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IN IRLANDA, UN' IMMAGINE DELL' ALTO COSTO DELL' AUSTERITA'

DI LIZ ALDERMAN

nytimes.com

Sebbene le principali economie dell’Europa stiano stringendo la cinghia, esse stanno seguendo il percorso dell’Irlanda. Ma la nazione prosperosa di una volta sta soffrendo, senza alcuno segno visibile di una rapida ripresa.

Quasi due anni fa, un collasso economico forzò l’Irlanda a tagliare le spese pubbliche ed aumentare le tasse, il tipo di misure di austerità che oggi i mercati finanziari stanno imponendo alle nazioni industrializzate più avanzate.

“Quando è esploso il nostro settore finanziario pubblico, era considerazione dominante assicurare che in Irlanda ci fosse fiducia nell’investimento internazionale, in modo da poter continuare a prendere prestiti” ha affermato Alan Barrett, capo economista presso l’Economic and Social Research Institute of Ireland [Istituto Irlandese per la Ricerca Economica e Sociale, ndt]. “Il discorso era principalmente questo: ‘Facciamola finita al più presto’”.
Eppure, piuttosto che essere ricompensata per le sue azioni, l’Irlanda è stata penalizzata. La sua recessione sarebbe stata di certo più netta se il governo avesse speso di più per far continuare la gente a lavorare. In mancanza di uno stimolo monetario, l’economia irlandese si è contratta del 7.1% lo scorso anno e resta in recessione.

La disoccupazione in questo paese, che conta 4.5 milioni di abitanti, è più del 13% ed il tasso dei disoccupati a lungo termine – coloro senza lavoro da più di un anno – si è più che raddoppiato, fino al 5.3%.

Ora, gli irlandesi devono guardarsi dall’arrivo altra sofferenza.

“Il fatto è che non esiste un modo semplice per ridurre il deficit”, ha affermato il Premier Brian Cowen in un’intervista. “Quelli che proclamano che c’è una via più facile o un’opzione più leggera – quello non è il mondo vero”.

Malgrado i suoi tentativi faticosi, l’Irlanda è stata spinta nella stessa categoria infamante di Portogallo, Italia, Grecia e Spagna. Ora paga un pesante 3% in più della Germania per le sue obbligazioni di riferimento, in parte perché gli investitori temono che il programma di austerità, ritardando la crescita e non essendo finora riuscito a ridurre i prestiti, renderà ancora più difficile a Dublino, invece che più facile, pagare i suoi conti.

Le altre nazioni europee, comprese Inghilterra e Germania, stanno seguendo la direzione dell’Irlanda, sostenendo che l’unico modo per ripristinare la crescita sia convincere gli investitori e la loro gente che il debito pubblico diminuirà.

I leader del G20 lo hanno fissato per iscritto lo scorso weekend, giurando di porre come priorità assoluta la riduzione del deficit, malgrado gli avvertimenti del Presidente Obama sul fato che troppa austerità potrebbe soffocare un recupero mondiale ed altri moniti di alcuni economisti sulla possibilità di una recessione molto più dura di quella degli anni ’30.

“L’Europa è in una situazione difficile” ha detto Kenneth R. Rogoff, ex capo economista presso il FMI ed ora professore ad Harvard. “Se si vuole evitare il default, il percorso dell’Irlanda è l’unico modo. Ma la sua esperienza mostra le intense sfide che l’attuale strategia implica”.

Qui i politici hanno aumentato le tasse e tagliato i salari a infermiere, professori ed altri impiegati pubblici fino al 20%. Circa 30 milioni di Euro (37 miliardi di dollari) sono stati versati in banche zombie come la Anglo Irish, che era stata statalizzata dopo aver ricoperto i costruttori di prestiti.

Il bilancio è passato dal surplus del 2006 e del 2007 ad un deficit barcollante del 14.3% del PIL lo scorso anno – peggio che la Grecia. E continua a peggiorare. Rimasta prosciugata dopo il fallimento del boom degli alloggi di stile americano, l’Irlanda si è dovuta far prestare miliardi; il suo debito ultra-basso di una volta potrebbe salire fino al 77% del PIL entro la fine di quest’anno.

