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IMPRESE, POLITICI E CAMORRA ECCO I COLPEVOLI DELLA PESTE

DI ROBERTO SAVIANO
La Repubblica

Gli ultimi dati dell’Oms parlano di un aumento vertiginoso, oltre
la media nazionale, dei casi di tumore a pancreas e polmoni

È un territorio che non esce dalla notte. E che non troverà soluzione. Quello che sta accadendo è grave, perché divengono straordinari i diritti più semplici: avere una strada accessibile, respirare aria non marcia, vivere con speranze di vita nella media di un paese europeo. Vivere senza dovere avere l’ossessione di emigrare o di arruolarsi.

E’ una notte cupa quella che cala su queste terre, perché morire divorati dal cancro diviene qualcosa che somiglia ad un destino condiviso e inevitabile come il nascere e il morire, perché chi amministra continua a parlare di cultura e democrazia elettorale, comete più vane delle discussioni bizantine e chi è all’opposizione sembra divorato dal terrore di non partecipare agli affari piuttosto che interessato a modificarne i meccanismi. Si muore di una peste silenziosa che ti nasce in corpo dove vivi e ti porta a finire nei reparti oncologici di mezza Italia. Gli ultimi dati pubblicati dall’Organizzazione Mondiale della Sanità mostrano che la situazione campana è incredibile, parlano di un aumento vertiginoso delle patologie di cancro. Pancreas, polmoni, dotti biliari più del 12% rispetto alla media nazionale. La rivista medica The Lancet Oncology già nel settembre 2004 parlava di un aumento del 24% dei tumori al fegato nei territori delle discariche e le donne sono le più colpite. Val la pena ricordare che il dato nelle zone più a rischio del nord Italia è un aumento del 14%.

Ma forse queste vicende avvengono in un altro paese. Perché chi governa e chi è all’opposizione, chi racconta e chi discute, vive in un altro paese. Perché se vivessero nello stesso paese sarebbe impensabile accorgersi di tutto questo solo quando le strade sono colme di rifiuti. Forse accadeva in un altro paese che il presidente della Commissione Affari Generali della Regione Campania fosse proprietario di un’impresa – l’Ecocampania – che raccoglieva rifiuti in ogni angolo della regione e oltre, e non avesse il certificato antimafia.

Eppure non avviene in un altro paese che i rifiuti sono un enorme business. Ci guadagnano tutti: è una risorsa per le imprese, per la politica, per i clan, una risorsa pagata maciullando i corpi e avvelenando le terre. Guadagnano le imprese di raccolta: oggi le imprese di raccolta rifiuti campane sono tra le migliori in Italia e addirittura capaci di entrare in relazione con i più importanti gruppi di raccolta rifiuti del mondo. Le imprese di rifiuti napoletane infatti sono le uniche italiane a far parte della EMAS, francese, un Sistema di Gestione Ambientale, con lo scopo di prevenire e ridurre gli impatti ambientali legati alle attività che si esercitano sul territorio.

Se si va in Liguria o in Piemonte numerosissime attività che vengono gestite da società campane operano secondo tutti i criteri normativi e nel miglior modo possibile. A nord si pulisce, si raccoglie, si è in equilibrio con l’ambiente, a sud si sotterra, si lercia, si brucia. Guadagna la politica perché come dimostra l’inchiesta dei Pm Milita e Cantone, dell’antimafia di Napoli sui fratelli Orsi (imprenditori passati dal centrodestra al centrosinistra) in questo momento il meccanismo criminogeno attraverso cui si fondono tre poteri: politico imprenditoriale e camorristico – è il sistema dei consorzi.

Il Consorzio privato-pubblico rappresenta il sistema ideale per aggirare tutti i meccanismi di controllo. Nella pratica è servito a creare situazioni di monopolio sulla scelta di imprenditori spesso vicini alla camorra. Gli imprenditori hanno ritenuto che la società pubblica avesse diritto a fare la raccolta rifiuti in tutti i comuni della realtà consorziale, di diritto. Questo ha avuto come effetto pratico di avere situazioni di monopolio e di guadagno enorme che in passato non esistevano.

