DI MATTEO LAZZERO
corriere.it
Una lettera al Corriere della Sera
Caro professor Galli della Loggia,
sono uno studente universitario di 24 anni con una certa passione per la storia. Sono un leghista, abbastanza convinto. E lo confesso: se faccio un bilancio, certamente sommario, dall’Unità nazionale ad oggi, le cose per cui vergognarmi mi sembrano maggiori rispetto a quelle di cui essere fiero.
Penso al Risorgimento, alla massoneria e al disegno di conquista dei Savoia, rifletto sul fatto che nel Mezzogiorno furono inviate truppe per decenni per sedare le rivolte e credo che queste cose abbiano più il sapore della conquista che della liberazione. E penso, ancora, al referendum falsato per l’annessione del Veneto e al trasformismo delle elite politiche post-risorgimentali. E poi il fascismo, con la sua artificiosa ricostruzione di una romanità perduta e imposta a un popolo eterogeneo e diviso per 1500 anni che della «romanità classica » conservava ben poco: la costruzione di una «religione politica» forzata al posto di una «religione civile» come invece avvenne in Francia con la Rivoluzione, che fu davvero l’evento fondante di un popolo. In Italia l’unica cosa «fondante» potrebbe essere stata la Resistenza: ma anche lì, a guardare bene, c’era una Linea gotica a dividere chi la guerra civile l’aveva in casa da chi era già in qualche maniera libero.
E poi la Prima Repubblica, che si salva in dignità solo per pochi decenni, i primi, e poi sprofonda nei buio degli anni di piombo con terrorismo di sinistra e stragi di destra (o di Stato?), nel clientelismo politico più sfrenato, nelle ruberie, nelle grandi abbuffate che ci hanno regalato uno dei debiti pubblici più grandi del mondo.
Quanto alla Seconda Repubblica, l’abbiamo sotto agli occhi: la tendenza dei partiti a trasformarsi in «pigliatutto» multiformi e dai programmi elettorali quasi identici, con le uniche eccezioni di Di Pietro e della Lega. Il primo però è destinato a sparire con Berlusconi, che è la ragione del suo successo: quando svanirà la causa, svanirà anche l’effetto. Anche la Lega dopo Bossi potrebbe sparire, ma almeno a sorreggerla ci sono un disegno, un’idea, per quanto contestabili.
Guardo allo Stato poi e alla mia vita di tutti i giorni e mi viene la depressione. Penso a mia mamma che lavora da quando aveva 14 anni ed è riuscita da sola a crearsi un’attività commerciale rispettabile e la vedo impazzire per arrivare a fine mese perché i governi se ne fregano della piccola-media impresa e preferiscono continuare a buttar via soldi nella grande industria. E poi magari arriva anche qualche genio dell’ultima ora a dire che i commercianti son tutti evasori. Vedo i miei dissanguarsi per pagare tutto correttamente e poi mi ritrovo infrastrutture e servizi pubblici pietosi. Vedo che viene negata la pensione di invalidità a mia zia di 70 anni che ha avuto 25 operazioni e non cammina quasi più solo perché ha una casetta intestata. E poi leggo che nel Mezzogiorno le pensioni di invalidità sono il 50% in più che al Nord. Come faccio a sentire vicino, ad amare, a far mio uno Stato che mi tratta come una mucca da mungere e in cambio mi dice di tacere?
Non ho paura degli immigrati, né sono ostile a chi ha la pelle differente dalla mia. Mi preoccupo però di certe culture. Per esempio mi spaventano i disegni di organizzazioni come i Fratelli musulmani, ostili verso l’Occidente, e mi fan paura le loro emanazioni europee. Non voglio barricarmi nel mio «piccolo mondo antico», ma ho realismo a sufficienza per pensare di non poter accogliere il mondo intero in Europa. La gente che entra va integrata, ma io credo che la possibilità di integrazione sia inversamente proporzionale al numero delle persone che entrano. Eppure, se dico queste cose, mi danno del «razzista». Non mi creano problemi le altre etnie, mi crea problemi e fastidio invece chi le deve a tutti i costi mitizzare, mi irrita oltremodo un multi culturalismo forzato e falsato. Mi spaventano l’esterofilia e la xenomania, secondo le quali tutto ciò che viene da fuori deve essere considerato acriticamente come positivo, «senza se e senza ma». In pratica ho paura che l’Italia di domani di italiano non avrà più nulla e che il timore quasi ossessivo di non offendere nessuno e di considerare ogni cultura sullo stesso piano, cancelli quel poco di memoria storica che ancora abbiamo. Mi crea profondo terrore la prospettiva che la nostra civiltà possa essere spazzata via come accadde ai Romani: mi sembra quasi di essere alle porte di un nuovo Medioevo con tutte le incognite che questo può celare. E ho paura, paura vera. Sono razzista davvero oppure ho qualche ragione?