“Tutti si sentono davvero male per ciò che è successo, perché l’Irlanda andava così bene”, ha detto Patrick Honohan, il governatore della banca centrale irlandese. “Ora però non abbiamo la flessibilità per uno stimolo fiscale. Non se ne discute neanche”.

Il Sig. Honohan prevede che la crescita possa riprendersi ad un tasso di circa il 3% entro il 2012. Ma potrebbe essere ottimista: l’Irlanda, essendo una delle 16 nazioni in Europa che hanno adottato l’Euro come valuta, sta cercando di ridurre il deficit al 3% del PIL entro il 2014, un impegno che potrebbe indebolire le sue speranze di recupero.

Questi problemi tormentano molti irlandesi, vista la posizione primeggiante che l’Irlanda ha sulla maggior parte dei membri del club europeo. Il suo mercato del lavoro è uno dei più aperti e dinamici d’Europa. Dopo la sua grande recessione negli anni ’80, ha allettato multinazionali di stampo informatico come Intel e Microsoft – ed ora Facebook e Linked-in – con un’aliquota del 12.5%, considerando che l’Irlanda è una delle economie più dipendenti dalle esportazioni al mondo.

Ora, il governo sta affidando quasi tutte le sue speranze ad una ripresa dell’export per poter risollevare l’economia. Il crollo dei salari, i costi energetici ed un euro più debole hanno migliorato la competizione.

Trasformare le statistiche in posti di lavoro, tuttavia, sarà un compito erculeo. “Le sole esportazioni non portano un numero significativo di posti lavoro”, ha detto Paul Duffy, vice presidente per la Pfizer in Irlanda.

Qui i tagli ad i salari sono stati più facili da imporre in quanto la gente ricordava che i leader si erano mossi troppo lentamente per poter superare l’ultima recessione irlandese. Stavolta, il Sig. Cowen ha concluso rapidamente accordi con le organizzazioni sindacali, le quali erano d’accordo sul fatto che proteste simili a quelle della Grecia avrebbero solo ritardato la ripresa.

Ma i tagli agli stipendi hanno perseguitato i consumatori fin dentro i loro risparmi, pesando sulle prospettive di creazione di posti di lavoro e di ripresa economica. E dopo un boom di dieci anni che aveva incoraggiato molti a tornare dopo anni di diaspora, il paese sta affrontando una nuova minaccia: i business leader affermano che migliaia di giovani irlandesi qualificati stanno lasciando il paese, aumentando i timori di una fuga di cervelli.

David Stronge è tornato a Dublino nel 2006 da un lavoro come architetto in Inghilterra. “Volevo tornare qui e far parte dell’affare” ha detto. “E sono rimasto per circa un anno. Ma dopo ha cominciato a degenerare”.

Si è trasferito per re-inventare se stesso, è tornato a studiare come migliaia di altri irlandesi, sperando che un titolo superiore avrebbe portato a nuove prospettive. Il Sig. Stronge sta pianificando di cercare posti di lavoro nell’energia alternativa in Inghilterra una volta ottenuto il suo master ad agosto.

“Probabilmente l’Irlanda non spenderà sulle infrastrutture per almeno i prossimi 10 o 15 anni”, ha detto. “Quindi bisogna andare dove ci sono delle opportunità”.

I segni del declino incrostano le strade di Dublino. Le folle chiassose si accalcano ancora sui ciottoli del Temple Bar [quartiere di Dublino, ndt]. Ancora più fuori, i cartelli di “Affittasi” oscurano i gusci scavati di ciò che una volta erano vibranti caffè e negozi d’abbigliamento.

Quindici minuti a nord del centro, le carcasse di edifici vuoti costituiscono i simboli desolati del perchè l’Irlanda adesso deve tenere duro. A Elm Park, un crescente complesso industriale e residenziale, 700 impiegati della compagnia di assicurazioni tedesca Allianz sono gli unici inquilini di uno spazio progettato per migliaia.