Nel caso dell’inchiesta di Milite e Cantone accadde che il Consorzio acquistò per una cifra enorme e gonfiata (circa nove milioni di euro) attraverso fatturazioni false la società di raccolta ECO4. I privati tennero per se gli utili e scaricarono sul Consorzio le perdite. La politica ha tratto dal sistema dei consorzi 13.000 voti e 9 milioni di euro all’anno, mentre il fatturato dei clan è stato di 6 miliardi di euro in due anni.

Ma guadagnano cifre immense anche i proprietari delle discariche come dimostra il caso di Cipriano Chianese, un avvocato imprenditore di un paesino, Parete, il suo feudo. Aveva gestito per anni la Setri, società specializzata nel trasporto di rifiuti speciali dall’estero: da ogni parte d’Europa trasferiva rifiuti a Giugliano-Villaricca, trasporti irregolari senza aver mai avuto l’autorizzazione dalla Regione. Aveva però l’unica autorizzazione necessaria, quella della camorra.

Accusato dai pm antimafia Raffaele Marino, Alessandro Milita e Giuseppe Narducci di concorso esterno in associazione camorristica ed estorsione aggravata e continuata, è l’unico destinatario della misura cautelare firmata dal gip di Napoli. Al centro dell’inchiesta la gestione delle cave X e Z, discariche abusive di località Scafarea, a Giugliano, di proprietà della Resit ed acquisite dal Commissariato di governo durante l’emergenza rifiuti del 2003. Chianese – secondo le accuse – è uno di quegli imprenditori in grado di sfruttare l’emergenza e quindi riuscì con l’attività di smaltimento della sua Resit a fatturare al Commissariato straordinario un importo di oltre 35 milioni di euro, per il solo periodo compreso tra il 2001 e il 2003.

Gli impianti utilizzati da Chianese avrebbero dovuto essere chiusi e bonificati. Invece sono divenute miniere in tempo di emergenza. Grazie all’amicizia con alcuni esponenti del clan dei Casalesi, hanno raccontato i collaboratori di giustizia, Chianese aveva acquistato a prezzi stracciati terreni e fabbricati di valore, aveva ottenuto l’appoggio elettorale nelle politiche del 1994 (candidato nelle liste di Forza Italia, non fu eletto) e il nulla osta allo smaltimento dei rifiuti sul territorio del clan.

La Procura ha posto sotto sequestro preventivo i beni riconducibili all’avvocato-imprenditore di Parete: complessi turistici e discoteche a Formia e Gaeta oltre che di numerosi appartamenti tra Napoli e Caserta. L’emergenza di allora, la città colma di rifiuti, i cassonetti traboccanti, le proteste, i politici sotto elezione hanno trovato nella Resit con sede in località Tre Ponti, al confine tra Parete e Giugliano, la loro soluzione.

Sullo smaltimento dei rifiuti in Campania ci guadagnano le imprese del nord-est. Come ha dimostrato l’operazione Houdini del 2004, il costo di mercato per smaltire correttamente i rifiuti tossici imponeva prezzi che andavano dai 21 centesimi a 62 centesimi al chilo. I clan fornivano lo stesso servizio a 9 o 10 centesimi al chilo. I clan di camorra sono riusciti a garantire che 800 tonnellate di terre contaminate da idrocarburi, proprietà di un’azienda chimica, fossero trattate al prezzo di 25 centesimi al chilo, trasporto compreso. Un risparmio dell’80% sui prezzi ordinari.

Se i rifiuti illegali gestiti dai clan fossero accorpati diverrebbero una montagna di 14.600 metri con una base di tre ettari, sarebbe la più grande montagna esistente ma sulla terra. Persino alla Moby Prince, il traghetto che prese fuoco e che nessuno voleva smaltire, i clan non hanno detto di no.

