IO SONO UN'ISPETTRICE DI POLIZIA E LEI NON E' NESSUNO (LEGGE E GIUSTIZIA)

IO SONO UN'ISPETTRICE DI POLIZIA E LEI NON E' NESSUNO (LEGGE E GIUSTIZIA)

DI ALESSANDRA COLLA

Caos scritto

Ho rivisto il filmato di cui parlavo l’altro ieri. Non è stato difficile, rimbalzato com’era da una rete all’altra, e ovunque sul web. L’ho rivisto, ancora e ancora: e non soltanto perché ero affascinata dal disgusto di quei fotogrammi indegni della cronaca di un paese che si vuole civile; ma perché c’era qualcosa, in quelle immagini, che mi disturbava profondamente e che pure non riuscivo a individuare. Poi, tutt’a un tratto, ho capito: l’elemento di ribrezzo era proprio lì, sotto gli occhi, lungamente. Era — è — la poliziotta. O, detto in modo più politically correct, l’ispettrice di polizia che presiedeva all’accaduto.

Non mi sono mai piaciute, le donne in divisa (né le divise in genere). Sono fermamente convinta della complementarietà di maschile e femminile. Ma proprio per questo sono pure convinta del sussistere di precise e cospicue differenze di genere che è necessario salvaguardare.

Così, il fatto che una donna accetti o — peggio ancora — desideri spogliarsi della fluidità creatrice e nutrice tipicamente femminile per calarsi nella rigidità, propria e figurata, tipicamente maschile mi suona decisamente strano. Altra cosa, naturalmente, sono le donne che prendono le armi in casi eccezionali al fianco degli uomini — e la Storia insegna che sono temibili; del resto, difficilmente qualcuno può superare o anche soltanto eguagliare in coraggio e ferocia la donna che si batte per il proprio figlio o il proprio compagno.

Ma ammettiamo pure che una donna arrivi ad arruolarsi non già nell’esercito in tempo di guerra, bensì in polizia in tempo di pace, per aver spinto alle estreme conseguenze i concetti di protezione e difesa: mi chiedo però se la pur nobile e necessaria missione di applicare e far rispettare la legge contempli le modalità violente e dissennate che sono state poste in essere a Cittadella l’altro giorno; e come possa una donna, di fronte allo strazio e alla disperazione di un’altra donna e addirittura di un bambino, non soltanto restare imperturbabile ma perfino sfoderare il tristo argomento principe della servilità (italiana ma non solo): “lei non sa chi sono io” ovvero, nella fattispecie, «io sono un’ispettrice di polizia e lei non è nessuno»— apoteosi di quell’abuso di potere che poi, in fondo, sovente altro non è se non l’ammissione dell’intrinseca debolezza di chi sa di non contare nulla, da solo, e perciò cerca conforto nel gregge, nel gruppo o nell’identità fittizia costruita su granitiche norme/regole/prescrizioni. Dal portiere gallonato al generale che ostenta medaglie e nastrini, chiunque indossi una divisa si sente automaticamente investito di quell’alta autorità della quale, di fatto, non è che un riflesso più o meno pallido — quello stesso che i prigionieri nella caverna scorgono sulla parete e scambiano per la vera luce.

In fondo — dicono — quei poliziotti non hanno fatto altro che applicare la legge. La legge, certo, che è uguale per tutti — dicono — e che non ammette ignoranza. La legge, dura ma indiscutibile. E la giustizia? Dov’è la giustizia?

Nell’antichità che impariamo a conoscere fin da bambini, la giustizia aveva dignità divina: dopo l’egizia Maat e la sumera Nanshe, in Grecia la personificavano (in tutte le sue sfumature) Atena, Themi, Dike e Nemesi. Attributo comune di queste dee era la bilancia, accompagnata talvolta (nel caso di Themi) dalla cornucopia — dove c’è giustizia c’è prosperità.

