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IN MEMORIA DELL’EROE CADUTO

DI GIANLUCA FREDA
Blogghete!!!

Sul sito di Debora Billi è comparso ieri questo dolente articolo (vedi comedonchisciotte qui, ndr ) in cui l’autrice, rammaricandosi per l’arresto di Julian Assange, approfitta dell’emozione creata dall’evento per rivolgere alcuni piccati rimproveri a tutti coloro che non si sono ancora bevuti la favola della Wikileaks “libera voce dell’informazione” perseguitata dal potere. Debora Billi è membro dell’ASPO Italia, un’associazione di cui ho già avuto modo di parlare e che fino ad oggi ho ritenuto animata da una dedizione sincera, sebbene alquanto fanciullesca, alle problematiche che porta all’attenzione dell’opinione pubblica. Inizierò tuttavia a tenere d’occhio con maggiore cautela questa congrega di luminari, visto che negli ultimi mesi essa sta fornendo avallo alle bufale più sesquipedali mai diffuse dagli organi della disinformazione globale: dal picco del petrolio, al riscaldamento globale, passando per il martirio di Assange, ultimo arrivato nella lista di pacchianerie metafisiche offerte con contorno di asparagi all’appetito dell’uomo della strada.

L’articolo di Debora Billi inizia con un’affermazione che, se scaturisse da un’analisi accurata della realtà anziché da un volo pindarico di fideistica immaginazione, farebbe tirare a molti di noi un profondo sospiro di sollievo. La Billi infatti, riferendosi al crudele destino di Assange, afferma: “Quando tutto il mondo ti dà la caccia davvero (e non per scena, come accade con i finti terroristi e i veri mafiosi), prima o poi il cerchio si stringe e ti arrestano”.

Ora, se davvero il destino di chi sfida apertamente il potere si riducesse alla probabile prospettiva di sobbarcarsi qualche anno di galera, ciò rappresenterebbe una notizia profondamente rassicurante per tutti noi che abbiamo a cuore le sorti dell’informazione. Purtroppo, a giudicare da quanto è accaduto in infinite occasioni nel passato, quando non dico tutto il mondo, ma anche soltanto un’agenzia d’intelligence di medio livello internazionale, ti dà la caccia perché hai trafugato documenti compromettenti, di solito finisci sotto terra molto prima di finire sulla prima pagina del New York Times. E questo avviene nel silenzio dei media, i quali, se sei un personaggio del tutto privo di visibilità mediatica, si limiteranno a ignorare l’accaduto o a proporlo come episodio di cronaca nera; se invece sei un personaggio di un certo livello, forniranno della tua morte una versione confusa, contraddittoria e rigurgitante di ipotesi contrastanti, tirando in ballo mafia, servizi segreti e criminalità comune, ponendo ogni ipotesi allo stesso livello e facendo ogni sforzo per evitare di fornire al lettore una pista univoca, fino a quando il lettore non capirà più niente e si stuferà di leggere. Non si è mai visto, in tutta la storia degli omicidi politici (che sono stati innumerevoli), che una personalità di alto rilievo politico (come il consulente del primo ministro canadese Stephen Harper) invocasse esplicitamente l’assassinio per un operatore dell’informazione. Gli omicidi politici vengono progettati ed attuati nel silenzio mediatico più assoluto e sono spesso accompagnati da blandizie e dichiarazioni di stima. Quando il silenzio non c’è, vuol dire che non siamo in presenza della progettazione di un assassinio politico. Siamo in presenza di un’azione di propaganda, finalizzata a qualche scopo. Su quale sia lo scopo si può discutere. Sull’azione di propaganda, non esiste il minimo dubbio.

Si noti che Assange non solo non è stato eliminato fisicamente, ma non è neppure stato “arrestato”: è stato lui a presentarsi a Scotland Yard, dopo aver trattato con i suoi avvocati la “resa” e dopo aver predisposto la claque che lo ha accolto al grido di “I love you” all’uscita dal commissariato. Anche in questo caso la costruzione propagandistica, accompagnata dal consueto amplificatore della stampa, è più che evidente. Ed è davvero puerile non domandarsi chi finanzi tutto questo apparato che ha portato Assange a diventare l’eroe del momento: i suoi viaggi, i suoi avvocati, i suoi rifugi sparsi in mezzo mondo, le strutture di Wikileaks, il denaro che servirebbe a “comprare” le informazioni scottanti dai presunti delatori. Per essere un uomo braccato dai servizi segreti, Assange sembra passarsela piuttosto bene ed è incredibile che nessuno si chieda chi gli fornisca il denaro per tenere in piedi tutto questo circo.