Secondo Legambiente è stata smaltita nelle discariche del casertano, sezionata e lasciata marcire in campagne e discariche. In questo paese bisognerebbe far conoscere Biùtiful cauntri (scritto alla napoletana) un documentario di Esmeralda Calabria, Andrea D’Ambrosio e Peppe Ruggiero: vedere il veleno che da ogni angolo d’Italia è stato intombato a sud massacrando pecore e bufale e facendo uscire puzza di acido dal cuore delle pesche e delle mele annurche. Ma forse è in un altro paese che si conoscono i volti di chi ha avvelenato questa terra.

E’ in un altro paese che i nomi dei responsabili si conoscono eppure ciò non basta a renderli colpevoli. E’ in un altro paese che la maggiore forza economica è il crimine organizzato eppure l’ossessione dell’informazione resta la politica che riempie il dibattito quotidiano di intenzioni polemiche, mentre i clan che distruggono e costruiscono il paese lo fanno senza che ci sia un reale contrasto da parte dell’informazione, troppo episodica, troppo distratta sui meccanismi.

[an error occurred while processing this directive] Non è affatto la camorra ad aver innescato quest’emergenza. La camorra non ha piacere in creare emergenze, la camorra non ne ha bisogno, i suoi interessi e guadagni sui rifiuti come su tutto il resto li fa sempre, li fa comunque, col sole e con la pioggia, con l’emergenza e con l’apparente normalità, quando segue meglio i propri interessi e nessuno si interessa del suo territorio, quando il resto del paese gli affida i propri veleni per un costo imbattibile e crede di potersene lavare le mani e dormire sonni tranquilli.

Quando si getta qualcosa nell’immondizia, lì nel secchio sotto il lavandino in cucina, o si chiude il sacchetto nero bisogna pensare che non si trasformerà in concime, in compost, in materia fetosa che ingozzerà topi e gabbiani ma si trasformerà direttamente in azioni societarie, capitali, squadre di calcio, palazzi, flussi finanziari, imprese, voti. E dall’emergenza non si vuole e non si po’ uscire perché è uno dei momenti in cui si guadagna di più.

L’emergenza non è mai creata direttamente dai clan, ma il problema è che la politica degli ultimi anni non è riuscita a chiudere il ciclo dei rifiuti. Le discariche si esauriscono. Si è finto di non capire che fino a quando sarebbe finito tutto in discarica non si poteva non arrivare ad una situazione di saturazione. In discarica dovrebbe andare pochissimo, invece quando tutto viene smaltito lì, la discarica si intasa.

Ciò che rende tragico tutto questo è che non sono questi i giorni ad essere compromessi, non sono le strade che oggi solo colpite delle “sacchette” di spazzatura a subire danno. Sono le nuove generazioni ad essere danneggiate. Il futuro stesso è compromesso. Chi nasce neanche potrà più tentare di cambiare quello che chi li ha preceduti non è riuscito a fermare e a mutare. L’80 per cento delle malformazioni fetali in più rispetto alla media nazionale avvengono in queste terre martoriate.

Varrebbe la pena ricordare la lezione di Beowulf, l’eroe epico che strappa le braccia all’Orco che appestava la Danimarca: “Il nemico più scaltro non è colui che ti porta via tutto, ma colui che lentamente ti abitua a non avere più nulla”. Proprio così, abituarsi a non avere il diritto di vivere nella propria terra, di capire quello che sta accadendo, di decidere di se stessi. Abituarsi a non avere più nulla.

Roberto Saviano
Fonte: http://www.repubblica.it
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05.01.2008

Pubblicato da Davide

  • maristaurru

    Io una cosa solo ho capito bene della situazione : non ci sarà nessun responsabile.
    Non per sete di giustizialismo, ma se per caso solo pago una bolletta o una tariffa in ritardo, pago profumatamente il “danno provocato all’erario”, pago anche per quelllo che non ricevo, pago per esempio esosi contributi Inps a fondo perduto, perchè mi hanno fatto chiudere la attività grazie anche a leggi volutamente inique, per favorire interessi di coloro che possono e non raggiungerò la pensione, ma si terranno i miei soldi, e vediamo che uso ne fanno

    Dire che ci hanno ridotto a sudditi, non significa nulla, capitava che i sudditi avessero un Re illuminato, noi abbiamo gente indifferente, sostanzialmente menefrighista e crudele che lascia gli Italiani in mano alle peggior specie di malavita, abbiamo gente che sistema figli, amanti, cugin, mogli , cortigiani, e fa sì che i nostri figli abbiano da fare una strada inutilmente difficoltosa e piena di sbarramenti e ingiustizie per lavorare

    E’ ormai una situazione insostenibile e quando anche le scimmie ammaestrate che vivono di slogan e mancette, saranno stanche?

