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IO, NERO ITALIANO LA MIA VITA AD OSTACOLI

DI PAP KHOUMA
repubblica.it

Sono italiano e ho la pelle nera. Un black italiano, come mi sono sentito dire al controllo dei passaporti dell’aeroporto di Boston da africane americane addette alla sicurezza. Ma voi avete idea di cosa significa essere italiano e avere la pelle nera proprio nell’Italia del 2009? Mi capita, quando vado in Comune a Milano per richiedere un certificato ed esibisco il mio passaporto italiano o la mia carta d’identità, che il funzionario senza neppure dare un’occhiata ai miei documenti, ma solo guardandomi in faccia, esiga comunque il mio permesso di soggiorno: documento che nessun cittadino italiano possiede. Ricordo un’occasione in cui, in una sede decentrata del Comune di Milano, una funzionaria si stupì del fatto che potessi avere la carta d’identità italiana e chiamò in aiuto altre due colleghe che accorsero lasciando la gente in fila ai rispettivi sportelli. Il loro dialogo suonava più o meno così.

Nella foto: Pap Khouma“Mi ha dato la sua carta d’identità italiana ma dice di non avere il permesso di soggiorno. Come è possibile?”.
“Come hai fatto ad avere la carta d’identità, se non hai un permesso di soggiorno… ci capisci? Dove hai preso questo documento? Capisci l’italiano?”. “Non ho il permesso di soggiorno”, mi limitai a rispondere.
Sul documento rilasciato dal Comune (e in mano a ben tre funzionari del Comune) era stampato “cittadino italiano” ma loro continuavano a concentrarsi solo sulla mia faccia nera, mentre la gente in attesa perdeva la pazienza.

Perché non leggete cosa c’è scritto sul documento?”, suggerii. Attimo di sorpresa ma…. finalmente mi diedero del lei. “Lei è cittadino italiano? Perché non l’ha detto subito? Noi non siamo abituati a vedere un extracomunitario…”.

L’obiezione sembrerebbe avere un qualche senso ma se invece, per tagliare corto, sottolineo subito che sono cittadino italiano, mi sento rispondere frasi del genere: “Tu possiedi il passaporto italiano ma non sei italiano”. Oppure, con un sorriso: “Tu non hai la nazionalità italiana come noi, hai solo la cittadinanza italiana perché sei extracomunitario”.

Quando abitavo vicino a viale Piave, zona centrale di Milano, mi è capitato che mentre di sera stavo aprendo la mia macchina ed avevo in mano le chiavi una persona si è avvicinata e mi ha chiesto con tono perentorio perché stavo aprendo quell’auto. D’istinto ho risposto: “Perché la sto rubando! Chiama subito i carabinieri”. E al giustiziere, spiazzato, non è restato che andarsene.

In un’altra occasione a Milano alle otto di mattina in un viale ad intenso traffico, la mia compagna mentre guidava ha tagliato inavvertitamente la strada ad una donna sul motorino. E’ scesa di corsa per sincerarsi dello stato della malcapitata. Ho preso il volante per spostare la macchina e liberare il traffico all’ora di punta. Un’altra donna (bianca) in coda è scesa dalla propria macchina ed è corsa verso la mia compagna (bianca) e diffondendo il panico le ha detto: “Mentre stai qui a guardare, un extracomunitario ti sta rubando la macchina”. “Non è un ladro, è il mio compagno”, si è sentita rispondere.

Tutte le volte che ho cambiato casa, ho dovuto affrontare una sorta di rito di passaggio. All’inizio, saluto con un sorriso gli inquilini incrociati per caso nell’atrio: “Buongiorno!” o “Buona sera!”. Con i giovani tutto fila liscio. Mentre le persone adulte sono più sospettose. Posso anche capirle finché mi chiedono se abito lì, perché è la prima volta che ci incontriamo. Ma rimango spiazzato quando al saluto mi sento rispondere frasi del genere: “Non compriamo nulla. Qui non puoi vendere!”. “Chi ti ha fatto entrare?”.

Nel settembre di quest’anno ero con mio figlio di 12 anni e aspettavo insieme a lui l’arrivo della metropolitana alla stazione di Palestro. Come sempre l’altoparlante esortava i passeggeri a non superare la linea gialla di sicurezza. Un anziano signore apostrofò mio figlio: “Parlano con te, ragazzino. Hai superato la linea gialla. Devi sapere che qui è vietato superare la linea gialla… maleducato”. Facevo notare all’anziano che mio figlio era lontano dalla linea gialla ma lui continuava ad inveire: “Non dovete neppure stare in questo paese. Tornatevene a casa vostra… feccia del mondo. La pagherete prima o poi”.

Qualche settimana fa all’aeroporto di Linate sono entrato in un’edicola per comprare un giornale. C’era un giovane addetto tutto tatuato, mi sono avvicinato a lui per pagare e mi ha indicato un’altra cassa aperta. Ho pagato e mi sono avviato verso l’uscita quando il giovane addetto si è messo a urlare alla cassiera: “Quell’uomo di colore ha pagato il giornale?”. La cassiera ha risposto urlando: “Sì l’uomo di colore ha pagato!”. Tornato indietro gli dico: “Non c’é bisogno di urlare in questo modo. Ha visto bene mentre pagavo”. “Lei mi ha guardato bene? Lo sa con chi sta parlando? Mi guardi bene! Sa cosa sono? Lei si rende conto cosa sono?”. Cercava di intimidirmi. “Un razzista!” gli dico. “Sì, sono un razzista. Stia molto attento!”. “Lei è un cretino”, ho replicato.

