INDIPENDENZA DEL KOSOVO, UNO SCENARIO INQUIETANTE

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DI MASSIMO FINI

Il gazzettino

Prima di Natale gli albanesi kosovari sono decisi a proclamare l'indipendenza del Kosovo. A prescindere da come vadano a finire le stanche trattative che si tengono da mesi a Vienna con la intermediazione della Ue. Del resto la proposta ultimativa che la Ue ha fatto ai serbi è che Belgrado firmi un trattato dove non si parla formalmente di indipendenza del Kosovo ma a quest'ultimo viene dato un seggio all'Onu (che è la soluzione adottata nel 1972 per la Ddr). Se non è zuppa è pan bagnato.

E' giusto che il Kosovo diventi indipendente? Per capirlo bisogna rifarne la storia. Alla fine degli anni '90 in Kosovo si confrontavano due ragioni: quella dell'indipendentismo degli albanesi kosovari, diventati nel tempo, la maggioranza, perchè più prolifici, e quella della Serbia a mantenere la sovranità su un territorio che da secoli era, storicamente e giuridicamente, serbo, che era anzi considerato "la culla della Nazione serba". Il braccio armato dell'indipendentismo kosovaro, l'Uck, foraggiato dagli Stati Uniti, faceva guerra di guerriglia e uso, com'è in tutte le lotte partigiane, del terrorismo. La Serbia rispondeva con una dura repressione, poliziesca e militare. Ne aveva diritto? Facciamo un'ipotesi fantapolitica, ma neanche troppo.

Poniamo che, fra cinquant'anni, in Piemonte gli islamici diventino la maggioranza e pretendano la separazione di quella regione dal nostro Paese e la sua indipendenza. Avrebbe l'Italia il diritto di difendere, anche con le armi, l'integrità del suo territorio? Io credo che non ci siano dubbi. Perchè un territorio non appartiene solo a coloro che lo abitano e ci vivono in quel momento, ma anche alle generazioni che lo hanno abitato, vissuto, lavorato nel passato e reso quello che è. E' vero che in un anno e mezzo c'erano stati, ad opera di gruppi paramilitari serbi, due eccidi di civili, a Racka e in un'altra cittadina kosovara, in cui erano morte 205 persone. Una brutta vicenda, ma niente di nemmeno lontanamente paragonabile a quanto avviene da decenni in Palestina o al genocidio perpetrato dai russi in Cecenia (un quarto della popolazione eliminato). Non importa, gli americani avevano deciso che il torto stava solo dalla parte dei serbi.

Nella primavera del 1999 la Nato, con l'Italia di D'Alema nella poco dignitosa parte del 'palo', violando il principio di diritto internazionale fino ad allora mai messo in discussione, della non-ingerenza negli affari interni di uno Stato sovrano, bombardò per 72 giorni una grande capitale europea come Belgrado. Finchè i serbi furono costretti a cedere. In Kosovo fu imposta un'amministrazione neocoloniale, a guida Nato, che avrebbe dovuto garantire la convivenza fra le due etnie. Il progetto è miseramente fallito. In Kosovo si è realizzata (dopo quella del presidente croato Tudjman: ottocentomila serbi cacciati, in un sol giorno, dalle "Krajne") la più grande 'pulizia etnica' dei Balcani: di 360 mila serbi ne sono rimasti sessantamila, 150 chiese e monasteri ortodossi sono stati dati alle fiamme. Una guerra, quella scatenata nel 1999 dalla Nato contro la Serbia, che oltretutto ha favorito nei Balcani quella componente musulmana che oggi provoca tante reazioni "Fallaci style". Ma i serbi continuano ad essere "i cattivi".

In un recente discorso a Tirana, Bush ha promesso agli albanesi l'indipendenza del Kosovo. Il presidente americano non sembra rendersi conto delle conseguenze. Con quale dirittto e con quale faccia ci si opporrà, d'ora in poi, all'indipendentismo dei curdi di Turchia che, a differenza degli albanesi kosovari, abitano una regione che è da sempre loro tanto che si chiama Kurdistan? O all'indipendentismo ceceno? O corso? O basco? O agli indipendentismi, serbi, bulgari, rumeni, valacchi, che serpeggiano in varie zone dei Balcani dove queste etnie sono minoranze all'interno dei rispettivi Stati ma maggioranze nelle loro specifiche regioni? L'indipendenza del Kosovo può essere il detonatore di una gigantesca polveriera in Europa. Gli Stati Uniti se ne possono fregare. Noi europei no.

