio tempo addietro, nella Repubblica Islamica dell’Iran. Ovviamente non parlavo, e non parlo, Farsi ma ho trovato tantissimi iraniani che parlavano un ottimo inglese. tanto per chiarire. Devo dire che, a parte i temi dell’aborto e dell’uso di alcool, la descrizione data dal Sig. Stefano Vaj è conforme alla mia esperienza. Dice Paola Pisi “a onor del vero, un 3% della popolazione iraniana è araba, ma non si tratta di stranieri bensì di arabi iraniani , molto molto malvisiti e discriminati, come altre minoranze,….” Bè Che cosa aveva detto l’autore del post? “la bibbia è un testo sacro per gli islamici????? Ma stiamo a pazziare? La tradizione coranica afferma che il testo biblico è la corruzione della vera rivelazione che i profeti biblici hanno ricevuto da Allah” Forse qui dovrebbe rileggere con più attenzione quanto scritto dall’autore: la Bibbia è bensì un libro sacro per i musulmani, e gli stessi tendono anche ad essere “letteralisti”; ma l’Islam insegna anche la dottrina della corruzione della parola di Dio, e della verità successiva che supera l’errore precedente. “Morale della favola: quando si vuole conoscere la realtà di un paese, è meglio documentarsi su testi, articoli, libri, dati…..”… Leggi tutto »

reza
reza
9 Giugno 2009 3:59

Mio caro Stefano, come dice la Pisi “quando si vuole conoscere la realtà di un paese, è meglio documentarsi su testi, articoli, libri, dati, che credere” ai propri occhi e al proprio intelletto! Casomai, si può andare in Iran e ragionare sulla realtà iraniana, ma quando lo si vuole trasmettere, specialmente in occidente come sostiene la Pisi, bisogna linkare gli indirizzi web indicati dalla signora, invece di trasmettere il proprio ragionamento. Hai capito ? che ti sia di “lezione” per la prossima volta! insomma, non puoi rompere cosi i castaelli di vetro costruiti in base alla disinformazione sull’Iran islamico. Se lo fai la Pisi ci resta male , forse perché vede esurirsi il suo ruolo in questa vita !?! PS – Ci vado questo estate in Iran, se vuoi, tu e chiunque altro, posso portarvi ancora più nel profondo della realtà iraniana di oggi, facendovi vedere i luoghi , i momenti e le vite su cui, come ho sempre fatto con amici italiani che sono venuti con me in Iran, potete ragionare da soli. PS1- Qualche anno fa(era nell’1999)dopo 2 settimane in Iran, un caro amico, mentre lo accompagnavo all’aeroporto per farlo tornare in Italia, mi disse questa frase; “Reza,… Leggi tutto »

mat612000
mat612000
9 Giugno 2009 4:15

La repubblica islamica iraniana ha sempre affascinato i fascisti.
E mi sembra che da lì il sig. Renzaglia venga…

Pausania
Pausania
9 Giugno 2009 4:27

Guardi, ormai non si sa più da che parte prenderli: pare che l’alternativa allo stress della vita moderna sia uno Stato teocratico, che ricorre alla politica economica nazista e che possibilmente stampa banconote dal niente creando così cchiu pilu pi tutti.

Sono le meraviglie dell’essere alternativi: si può sparare qualsiasi boiata, tanto c’è sempre qualcuno che la sparerà più grossa.

Anche se effettivamente bisogna dire che è molto probabile che in molti in Italia considerino l’Iran un paese arabo, governato da una teocrazia Wahabita e dove le donne girano completamente coperte e senza nemmeno la patente.

Quindi in effetti credo si possa dire che anche una superficiale visita all’Iran può far rompere certi pregiudizi infondati, ma non si dovrebbe scambiarla per un trattato sociopolitico: un semplice resoconto di viaggio, direi.