Chi vive queste situazioni quotidiane per più di 25 anni o finisce per accettarle, far finta di niente per poter vivere senza impazzire, oppure può diventare sospettoso, arcigno, pieno di “pregiudizi al contrario”, spesso sulle spine col rischio di confondere le situazioni e di vedere razzisti sbucare da tutte le parti, di perdere la testa e di urlare e insultare in mezzo alla gente. E il suo aguzzino che ha il coltello dalla parte del manico, con calma commenta utilizzando una “formula” fissa ma molto efficace: “Guardate, sta urlando, mi sta insultando. Lui è soltanto un ospite a casa mia. Siete tutti testimoni…”.

Ho assistito per caso alla rappresentazione di una banda musicale ad Aguzzano, nel piacentino. Quando quasi tutti se ne erano andati ho visto in mezzo alla piazza una bandiera italiana prendere fuoco senza una ragionevole spiegazione. Mi sono ben guardato dal spegnerla anche se ero vicino. Cosa avrebbe pensato o come avrebbe reagito la gente vedendo un “extracomunitario” nella piazza di un paesino con la bandiera italiana in fiamme tra le mani? Troppi simboli messi insieme. Ho lasciato la bandiera bruciare con buona pace di tutti.

Ho invece infinitamente apprezzato il comportamento dei poliziotti del presidio della metropolitana di Piazza Duomo di Milano. Non volevo arrivare al lavoro in ritardo e stavo correndo in mezzo alla gente. Ad un tratto mi sentii afferrare alle spalle e spintonare. Mi ritrovai di fronte un giovane poliziotto in divisa che mi urlò di consegnare i documenti. Consegnai la mia carta di identità al poliziotto già furibondo il quale, senza aprirla, mi ordinò di seguirlo. Giunti al posto di polizia, dichiarò ai suoi colleghi: “Questo extracomunitario si comporta da prepotente!”.

Per fortuna le mie spiegazioni non furono smentite dal collega presente ai fatti. I poliziotti verificarono accuratamente i miei documenti e dopo conclusero che il loro giovane collega aveva sbagliato porgendomi le loro scuse. Furono anche dispiaciuti per il mio ritardo al lavoro.

Dopotutto, ho l’impressione che, rispetto alla maggioranza della gente, ai poliziotti non sembri anormale ritrovarsi di fronte a un cittadino italiano con la pelle nera o marrone. “Noi non siamo abituati!”, ci sentiamo dire sempre e ovunque da nove persone su dieci. E’ un alibi che non regge più dopo trent’anni che viviamo e lavoriamo qui, ci sposiamo con italiane/italiani, facciamo dei figli misti o no, che crescono e vengono educati nelle scuole e università italiane.

Un fatto sconvolgente è quando tre anni fa fui aggredito da quattro controllori dell’Atm a Milano e finii al pronto soccorso. Ancora oggi sto affrontando i processi ma con i controllori come vittime ed io come imputato. Una cosa è certa, ho ancora fiducia nella giustizia italiana.

Pap Khouma
Fonte: www.repubblica.it
12.12.2009

Pubblicato da Davide

  • cucchiluca

    Non meravigliarti di noi italiani. Noi non siamo intelligenti, noi siamo dei coglioni.E come i coglioni rimaniamo attaccati al pube italiano senza sapere dove stiamo andando ne cosa esistiamo a fare.

  • Niko

    Direi che sicuramente il “governo” Lega-PDL non favorisce certo l’integrazione di questi giorni…è triste vedere come ancora ci siano persone così bigotte e chiuse da non capire che il colore della pelle è proprio un niente,in confronto a tutto il resto…ma tanto,non c’è bisogno di arrabbiarsi con queste “persone” (se così possiamo chiamarle)perchè pagano da sole..essendo così,non fanno altro che un torto a loro stessi

  • lucamartinelli

    credo che ogni commento sia inutile. di fronte alla stupidita’ non c’è nulla da fare. bisognerebbe far leggere ai razzisti il libro di Gian Antonio Stella:”L’orda, quando gli albanesi eravamo noi”. buona domenica a tutti.

  • chieppelab

    Non ho finito nemmeno l’articolo, mi viene il male allo stomaco, gente che si ritiene civile, educata secondo un “protocollo di cività”, integrata in un sistema infernale di pregiudizi, idee strampalate e comportamenti innaturali. Mi vergogno di essere italiano, mi vergogno di pagare le tasse ai porci, mi vergogno di essere integrato nel sistema idiota di questa società marcia e cattiva.
    Io uno sporco razzista, arrivo a malapena a parlare solo per me.

  • mendi

    Mah, a me questo articolo pare un cumulo di luoghi comuni, quello che comunemente si dice “piangere il morto”.
    Non sono solo alcuni bianchi a essere cattivi, anche tra i neri o gialli ci sono ladri, maleducati e razzisti. Un passaporto non fa di un nero un santo, così come una sacrosanta prudenza non fa di un bianco un razzista.