Massimo Fini

Fonte: http://www.massimofini.it/

Uscito su "Il gazzettino" il 09/11/2007

Commenti (52)

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    1. V267 12 giugno 2012

      http://vincenzopisano267.blogspot.it/2011/02/lerrore-imperdonabile-di-aver.html

      Pagheremo questa scelta!

    1. Longoni 4 ottobre 2011

      Lei scrive: "...fare 10 figli/utero quando la media serba è +/- come quella europea,..." Mi potrebbe citare le fonti di questo dato per favore? Grazie.

    1. gianpi 14 agosto 2011

      tra i vari commenti pro Serbia non ne ho trovato uno che accenni alla VIOLENZA DELL'ENORME CRESCITA DEMOGRAFICA ALBANESE, fare 10 figli/utero quando la media serba è +/- come quella europea, vuol dire esercitare VIOLENZA.. da minoranza si diventa maggioranza e con il voto si prende il potere (non solo con le armi.. anche i figli sono ARMI) faccio un esempio banale ma, penso, calzante: in un condominio (dove si vota a millesimi e non a n. di teste) si ospita una roulotte di zingari e si decide (lo sò non si può.. è solo un esempio) di votare non più a millesimi, ma a n. di persone.. nel giro di 20 anni, si diventa schiavi dei rom.. quindi? ai buonisti filo USA, ai cattokom, agli orfani di Stalin (che sterminava però intere etnìe) la soluzione .. "siamo tutti gay con il c... degli altri!" come dice il simpatico comico di savona

