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INTERI, O A PEZZI

In esclusiva per www.comedonchisciotte.org

DI CARLO BERTANI
carlobertani.blogspot.com

Tale era lo sconforto in cui si muoveva allora la nostra anima nera, che accettavamo di essere una tabula rasa, una razza, quasi un continente che durante 30.000 anni non aveva pensato nulla, scritto nulla, dipinto nulla, scolpito nulla, cantato nulla, danzato nulla. Un nulla sul fondo dell’abisso che sapeva solo implorare e ricevere; una docile cera nelle mani del dio bianco dalle dita rosee, con gli occhi azzurri come il cielo.”
Léopold Sédar Senghor, Negritude et marxisme, 1969.

Recentemente, a seguito dell’inchiesta condotta dal giornalista svedese Donald Boström sul traffico d’organi, è scoppiata un po’ di bagarre: addirittura, incidenti diplomatici fra la Svezia ed Israele. Vorrei, visto che sono stato il primo a scrivere un libro in italiano sul traffico d’organi[1], cercare di spiegare cosa ci può essere di vero, oppure se si tratta di una montatura.
Desidero sgombrare il campo da possibili illazioni per un mio interesse editoriale: non scrivo più per Malatempora da parecchi anni, non so nemmeno se il libro sia ancora in catalogo e non percepisco diritti d’autore. Questo, per chiarire subito i confini di questo articolo.

Ciò che più impressiona, nei reportage di Donald Boström, sono le fotografie: è evidente che quei corpi hanno subito, al minimo, un’autopsia, un prelievo d’organi – soltanto dalle foto – non è dimostrabile.
A voler essere più realisti del re, possiamo affermare che anche le immagini possono essere modificate, e non sarebbe la prima volta: ricordiamo, ad esempio, la colossale “bufala” del cosiddetto “Massacro di Timisoara”, che servì per abbattere Ceausescu in Romania nel 1989. In parole povere, giornalisti occidentali corruppero i becchini di Timisoara, fecero disseppellire dei cadaveri, li filmarono e costruirono le “prove” dell’inesistente massacro. Chi vorrà, potrà trovare ampia documentazione di questa “bufala” sul Web [2].

Ciò che, invece, insospettisce è che gli israeliani perdano tempo ad eseguire autopsie sui cadaveri dei palestinesi: perché mai dovrebbero farlo? E perché sono sempre dei giovani?
Nel mondo del trapianto clandestino, la giovane età è considerata una prima garanzia: difficilmente gli organi sono deteriorati e diminuiscono i rischi di malattie virali o batteriche, in primis l’AIDS. Insomma, “la merce” è difficilmente avariata.
Il secondo dato che salta fuori, analizzando la situazione israeliana, è che il Paese ha uno dei più bassi tassi di donazione al mondo, mentre le assicurazioni sanitarie “coprono” buona parte delle spese mediche.
Ad esempio, così s’esprimeva il dottor Michael Friedlander – primario di nefrologia all’Haddassah University Hospital di Gerusalemme – già negli anni ’90:

Il 25% circa dei miei pazienti, ha reperito un rene all’estero.”

Il dottor Friedlander fu una delle poche voci fuori del coro, ovvero uno dei pochi che ammisero il traffico clandestino, il quale fioriva in Israele per due sostanziali ragioni: i pochi donatori – effetto dell’ortodossia religiosa, per altro molto simile ai dettati delle altre religioni monoteiste – e le assicurazioni sanitarie che elargivano copiose somme per i trapianti. Ad esempio, un trapianto di rene era finanziato con 40.000 dollari, che coprivano già una parte dei costi.

Queste, però, non possono essere considerate “prove”, ma una serie d’indizi che hanno coerenza interna, ossia valide inferenze in un quadro d’ipotesi. Le prove, però, sono altre e ci sono tutte.
La presenza, nella vicenda, del dottor Zaki Shapira – il quale diresse l’unità trapianti del Centro Rabin di Petah Tikva in Israele – è una di quelle “pistole fumanti” che si notano a chilometri di distanza. Perché?
Poiché Shapira fu il destinatario, insieme al collega turco Jusuf Erçin Somnez, di un provvedimento ufficiale della sanità pubblica turca: scoperti a praticare trapianti d’organi provenienti dal mercato clandestino da un giornalista della TV turca – Mehmet Ali Onel, il quale lavorava per il programma televisivo “Arena”, simile ai nostri “Striscia la Notizia” o “Le Iene” – furono obbligati a lasciare le strutture pubbliche nelle quali operavano.
In quel caso (siamo nel 1998), i “donatori” venivano reclutati in Moldavia e Romania: chi vorrà, potrà leggere le “gloriose” gesta del dottor Somnez (soprannominato “L’Avvoltoio”) nel mio “La fondina fumante [3], il quale, l’anno seguente, era già a caccia d’organi in Kosovo (c’era la guerra…), al punto di ricevere un mandato di cattura internazionale dall’Amministrazione Internazionale del dopoguerra. Ovviamente, è uccel di bosco.

Il traffico internazionale d’organi è una tale sabbia mobile da confondere giornalisti e magistrati, poiché le cifre in gioco sono tali da rendere possibile qualsiasi disinformazione: un corpo sano, nel nuovo mercato nero della schiavitù “a pezzi”, può valere più di 100.000 dollari “[4]. Io stesso, quando scrissi “Ladri di organi”, non sapevo che Shapira fosse israeliano: siccome era stato allontanato dalle strutture pubbliche turche insieme a Somnez (che è turco), conclusi che anche Shapira lo fosse. E invece…

Un altro fatto, citato negli articoli che hanno seguito l’accusa di Donald Boström, è la presenza di molti israeliani in Sudafrica, dove si recavano per ricevere organi: qui, non siamo nel campo delle illazioni, poiché vi sono dati certi.
Nel Novembre del 2003, la polizia sudafricana (quella di Mandela) fece irruzione nel St. Augustine Hospital di Durban, e scoprì decine di pazienti che attendevano un trapianto: c’erano parecchi israeliani, ma c’erano anche europei, americani, ecc.
Ciò che fece inorridire i magistrati sudafricani fu la presenza, nelle corsie, di malati che non attendevano un rene, bensì un cuore: ora, è evidente che un “donatore” di cuore – a differenza del rene – non può essere in vita. Qual era la provenienza degli organi?
Qui, rientriamo nel campo delle supposizioni, che sono tali soltanto perché nessuno che ha il potere di farlo si prende la briga d’indagare, o – se lo fa – viene “cortesemente” invitato a desistere, come accadde al povero Francisco Cuamba, una sorta di “De Magistris” del Mozambico. E, in questa vicenda, c’entra anche l’Italia.

Negli stessi anni nei quali la polizia sudafricana fa irruzione al St. Augustine Hospital di Durban, un bianco sudafricano – tale Gary O’ Connor – “emigra” in Mozambico: con Mandela, l’aria è cambiata.
Chiede alla municipalità di Nampula, in Mozambico, la concessione di un vasto territorio per impiantarvi un allevamento di polli, e la ottiene: caso strano, in quella tenuta c’era un piccolo aeroporto abbandonato, costruito tempo addietro dai portoghesi.
Nessun pollo viene mai allevato da Gary O’ Connor, mentre la pista viene immediatamente rimodernata e, poco dopo, iniziano le sparizioni, soprattutto di bambini. Aerei da turismo decollano, nottetempo, dalla sua tenuta e non si sa dove vadano.
La popolazione del luogo, però, inizia a ritrovare nelle boscaglie i corpi squartati dei bambini spariti: ovviamente, gli organi interni sono scomparsi.
La vicenda è complessa e c’è anche l’assassinio di una religiosa luterana brasiliana che s’era opposta con troppo veemenza: fu ritrovata in casa, con il cranio fracassato. E’ già iniziata la veloce “ripulitura” di tutti i siti che narravano la vicenda, ma nell’articolo riportato in nota [5] si può ancora capire cosa successe: Gary O’ Connor era anche il
provider Web di Nampula (!).