LonanHista
LonanHista
9 Giugno 2009 4:33

minkia…………………ma paolapisi vuole diventare l’erede di oriana fallaci?…oppure è un agente provocatore antiran?….si può non essere daccordo sul “sistema iraniano”, si può disquisire, però paolapisi ogni volta che si accenna all’iran sembra trascinata o meglio spinta da un odio ancestrale, che appare addirittura oltre misura al punto che se sono pagato ne scrivo più di quanto ne ho e ne metto……………….oppure paolapisi ha nostalgia dell’epoca dello scià o addirittura il suo è uno pseudonimo dietro al quale si cela il nome palhevi……………………………….l’iran in ogni modo agli occhi del pecorume occidentale ha solo una sfiga:QUELLO DI ESSERE UN PAESE CHE NON VUOLE ASSOGETTARSI E PIEGARSI ALLE LOGICHE DELL’IMPERO….perché ci sono molti paesi dove si vive molto peggio dell’iran, dove ci sono sistemi deplorevoli, però non se ne parla perché in fondo sono alleati………………………………………PAOLAPISI..SIAMO UN BLOG DI 4 GATTI, ALMENO QUI POTRESTI RISPARMIARTI QUESTE CAZZATE STILE CORSERA,NYT,HAARETZ,FT..ETC…..dai, qui non siamo tutte pecore, bene o male la maggior parte di noi ragiona con la propria testa, A PARTE QUEI COGLIONI CHE NEL FORUM CONTINUANO A DISSERTARE SULLA SAGA PAPI-NOEMI……mentre stiamo andando a puttane nel vero senso della parola…….e la germania sta operando per sbattere fuori dall’euro paesi come il nostro, con deficit elevato… Leggi tutto »

chisciotte
chisciotte
9 Giugno 2009 5:18

ragazzi tranquilli, nn s’è capito che paolapisi in realtà è solo gelosa della ragazza alla reception..?? — tesoro trovati un uomo senno rischi di diventare isterica e lascia perdere l’iran, che hai sbagliato sito..

Pausania
Pausania
9 Giugno 2009 5:25

E’ evidente che tu non hai idea di chi sia Paola Pisi e di cosa faccia per l’informazione non mainstream. E fin qui ci potrebbe anche stare.

Il problema è che dal fondo della tua ignoranza ti permetti di insultare ed etichettare come le donnette dalla parrucchiera. O come tamarri al bar.

Se non altro ti sei scelto un nickname appropriato.

Pausania
Pausania
9 Giugno 2009 5:40

A te ti vedrei bene tra i preti barbuti 🙂

reza
reza
9 Giugno 2009 6:05

In realtà, la filosofia e il pensiero politico iranico come la radice dell’albero crescente del mondo islamico sciita (in netto contrasto con Wahabismo e con il salafismo, guardacaso,creatori dell’Alqaeda grazie alle consultazioni con la CIA ed il mussada) costituiscono il fenomeno politico/economico/militare e sociale che nell’intero mondo islamico offrono UN MODELLO alternativo a qualsiasi altro finora rappresentato, ivi compreso quello occidentale, e la Sig.ra Pisi lotta questo questa realtà, da sempre. Sull’Iran nello specifico, la Sig.ra Pisi ha da semrpe insistito per camuffare il ruolo da contrappeso svolto dal MODELLO IRANIANO nei confronti della corruzione sionista seguita dagli arabi filoamericani, l’esatto sistema che due giorni fa ha fatto vincere le elezioni libanesi(grazie ai petrodollari e alle interferenze del mussad) al gruppo 19 marzo guidato dal figlio del defunto palazzinaro wahabita quale fu Harriri(un specie di Caltagirone del mondo arabo). Resta solo un fatto particolare: malgrado l’occupazione territoriale dell’Afghanistan e dell’Iraq da parte della armata occidentale, è l’Iran che detta la prima e l’ultima parola in questi due paesi e questo non perché è “alleato” o “sottomesso” a qualcuno ma perché porta avanti gli interessi strategici propri , indipendentemente dalle forze sul campo. Che siano più leciti gli interessi iraniani che… Leggi tutto »