    1. Longoni 5 dicembre 2010

      Premetto di essere un grande estimatore di Fini che considero uno dei migliori giornalisti italiani. Ma in questo articolo ha dimostrato di non essere immune dal influsso di un certo mondo che lui giustamente critica. Quel che è più grave, questo articolo manca di una logica ben fatta ed usa delle forzature infarcite di non pochi pregiudizi che compromettono la capacità di discernimento dell'autore.
      Andiamo con ordine. Alla domanda: "E' giusto che il Kosovo diventi indipendente?", Fini autorisponde: " Per capirlo bisogna rifarne la storia. Alla fine degli anni '90…." Quindi per Fini, la storia di Kosova inizierebbe nel '90!!
      Poi continua: "…in Kosovo si confrontavano due ragioni: quella dell'indipendentismo degli albanesi kosovari, diventati nel tempo, la maggioranza, perchè più prolifici…." A quale tempo si riferisce? Il signor Fini si è forse premurato di fare un confronto tra la prolissità dei serbi viventi a Kosova e quelli viventi in Serbia? E poi confrontare questi dati con quelli degli albanesi? Solo un'indagine del genere potrebbe giustificare la sua spiegazione: "…perché più prolifici…" La quale servirà come trait d'union con il suo ridicolo ed inappropriato paragone fantasioso degli islamici in Piemonte.
      Ma andiamo con ordine. Fini continua: "…e quella della Serbia a mantenere la sovranità su un territorio che da secoli era, storicamente e giuridicamente, serbo, che era anzi considerato "la culla della Nazione serba"." A quali secoli si riferisce l'autore? Come spiega Fini il fatto che nella ex-Jugoslavia il Kosovo aveva lo status di regione autonoma? (soppresso guarda caso da Milosevic) E da chi e da quando in Serbia verrebbe considerata la barbara e inospitale terra del Kosovo "la culla della loro nazione"?
      La Storia ci insegna che i slavi del sud sono "scesi" nei Balcani nei secoli VI-VIII (Paul Garde e Pravalakis, "I Balcani") o tra il 595 al 1360 (Nunzio dell'Erba "Storia d'Albania"). I serbi sono riusciti a possedere anche tutta l'odierna Albania in alternanza coi bulgari. A chi ha una certa famigliarità con le lingue slave, basterebbe dare un'occhiata a certi toponimi nella carta d'Albania su Googlemap per trovare le tangibili testimonianze di una dominazione slava nei secoli passati. Invece dal 850 al 1200 circa Kosova come buona parte dell'Albania odierna fu posseduta per la maggior parte del tempo dai bulgari (John Fine. "The Early Medieval Balkans") Questo fatto storico potrebbe dare ai bulgari una buona ragione per reclamare Kosova come una loro "culla nazionale". Vogliamo ricordare un'attimo il loro compositore nazionale Jan Kukuzeli, nato a Durazzo nel 11° secolo? Però nel 1912 all'atto di dichiarazione dell'indipendenza albanese, l'esercito serbo si trovava di nuovo alle porte di Durazzo dove sarebbe entrato subito dopo. Se guardiamo le vicende storiche dal 595 al 1920, la pretesa "culla della nazione serba" (o perché non bulgara?) potrebbe estendersi facilmente all'Albania odierna. La quale a Berlino nel 1878 compare come semplice "espressione geografica" nella parole del "solito" Bismark. (Fini si ricorderà forse che il Cancelliere riservò lo stesso "onore" all'Italia). E come la mettiamo coi greci fondatori di buna parte delle città portuali albanesi. Potrebbero anche loro inventarsi una altra "culla della nazione" in alternativa all'altra "culla" delle ex-colonie greche nell'Italia del sud.
      Ritornando in quel 1878, come risposta albanese al Congresso di Berlino nacque a Kosova la Lega di Prizren per organizzare la lotta contro la spartizione del territorio albanese. Questa può essere considerata il primo tentativo organizzato di unità nazionale albanese. A quei tempi dal Kosovo ad Atene si parlava ovunque l'albanese e gli albanesi, consci del loro legame antico con la loro terra si illudevano di avere il diritto e di poter "imitare" gli altri europei creando uno stato-nazione approfittando dallo sfacelo dell'impero turco.(Ironia della sorte questo "sogno" si realizzò brevemente solo sotto l'occupazione fascista ed in seguito nazista del '39-'44)
      Nella storia dei Balcani occidentali è evidente che gli albanesi, insieme ai greci e i macedoni, sono gli unici veri autoctoni. In seguito alle invasioni barbare e slave, solo i greci sono riusciti ad espandersi un po aldilà del loro territorio storico e questo solo dopo la prima guerra mondiale. Invece gli albanesi e i macedoni hanno dovuto contrarsi o assimilarsi davanti all'avanzata slava. I slavi stessi hanno avuto delle espansioni e contrazioni come un'inevitabile processo di stabilizzazione in un territorio dove da barbari invasori si sono trasformati in autoctoni a detrimento delle popolazioni locali. Un'altra evidenza storica è il fatto che i serbi e i bulgari hanno approfittato della "fratellanza slava" con la Russia che gli ha appoggiati, aiutati ed usati in funzione anti-turca. Gli interessi austro-ungarici, inglesi ed in seguito italiani sono riusciti a bilanciare in un certo senso la situazione un po più in favore dei greci e degli albanesi solo all'inizio del '900 (escludendo la parentesi dell'indipendenza greca del 1828).
      Ma tornando alle vicende albanesi, per Fini sembra essere un'argomento storico il prodotto della propaganda nazionalista serba della "culla della nazione". Un'altro curioso prodotto della stessa propaganda è il mito della battaglia persa contro i turchi a Kosovo Polje nel 1389. Curiosamente la stessa propaganda oltre al fatto che la coalizione di Lazar Hrebeljanovic comprendeva albanesi e bosniaci, "omette" anche di raccontare il seguito: lo Tsar Lazar diede in moglie al sultano sua figlia come sigillo di pace mollandoli anche "la culla della nazione". Invece qualche anno dopo, allo sconfitto principe albanese Gjon Kastrioti il sultano impose come sigillo di non belligeranza il trasferimento coatto dei suoi tre figli come ostaggi in Turchia. Due furono avvelenati invece il terzo riuscì a farsi distinguere nell'esercito ed in seguito "tradì" il Sultano ritornando in patria e combattendo per 25 anni contro i turchi col l'aiuto degli angioini di Napoli mentre i serbi rimasero fino al 1455 dei fedeli vassalli della Sublime Porta. Una lezione storica questa, che gli albanesi in seguito alla loro sconfitta dopo la morte di Skenderbeg nel 1468, impararono e praticarono perfezionandola arrivando ad avere almeno 42 Grand Vezir di loro stirpe nella storia dell'Impero Turco.