  • Santos-Dumont

    Non credo affatto che sia un’accozzaglia di luoghi comuni, al contrario lo ritengo uno specchio fedele della realtà, pur se ovviamente di una realtà vista soggettivamente.
    D’altronde, se qui in Brasile per certi versi ancora si lotta contro la discriminazione sommersa dopo più di un secolo dall’abolizione della schiavitù, ritengo altamente improbabile che il popolo italiano riesca a liberarsi in massa dei pregiudizi in tempi stretti. La situazione economica di certo non facilita il progresso.
    Faccio notare che la discriminazione non agisce solo contro persone di etnia evidente come il nostro articolista. Qualche anno fa mia moglie, brasiliana, ha incontrato grosse difficoltà a passare la dogana a Malpensa insieme a mio figlio, e sono entrambi “bianchi”. Uscì piangendo di rabbia dall’aeroporto grazie alla “squisita gentilezza” di un paio di agenti in servizio. Il suo primo datore di lavoro voleva retribuirla in base ai parametri brasiliani invece che quelli italiani (ovviamente a suo sfavore). Ho anch’io un discreto campionario di esempi di piccole crudeltà e discriminazioni striscianti, inevitabili quando si vive in una piccola cittadina del nordest… Tipo attendere alla fermata dell’autobus alle sette di sera, di ritorno da un corso di lingua italiana, e vedere un’auto fermarsi e il tizio chiedere quant’è la tariffa…
    Sono anche questi motivi che mi hanno spinto a lasciare, senza rimpianto, l’Italia dove torno tutt’al più come turista. Onestamente, con tutto il rispetto per quella minoranza di persone di mente aperta che sanno andare oltre le apparenze, non ho tempo da perdere né pazienza da sprecare tentando di ragionare con la grande massa di razzisti. La vita è troppo corta per spenderla in queste meschinerie.

  • myone

    Per prima cosa una presmessa senza voler fare polemiche, mettere un articolo cosi vissuto da un mero o negro o di colore, non so’ piu’ come dire per non offendere, e’ tendenzialmente viziato e allusivo, nel senso che si darebbe dei razzisti gli italiani e li si conformerebbero sulla via usa e israele, visto che siamo da quella parte [politicamente].
    Poi, sia per il signor italiano-colore e per chi ha messo l’ articolo, il medesimo articolo lo potrebbe scrivere un itlaiano su un altro italiano, oggi domani e sopratutto quando le razze non esistevano in italia, e mica secoli fa ma qualche anno fa’.
    Poi come dico sempre, prova ad aver a che fare con il vicino di casa, e vedrai come si cambia il colore in fretta essendo bianchi e di [razza] italiana. Questo per dire, che ingnoranza, presunzione, premeditazione, allusivita’, e conforme uno ne e’ capace di esercitarla, ce l’ abbiamo tutti volendo, solo che c’e’ chi la controlla, chi la esercita, e chi ne fa’ uso impropiamente volendo, esercitando uno scalino piu’ in alto del comuni normali.
    Gli imbecilli, gli arroganti difettosi e parassiti del buon vivere, non hanno ne nazionalita’ e ne colore ne religione e ne parte, sono universali.
    Certo che si vorrebbe dire che in una citta’ come milano, europea, industriale, economica, storica, metropoli del clu’ del perbenismo e dell’ emancipazione e del meglio dell’ inutile che serve per forza, dovrebbe almeno non mostrare in certi meandri delle deficenze a questo modo, sopratutto in campo di pubblica amministrazione e rispetto delle leggi.
    Ma come sempre di fondo c’e’ la nusica che dice: ci si imbaratta di tanto e di tutto, ma sotto sotto, l’ animale rimane. Quindi, far parte della pelliccia che ticopre come stato o vita avanzata, non significa che sotto sotto le persone hanno bisogno di tanta poverta’, tanta educazione, e tanto da mettersi in gioco nella vita relazionando da zero con la vita stessa, perche’ sia socialmente che nelle alte sfere, il peggio e’ sempre latende, attivo, e non si toglie mai di dentro, avendo una societa’ che provoca sempre e osa, in ogni settore, ma che e’ contenuta solamente per la frenesia dell’ incanalamento della routine del tram tram di ogni giorno. Se gli tolgiete questo, altroche’ uoini del secondo millennium economicamente e progressivamente evoluti.

  • eresiarca

    Queste situazioni, seppur spiacevoli e dolorose per chi le vive, sono il frutto di una scellerata politica che da una parte preme nel senso della “globalizzazione” dall’altra si regge ancora in parte sullo Stato-nazione “Italia”. L’italiano, comunque lo si voglia concepire, non è “nero”.
    O si chiude defintivamente con l’Italia o è ridicolo raccontarci che ci sono “italiani neri”, “con gli occhi a mandorla” ecc. solo perché “pagano le tasse” o “parlano italiano”. Se un italiano va all’estero, fuori dall’Europa, lavora lì e paga le tasse, impara la lingua, per caso pretenderebbe di essere cosiderato “cinese” o “indiano”? Credo di no.

  • Serafino

    Quale vorrebbe essere l’obbiettivo di questo articolo? Definire gli italiani un popolo di razzisti? Per me siamo solo un po’ xenofobi e abbiamo i nostri pregiudizi, un po’ come tutti i popoli della terra in cui mi sono imbattuto.

  • Tonguessy

    Il nostro mondo va così. I neri d’america (quelli che hanno reso possibile la nascita dell’imperialismo USA grazie ai campi di cotone del sud prima, e alle fabbriche del nord dopo) non sono diversi dai neri d’Italia. Anche qui i neri sono manodopera a basso costo, come erano negli states dei latifondisti e degli industriali. Anche qui sono visti con distacco e/o disprezzo perchè ADESSO noi non abbiamo più le valigie di cartone con cui tentare la fortuna, ma abbiamo solo spostato la nostra terribile eredità sulle loro spalle. Abbiamo contribuito a mantenere il sistema yankee per secoli, adesso tocca a loro contribuire a mantenere il nostro.
    Un dato tra tanti: la crescita demografica è vagamente positiva solo grazie agli immigrati, che nutrono ancora speranze sui figli. Noi le nostre le abbiamo barattate o svendute, fosse per gli italiani doc la crescita sarebbe ben sotto lo zero.