Debora Billi scrive che chi si aspettava da Wikileaks rivelazioni clamorose su segreti di stato di vitale rilevanza, probabilmente ha letto troppi fumetti. Io di fumetti, modestamente, ne ho letti un sacco e nonostante ciò mi aspettavo da Wikileaks esattamente i pettegolezzi da portinaia (uniti a poche informazioni di qualche interesse, le quali ci erano comunque già note e a cui la stampa ha evitato di dare risalto) che poi sono effettivamente arrivati sui nostri schermi. Il pregio dei fumetti è che sono modesti, non spacciano per realtà le proprie costruzioni immaginifiche. Il malvagio e inafferrabile Ras-al-Ghul ce l’ha solo con Batman, non pretenderebbe mai di essere un cattivo in carne ed ossa che abbatte grattacieli giustificando così la politica espansionistica degli USA in Medio Oriente. E l’organizzazione informatica Oracolo, gestita dalla paralitica Barbara Gordon, trasmette i suoi file segreti, reperiti attraverso misteriosi contatti, alla polizia di Gotham e alla comunità dei supereroi, senza per questo pretendere di espandere il proprio ruolo e sconfinare nel mondo reale. Qui il vero dramma, temo, è quello di coloro che i fumetti non li hanno mai letti, ma si sono limitati ad assimilarne gli schemi dall’humus della cultura popolare; e non riescono pertanto a scorgere il notevole salto dimensionale che separa la narrazione a fumetti dai meccanismi geopolitici reali.

Inoltre, qui è indispensabile chiedersi: se le informazioni trafugate da Wikileaks non svelano i “grandi complotti”, non aggiungono nulla alla nostra comprensione delle regole non scritte che presiedono al conflitto di potere tra stati, se non ci dicono nulla sugli strumenti utilizzati per ottenere la nostra sottomissione e la nostra acquiescenza al sistema, ma si limitano a distruggere le relazioni diplomatiche fra stati rendendo pubbliche le maldicenze da comari che circolano nelle ambasciate, allora per quale motivo dovremmo difendere Wikileaks? Se queste sono le sue uniche finalità “informative”, allora credo che siano pienamente giustificabili le richieste di quei governi che chiedono di zittire Assange e di chiudere i suoi server per non rendere ancor più incandescente una situazione internazionale che è già tesa fino all’inverosimile.             

Debora Billi dice di voler fare “qualche osservazione sul personaggio” Assange, il che significa che la macchina del divismo ha funzionato ancora una volta. In realtà, il “personaggio” è la cosa che dovrebbe interessarci di meno. Quello che dovremmo chiederci è invece: chi finanzia Wikileaks? Chi realmente possiede, al di là delle leggende per marmocchi diffuse dalla stampa, le posizioni utili, le immunità e i codici di accesso alle informazioni riservate necessari per far filtrare all’esterno documenti coperti da segreto (seppure di non alto livello)? E per quale scopo? E che cosa ci dicono i documenti diplomatici pubblicati dall’organizzazione di Assange non sulle idiosincrasie degli USA verso paesi ostili e alleati, di cui poco ci cale, ma sulla vera identità dei mandanti dell’operazione di trafugazione dei dati? Anche in tal caso, l’antica e infallibile regola del cui prodest dovrebbe fungere da faro per ogni indagine giornalistica che si pretenda meritevole di considerazione. Non ho visto, sulla stampa nazionale e internazionale, molte indagini giornalistiche di questo tipo. In questo senso, ciò che Debora Billi depreca – e cioè l’attitudine a valutare il fenomeno Wikileaks sulla base dei contenuti dei documenti pubblicati, anziché profondendosi in disquisizioni sul “personaggio” di Assange, che è frutto di un’accurata costruzione propagandistica – è invece l’unico approccio potenzialmente proficuo per comprendere le logiche che stanno alla base dei meccanismi di potere internazionale. Ma tanto la stampa quanto Debora Billi sembrano voler disinnescare l’eventualità che qualcuno possa seguire questa linea.