Curioso ed agghiacciante, il fatto che i religiosi del Mozambico riuscirono a squarciare la cortina di silenzio mafioso che li opprimeva, ed il quotidiano spagnolo El Pais decise di pubblicare la vicenda (a quel punto, avrebbe avuto rilevanza internazionale), ma lo fece l’11 Marzo 2004, il giorno delle stragi sui treni! Coincidenza? Probabile: certo che – se a pensar male ci si azzecca – la cosa insospettisce. Non dimentichiamo che il traffico d’organi fa parte del circuito delle mafie internazionali.
Il 16 Novembre del 2004, finalmente – è il caso di dirlo – approdano alla Commissione Affari Esteri e Comunitari della nostra Camera padre Benito Fusco e suor Juliana Maria Calvo Arino, che furono protagonisti in quelle vicende.
Furono ascoltati dai parlamentari: Mario Baccini, Dario Rivolta, Gennaro Malgieri, Alberto Michelini, Marco Zacchera, Valerio Calzolaio e Claudio Azzolini: il verbale è il numero 7-00495 [6] e chiunque potrà rendersi conto di quanto avvenne leggendolo.

In buona sostanza, i nostri parlamentari affidarono all’allora (ed attuale) Ministro degli Esteri Frattini il compito d’inviare gli ispettori del RIS di Parma per far luce sulla vicenda, giacché il povero dottor Cuamba – il magistrato di Nampula, il quale aveva osato chiedere il fermo giudiziario di O’Connor e della moglie – aveva rischiato, a sua volta, di vedersi “arrestare” in aula dalla polizia privata del sudafricano (!).
E’ inutile ricordare che nessuno partì mai dall’Italia – la quale, all’epoca, aveva un contingente militare in Mozambico – e che la vicenda finì nel dimenticatoio. Alcune voci ipotizzarono pressioni sui religiosi, per salvaguardare la fragile pace in quel Paese, ottenuta tramite la mediazione della Comunità di S. Egidio, ma non si può provare nulla in merito. Purtroppo, il traffico d’organi è un’Idra ben nascosta e potente.

Invece di gettare fango sulle rivelazioni di Donald Boström, dovremmo chiederci cosa sta succedendo, e non è difficile capirlo: nelle periferie del Pianeta – nei “Bantustan” palestinesi, africani, sudamericani, asiatici, ecc – la vita di una persona non vale niente. Se, invece, viene avviata al mercato degli organi, miracolosamente si trasforma in un capitale di centinaia di migliaia di dollari. C’è bisogno d’aggiungere altro?
Nel liberismo selvaggio che ci propongono come panacea per tutti i mali, ciascuno ha il suo tornaconto: la sanità pubblica, mediante i trapianti, viene sollevata dai costi delle dialisi, la Novartis – produttrice della ciclosporina, il farmaco anti-rigetto – fa soldi a palate, le cliniche ed i medici s’arricchiscono. Tutti felici e contenti.
Nelle periferie del Pianeta qualcuno ci lascia la pelle? E chi se ne frega! E’ semplicemente la nuova tratta degli schiavi: interi, o a pezzi, basta far soldi.

Carlo Bertani
Fonte: http://carlobertani.blogspot.com/
Link: http://carlobertani.blogspot.com/2009/09/interi-o-pezzi.html
9.09.2009

Copyright 2009 © Riproduzione vietata, salvo assenso scritto dell’autore da richiedere a [email protected]

[1] C. Bertani – Ladri di organi – Malatempora – Roma – 2005.
[2] Fonti: http://it.peacereporter.net/articolo/4343/Immagini+della+menzogna oppure http://www.instoria.it/home/Massacro_timisoara.htm eccetera.
[3] http://carlobertani.blogspot.com/2009/06/la-fondina-fumante.html
[4] Per la medesima ragione, le cifre sono soltanto indicative, probabilmente al ribasso.
[5] http://www.sehaisetediluce.it/traffico_organi_umani.htm
[6]http://www.camera.it/_dati/leg14/lavori/bollet/200411/1116/html/03/frame.htm?campo=//www.camera.it/_dati/leg14/lavori/bollet/200411/sedute/03.htm

Pubblicato da Davide

  • vic

    Grazie di rinfrescarmi la memoria.

    Mi ricordo benissimo di una domanda che mi rodeva dentro ai tempi del crollo rumeno. In quasi ogni servizio dei Tiggi’ sulla Romania appariva sempre inquadrato lo stesso personaggio. Non in primo piano, ma lo si riconosceva. Mi dicevo, forse lo pagano come comparsa per far numero.

    Poi un giorno arrivo’ il servizio da Timisoara. Stavolta il nostro (gli altri servizi eran stati girati nei dintorni di Bucarest) era li’ in qualita’ di testimone. Si fece addirittura intervistare e confermo’ l’oscenita’ del massacro (in realta’ era una messinscena come ora sappiamo).

    Molto piu’ tardi, non ricordo bene in quali circostanze, si venne a sapere che costui si chiamava Voican e che era un agente al soldo della CIA. Per chi avesse in giro ancora i filmati, era probabilmente sulla quarantina, dalla calvizie pronunciata. Sarebbe interessante farsi raccontare quel che sa’. Sempre che sia vivo e vegeto.

    Cordialmente

  • vic

    Che ne diciamo del commercio d’organi in Kosovo?

    Prelevati dai corpi d’individui della minoranza serba. Nel suo libro l’ex magistrato dell’Aja Del Ponte ne fa’ un accenno.

    Poi le venne imposto di tacere sull”argomento, in quanto non “politically correct”.
    Ci sono dentro fino al collo dirigenti dell’attuale governo Kosovaro, ex amici della Albright.

    Pare che sia in corso un’inchiesta a livello Europeo sulla faccenda ben poco pulita.
    Strano che nessun media ne abbia mai accennato a suo tempo.

    Anche allora per via del “politically correct”, forse?

    Cordialita’

  • mikaela

    Grazie Bertani,
    e’ chiaro che nessuno portera’ le prove, e se il caso non fosse scoppiato in USA nessuno avrebbe dato rilievo a questi disperati racconti fatti dalle famiglie palestinesi.

  • clausneghe

    Che dire: Si prefigura un nuovo tipo di cannibalismo e come al solito i grossi mangiano i piccoli.
    Vale a dire che il ricco planetario che è il 10%, ma possiede il 90% delle ricchezze globali, si lancerà sempre più sui poveri ma sani, per ghermirne i “pezzi” in modo da rabberciarsi il corpo corrotto che ospita la mente altrettanto corrotta.
    Guerre e disastri ben vengano per costoro che dai lutti attingono a piene mani, per la bisogna di organi..
    Penso che la pratica del trapianto umano da umano sia fallimentare e produca nelle sue deviazioni, appunto come dice l’ottimo articolo del Bertani, un incitamento al crimine, il più nuovo e orrendo, il furto di organi umani.
    La via da seguire IMHO dovrebbe invece essere quella della creazione di organi in laboratorio usando le nano-tecnologie e partendo dal gene.

  • vic

    La via da seguire, detto fra noi, sarebbe quella d’imparare ad accettare la morte quando viene. Non e’ facile vero?

    Ho sempre fatto una gran fatica a vedere cattolici ligiosissimi disperarsi allorquando c’e’ un funerale. E’ passato a miglior vita, perche’ tanta disperazione? Adesso sta molto meglio. O forse non credete a quel che dite di credere? Non sara’ forse cosi’?

    Tornando ai trapianti. Non si capisce perche’ la vita del ricevitore dovrebbe valere di piu’ di quella del donatore. Paradosso per paradosso: il ricevitore potrebbe essere un eccellente donatore di altri organi per un ulteriore ricevitore, piu’ ricco di lui! In questo caso andrebbe sacrificato, secondo la logica del trapianto.

    E’ un sistema intrinsecamente perverso, come Bertani ci fa’ ben capire. Checche’ ne dicano i chirurghi del trapianto, che, resti sempre fra noi, sono del giro e di questa faccenda ci campano, sia pure in buona fede.