  • clausneghe

    Che ci vuoi fare Kouma…
    Hai la tua croce che ti hanno gettato addosso gli “inconsapevoli”, per non chiamarli ignoranti, che sono la maggioranza quì in Italia come scommetto al tuo Paese.
    Quindi vedi di portarla con dignità (la croce) senza lagnarti troppo, come fanno i veri guerrieri.
    Non sei l’unico a stare male in questo paese dei cachi, non c’è bisogno di avere la faccia nera.
    I tuoi figli forse, se vivranno nell’era del Nuovo Ordine Mondiale dove tutte le razze saranno mescolate per forza, riusciranno a sentirsi cittadini..omologati.

  • myone

    Ti ricordo che i neri sono stati deportati dagli europei dopo aver in 20 anni distrutto indiani e indios, mentre il rimanente delgi europei, se le sono date di santa ragione e hanno esportato il peggio che tu contesti.
    Il sistema yenky ha fatto si che te lavori hai una casa e sei qui al pc.
    La crescita demografica non e’ una legge nella vita, la vita che si ricambia si. E non servono extracomunitari per far si che la crescita corrisponda a numero e a incremento della produzione per gli yenky.
    Se fosse per gli italiani, che non ce ne sono, l’ italia sarebbe un paese autosufficente, indipendente, educato, organizzato, evoluto, democratico, e con futuro nemmeno da argomentare, perche’ la vita e’ vita e quando e’ doc e’ sempre stata ok per tutti.
    Ma e’ al condizionale “sarebbe”, perche’ ancora non e’ e non lo sara’ mai.
    Il dosprezzo per gli extra se cosi lo vuoi chiamare, e’ la diversita’ di mentalita’, cosa che e’ pure fra gli italiani, ed e’ la coscientizzazione che mentre ancora i problemi di identita’ delgi italiani e i problemi esistenziali interni ancora non risolti, si debbano impelagare con i problemi basilari e di sostentamento di popoli diversi e stranieri, quando anziche’ esportare le armi degli yenky italiani nei loro paesi, si e’ solo esportato religione e colonialismo, e non si e’ esportato democrazia e civilta’, soldi e adozione di uno stato povero ad ogni stato ricco.

  • myone

    ……ohhh LE’. E gli italiani primi al mondo ad aprirti la casa, seppur ingnorantemente nel spiegare il perche’, perche’ infabulati da politici e politiche, hanno pure le loro ragioni, che si accodano al loro stato di ragione irrisolto, e che deve supportare e sopportare situazioni da circo_umano_mattatoio_degenerami_la_societa’_italiana.

  • myone

    Guarda, su ogni perfezione, puoi trovare la piega che messa al microscopio ti fara’ rovesciare tutta la veduta delle cose, ingigantendo il tutto all’ opposto.
    Dove abito io, hanno piu’ attenzione e diritto gli stranieri che i nativi. E sono curati, avvantaggiati, rispettati, e tanto altro ancora.
    quando invece hanno le teste di cazzo, sono clandestini, o ne approfittano delinquendo con spacci violenza e disordini vari, allora la gente e’ xenofoba, razzista, fascista, ….. e prosegui te con le disquisizioni.
    Il fatto e’ che, la testa, il pensiero, il modo, l’ educazione, il rispetto, quando e’ dentro la testa, il di fuori del colore o da dove vieni, e’ sempre relativo, anche se, tanti stranieri vengono da posti dove tutto questo e’ come noema non rispettato ed e’ lo status per farsi rispettare e per tenere un certo diritto di ordine. Ma se sgarri, non ti trovi che ti chiedono se, o ma, ti talgiano la gola quando ti va bene, e se ti va’ male, stai rinchiuso dove nemmeno i topi se lo augurerebbero.
    (fra le tante cose, e non e’ l’ assoluta veduta)

  • myone

    Ti capisco e ti do’ ragione, sopratutto nell’ ultima frase.
    Non centra lextracomunitario, tanto qui i minori in entrata sono propio i brasiliani, che in stragran maggioranza, vanno a battere o li trovi nei posti alla marrazzo.
    Comunque, pure fra gli itlaiani trovi italiani che ti dicono, o prendi piu’ dell’ extracomunitario se vuoi lavorare o prendo lui perche’ lavora di piu’. O trovi chi te lo dice splicitamente, vuoi scopare, senza farsi scrupoli di chi sei e come sei.
    E se vuoi, chiedi algi italiani di itlaiani nell’ ambito del lavoro o che vuoi, che ti sapranno dire cosa sono gli itlaiani, anche. Ma come sempre, non bisogna fare di un’ erba un fascio, anche se spesso quando la nimoranza di tutto questo, e’ in posti che determina pure le funzioni che dovrebbero essere di norma, ligie e immacolate.
    Ma sai, oggi si assume per dare lavoro non per professionalita’, e spesso la professionalita’ e’ il modo per esprimere una tendenza o un’ altra, a seconda che la tua cultura o scelta porta a pensare e a schierarsi.