Nel quartiere impoverito di Ballymun, i costruttori hanno iniziato a radere al suolo le baraccopoli per fare spazio ai nuovi alloggi a basso reddito. A metà del progetto, sono esauriti i finanziamenti, lasciando alcuni residenti a languire in dei veri e propri scheletri ricoperti di graffiti. “Benvenuti all’inferno” dice uno dei messaggi più tranquilli.

Ora il governo dibatte sull’eventualità di demolire le costruzioni ereditate dalle banche che ha statalizzato per trasformarle in pascoli verdi.

Un amaro senso di rimpianto scandisce le chiacchiere in qualsiasi bar irlandese, dove l’argomento spesso cade sui bancari ed i politici diffamati, o sulle ultime cifre della disoccupazione.

Mentre nessuno sfila per le strade, gli irlandesi hanno un asso nella manica: il Premier Cowen, la cui popolarità è precipitata dopo aver accordato, la scorsa settimana, che non ci saranno tagli ai salari nel prossimo bilancio. Ci si aspetta che molti elettori, avendo vissuto i dolori dell’austerità, esprimeranno la loro rabbia nelle elezioni del 2012.

“Quindi”, ha detto Paul Sweeney, consigliere economico al Congresso dei Sindacati irlandese, “per una volta gli irlandesi avranno la loro vendetta servita fredda”.

Liz Alderman
Fonte: www.nytimes.com
Link: http://www.nytimes.com/2010/06/29/business/global/29austerity.html
28.06.2010

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di ROBERTA PAPALEO

Pubblicato da Truman

  • wld

    In Irlanda sono solo 4,5 milioni di abitanti, considerando il 13% della disoccupazione il calcolo è presto fatto sono 540.000 le persone che non lavorano. Purtroppo non tagliando le tasse e diminuendo i servizi, sarà molto difficile che potranno pagare il loro debito, visto che non c’è via d’uscita saranno destinati alla decrescita. Questo dovrebbe far riflettere gli altri paesi (noi compresi), i famosi pigs a cambiare registro su di una economia più sostenibile. Questo sistema chiamato di libero mercato capitalizzato dai soliti noti nel mondo ha fallito o almeno hanno voluto con intenzione farlo fallire, per gettare le premesse di quell’ordine mondiale voluto con tanta ostinazione dalle grandi holding che gestiscono il potere economico, quello alimentare, farmaceutico, energetico. Si presume che nel 2025 sulla terra vi saranno 8 miliardi di persone; è forse un progetto mirato a ridurre la popolazione mondiale? Cercando di impoverirla fino allo strenuo delle sue possibilità di sopravvivenza? Guerre, catastrofi volute e cercate, vaccinazioni di massa, sono forse un progetto in parallelo con quello economico per ridurre l’umanità.
    Non sono un complotti-sta, ma quello che accade è sotto gli occhi di noi tutti, o vogliamo credere ancora alle palle che ci propinano con i media di potere?

  • okinawa

    Dove per ridurre si intende DECIMARE.

    Il problema è che l’UOMO ha un sitema immunitario talmente forte che tutto sommato sopravive. E’ duro a morire, ma presto i figli moriranno prima dei padri.

  • Barambano

    Guardacaso i PIGS sono tutti paesi cattolici mentre i paesi come GB e USA che stanno messi peggio non sono obbligati a sottostare ad alcuna forca caudina di ‘patti di stabilità’ eccetera.
    Di questo nessuno parla mai.

