INQUINAMENTO A TARANTO: C'ERA UNA VOLTA…

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DI GIANNI LANNES
Su la testa !

Qui i veleni
industriali inquinano aria, acqua, terra e cibo. Ogni giorno uccidono e fanno
ammalare persone inermi, soprattutto i bambini. La prima denuncia risale al
1965, mentre, la prima manifestazione ambientalista è andata in onda 42 anni fa.
La città nel 1995 è stata segnalata dall’Organizzazione mondiale per la sanità
“area a elevato rischio ambientale”, insieme ad altri 11 siti italiani, tra cui
Brindisi e Manfredonia in Puglia, a tutt’oggi non ancora bonificati. Il 23
aprile 1998 un decreto del Presidente della Repubblica ha dichiarato “Taranto
città ad alto rischio ambientale”. Eppure il governatore Nichi Vendola ha avuto
la faccia bronzea di dichiarare pubblicamente che a Taranto non c’è emergenza ambientale”.

Fior di
prove – La ricerca più recente del Cnr a
firma di Maria Angela Vigotti dell’università di Pisa attesta che a Taranto si
muore indiscriminatamente di inquinamento almeno fin dal 1979. La mortalità
generale in loco supera del 20 per cento quella regionale, già elevata. La
prima condanna in tribunale per “getto di polveri” giunge nel 1982 (quindici
giorni di reclusione per il direttore dell’allora Italsider, ad opera
dell’attuale procuratore capo Franco
Sebastio
), la prima condanna per Emilio Riva arriva per i “parchi minerali” nel 2002, nel 2007 Emilio Riva e suo
figlio Claudio furono anche interdetti dall’esercizio dell’attività industriale, e fu loro inibita la possibilità di contrattare con la pubblica
amministrazione. Nel 2008 il pediatra Giuseppe Merico ha denunciato i risultati
di alcune analisi su campioni di latte materno: i neonati succhiano latte con
dosi di diossina 25 volte superiori ai limiti imposti a livello internazionale
dall’Oms. Un altro studio che analizza il cancerogeno benzo(a)pirene ha scoperto
che un bambino di Taranto inala senza volerlo 2 sigarette al giorno (39
pacchetti l’anno). Secondo i dati dell’Inventario nazionale delle emissioni e
delle loro sorgenti, “il 92 per cento della diossina prodotta in Italia”
fuoriesce dai camini dell’Ilva. Come tralasciare le immense discariche
Italsider e poi Ilva dove è stato seppellito di tutto, grazie anche al
contributo della Smarin di Giuseppe Grossi (già nel consiglio di
amministrazione del San Raffaele del Monte Tabor?). Non è tutto. 

Nel Mar Jonio l’Ilva scarica impunemente
ingenti quantità di mercurio. Dulcis in fundo: l’inquinamento radioattivo del
siderurgico non è stato mai analizzato, ma esiste.

Vogliamo discuterne con Svendola Puglia ora che si approssima
la nuova campagna elettorale a livello nazionale?

E’ stato per caso Prodi a capo dell’Iri che invece di
risanare l’ex Italsider ha venduto (si fa per dire) per un piatto di lenticchie
ai Riva?

Davanti a questa realtà le Istituzioni non hanno saputo o forse voluto
tutelare i cittadini, non hanno saputo o forse voluto imporre il rispetto della
legalità e del diritto. Il governatore Nichi Vendola non ha saputo far di
meglio che pavoneggiarsi nel novembre 2010 in un’intervista sul primo numero
della rivista IL PONTE, edita dai
padroni del siderurgico.

Ripetiamo la domanda già posta due anni fa, ma ancora
senza risposta. Anche lei Vendola ha
preso soldi dal clan Riva?  

Gianni Lannes
Fonte: http://sulatestagiannilannes.blogspot.it
Link: http://sulatestagiannilannes.blogspot.it/2012/08/inquinamento-taranto-mo-avast.html
14.08.2012

Titolo originale: INQUINAMENTO A TARANTO: MO’ AVAST’

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