  • myone

    NOn vergognarti di essere come sei e non paragonarti a una bandiera e a chi c’e’ sotto. Poi, di persone che dovrebbero parlare solo di se’ , ce n’e’ a iosa, ma sono quelli che piace nascondersi parlando solo degli altri.
    ciao uomo che parla la lingua italiana

  • Affus

    Questo tipo di razzismo c’ è sempre stato e ci sarà sempre nella vita di tutti i gioni di uno stato o nella convivenza civile , perchè… può essere il colore della pelle, può essere un hadicap, può essere un ruolo sociale da povero,può essere una condizione femminile , può essere che sei del paese vicino o di una regione con un dialetto diverso ( un tempo ti facevano pesare pure questo ),puoi essere un ex detenuto che vuole redimersi ,ma questo razzismo extraistituzionale ci sarà sempre . Il problema è quando idee razziste, cioè legate alla razza o al colore , cosa che myone dovrebbe conoscere a menadito, diventano forme istituzionali di uno stato , divetano leggi o prassi di azione !
    Ora all’interno di belle istituzioni e costituzioni o carte dei diritti umani bene fatte , solo la religione ,anzi la sola religione , ti fa accettare l’altro , il diverso come un fratello , discendente da anche lui da Adamo ed Eva . Per i darwinisti invece è tutto diverso perchè io posso discendere da dalla cellula du un pesce , mentre un nero da qualla del serpente saettone , quindi siamo due cose ben diverse …….
    Il problema , in reltà oggi in Italia e nel mondo , è come ci si potrebbe liberare da questa infida e opprimente democrazia che dichiara i diritti umani solo nelle sue belle carte .

  • myone

    Le leggi ci sono e non si puo’ dire che uno stato come l’ italia non le abbia, e come sempre bisognerebbe rispettarle, ma si rispetta la legge quando la si ha dentro innata, anche se , tante volte in forma leggera non la rispetta nessuno, occasionalmente, e per forza maggiore.
    Cio’ non signidfica che la malattia razzista si insinua in chi di turno esercita funzioni sia di base che di ruolo superiore. La medesima persona allo sportello era li magari da tanti governi colore e bicolore diversi. Che la giustizia o la burocrazia ordinaria delgi sportelli e dell’ ordine, abbia i colgioni pieni di pratiche e solo su un certo tipo di pratiche innerenti agli extracomunitari, puo’ far si che per difetto uno italiano di colore venga passato fino in fondo per vedere se e’ cosi o cos’ a’. Uqllo che fa pure la differenza rimane il diverso, che per problemi o per difetto o per fastidio, viene preso di mira come diverso.
    Il diverso e’ anche il vicino di casa di sempre, che per un modo o l’ altro di fare, diviene peggio del diverso_problema_da integrare nei due sensi.
    A me mi e’ successo ancora di portare donne di colore, sole o assieme a uomini, per tanti motivi, e sempre per fargli un favore, o ad avere da questionare o parlare con sudafricani, e hanno roccia frapposta, e la volgioo far diventare un modo unico di paragone e di fatto, mostrando che di tatto e di svolte e di cromatismi, nonostante ce ne siano a iosa e loro tessi li pretendono se ne accorgono e ne sono pregni soptatutto nel bisogno e nel disagio, non li prendono propio in considerazione, volendoli poi per dovere da parte delgi altri, e mai da parte loro.
    Anche questa e’ diversitra’, ma bisogna che una si adegui piu’ dell’ altra.
    POi come detto prima, in quei posti dove l’ eccezione e’ diventata routine con lgi estracomunitari, succede pure che ci sia un atteggiamento di catalogazione_verifica, che puo’ far suscettibile uno che non dovrebbe essere passato come tale, visto che carta parla.
    La religione e’ un buon deterrente da popolazzo per ovviare a tante forme di disagio e di giustizia, che la religione dovrebbe innanzi tutto essere la prima ad affrontare e a farsi carico come voce sociale. Ma non e’ cosi. Con la scusa del siamo buoni, nell’ ovile si portano pecore e lupi, non perche’ loro siano lupi, ma perche’ creano un problema sociale non essendo integrati come si dovrebbe e a secondo di un equilibrio del tutto. POi la religione non e’ vero che e’ il modo che ti fa accettare l’ altro. Lo e’ solo se la vivi come atto in un contesto dove le cose vanno bene e te lo puoi permettere. Penso che dove il disagio di certi problemi, che corrispondono a colore e razza sia evidente, io ti dico che i religiosi o credenti, sono quelli che capiscono meno e fanno di piu’ per toglierlo il problema, e non risolverlo, rimandando come tanti e come tutti il rpoblema alla legge e allo stato che le leggi le fa e le permette, teoricamente spesse volte, ma senza ragione di concretezza e con oranizzazione di soluzioni.
    Se non ci fossero gli extra ci sarebbe il meridionale quello della montagna per quello della pianura, o il vicino, o quello del paese a qualche kilometro da dove sono loro.
    L’ apatia doveuta a un vivere nn sereno, e’ presnete pure nelle case, fra simili e parenti, fra famigliari e cogniugi, e cosi via.
    Come la religione, cosi tutte le attivita’ ludiche o ricreative che fa’ l’ uomo, sono sempre state un deterrente per non conflittualizzare qualcosa se ci fosse, che sarebbe peggio o che sarebbe ancora da risolvere.
    Dentro, c’e’ sempre il modo personale di soluzione e di approccio, ma quando lo devi comunicare per ristabilirlo in altri, e non c’e’ corrispondenza o e’ diametralmente opposta e contraria e non converge nell’ ottimo capire, allora c’e’ solo scontro.
    Allora se sei cosi sei da scartare. EE spesso la cosa diventa cosi grande e continua, che non si valgia piu’ caso per caso, ma si fa’ del problema un blocco, e se c’e’ lo si toglie.

  • cirano60

    le carte di identità agli sportelli comunali sono controllate al terminale collegato all’anagrafe centrale non è molto raro oggi,per gli impiegati addetti, avere tra le mani documenti di cittadini italiani di etnia dei cinque continenti , forse quel giorno avendo alzato troppo il gomito l’operatore non riusciva a digitare correttamente sulla tastiera!!