    Buona salute e lunga vita

  • Tao


    IL RITORNO DEI LADRI DI CADAVERI

    DI ISRAEL SHAMIR
    israelshamir.net

     
    Nel film d’azione turco “La valle dei lupi” http://en.wikipedia.org/wiki/Valley_of_the_Wolves_Iraq un medico ebreo-americano nella prigione di Abu Ghraib estrae delicatamente un rene da un prigioniero arabo vivo e sofferente e lo depone in un pacchetto speciale con l’etichetta “per Tel Aviv”, rafforzando in questo modo l’eterno legame di amicizia tra Stati Uniti e Israele. La vita reale imita il cinema, come abbiamo potuto apprendere dalla terribile storia dei giovani palestinesi rapiti dall’esercito più morale del mondo http://www.jpost.com/servlet/Satellite?pagename=JPost/JPArticle/ShowFull&cid=1149572658286, quello di Israele, per estrarre i loro organi interni, secondo quanto pubblicato da uno dei più importanti giornali svedesi http://www.aftonbladet.se/kultur/article5652583.ab [vedi traduzione dell’articolo qui sotto* ].

    Donald Boström, fotografo svedese che nel 1992 aveva lavorato nella West Bank, ha ricevuto da un funzionario delle Nazioni Unite una soffiata con cui lo si invitava a seguire la scia di sangue di certi soldati israeliani, che avevano rapito alcuni giovani palestinesi per poi restituire, cinque giorni dopo, i loro cadaveri “con una cicatrice da taglio che andava dall’addome fino al mento”. Le loro famiglie di Gaza e della West Bank pensano di sapere con esattezza che cosa è successo: “I nostri figli sono stati usati come donatori d’organi non volontari; sono scomparsi per alcuni giorni solo per essere restituiti, nel cuore della notte, morti e con i segni dell’autopsia. Perché hanno trattenuto per cinque giorni i loro corpi, prima di permetterci di seppellirli? Che è successo ai loro corpi in questo intervallo? Perché conducono autopsie contro la nostra volontà, quando la causa della morte è ovvia? Perché restituiscono i loro cadaveri durante la notte? Perché lo fanno con la scorta militare? Perché tutta la zona è stata isolata durante i funerali? Perché è stata interrotta l’energia elettrica?”

    Queste domande continuavano a perseguitare Boström. Egli ha così scattato alcune terribili fotografie dei cadaveri restituiti. Come Vanunu, è riuscito a portare le sue riprese all’estero. Di ritorno in Svezia, ha offerto la sua storia al Dagens Nyheter, un giornale liberale che, incidentalmente, è di proprietà della famiglia ebrea Bonnier. DN ha rifiutato la pubblicazione. La storia è così rimasta nascosta finché un giornale socialdemocratico, l’Aftonbladet, ha deciso di concederle spazio.
    v

    La reazione degli israeliani è stata isterica. Il paese rischia di farsi esplodere le budella dalla rabbia. Sulle autorità svedesi sono state esercitate forti pressioni per ottenere una condanna del giornale, una punizione dell’autore dell’offesa e un’implorazione di perdono. L’ambasciatore svedese a Tel Aviv, membro della ricca e influente famiglia ebraica dei Bonnier che incidentalmente possiede la maggior parte dei giornali, delle reti Tv e dei cinema svedesi, ha espresso il suo “sconcerto e disapprovazione” su un apposito sito web. Ma la sua pronta accettazione del diktat di Tel Aviv è andata a vuoto. Il governo svedese ha sconfessato la sua interferenza con la libertà di stampa del paese; gli editori dell’Aftonbladet hanno insistito sul proprio diritto di dire ciò che ritengono opportuno e hanno richiesto un’indagine internazionale.

    Carl Bildt, ministro degli esteri svedese, è rimasto turbato dal proposito israeliano di cancellare le visite programmate e ha già scritto in un blog che “articoli come questo possono provocare antisemitismo e l’istigazione è contro le leggi svedesi”. Tuttavia le sue lagne sono state minori di quanto Netanyahu e Lieberman avessero richiesto, mentre l’indomito responsabile culturale di Aftonbladet, Åsa Linderborg, vero eroe di questo dramma, ha inviato due suoi corrispondenti sulla scena del delitto. Costoro hanno confermato le scoperte di Boström. Impreparata a tanta risolutezza, la rabbia e l’isteria di Tel Aviv si è rapidamente placata, trovandosi davanti il fronte compatto dell’opinione pubblica svedese.
    Esprimere “sdegno per le solite vecchie panzane” è più facile che rispondere alle domande poste da Boström. I fatti sono orribili e le accuse non sono nuove. Esistono troppi rapporti di avvenimenti similari, al di là di quelli riportati dall’Aftonbladet. I membri della Knesset Ahmed Tibi e Hashem Mahmid avevano già accusato l’istituto di medicina forense Abu Kabir di prelevare organi interni dai cadaveri dei palestinesi. Avevano affermato che alcuni medici palestinesi si erano lamentati per aver ricevuto i cadaveri dei loro morti privi di organi. I giornali israeliani avevano riferito che nel 2007 tre teenager palestinesi erano stati uccisi vicino a Khan Younes, nella striscia di Gaza, e i loro corpi erano stati restituiti ai genitori sei giorni dopo pieni di tagli e di lividi. Spesso Israele non restituisce neppure i cadaveri dei palestinesi alle loro famiglie ma li fa seppellire in un cimitero segreto. Questo genera ulteriori sospetti.
    Peggio ancora, tutto sembra far parte di un progetto più vasto.
    In ogni parte del mondo, Israele e gli israeliani sono coinvolti nel traffico di carne umana, questa moderna forma di cannibalismo. Oltre al caso del cartello del New Jersey http://nymag.com/daily/intel/2009/07/i_am_what_you_call_a_matchmake.html> , citato nell’articolo di Boström, ce ne sono molti altri.
    , giornale notoriamente antisemita.
    *  
    * – Sudafrica: un altro giornale antisemita, il New York Times , ha riferito di un’organizzazione israeliana dedita al traffico d’organi operante fra Sudafrica e Brasile.
    *  
    * – Brasile: un ufficiale israeliano, Gedalya Tauber http://ipsnews.net/news.asp?idnews=22524 , è stato arrestato per aver convinto alcuni disperati a separarsi da parti del proprio corpo. Ha pure vuotato il sacco sulle attività di questo tipo gestite dai suoi connazionali.

    *  
    * – Ucraina: Il Jerusalem Post http://www.jpost.com/servlet/Satellite?cid=1184766040398&pagename=JPost%2FJPArticle%2FShowFull ha riferito dell’arresto di “un cartello dedito al traffico d’organi illegale” che offriva viaggi aerei in Ucraina a donatori e destinatari.
    Nella maggior parte dei casi, medici, trafficanti, spacciatori e destinatari degli organi erano tutti israeliani, poiché lo stato ebraico è l’unico paese del mondo in cui il trapianto di organi ottenuti illegalmente sia finanziato dallo Stato, con medici regolarmente assunti per eseguirlo, secondo quanto riportato da Ha’aretz http://www.haaretz.co.il/hasite/pages/ShArtPE.jhtml?itemNo=368844&contrassID=2&subContrassID=1&sbSubContrassID=0 . Il passo successivo era l’evoluzione delle reti internazionali dedite a questo tipo di commercio. Gli ebrei si trovano in ottima posizione per dedicarsi a questo sordido business: esistono moltissimi medici israeliani, molti legami fra le comunità ebraiche nei diversi paesi e le inibizioni morali sono assai scarse.

    Questa assenza di inibizioni morali ha spinto un noto rabbino della Chabad, Yitzhak Ginzburgh http://www.israelshamir.net/English/blood.htm , a concedere agli ebrei il beneplacito religioso a sottrarre il fegato ad un goy anche senza il suo consenso. Egli ha affermato che “un ebreo ha diritto di estrarre il fegato da un goy se ne ha necessità, perché la vita di un ebreo ha più valore di quella di un goy, così come la vita di un goy ha più valore di quella di un animale”.
    Gli israeliani di oggi hanno dimenticato la loro fede, ma hanno conservato questa mancanza di inibizioni. Un giornale d’affari israeliano, The Marker , ha pubblicato l’opinione di un avvocato israeliano che giustificava il traffico d’organi poiché “gli organi non sono che beni, dunque possono essere venduti e acquistati come qualunque altro bene sul mercato”.