Matteo Lazzaro
Fonte: www.corriere.it/
Link: http://www.corriere.it/politica/09_agosto_19/Io_studente_leghista_Perche_mi_vergogno_dell_Unita_d_Italia_MatteoLazzaro_30c84cf4-8c8b-11de-90bb-00144f02aabc.shtml
19.08.2009
VEDI ANCHE: LA RISPOSTA DI GALLI DELLA LOGGIA
normanno 22 settembre 2009
Appare evidente che questo giovane studente che fa un attenta riflessione storica dell'Unità d'Italia in realta mostra tutta la sua ingenuità. Ogni nazione del mondo dovrebbe vergognarsi della propria storia, la Francia, la GB, la Germania, gli Usa ecc., ogni una di queste nazioni ha avuto storie poco edificanti, questa è storia. Per poter capire di politica è il ragazzo ingenuo mostra di non capirne nulla bisogna imparare prima bene la storia. Se Michelina De Cesare fece parte della resistenza contro i Piemontesi è perchè questi focolai di guerriglia erano finanziati dai Borboni con la speranza di riavere il regno perduto non a caso era moglie di un soldato dell'esercito borbonico.
Le manovre per arrivare all'Unità dell'Italia furono volute dai capitalisti del nord per poterne trarre vantaggio e non ebbero tutti i torti perchè fu trafucato dall'allora banco di Napoli un incento bottino d'oro ancora depositato presso la banca d'Italia sul quale fu fatta l'unità d'Italia e le tasse esose che a confronte a quelle che oggi voi a nord vi lamentate sono una sciocchezza. E' così che fu annientata l'economia particolarmente quella che poteva essere concorrenziale. In realtà l'Unità d'Italia fu finanziata principalmente con i soldi dei meridionali, non possiamo trascurare ad esempio la tassa sul macinato. E' chiaro che oltre all'economia anche la scietà meridionale nel corso degli anni è andata allo sbando. Borboni da un lato che finanziavano la guerriglia e lo Stato unitario dall'altra parte sacrificava sull'altare della Patria il meridiona, è come se una persona venisse presa a pugni contemporaniamente da due pugili, non può che uscirne malconcia!
E i segni restano e sono evidenti. Per questi motivi il meridione è stato sempre terra di imigrazione. Attenzione che il federalismo non risolve i problemi, in Italia abbiamo bisogno di persone che pensano e fino a che i problemi vengono ridimensionati a un puro fatto di egoismo come dall'Unità ad oggi non vedo vie di uscite, l'unico che nella storia d'Italia aveva queste attidutine era Mattei, guarda caso un meridionale, così come quei militari meridionali che hanno sacrificato la propria vita perchè tu studente del nord non rischiassi di poter morire in un'attentato terreristico, Hanno donato la vita per la Patria la stessa per la quale mio nonnno meridionale ritornando dalla guerra in Libia fu dirottato sul fronte a difendere i confine dell'Italia nella prima guerra mondiale ricevendo anche l'onorificenza di Cavaliere di Vittorio Veneto hanno difeso i confini della tua Patria, della nostra Patria. Questa gente ed io come loro che ci vergogniamo di te per le tue stupite affermazioni. I soldati meridionali, i nostri normanni, sarebbe giusto che il meriidone si chiamasse normandia, non hanno avuto paura di morire comportandsi da uomini voi invece lo dovete ancora dimostrare.