ericvonmaan
ericvonmaan
9 Giugno 2009 6:07

Bell’articolo. Prima di esprimere opinioni su luoghi e persone bisognerebbe frequentarli di persona, come ha fatto l’autore dell’articolo, e non solo prestare fede alla propaganda di regime.
E, cosa più importante, ogni popolo ha il totale diritto di decidere per sè come vivere. E NESSUNO dovrebbe imporre agli altri, con metodi striscianti o coercitivi, la propria idea di “democrazia” e “civiltà”.
L’Iran mi sembra non abbia cercato di invadere mai nessuno e si fa gli affari propri. I nostri alleati internazionali possono dire altrettanto?

LonanHista
LonanHista
9 Giugno 2009 7:05

una delle ragioni per cui mi sto allontanando dai forum è proprio quella di non dover imbattersi con la stupidità congenita di persone come ad esempio pausania, alle quali appunto sarebbe inutile rispondere se non fosse che l’argomento Iran è fondamentale, è un caposaldo dell’epoca che stiamo vivendo che contrappone il fascismo camuffato da democrazia che si sta sempre di più affermando in occidente, dove con la scusa del libero mercato e delle relative privatizzazioni l’1% della popolazione occidentale sta di fatto controllando tutta l’economia e la politica occidentale e ciò porterà ad una restrizione sempre più marcata delle libertà personali, mentre ci sono nel mondo realtà politiche che vorrebbero evitare questo regresso sociale e politico, come ad esempio l’iran ed il cosiddetto asse del male, cui sono inseriti quei paesi dove ancora prevale lo statalismo a scapito dell’interesse dei pochi………………………………………………… Reza ha spiegato in altri termini questo concetto e cioè che dell’iran fa paura la sua politica sociale, e che la minaccia terroristica in palestina(hamas)e libano(hezbollah) non è altro che le differenti politiche sociali attuate. Mentre Hamas ed hezbollah aprono scuole, ospedali centri di assistenza, i filo occidentali i liberisti usano lo stesso equivalente in moneta per arricchire i… Leggi tutto »

paolapisi
paolapisi
9 Giugno 2009 7:07

“a parte i temi dell’aborto e dell’uso di alcool”???? o, per carità, una quisquisglia. Raccontare che in iran l’alcool è in libera vendita quando invece c’è la pena di morte per chi lo beve 4 volte, e 74 frustate + il carcere per chi lo beve una, è un piccolo dettaglio errato, vero? spacciare il matrimonio temporaneo (una sorta di prostituzione legalizzata, che coinvolge anche ragazzine minorenni) per libertà sessuale, relegando a una battatuta la lapidazione degli adulteri e tacendo sulla pena di morte per gay e per chi ha rapporti extra e prematrimoniali è un’altra quisquiglia? Raccontare che un’economia ultraliberista è invece “socialista”, è una descrizione accurata? Descrivere una economia iraniana prospera e in fulgida ascesa, quando il disastro economico iraniano è al centro della campagna presidenziale e perfino il sito di propaganda del regime teocratico ammette che fra il 29 e il 33% degli iraniani vive sotto il livello di povertà ( http://www.presstv.ir/detail.aspx?id=97282&sectionid=351020102 ), è una una presentazione ineccepibile della realtà? E il silenzio tombale sulla repressione e arresti di studenti, lavoratori, sindacalisti, bloggers, difensori dei diritti umani va benissimo, vero? E non si dica che è un resoconto di viaggio e dunque non li ha visti, perchè… Leggi tutto »