    La distanza tra acquistare un rene e sottrarlo non è poi molta: se “gli organi non sono che beni”, è sicuramente ammissibile sottrarli ai palestinesi, così come è “ammesso” espropriarli degli ulivi secolari http://www.telegraph.co.uk/news/worldnews/middleeast/israel/1414628/Palestinian-olive-trees-sold-to-rich-Israelis.html durante la costruzione del Muro.
    Indignarsi è facile, ma non è altrettanto facile dimostrare che gli israeliani, i quali non esitano a spezzare braccia e gambe agli scolari palestinesi e a bombardarli col napalm, siano in grado di trattenersi dal fare profitti con gli organi interni dei palestinesi. La richiesta di un’indagine internazionale avanzata dall’Aftonbladet è ragionevole: se gli israeliani non hanno fatto nulla di male (a parte massacrare centinaia di persone) non hanno nulla da temere da un’inchiesta. Ma Israele aveva già rifiutato alla commissione d’inchiesta delle Nazioni Unite di visitare Jenin dopo il massacro del 2002 e Gaza dopo il massacro del 2009.

    Per Israele il lato più irritante di questa faccenda è la breccia che si è aperta nel muro. Non parlo del mostruoso Muro di Sharon, che protegge il più grande ghetto ebraico del Medio Oriente, ma del muro dei media da cui è protetto oltreoceano. Gli ebrei si sono comprati i media di ogni parte del mondo non certo per divertirsi, e nemmeno per profitto, ma per l’influenza che essi esercitano sulle menti. E’ il caso della Svezia, dove i membri dell’esigua comunità ebraica possiedono giornali, riviste, case editrici e perfino la Hollywood svedese, la Svensk Filmindustri AB. Questi media promuovono attivamente le politiche neoliberali di privatizzazione, mercificazione, flusso migratorio, smantellamento del welfare: in sostanza, politiche che sono vantaggiose per i ricchi ebrei.

    I rappresentanti di Israele si fanno in quattro per tenere sotto controllo le notizie provenienti dal Medio Oriente. Qualche anno fa, la rivista della sinistra radicale Ordfront pubblicò un ponderato articolo di Johannes Wahlström, Il regime israeliano controlla i media svedesi http://www.ordfront.se/Ordfrontmagasin/Tidigare%20artiklar/1205sraelmedia.aspx, in cui si parlava dei legami di Israele con la stampa svedese, di funzionari israeliani che si recano dagli editori e dai corrispondenti dei giornali svedesi. In quello stesso articolo Donald Boström accennava alla terribile storia che avrebbe voluto raccontare, ma che non riusciva a penetrare il muro della censura filoisraeliana dei media svedesi.

    Israele non è il solo paese sospettato di tali nefande attività. Carla Del Ponte, procuratore capo del Tribunale dell’Aia per i crimini nei Balcani, scrisse http://www.telegraph.co.uk/news/worldnews/1584751/Serb-prisoners-were-stripped-of-their-organs-in-Kosovo-war.html nel 2008 nel suo libro La caccia: io e i criminali di guerra che sotto l’egida dell’Esercito di Liberazione del Kosovo, alleato della NATO e degli USA, centinaia di giovani prigionieri serbi erano stati trasportati in camion dal Kosovo verso il nord dell’Albania, dove avevano subìto l’espianto degli organi. Alcuni prigionieri erano stati ricuciti dopo l’asportazione dei reni, fino al momento in cui erano stati uccisi per prelevare altri organi vitali. Carla Del Ponte aveva visto i locali in cui venivano eseguiti questi espianti chirurgici e aveva incontrato alcune delle persone coinvolte, una delle quali aveva “eseguito personalmente una consegna di organi” all’aeroporto albanese per la spedizione all’estero.

    Tuttavia le accuse di Carla Del Ponte contro gli albanesi non avevano provocato tanto baccano, nessuno l’aveva accusata di essere “antialbanese”, né a lei sarebbe importato granché se qualcuno lo avesse fatto, poiché è perfettamente legittimo essere anti-chi-si-vuole, purché non si sia anti-ebrei. Gli ebrei possiedono l’arma poderosa dell’etichetta di “antisemitismo”. O forse no?
    E’ possibile che lo spauracchio dell’antisemitismo, così utile a Israele, non funzioni più come una volta? Sì, è possibile. Il discorso di Obama al Cairo apparentemente non ha avuto conseguenze immediate; Obama ha cercato di fare pressione su Israele affinché congelasse gli insediamenti, ma invano. Ha fallito? E’ troppo presto per giudicare, come avrebbe detto Zhou Enlai. Simili cambiamenti raramente si verificano con un tocco di bacchetta magica… invece richiedono tempo. Le recenti pubblicazioni sulla gang di ebrei criminali del New Jersey, gli attacchi alla Goldman Sachs, le medaglie a Mary Robinson e Desmond Tutu, il premio conferito a Felicia Langer http://www.jpost.com/servlet/Satellite?cid=1246443840063&pagename=JPost%2FJPArticle%2FShowFull , il collasso in Francia del partito socialista filoebraico e l’apparizione di un partito antisionista, l’articolo di Boström sull’Aftonbladet, sono tutti piccoli avvenimenti separati, ma messi insieme danno la sensazione che vi sia un cambiamento in arrivo. Svedesi, francesi, tedeschi e perfino i cittadini del New Jersey non hanno più paura che Washington gli arrivi addosso come un siluro in difesa dei sionisti, come sarebbe avvenuto nei giorni di George W. Bush. Obama ha anche rifiutato di nominare un nuovo commissario http://www.jpost.com/servlet/Satellite?cid=1248277936628&pagename=JPArticle%2FShowFull contro l’antisemitismo.
    Questo pensiero spaventa il governo di Tel Aviv più di ogni altra cosa. Se oggi permettono agli svedesi di farla franca, domani arriverà qualcun altro, e allora la paura degli ebrei verrà consegnata alla categoria delle paure umane senza fondamento, come la paura dei topi.

     
    Secondo finale

    Cosa più importante, lo sdegno di Israele è la prova che – nonostante l’approvazione dei Cabbalisti radicali e dei neoliberisti – l’espianto di organi umani è una cosa mostruosa e immorale, troppo vicina al cannibalismo, e noi tutti lo sappiamo bene. Sì, è spaventoso che i soldati israeliani strappino reni ai palestinesi per poi ucciderli subito dopo. Ma sarebbe altrettanto spaventoso se un gentile dottore espiantasse un rene a un meccanico di Detroit la cui casa sia stata confiscata da un educato banchiere, o ad un operaio ucraino licenziato da un distinto oligarca, o a un contadino indiano che deve pagare il suo debito con la Monsanto. Ogni povero del pianeta è un potenziale palestinese, anche se i mezzi per eseguire l’esproprio possono variare. Una cosa del genere va fermata. Il corpo umano è sacro. Simili operazioni sono troppo costose e non sono giustificabili. Il genere umano deve vincere la sua paura della morte. Viviamo e moriamo. Non c’è ragione di sprecare migliaia di dollari per prolungarsi la vita attraverso costose operazioni se questo denaro può essere utilizzato per sfamare gli affamati. Ma di questo parlerò più ampiamente in futuro…

    Versione originale

    Israel Shamir

    Fonte: http://www.israelshamir.net
    Link: http://www.israelshamir.net/English/Body_Snatchers.htm
    Settembre 2009

    Versione italiana

    Fonte: http://blogghete.blog.dada.net/
    Link: http://blogghete.blog.dada.net/archivi/2009-09-10
    10.09.2009

    Traduzione a cura di GIANLUCA FREDA

    * https://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=News&file=article&sid=6211&mode=thread&order=0&thold=0

  • Tao

    Il nesso mancante nel furto d’organi di Israele?


    IL PATOLOGO DIMENTICATO DA AFTONBLADET – ARTICOLO CON APPPENDICE: IL GUARDIAN DIMOSTRA DI COSA E’ CAPACE

    L’agitazione delle autorità israeliane [1] per un articolo pubblicato lo scorso mese da un giornale svedese [2] che suggeriva la complicità dell’esercito israeliano nel furto di organi palestinesi ha distolto l’attenzione dalle inquietanti accuse lanciate dalle famiglie palestinesi, accuse su cui si fondava l’assunto centrale dell’articolo.

    I timori dei familiari che ai loro congiunti, uccisi dall’esercito israeliano, fossero stati sottratti degli organi durante autopsie non autorizzate eseguite in Israele sono stati messi in ombra dagli attacchi contro il giornalista Donald Boström (nella foto), il giornale Aftonbladet e il popolo e il governo svedesi, accusati di riproporre in chiave moderna l’“oltraggio del sangue” [i racconti infamanti, diffusi nel Medioevo e ampiamente confutati, secondo i quali gli ebrei uccidevano per poi usare il sangue delle vittime a scopi rituali, N.d.T.]