  • Ricky

    Al posto di Irlanda mettete Spagna, Portogallo, Grecia, Italia, Inghilterra, Francia ma anche Romania, Ungheria o Lettonia e questo articolo si potrebbe applicare pari pari.
    E’ un circolo vizioso: se gli stati aumentano il debito e la spesa in deficit per tentare di riattivare la domanda interna (come vorrebbero i keynesiani come Krugman), corrono il rischio di vedere aumentati gli interessi sul debito fino al default quindi l’impossibiltá di ottenere altri prestiti da chiunque e di conseguenza legarsi alle sanguisughe del FMI.
    Se invece gli stati decidono di tagliare spese ed investimenti, si deprime ancora di piú una situazione interna giá depressa, con l’aggravante che per l’Europa non esistono “mercati aperti” da conquistare e su cui scaricare la crisi, come possono fare gli USA ad esempio, le barriere sull’esportazione di beni e servizi sono ancora molto forti (il che é anche giusto e normale per paesi in sviluppo come quelli del Sud America, Africa ed Asia).
    Il bello é che nessuno puó sapere quale sia la strategia migliore: dal lato keynesiano, non c’è nessuna sicurezza che l’intervento statale in debito faccia da volano alla ricchezza nazionale, anzi c’è il rischio di generare sempre piú dipendenza dall’assistenzialismo, facendo sprofondare il Paese, dall’altro lato si rischia di generare una situazione di eccesso di offerta o un’economia esclusivamente finanziaria, oltre ad una sperequazione e un impoverimento insostenibili.
    A tutto questo si aggiunge poi l’attacco che il dollaro sta portando all’euro, visto come un pericoloso concorrente da far crollare.
    Dopo mesi di analisi, siamo arrivati a capire a grandi linee la situazione, comprese le cause della crisi, chi l’ha generata, chi se ne beneficia. E’ una crisi tutta interna al capitalismo (forse quella finale, dato che dopo le crisi di sovrapproduzione di beni é arrivata quella finanziaria). La domanda é: come se ne viene fuori? Con la nascita di un “uomo nuovo”? Con una rivoluzione proletaria? Con le proposte di una nuova societá “eco-bio-logica” di Carlo Bertani (ma anche di Dario Fo)?
    Badate che la mia non é una critica ma una domanda legittima, visto che qui come in centinaia di altri siti si sprecano le analisi ma non le proposte.

  • andyconti

    pero’ mi chiedo: non siete preoccupati per l’esplosione demografica? non bisognerebbe fare qualcosa anche senza essere criminali che decimano? non vedete che non ha senso preoccuparsi di problemi politici se non risolviamo quella che sara’ un’eccessiva presenza umana sulla Terra? E poi dicono che Dio ha un piano per noi…ma perfavore….

  • Marduk1970

    Quel periodo é giá cominciato, é giá in atto. Vedo ottantenni, novantenni che in confronto ai loro figli sessantenni o settantenni stanno moolto meglio. Mangiano di tutto, e non hanno problemi, io faccio fatica a digerire una cazzo di philadelphia, con una fettina di pane. I nostri vecchi pisciano a tre metri e noi ci dobbiamo sedere sul WC per non pisciarci nei pantaloni. Quando uscevano i loro spermatozoi dicevano, “dov’é, vieni qui che ti becco!”, i nostri escono e si addormentano sul cuscino. Tutti dicono che la vita si sta allungando, tutte balle, la vita si sta drammaticamente accorciando, e gli effetti li vedremo fra un paio di generazioni, almeno…, li vedranno fa un paio di generazioni. Aufwiedersehen.

  • Marduk1970

    Io sono dell’idea che Gaia ha giá un suo piano per ristabilire un equilibrio ormai perso, la Terra sa sempre quello che deve fare per sopravvivere, l’equilibrio della natura ritornerá da solo, a discapito di chi lo ha disturbato, cioé noi. Aufwiedersehen.

  • fm

    Non conosco la societa` “eco-bio-logica” (link?) ma io vedo bene una societa` che segua le linee guida date dall’Earth Democracy di Vandana Shiva (http://www.earthlight.org/2002/essay47_democracy.html)

  • marcopa

    L’ Europa sta scivolando su un piano inclinato, scende lentamente, senza scosse, senza reazioni. Io sono tra quelli convinti che i tagli che stanno arrivando provocheranno non solo stagnazione mentre altre parti del mondo crescono, ma per molti paesi europei una nuova recessione. Ed anche con una economia ferma o che cresce poco l’ occupazione diminuira’. Tutto questo avverra’ senza reazioni ? Credo di no, la mia convinzione e’ che, piano, piano, rinascera’ una sinistra sociale che rappresentera’ di nuovo i piu’ deboli. All’ inizio non credo avra’ grosse dimensioni e so che ora questa previsione sembra improbabile, ma il risultato dipendera’ anche da chi lavorera’ a questo, da quanto sara’ bravo.