  • Tao

    Si dipana in questi giorni l’emergenza rifiuti di Napoli. Un disastro annunciato; una crisi che sarebbe stata evitabile ma che è arrivata a causa di una vera e propria crisi auto-immune, una forma spasmodica di autodistruzione della società. Invece di cercare soluzioni, si cerca un colpevole da biasimare. Il risultato è inevitabile.

    Il dibattito sulla crisi Napoletana ha trovato una sua micro-rappresentazione in un intervista andata in onda il 3 Gennaio su Fahreneit di RAI-3 alla quale hanno parlato Antonio Cavaliere, docente di ingegneria e autore del libro “il Mucchio Selvaggio”, e Beppe Lanzetta, scrittore napoletano.

    Lanzetta si è fatto interprete dello scoramento generalizzato della società napoletana. Ha detto che i rifiuti che si accumulano ormai all’altezza delle finestre al punto che non si può più nemmeno stendere i panni. Ha detto che bisogna chiamare le cose con il loro nome, ovvero parlare della Camorra; che la classe politica attuale ha fallito e che se ne devono andare a casa. Ha detto che tutti sono stanchi di questa situazione; che Napoli una volta era il paese del sole e che ora è un paese dove lui e i suoi figli non vogliono più vivere.

    Cavaliere ha domandato con chi si dovrebbero rimpiazzare i politici cacciati via e che cosa i nuovi politici potrebbero fare di diverso. Ha detto che la Camorra è solo uno dei fattori in gioco, che il problema rifiuti non esiste solo a Napoli e che ai cittadini Napoletani non è mai stata data la possibilità di dimostrare che sono altrettanto civili e in grado di fare la raccolta differenziata di quanto non facciano già i cittadini di tante città del Nord. Cavaliere ha anche elencato soluzioni possibili alla crisi; non solo la raccolta differenziata ma molti modi possibili di ridurre i rifiuti alla fonte.

    In sostanza, Cavaliere propone di fare qualcosa di rimboccarsi le maniche e di lavorare tutti insieme per ridurre la produzione dei rifiuti. Lanzetta invece propone di cercare i colpevoli politici, camorristi o chi altro, di cacciarli o punirli e che questo porterà, in qualche modo, a far sparire i rifiuti.

    Notate come si riproponga per i rifiuti di Napoli la contrapposizione che abbiamo in campo energetico a livello nazionale. ASPO-Italia e altri propongono di rimboccarsi le maniche e lavorare tutti insieme per risolvere la situazione: le soluzioni che abbiamo, rinnovabili e efficienza, non saranno perfette, ma ci sono e funzionano. Dall’altra parte, abbiamo una posizione che propone di cercare i colpevoli e se la prende con in politici, i petrolieri, gli arabi, gli ambientalisti o che altro, e che spera di poter risolvere tutto con qualche provvedimento legislativo (tipo la riduzione delle accise) o le centrali atomiche, la macchina ad aria compressa o cose del genere.

    Questo atteggiamento che cerca spasmodicamente qualcuno a cui dare la colpa porta a una vera e propria paralisi decisionale. Come è ovvio, chi viene accusato non se ne sta zitto a subire e reagisce, di solito dando la colpa a qualcun altro, come vediamo benissimo con la crisi di Napoli. Lo vediamo altrettanto bene nella discussione sull’energia dove ci si perde a criticarsi a vicenda invece che a lavorare. Il risultato è, appunto, una specie di reazione auto-immune dove le sezioni della società che dovrebbero collaborare fra di loro per risolvere il problema si ritrovano invece a combattersi fra di loro.