  • myone

    … poi non ho capito bene questo “myone lo dovrebbe sapere bene” legato a quando questo aspetto razzista e’ insinuato a chi sostiene o rappresenta l’ istituzione. O forse ho capito ben. Secondo te, ufficiale civico/vigile/carabiniere/verifica/stato/politica/governo/e il sottoscritto in quanto pateggiatore del tutto (presunto…) = lo sai bene te…//// Se fosse cosi’,anche te ora rappresenti una forma di razzismo e di accusa con calugnetta, sottile quanto basta per farti catalogare nella cerchia di chi usa fare cosi, e se ne vedono tanti in tv ultimamente.
    Io ho sempre vissuto qui, e tante volte mi sono sentito dire ” chi? quello li? oppire, ” ma chi, quello? . Sara’ perche’ ho la faccia da bonario e non tiro qualche pugno nemmeno con la lingua, che farebbe piu’ male, che la gente che si sente e si considera superiore per qualche scalino “lavoro sicuro”, che abbia preso questa piega maleducata?
    Ma non e’ una prassi per chi lavora nel sistema a seconda di chi ne e’ al governo, sia ben chiaro.
    Se poi te l’ immigrazione la contempli cosi com’e’ e ti piace, allora va a gusti, ma non di certo come modo.
    Io 2 anni fa ho avuto una questione con un extracomunitario, questione assicurativa incidente lieve, oltre che non propio lieve a dinamica rapporti avutasi, scampando a un liciaggio…. io italiano a ragione x 1000. Quando sono andato dall’ assicurazione per una citazione, l’ assicuratore ha detto ” i soliti extra rompicolgioni sanguisughe” Ci rimasi male. Ho pensato come pensi te. Ma poi, con falsi testimoni e citato a giusizio, mi veniva chiesto un risarcimento di 16.000 euro basato tutto sul falso, sia sulle testimonianze che sui danni inesistenti nonostante avessi ragione. Alla fine ho dovuto pagarmi IO l’ avvocato perche’ loro erano “poveri”, ma sopratutto di civilta’, ma ricchi a delinquere, e non ebbi dal giudice italiano, nemmeno la soddisfazione di sentirmi dire che i falsi testimoni, contro le forze dell’ ordine stesse che presero i verbali, e che i querelanti, e l’ avvocato italiano stesso che marchingegno’ la causa, fossero condannati per falso e per tentata frode ed estorsione di danaro. Allora mi viene da chiedere, ma chi e’ l’ extracomunitario fra me, altri italiani legali e istituzionali, e l’ extracomunitario stesso? Ritrovai l’ assicuratore un anno dopo, e gli dissi: pero’ ti sei allargato troppo anche se avevi ragione, nell’ affermare quello che hai detto. Lui mi rispose. Cosa? Ma se tutti i sinistri e le questioni legali assicurative degli extra sono tutte a questo modo. NOn ne potiamo piu’. La volta che incorrono in quello che ha ragione, penso che gli venga per difetto di fare la prassi, a torto purtroppo.
    Quindi, tutto vero e tutto falso, a seconda dei casi, e nulla e’ mai legge, se non te la becchi.

  • myone

    Amigos, io e’ una vita che vivo qui e sono di qui, e vedo le idiozie degli stessi italiani, e ora ancor di piu’, le idiozie di tanti extracomunitari.
    Solo che, di italiani ne ho conosciuti e ne ho ammirato sempre in parte del buono e ne ho anche condiviso, ma con gli extra propio no.
    Che sia, razzismo?
    Quando le persone sono lamentone, sanno sempre dov’e’ il peccato e il peccatore, sono complicate e complesse, sono futili e rozze, sono uh uh uh, o hanno la puzza al naso, o melgio ancora, sanno dire troppo di quello che non capiscono o non sanno dire, per me sono sempre da una parte e di una parte, quella a cui non voglio avere a che fare, e toglierei in ogni modo colore o razza che siano, a cominciare dalgi italiani.
    Ma sono democratico, mi ritiro piu’ che posso, e buona notte.
    Non mi sento un missionario della “cultura e dell’ intelligenza altrui”, che spesso e senza ombra di bubbio, hanno sempre la verita’ forgiata e a misura loro, nonostante navighino e non lo sanno, nella cacca o miseria loro.
    Comunque, tante volte la puzza al naso l’ abbiamo tutti, e tutto fa difetto.
    Una cosa principale sarebbe di guardare i propri, non manifestarli, e cosi pretenderli che non siano, quando ci pestano i piedi e ci intralciano.
    Per quanto riguarda lo stato ; lo fa’ sempre un popolo. E se forse te sei la pecora nera, sappi che come extracomunitario, sei nel pascolo di tante altre pecore, che a modo loro o per noi, sono caproni e portano problemi, voluti da noi ovviamente, e quiandi, nessun male, ma mezzo gaudio, altrimenti, come fanno le persone italiane a lamentarsi e dare contro a chi di turno?

  • myone

    Io sono italiano e mi fermano spesso occasionalmente e seppur mi conscono, succede che fanno il terminale e mi richiedono documenti e verificano assicurazione e il resto. Che dovrei dire? Sono o non sono un evaso? Volete che venga a vivere in caserma?
    Ma e’ la routine. La prassi. E sopratutto la confusione direi che ha alzato il livello, fra norme si e no, a tal punto che chi ci lavora tutti i giorni, vada in bambola sicuramente qualche volta, mettendo in moto tutto un meccanismo.

