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IMBALSAMARTE

FONTE: FREEANIMALS (BLOG)

La mia professoressa di educazione artistica delle medie ci faceva portare in classe dei lombrichi, animaletti non difficili da reperire per noi ragazzini rurali che pescavamo con le canne di bambù. I vermi venivano lavati, uccisi in un bagno di alcol e messi a seccare. Indi incollati su supporto cartaceo così come morte li aveva colti, insieme ad altre macchie di colore, in quella che aveva la pretesa di essere una libera composizione artistica.

Se a quell’epoca quel genere di professoresse era frequente nelle scuole medie, nei licei artistici e magari anche nelle accademie di belle arti, non mi stupisco se nell’anno di grazia 2011 sedicenti artisti come Maurizio Cattelan espongono alla Biennale d’arte di Venezia duemila piccioni imbalsamati, immobili su cornicioni e sporgenze delle strutture espositive, quasi una specie di surreale spettacolo di artisti di strada, con statue viventi che viventi più non sono. http://www.ilgazzettino.it/articolo.php?id=151713&sez=NORDEST

La mia professoressa mandante di vermicidi deve aver fatto scuola o essere stata almeno in numerosa compagnia, perché il maggior esponente vivente di tale branca necrofila dell’arte forse è Hermann Nitsch, che da più di cinquant’anni si vanta di fare arte usando sangue, frattaglie e addirittura, mescolando pittura e teatro, invitando gli spettatori a macellare povere creature incolpevoli finite nelle mani sbagliate.

http://it.wikipedia.org/wiki/Hermann_Nitsch

In una società sana, tali performances non sarebbero nemmeno concepibili. In una meno sana, se qualcuno dovesse concepirle, non sarebbero permesse e l’interessato verrebbe curato da esperti psichiatri. In una società malata quale è la nostra, non solo vengono permesse dalle autorità, malate quanto il resto della popolazione, ma vengono lodate e incensate da critici d’arte, malati pure loro tanto quanto le autorità e il pubblico spettatore. Ne consegue, per chi non se ne fosse ancora accorto, che viviamo in una società di pazzi. Vedere, al proposito, “I cosiddetti sani”, di Erich Fromm. O magari anche “Psicopatologia della vita quotidiana”, di Sigmund Freud.

Su un’isola di ciechi, uno a cui la vista funziona perfettamente è un mostro, un deviante, come nel racconto di H. G. Wells. E infatti, benché non fossi presente, m’immagino che così devono esser stati visti gli animalisti che hanno protestato davanti alla Biennale: mostri devianti.

http://www.corriere.it/cultura/11_giugno_06/panza-biennale-protesta-animalisti_b7c4bdf6-9034-11e0-bd7e-24c232303fed.shtm

http://www.centopercentoanimalisti.com/phpBB2/venezia-blitz-diurno-alla-biennale-vt46903.html

Mettiamoci vicino anche altri epiteti come talebani e oscurantisti e avremo un quadro completo di come la gente, suggestionata da autorità ed “esperti”, viene condizionata a pensare in un certo modo, eclissando e sopprimendo anche quel barlume di coscienza e di buon senso che dovesse essere sopravvissuto ai numerosi attacchi edonistico-materialisti già abbondantemente portati, da più parti, all’individuo.

A poco serve sbraitare che la violenza sugli animali è propedeutica alla violenza sull’uomo, dato che, in questo caso, scatta la sindrome di Bertold Brecht: quando arrestarono i sindacalisti mi voltai dall’altra parte perché non ero sindacalista, quando arrestarono i comunisti mi voltai dall’altra parte perché non ero comunista. Ora che hanno arrestato me non c’è nessuno che mi venga in aiuto.

Analogamente, quando imbalsamarono piccioni per la Biennale mi voltai dall’altra parte perché non ero un piccione, quando macellarono vecchi ronzini per rendere famoso Nitsch mi voltai dall’altra parte perché non ero un vecchio ronzino. Ora che stanno per macellare me non c’è nessuno che mi venga in aiuto.