    Non ho idea se questa storia sia vera. Come la maggioranza dei giornalisti che lavorano in Israele e in Palestina, avevo già sentito queste voci. Prima che Boström scrivesse il suo articolo nessun giornalista occidentale, per quanto ne so, aveva deciso di indagare sulla vicenda. Dopo tanti anni, la convinzione dei giornalisti era che vi fossero ben poche speranze di trovare le prove, a meno che non si riesumassero letteralmente i corpi. Non c’è dubbio che siano stati scoraggiati anche dall’inevitabile accusa di antisemitismo che questo genere di articoli è destinato ad attirarsi.

    Ciò che rende sorprendente questa storia è che le famiglie coinvolte non siano mai state ascoltate alla fine degli anni Ottanta e nei primi Novanta, durante la prima intifada, epoca alla quale risale la maggior parte di queste notizie, e si vedano ancora oggi negare il diritto di esprimere le loro preoccupazioni.

    La suscettibilità di Israele alle accuse di furto d’organi – o “prelievo”, come molti osservatori definiscono timidamente la pratica – sembra avere la meglio sulle sincere preoccupazioni delle famiglie riguardo possibili abusi compiuti sui loro cari.

    Boström è stato molto criticato per le deboli prove che ha fornito a sostegno della sua incendiaria storia. Di certo c’è molto da criticare nel modo in cui l’articolo è stato presentato dal giornalista e dalla sua testata.

    Ma soprattutto Boström e l’Aftonbladet si sono esposti alle accuse di antisemitismo – almeno da parte di quei rappresentanti della dirigenza israeliana ansiosi di seminare discordia – facendo un grave errore di giudizio.

    Hanno intorbidito le acque cercando di tracciare un esile collegamento tra le accuse delle famiglie palestinesi riguardanti un possibile furto d’organi compiuto durante autopsie non autorizzate e un fatto del tutto distinto, cioè la recente notizia dell’arresto di un gruppo di ebrei statunitensi per riciclaggio di denaro sporco e traffico d’organi umani. [3]

    Facendo quel collegamento, Boström e l’Aftonbladet suggerivano che il problema del furto di organi persiste, mentre gli esempi forniti risalgono ai primi anni Novanta. Facevano inoltre intendere, intenzionalmente o no, che presunti abusi commessi dall’esercito israeliano potevano essere attribuiti, estrapolando, più in generale agli ebrei.

    Il giornalista svedese invece avrebbe dovuto concentrarsi sulla valida questione sollevata dalle famiglie svedesi sul perché l’esercito israeliano, per sua stessa ammissione, avesse portato via i corpi di decine di palestinesi uccisi dai suoi soldati, consentito che su di essi fossero eseguite autopsie senza il consenso delle famiglie e poi restituito i corpi perché fossero seppelliti in cerimonie strettamente sorvegliate.

    L’articolo di Boström poneva in evidenza il caso di un palestinese, il diciannovenne Bilal Ahmed Ghanan, del villaggio di Imatin nel nord della Cisgiordania, ucciso nel 1992. L’articolo era accompagnato da una fotografia sconvolgente del corpo ricucito di Bilal. [4]

    Boström ha detto ai media israeliani di essere a conoscenza di almeno venti casi di famiglie che sostengono che i corpi dei loro cari sono stati restituiti privi di organi, [5] malgrado non abbia chiarito se alcuni di questi casi risalgano a tempi più recenti.

    Boström afferma che nel 1992, l’anno in questione, l’esercito israeliano ammise di avere portato via e sottoposto ad autopsia 69 dei 133 palestinesi morti per cause non naturali. L’esercito non ha smentito questa parte dell’articolo.

    Una giustificata domanda posta dai familiari e rilanciata da Boström è: perché l’esercito voleva quelle autopsie? A meno che non si possa dimostrare che intendeva condurre delle indagini su quelle morti – e apparentemente nulla indica che l’abbia fatto – le autopsie erano inutili.

    Anzi, erano più che inutili. Erano controproducenti, se ipotizziamo che l’esercito non abbia alcun interesse a raccogliere prove che in futuro potrebbero essere usate per perseguire i suoi soldati per crimini di guerra. Israele ha una lunga esperienza nel mettere a tacere le indagini sulla morte di palestinesi per mano dei suoi soldati, e ha tenuto fede a quell’ignobile tradizione anche all’indomani della recente offensiva di Gaza.

    Motivo di preoccupazione ancora maggiore per le famiglie palestinesi è il fatto che più o meno all’epoca in cui i corpi dei loro cari furono portati via dall’esercito per essere sottoposti ad autopsia, l’unico istituto in Israele a eseguire queste autopsie, l’ospedale di Abu Kabir, nei pressi di Tel Aviv, era quasi certamente al centro di un traffico d’organi destinato a fare scandalo in Israele.

    È anche inquietante che il dottore che stava dietro il furto di organi umani, il Professor Yehuda Hiss, nominato direttore dell’ospedale di Abu Kabir alla fine degli anni Ottanta, non sia mai stato arrestato malgrado abbia confessato il prelievo illegale d’organi e continui a essere patologo di Stato in quell’istituto.

    Hiss era il responsabile delle autopsie sui palestinesi quando Boström nel 1992 raccoglieva le testimonianze delle famiglie. Fu poi indagato due volte, nel 2002 e nel 2005, per furto di organi su vasta scala.

    La responsabilità di Hiss nel commercio illegale d’organi fu rivelata per la prima volta nel 2000 dai giornalisti investigativi del quotidiano Yediot Aharonot, i quali scrissero che aveva dei veri e propri “listini dei prezzi” per gli organi e che li vendeva soprattutto alle università e agli istituti di medicina israeliani. [6]

    Apparentemente imperterrito nonostante le rivelazioni, Hiss fu trovato ancora in possesso di organi umani a Abu Kabir quando il tribunale israeliano ordinò una perquisizione, nel 2002. L’Israel National News, l’agenzia di stampa nazionale, riferì allora: “Negli ultimi anni, pare che i capi dell’istituto abbiano ceduto alla ricerca migliaia di organi senza autorizzazione, mantenendo un ‘magazzino’ di organi ad Abu Kabir”. [7]

    Hiss non negò il prelievo di organi, ammettendo che appartenevano a soldati uccisi in azione ed erano stati passati alle scuole di medicina e agli ospedali per favorire il progresso della ricerca scientifica. È però comprensibile che le famiglie palestinesi trovino insoddisfacente la spiegazione di Hiss. Se era giunto a non rispettare i desideri della famiglia di un soldato, cosa gli impediva di fare altrettanto con le famiglie palestinesi?

    A Hiss fu consentito di continuare a svolgere il suo incarico di direttore di Abu Kabir fino al 2005, quando riemersero le accuse di commercio illegale d’organi. In quel caso Hiss ammise di avere prelevato organi da 125 cadaveri senza autorizzazione. Dopo il patteggiamento, il procuratore generale decise di far cadere le accuse e Hiss fu semplicemente ammonito. [8] Ha continuato a lavorare come capo patologo ad Abu Kabir.

    Andrebbe anche notato, come evidenzia Boström, che all’inizio degli anni Novanta Israele soffriva di una grave penuria di donazioni, al punto che Ehud Olmert, all’epoca ministro della sanità, lanciò una campagna pubblica per incoraggiare gli israeliani a farsi avanti.

    Questo spiega forse le azioni di Hiss: potrebbe aver cercato di rimediare alla mancanza di organi.

    Date le informazioni di cui siamo a conoscenza, dev’esserci almeno un forte sospetto che Hiss abbia prelevato organi senza autorizzazione da alcuni palestinesi sottoposti ad autopsia. La questione, come il possibile ruolo dell’esercito nel fornirgli i cadaveri, va indagata.

    Hiss è anche coinvolto in un vecchio e irrisolto scandalo che risale agli anni Cinquanta, quando i figli di ebrei immigrati di recente in Israele dallo Yemen furono adottati da coppie ashkenazite dopo che ai veri genitori fu detto che il loro figlio era morto, solitamente dopo un ricovero ospedaliero.