paolapisi
paolapisi
9 Giugno 2009 7:46

@mat612000: non credo che la provenienza del sig. vaj abbia una grande importanza, perchè tanto la sinistra alternativa italiana e straniera è appecoronata ai piedi della teocrazia iraniana: e questo è un altro sintomo della fine della sinistra. Un mio amico, iraniano e comunista, ha scritto un bellissimo articolo sul tema. http://onlinejournal.com/artman/publish/article_4756.shtml E, in un altro pezzo, ha giustamente detto che socialisti, progressisti, e antiimperialisti iraniani devono lottare non solo contro la teocrazia ma anche contro le sinistre occidentali, dalle quali non solo non è mai venuta una parola di solidarietà per sindacalisti, difensori dei diritti dei lavoratori e progressisti in genere perseguitati, incarcerati e uccisi in Iran, ma che più o meno li tacciano di essere agenti degli USA. La vicenda di HOPI (Hands Off The People Of Iran), movimento di iraniani socialisti e comunisti in esilio, che si oppongono al sionismi e all’imperialismo USA e alle sanzioni contro l’Iran (e ovviamente a un eventuale guerra), ma anche al regime teocratico, è emblematica. Non sono stati acettati in Stop the war e sono stati attaccati in ogni modo da Galloway, perchè, appunto , si permettevano di criticare il regime teocratico. E Stop the war ha chiarito che non sono… Leggi tutto »

reza
reza
9 Giugno 2009 7:52

Per non essere frainteso devo sottolineare alcune questioni: – Il “dualismo di interessi” tra iraniani e arabi è un concetto largamente immaginario a cui però spesso fa fede la Pisi la quale, quando né parla, per me si referisce alla propaganda antiraniana con regia israeliana, mentre un’egemonia iraniana (concetto a sua volta da non prendere in senso assoluto, come bisogna sempre fare quando si parla di complesse realtà geopolitiche), non è un male per gli arabi quando si parla delle masse ( e anche di qualche governo)che si sentono interamente parte intregrante della RESISTENZA palestinese e quella libanese, di cui l’Iran è il cuore. – Nessuno, nemmeno la Pisi, potrà nascondere che i principali attori del processo di resistenza che ha impedito l’avvitamento completo su se stesso del processo di degenerazione politica del Medio Oriente – Hamas, Jihad Islamica ed Hetzbollah – sono ARABI, e che tutto questo movimento ha preso piede dalla data della nascità della Rivoluzione iraniana dell’1979. – L’integrazionismo iraniano (e non il suo integralismo) e suoi i successi crescenti dell’integrazione politica, sociale, militare, economica nel mondo islamico, sono il vero pericolo per l’occidente e per la sua egemonia e non la questione nucleare e/o il “terrorismo”… Leggi tutto »

paolapisi
paolapisi
9 Giugno 2009 7:52

non è uno pseudonimo, paola pisi è il mio vero nome.

Pausania
Pausania
9 Giugno 2009 7:57

Intendevo dire che io lo considero un resoconto di viaggio: nel senso che lo prendo per quello che è, un racconto personale di impressioni personali per lo più basate sul contrasto tra i preconcetti e le aspettative di chi scrive e una sommaria visione della realtà quotidiana

Poi lascio agli amanti dei barbuti il resto 🙂

Pausania
Pausania
9 Giugno 2009 7:59

Intendevo il nickname LonanHista 🙂

reza
reza
9 Giugno 2009 10:15

” la sinistra alternativa italiana e straniera è appecoronata ai piedi della teocrazia iraniana”!!!

Ma mi faccia il piacere.

paolapisi
paolapisi
9 Giugno 2009 10:18

ciao pausania.

rispondevo a LonanHista, che metteva in dubbio che il mio nome fosse vero.
A proposito, il resto del nick l’ho capito, ma la L e l’H che significheranno? 😉

reza
reza
9 Giugno 2009 10:20

SIIIIIIIIIIIIIIIII certo, gli iranianui e le iraniane abortiscono, bevono, vanno dal parrucchiere e si truccano, adescano i visitatori occidentali, e scopano……………………scopano proprio tanto ANZI TANTISSIMO.