La legge non ha ascendenze così nobili: essa è cosa umana, e come tale è fallibile, corruttibile e caduca. La giustizia no: la giustizia è divina, s’è detto, e reca in sé l’idea altissima di pietas. È Antigone, irremovibile nello sfidare la nuova legge del re in nome della giustizia antichissima che impone di onorare i morti:

Non sai tu che Creonte, onor di tomba

concesse all'uno dei fratelli nostri,

l'altro mandò privo d'onore? Etèocle,

come la legge e la giustizia vogliono,

sotto la terra lo celò, ché onore

fra i morti avesse di laggiú; ma il corpo

di Poliníce, che perí di misera

morte, ha bandito ai cittadini, dicono,

che niun gli dia sepolcro, e niun lo gema,

ma, senza sepoltura e senza lagrime,

dolce tesoro alle pupille resti

degli uccelli, che a gaudio se ne cibino.

Questo col bando impose il buon Creonte

a te, dicono, e a me - lo intendi? a me! -

e che vien qui per proclamarlo chiaro

a chi l'ignora; e che non prenda l'ordine

alla leggera; e chi trasgredirà,

lapidato morir dovrà dal popolo

della città. Son questi i fatti. E presto

mostrar dovrai se tu sei generosa,

o se, da buoni uscita, sei degenere.

Ancora, la giustizia comporta il dare a ciascuno il suo, e non a caso si dice che la giustizia viene amministrata — dal latino ministrare, “servire” e particolarmente “porgere, versare i cibi a tavola” (ne deriva anche minister, il servo preposto a questa bisogna, da cui deriva il nostro ministro… ma questo discorso ci porterebbe lontano). Non riesco a trovare gesto e attitudine più femminile o materna.

C’è un abisso che separa la legge dalla giustizia: una donna dovrebbe sapere, non con la mente ma col cuore, quando è il momento di affiancare la Spada al Calice, o quando è il caso di riporre questo con cura e brevemente per riprenderlo dopo aver deposto quella. Ma che una donna non si curi affatto del Calice e anzi gli preferisca la Spada, che dimentichi la giustizia e la pietà per sostituirvi la legge, è un’anomalia; forse, anzi, è una cifra dei nostri tempi. Dovremmo preoccuparcene.

Alessandra Colla
Fonte: www.alessandracolla.net

Link: http://www.alessandracolla.net/2012/10/13/legge-non-e-giustizia/

13.10.2012

Commenti (35)

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    1. vimana2 16 ottobre 2012

      Non capisco perchè una poliziotta debba vestirsi da figa fashion con tanto ti capelli al vento e trucco......sta lavorando, deve mettersi, nn dico la divisa o giacca e cravatta, ma almeno dei vestiti normali, coda e trucco al max leggero.

    1. MartinV 16 ottobre 2012

      Più che altro è un verso del Gioacchino Belli...

      Li soprani der monno vecchio

      C'era una volta un Re cche ddar palazzo
      manno' ffora a li popoli st'editto:
      - Io so' io, e vvoi nun zete un cazzo,
      sori vassalli bbuggiaroni, e zzitto.

      Io fo ddritto lo storto e storto er dritto:
      pozzo ve'nneve a ttutti a un tant'er mazzo:
      Io, si vve fo impicca', nun ve strapazzo,
      che' la vita e la robba Io ve l'affitto.

      Chi abbita a sto monno senza er titolo
      o dde Papa, o dde Re, o dd'Imperatore,
      quello nun po' ave' mmai vosce in capitolo -.

      Co st'editto anno' er boja pe ccuriero,
      interroganno tutti in zur tenore;
      e, arisposero tutti: E' vvero, e' vvero.

    1. feipu 16 ottobre 2012

      tutto l'articolo si basa, secondo me, su un malinteso enorme. la poliziotta non dice "lei non è nessuno" alla marchese del grillo. intende dire che, essendo la zia e NON la madre, non ha alcun diritto nel fare domande e soprattutto nel pretendere risposte riguardo all'esecuzione di un provvedimento, probabilmente con efficacia immediata, disposto dal tribunale dei minori.
      che poi la vicenda sia controversa e perfetta per la spettacolarizzazione non vi è alcun dubbio

    1. fabiopon 16 ottobre 2012

      "Così, il fatto che una donna accetti o — peggio ancora — desideri spogliarsi della fluidità creatrice e nutrice tipicamente femminile per calarsi nella rigidità, propria e figurata, tipicamente maschile mi suona decisamente strano". Ma lei è mai stato disoccupato senza avere il culo riparato dai genitori-amici o partito?