    Se per l’energia la situazione è difficile per ragioni oggettive di esaurimento delle risorse, per i rifiuti, la follia di questo momento e veramente molto particolare. Non risulta nella storia umana il caso di una società che si sia trovata nella condizione di essere sommersa dai propri rifiuti. Non è affatto detto che questo debba avvenire e che non si riesca a reagire a questa situazione ha un aspetto oscuramente inquietante, come se fosse la manifestazione di una società ormai totalmente ingessata e incapace ormai di adattarsi a qualsiasi cambiamento. Non è solo quello dei rifiuti il problema e nemmeno il più importante. Ma se quella mostrata in questi giorni è la nostra capacità di adattarci e di risolvere i problemi, allora siamo veramente nei guai.

    Eppure, io credo che quella Napoletana sia una società più vitale e creativa di molti altri casi che conosco. Da cosa lo deduco? Beh, l’ultima volta che sono stato a Napoli, due mesi fa, ho visto diverse cose interessanti. Una è che dove ci sono i cassonetti per la raccolta differenziata, vengono utilizzati correttamente. Una ancora più unteressante sono i cartelli “compro rame” chesi vedono sul lungomare e che non avevo visto in nessun altra città in Italia. Con l’aumentare dei prezzi del rame, a Napoli si sono adattati a riciclarlo più alla svelta di noi, al Nord. Non darei la partita per perduta e sono convinto che, giù a Napoli, finiranno per reagire meglio di noi.

    ___________________________________

    L’intervista a Lanzetta e Cavaliere la trovate a questo link: (comincia al quindicesimo minuto della trasmissione)

    http://www.radio.rai.it/radio3/fahrenheit/archivio_2008/audio/intervista2008_01_03.ram

    Ugo Bardi
    Fonte: http://www.aspoitalia.blogspot.com/
    4.01.08

  • maristaurru

    Questo commento mi convince ancora di più del fatto che non tanto la società napoletana è malata, quanto piuttosto malata, equivoca, mediocre , avida e incapace è la classe politico-burocratica , la classe di potere, senza dubbio molto meno sana della media dei cittadini comuni, e non solo a Napoli.

    Tanto è vero che molti segni che fanno pensare alla Campania, stanno evidenziandosi nel Lazio, sarà un caso? Camorra? mafia? ecomafia? Chiamiamola come volete, cambia niente : malavita che trova il suo bastone di appoggio nella malapolitica di ogni colore. malavita ch sposta capitali e attività dove e con chi conviene, togligli la mondezza, e opprimerà con nuove diavolerie, non ultime le infiltazioni forti, fortissime nelle burocrazie Statali e Bancarie. Quindi?

    Tutti mali che si impongono e prevalgono, non per colpa della società, troppo comodo, no,ci sono precise ed individuabili responsabilità politiche.

    Ma quando non si vuole intervenire, quando è comodo non intervenire, ecco la solita pappa : la societa’ è in crisi = tutti colpevoli, nessuno responsabile.

    storia vecchia, sentita , scontata e comoda, comodissima

    La società arriverà ad avere una reazione auto immune? eE allora il nodo di affari-politica- camorra, che contro la società pulita opera, che farà?

    Si aggiudicherà gli appalti del risanamento della mondezza e poi? Potrà cimentarsi che so, con Bassolino e compari che curano “le acque privatizzate”, per dirne una a caso, oppure guiderà una task force che introduca le le nuove energie in Campania, o meglio, diventerà commissario straordinario per i rigassificatori magari a 10000 euro al mese, avendo bene operato per “solo” 15 anni nella regione? Oppure troveranno un “sostituto degno”, ma certo Bassolino vale troppo e non si butta.