Debora Billi dice che se i documenti pubblicati da Wikileaks contengono solo pettegolezzi, la colpa è di chi li ha scritti, non di Assange. A parte l’improponibilità di una simile difesa d’ufficio (è come dire che se un giornale pubblica patacche spacciandole per documenti scottanti, la colpa è di chi ha scritto le patacche e non dell’editore), tocca ribadire che qui poco ci interessa attribuire ad Assange colpe o medaglie. Il punto è capire perché proprio a quei documenti, a quei pettegolezzi, riguardanti quelle specifiche nazioni sia stato consentito di emergere all’attenzione dell’opinione pubblica e di avere ampia diffusione su una stampa che è solitamente asservita al potere e con esso collusa. Si tratta forse di un evento miracoloso, simile alla conversione dei pretoriani di un tiranno alla causa rivoluzionaria? O non è forse più verosimile che i pretoriani, per conto del tiranno, stiano continuando a perseguire la stessa, imperscrutabile politica, approfittando però del pretesto offerto dal biondo deviante australiano per prepararci l’ennesima repressione? Le richieste di controllo su internet e di limitazione alla libertà dei server che hanno accompagnato l’affaire Wikileaks fanno propendere molti per la seconda ipotesi.

Dice Debora Billi che se vogliamo dimostrare che Assange è un pataccaro, costruito in precisi ambienti politici e da essi finanziato per perseguire scopi che hanno più a che fare con la disinformazione e l’intimidazione internazionale che non con la volontà di rendere note all’opinione pubblica informazioni di una qualche pregnanza, allora dobbiamo essere “bravi” come lui: costruirci il nostro sito megagalattico, procurarci tanti bei documenti che dimostrino ciò che vogliamo sostenere, sfidare i servizi segreti degli imperi, racimolare da qualche parte i quattrini necessari per mettere in piedi tutto questo apparato e vivere felici. Sorvoliamo sul fatto che, se anche riuscissimo a fare tutto questo, i nostri sforzi servirebbero a poco senza una massiccia copertura da parte della stampa, che viene concessa solo quando il potere che la controlla ha interesse a concederla (in assenza di un appoggio mediatico di rilevanza globale, tutti i nostri sforzi ci porterebbero solo a fare la fine di John Kleeves). Il punto è che i documenti già ce li abbiamo: sono quelli pubblicati da Wikileaks, i quali, se interpretati a dovere e osservati nella giusta ottica, possono darci informazioni preziose sui mandanti di Assange e sulle finalità geostrategiche che essi perseguono. Debora Billi dimentica ciò che il giornalismo stesso ha da lungo tempo dimenticato: e cioè che i fatti e i documenti, senza un’interpretazione che li doti di un significato, non sono nulla, non servono a nulla. La nostra conoscenza non è costruita sui fatti nudi e crudi, ma sull’interpretazione soggettiva che siamo in grado di derivarne, collegandoli con altri fatti (che saremo noi a selezionare tra i miliardi di fatti disponibili per la connessione), con conoscenze acquisite e perfino con la nostra peculiare visione del mondo. Senza questo momento fondamentale, in cui i fatti si congiungono alle opinioni attraverso la creazione di un legame logico, i dati oggettivi non sono informazione, ma il suo esatto contrario: una materia sterile che non aggiunge nulla alla nostra conoscenza (che deriva da un processo di elaborazione interna) e che ci viene propinata in ampie quantità al solo scopo di farci credere che la conoscenza sia un abbeveratoio esterno a cui recarci di tanto in tanto per lenire la nostre sete di pecore arse dal sole. Per questo diffido, al massimo livello, di Assange e di tutti coloro che ci propinano “fatti” e “documenti” in quantità così imponenti da non consentirne, né organizzarne, né incoraggiarne, nè prevederne la cernita o l’elaborazione. Costoro non ci stanno fornendo cibo, ci stanno solo intimando che cosa dobbiamo abituarci a considerare cibo. Solitamente si tratta di pietre, lanciate sulle nostre teste con i migliori auguri di buon appetito.