Nell’1979, prima della Rivoluzione eravamo circa 30 milioni, lo sa quanti sono oggi gli iraniani ? circa 74 milioni, quindi scopano alla grande.

paolapisi
paolapisi
9 Giugno 2009 10:26

la coalizione che ha vinto in libano si chima “14 marzo”, non “19 marzo”, come Ella scrive ripetutamente. Almeno su questo può essere esatto, visto che il nome non cambia nulla, o almeno credo. Fine del dialogo con Lei.

buran
buran
9 Giugno 2009 10:36

Sulla base della mia esperienza di recente viaggiatore in Iran, per turismo, confermo la gran parte dell’articolo di Stefano, almeno per quanto riguarda gli aspetti di “costume”. C’è da dire che vi è l’obbligo dell’ haib (il fazzoletto in testa), e non del chador, che è assolutamente facoltativo e obbligatorio solo in alcune moschee, dove fra l’altro ti viene prestato all’entrata. Il volto deve essere scoperto, veli e simili non fanno parte della tradizione scita, si vedono soltanto addosso a pellegrine o turiste degli emirati o saudite. Comunque l’haib tende a condizionare sempre meno, per quanto si percepisce a una prima impressione, il ruolo delle donne e il loro porsi anche “fisico”. Nelle grandi città, si vedono in giro, dopo cena, gruppi di ragazze (viene da dire quasi “bande”) che intimidiscono i maschi locali, che girano al largo. Ho assistito, a Isfahan, al “pestaggio” di un malcapitato ragazzo, reo forse di aver detto qualche parola di troppo, preso a sberle per strada da tre tipe con i suoi amici che stavano a guardare non osando intervenire. La sera, nei locali-fumerie di moda, è pieno di donne, in gruppo da sole o con maschi. Questa stessa tipologia di persone, come ho… Leggi tutto »

reza
reza
9 Giugno 2009 11:51

Mah,prima che questo non è un dialogo,seconda che lei l’aveva già dichiarato finita un’altra volta e terza, sono davvero dispiaciuto vedere sprecare una come lei che ha delle conoscenze,ma che le usa in modo non-costruttiva.

PS – mene ero accorto dell’errore ma non potevo cambairlo.

reza
reza
9 Giugno 2009 12:43

L’Iran è un grande paese islamico, il 60% dei 74 milioni d’Iraniani hanno meno di 25 anni, è il terzo produttore di petrolio e secondo di gas ed ha riserve accertate per 134 miliardi barili, è ricco di ogni cosa è,magicamente,in ogni stagione dell’anno,ha le clime di altre 4 stagioni,grazie alla sua posizione geografica che fa in modo che, ad esempio in inverno,ci siano città con -25° da una pate e con + 25 dall’altra . Il grado di istruzione degli iraniani basato sul numero degli studenti è alto,il numero è notevole, pressoché uguale al numero di studenti in Francia. I giovani della mia famiglia(ho 14 nipoti) con cui sono in contatto continuo via Internet mi raccontano spesso le serate che organizzano tra amici: ascoltano Tartan o Britney Spears, bevono vodka all’arancia e si abbandonano ad ogni tipo di gioco sessuale… , tutto questo lo fanno con un reddito medio nazionaale intorno a 2200 dollari l’anno pro capite, grazie solo al sistema capitalista di stampo islamico che frena fortemente il profito in base all’usura su cui è invece basato l’intero sistema economica occidentale. Insomma, lavorano,vivono,si divertono,si sposano intorno a 24 anni, cambiano sesso liberamente e a basso costo se desiderano,… Leggi tutto »

Fabriizio
Fabriizio
9 Giugno 2009 14:16

Non so. Paola Pisi mi sembra monomaniaca. Scrive solo e sempre contro l’Iran e gli Iraniani. Una vera ossessione. Ma la pagano ?