Voltarsi dall’altra parte per non vedere è vezzo diffuso non solo fra i cattolici, che se non si tratta di embrioni o di casi umani come quello della povera Eluana non si muovono, ma anche presso laici e liberi pensatori. E’, al limite, anche una forma di autodifesa, tanto che lo pratico spesso anch’io per non dover arrivare a decidere di spararmi un colpo. Tuttavia, quando è troppo è troppo e ci sono casi in cui la gente si ribella, come è successo a Milano quando un signore che passava di lì per caso, vedendo fantocci a forma di bambino appesi ai rami di un albero, si arrampicò per tirarli giù, cadendo pure e ferendosi malamente. Il Comune di Milano gli fece causa per aver danneggiato delle opere d’arte, ma poi il giudice saggiamente lasciò perdere. Io avrei fatto causa all’assessore alla cultura del Comune, specie per come viene sperperato il denaro del contribuente. Anche in quel caso, il diciamo così famoso artista era il padovano Cattelan che, vista la mala parata milanese, andò a riproporre la stessa “opera” a Siviglia, in Spagna, dove fu accolga nella locale mostra d’arte.

In quel caso si trattava di manichini, eppure, a Milano, diedero fastidio a più di qualcuno. Nel caso di Venezia, si tratta di piccioni in carne e piume, benché sottoposti a trattamento imbalsamatorio. Come mai una folla furente non invade i giardini e le pertinenze della Biennale per strappare dai muri, a furor di popolo, quei corpicini impagliati?

Lo specismo è la madre di tutti i razzismi. E il bello è che la gente non lo sa. Non se ne rende conto, forse perché alle religioni fa comodo così: avere dei fedeli scarsamente dotati di senso della giustizia. In caso contrario, con persone che non accettano le ingiustizie, le stesse gerarchie ecclesiastiche correrebbero brutti rischi. Nella mente delle persone non esiste ingiustizia se, prima, non c’è la percezione dell’ingiustizia. Tutto nasce dalle definizioni. La definizione, come diceva Salvatore Mongiardo, è la matrice di ogni male.
Sembra che Cattelan si sia procurato i piccioni all’estero, dove vigono leggi razziali di genocidio dei piccioni, considerati invadenti usurai diffusori di guano e malattie, e che abbia voluto applicare una forma di gestione creativa delle carcasse, che altrimenti sarebbero state incenerite. Sarebbe questa la botta di genio? Usare i corpi dei piccioni piuttosto che lasciarli andare in discarica? Cattelan, una specie di Schindler al contrario, invece di salvarli ne ha riscattato i corpi. Il sinedrio dei volatili lo metterà nell’elenco degli ingiusti. O forse in quello dei deficienti.
Che ci siano paesi più o meno barbari dell’Italia ci può stare, ma farne anche pubblicità, ammiccando alle loro nefandezze e rivestendo d’importanza sedicente artistica quello che è solo vile genocidio, mi sembra il massimo della complicità e della collusione. La prossima volta mi aspetto una prestazione in lode della corrida.

Perché, nella prossima Biennale, Cattelan e altri sedicenti artisti come lui non si fanno consegnare da Israele i cadaveri dei palestinesi massacrati a Gaza, li imbalsamano e li espongono nei padiglioni della mostra? Sai che affluenza di pubblico pagante! Un vero successone! Cattelan & soci hanno potuto fare ciò perché sono immersi fino al collo nello specismo antropocentrico, che pone le bestie in un gradito più basso degli uomini. Anzi, che pone gli uomini nel ruolo di tiranni rispetto agli altri animali. Dobbiamo ringraziare la Chiesa, per questo. Ma non solo lei. Qualcuno ha posto una barriera fittizia tra l’uomo e gli animali, un pretesto psicologico per fare di loro ciò che più ci aggrada. Forse, dopo aver letto le prime righe del Genesi, dobbiamo andare a cercare quel qualcuno nella struttura più intima del nostro cervello rettiliano, quell’antichissima parte di noi che, illo tempore, cacciava e massacrava e combatteva per sopravvivere. Peccato che siano passati i secoli e i millenni e per qualcuno, purtroppo, siano passati invano.
Nel momento in cui si prende coscienza del nostro crudele passato di scimmie cacciatrici, si dovrebbe anche dire basta. E invece molti continuano a sguazzarci dentro, in questa melma preistorica fatta di comportamenti atavici. Homo homini lupus è legge universale ineludibile o se ne può fare anche a meno? Possiamo rinunciarvi? Nitsch dice anzi che imbrattarsi di sangue e viscere è catartico e porta alla spiritualità: si può essere più scemi? Marinetti diceva che la guerra è l’igiene del mondo: si può essere più idioti?