      Chiunque abbia studiato la storia della emancipazione fino all'indipendenza della nazione albanese, sa che senza il sangue kosovaro l'Albania forse non sarebbe esistita e a Durazzo oggi si sarebbe parlato il serbo. La maggioranza degli albanesi lo sa, ma non mi risulta che Tirana abbia mai accennato al Kosovo come "culla della nazione albanese". Certo il vergognoso bagno di folla riservato a Bush nel 2007 non fa onore agli albanesi ma come gli applausi della folla a Belgrado nel '99 alla colona di mezzi russi che da Bosnia si è precipitata a Pristina per arrivare prima della NATO e fare finta di difendere gli interessi serbi là (sappiamo com'è finita), dimostra che questi due popoli, aldilà delle loro rispettive differenze culturali sono entrambi in cerca di "un grande fratello" che gli aiuti a risolvere una controversia secolare che loro non sono riusciti a maturare abbastanza per poterla risolvere da soli. Simili in questo agli altri "Grandi" popoli europei, dove dovremo dire forse grazie agli americani-inglesi, o ai russi per la relativa stabilità dei confini dei stati-nazione europei?
      All'interno della Jugoslavia creata sotto una dinastia serba ed anche dopo l'avvento di Tito, la Serbia si è trovata in un'ottima posizione. Purtroppo al buon senso secolare Crnjanski, i dirigenti comunisti della cricca Milosevic hanno preferito soffiare sul fuoco del nazionalismo per poter prolungare la loro inevitabile fine. Con questa scelta hanno trascinato alla rovina prima la Jugoslavia ed in seguito la Serbia. La vile e miope politica occidentale gli ha facilitato il percorso. La Serbia ha perso l'occasione storica di diventare una guida illuminata degli slavi del sud. Eppure la sua grande eredità storica e culturale le sarebbe potuta servire da grande supporto. Gli albanesi di Kosova non si sarebbero mai ribellati ad una Serbia-sorella rispettosa della loro identità non slava.
      Potrei continuare con la storia, ma servirà solo ad aumentarci la confusione. Se Fini accetta il principio del diritto di autodeterminazione dei popoli, nel caso di Kosova la volontà della maggioranza è chiara almeno dai tempi della Lega di Prizren del 1878. Ancora oggi non solo Kosova, ma anche buona parte del Montenegro Sud-Orientale e della Macedonia Nord-Occidentale parlano albanese.
      Certo il comportamento delle grandi potenze da sempre rispecchia i loro interessi geopolitici più che la volontà di autodeterminazione dei popoli. I Stati Uniti non fanno eccezione. Il loro intervento da sempre non è finalizzato agli intenti strombazzati ma alla realizzazione dei loro interessi. La permanenza di centinaia di basi americane in Europa (come della stessa NATO), sopratutto nel territorio delle nazioni cosiddette "liberate" come l'Italia e la Germania ce lo dimostra. Ma questa verità, non può farci perdere la capacità di discernimento nel riconoscere il torto storico (o la sua riparazione) fatto a certe nazioni "soccombenti" come risultato delle decisioni del Grande Fratello di turno. Uno come Fini non dovrebbe permettersi un simile errore.
      Lui evoca il rischio(?) Cecenia, Kurdistan, la Corsica, i Baschi e per sostenere la sua tesi comete un altro errore (?) associandoli: "…agli indipendentismi, serbi, bulgari, rumeni, valacchi, che serpeggiano in varie zone dei Balcani dove queste etnie sono minoranze…" Potrei scrivere altri articoli sulle rispettive storie di Cecenia, Kudistan, Corsica e i Paesi Baschi (i quali possiedono anche una loro lingua assai "originale" da essere definita pre-indoeuropea) ma sono certo che Fini può informarsi altrettanto bene con dei buoni libri di storia. E sono sicuro che a chiunque abbai voglia di informarsi un minimo non potrà sfuggire la distinzione tra popoli autoctoni o non e minoranze, che siano storiche o immigrate per svariate ragioni. Almeno per la Cecenia, il Kurdistan e la Corsica è semplicissimo trovare le date esatte dela loro annessione entro i confini degli attuali stati.
      Invece in Calabria si trovano una cinquantina di villaggi albanesi "arberesh" e greci. Ma questi pur abitando quelle terre da almeno 700 anni non hanno mai messo in pericolo l'identità nazionale della regione. Lo stesso vale per i migliaia di zingari di origine valacca (i famosi albanesi di colore), o greci (rappresentati in parlamento come minoranza etnica) dell'Albania odierna. O i bulgari in Macedonia che sono la da almeno 900 anni. O gli zingari, gli albanesi, gli ungheresi e i bulgari che vivono da sempre in Serbia. Queste sono minoranze etniche immigrate per ragioni storiche che non hanno mai creato dei veri problemi di tenuta all'interno dei rispettivi stati-nazione. Anche l'Europa occidentale è piena di minoranze del genere spesso riconosciute, rappresentate e protette. Mai nessuna di queste minoranze si è sognata di chiedere l'indipendenza. Sarebbe ridicolo per loro stessi.
      Purtroppo la storia per essere "superata" dev'essere prima compresa. In seguito si giungerà ad un processo di conciliazione e di riconoscimento delle rispettive identità come patrimonio comune. Questa consapevolezza renderà stupido ed inutile qualsiasi affronto.
      E da queste osservazioni arrivo all'ultima a mio parer logica conclusione: quale sarebbe la soluzione? La fine del concetto di stato-nazione, ha creato danni a sufficienza. Questo non vuol dire livellamento o perdita di identità, ma al contrario massimo riconoscimento all'interno di una cornice di diritti-doveri che tenga conto dell'appartenenza di TUTTI alla stessa specie, quella umana. E se teniamo presente che la terra ci è data in prestito dalle generazioni future, forse riusciremo a capire che ciò che apparentemente ci divide è una grande ricchezza comune, l'unica vera che abbiamo.