    1. haward 16 ottobre 2012

      Giusto!

    1. felixoro 16 ottobre 2012

      PERCHE' IO SO' IO, E VOI NON SIETE UN CAZZO ! COSI' EBBE A DIRE ALBERTO SORDI NEL "MARCHESE DEL GRILLO".

    1. maristaurru 16 ottobre 2012

      Ma che discorsi: uomini e donne dovrebbero esser diversi, e questa sarebbe una femminista. Secondo me la affermazione della ispettrice è figlia dei nostri tempi. Oggi il proprio ruolo basta a giustificare le azioni meno nobili,come quello che in foto vediamo. Come ci siamo arrivati? la più parte degli umani, maschi o femmine, è intimamente convinto di essere qualcuno solo perchè ricopre un ruolo, non si pone domande su quello che fa: è arrivato a ricoprire un ruolo, ne è orgoglioso ed esegue gli ordini pur di mantenerlo quel ruolo. Era scontato si sarebbe arrivati a questo, in simile società fuori dal ruolo assegnato, siamo nessuno , folla anonima appiattita, le pecore son tutte uguali, se il pastore crede le distinguerà con un marchio, a noi metteranno un chip sotto pelle e presto. L'Uomo ( maschio o femmina )è ridotto nella società del mercato a cosa, oggetto.. al massimo esecutore di ordini. Persona.. parola senza senso ormai. La prova? Nonostante le scuse, il ciangottare di questo o quello, la Cancellieri che indagherà, non faranno nulla alla ispettrice, perchè nella mente della classe dirigente, la ispettrice ha fatto il suo lavoro.. capitava anche nel 900 nei lagher nazisti e poi in quelli bolscevichi: i migliori esecutori di ordini erano "irresponsabili".... e tali si sentivano.. QUESTI SONO I TEMPI.. altro che femminismo e ciullate simili!

    1. antiUsrael 16 ottobre 2012

      Quindi mi avete cancellato il commento, ma perchè qui si possono insultare tutti i leaders del passato e del presente , ma non hillari clinton?
      Mi sta bene, ma appena vedro un commento offensivo verso chicchessia farò presente il doppiopesismo a meno che non ci siano insulti proibiti (tipo bat**na) ed altri no che sarebbe meglio chiarire.

    1. lucamartinelli 16 ottobre 2012

      il taglio dell'articolo rispecchia la lettura personale della sig.ra Colla. Io credo che si possa cogliere un aspetto ben peggiore: la formazione delle forze di polizia porta agenti e funzionari a credere che il cittadino " non sia nessuno". Allora si può capire come possano accadere fatti come quelli della scuola Diaz, come possa accadere che Federico sia stato ammazzato a bastonate per strada, che Aldo Bianzino, Stefano Chucchi e centinaia di altri cittadini "pezzenti" siano stati assassinati dagli sbirri. Ho scritto "pezzenti! perchè non è mai accaduto che un figlio o parente degli Agnelli sia mai stato assassinato e nemmeno un Montezemolo o un Prodi e via dicendo. Mai è avvenuto che un prete pedofilo sia stato malmenato e che sia mai avvenuta un'irruzione in qualche Arcivescovado. Questo significa anche e soprattutto che le forze di polizia sono il cane da guardia dei padroni, come avviene nelle dittature e nei vari regimi, mentre noi sappiamo che in una democrazia la polizia è al servizio del cittadino.

    1. Rosberg 16 ottobre 2012

      Grandissimo articolo e ottime parole.
      Sono pienamente d'accordo con questi concetti, purtroppo persi da tempo. O volutamente dimenticati dalle nuove donne.

    1. Boero 16 ottobre 2012

      Gira e rigira è sempre colpa degli uomini,dunque?
      Questo si chiama deresponsabilizzazione.
      Il nostro mondo è maschilista?
      Urge una riflessione anche su questo,vai su questo sito e dacci un'occhiata:
      www.uomini3000.it
      Non dico altro,perchè questo è un commento e non un articolo...

