Home / ComeDonChisciotte / IN QUALE STATO ?

IN QUALE STATO ?

DI TEO LORINI
Il primo amore

È più desolante che ministri e sottosegretari confondano la diplomazia con la partecipazione a una partita di pallone o che la redditizia macchina del business calcistico si produca lambiccati equilibrismi per giustificare la suddetta partecipazione senza contraddire il Governo di cui beatamente s’impipa?
È più fuorviante che in Brasile Cesare Battisti rilasci a una rivista l’ennesima intervista inopportuna e confusa o che gli articolisti italiani la confondano ulteriormente? Sono più inappropriate le parentesi d’espunzione -(…)- dall’arcano sapore d’omissis con cui il Corriere dissemina ogni singola citazione di Battisti o i salti mortali con cui il Giornale ricava al solito una frase mai detta per darci pure oggi il pane quotidiano di un titolone («Battisti spara sull’Italia: Mafiosi») che avveleni gli animi dal parrucchiere e scateni le discussioni sull’autobus?

Nella foto: Cesare Battisti È più doveroso ricordare che il povero Alberto Torregiani, brandito e strumentalizzato da giornalisti di ogni colore, è stato reso invalido da una colpo esploso dal padre, e che quest’ultimo è stato ucciso da un commando in cui Battisti non c’era e i cui quattro membri sono stati identificati, catturati, processati e hanno scontato le rispettive condanne? O magari segnalare l’incongruenza per cui a suon di inesattezze e distorsioni della realtà si sollecita la collera dell’Italia intera contro il “mostro” Battisti e si tralasciano invece i motivi per cui la Francia approvò un protocollo politico (ribattezzato popolarmente e impropriamente “dottrina Mitterrand”) in un’epoca di processi sommari e confessioni estorte con la tortura?
È accettabile sorvolare sul criterio dei due pesi e delle due misure adottato da un’intera classe politica? Accogliere senza una piega la disinvoltura con cui il ministro degli esteri Frattini resta in costumino alle Maldive durante il vertice internazionale sul conflitto armato Russia-Georgia, in tutina da slalom gigante in piena crisi di Gaza, ma s’affretta a indossare il doppiopetto per parlare dell’ambasciatore italiano richiamato da Brasilia? Glissare sulla sproporzione per cui su Battisti si martella da anni mentre il neofascista Delfo Zorzi, membro di Ordine Nuovo ai tempi di Piazza Fontana, attualmente imputato nel processo per la strage di Piazza della Loggia, da decenni riparato in Giappone (paese con cui l’Italia non ha trattato di estradizione) con tanto di passaporto farlocco fornito dai servizi segreti italiani, non solo non si disturba a intervenire alle udienze ma si può permettere di acquisire cittadinanza nipponica con l’accusa di strage che gli pende sul capo, e diventare in più miliardario col commercio di capi d’haute couture e persino proprietario della lussuosa boutique Oxus in Galleria Vittorio Emanuele?
È scortese menzionare il fatto che il rifiuto di chiudere i conti con la propria storia moltiplica a cascata le iniquità, paralizza l’evoluzione della dialettica e impedisce al Paese di addivenire a una parvenza sia pur minima di omogeneità e condivisione che non sia basata su calcoli di opportunità? -le mie intercettazioni in cambio del tuo sbarramento elettorale? il mio federalismo per il tuo aeroporto? e così via ad nauseam-

O non è forse necessario porre con lucidità il problema del contesto in cui è maturata la vicenda di Battisti e di un’intera generazione che ha violato leggi, rapinato, sparato perché coinvolta in una dinamica e in una dimensione di scontro che è stato anzitutto e sopra ogni altra fattispecie politico e storico?

Battisti non riscuote le simpatie di chi scrive e, con buona probabilità, si aliena quelle di chiunque lo difenda ogni volta che apre bocca per rilasciare l’ennesima dichiarazione in cui si fondono faciloneria e disprezzo, boria e superficialità. Ma questo non giustifica che si calpestino i fatti, la memoria, la capacità critica, la ragione e il diritto che di quella ragione dovrebbe essere espressione. Né che si taccia sul fatto che su di lui, si combatte ora l’ennesima, cinica battaglia d’immagine e di rendite politiche.