    1. Mangudai 14 novembre 2007

      Su questo non ci sono dubbi, per il Kosovo l'importante é avere comunque un "fratello maggiore" alla faccia dell'indipendenza. Da qui si rende chiaro quali sono le vostre aspirazioni indipendentiste e democratiche. Complimenti.

    1. myone 14 novembre 2007

      Le cose sono tante. Non e' il problema immigrazione. Potrebbero esiteste come vuoi. Ma il problema, e' che manca un controllo, un' organizzazione, un bisogno a tutto questo. L' extraxomunitario, fa giungla qui, e se no nc'e' controllo, espande il peggio. Pure per gli italiani vale la cose, perche', non essendo loro in un contesto ordinato e sensato, sono e fanno parte della medesima influenza. Una cosa so', coem scritto poi. Presa di lavoro dove gli italiani non sono parte e non richiesti, mentre loro si, per lavoro in nero, come se, e gli italiani sono fondamentalmente pure cattolici, questo vuol dire fare del bene e andare in paradiso. Aumento della criminalita'. Non perche' no ci siano italiani criminali, ma sono sporadici. La droga e' aumentata inverosimilmente, con guadagni sulla pelle dei coglioni delgi italiani, che non sapendo far lavorare un figlio, lo sodomizzano con il niente che serve, e se lo fanno pure drogare. Piaga sociale. Quando io ho un colgione dai venti ai quaranta anni, come piaga demenziale in un paese, siamo messi male. Si, alla fine, una rivolta e un dissesto del sociale, avverra', per forza maggiore. E no nti dico che sia solo sugli extracomunitari. Sara' pure con chi, alla lunga e alla stretta, ha provocato tutto questo, com fosse al libero mercato della svendita dei valoi altrui, e delle liberta' altrui, alle forze dell' ordine, alla politica, al sistema, alla vita che viviamo e facciamo, che ormai, e' piena di numeri, soldi, doveri, intrallazzi, schizzofrenia, logorio, inquinamento mediatico a presa per il culo e incapacita' di pervenirne a soluzioni. Tutto questo, scopppiera' inevitabilmente. Ciao per ora.

    1. myone 14 novembre 2007

      E concludo. Il governo Rumeno ha messo sul chi va la i loro cittadini, facendoli desiste di venire in Italia, perche' hanno il rischio di essere etnicamente epurati.



      Ma come, qui le cose nascono, quando la feccia rumena viene mandata qui perche' da loro sono recidivi, e vengono qui a delinquere, e fanno proclami come per farci passare da nazzisti. Si vede, che l' appello, viene fatto ai piu' dei rumeni, che come sanno loro, godono si vede, di una buona dose di illegalita', visto che qui, si vuole combattere la delinquenza.


      L' immigrazione, viene qui a portare via posti di lavoro, ad abbassare il costo del lavoro, a creare lavoro in nero, quando gli italiani stessi sono sotto lo stato italiano, tenuti come quasi schiavi sulle buste paga e sui prezzi del vivere. Se c'e' un popolo che ha bisogno di lavora e per vivere, questo e' il popolo itlaiano, se c'e' un popolo che ha bisogno di non fare immigrazione interna fra itlaiani, questo e' il popolo italiano. Se c'e' un popolo, che prima ancora, pensando di fare la democrazia mondiale sull' accettazione demografica extracomunitaria, a modo del cattolicesimo, procurandosi un posto in paradiso, e per figurare nell' hit parade mondiale dei borghesi ben pensanti e per bene, ha sopratutto bisogno di trovare un' equita' legale al propio interno, e di risolvere i problemi internazionali al propio interno, e di rimboccarsi le maniche, che ancora abbiamo da cominciare a farlo, questo e' propio il popolo italiano, e la sua subdola classe dirigente-culturale.


      Ogniuno stia a casa sua, che sul propio territorio, ha e puo' fare quello che si va invece in cerca altrove, dove, non e' propio oro quel che luccica. Contro l' immigrazione, contro i conflitti dei poveri, degli indigenti, che vengono e sono mandati, a creare piu' indigenza, dove l' indigenza e il non senso di troppe cose, governa e vige.