  • Longoni

    Anzitutto un Grazie al Sig Khouma per aver voluto affrontare uno dei tabù di una certa mentalità di una purtroppo non indifferente parte degli italiani. Concordo con chi consiglia di portare con dignità la propria croce. Ho vissuto più’ della metà della mia vita all’estero e so cosa vuol dire Vivere (e non fare il turista) in un paese che non è il tuo. (Questa esperienza, mi ha fatto vedere anche gl’italiani in un altro modo.) Parlando molto bene la lingua, ho potuto assistere a degli episodi di (non?) voluta sincerità da parte degli “autoctoni” che erroneamente mi hanno scambiato per uno del posto. Tralascio i particolari e vado al sodo; spesso mi sono sentito molto fortunato di avere una pelle chiara ed essere nato in Europa. La reazione più’ o meno “umana” degli “autoctoni” dipende sempre dalla solita serie di qualità che qualificano qualsiasi essere umano. Essendo la madre degli imbecilli un po ovunque sempre incinta, è palese che questi saranno sempre in abbondanza. Poi se hai la sfortuna di vivere in un posto dove la xenofobia è esasperata dalla classe dominante al potere per le ragioni che conosciamo ed è usata come possibile valvola di sfogo delle tensioni sociali, dovrai fare i conti con l’inevitabilità di certi incontri. Questa è la miseria umana e certi commenti anche in questo sito te lo possono facilmente confermare…… Indro Montanelli sosteneva che il razzismo italiano è molto particolare perché è di classe e illustrava il suo pensiero con la storia della ragazzina che porta a casa un amante di un altro colore, assai lontano dai canoni estetici della tipica bellezza maschile italica; la famiglia italiana si dispera, ma appena viene a sapere che quel brutto colorato è figlio di un re assai ricco e potente, gli fa una grande festa e la madre della ragazza va a raccontarlo con tanto orgoglio a tutte le sue amiche che corrono ad ammirare la fortunata. Mi viene in mente il racconto dell’ottima accoglienza vissuta da un mio amico alla sua prima presentazione ai genitori della sua futura moglie: lui un bellissimo ragazzo biondo con un’aspetto testimoniante origini celtiche, artista di professione, educatissimo e in possesso di un perfetto italiano, con un nome dalle origini greche. Però il clima accogliente ebbe un brusco gelo quando lui rivelò con una certa innocenza di essere …. albanese!!! L’opportunismo fa parte del DNA di una buona fetta della popolazione di questo paese e le conferme (insieme alle loro nefaste conseguenze) le viviamo ogni giorno. Un altro “valore fondante” e regola di vita delle teste di legno è l’essere servile con i potenti e duro con i deboli. Purtroppo, lo straniero proveniente da una nazione povera o/e di un colore diverso della pelle, viene classificato apriori come un debole da questa parte minorata della nazione italiana. Si spera che in un possibile futuro, anche questi minorati possano finalmente avere la loro parte di evoluzione.

  • Santos-Dumont

    Non concordo con l’affermazione riguardante i brasiliani. Ne ho conosciuti parecchi che vivono in Italia, esercitano normali attività lavorative in genere di basso livello (operai specializzati e non). Che esistano poi anche quelli che scelgono la professione più antica è indubbio, ma francamente dubito che siano la maggioranza. Sicuramente sono quellli che salgono alla ribalta sui media, ma queso non li rende maggioranza.
    Il difetto, se così vogliamo chiamarlo, dei brasiliani che ho avuto modo di frequentare in Italia è quello di isolarsi, o meglio, di creare gruppo a sé collocando una “barriera di protezione” tra di loro e gli altri. Lo riscontrai sia in ambiente lavorativo, sia nel tempo libero… Anch’io ero guardato con una certa diffidenza fino a quando mi avvicinavo rivolgendomi loro in portoghese, allora si aprivano di più e potevo entrare a far parte del “branco”. D’altronde non mi sento di condannarli, sono forse gli stranieri che soffrono la peggiore disillusione: pure spesso discendenti di italiani emigrati, non ricevono nessun trattamento di favore, al contrario. E’ facile che arrivino sperando in un accoglienza calorosa da parte di lontani parenti e incontrino invece diffidenza (“Cosa vuole questo qui?! Soldi…”). Il che brucia molto, considerando l’orgoglio con cui rivendicano le proprie radici italiane… Ogni volta che ho l’opportunità di conversare con un “discendente”, e credimi sono tantissimi (il Brasile è il paese più italiano dopo l’Italia, sono stimati circa 40 milioni di discendenti di emigranti), questi si fa un punto d’onore di descrivermi in dettaglio la sua genealogia. Soprattutto, non hanno la benché minima idea dei preconcetti reciproci nord-sud: per loro l’Italia è qualcosa di astratto, quasi mitologico e concettualmente unico. Il che mi va benissimo, considerando le mie origini miste (padre meridionale, madre settentrionale).
    Saluti.

  • Santos-Dumont

    Mi spieghi cosa vuol dire essere “italiano”, al di là di possedere la relativa cittadinanza?
    E’ qualcosa che si assorbe dalla terra? O magari un imprinting sociale?

    Sono nella condizione di rispondere alla tua ultima domanda, visto che vivo in Brasile e sono in procinto di chiedere la naturalizzazione, la quale mi consentirà di avere la doppia cittadinanza. Ebbene si: sono italiano e sarò anche brasiliano, con tutti i diritti-doveri associati alle due nazionalità. L’unico limite costituzionale sara quello di non poter mai aspirare alla Presidenza della Repubblica Federale Brasiliana, cercherò di sopravvivere alla delusione… LOL

  • Santos-Dumont

    Quale vorrebbe essere l’obbiettivo di questo articolo? Definire gli italiani un popolo di razzisti? Per me siamo solo un po’ xenofobi e abbiamo i nostri pregiudizi, un po’ come tutti i popoli della terra in cui mi sono imbattuto.