    Dopo un iniziale insabbiamento, i genitori yemeniti continuarono a esigere risposte dallo Stato e costrinsero le autorità a riaprire il caso. [9] Le famiglie palestinesi meritano che venga fatto lo stesso.

    Diversamente dai genitori yemeniti, però, le loro possibilità di ottenere delle indagini più o meno trasparenti sembrano del tutto prive di speranza.

    Quando le richieste di giustizia dei palestinesi non sono supportate dalle indagini dei giornalisti o dalle proteste della comunità internazionale, Israele può tranquillamente permettersi di ignorarle.

    Vale la pena di ricordare al proposito il costante ritornello dei pacifisti israeliani, secondo i quali la brutale, quarantennale occupazione dei palestinesi ha profondamente corrotto la società israeliana.

    Quando l’esercito gode di un potere irresponsabile, come facciamo noi e i palestinesi a conoscere il grado di impunità dei soldati in condizioni di occupazione? Quali sono i limiti in vigore che permettono di prevenire gli abusi? E chi li richiama se commettono dei crimini?

    E ancora, quando i politici israeliani sono solo capaci di strillare “accusa del sangue” o “antisemitismo” non appena vengono criticati, danneggiando la reputazione di coloro che accusano, quale incentivo hanno ad avviare indagini che possono danneggiare loro o le istituzioni cui sovrintendono? Che motivo hanno di essere onesti quando possono intimidire e costringere al silenzio chi li critica, senza rischiare nulla?

    È questo il significato dell’espressione “Il potere corrompe”, e i politici e i soldati israeliani, e almeno un patologo, hanno evidentemente troppo potere, soprattutto sui palestinesi sottoposti a occupazione.

    Note:

    [1] http://www.haaretz.com/hasen/spages/1109437.html

    [2] http://www.tlaxcala.es/pp.asp?reference=8390&lg=en

    [3] http://www.slate.com/id/2223559/

    [4] http://www.aftonbladet.se/kultur/article5652583.ab

    [5] http://www.ynetnews.com/articles/0,7340,L-3766093,00.html

    [6] http://www.pubmedcentral.nih.gov/articlerender.fcgi?artid=1173179

    [7] http://www.israelfaxx.com/webarchive/2002/01/2fax0104.html

    [8] http://www.israelnationalnews.com/News/News.aspx/90518

    [9] http://www.independent.co.uk/news/world/israel-seeks-lost-children-of-yemen-exodus-1318037.html

    Il Guardian dimostra di cosa è capace
    Breve corrispondenza con la curatrice della sezione Comment is Free

    di Jonathan Cook, 4 settembre 2009

    I giornalisti progressisti dei media dominanti si indignano sempre quando si insinua che i loro articoli o le loro considerazioni sono in qualche modo influenzati dalla minaccia di ritorsione da parte dei poteri forti. Nelle facoltà di giornalismo si insegna che nelle democrazie occidentali i giornalisti dei giornali seri cercano la verità e, con l’eccezione di qualche mela marcia, si rifiutano di sottomettersi alle intimidazioni. Israele offre qui l’occasione per fare un interessante riscontro.

    In realtà, la paura di essere etichettati antisemiti è per la maggior parte dei giornalisti un potente elemento dissuasivo quando si tratta di criticare aspramente Israele. Israele e i suoi sostenitori sono ben consapevoli del loro potere, e quando i media dominanti si permettono di sollevare questioni che Israele preferirebbe evitare saltano loro addosso dispensando irresponsabilmente l’accusa di antisemitismo. L’orchestrato furore con cui è stato accolto l’articolo del quotidiano svedese Aftonbladet nell’agosto 2009 sul possibile coinvolgimento dell’esercito israeliano nel furto d’organi serviva proprio a ricordare agli altri media di non fare lo stesso errore.

    La vera lezione che i giornalisti dovevano imparare dalla disputa sull’articolo del giornale svedese era che, quando si scrive con toni critici di Israele, bisogna essere certi di esaminare approfonditamente l’argomento, avere prove certe e non spingere le argomentazioni oltre i limiti di ciò che è ragionevolmente possibile arguire. Si tratta di principi che dovrebbero guidare tutti i giornalisti (e che in questo caso Aftonbladet ha trascurato di rispettare), anche se sono requisiti più impegnativi di quelli che ci si aspetta scrivendo della maggior parte degli altri paesi. Basti pensare, per esempio, quanto i giornalisti occidentali esiterebbero a seguire una storia che coinvolgesse lo Stato venezuelano nel traffico d’organi di contadini, perfino se Hugo Chavez esprimesse la propria furibonda indignazione al proposito.

    Purtroppo, però, la vera lezione del caso Aftonbladet, quella apparentemente diretta ai nostri media e da essi assimilata, è di stare zitti su temi capaci di far infuriare Israele.

    Una settimana dopo aver sottoposto un articolo di commento alla storia di Aftonbladet alla sezione Comment is Free del Guardian, il suo redattore esecutivo Georgina Henry l’ha respinto. Il suo ragionamento, almeno per un ex giornalista del Guardian come me che ha lavorato per molti anni agli esteri, è parso più che strano e non si intonava con i criteri usati abitualmente dal giornale per valutare una notizia o un articolo d’opinione. Brian Whitaker, che aveva ricevuto per primo il pezzo ed è l’ex responsabile per il Medio Oriente, lo aveva chiaramente gradito e mi aveva detto “intendiamo usarlo”. Ma accennando a dei dubbi sul fatto che il suo giudizio si accordasse con quello dei responsabili del sito, mi avvertì che l’argomento era “una patata bollente” e per la decisione si sarebbe dovuto attendere perché “un paio di persone sono in vacanza”.

    Sconcertato dalla spiegazione fornita dalla Henry nella sua email di rifiuto, ho avviato una corrispondenza con lei. La sua iniziale disponibilità a rispondere, apparentemente generosa, era in realtà motivata, sospetto, dalla necessità di persuadere me, ex giornalista del Guardian, e se stessa che stava facendo una cosa ragionevole respingendo il mio articolo. La mia educata ma irritante insinuazione che le sue parole implicassero che stava respingendo il pezzo non per ragioni pertinenti ma per paura delle attese ritorsioni, come pure il mio chiederle di spiegarmi quali fatti richiedessero una “verifica indipendente al 100%” (richiesta molto insolita per un articolo d’opinione), l’anno presto portata a chiudere la discussione.

    Il carteggio offre, credo, alcune interessanti spunti per comprendere le illusioni di molti dei nostri maggiori giornalisti progressisti, che hanno disperatamente bisogno di credersi, come dicono, impavidi nella loro ricerca della verità.

    L’intero carteggio si è svolto in 90 minuti, la sera del 3 settembre.

    Georgina Henry: “Desolata per il ritardo della mia risposta. Mi dispiace, ma non lo pubblicherò su Comment is Free – sono riluttante a pubblicare qualcosa che sarebbe meglio trattare come notizia che come commento, che il nostro corrispondente dal Medio Oriente non ha verificato, su un tema sensibile e dibattuto come questo. Come sa, abbiamo anche pubblicato il commento di Seth Freedman sull’articolo del giornale svedese, dunque sul sito c’è già stata tutta una discussione. Spiacente di non poter essere più utile.”

    Notate già qui, e in seguito nelle sue email, i riferimenti alla pubblicazione su Comment is Free di un articolo di Seth Freedman sulla questione del furto di organi (che può essere letto qui ). Dovrebbe servire da prova decisiva e perentoria del fatto che non ha “paura” della lobby israeliana e di potenziali accuse di antisemitismo. Vuole far capire che lei e Comment is Free hanno preso una decisione coraggiosa pubblicando il pezzo di Freedman – o forse anche solo un articolo sulla questione. Ma obiettivamente per loro era l’alternativa più semplice. Pubblicare l’articolo di un ebreo che vive in Israele e che regolarmente dice di essere stato nell’esercito israeliano, nel quale sta scritto che il pezzo svedese era insensato e un esempio di cattivo giornalismo ma che le accuse di antisemitismo della dirigenza israeliana erano ingiuste e controproducenti, non equivale certo a prendere una decisione audace o coraggiosa.