Fino a che punto è lecito, in nome della tolleranza voltairiana, lasciare che simili idiozie abbiano campo libero di scorrazzare come cavalli imbizzarriti nei verdi pascoli della coscienza e della conoscenza collettiva? Poi, se poniamo censure a certi libri, ci chiamano intolleranti! Se diciamo che queste forme di sedicente arte fanno schifo, ci chiamano antidemocratici! A me ricorda quando parliamo male del governo americano e della sua onnipotente CIA e c’è sempre qualche anima candida che ci chiama antiamericani. Eppure, il premio nobel per la letteratura Gunther Grass diceva: “Sono le idee ad annunciare la violenza; resistere loro è possibile. Dunque la resistenza deve cominciare prima che le idee si armino di violenza”.
Com’è stato possibile arrivare a questo? I principi della massima libertà di pensiero ed espressione sarebbero validi in una società di gente sana, ma abbiamo già visto – e lo vediamo quotidianamente – che sana, questa società, non lo è per niente. Voltaire aveva in mente una società ideale, composta di uomini rispettosi, e forse lo si può accostare a un Campanella, con la sua “Città del sole”, o ad altri utopisti come Cabet, Fourier e Morris. Tutte insulsaggini, le definisce Cioran nel suo “Storia e utopia”, le loro descrizioni di una società perfetta.

Esporre piccioni assassinati, indipendentemente dal fatto che sarebbero stati uccisi ugualmente, e pretendere di farlo passare per arte, è semplicemente assurdo, per non dire macabro, volgare e disonesto. Un’insulsaggine, direbbe Cioran. Anche i fautori della corrida cercano di contrabbandarla per arte. Anche i cacciatori cercano di trasmettere al pubblico la loro passione sanguinaria per qualcosa d’altro, le passeggiate all’alba, i canti degli uccelli, i profumi dei fiori. E così i vivisettori, che si presentano come salvatori dell’umanità. Che disgusto!

Almeno i nostri antenati che dipinsero i bisonti sulle pareti delle grotte di Altamira provavano forse una sorta di ammirazione per quegli animali che poi andavano a cacciare, una forma di rispetto che si ritrova secoli dopo nei nativi americani, nei cui confronti molti di noi provano simpatia. Ammirare i bisonti, dipingerli sulla roccia e andare a cacciarli sperando magari di aver preventivamente catturato la loro anima, forse è la scintilla che fece scoccare il sentimento religioso. Forse è così che è nata la religione, da un sentimento di attrazione e rispetto per quella che veniva riconosciuta come fonte di cibo che permetteva la sopravvivenza durante le ere glaciali. E quindi di gratitudine. Ma quale gratitudine e rispetto prova un Cattelan o un Nitsch? Quanto gli rende massacrare e far massacrare animali innocenti?
Questi artisti sono il non plus ultra del bieco specismo industriale moderno e vogliono imporcelo come arte e addirittura come strumento di ascesi spirituale!

Non vi è differenza tra esporre animali imbalsamati in una mostra d’arte ed esporre le teste del nemico ucciso sulle picche o sui merli dei bastioni in spregio agli assedianti. I cacciatori inchiodano corvi e cornacchie su piccole croci piantate nei campi, in spregio ad animalisti e guardiacaccia. L’entomologo Henry Fabre criticava il vizio di Jean il Guercio che inchiodava gufi e barbagianni sui portoni dei granai, un modo apotropaico di tenere lontano il demonio. O gli altri strigiformi, considerati suoi famigli. E sempre per paura del demonio, agli angoli delle strade di campagna, nel medioevo si arrostivano gatti vivi dentro pentole di metallo chiuse ermeticamente.
Il medioevo, ci è stato insegnato, è finito da un pezzo. Chi glielo dirà a Cattelan? Chi fermerà le folli rappresentazioni di Hermann Nitsch?