    1. flareinc 16 ottobre 2012

      invece no, e' il modello svedese la patria del femminismo, vediamo se e' andata meglio... (Assange direbbe di no)

      copy&paste da un articolo de "la bussola quotidiana"
      ---
      In Svezia aumenta di continuo il numero delle persone che vivono sole e non sempre per libera scelta, ma come una conseguenza di situazioni che vanno dalla ricerca esasperata della carriera all’abbandono del tetto coniugale a seguito di separazioni e divorzi. Si è toccato adesso il vertice storico del 50% della popolazione, con una punta massima del 60% nella capitale Stoccolma, distanziando Finlandia (39%), Danimarca (37%) Germania (34%), mentre i Paesi del bacino mediterraneo fanno registrare cifre fra il 10 ed il 15%.

      Questa desolante solitudine può degenerare in crisi psicologiche che portano ad esempio i giovani ad eccessi estremi quali i teatrali suicidi in diretta sul forum Flashback che si sono registrati recentemente.

      Si sa che in Svezia sposarsi è superfluo dato che basta comunicare all’anagrafe che si divide il focolare con un’altra persona per essere considerati una coppia a tutti gli effetti giuridici. Molti, tuttavia, non vogliono rinunciare alla cerimonia del matrimonio, ma se sono in molti a sposarsi (30.000 matrimoni l’anno per una popolazione di poco inferiore ai 10 milioni) altrettante sono le coppie che divorziano e la stessa cifra – sempre 30.000 – riguarda gli aborti legali che ogni anno si registrano nelle cliniche svedesi. Il 55% dei bambini nasce al di fuori del matrimonio, ma la ripresa delle nascite (120 mila dovute in gran misura alle donne immigrate) ha riportato la Svezia al vertice europeo (2,10 figli per donna) e ciò è dovuto alla generosità per quanto riguarda i congedi parentali, i sussidi di maternità, gli assegni familiari e gli accessi agli asili. Ovviamente queste forme di welfare si pagano con le tasse piú alte del mondo, con un carico fiscale del 55% del Pil.

      La frequenza dei divorzi porta con sè il problema della cura e dell’affidamento dei figli, ma, nella moderna società svedese, perfino i pargoli si sono adattati al trasferimento periodico da un genitore all’altro, accettando la figura della “mamma finta” o del “papà finto” (in svedese plastmamma e plastpappa) che si sostituiscono ai genitori veri con alternanze spesso illogiche.

      E poi la facilità con cui si svolgono questi scambi di appartenenza affettiva finisce per disgregare la famiglia, non di rado perché uno dei “coniugi” vuole improvvisamente un partner piú giovane e, non esistendo remore, pianta tutto e se ne va, lasciando l’altro solo. E a mano a mano che gli svedesi vedono “progredire” la loro nazione, aumenta il numero di coloro (50% della popolazione, 59% nella capitale Stoccolma) che vivono da soli, senza una persona con cui condividere gioie e dolori, chiusi in miniappartamenti dotati delle piú vanzate risorse elettroniche ed informatiche, ma privi di calore umano.

      Sebbene sussista ancora in Europa il mito del “modello svedese”, l’albero della solitudine a cui si deve aggrappare la metà degli abitanti di questo paese “felice” affonda le proprie radici nella politica perseguita dai governi socialdemocratici durante gli anni Settanta, ben poco attenta alla famiglia ed indirizzata ad eliminare le “spose di lusso” (come venivano definite la casalinghe) spingendole a lavorare con drastiche riforme fiscali. Attualmente tutte le donne lavorano e sono economicamente autosufficienti, ma molte di esse che hanno superato la cinquantina si trovano ad essere prive di una famiglia e degli affetti che dovrebbero circondarle secondo una tradizione umanistica.

      Le femministe piú convinte trovano positivo questo “strappo” alla prigione familiare, ma ciò non toglie che continuamente si debbano ascoltare le espressioni di disagio, sui giornali, alla radio o in televisione, di moltissime persone che vivono sole e si sentono emarginate, ad onta delle conquiste in carriera. Il disgregamento della famiglia porta a un distacco tragico anche per quanto riguarda i rapporti fra le varie generazioni. Si tratta di un rigetto societario che esclude, per ragioni di puro egoismo o per incapacità di adeguamento ai modelli piú frenetici di vita, intere fasce di cittadini che un tempo, nell’ambito familiare della società contadina, trovavano persone con cui dividere la vita quotidiana. Oggi molti anziani vengono abbandonati, dimenticati da figli e nipoti che vivono con ritmi di vita e con esigenze che richiedono il massimo della loro concentrazione egoistica. Non di rado si scoprono i corpi di persone decedute da mesi senza che nessuno si sia preso la cura di constatare come stessero. Molti svedesi pensano: “Noi paghiamo tasse salate, ci pensi lo Stato ai vecchi!”