  • alecale

    io vivo in irlanda da tanti anni e devo dire che fino a 15 anni fa cera la gente che al pub ci veniva col carretto e il cavallo ,, conosco molto bene gli irlandesi e a loro non gli ne puo fregare di meno di questa recessione questo e’ il motivo per il quale non protestano , nel senso che se va male si torna come prima 15 anni fa . Al limite quelli che sono piu risentiti sono i ricchi e l’ultime generazione che non hanno conosciuto la fame quella vera
    e che non possono piu permettersi gli agi del consumismo , il resto is bollucks isn’t ?

  • prischia

    Aha ha ha ha ahh, chissa’ perche’ mi torna in mente Cossiga e le sue vacanze a Dublino. Andava a leggersi l’ Ulisse di Joice, diceva. Ma quanti italiani, rincoglioniti dalle sue parole, andarono li? Tornavano felici dalle vacanze lasciando intendere che il massimo della vita era vedere cieli grigi e i pascoli verdi. Ririncoglioniti da Cossiga. Quanti soldi aveva preso dagli enti promozione turismo locali? Quanti italiani desidereranno ancora andarci dopo avere letto questo post?

  • Ricky

    La qualitá della vita non si misura sull’economia, chiedi agli italiani che vivono in Irlanda se preferiscono vivere a Dublino o Galway piuttosto che a Milano o Paderno Dugnano poi mi sai dire…

  • Mandala

    Anch’io vivo in Irlanda, da quasi 6 anni, e onestamente spero che gli Italiani vadano dovunque scelgano di andare non per via di cio’ che dice un Cossiga, o chiunque altro, e se leggono questo articolo devono rendersi conto che il paese perfetto non esiste, ne’ mai esistera’.

    E poi non e’ vero quello che alecale dice sugli irlandesi, della recessione gli interessa eccome. Basta vedere tutti i programmi TV che parlano delle persone rimaste senza un lavoro, che non possono piu’ permettersi di pagare le rate del mutuo e sono disperati perche’ le banche stanno per riprendersi le loro case. Qui in Irlanda le persone, anche molto giovani, tendono a preferire di comprarsi la casa piuttosto che pagare anni di affitto, e ora ne stanno pagando le amare conseguenze anche loro, dato che stanno perdendo tutti il lavoro. Qui la disoccupazione giovanile e’ alle stelle, infatti. C’e’ al momento una forte emigrazione verso l’Australia, paese dalle grandi possibilita’ di occupazione, specie in quelle zone meno conosciute dove il governo sta cercando di costruire villaggi e infrastrutture varie.

    Gli irlandesi continuano ad andare al pub, uno perche’ e’ la loro cultura, adesso poi perche’ devono affogare nell’alcol le loro miserie, ma anche e soprattutto perche’ sono un popolo che ama divertirsi sopra ogni cosa e trovare il lato buono di tutto, e meno male!

    Il Social Welfare funziona benissimo, parola mia che ne sto usufruendo, di sicuro non e’ come in Italia dove al massimo quando perdi il lavoro ti danno quattro lire per pochi mesi (sempre che te li diano, non ho mai avuto il piacere) poi un calcio in culo e via. Qui l’agenzia dell’impiego governativa FAS ti aiuta a ricollocarti nel mondo del lavoro, con corsi universitari pagati, corsi di formazione ecc. Di sicuro i cittadini, anche stranieri, che abbiano pagato le tasse per un ragionevole periodo di tempo, qui non vengono lasciati sotto a un ponte come avverrebbe in Italia se non ci fosse la famiglia dietro a pararci il culo….

    Quindi continuo a preferire l’Irlanda pur nella merda che l’Italia, poco ma sicuro. Tra l’altro mi diverte sempre incontrare per caso italiani pro Berlusconi che sono qui per trovare lavoro e si lamentano di non trovarlo…beh ma l’Italia e’ un paese talmente perfetto, restate li’ a lavorare, no?