Fonte: http://freeanimals-freeanimals.blogspot.com
Link: http://freeanimals-freeanimals.blogspot.com/2011/06/imbalsamarte.html
11.06.2011

Pubblicato da Davide

  • sidellaccio

    Ottimo articolo.
    Grazie!
    http://www.silviodellaccio.it

  • maremosso

    SEGNALO CARATTERIZZAZIONE DELL’ARTISTA : Maurizio Cattelan, il più quotato sul mercato tra gli artisti italiani viventi, nasce a Padova nel 1960 e inizia a lavorare a Milano, realizzando oggetti non-funzionanti, in sintonia con le tendenze del concettuale. Il debutto espositivo è nel 1991, alla Galleria d’Arte Moderna di Bologna, dove presenta «Stadium 1991», lunghissimo tavolo da calcetto, con undici giocatori senegalesi e altrettanti scelti tra le riserve del Cesena. Già nel 1986 aveva lanciato una provocazione, con «Untitled», del 1986, una tela squarciata in tre pezzi alla maniera di Lucio Fontana, creando però la «Z» di Zorro, che sarà il suo «marchio» negli anni successivi. L’artista si guadagna un forte riscontro dal pubblico e dal mercato dell’arte. In una performance a Milano, Cattelan attacca al muro con lo scotch il suo gallerista Massimo De Carlo.METEORITI SUL VATICANO – L’opera più nota più nota di Cattelan «La Nona Ora», scultura realizzata nel 1999 che raffigura Giovanni Paolo II abbattuto a terra sotto il peso di un enorme meteorite e circondato da vetri infranti. Al centro di molte polemiche, il lavoro è stato esposto alla Royal Academy di Londra e a Varsavia e battuto da Christiès nel 2001 per la cifra record di 886 mila dollari, all’epoca equivalenti a due miliardi di lire.LA BIENNALE AI CARAIBI – Cattelan vive a New York, ma le sue provocazioni si trovano in mezzo mondo. Ai Caraibi l’artista ha organizzato la «sesta Biennale»: peccato che non ce ne fossero mai state prima e non ne siano seguite altre. L’«installazione» consisteva in due settimane di villeggiatura gratis per gli artisti invitati e nessuna opera esposta, lasciando a bocca aperta le delegazioni di critici accorsi inutilmente. Persino con la Biennale vera, quella di Venezia, Cattelan non ha scherzato. Nel ’93 ha sconvolto la laguna mettendo in scena «Lavorare è un brutto mestiere», il cui obiettivo era quello di vendere a un’agenzia di pubblicità il suo spazio espositivo.L’ASINO E I DOTTORI – A New York, sulla 20esima strada, Cattelan ha aperto una vetrina minimale, la «Wrong Gallery», dove di volta in volta viene esposto un artista. È sempre un evento e i newyorkesi ne vanno matti. Le quotazioni «stellari» delle sue opere generano spesso critiche e malumori, nel mondo dell’arte e non solo. Cattelan non si è risparmiato le sue uscite spiazzanti neanche nel giorno della laurea honoris causa conferitagli dalla facoltà di Sociologia dell’università di Trento. Identificandosi con un asino, ne ha regalato uno imbalsamato all’ateneo. Titolo dell’installazione «Un asino tra i dottori». ——CONCLUSIONE: La gente sceglie il simile. Una popolazione composta prevalentemente da cretini si sceglierà un cretino come capo. Un gruppo di studenti cretini ascolterà attentamente le lezioni di un maestro cretino. Anche la schiera dei pochi intelligenti intimorita dalla propria esiguità numerica tentennerà a manifestare concetti logici ma controcorrente per non finire ghettizzata. Solo una forte presa di posizione è in grado di superare l’assuefazione e la passività del conformismo acritico. Rammento l’atto di coraggio del Rag. Ugo Fantozzi che tolse il velo alle ipocrisie ed al servilismo artistico commentando a suo modo l’opera di Sergei M. Eizenstein “La Corazzata Potemkin è una ca..ta pazzesca”