Gianluca Bifolchi
Fonte: http://blogghete.blog.dada.net/
Link: http://blogghete.blog.dada.net/archivi/2010-12-07
8.12.2010

Pubblicato da Davide

  • sidellaccio

    Sono un ingenuo che a 35 anni ha lasciato una bella famiglia e una buona posizione, per andare in giro per il mondo, in barca a vela; e oggi, a 67 anni, sta ancora cercando di navigare per gli oceani, con buone probabilità di morire in mare.
    Anche “Navigando” in rete, ho scoperto innumerevoli e gravi miei condizionamenti e ora dubito sempre della correttezza dei miei giudizi.
    Ma dubito anche di quelli che affermano, con assoluta certezza, le loro opinioni, su cose complesse e ne dubito ancora di più, se disprezzano chi la pensa diversamente, anche se apparentemente, in buona fede.
    A me sembra che chi è più consapevole, aiuti chi è meno consapevole, a crescere; e mi pare che se lo deride, è molto meno efficace.
    Nel merito della questione Assange, a me pare che George Soros potrebbe essere il mecenate alle sue spalle e mi piacerebbe sapere che ne pensa l’autore di questo articolo (che mi sembra molto intelligente e informato) e mi piacerebbe sapere anche che cosa pensa di Soros.
    Grazie comunque per l’articolo.
    http://www.silviodellaccio.it

  • vimana2

    Freda su Soros pensa che quel che soros è, un criminale, molto probabilmente come lo definisci tu un mandante.

  • vimana2

    Come sempre, perfettamente daccordo con Freda….

  • radisol

    “Disapprovo quello che dici, ma difenderò fino alla morte il tuo diritto a dirlo”
    Evelyn Beatrice Hall, The Friends Of Voltaire ….

    Ma questo detto che campeggia sulla home – page di CdC per Assange non vale ?

  • ventosa

    Certamente si ma, come diceva mia nonna, “quel che è esposto al pubblico, è esposto alla critica”.
    Premesso che aspetto ancora altro, prima di prendere una posizione certa, per Assange non si tratta più di “dire”, dal momento in cui è passato ai fatti. A quwsto punto la citazione della Hall la ritengo superata dagli eventi.
    Saluti.

  • Lestaat

    Questa volta non ti capisco proprio radisol.
    Nessuno mi pare vuole togliere ad Assange il diritto di parlare, si fa una naturale critica.
    E non credo di dire eresie se dico che WL, in fondo, non ha rivelato nulla che già non sapessimo. Dai militari che in guerra compiono nefandezze, ai rapporti diplomatici che erano evidenti ben prima di tali rivelazioni.
    Concordo che volerci vedere sempre del marcio dietro sia un giochetto inutile e pretenzioso, ma questo non può esimerci dal notare come, mentre assange si prende la prima pagina di Forbes e di tutti i TG non appena apre bocca, c’è un altrettanto documentato Meyssan che viene regolarmente ignorato…
    Non serve che i “servi” siano coscienti di esserlo, è sufficiente avere un numero sufficiente di voci da cui poter scegliere quella che più fa comodo, distribuirgli denaro e metterla sotto i riflettori.
    E’ indubbio che le “non-rivelazioni” di WL sono un potente mezzo di pressione politica ed è evidente la “direzione”…poi magari il poretto è un convinto sostenitore della libertà e la giustizia e crede di fare il bene dell’umanità…ma proprio come dici tu, mi interessa di più quel che dice e il risultato piuttosto che chi le dice le cose e con che intenzione.
    Ben vengano anche WIKILEAK ed Assange, ma difendi anche il MIO diritto di dire quel che penso: Wikileak è uno strumento in mano al potere, intenzionalmente o meno, poco me ne cale.