LonanHista
LonanHista
9 Giugno 2009 15:20

scusi reza, ma lei cercando il puntiglio confonde le idee del lettore. In primo luogo l’azione occidentale è stata quella di dividere i paesi arabi e stroncare il panarabismo nasseriano che voleva unire appunto tutti i paesi arabi in un unico fronte…………………………… però varie vicissitudini e azioni mirate da parte dell’intelligence occidentale e soprattutto di Israele che intanto dopo la guerra del kippur si affermava come vera e propria colonna imperialista in seno ai paesi arabi, e diveniva il 53° stato americano(FINO AD ALLORA ISRAELE ERA SOSTENUTO SOLO DALLA FRANCIA E DALL’UK), colonna in difesa degli interessi petroliferi perché nel frattempo il dollaro dalla convertibilità in oro era passato alla concertibilità con il petrolio…………………………………e la creazione e il sostegno a gruppi fondamentalisti ha fatto parte dello schema del divide et impera…..i fratelli musulmani in egitto infiltrati da cia e soprattutto Mi5, poi HAMAS CREATURA DI ISRAELE CREATA IN CONTRAPPOSIZIONE ALL’AFFERMARSI DI ARAFAT..PER FINIRE CON AL QAEDA, tuttoggi utilizzata dai servizi americani in combutta con palistani e sauditi per gli scopi che sappiamo, cioè una sorta di strategia della tensione moderna, che opera sia in occidente e sia soprattutto nel mondo islamico allo scopo di mettere in cattiva luce movimenti come… Leggi tutto »

paolapisi
paolapisi
9 Giugno 2009 16:55

@Pausaniamah, secondo me non vuole essere solo un resoconto di viaggio. Credo che anche il più naif dei viaggiatori venga a sapere, prima di intraprendere un viaggio in Iran, che l’iran non è l’arabia saudita, che le donne hanno un ruolo sociale e nel mondo del lavoro, nonostante le pesanti discriminazioni, e non portano il burqa (basta aver visto due fotografie di una qualsiasi città iraniana), possono guidare la macchina, etc. E perchè, se è solo un resoconto di viaggio, infarcirlo di tanti dati grossolanamente falsi? mettiamo pure che davvero le sue fonti gli abbiano raccontato che l’aborto in Iran è libero, che l’alcool è in libera vendita (perchè non è entrato in una delle famose enoteche persiane?), che nelle scuole viene insegnato il darwinismo, che l’economia iraniana prospera, e tutto il resto, e lui ci abbia creduto senza verificare. Ma mi spieghi come fa a sapere quello che “tutti” gli irianiani pensano (ovviamente sono tutti entusiasti della teocrazia)? Li ha interrogati tutti uno per uno? E guarda che secondo me questo vale anche per chi sostiene il contrario: quando i miei amici iraniani comuinisti o socialisti mi dicono che la stragrande maggioranza degli iraniani è ostile alla teocrazia, io… Leggi tutto »

myone
myone
9 Giugno 2009 17:17

Detto da uno del posto suona bene e fa apparire un’ altra realta’.
Di fatto non conosciamo l’ iran, apertamente
L’ etichetta religiosa, di ragione, di regole, di razza, e tutto il resto,
fa pena dappertutto.
Purtroppo, si usa per prevaricare.
Tutto il mondo e’ uguale, meta’ da tenere meta’ da buttare,
ma quando si entra senza confronto vero nei meandri di chi e’ piu’ giusto,

e ci si attacca all’ assoluta ragione di parole, seguita ai fatti, sgomitando,
qui ci perdono tutti, prima o poi.
Anche questo, e’ frutto della globalizzazione culturale.
Ogniuno facesse mea culpa e si guardasse a casa sua, avendo ancora da cominciare,
sulla misura che si vuole misurare e mai misurarsi.