Teo Lorini
Fonte: www.ilprimoamore.com
Link: http://www.ilprimoamore.com/testo_1311.html
30.01.2009

Pubblicato da Davide

  • Tao

    CASO BATTISTI

    FONTE: http://WWW.RINASCITA.INFO

    Caro direttore,
    permettimi di esprimerti la mia opinione personale sul caso Cesare Battisti, opinione che in buona parte discorda dall’articolo apparso ieri su Rinascita.
    Premesso che come mazziniano mi sento ideologicamente e culturalmente lontano anni luce dalle idee di Cesare Battisti, tuttavia ed appunto perchè la penso in maniera diversa da lui, mi sono limitato a scandagliare, leggendo i giornali, i risvolti politici e giuridici di questo affaire italo-brasiliano.
    Prima di scriverti ho fatto un giro di telefonate tra alcuni conoscenti nella numerosissima comunità italiana in Brasile comunità che nessuno, tra i media e gli ambienti culturali, si è sentito in dovere di consultare: ebbene, devo dirti, che l’orientamento emerso va dall’indifferenza (la maggioranza) all’approvazione dell’operato del governo brasiliano.

    Credo di conoscere molto bene la realtà brasiliana e della comunità italo-brasiliana, ho insegnato all’Istituto Italiano di Cultura di San Paolo, ho avuto contatti in quel periodo con i nostri ambienti diplomatici a San Paolo e a Brasilia e ti posso assicurare che dell’articolo apparso ieri su Rinascita mi sento di condividere solo l’ultima frase che è la seguente: “Insomma, fermo restando la necessità di assicurare Battisti alla legge italiana, siamo di fronte alla solita Italia debole con i forti e grande con i piccoli”.
    Il governo di Berlusconi ha infatti commesso numerosi errori: di immagine e politici.

    Un errore politico è stato quello di essersi intromesso, con la tipica arroganza berlusconiana di fare il gradasso con i deboli e l’agnellino con i potenti, negli affari interni di un Paese amico come il Brasile il quale ha il diritto, previsto dalle leggi internazionali in materia e dalla Costituzione, di prendere le decisioni che ritiene più giuste, in base alle leggi, in ordine alla libertà o alla restrizione della libertà personale di chi entra nel suo territorio.
    Per inciso, ti faccio notare che la Costituzione brasiliana, come quella venezuelana, è considerata una delle migliori al mondo per quanto riguarda il rispetto dei diritti umani e delle libertà politiche. Inoltre, il Brasile, dopo gli “anni di piombo” della dittatura militare ha voltato pagina, ha proclamato un’amnistia e ha messo fine alla legislazione dell’emergenza.
    Se l’Italia su questa materia la pensa in maniera diversa vuol dire che noi italiani abbiamo ancora un problema politico da risolvere, vuol dire che siamo ancora prigionieri della logica degli opposti estremismi e ben lontani da un qualunque processo di pacificazione nazionale e di superamento dell’odio: che ebbe inizio, come ben sai, durante gli anni della guerra civile.

    Un altro errore politico commesso dal governo Berlusconi è di non aver tenuto conto del ruolo che ha in questa particolare congiuntura politica il Brasile e di quanto è utile a noi italiani una stretta amicizia con il Brasile e con tutto il Sud America per superare la crisi che ci sta affliggendo e per spostare a nostro favore e a favore di tutta l’Europa il baricentro geo-politico che ancora oggi ruota intorno al blocco nord-americano.

    Ha commesso inoltre un errore di immagine: le sparate dell’ex-missino La Russa di fronte al cinema Odeon di Roma contro gli squadroni della morte (non sa l’on.le La Russa che gli squadroni della morte sono considerati di destra ed appoggiarono le dittature militari finanziate dalla CIA?) e dei leghisti come Borghezio lasciano il tempo che trova. Le minacce contro il turismo e il commercio bilaterale dimostrano soltanto che ci troviamo in presenza di una classe politica isterica e mentalmente labile. Il ministro Frattini ha solo una strada di fronte al suo governo per risolvere questo caso, ammesso che abbia una soluzione: percorrere la via della legge e della legalità internazionale.
    L’Italia era un tempo la patria del diritto: mi auguro che ritorni ad esserlo.
    E’ vero che, con poco tatto, il ministro della giustizia brasiliano Tarso Genro ha ironizzato sulla “sensibilità democratica” dell’Italia, ma se ci resta ancora un poco di dignità dobbiamo solo “abbozzare” perchè gli esempi di democrazia, di libertà e di indipendenza che in questi ultimi tempi i nostri politici e i nostri organi di informazione hanno dato al mondo sono davvero notevoli!
    Cordialmente.
    Roberto Sestito
    San Paolo