  • sidellaccio

    Un commento che mi pare ben argomentato su:
    http://www.luogocomune.net/site/modules/news/article.php?storyid=3655
    Noi già, di fronte ad un personaggio che nega categoricamente il complotto dell’11 settembre, certe conclusioni le avevamo tratte. Ma Tarpley è andato oltre, scovando una curiosa “connection” fra il titolare di Wikileaks e Cass Sunstein, ovvero l’uomo di Obama che predica proprio la cosiddetta “infiltrazione cognitiva” dei gruppi “complottisti” tramite Internet. Che dite, sarà soltanto l’ennesima casualità?
    Presentiamo una breve notizia dell’ANSA di ieri, che riporta alcune opinioni di Tarpley su Assange, seguita da un commento dello stesso Webster Tarpley, scritto in italiano. [NOTA AGGIUNTIVA: Al momento l’articolo dell’ANSA non è reperibile sul loro sito].
    WIKILEAKS: TARPLEY, E’ STRIP-TEASE CIA PER COLPIRE NEMICI. A PARTIRE DA BERLUSCONI-PUTIN. LO DICE GIORNALISTA INVESTIGATIVO (ANSA) – ROMA, 7 DIC
    Le rivelazioni di Wikileaks? “Sono uno strip-tease della Cia per colpire i suoi nemici, a cominciare da Berlusconi-Putin”: lo sostiene il celebre giornalista investigativo Usa, Webster Tarpley all’ANSA. Il rapporto Roma-Mosca “vuol dire fra le altre cose l’oleodotto Southstream, oggetto di odio feroce da parte della CIA. Nessun fantoccio di Washington viene criticato”, ha aggiunto.
    I documenti pubblicati rivelano “cose già note da un pezzo, come il desiderio dei Sauditi di colpire l’Iran. Assange dice bene della CIA mostrando di dire male”, aggiunge Tarpley, convinto che “il prossimo passo sarà un ripulisti generale dell’internet, chiudendo tanti siti critici, utilizzando come pretesto dei segreti spifferati da Assange”. Il giornalista non è l’unico ad accusare Assange di fare gli interessi di gruppi occulti: nella schiera dei critici c’é anche John Young, co-fondatore di Wikileaks e ora con un proprio sito indipendente. Webster Tarpley è noto per il suo libro “George Bush: una biografia autorizzata”, e per i suoi articoli sulle stragi dell’11 settembre. L’americano è poi l’autore dello studio “Chi ha ucciso Aldo Moro?” commissionatogli nel 1978 da un esponente del governo italiano. (ANSA).
    In proposito, Tarpley aggiunge una
    NOTA PER ULTERIORI RICERCHE: Per capire Assange, bisogna rifarsi a Paolo Sarpi, il maestro veneziano dei servizi segreti, il quale ha teorizzato il limited hangout o self-exposure praticato dalla CIA gia’ quattro secoli prima di Assange nel suo parere “Del confutar scritture malediche,” scritto per il Senato il 29 gennaio 1620. (Opere, edizione Cozzi, Milano: Ricciardi, 1969)
    Bisogna poi vedere le radici di Assange come individuo, che sono da cercare nel culto menticida di Anne Hamilton-Byrne nei pressi di Melbourne, nell’Australia, negli anni settanta, dove i bambini erano costretti ad ingerire compresse di LSD e altri psicofarmaci potentissimi, fra cui Anatensol, Diazepam, Haloperidol, Largactil, Mogadon, Serepax, Stelazine, Tegretol e Tofranil. (LINK, LINK). Questi sono gli stupefacenti che avrebbero plasmato lo strano personaggio che vediamo oggi – fino ai capelli biondi ossigenati che erano un aspetto del trattamento tipico delle piccole vittime della Hamilton-Byrne. Si tratta insomma di un ambiente che puzza di MK-Ultra, famigerato programma della CIA per fabbricare zombies.
    Dobbiamo notare anche il pensatore totalitario Cass Sunstein, attuale funzionario alla Casa Bianca e gran consigliere di Obama, il quale ha propugnato la “infiltrazione cognitiva” del movimento per la verita’ sui fatti dell’11 settembre 2001 attraverso la creazione di appositi gruppi per spargere disinformazione, confusione, a calunnie. Non e’ evidente che Wikileaks rappresenta la realizzazione di questa strategia?
    Notiamo in questo contesto che e’ stato proprio Cass Sunstein a menzionare Wikileaks per la prima volta (ch’io sappia) nella grande stampa americana, scrivendo sul Washington Post del 24 febbraio 2007: “Wikileaks.org, founded by dissidents in China and other nations, plans to post secret government documents and to protect them from censorship with coded software.” [Trad: “Wikileaks.org, fondato da dissidenti in Cina e in altre nazioni, intende pubblicare documenti governativi segreti proteggendoli dalla censura con software criptato”].
    Era il primo successo pubblicitario per il gruppo di Assange, e veniva grazie a Cass Sunstein personalmente.
    Ad Assange, si sa, la verita’ dell’11 settembre “da fastidio” — benche si tratti della maggiore operazione coperta della CIA dell’epoca contemporanea. Bell’esempio di lotta per la verita’!!
    Webster Tarpley