    A volte mi chiedo come sia possibile tanta improntitudine, è evidente che si pensa che tutti, proprio tutti siamo un po’ “fatti” dall’alba al tramonto sì da non capire un tubo e berci le “belle parole” , la carezza a “verso” per bastonarci meglio

  • dalemoni

    da repubblica.it

    Il reportage sul “Venerdì” in edicola. Immondizia nelle strade da 14 anni a questa parte e la raccolta differenziata è ferma al 10% contro il 38% medio del Nord
    Campania, l’emergenza rifiuti non passa, anzi peggiora
    dal nostro inviato RICCARDO STAGLIANO’
    NAPOLI – Il vulcano Munnezza è tornato a tremare. Non ha mai smesso, in verità, ma è come se negli ultimi sei mesi tg e giornali avessero staccato la spina al sismografo. I media pretendono sviluppi e qui è sempre la stessa solfa, da 14 anni ormai. L’emergenza più lunga nella storia dell’umanità, quella dei rifiuti campani. Come un’indolente lingua di fuoco la lava del pattume ha già travolto cinque commissari straordinari e bruciato oltre 2 miliardi di euro (tra le voci più fantasiose 10 milioni per un call center con 34 dipendenti che riceveva 4 telefonate al giorno). Ma, come un Efesto magnanimo, il dio del pericolo cronico ha anche creato 2316 posti di lavoro nella raccolta differenziata.

    REPUBBLICA TV: Morire di diossina, videoreportage di R. STAGLIANO’

    Peccato che con quasi 4 volte gli addetti pro capite rispetto a Roma o Milano, a Napoli riescano a mettere nel sacco giusto per il riciclo solo il 10 per cento della spazzatura. Contro il 38 medio del Nord. E che la regione sia rimasta l’unica – assieme alla Sicilia – a non
    avere ancora un termovalorizzatore. “Trase munnezza e esci oro” sibilano i maliziosi. Perché così la Camorra
    può speculare sui terreni di stoccaggio, comprandoli a niente dai contadini e rivendendoli a prezzi decuplicati, e affittare prima i mezzi di rinforzo ai comuni quando annegano nella lordura e poi i camion che allungano il giro dal cassonetto alla discarica. Affare sporco, enorme affare.

    Con i cumuli di rifiuti, oscurati da quest’estate quando furoreggiavano sulle prime pagine, più maleodoranti

    che mai. Come dimostrano le 100 mila tonnellate per le strade della regione nella settimana prima di Natale. Per il combinato disposto di uno sciopero di tre giorni degli autotrasportatori, il breve blocco di un impianto di smaltimento, qualche grado in meno e goccia in più

    del solito. Perché i problemi vecchi sono quasi intonsi e quelli nuovi figliano come bufale del Casertano.

    L’iter dovrebbe essere più o meno questo. La differenziata va ai rispettivi riciclatori (alluminio, vetro, carta), il resto agli impianti Cdr (per combustibile da rifiuti). Questi, con filtri meccanici, separano la parte umida (cibo) da quella secca. E producono tre cose: il Fos, la “frazione organica stabilizzata” da usare come fertilizzante; il sovvallo, lo scarto degli scarti destinato alla discarica; le ecoballe, cubi incelofanati da oltre una tonnellata da mettere al
    rogo nei termovalorizzatori per ottenere energia.

    Però non c’è una sola tessera di questo puzzle che vada

    al posto suo. “In tre anni il Comune ha spiegato in quattro modi diversi ai cittadini napoletani come fare la

    differenziata. E nessuno ci ha capito più nulla” sbotta Michele Buonomo, presidente della Legambiente

    regionale. Racconta che sarebbe possibile, di un paesino di nome Atena Lucana con un record svedese

    del 96 per cento. Ma a Napoli città non ha mai funzionato. Perché la gente vede i sacchetti per terra e si deprime: “Chi me lo fa fare?”. Credendo che siano problemi diversi.

    “E anche perché il contratto con cui la regione affidò la gestione alla Fibe, gruppo Impregilo, prevede che

    venga pagata per tonnellate trattate. Dovrebbe autoridursi la bolletta?” ironizza l’onorevole Paolo Russo, ex presidente della commissione parlamentare sui rifiuti. Già, la famigerata Impregilo. Il colosso che nel ’94 ha vinto, in una gara che su tutto puntava meno che sull’eccellenza tecnologica, l’appalto per i rifiuti campani. E alla quale i magistrati hanno bloccato quest’estate beni per 750 milioni di euro, oltre all’interdizione per un anno dai rapporti con la pubblica amministrazione, per una strepitosa

    serie di inadempienze.