    C’è un equivoco.
    Noi, quelli di “Rinascita”, siamo i primi – e forse i soli – in Italia a criticare le due velocità che i nostri beneamati governi applicano ogniqualvolta si tratta da una parte di dichiararsi garantisti e dall’altra di mostrarsi forcaioli.
    In particolare siamo più che convinti che occorra – fatte salva una condanna inappellabile per chi prosegua nella lotta armata (le nuove Br) – come appunto fatto in Brasile, giungere ad una pacificazione nazionale e fare piazza pulita sia della strategia degli opposti estremismi e sia della legislazione speciale (pentitismo, etc.) che ancora è vigente e che è evidente perpetuazione di ingiustizie. Come ci vergognamo con te per la brutta pagina del governo (e dell’opposizione “democratica”) per l’assoluta mancanza di equilibrio nel cianciare minacce di ritorsione economica e nel non sentire il bisogno di collegarsi con la grande comunità italo-brasiliana.
    Ma proprio per questo non è giusto che un condannato all’ergastolo per omicidii – di qualunque parte politica sia – attui a proprio beneficio un’auto-assoluzione, magari contando su evasioni, fughe, agenti segreti e ricoveri in Stati come la Francia o come il Brasile.
    Battisti si dichiari pronto a venire in Italia, magari – come in altri casi accaduto – con una sinecura giudiziaria indicata e imposta quale condicio sine qua non dalla giustizia brasiliana che crei i presupposti di una revisione dei processi e apra così la strada ad una campagna di conciliazione nazionale che metta una definitiva pietra sugli anni di piombo.
    Ah. Non siamo certo nostalgici di una giustizia-fai-da-te come nei casi di Tuti, Freda, Priebke e Carlos…
    Ugo Gaudenzi

    Fonte: http://www.rinascita.info
    Link: http://www.rinascita.info/cc/RQ_Editoriale/EkFFFEAyEZDKIytkIV.shtml
    30.01.2009

  • nessuno

    Ma perchè tutto sto casotto non lo hanno fatto a sarkosi?
    Berlusca e i suoi compagni di merende si sono ben guardati dal dare aut aut alla francia.
    Eppure battisti era qui a 4 passi in una nazione amica il presidente della quale è amico del ns. eroe berlosco(dice lui)……Semmai ce ne fosse bisogno questa è l’ennesima dimostrazione che i ns. politi sono dei gran buffoni

  • afragola

    Ha commesso inoltre un errore di immagine: le sparate dell’ex-missino La Russa di fronte al cinema Odeon di Roma contro gli squadroni della morte (non sa l’on.le La Russa che gli squadroni della morte sono considerati di destra ed appoggiarono le dittature militari finanziate dalla CIA?) .

    se è per questo la ruzzola fino a pochi giorni fa’ inneggiava a Pinochet a Videla e a altri stinchi di santo …..con quella faccia mefistofelica ..che si ritrova ..

  • myone

    Se si spara a chi cambia lo statuto dei lavoratori, si e’ quasi eroi in francia, a tal punto che ti fanno espatriare.

    Chi invece con lo statuto dei lavoratori si pulisce il sedere e ci mangia di brutto, praticamente tutti, allora quelli li eleggete.
    E’ uncredibile che lo si voglia far venire in italia solo perche’ deve essere processato per crimini contro la costituzione, di cui uno statuto sembra sostenerla ( quello del lavoro), e come omicida, sei libero di andare come vuoi.

    L’ Europa euro, ha voluto esistere per concorrenziare il dollaro, mettendosi alla stessa strenua dell’ imperialismo chiamato – adeguamento commerciale-, e nello stesso tempo, ma mangiato soldi agli europei, e sopratutto agli italiani, perche’ io sono italiano, e ancora ne mangiano, con tutte le fregnacce chi dicono e fanno, e come affonda l’ economia glibale, affondera’ anche l’ europa.

    I grandi temi di cui l’ europa falsamente si tinge, come popolo della cultura, ha ancora da cominciare ad orientarsi e risolvere il caos post societa’ moderna del consumo e dei numeri, e lascia una societa’ allo sbando, senza riorganizzazione di un futuro che sara’ diverso, molto diverso da ora.

    Penso che alla fine, nulla cambiera’, perche’ se rimane questo stato di parametri, il comando dei pochi rimane, il rimanente degli umani, se ne va’, anche se ciclicamente, mentre la sfera di chi comanda, finche’ c’e’ mondo non sparira’ mai.