  • Kerkyreo

    Secondo me i fumetti te li sei fumati! con rispetto parlando!
    Ecco una tua citazione “Inoltre, qui è indispensabile chiedersi: se le informazioni trafugate ………….bla …bla …bla…….credo ch siano pienamente giustificabili le richieste di quei governi che chiedono di zittire Assange e di chiudere i suoi server per non rendere ancor più incandescente una situazione internazionale che è già tesa fino all’inverosimile.”
    E’ bello vedere che ci sono delle menti che s’innalzano in cielo al di sopra di tutti e che con la loro saggezza indicano SEMPRE la via, ma che soprattutto riescono sempre a fare della dietrologia su qualsiasi fatto esistente. Queste sono menti raffinate, a loro modo, che hanno sempre un opinione differente per far vedere quanto sono differenti. Anche l’ ovvieta’ per loro nasconde un retroscena macabro e infimo da raccontare attraverso un infinita ed insensata marea di Bit. Quando finalmente arrivano certe notizie, con relativa documentazione autografata, loro non l’accolgono come un piccolo passo verso qualcosa di buono che possa svelare gradualmente almeno in parte , alcuni dei meccanismi o dei retroscena della politica internazionale, no! Loro vogliono il file top secret, discriminando e sminuendo quel piccolo passo che finora nessuno ha mai fatto!!!
    Fanno sempre e solo dietrologia con l’unico scopo di rendere speciale la propria opinione, si autoproclamano fonte della verita’ nascosta, da divulgare agli adepti, sono colti per autodefinizione e non ammettono altri punti di vista. Un conto e’ il fatto che TUTTE le persone sanno che dietro alla politica, alle banche, alle lobby, e a molte altre cose, ci sono molteplici realta’ nascoste che mantengono il mondo nella feccia. un conto e’ pubblicarle sul giornale, queste realta’.
    Ci sara’ Soros dietro Asssange? oppure la CIA, o il KGB, o dalhai lama? Non potremo mai saparlo! Quello che sappiamo e’ che qualcosa e’ uscito sui giornali e questo e’ semplicemente positivo.

  • Tondo

    ottimo Freda,come sempre!

  • radisol

    E’ vero, Freda si limita ad una critica, anche se particolarmente supponente, com’è sempre nel suo stile ….ma su CdC si è trovato chi ha inneggiato all’arresto di Assange … c’è stato persino uno che si è augurato che la Cia lo uccida ….

    Partendo da un dato “complottista” tuttaltro che dimostrato ma dato, chissà perchè, per scontato … e cioè che Assange lavori, consapevolmente o no, per Israele ….

    Che poi, se Assange lavorasse per Israele, perchè mai la Cia dovrebbe ucciderlo ? E perchè le polizie di mezzo mondo avrebbero dovuto dargli la caccia ? ….

    E c’è stato persino chi – non propriamente uno che passa per sbaglio su queste pagine – ha ritenuto credibile l’accusa di “stupro”, peraltro già derubricata in una storia di uso di preservativo “bucato” ( che reato è ? addirittura un reato da mandato di cattura internazionale ? siamo “complottisti” solo a fasi alterne ?) …. pur di portare acqua al mulino anti – Assange …..

    Il che, inneggiare all’arresto ed addirittura augurarsi l’eliminazione fisica di Assange, mi sembra faccia completamente a pugni non solo con il motto che campeggia in home-page ma proprio con tutto lo “spirito” di Cdc ….

  • radisol

    P.S. Diffondere le “informative” più o meno “riservate” del nemico spesso ne stravolge e rovescia oggettivamente i fini …. altrimenti perchè sarebbero “riservate” ? Non ci avevate pensato ?

  • Cornelia

    Quello che non ha capito Freda è che Assange rappresenta un server Internet, non un editore o un giornale. Se il documento è originale si mette online, anche se è una sequela di stronzate o la lista della spesa.

  • falconelvento

    anche secondo me se li è fumati e il piombo dell’inchiostro gli ha fatto male.
    Troppo presuntuoso … e le sue argomentazioni non sono convincenti e nemmeno tanto logiche.
    Assange avrà le sue strade per finanziarsi….fatto sta che cercano di chiudergliele e se era uno della cia perchè arrestarlo?
    Se parlano di lui tanti giornali è perchè ha fatto qualcosa, insieme ad altri ovvio, che nessuno è mai riuscito a fare, e se gli 007 non sono riusciti a farlo sparire è solo perchè assange non è un pirla di giornalista qualsiasi, ma ha preso le sue precauzioni…tra le quali probabilmente anche la pubblicazione di documenti ancora nascosti nel caso lo uccidessero….cosa che del resto mi pare abbia affermato lo stesso assange in un’intervista.