Ulisse9
Ulisse9
10 Giugno 2009 2:27

Forse la Sig. Pisi ha qualche specifico motivo per essere così astiosa, ma dovrebbe imparare a leggere con attenzione quello che scrivono gli altri utenti. Io mi sono limitato a dire che la descrizione data da Vaj è, in linea di massima, conforme alla mia esperienza. Quando scrivo “a parte l’aborto e l’uso dell’alcool”, non intendo dire che siano cose da poco, ma semplicemente che non concordano con la mia esperienza. Tutto il resto sono elucubrazioni della signora Pisi. Non oserei dire che l’economia iraniana sia socialista, ma di sicuro non è ultraliberista. Per quanto concerne i diritti delle donne, la signora Pisi confonde l’Iran con l’ Algeria. In Iran le donne non hanno bisogno del permeso del marito per lavorare, più di quanto non lo abbiano in Italia; inoltre le donne, caso forse unico nei paesi mussulmani, possono chiedere loro, ed ottenere, il divorzio. Vero è che non avranno una vita semplice, in quanto la società iraniana non è, sotto questo profilo, particolarmente aperta (questo mi è stato detto a Teheran nel 1990 da una signora iraniana divorziata. La quale non mi ha fatto nessuna avance). Ma non dimentichi come venivano considerate le prime donne divorziate dalla società italiana.… Leggi tutto »

ottavino
ottavino
10 Giugno 2009 3:50

Non nego che la simpatia che provo per l’iran è dovuta al fatto che fa da contraltare agli stati uniti e a israele, noti paesi colonialisti. Ma la caratteristica dell’iran che più mi piace è che rappresenta una diversita in un mondo tutto uguale. Osservando la natura si vede che ci sono diversi tipi di alberi, fiori, frutti. L’uomo si ostina invece a voler realizzare una monocultura. Ecco, difendere l’iran (ma anche altri) è difendere la bio-diversità.

reza
reza
10 Giugno 2009 4:05

Ti rispondo partendo dall’ ultima affermazione sulle elezioni libanesi: Anche se i media occidentali nascondo le notizie che riguardano il terrorismo di stato israeliano, qualsiasi ricercatore della verità con ausilio dell’internet potrà informarsi sui malefatti sioniste in medioriente, per scoprire che a distanza di due mesi dalle elezioni, ben4 nuclei di spionaggio sioniste sono state scoperte in Libano coi piani e materiali pronti per eseguire attentati che miravano a creare una situazione di totale confusione nelle elezioni libanese. Dall’altra parte, nelle belle democrazie occidentali, quello che avrebbe dovuto completare questo quadro ovvero; l’organo di propaganda sionista quale è l’intero sistema di media occidentale, riempiva già la testa all’opinione pubblica con “Hezbollah si prepara all’attacco” , “Hezbollah non accetterà il risultato delle elezioni” e varie bagianate del genere. Tutto questo perché l’esito delle elezioni era previsto e i sionisti sapevano che Hezbollah avrà una forte conferma nel seno dello stato e quindi del governo libanese e questo va contro i loro interessi. Ora, le elezioni sono finite e la situazione in Libano è la stessa identica come era prima; ogni etnia ha la propria maggioranza e quindi, NON POTRA’ CHE ESSERE UNA SITUAZIONE DI ACCORDO NAZIONALE, cosa che darebbe LA VITTORIA… Leggi tutto »

reza
reza
10 Giugno 2009 4:47

Vi ho creati e vi ho posti nel seno di vari popoli affinché non vi sia monotonia nella vostra vita e affinché vi roconosciate a vicenda.”

“In realtà, il milgiore tra di voi è chi segue la via maestra tracciata dagli insegnamenti dei profeti che vi ho mandato come i miei messaggeri.”

Non sono le parole esatte dei versetti del Corano ma, più o meno, suonano cosi .

Obama li ha voluto inserire nel suo discorso a Cairo rivolto ai musulmani.

paolapisi
paolapisi
10 Giugno 2009 14:26

Dato che tendo più a credere al codice legislativo della repubblica islamica dll’iran che a quello che ha detto quella signora lì o quel signore là, ecco qua in materia di lavoro femminile l’articolo 1117 del codice civile della repubblica islamica dell’iran: The husband can prevent his wife from occupations or technical work which is incompatible with the family interests or the dignity of himself or his wife. http://www.babylon.com/definition/Article_1117/English In Italia il marito non ha alcun diritto di vietare alla moglie di lavorare, quindi la situazione è diversa Divorzio: Articolo 1133: A man can divorce his wife whenever he wishes to do so. http://www.babylon.com/definition/Article_1133/English non vi è alcun articolo del codice civile iraniano sulla richiesta di divorzio da parte della moglie (tranne che dopo 4 anni di assenza del marito), ma una serie di leggi successive hanno ampliato la possibilità di richiesta di divorzio da parte delle donne, le cui motivazioni devono comunque essere vagliate dalla corte della repubblica islamica (mentre il marito può divorziare a suo piacimento). Negare la discriminazione delle donne in Iran è come negare che l’acqua è bagnata. Poi uno può dire che è giusta, o che sono affari loro, o che in altri paesi le… Leggi tutto »