  • Faulken

    Anche questo articolo è figlio della “cultura del piagnisteo” come se il vero problema sia la violenza contro gli animali e non le motivazioni di questa violenza oggi. I gesti della cultura medievale accadevano entro un orizzonte simbolico e non per motivi commerciali come per l’arte contemporanea che è solo 3 B, brand, business e bluff… Una società che ha oppresso il significato per il significante, psicanalisi, filosofia contemporanea, semiotica e bla bla bla, non può che produrre cose, appunto, insignificanti, arte compresa.

  • martiusmarcus

    indeciso… sì, sono indeciso su chi mi indispone di più: gli zoofili – gente malata nelle identificazioni proiettive più elementari – o le cacchine del biz-art nazionale i internazionale. Entrambe le schiere – emotivamente e intellettualmente estranee a qualsiasi comunità reale di gente normale – hanno il mio permesso scritto di rompersi le corna a vicenda: fatevi male!

  • Tetris1917

    Un bel panino bisogna pure farlo mangiare a questi artisti. O mi sbaglio.

  • orckrist

    Chissà cosa pensa l’articolista della plastinazione del dottor Gunther Von Hagens….

  • Zret

    Avevano proprio ragione gli gnostici ad identificare una categoria “umana” come ilica, irrimediabilmente perduta. L’empatia e l’intelligenza sono definiti “piagnisteo”, mentre un bieco cinismo trionfa su tutto. Ha più anima una pietra e non è un’iperbole.

  • Nauseato

    Non ho assolutamente nulla contro gli animali trovandoli a costo di essere retorico, sicuramente “migliori” della maggioranza del genere umano.
    Ma Cattelan del tutto a parte, personalmente verso i piccioni nutro un’avversione inestinguibile 😀

    In una società sana [..]”
    Ovvero la scoperta dell’acqua calda.

    Non saprei dire esattamente il perché. Ma leggendo avvertivo un’inaggirabile quanto istintiva irritazione.

  • sandrez

    non concordo…l’arte ha (ed ha sempre avuto) uno status tutto suo…se chi ha scritto questo articolo avesse studiato Storia dell’Arte non avrebbe scritto quello che ha scritto….visto cosa ha scritto e i termini usati e i paragoni fatti con cose che non si accostano all’arte minimamente (corrida ad esempio), non credo abbia fatto Scienze dei Beni Culturali o all’Accademia d’Arte…ergo non ha la competenza per giudicare l’arte stessa (per farlo serve Competenza e Professionalità)

    gli artisti e l’arte non devono avere morale o rispecchiare la morale e l’etica o fare in modo che non si pratichi più la vivisezione e l’imbalsamazione.

    proprio Cattelan definito post-duchampiano (e qui bisogna aver letto qualche libro) fa arte che “spezza/rompe” col quieto vivere/pensare….l’arte non fa altro che proporre continui dubbi…soprattutto da Duchamp in poi (arte concettuale e surrealismo)…cercate le opere di questo artista e vedrete come le immagini non abbiano più corrispondenza diretta coi significati comuni e i contesti comuni degli oggetti usati (es. su tutti “Orinatoio”) e anzi si vuole proprio stravolgere tale corrispondenza per suscitare nello spettatore un senso di “sbigottimento” che faccia ripensare alle proprie precedenti convinzioni

    certo ho pena per quei piccioni ma ritengo che il proposito dell’artista non sia mostrare piccioni morti in sé e/o fare un elogio della imbalsamazione ma porre lo spettatore di fronte all’idea di piccioni morti e di fronte ai pensieri che tal visione può causare…al solito si guarda l’indice che indica e non si guarda la luna.