    Ecco perche’ non hanno mai cambiato e no cambieranno mai, ne loro, ne una societa’.

  • nessuno

    Faccia mefistofelica? Guardalo bene io la definirei in altra maniera….

  • Tao

    ALLORA BOICOTTIAMO IL CAMEMBERT

    DI MARCO BASCETTA
    Il manifesto

    Tutti ricordano una lunghissima e sanguinosa guerra scatenata dal rapimento di una certa Elena. Da allora, tuttavia, è trascorso qualche millennio e le relazioni internazionali, pur mantenendo una crescente ferocia, hanno prudentemente imparato a sorvolare su una serie di casi singoli.

    La vicenda di Cesare Battisti fa eccezione e viene ora agitata dal governo italiano, da esponenti politici di entrambi gli schieramenti e dalla maggior parte dei media, come un decisivo casus belli (per fortuna senza chiamata alle armi), una faccenda che mette in questione l’onore della nazione, la sua credibilità nel mondo, l’infallibilità della sua giustizia. Si richiamano ambasciatori, si rimbrottano presidenti e ministri, si decreta la crisi diplomatica, si minaccia di interrompere le relazioni amichevoli con il Brasile.

    Si chiede addirittura di sospendere gli incontri sportivi con gli atleti brasiliani (neanche si trattasse del Sudafrica ai tempi dell’apartheid)e chissà che qualcuno non si spinga fino a invocare boicottaggi e sanzioni internazionali.

    I rapporti tra stati sono una cosa seria, non un pretesto propagandistico o l’occasione per sventolare bandiere ideologiche e far da sfondo alle esibizioni dell’onorevole La Russa.

    Il Brasile è il più grande paese democratico dell’ America latina, un paese dove vivono centinaia di migliaia di italiani, una nazione con cui esistono importanti relazioni commerciali, economiche e culturali, un paese notoriamente poco incline alle estradizioni e di manica larga nella concessione del diritto d’asilo (un segno inequivocabile di civiltà che a noi difetta, vedi il caso Ocalan) e con tutto il diritto di mantenere le sue opinioni, su un caso, su una vicenda giuridica, su una remota stagione di conflitto in un lontano paese oltreatlantico.

    Solo l’accecamento ideologico poteva spingere il nostro paese a infognarsi in questa ridicola sfida. Della quale il mondo se ne infischia e l’Europa se ne lava ragionevolmente le mani. Abbiamo mai rotto le relazioni diplomatiche con Parigi, non dico ai tempi di Mitterrand ma anche a quelli di Chirac? Abbiamo mai rifiutato di scendere in campo contro la nazionale francese? Qualche ministro della Repubblica si è mai incatenato in piazza Farnese davanti all’ambasciata di Francia o ha invitato i consumatori a boicottare lo champagne e il camembert? Eppure a quei tempi la Francia pullulava di pluricondannati dai tribunali italiani e le armi erano ancora fumanti. Ma la politica non era ancora del tutto ridotta ad avanspettacolo, a quel ruggito del topo che pretende di negare ad altri governi democratici e ad altre culture giuridiche e politiche di nutrire ragionevoli dubbi su come fu amministrata la giustizia nel nostro paese durante i cosìddetti anni di piombo. Dubbi che, del resto, circolarono ampiamente anche nel nostro paese e anche in ambienti decisamente moderati. Questo accanimento sproporzionato ha tutto il sapore di una vendetta, peggio, della recita di una vendetta.

    In questa vicenda il governo italiano non caverà un ragno dal buco (come non era difficile prevedere conoscendo le tradizioni brasiliane) e i suoi strepiti non gioveranno certo al continuamente invocato prestigio del paese. Ora Battisti avrebbe dichiarato che furono i servizi segreti francesi a favorirlo nella fuga. Ci attendiamo una immediata rottura delle relazioni diplomatiche con Parigi, se non proprio i carri armati di La Russa schierati a Mentone.

    Marco Bascetta
    Fonte: http://www.ilmanifesto.it
    Link: http://www.ilmanifesto.it/il-manifesto/in-edicola/numero/20090130/pagina/01/pezzo/240827/
    30.01.2009

  • adriano_53

    la russa e la faccia mefistofelica. concordo con nessuno che mefistofele non può avere quella faccia. propenderei per una faccia pubica con vagina orizzontalizzata e vaneggiamenti estetici per la rasatura del pelo.

  • Tao

    BATTISTI “DELATORE” ?