    Jonathan Cook: “Ovviamente la tua posizione è inamovibile, ma le tue spiegazioni mi sembrano molto strane. Nell’articolo di Seth Freedman e nel dibattito tra i lettori di Comment is Free non si è discusso assolutamente delle prove di un possibile coinvolgimento nel furto d’organi palestinesi del Professor Yehuda Hiss [Direttore di Patologia in Israele] – e cioè l’importante contributo a questo dibattito fornito dal mio articolo. E per quanto riguarda l’osservazione che sarebbe stato meglio trattare l’articolo come una notizia, come era possibile? La “notizia” che ricollega a Hiss il furto d’organi è di diversi anni fa (anche se allora fu ampiamente ignorata) e non avrebbe assolutamente interesse per un redattore degli esteri. Inoltre collegare Hiss a quella storia richiede un certo grado di speculazione, anche se informata: e questa, accettabile in un commento, non è certo lo standard delle pagine di cronaca.

    “Per quanto riguarda il fatto che si tratta di un tema sensibile e dibattuto, be’, la questione è proprio questa, no? Sto cercando di mettere in chiaro il punto del contendere. Per “sensibile” ipotizzo che voglia dire che la suscettibilità di Israele che ci costringe a mantenere chiuso il dibattito l’ha vinta sulla suscettibilità delle famiglie palestinesi che aspettano da due decenni delle risposte su ciò che è accaduto ai loro cari. È sempre stato così”.

    Georgina Henry: “È un tema sensibile perché richiede la certezza al 100% da parte nostra che terrà testa a un attento scrutinio. Sarà il primo a convenire che qualsiasi cosa scriva sarà setacciata minuziosamente dai sostenitori di Israele alla ricerca di prove di pregiudizio o antisemitismo. Per questo motivo tutto ciò che riguarda questa storia dovrebbe essere verificato indipendentemente da un giornalista del Guardian e io a Comment is Free non ho le risorse per farlo. Posso, come ho detto, metterla in contatto con Rory McCarthy, il nostro corrispondente a Gerusalemme, attraverso la redazione degli esteri.

    “La prego di non saltare ad altre conclusioni come i peggiori complottisti che affollano i commenti agli articoli su I[sraele]/P[alestina] che pubblichiamo. Non penso proprio che possa accusare il Guardian o Comment is free di sottrarsi agli argomenti controversi”.

    Di fatto, potrei davvero fare quest’accusa, ma teniamocela per un’altra volta e continuiamo a ragionare. È interessante che ora Henry sembri suggerire che sta facendo tutto questo per me, visto che ciò che scrivo sarà sottoposto a scrutinio dai sostenitori di Israele. Perché è più preoccupata per la mia reputazione di quanto lo sia io? Inoltre, i suoi commenti suggeriscono ancora una volta che le sue argomentazioni siano dettate dalla paura delle conseguenze.

    Jonathan Cook: “A proposito del fatto che sarei sottoposto ad attento scrutinio, è per questo che ho incluso i link agli articoli pubblicati sui media israeliani. Il coinvolgimento di Yehuda Hiss nel furto d’organi è un fatto inconfutabile, benché all’epoca fosse stato seguito pochissimo dai media. Curiosamente, anche se la notizia venne riferita da Haaretz e altri, l’Israel National News – il servizio di informazione dei coloni – le dedicò massimo spazio perché si riteneva che Hiss avesse violato la santità del corpo ebraico, per quanto riguarda gli ebrei religiosi, avendo prelevato organi da ebrei prima della sepoltura.

    “Il motto di Comment is Free è ‘I fatti sono sacri, i commenti sono liberi’. Ecco perché mi sono attenuto molto rigidamente ai fatti riportati, facilmente verificabili leggendo i link che rimandano a fonti israeliane, e ho fatto l’ipotesi più prudente possibile: che siano ragionevoli le domande su ciò che è accaduto ai corpi quando sono stati sottoposti ad autopsia; che le famiglie [palestinesi] meritino risposte; ma che non le riceveranno a causa dei rapporti di forza sotto l’occupazione. (A proposito, e non senza ironia, ho anche cercato di dire che spesso noi giornalisti veniamo meno al nostro dovere nei confronti dei palestinesi di indagare sulle loro accuse, in questo e in altri casi, perché siamo più preoccupati per la reazione di Israele che per i loro diritti).

    “Inoltre penso che l’allusione a un mio ipotetico complottismo è infondata e fuori luogo. Dal mio punto di vista, quello che succede qui è che Comment is Free sta scegliendo la strada più facile, evitando di finire in una disputa che ha già coinvolto un altro giornale, e scegliendo di distogliere lo sguardo da una questione che riguarda i diritti umani dei palestinesi. Senza dubbio è soprattutto questo il motivo per cui Netanyahu e Lieberman sono saltati addosso ad Aftonbladet ”.

    Georgina Henry: “La sua conclusione è sbagliata, in realtà. Se volessi evitare la rissa non avrei pubblicato l’articolo di Seth. Ma non importa: come tanta altra gente con cui ho a che fare attraverso Comment is Free lei si è già fatto un’idea dei miei motivi e non vale la pena di continuare questa corrispondenza.

    “La realtà è che su questa storia voglio una verifica indipendente di un giornalista del Guardian su ciò che lei ha scritto, e non ho, a Comment is Free, le risorse per questo. Sono ancora convinta che sia più un tema da affidare agli esteri, dunque contatti il reparto esteri del giornale”.

    Così pone fine alla discussione, ma non prima di essersi lavata la coscienza riproponendo il suggerimento che avevo già giudicato impraticabile: riscrivere il pezzo come una notizia di cronaca. Anche l’argomento della verifica è un falso pretesto.

    Jonathan Cook: “Non mi sono fatto un’idea: me l’ha detto lei. Questo articolo sarà sottoposto ad attento scrutinio (a causa della lobby israeliana e delle sue intimidazioni) e dunque lei ha bisogno di applicare un certo standard – una verifica indipendente al 100% – prima di pubblicare il mio commento sulla questione. Se questi standard venissero applicati ad altri temi su Comment is Free, sul sito non verrebbe pubblicato niente. Si può fare solo una ragionevole deduzione dalle sue affermazioni: che lei pensa che questa sia una materia troppo spinosa. Se riesce a offrirmi un’altra interpretazione ragionevole sarò lieto di ascoltarla.

    “Avrebbe invece potuto dirmi quali fatti necessitavano di verifica malgrado i link ad affermate fonti israeliane che ho fornito. In tal caso avrei potuto vedere se fosse possibile fornire prove soddisfacenti. Il fatto è che sto cercando io stesso di capire quale sia il problema. È su tutti i media israeliani la notizia che Hiss ha confessato il furto d’organi su vastissima scala, e che era il patologo di Abu Kabir negli anni Novanta. L’esercito ha ammesso con Aftonbladet, e nessuno ha detto il contrario in tutta la controversia su questa storia, le molte autopsie effettuate sui palestinesi all’inizio degli anni Novanta. È ampiamente riferito dai media israeliani che tutte queste autopsie venivano effettuate ad Abu Kabir, dove Hiss era patologo (Rory può confermarglielo in un minuto). Tutto il resto è costituito da educate e informate ipotesi e opinioni, che per definizione non possono essere verificate.

    “Bisognerebbe inoltre osservare che, anche a proposito dei ‘fatti’ inclusi in questo articolo, non è necessario che siano dimostrati oltre ogni ragionevole dubbio. Mi baso su notizie credibili fornite da fondate fonti israeliani su quello che è accaduto in un’indagine di polizia. (Il genere di prove che i giornalisti del Guardian usano ogni giorno per scrivere le loro notizie, peraltro.) Nel caso altamente improbabile che qualcuna di queste notizie risulti dopo tanti anni errata, questo non danneggerebbe né la mia reputazione né quella di Comment is Free. Comunque avremmo espresso un’argomentazione ragionevole – che le plausibili accuse delle famiglie necessitano di essere investigate – basata in buona fede sulle prove credibili a disposizione.

    “Il mio problema con la sua risposta è che lei applica un’irragionevole soglia di dimostrabilità alla questione, una soglia che un articolo di commento non potrebbe mai raggiungere”.

    Henry non ha più risposto. Paradossalmente, poco tempo dopo, Forward, il giornale dell’establishment ebraico americano, ha pubblicato un articolo http://www.forward.com/articles/112915/ che conferma tutti i fatti che secondo Henry necessitavano di verifica.