    non sto difendendo “l’uccisione di piccioni”…sto difendendo l’arte in sé…possiamo poi concordare che l’arte, come diceva Marx, è generata da altro…non ci piove…ma purtroppo la mia conoscenza è sull’arte e non sulle sovrastrutture che l’hanno prodotta…se l’articolo avesse parlato di queste sovrastrutture e di come esista uno “spirito del tempo” definito dalle élite che determina l’andamento dell’arte stessa, avrei scritto “ottimo articolo”.

    de gustibus non disputandum est…se una cosa non piace mica si deve obbligare chiunque a non farsela piacere…certo visti i tempi che corrono una installazione meno lugubre sarebbe stata meglio (?!?!…ma meglio di cosa in fondo…?!?!?)…però l’articolista non ha pensato che è stata fatta apposta proprio per scandalizzare e per far riflettere gli spettatori?…a chi ha scritto, questo concetto è completamente oscuro…meglio invece rimanere fissi sulle proprie convinzioni, vero? 😉

    diceva Pasolini “Io penso che scandalizzare sia un diritto, essere scandalizzati un piacere, e chi rifiuta il piacere di essere scandalizzato è un moralista, il cosiddetto moralista“.

  • Nauseato

    Concordo su tutto.
    E proprio l’altro giorno nel programma radiofonico pomeridiano di RAI3 uno studioso di Storia dell’Arte parlava della crisi profondissima che attraversa oggi tale scienza storica. Specialmente in italia.

    Crisi se non forse dell’arte stessa, aggiungerei io …

    E in ogni caso tra il serio e il faceto mi sentirei di riportare la conclusione di un breve articoletto di Gramellini apparso su La Stampa al riguardo.

    “[..] Davanti al ritratto di un uomo a testa in giù, mi capitò di udire un critico profondersi in gargarismi per il pittore che «aveva denunciato il rovesciamento della realtà operato dal Potere». Stavo riflettendo sulla profondità del messaggio, quando un commesso si avvicinò al quadro e lo mise nel verso giusto, scusandosi per l’errore.

  • Zret

    L’arte non è un epifenomeno.

  • Freeanimals

    Martiusmarcus, la guerra, qui, non è tra animalisti e artisti pazzi, ma tra persone serie e rispettose della vita e macellai, pescatori, pellicciai, circensi, cacciatori, carnivoristi, vivisettori, inquinatori, guerrafondai, eccetera, eccetera, eccetera. Tu da che parte ti collochi? Mi piace la tua frase: “Comunità reale di gente normale”. Davvero esilarante!

    Sandrez, trovo spesso persone esperte in qualcosa che mi dicono: se non conosci a fondo un argomento non ne puoi parlare. Per esempio, i vivisettori vorrebbero che tutti gli animalisti fossero laureati in medicina, altrimenti, con loro, non parlano.
    Secondo me, in questo modo, le varie caste hanno espropriato al cittadino utente la possibilità di dire la sua. Se non si è ufficialmente insigniti di laurea, non si ha diritto di esprimere valutazioni morali, come se avere una coscienza (o pretendere di averla) non fosse sufficiente per dire cosa è bene e cosa è male. Quella che per te è arte, per me è uno dei tanti segnali di decadimento morale della società, una società che forse ha i giorni contati. Sic transit gloria mundi, e anche il tuo “mona” Cattelan sarà dimenticato.

  • sandrez

    infatti l’arte pone in opera il reale (mimesis)…se il reale è “marcio” lo è pure l’arte…ripeto, non sto difendendo allevamenti intensivi, macellai, vivisettori ecc…l’arte può fare quel che vuole…se chi riceve è nauseato allora “cambia canale” per dirla come fosse la tv…non deve piacere a tutti per forza…e mi spiace di aver calcato la mani sul profilo “competenza” ma il “gusto” non è una cosa che si basa sull’empatia o l’emotività o sul “buon gusto”…dovrebbe essere più distaccato e in ogni caso distaccato dalla morale…dal punto di vista emotivo/morale concordo che uccidere, squartare e imbalsamare animali non sia una cosa degna di lode anzi….e comunque pure per me l’arte contemporanea (che molto spesso tende a scioccare in modo fine a sé stesso) ha poco “senso” (così come è diversa la satira dalle volgarità dei comici dozzinali…per la satira la “volgarità” è il mezzo per raggiungere lo scopo)…per cui non sono il difensore di Cattelan ma dello “statuto dell’artista”…è poi il pubblico, la critica, lo spirito di un’epoca, e (ahimè) i soldi, che determinano il gusto del periodo e le tendenze….e come dici giustamente tutto cadrà nell’oblio alla fine e aggiungo, per fortuna!…”O ciechi, il tanto affaticar che giova? Tutti torniamo a la grande madre antica, E il nome nostro a pena si ritrova”