      Io di extracomunitari ne conosco di tutte le risme e tutti i colori. L' unica cosa che sanno dire, e' di ridere delle ingiustizie che ci sono qui, dei non diritti che non sanno avere, e che i loro posti sono fantastici a confronto dei nostri, e che la loro terra, era la terra dell' edem primitivo. Ma quando gli chiedi, perche' non sei stato a casa tua? La risposta e' una sola: Non ci sono soldi, per fare la bella vita o la vita che si vorrebbe fare. E la cosa peggiore, davanti a un procedere che e' diventato moda e legge, e' che, uno di loro ne attira altri dieci, e cosi via, ogni anno sempre di piu'.



      Nemmeno gli italiani, sanno essere tolleranti fra di lro, e godono di rivalse e di disuguaglianze ancora medievali, e 4 fenomeni, anziche' pulire a casa loro e a saper governare a casa loro, si prendono pure la briga, di fare esperimenti genetici sociali.

      Ma gli italiani sono dtati i primi emigrandi internazionali negli usa e in tanti altri posti. Vero. A parte gli USA, nelgi altri posti, sono sempre stati i veri italiani, lavoratori, umili, e famigliari, dove le pretese, non sono mai esistite, se non concesse per forze maggiori, e queste forze maggiori, sono state attribuite , per il carattere del popolo italiano stesso. Per quanto riguarda gli USA, e e' un mio pensiero come tuti gli altri, facevano comodo, vista la grgande tradizione europea e poi americana, di schiavizzare le persone e renderle produttive per il sistema, altrimenti, col cavolo che in america ci entri, se non a modo loro, e per gli interessi loro, ben precostituiti, congegnati, e mirati. Ora, la storia e' cambiata, e non si va piu' per mangiare o per comodo di chi ospita, ora, il problema e' interno, per ogni paese, dove, il diritto della vita, non e' garantito nemmeno ai propietari del nome dello stato in cui sono nati, vivono, e ci pagano le tasse e danno i loro voti e consensi di governo.

      Moglie e buoi dei paesi tuoi. E inquando a cultura, democrazia, legalita', uguaglianza, questa, non ha colore e ne paese, ma prima, bisogna che sia insita in un popolo e in una nazione, prima di espandere contagi, che poi, chi li ha inseminati, nemmeno si prende responsabilita', e come si vede, rimane nel pubblico, fregandosene, argomentando, e cazzeggiando vanamente.


      Poi, se la crescita economica e produttiva, e solamente la voce del rpoduci che facciamo soldi per il sistema interno e mondiale per galleggiare, allora fottetevi, voi, politici, menti culturali, e cretini di ogni risma. Ecco perche' il globale demenziale, non ha piu' argini ormai, e chi sopravvive, deve farlo a scapito di altri, mai di loro stessi, perche' i fautori di tante cose, fanno e spariscono, mentre i casini, rimangono sempre a coloro che non ne vengono mai fuoti dal bandolo della matassa, che wsi ingarbuglia sempre piu'.


      Cazzate? Vediamo e vedremo, di mano inmano, nel tempo prossimo e futuro, se tutto questo, non diviene un unico nodo, dove il pettine dei dissesti totali e sociali, non mettera' il suo andare e il suo divenire.


      Impariamo l' ugualgianza, la cultura, il sostentamento, l' organizzazione, la salvaguardia della vita e dell' ambiente, l ordine, e la sopravvivenza, in terra nostra, se non volgiamo essere sommersi, dal niente che annienta.

    1. mallakastrioti 14 novembre 2007

      ...se la tua risposta e tutto qua...mahhhh

    1. mallakastrioti 14 novembre 2007

      ..forse non ci stiamo come fa certa altra gente "Francia o Spagna basta che si magna"

    1. kozma 14 novembre 2007

      ha ragione,proprio uno sprazzo di considerazioni che lasciano il tempo che trovano...
      vedrà,fra poco tempo...quello che combinerà l'immigrazione selvaggia in Italia,con albanesi in prima fila...

    1. mallakastrioti 14 novembre 2007

      sarei molto corioso riguardo te!Forse un xenofobo,racista,dove l'ignoranza regna indisturbata?Oltre il calcio e le donne nude,cos'altro hai come passione?Forse la masturbazione mentale nel vedere il prossimo umilato?

    1. kozma 14 novembre 2007

      lei,da chi è in cura?