reza
reza
11 Giugno 2009 5:54

Non posso che aver la conferma che penso bene quando mi esprimo contro le sue illazioni in linea col antiranismo propogandistica sionista. Lei sta dicendo a questa gente che un marito in Iran può chiedere divorzio quando li pare e piave, mentre una donna non lo può fare, e che anche con la riforma del codice civile che riconosce questo diritto alle donne, in tribunale i giudici creano cosi tanti problemi che la donna , effettivamente, perde i prorpi diritti, lasciando (con tanta disonestà) intendere che quando l’uomo può avere questa supremazia sulla donna, alla fine dei conti, l’Iran e l’Islam usano la discriminazione nei confronti delle donne !?! Naturalmente, come succede in Italia con berlusca e la lega che fanno le leggi che piaciono loro ed spesso trascurano la Costituzione, Ahmadinajed ha cercato di far passare le leggi che piaciono a lui a al suo schieramento, ma si dà il caso che in Iran il sistema è totalmente diverso e che le elezioni presidenziali sono differenti da quelle parlamentari e che spesso(spessissimo sin dall’1979) il parlamento ha una maggioranza differente dallo schieramento ; prima del primo ministro e poi, dopo la riforma, del presidente. Ahmadinejad ha sudato almeno una… Leggi tutto »

mikaela
mikaela
11 Giugno 2009 17:46

Anche se ha sbagliato un nome (comprensibilissimo visto che e’ composto da numeri ) non scredita quello che Lei ha scritto.
Grazie

mikaela
mikaela
11 Giugno 2009 18:38

Aggiungo, che il governo iraniano ha aiutato anche una piccola isola caraibica.
L’ho sentito in una cerimonia ufficiale.

Mafalda
Mafalda
12 Giugno 2009 11:40

Non so. Ci vedo anti-iranismo primario, riferimenti di seconda mano (i vini esposti in Iran li ho visti con i miei occhi), citazione di giornali occidentali o anti-governativi non particolarmente autorevoli e che non citano le proprie fonti (il Daily Mail? lo “studente iraniano che legge Darwin da solo”?).

E poi un sacco di assunzioni quanto all’autore ed agli scopi dell’articolo, che viene manifestamente preso per un agente provocatore iraniano, sempre che l’attacco non origini da questioni personali. Date le premesse del testo, da cosa capisce che i foulard di Hermès sarebbero citati con approvazione? O che il testo miri a sostenere che il cambiamento di sesso sarebbe un vanto del paese, mentre la kultura iraniana no? Mi pare si tratti in sostanza di sciocchezze ad hominem, molto meno interessanti delle impressioni o delle voci di prima mano – già di per sé significative – che un visitatore possa raccogliere in un paese che visita per la prima volta.

Mafalda
Mafalda
14 Giugno 2009 13:51

Dal Corriere della Sera, noto bollettino filo-sciita, 14/06/2009, pag. 1, “I due popoli di Tehran”:
“Nella Repubblica teocratica che prevede frustate e amputazioni islamiche per i peccatori, si può abortire fino al 45esimo giorno…”.

Poi si può sempre sceglere di credere ciecamente a Wikipedia…

Seriamente, la fonte della confusione occidentale sull’aborto in Iran deriva dal fatto che l’eliminazione di un feto non è neppure considerata aborto se non quando quest’ultimo è “animato”, cosa che secondo l’insegnamento dominante si verifica, come riporta correttamente l’articolo, solo a gravidanza ben inoltrata.