  • Freeanimals

    Tu che sei un esperto di arte, saprai anche il nome di quell’artista che vendeva barattoli recanti l’etichetta “Merda d’artista”. Ecco, se si limitassero a fornire questo genere di perfomances, non avrei nulla in contrario, ma siccome squartano e massacrano animali incolpevoli, esattamente come fa il resto della società che vorrebbero criticare (o urtare), non possono in nessun modo essere accettati. Gli artisti non sono una casta a parte a cui è stata data licenza di uccidere: ci pensano già gli agenti segreti, per quello. Andresti a raccontare una barzelletta, così tanto per fare il simpaticone, sulla differenza tra un ebreo e una torta messi nel forno, in un circolo giudaico? (la torta non grida). No, non lo faresti perché saresti preso a calci in culo. E allora, perché offendi i sentimenti di una minoranza di cittadini che va sotto il nome di animalisti? Forse sai che non ti prenderanno a sberle e, in tal caso, sei un vigliacco. Cattelan è un vigliacco, come Nitsch e la mia professoressa di educazione artistica. E chissà quanti altri!

  • dana74

    semplicemente GIUSTO!
    Bella la Kultura eh?

  • Zret

    Il mondo è pieno di codardi… dal cattivo gusto, per giunta.

  • sandrez

    ok è un vigliacco come i cacciatori…come ho detto pure a me l’arte contemporanea “senza senso se non fine a sé stessa” non piace…non vado e non andrò a mostre di e con Cattelan e/o altri squartatori…e se davanti ad una tal mostra ci fossero ambientalisti, “tiferei” per loro…alla fine è anche il pubblico che giudica le opere e gli artisti, andando alle mostre…quando tutti etichetteranno Cattelan come “psicopatico con manie omicide”, la sua carriera finirà e finirà la tendenza ad ammazzare animali per ostentarne le carcasse..e magari un giorno non ci sarà più la caccia sportiva o la vivisezione…è solo questione di tempo…la tua indignazione è sacrosanta…ma l’aver usato alcuni paragoni con la corrida o argomentazioni come la morale, l’etica e il “buon gusto” per giudicare tal (malsana) rappresentazione artistica, non può passare…Cattelan ha osato ciò, dopo i commenti e la nausea che ha suscitano, nessuno lo rifarà (spero)…però capisco che non avrebbe nemmeno dovuto osare tanto e spero che abbia quel che si merita…come esseri umani purtroppo ci serve un errore per imparare a non rifare lo stesso errore…sperando di non cadere nel “diabolico”…che vuoi farci…fosse per me saremmo ancora scimmie che vivono sugli alberi e si lanciano sterco.

  • Freeanimals

    Faulken, mi sei stato di stimolo. Per cui ho scritto il seguente articolo, in cui sei citato:

    http://freeanimals-freeanimals.blogspot.com/2011/06/la-cultura-del-piagnistereo.html

    http://www.stampalibera.com/?p=27563

    Sandrez, come vedi alla fine ci siamo trovati sulle stesse posizioni. O quasi.
    Zret, grazie per l’appoggio.
    Ciao a tutti.

  • Faulken

    Ho letto l’articolo

    la frase era tra virgolette perché citazione di/da questo testo

    http://www.adelphi.it/libro/9788845917851

    bisognerebbe aver letto il testo di Hughes quindi per comprendere il senso del mio commentino che di certo non era contro/a l’animalismo e che credo tu abbia travisato e portate su altre sponde.

    un cordiale saluto