    1. mallakastrioti 14 novembre 2007

      ...e dovremo passare noi come "Uneducated people"????...

    1. myone 14 novembre 2007

      La Serbia e' la terra principale di un' etna principale che sotto Tito, teneva in comune convivenza tutte le altre etnie, che con la guerra o no, si sono prese la loro indipendenza, usando i sistemi che tutti usano e hanno usato, dalla guerra, alla repressione, alla cacciata oltre confine, e con genocidi ad arte o artigianali, come lo volete vedere. La guerra e' guerra. Vattene alla pesca, nel tempo, a contendere chi c'era e chi non c'era e a chi aspetta il diritto di un territorio. Nell' era Tito, il Cosovo fu usato facendola terra di immigrazione albanese, per l' industria Iugoslava. Forse al tempo precedente, terra di quasi nessuno. Io sto' con l' articolo e il paragone del Piemonte. Lo staccamento da Mosca, e il ridimensionare dell' impero russo, ha fatto si che un potere centrale, si indebolisse, sotto pressione, di etnie e di indipendenza. Nessuno ha voluto, e parliamo dell' America, far rivendicare uno stato di diritto, alla Aerbia, e questo si sa', e' politica Americana, ma non e' logica di chi ne ha posseduto territori. Ultima azione, un' indipendenza Cosovara, con maggioranza Albanese, in un contesto e in una situazione, dove l' espropio era come una manata finale, per la Serbia. Mi sembra, che non fosse nemmeno stato accettato un comune vivere, con controllo Serbo, poiche', rappresentanti e politici Albanesi, rivendicavano una totale autonomia e un totale possesso del territorio. Una cosa e' la dirigenza serba, un' altra cosa, sono i serbi come popolazione, che distribuita in ogni luogo reso indipendende, hanno dovuto subire lavaggio etnico. Cosi in Cosovo, dov el' etnia serba, manteneva la sua cultura e la sua storia, e persino la sua giuristizione, e' stata minata sino all' osso, da un' altra etnia mussulmana albanese. I capi serbi, non potevano assorbire un untimo smacco cosi. 1, gli usa non hanno bombardato gli stati in cerca di indipendenza nelle loro pulizie etniche. 2, gli eventi diventano legali e no a seconda dei fini e degli scopi di chi puo', al di fuori del contesto, facendosene padrone in un modo o nell' altro. 3, rivendicazioni, verita', modi, colpe o diritti, quando si arriva a dividere, a non considerare o a considerare male, e si arriva alle armi, le hanno tutti, indistintamente, Serbi, Albanesi, Cosovari, Usa, Italiani, e via dicendo. E tutti costoro, sono stati vittime e carnefici, trucidati dagli stessi simili, come risposte e ritorsioni.


      E' vero che vediamo i Serbi come li vediamo o come ce li hanno fatti vedere, ma e' altrettanto vero, che non li vediamo come popolazione civile, distrribuita sui territori resi indipendenti, che hanno subito la sorte della stessa etnia mussulmana cosovara.


      Non basta farsi propio un territorio, cosi su due piedi, prima ancora, si destabilizza il potere e i diritti acquisiti sia economicamente e come struttura, e poi, si rivendicano in nome di una storia che non si sa bene dove cominci e dove finisca.
      Quindi, se una maggioranza extracomunitaria, trova sostentamento e prende come possesso, valore demografico , lavorativo, amministrtativo, e con diritti di prelazione sociale, e politica, l' ovvia conseguenza, e' primariamente sociale, e poi, se volete, etnica.


      Quindi, se in nome di una crescita demografica, di un urto sociale lavorativo, continuiamo a far entrare e occupare territorio e risorse ad extracomunitari, mentre il popolo stesso territoriale, ne subisce uno smacco e un impoverimento come diritto e ragione, sopratutto economica e sociale, che poi, potra' pure prevalere come giuristizione, un senso di epèurazione e di riappropiazione del tutto, anche in una guerra etnica, e' solo scontato, e visto solo come ultimo dato di fatto


      NB= Quando, in un territorio extracomunitario, a parita' di tolleranza totale, un italiano potra' fare come loro possono fare da noi, in terra loro, sara' libero e democraticamente accettato, allora, i medesimi diritti, possono e potranno essere messi in atto pure in Italia. Tutto questo, a misura di come siamo messi noi, e' lontano anni luce, nei loro paesi, e nelle loro tradizioni culturali e religiose e politiche. Quandi, piano con l' allargarsi, che poi, i morti ci scappano come ridere, e le sommosse, sono sempre dietro l' angolo.