  • sidellaccio

    Grazie

  • Tonguessy

    Il complottismo tout-court è la cifra di certa intelligenza. La dietrologia l’arma con cui tratteggiano i punti dal loro messi sul mosaico degli avvenimenti.

    Sicuramente gli avvertimenti di Blondet non valgono in questo caso (“attraverso l’eco mediatico di Wikileaks, l’Impero Terminale giudica il mondo…Chi ha rinunciato fino a questo punto alla dignità e all’onore, per forza deve accettare oggi le ingiurie e le derisioni del padrone. E chiamare carezze i calci di quegli stivali che ha leccato tanto a lungo.)

    Freda (E NON BIFOLCHI, accidenti!) si picca di ricordare come la morte inspiegabile sia l’arma con cui si mettono a tacere certi dissidenti. Dimentica però di ricordare come Assange abbia più volte detto che nel caso di una sua dipartita avrebbe in serbo un documento molto compromettente. E si permette, montando l’onda della dietrologia di cui è intriso questo sito, di denigrare “uiskilics” proprio come la Nirestein nel suo sito. Vedi un po’ come vanno le cose…..
    Nel frattempo gioisce tutto l’establishment di destra, dalla Palin al repubblicano McConnel che dice «Se si dimostrerà che Assange non ha violato la legge, allora bisognerà cambiare la legge». Si associano Condoleeza Rice e Joseph Lieberman.
    E Frattini parla di Assange come di un terrorista internazionale.
    Sull’altro versante, Chomsky in testa, c’è la mobilitazione in favore di Assange per tentare di bloccare un nuovo Patriot Act in chiave mediatica.
    Dan Gillmor dice che se si accetta la chiusura di Wikileaks si perde la libertà di espressione. Mark Lee Hunter dice che se Assange è una spia allora lo sono tutti i giornali che danno notizie.
    Insomma si tratta di saper scegliere: o la libertà di gridare il Re è nudo oppure mettere il bavaglio a chi lo dice, nel nome della dietrologia.
    Inutile che ti ricordi quanti in questo sito stiano da una parte e quanti dall’altra.

  • Tonguessy

    Quoto

  • totalrec

    “Freda […] Dimentica però di ricordare come Assange abbia più volte detto che nel caso di una sua dipartita avrebbe in serbo un documento molto compromettente”.

    Ma no che non lo dimentico. E come potrei? In tutti i fumetti che ho letto è una situazione tipica…

    (GF)

  • pedronavaja

    Non stupisce nessuno l’ampia critica (anzi: avrebbe stupito l’assenza) all’ottima analisi di Debora Billi.
    Fa parte del gioco: da un lato, mi si permetta dire, un mediocre, almeno in questo caso, analista e scrivano, tal Freda o Bifolchi, animato da un pimpante e irrefrenabile ardore critico; dall’altro un ottimo articolo ed analisi di Billi.

    Ma perché, viene da chiedersi, questo livore contro il breve ma puntuale articolo di Billi?
    Perché questo desiderio di apparire critici (e/o più bravi) per forza anche se, come Freda, non si ha nulla da dire, da aggiungere a quanto detto e sviscerato da mille altri?
    Un po’ di sana riflessione, e moderazione del proprio ego (“terrò d’occhio questa congrega di luminari”…ma chi sei? il SISDE?) al posto di un imparabile e persecutorio spirito iper-critico, ancor più privo di argomenti, non starebbe più saggio, caro Freda?

  • thefabrix

    E’ sempre bello illudersi che qualcuno che possa avere una voce ed una influenza a livello mondiale, possa essere dalla nostra parte…

  • topol

    sono stupito e incredulo, dall’amore che trasuda da alcuni commenti, e non solo qui, per Julian (come per Saviano).
    Toccante e dolce certo, ma….., l’amore acceca…

  • Tonguessy

    Ognuno hai i propri parametri culturali di riferimento. Personalmente ho smesso di leggere i fumetti quando sono uscito dalla pubertà. Oggi magari mi leggo la Klein e Chomsky che, guarda caso, si sono schierati in difesa di Assange e di quella libertà di espressione che difendi solo nel caso dei negazionisti.
    Visto che ci siamo: ma credi quindi che tutti gli hacker che si sono mossi per far collassare i siti di Paypal, PostFinance, il sito governativo svedese e minacciano ora anche Amazon siano al soldo degli Usraeliani?
    E come ti trovi a condividere la linea politica antiwikileaks con la Nienstein?