    “A Lo Uttaro, nel casertano” schiuma Nunzia Lombardi, una fisica trentenne che organizza per i giornalisti tournée tra la monnezza, “le pareti dell’impianto

    sono state costruite verticali anziché spioventi. È l’abc per non far filtrare il percolato”. In effetti, come i pm campani hanno certificato, non c’è neppure un Cdr tra i sette edificati capace di sfornare un’ecoballa a norma. In quella poltiglia c’è troppa umidità. E ciò complicherebbe la combustione. Oltre che pneumatici, sacche di sangue, infinite schifezze che dovevano finire altrove. Ancora Russo: “Un fallimento dovuto a cattiva progettazione e al fatto che è arrivata roba totalmente indifferenziata e assai più del previsto”.

    Risultato: 5 milioni di ecoballe accumulate nei vari centri di stoccaggio. “Piramidi azteche” le chiamano. Che ogni giorno diventano più alte di 2200 mattoni. Che farne? Il penultimo commissario, Guido Bertolaso,

    voleva ricostituirci le cave, una sorta di chirurgia estetica per montagne sventrate. “Ma perché fare un

    regalo a chi le aveva sfruttate, spesso nomi vicini alla criminalità?” si indigna l’ingegner Giambattista dè

    Medici. L’Assise di Palazzo Marigliano, il gruppo di cui fa parte, boccia il piano del prefetto Alessandro Pansa. “Se davvero costruiranno le 31 centrali a biomasse di cui si parla, capaci di bruciare sino a 4 milioni di tonnellate l’anno, la Campania diverrà l’inceneritrice d’Italia, magari anche dei rifiuti tossici del resto del Paese” denuncia Nicola Capone, trentatreenne coordinatore dell’Assise.

    La sua ricostruzione ha il pregio della coerenza e il rischio dell’ideologia. Bassolino avrebbe affidato i rifiuti alla Fibe che non solo si è rivelata inefficiente ma ha anche comprato le terre per le discariche dai prestanome della Camorra. E ora i suoi resti se li spartiranno i cementifici. Perché l’ultima della creatività monnezzara è di fare grandi punturoni di gesso e cemento alle ecoballe bagnate per farle asciugare. Se non fosse che così il peso aumenta del 50 per cento e la zavorra da smaltire cresce. “È incredibile” commenta il professor Umberto Arena, “nell’emergenza fioriscono le idee più strane. C’è anche chi ha proposto un marchingegno pomposamente chiamato dissociatore molecolare, vi rendete conto? Quando basterebbe copiare quel che fa il resto del mondo civile”. Ovvero differenziata, inceneritori hi-tech, discariche.

    Insegna scienze ambientali, quest’ingegnere che rischia ogni giorno la sedizione familiare per la sua intransigente politica del bidone nella bella casa

    al Vomero. “I termovalorizzatori potrebbero bruciare anche i rifiuti “tal quali”, figurarsi le ecoballe difettose.

    E il loro impatto ambientale è minimo. La Germania ne ha 66 e la quota di diossina è stata ridotta del 99%. Idem per Danimarca e Svezia”. Ma le balle sono della Fibe che le ha date in pegno alle banche.

    Un caos totale. Lo sversatoio di Taverna del Re, dove ne viene parcheggiata la maggior parte, ha i giorni contati. “Lo dobbiamo alla popolazione” assicura Gianfrancesco Raiano, portavoce di Pansa. C’è puzza, il percolato infiltra il terreno. Ci sono già stati picchetti, gli abitanti non ne possono più. “Ma il commissario ha individuato i cinque siti alternativi puntando a caso sulla mappa” accusano gli ecologisti. Nell’avellinese, a

    Chianche, tra i vitigni del Greco di Tufo. Con l’imprenditore Mastroberardino già pronto a dare battaglia.