      Uno sprazzo di considerazioni che lasciano il tempo e la logica che trovano, senza pretese di nulla che.

    1. kozma 14 novembre 2007

      e come vuole che discuta(e discutere)con un razzista albanese...
      loro discutono con coltelli,per questo hanno clan atavici e sanguinari,dediti al "commercio" kossovaro...armi,droga,esseri umani,organi,prostitute,minori,oro...

    1. kozma 14 novembre 2007

      lei sta discutendo con un'uckappista....tempo perso...

    1. kozma 14 novembre 2007

      mi faccia indovinare...la "Short history of Kosovo"? o sbaglio?

    1. kozma 14 novembre 2007

      povero lei...da dove ha appreso queste stronzate?

    1. kozma 14 novembre 2007

      ma a loro non interessa la verità,interessa la conquista dei territori con ogni mezzo,furono prima gli ascari dei turchi,poi servi dei nazisti tedeschi ed ora sempre dei nazisti giudeo-americani...
      purtroppo,è gente antropologicamente diversa da noi,proprio il problema che pone il buon Fini,la futura indipendenza del Piemonte! Povera Italia...

    1. caceduma 14 novembre 2007

      carissimo Massimo Fini,
      sono un tuo seguace per quanto riguarda il persiero anti modernista del quale sei promotore.
      Leggo molto De Benoist e tutto cio che riguarda una nuova prospettiva di economia più umana, libera da interessi bancari.
      Concordo con il tuo Manifesto ma purtroppo non mi è piaciuto affatto il tuo articolo sul Kossovo.
      Il Kossovo (o Kosova) non è vero affatto sia la culla della nazione Serba. Questa è una mistificazione che si è andata propagando per chiari interessi geopolitici Serbi e Russi in funzione anti turca.
      La realtà è che quella regione è abitata da millenni dalla popolazione Illirica popolazione autoctona che si espadeva su tutto il versante adriatico balcanico (gli antichi albanesi). Durante il primo medioevo a seguito delle invasioni barbariche slave (VII-VIII° sec.), si stabilirono le prime colonie di serbi. La coabitazione è stata all'inizio abbastanza pacifica poi si è andata inasprendo.
      Il paragono che tu fai con il Piemonte arabizzato è perfettamente vero MA ALLA ROVESCIA, i Serbi hanno colonizzato il Kossovo e NON viceversa! Premetto, non ho alcuna preferenza tra Serbi e Albanesi, per me conta il singolo individuo al di fuori della sua provenienza o lingua o religione, ma la verità va ristabilita per quella che è effettivamente. Durante il dominio turco gli albanesi si convertirono all'islamismo per evitare di essere annientati come invece era successo ad altri popoli (vedi i Lidi e i Medi anatolici). Quando cadde l'impero ottomano ci furono pogrom ai danni degli albanesi, e un emigrazione di massa dell'ordine di 500.000 persone in Turchia per sfuggire alla pulizia etnica serba. Se un paragone si può fare (in versione ridotta) lo si può con l'espulsione dei nostri compatrioti istriani dall'Istria da parte yugoslava. La situazione in Kosovo è difficilissima e quasi di impossibile soluzione. Il Kosovo Poljie è un posto mitico,( e orribile, lo ho visto di persona, con palazzoni prefabbricati sgarrupati stile sovietico e una terra nera infestata da corvi neri) utilizzato a sproposito per giustificare una sconfitta da parte della coalizione cristiana (dove c'erano sia serbi che albanesi) da parte turca. L'unica soluzione possibile credo sia nella divisione della regione in due province: una a guida albanese La Metoja dove ci sono città di origine solo albanese cioè Pèc , Djacova e Prizren, a gestione locale albanese, con la possibilità di proclamare la pripria indipendenza ma separata dall'Albania. (Prizren tra l'altro fu sede della prima lega degli albanesi che nel 1870 circa furono poste le basi per la creazione di uno stato Albanese, con capitale proprio Prizren, fu soppressa dai turchi. Erano una vera e propria "carboneria" simile a quella tanto mitizzata in Italia nel periodo del risorgimento.) L'altra provincia con Mitrovica, Pristina,Urosevac e Gljine a conduzione mista serbo-albanese, sempre facente parte della Serbia ma con uno statuto simile a quello che gode la provincia di Bolzano, ripartita in proporzione percentuale dei gruppi etnici.
      Questa mia precisazione è solo per riportare un pò di chiarezza e non di polemizzare con te, continuo a stimare le tue idee per quanto riguarda l'economia, meno quando scrivi articoli come questi.
      Cordialmente, Duccio Puliti

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