      Lo stesso discorso vale per i figli che, non appena possono, talvolta ancora adolescenti, lasciano la famiglia per sentirsi liberi, andando a condividere il costo di appartamenti in subaffitto con altri coetanei, altrettando desiderosi di sfuggire al dominio dei genitori.

      Che la solitudine stia diventando un problema sociale non indifferente a Stoccolma, una delle città piú moderne del mondo, viene confermato dalla psicologa Anna Svensson. “In ultima analisi, - dice la dottoressa Svensson, - è molto meglio per una persona anziana scegliere di vivere nelle strutture assistenziali create dallo Stato dove, oltre ad usufruire di ogni comodità e di cure sanitarie, può incontrare altra gente sola, stabilendo nuove conoscenze ed amicizie che aiutano a vivere.”

      Molti genitori trascurano la formazione morale dei propri figli, protesi come sono nella ricerca di beni materiali, lasciando i giovani in balia di se stessi ed anche qui si gioca a scaricabarile. La scuola dice infatti che devono essere i genitori a educare i figli, mentre i genitori ritengono che, pagando tasse altissime, abbiano tutto il diritto di addossare al sistema scolastico la responsabilità dell’educazione morale dei giovani.

      In questo caos, spicca il fenomeno della salda unione familiare riscontrabile presso la maggioranza dei nuclei di immigrati. Che gli svedesi debbano imparare qualcosa da loro?

    1. haward 16 ottobre 2012

      «La donna uscì dalla costola dell’uomo, non dai piedi per essere calpestata, né dalla testa per essere superiore. Ma dal lato per essere uguale, sotto il braccio per essere protetta e accanto al cuore per essere amata».

      William Shakespeare

      Tutta la manipolazione mentale ed indottrinamento culturale possibile e immaginabile degli ultimi decenni non possono cambiare migliaia di anni di evoluzione biologica e psicologica della donna. La donna con la pistola non piace perchè altro non è se non l'estrema caricatura della donna che, per "realizzarsi" deve vivere, pensare e sentire come un uomo. Ma per le donne le giornate non durano 48 ore ma 24 come per gli uomini ai quali, attualmente, è richiesto sempre di interpretare un solo ruolo, mentre alle donne, ne sono richiesti due: il solito, di femmina, madre e moglie, ed il "nuovo", di maschio competitivo e rampante. Il "Lei non sa chi sono io" è, purtroppo, unisex, come le masturbazioni mentali provenienti dal mondo della Psicologia applicate ai minori od alla beata e criminale indifferenza/incompetenza dei nostri cari Magistrati del settore Famiglia. Per non parlare dei Servizi Sociali. Lungi dall'essersi emancipata, la donna, vero ricettacolo e custode di quel misero resto di sensibilità non materialista di questo mondo, ha perso totalmente la propria identità.

    1. marcello1991 16 ottobre 2012

      C'è un errore di fondo in questo ragionamento...

      Le donne al potere in un mondo maschilista..sono si peggiori degli uomini altrimenti al potere non ci sarebbero mai arrivate.

      Diversa cosa è donne al potere in un mondo non dico femminista ma più omogeneo da questo punto di vista. In tal caso è tutto da vedere.

      Ciao

    1. Boero 16 ottobre 2012

      Scusate,ma a me questa sembra la scoperta dell'acqua calda,codesta donna scopre solo ora che forse il dogma femminista,che le donne al potere sono migliori degli uomini,perchè ''più empatiche'',''meno rigide'',''grazie al fatto di essere madri'',forse non regge alla prova dei fatti?
      L'abbiamo visto migliaia di volte,dalla Tatcher,alla,Fornero,alla rigidissima Merkel...
      eppure qualcuno se ne stupisce...
      Grandi citazioni,per carità,ma la sostanza la esplicita di più il commento...

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