    Saluti

  • totalrec

    Con la Nirenstein mi tocca condividere diverse cose, tra cui l’aria che respiro, e la cosa, per quanto sgradevole, finora non mi ha ucciso.
    Anche con la Klein e con Chomsky condivido parecchie cose, ma finora non mi sono sentito obbligato a diventare un loro clone soltanto per questo. Dici che è scortese?

    Faccio anche notare che la questione Assange non ha nulla a che vedere con la libertà d’espressione, visto che tale libertà non gli è stata negata né da me, né da quella stampa che la nega sempre e categoricamente a coloro che tu chiami “negazionisti”. E’ questo che un po’ m’insospettisce. Quando i lupi iniziano ad atteggiarsi ad agnelli, stringere le chiappe è buona profilassi. Ciò che più m’interessa non è se negare o non negare ad Assange di continuare a pubblicare le sue patacche, ma di capire chi è che glielo consente e perché.

    Infine non vedo perché gli Usraeliani dovrebbero scomodarsi a finanziare gli hacker quando l’imbecillità cresce rigogliosa e libera su ogni poggio. Non mi sembrano i tipi che sprecano denaro per acquistare ciò che la natura dona spontaneamente a chi ne ha bisogno. (GF)

  • topol

    Gli hacker (ma chi sono poi?), se la sono bevuta come te.

    Non me ne voglia GF.

  • falconelvento

    se è per questo anche l’odio acceca e fa più danni

  • Ricky

    Assange ha solo scoperto le miserie umane piccolo borghesi di chi pretende di governare le nostre vite. Lo perseguitano per questo e Freda farebbe bene a misurare quello che scrive perché non ha nessun titolo né autoritá morale per dichiarare che questa persecuzione é giustificata. Freda é solo un povero blogger grafomane e invidioso.

  • DANTEGUEST

    al momento le rivelazioni scottanti che avrebbero dovuto creare uno tsunami diplomatico sono perlopiù indiscrezioni e rapporti di piccola entità sul piano politico.al massimo potrebbero creare qualche piccolo imbarazzo tra gli astanti della politica internazionale ma nulla di particolarmente grave tale da compromettere sodalizi consolidati tra gli stati.sempre al momento sono convinto che tutto questo tam tam mediatico basato sul nulla o quasi possa essere stato generato da qualche interesse particolare che ignoriamo o che al massimo possiamo ipotizzare.
    rimango in attesa di informazioni che siano realmente importanti sul piano politico (ammesso che ci siano).
    cmq una domanda dell’articolista è leggittima “Assange dove ha reperito i fondi x costituire una rete di tali proporzioni?”

  • radisol

    Io continuo a ritenere credibile, come finanziatore ed ispiratore di Assange, l’ipotesi Soros …. cosa comunque diversa da quella di una operazione di “intelligence” amerikana o israeliana …. e credo pure che le rilevazioni, quelle che contano veramente e che probabilmente interessano veramente un Soros o gente come lui, non siano i dispacci d’ambasciata … anche se sapere da un ambasciatore la posizione “double face” degli emirati arabi o dell’Egitto rispetto all’Iran o che nel governo tedesco siedono informatori della Cia o che la stessa Cia spiava, per ordine della Clinton i massimi vertici dell’Onu non mi sembra robetta …. credo che ne vedremo delle belle quando saranno pubblicati, come Assange ha preannunciato, certi documenti bancari riguardanti sia le multinazionali sia le stesse economie dei singoli paesi …. terreno sul quale i Soros speculano da sempre ….. Naturalmente anche nel caso che fosse Soros l’ispiratore, Assange non ne uscirebbe come un eroe della “controinformazione” …. ma in questo caso si spiegherebbe meglio la canea forcaiola e la vera e propria caccia all’uomo contro di lui scatenata da pressochè tutti i governi occidentali … e comunque quando si scatena una simile caccia all’uomo, io per principio, da coerente “donchisciottesco”, sto dalla parte del cacciato e non dei cacciatori ….