    Nel casertano, a Pignataro Maggiore, terra di succulente mozzarelle da esportazione. Al punto

    che il celebre caseificio Iemma ha scritto a Pansa: “Se ha deciso di premere il grilletto contro la nostra terra lo faccia, ma ci spieghi perché ha escluso 35 siti alternativi”. La gara per chi dovrà succedere alla Fibe, completare il termovalorizzatore di Acerra e gestire i rifiuti per i prossimi 25 anni, è durata solo sedici giorni. In gioco 800 milioni di euro, forse l’appalto pubblico più grande d’Europa. Si è fatta avanti la francese Veolia e l’Asm di Brescia. Non è detto che finisca qui.

    I napoletani si sono preparati al Natale zigzagando tra 3.000 tonnellate di immondizia. A San Gregorio Armeno, via dei presepi, si scherza su decorazioni

    fatte di rifiuti. Va peggio a Ercolano, dove il sindaco Nino Daniele ha chiesto, per liberare il centro dai sacchi neri, l’intervento dell’esercito. Ieri lo preoccupava il Vesuvio, oggi teme eruzioni dal basso.

    (ha collaborato Fabrizio Geremicca)
    (28 Dicembre 2007)

  • maristaurru

    magari a questo punto giova sapere Impregilo chi coinvolge , salvo errori wikipedia, per farla semplice, riporta:

    L’attuale S.P.A. è il risultato del raggruppamento e fusione delle principali aziende italiane operanti nei settori dell’edilizia e dell’ingegneria.

    * Negli anni tra il 1989 e 1990 Fiat Impresit e Cogefar si fusero in Cogefar-Impresit. Successivamente furono incorporate anche le società Girola e Lodigiani: il gruppo cambia nome diventando Impregilo Spa (Impre-Gi-Lo). Successivamente ancora fu incorporata la società d’ingegneria Castelli e al termine di quel periodo fu nominato quale presidente del gruppo Franco Carraro.
    * Dalla fine del 2005 circa il 30% del capitale sociale è detenuto da Igli SpA dopo l’esercizio dell’opzione call sulle azioni detenute da Gemina, precedente azionista di riferimento fino a metà dello stesso anno.
    * Nell’anno 2006 Fisia Italimpianti e la sua controllata Fisia Babcock GMBH tornano ad essere proprietà di Impregilo Spa al 100%. Sui principali giornali, non solo finanziari e di settore, appaiono ricorrenti voci di una possibile fusione tra Impregilo e il gruppo Astaldi.
    * Da febbraio 2007 l’assetto azionario di Igli è composto in modo paritetico, al 33%, dalle società Argofin (gruppo Gavio), Autostrade (Famiglia Benetton) e Immobiliare Lombarda (gruppo Ligresti).

    L’attuale vertice manageriale è guidato dal presidente Massimo Ponzellini e dall’amministratore delegato Alberto Rubegni, subentrato ad Alberto Lina nel luglio 2007. Il Comitato Esecutivo è composto da: Antonio Taliarico, Giovanni Castellucci, Beniamino Gavio, Andrea Novarese e Giuseppe Piaggio.

  • panicum46

    Tutti in questi giorni partecipano alla passerella delle dichiarazioni di condanna per la disastrosa situazione in cui versa la Campania per i rifiuti.
    “Sono allarmato,non preoccupato”,ha detto il Presidente Napolitano da Capri,dove trascorreva le sue vacanze natalizie.Ma veramente ha scoperto solo adesso la gravità del disastro?
    Ma ci credeva veramente quando non molto tempo addietro affermava di essere contento di vedere che finalmente a Napoli vedeva le strade pulite?
    Non aveva capito che gli avevano pulite le due strade dove doveva passare e che quasi tutta Napoli e Caserta,città e province,erano ormai un territorio ridotto ad un unica devastante discarica,con danni gravissimi ed irreversibili?
    Quale che sia la risposta io non ho parole,o meglio ne ho,ma me le tengo dentro e mi convinco sempre più che in Italia,e a Napoli in particolare,tra camorra,politica e una certa imprenditoria c’è una tale confusione di ruoli ed interessi che non saprei indicare di chi è la responsabilità maggiore di questo nostro disastro.
    Forse di Garibaldi e di questo popolo di eterni sudditi che siamo i napoletani!