    Versione originale

    Jonathan COOK ÌæäËÇä ßæß
    Fonte: http://www.counterpunch.org
    Link: http://www.counterpunch.org/cook09042009.html
    4/6.09,2009

    Versione italiana

    Fonte: http://www.tlaxcala.es
    Link: http://www.tlaxcala.es/pp.asp?reference=8623&lg=it
    10.09.2009

    Traduzione a cura di Manuela Vittorelli membro di Tlaxcala , la rete di traduttori per la diversità linguistica. Questo articolo è liberamente riproducibile, a condizione di rispettarne l’integrità e di menzionarne autori, traduttori, revisori e la fonte.

  • Sassicaia

    Nessuno portera’ le prove semplicemente perche’ non esistono.

  • Sassicaia

    Perche’ non si parla mai del commercio di organi fatto da turchi e iracheni
    coi giovani curdi?Forse per non ledere la suscettibilita’ musulmana?

  • redme

    Il solo sospetto di ciò è rivoltante e dovrebbe provocare sommosse in tutto il mondo….ricordo anche il commercio di feti in sudamerica per alimentare l’industria cosmetica..e anche l’asporto non autorizzato delle cornee a roma…ecc. ecc….perchè notizie così gravi se provengono da israele vengono inquinate da un idiota antisemitismo?…le colpe di israele sono gravissime e vanno commentate in chiave politica…ma forse a qualcuno interessa “buttarla in caciara”….

  • alexg

    un benvenuto a sassicaia,
    qui c’e’ sempre posto per i troll.

  • Sassicaia

    Basta una domanda o la messa in discussione di un’ipotesi per essere
    definiti troll?Alla faccia della liberta’ di pensiero

  • clausneghe

    Sì, Vic..
    Bisognerebbe accettare la nostra condizione di miseri mortali e non accanirsi troppo contro l’ordine naturale, dove la morte dice sempre l’ultima parola..
    Altrettanta buona salute e lunga vita.

  • Tonguessy

    O ti allinei o ti demoliscono. C’est la vie…benvenuto nel nuovo millennio

  • Sassicaia

    Eh eh eh,parole sante Tonguessy,mi illudevo che gli yes men fossero solo
    ad Arcore e dintorni.

  • cesare52

    @ Sassicaia. Sono completamente daccordo con te. Questo tipo di antsionismo non è il mio e della mia generazioner. Mi ripugna. Questo non è l’antisionismo e antiebraismo, anisemita e razzista. Scurreggione e bugiardo. Non porta una sola prova a sostegno di una tesi suicida ed infame. E del resto le prove, gli argomenti, i ragionamenti non gli interessano. Le suggestioni si. Siamo al modo di ragionare preso in blocco dalla destra ariana USA. Quella che sosteneva senza timore di cadere nel ridicolo che Bush figlio dopo 11 settembre era stato rapito ed al suo posto c’era una controfigura messa lì dagli israeliani e dai generali ribelli che avevano minato le due torri, in contrasto con una altra destra dissidente che sosteneva che Bush figlio era in realtà autentico ma un agente israeliano…e mi fermo qui che il ridicolo mi fa più paura della catastrofe. Gentile Sassicaia di fronte a simili casgtronerie di cui l’articolo è buon ukltimo qua non si sa se piangere o ridere. Hanno deciso di suicidarsi politicamente sostenendo cose che non stanno nè in cielo nè in terra. Si accommodino pure. Io per quanto mi riguarda non replicherò più. Più che essere in malafede (e lo sono) sono stupidi.

  • cesare52

    @Gentile Sassicaia, se lei facendo osservazioni di puro buonsenso viene aggredito con definizione di troll io che condivido (e come si può non condividere quello che è l’evidenza) le sue osservazioni pur non condividendo le sue posizioni politiche ( e del resto glielo già detto) mi iscrivo dopo di lei convintamente ai troll. Solidarizzo con lei e mi complimento con la pacatezza a cui risponde agli insulti

  • cesare52

    Io ricordo un bel film con Sordi che si accingeva a vendere un rene. Maqua gentile intelocutore, la domanda è una altra. Le prove o le suggestioni? Su cosa ragioniamo? Io ho 40 anni di impegno /e lo posso certificare se qualcuno me lo chiedesse) a fianco della lotta palestinese contro il sionismo e il suo sogno malato della grande Israele che ha inquinato tutto il medio poriente ed è sfruttato dall’Imperialismo USA. Le domando: inventare queste cose ignoibili è la nuova maniera di lottare (alla Feltri ed alla Berlusconi) a fianco del popolo palestinese? Quando questa bufala sarà conclamtamente scoperta, per cosa si farà si griderà al complotto? Le bugie hanno le gambe corte ed io mi rifiuto di “gridare all’untore” Si rilegga “storia della colonna infame” di Manzoni. Siccome sono contro il sionismo non mi farò mai condizionare dalla sua infamia nè userò i suoi mezzi, tra cui la disinformazione. Ritengo questo articolo una infamia, anche controproducente.

  • Sassicaia

    La sua solidarieta’ e’ sempre la benvenuta

  • Sassicaia

    Sottoscrivo in pieno:le menzogne vanno smascherate non combattute con
    menzogne piu’ grosse.

  • Kevin

    Adesso uno muove una critica contro Israele ed è antisemita (se non nazista). Ma va là.

  • Kevin

    “La via da seguire IMHO dovrebbe invece essere quella della creazione di organi in laboratorio usando le nano-tecnologie e partendo dal gene.” Dobbiamo metterci in testa due cose: 1) la gran parte delle malattie di oggi sono dovute all’intervento umano (antenne, radiazioni, scie chimiche, centrali nucleari, e tra poco ci saranno proprio anche le nano-tecnologie a calcare la mano). 2) Gli uomini di oggi (occidentali) sono troppo attaccati alla vita terrena. A tal punto da considerare il valore della vita dei loro simili, poveri e sfruttati, nullo. Certamente i trafficanti di organi hanno la loro responsabilità. Ma la domanda è: se questi non avessero gente a cui piazzarli, continuerebbero lo stesso con i trapianti clandestini? No. Quindi se esiste questo tipo di traffico è perchè ci sono ricchi borghesucci che possono permettersi di pagare un mucchio di quattrini pur di salvare la loro pelle. E sono disposti a tutto pur di salvarsi: se sapessero che il cuore non è di un donatore volontario, ma di un ragazzino africano squartato non gli cambierebbe nulla. Del resto si tratta della loro sopravvalutata vita. Morale della favola: se hai avuto la sfortuna di nascere in una determinata area geografica o in determinate condizioni sociali, te la prendi sempre nel culo. Ma questo lo sappiamo dalla rivoluzione industriale.

  • Kevin

    “La via da seguire, detto fra noi, sarebbe quella d’imparare ad accettare la morte quando viene.” Toh, vedo che vic mi ha preceduto.

  • vic

    Toccaferro

  • cesare52

    @Kevin. A forza di minimizzare si diventa “minimizzatori” a prescindere. Qua non è una critica ad Israele. Si tratta di un modo di ragionare, di fare critica, di dar notizie. Senza fatti, sostituiti da suggestioni create ad arte. Falsificare la realtà per “infamare il nemico di turno. Poco importa se non c’è lo straccio di un riscontro. Oggi tocca agli ebrei, bada bene ho detto ebrei non Israele o i sionisti. Gli ebrei. Tanti, adesso capisco perchè si rifiutano di fare la differfenza tra ebrei e sionisti. Cioè fare una differenza tra luogo geografico in cui sei nato e tuo sostegno attivo alla politica della classe politica ivi dominante. E’ una aberrazione che è funzionale ad un nuovo nazismo che si propone in questa crisi mondiale che non è solo economica ma di identità e di valori. C’è bisogno di creare un capro espiatorio. A questi del destino dei palestinesi non gliene puà fregare di meno. Utilizzano Gaza ieri, oggi la bufala degli organi rubati per creare suggestioni. E’ la vecchia vocazione del linciaggio e del rogo.Per fortuna la storia una volta è tragedia l’altra è farsa. Non andranno da nessuna parte. Insozzano questo sito e basta. Io me la prendo con gli intellettuali che si prestano a questo gioco. Quanto è bello sentirsi popolari eh!Non riguarda quindi Israele, non minimizzare: riguarda tutti noi