    Si, e io l’altro giorno ho visto una donna un poco incinta. LOL

  • Santos-Dumont

    Ringraziandola per la testimonianza, posso solo auspicare che in un futuro non troppo lontano si agisca tutti come un certo A. Einstein, il quale questionato dall’immigrazione statunitense circa la propria razza di appartenenza, rispose: “UMANA”.

  • heets

    Un po’ stupito sinceramente lo sono. Probabilmente il problema e’ Milano, perche’ io vivo a Roma (da 27 anni), ho un fratello nero e la mia fidanzata e’ nera e non ho mai avuto nessuno tipo di problema, ne alcuno segno di razzismo da parte della gente. I razzisti sembra stiano a nord…

  • portierino

    La stampa e la TV alimentano l’odio tra le razze. Non vi stupite visto che da sempre siamo governati da Nazzisti mascherati. Non ci credete? Basta vedere le condizioni dell’Africa e degli Africani. In tutto il mondo i bianchi hanno i lavori buoni (fatta qualche recente ed eccezione di comodo), gli altri nel migliore delle ipotesi, sono schiav mal pagatii.

  • heets

    a parte Obama, naturalmente…

  • Affus

    forse hai ragione, ma a patto che si consideri l’hobby religioso un gioco ludico per le masse .
    In realta la religione offre sia la guida morale all’individuo nella sua concretezza storica , sia un piano e una visone comica della vita , dove le idelogie ci bazzicano per imitarla .

  • Affus

    mi riferivo al fatto che ci sono nazioni nel mondo che hanno ancora nelle loro leggi ,non so se cosituzionali, principi di chiara natura razziale o religiosa .
    Io mentre posso giustifcare leggi di natura religiosa ,non potrò mai giustificare leggi di natura razziale, anzi le leggi di natura religiosa le vorrei per l’italia e l’europa,anzi per il mondo intero. Ci sono stati nel mediterraneo che sono intolleranti verso i vicini e poi fanno i democratici in casa d’altri, i loro discendenti si battono per i principi della rivoluzione francese e poi a casa loro fanno orecchie da mercanti …
    Io non sono contro l’immigrato in se , di qualsiasi razza e colore, sono contro il loro sistema di valori diverso sul quale farei pesare anche la pena di morte senza remore. Gli stessi Italiani vengono fuori da una molteplicita di razze ,ma esiste una identita culturale italiana, un identita costruita e cementata solo dal cattolicesimo . Quel cattolicesimo che regala una storia e una identita agli aborigeni in oceania e in america latina ai popoli senza storia .

  • Serafino

    Preciso che non ho capito la tua ironia, Santos. Beh, magari è colpa mia quindi vedrò di provare a spiegarmi meglio.
    I neri italiani sono una cifra insignificante che, personalmente, non discrimino in alcuna maniera (come d’altro canto cerco di fare con chiunque). Và però detto che i neri provengono dalla splendida Africa, non dall’Italia, e il fatto che si trovino qui è nella stragrande maggioranza dei casi qualcosa che hanno voluto loro. Riterrei insensato scegliere di andare a vivere con gli Apache per poi lamentarmi del loro essere Pellerossa, alla stregua di chi fa in modo di ottenere la cittadinanza italiana e si lamenta di come sono gli italiani. Fintanto che ti puoi scegliere la cittadinanza sceglitela bene. Se puoi averla doppia ritieniti fortunato…

    Aggiungo anche che il fatto che le persone si spostino in massa verso i luoghi dove “c’è lavoro” mi fa schifo, non tanto per le persone costrette a sottostare a tale gioco (sono figlio di migranti pugliesi a Milano) ma per il fatto che la CULTURA di un luogo ne viene immancabilmente compromessa e modificata, per un fine “squisitamente” capitalistico o, meglio, utilitaristico.
    Un altro discorso sono le persone, di qualsiasi colore esse siano, che ottengono la cittadinanza di un luogo che amano e di cui amano i cittadini e i loro usi e costumi. Quella è una cosa che apprezzo e che sarei disposto ad incentivare.
    In altre parole ritengo che le diverse culture e le diversità stesse debbano essere trattate come patrimonio dell’umanità e sono apertamente contrario ad una cultura globalizzata quale quella che il capitalismo cerca in tutti i modi di sdoganare.
    Un esempio forse un po’ estremo ma spero che renda l’idea: Prato soffre di una grave forma di colonizzazione sinica che la porterà in breve tempo ad essere abitato per lo più da cinesi. Chi continuerà la cultura e le tradizioni pratesi? Può essere mai possibile che un autoctono si debba sentire in minoranza nei confronti di una cultura aliena alla sua (e sì, i cinesi amano stare tra di loro e continuare le proprie tradizioni, che strano!) che, tra l’altro, è giunta da pochissimo?

    In conclusione accuso l’autore di questo articolo di leggerezza. La cittadinanza italiana DEVE essere a disposizione di chiunque la desideri nei casi sopra citati, a condizione che chi la ottiene sia ancora più responsabilizzato di chi se l’è trovata alla nascita ed è in qualche modo autorizzato a lamentarsene.
    Ai neoitaliani vittimisti rispondo dunque così: dovevate pensarci prima di ottenere quella dicitura sul vostro documento, che ritenevate così magica da dover far cambiare le anche cattive abitudini italiche nei vostri confronti!
    A tutti gli altri: benvenuti e spero che voi contribuiate a migliorare l’Italia più con le proposte che non con le lamentele!