    DI VALERIO EVANGELISTI
    Carmillaonline

    Ci mancava solo questa. Cesare Battisti sarebbe una spia (per la “grande stampa”, a cui peraltro le spie piacciono tanto, al punto di averle come redattori e persino come direttori) perché avrebbe fatto, “dopo trent’anni”, i nomi dei suoi complici.
    Le solite cazzate, volte a denigrare il “mostro” in un modo o nell’altro.
    Battisti, in una lettera alla stampa brasiliana leggibile qui, ha semplicemente parlato del delitto Torregiani (a cui non partecipò direttamente), e detto i nomi di chi fu condannato per l’omicidio, “secondo le autorità italiane”.
    Quei nomi erano sconosciuti solo ai giornalisti stile “L’asso nella manica” che parlano di un caso di cui non sanno nulla, e ad Alberto Torregiani, che continua a reclamare la punizione dell’uccisore, come non sapesse che i colpevoli erano stati presi poco dopo il crimine. Quei nomi erano fatti nelle nostre FAQ e, prima, nel volume di Fred Vargas La vérité sur Cesare Battisti.

    Ora i chiamati in causa si ribellano, in parte giustamente. Battisti, intervistato in cella, li definisce “tutti collaboratori di giustizia, pentiti”. Non è vero, l’unico pentito del loro commando di quattro persone fu Sante Fatone. Però sono loro che sbagliano quando sostengono che l’ex compagno intende addossare agli amici (stando alla stampa) l’assieme dei delitti di cui è imputato. Battisti parla chiaro, si riferisce all’omicidio Torregiani. Gli autori dell’agguato avrebbero dovuto forse dire, già da tempo, che Battisti non era con loro. E spiegare chi ferì effettivamente Alberto Torregiani (il padre).
    Risulta un po’ ridicolo accusare Battisti di essersi sottratto alla condanna. Se gli assassini di Torregiani sr. non sono pentiti né dissociati, ma guerriglieri duri e puri, non avrebbero approfittato della stessa opportunità? Non c’è un’ombra di invidia, in questo stigmatizzare chi, potendo darsi alla fuga, lo ha fatto?

    Di tutte le accuse, quella che Battisti sia un delatore è la più assurda. Ha rifiutato per anni di scaricarsi di questo o quel delitto per solidarietà con i compagni di lotta di un tempo. Infine ha pronunciato nomi noti da un trentennio alla magistratura, dopo loro condanne e pene già scontate. Ecco che lui, condannato all’ergastolo (a differenza di tutti gli “amici”), si trasforma in spia. Un modo come un altro per infangare la sua immagine. Da chi ha subito una paragonabile via crucis ci si attendevano interventi più tempestivi, meno esposti alle strumentalizzazioni e un pochino più cauti. Correggendo eventuali errori circa il pentimento.

    Nella sua lettera, Battisti si autodefinisce “un comunista vero”. Il suo autentico crimine. Chi lo difenderà, oggi? Nella definizione è la sua colpa. Personalmente lo saluto a pugno chiuso. In attesa di un abbraccio dal vivo (spero).

    Valeriio Evangelisti
    Fonte:/www.carmillaonline.com
    Link: http://www.carmillaonline.com/archives/2009/02/002926.html
    31.01.2009

