IMPARATE DA BOLOGNA

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DI BIFO
Il Manifesto

All’inizio venne Cofferati. Nell’autunno del 2005 il sindaco di Bologna lanciò una campagna contro i lavavetri. Secondo lui c’era un racket e bisognava colpirlo. I carabinieri si misero alla ricerca del racket, e dopo qualche tempo dovettero smentire la tesi del sindaco. Non c’è nessun racket, sono solo poveracci che chiedono danaro in cambio di un lavoro utile: lavano vetri e se vuoi puoi dargli mezzo euro. Ma la gente si incazza. L’automobilista che alle sette di mattina, incolonnato in una fila eterna respira gas di scarico è triste, rabbioso, aggressivo. E come non capirlo? Va al lavoro. I prezzi salgono. I salari scendono. E quando sei incazzato hai bisogno di prendertela con qualcuno, possibilmente più debole e più povero. Il lavavetri è perfetto. In Italia sta nascendo un nuovo partito. Anche se si chiama democratico quel partito ha deciso di presentarsi sulla scena con una campagna che non si può qualificare altrimenti che razzista.

Per conquistare il consenso della gente troviamo qualcuno che sia più miserabile di tutti e scarichiamogli addosso la miseria di tutti quanti. Ha funzionato, può funzionare ancora.

Chi sono i lavavetri? Scocciatori, risponde il benpensante irritabile che è in ciascuno di noi. Arresteremo tutti gli scocciatori? Quella di lavavetri è una definizione di tipo razziale.Perché perseguitare un poveraccio che fa il gesto di lavarti i vetri della macchina? Invece di chiedere l’elemosina propone uno scambio normale. E’ il libero mercato, no? Ma ai lavavetri è precluso.

A Bologna adesso si parla di mandare in galera coloro che scrivono sui muri: non piacciono al sindaco della città.. Keith Haring e Basquiat, Rammelzee e Chamberlain e Dash sono considerati grandi artisti e le loro opere adesso si vendono nei musei, ma prima hanno sporcato con i loro segni i muri delle strade di tutte le città americane. E le paperette di Pea Brain, e le facce digrignanti di Cane k8, non sono forse l’arte più interessante che si sia vista a Bologna negli anni ’80? Ma per Cofferati gli artisti sono da mettere in carcere. Forse Cofferati odia i graffitisti perché ce n’è uno che scrive sui muri: Cofferati mi fa pena, e un altro che scrive Bologna non merita un sindaco fascista. Il suo amico Dominici sindaco di Firenze dice che ha riletto Lenin prima di lanciare il suo pogrom. Bravo. Che gli dobbiamo fare a questi lumen proletariat, caro compagno Vladimir Ilic? Noi che siamo il partito della classe operaia mica possiamo tollerare questi straccioni. Già che c’è il bolscevico Dominici dovrebbe dirla tutta. Il compagno Vladimir nel 1918 non esitava a invitare allo sterminio, quando si trattava di raddrizzare le gambe ai lunpen e ai kulaki. E la Kolyma, compagno Domenici, la tua Kolyma la metti a Scandicci?

Dicono che questo è il solo modo per ottenere un po’ di consenso. Incitare al pogrom contro i poveracci è un modo per avere quel consenso che il centrosinistra non sa ottenere altrimenti.

Però io ci penserei due volte. Ad esempio, il primo di questi democratici amanti dell’ordine, il sindaco di Bologna di cui dicevo poc’anzi, nel primo anno del suo mandato aveva un consenso così maggioritario che qualcuno diceva pare bulgaro. Dopo tre anni di stress ininterrotto ha talmente scassato le scatole che Renato Mannheimer ha fatto un sondaggio nel mese di giugno. Il consenso è sceso al 39%: Cofferati ha perso. La sinistra ha perso Bologna. La perderà, alle prossime elezioni, accetto scommesse, e non la riconquisterà mai più.

Bifo
Fonte: http://www.ilmanifesto.it
06.09.2007

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