  • mystes

    Caro direttore,
    permettimi di esprimerti la mia opinione personale sul caso Cesare Battisti, opinione che in buona parte discorda dall’articolo apparso ieri su Rinascita.
    Premesso che come mazziniano mi sento ideologicamente e culturalmente lontano anni luce dalle idee di Cesare Battisti, tuttavia ed appunto perchè la penso in maniera diversa da lui, mi sono limitato a scandagliare, leggendo i giornali, i risvolti politici e giuridici di questo affaire italo-brasiliano.
    Prima di scriverti ho fatto un giro di telefonate tra alcuni conoscenti nella numerosissima comunità italiana in Brasile comunità che nessuno, tra i media e gli ambienti culturali, si è sentito in dovere di consultare: ebbene, devo dirti, che l’orientamento emerso va dall’indifferenza (la maggioranza) all’approvazione dell’operato del governo brasiliano.
    Credo di conoscere molto bene la realtà brasiliana e della comunità italo-brasiliana, ho insegnato all’Istituto Italiano di Cultura di San Paolo, ho avuto contatti in quel periodo con i nostri ambienti diplomatici a San Paolo e a Brasilia e ti posso assicurare che dell’articolo apparso ieri su Rinascita mi sento di condividere solo l’ultima frase che è la seguente: “Insomma, fermo restando la necessità di assicurare Battisti alla legge italiana, siamo di fronte alla solita Italia debole con i forti e grande con i piccoli”.
    Il governo di Berlusconi ha infatti commesso numerosi errori: di immagine e politici.
    Un errore politico è stato quello di essersi intromesso, con la tipica arroganza berlusconiana di fare il gradasso con i deboli e l’agnellino con i potenti, negli affari interni di un Paese amico come il Brasile il quale ha il diritto, previsto dalle leggi internazionali in materia e dalla Costituzione, di prendere le decisioni che ritiene più giuste, in base alle leggi, in ordine alla libertà o alla restrizione della libertà personale di chi entra nel suo territorio.
    Per inciso, ti faccio notare che la Costituzione brasiliana, come quella venezuelana, è considerata una delle migliori al mondo per quanto riguarda il rispetto dei diritti umani e delle libertà politiche. Inoltre, il Brasile, dopo gli “anni di piombo” della dittatura militare ha voltato pagina, ha proclamato un’amnistia e ha messo fine alla legislazione dell’emergenza.
    Se l’Italia su questa materia la pensa in maniera diversa vuol dire che noi italiani abbiamo ancora un problema politico da risolvere, vuol dire che siamo ancora prigionieri della logica degli opposti estremismi e ben lontani da un qualunque processo di pacificazione nazionale e di superamento dell’odio: che ebbe inizio, come ben sai, durante gli anni della guerra civile.
    Un altro errore politico commesso dal governo Berlusconi è di non aver tenuto conto del ruolo che ha in questa particolare congiuntura politica il Brasile e di quanto è utile a noi italiani una stretta amicizia con il Brasile e con tutto il Sud America per superare la crisi che ci sta affliggendo e per spostare a nostro favore e a favore di tutta l’Europa il baricentro geo-politico che ancora oggi ruota intorno al blocco nord-americano.
    Ha commesso inoltre un errore di immagine: le sparate dell’ex-missino La Russa di fronte al cinema Odeon di Roma contro gli squadroni della morte (non sa l’on.le La Russa che gli squadroni della morte sono considerati di destra ed appoggiarono le dittature militari finanziate dalla CIA?) e dei leghisti come Borghezio lasciano il tempo che trova. Le minacce contro il turismo e il commercio bilaterale dimostrano soltanto che ci troviamo in presenza di una classe politica isterica e mentalmente labile. Il ministro Frattini ha solo una strada di fronte al suo governo per risolvere questo caso, ammesso che abbia una soluzione: percorrere la via della legge e della legalità internazionale.
    L’Italia era un tempo la patria del diritto: mi auguro che ritorni ad esserlo.
    E’ vero che, con poco tatto, il ministro della giustizia brasiliano Tarso Genro ha ironizzato sulla “sensibilità democratica” dell’Italia, ma se ci resta ancora un poco di dignità dobbiamo solo “abbozzare” perchè gli esempi di democrazia, di libertà e di indipendenza che in questi ultimi tempi i nostri politici e i nostri organi di informazione hanno dato al mondo sono davvero notevoli!
    Cordialmente.
    Roberto Sestito

    da Rinascita del 30-1-2009

  • virgo_sine_macula

    In realta’ il delitto Torregiani e’ l’unico dei quattro omicidi per i quali cesare Battisti e’ stato condannato cui il bravo rivoluzionario non abbia partecipato direttamente:ve ne sono altri tre che lo vedono implicato in prima persona,in primis l’uccisione di un agente della digos di cui fu l’esecutore principale,colui che premette il grilletto.Tutto questo con sentenza passata in giudicato dopo tre gradi di giudizio:ora il punto non e’ quello che dice un fogliaccio come il giornale su cesare battisti,non sono nemmeno le sue continue sciocche dichiarazioni e nemmeno il famoso “contesto ” citato dall’autore dell’articolo,parola che viene sempre utilizzata a sinistra per giustificare assassini e stupratori della peggior specie;il punto e’ che cesare battisti e’ stato un assassino che ha istigato all’omicidio,ha partecipato ad omicidi,ha ucciso in prima persona un altro essere umano e quindi e’ giusto che passi nelle patrie galere un congruo numero di anni,come del resto molti suoi compagni hanno gia’ fatto.Un assassinio resta un assassinio,sia che a commetterlo siano dei camerati che dei compagni.