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IL VERO MISTERO DELLA SCOMPARSA DI EMANUELA ORLANDI

DI H.S.
Comedonchisciotte

Per buona parte della tarda primavera e degli inizi di quest’estate ha nuovamente tenuto banco e catturato l’attenzione di noi , povero popolo di spettatori e “voyeuristi”, il caso della scomparsa di Emanuela Orlandi , la ragazza quindicenne e cittadina vaticana che scomparve agli inizi del giugno di venticinque anni presumibilmente all’uscita della scuola di musica del piccolo ma potente stato nel cuore dell’urbe che ella frequentava con assiduità. Già da un paio di anni le cronache della capitale sono state scosse anno per la rivelazione “anonima” del coinvolgimento nel rapimento della ragazza di Renatino De Pedis , il potente boss della ormai leggendaria banda della Magliana , i cui resti sono stati sepolti nella cripta della Basilica di Sant’Apollinare attigua , peraltro , al palazzo in cui risiedeva la succitata scuola di musica , con la complicità di importanti personaggi riconducibili al Vaticano e porporati. A Renatino , noto alle tristi cronache , sarebbe stato concesso l’onore di essere sepolto in compagnia di santi e papi con il benestare del Cardinale Poletti , “Vicario Generale di Sua Santità”. Più recentemente l’antica amante di De Pedis e già moglie dell’ex calciatore della Lazio Bruno Giordano Sabrina Minardi ha ampiamente confermato questo scenario tirando in ballo l’ormai defunto (e discusso) Monsignor Marcinkus , il “padrone” dello IOR , la banca vaticana. Dietro questo crimine il presunto scenario di ricatti legati alla vicenda del Banco Ambrosiano , della morte di Calvi e dei legami fra la P2 e importanti pezzi grossi del Vaticano. A questo proposito mi sento quasi in obbligo di consigliare un’interessante ed ottima lettura a riguardo di un giornalista che si è occupato in maniera approfondita del caso della scomparsa della povera ragazza senza concedere nulla all’onda vergognosamente conformista seminando dubbi e presentando un diverso scenario degli eventi e , quasi , rovesciando i fatti per come sono stati presentati al pubblico italiano nelle svariate versioni. Il libro in questione è “Emanuela Orlandi – la verità” scritto da Pino Nicotri , già firma della Repubblica e dell’Espresso , e pubblicato da Baldini Castaldi Dalai. Non mi spenderò a trattare diffusamente di questo notevole saggio per non sottrarre al lettore il piacere di sfogliarlo , ma mi soffermerò unicamente sui punti principali e utili.

Innanzitutto l’intenzione di Nicotri è quella di sfatare un mito che costituisce l’autentico mistero di tutta la vicenda , ovverosia il rapimento della ragazza che è stato assunto come un indiscutibile postulato nonostante le evidenti falle che si prospettano dinnanzi ad una logica serrata e stringente… ma anche molto meno ! Come è noto il “rapimento” della Orlandi è stato corredato da comunicati deliranti ed ipotesi fantasiose che hanno investito KGB , STASI , Lupi Grigi – l’organizzazione terroristica turca di estrema destra cui apparteneva l’attentatore del Papa Agca – , la P2 con la complicità della CIA e degli americani fino alle recenti rivelazioni sulla banda della Magliana. La penna di Nicotri è pungente e caustica con scorci di ironia irresistibile quando mostra l’insensatezza o l’”ingenuità” di certe dichiarazioni in merito. In effetti il caso Orlandi , se lo si assume dal punto di vista del “rapimento” , fa acqua da tutte le parti , innanzitutto perché , caso più unico che raro in un Italia sconvolta da decine di sequestri nel corso degli anni Settanta e Ottanta , i “rapitori” non si premurarono mai di fornire la benché minima prova diretta di avere l’ostaggio nelle mani. A lungo è stata concentrata l’attenzione sul sequestro “politico” da parte di un fantomatico gruppo legato ai Lupi Grigi , con la complicità dei servizi segreti del blocco sovietico , per ottenere la liberazione di Agca il quale avrebbe potuto rivelare i retroscena della cosiddetta “pista bulgara” dell’attentato al Papa. Ma perché mai dei servizi segreti dovrebbero impelagarsi in un’operazione che , nell’economia dell’azione di tali organismi , è chiaramente assurda. Tanto vale , come è successo , montare una campagna di “guerra psicologica” con falsi comunicati costruiti per stornare l’attenzione dalla “pista bulgara” come , in effetti , ha fatto la STASI. Altro è il discorso di coinvolgere un servizio segreto – e non importa il colore – nel sequestro politico a scopo di manipolazione o ricatto di una ragazza che , ricordiamolo , non era che la figlia di un modesto messo del Vaticano. Tanto valeva , quindi , rapire un Cardinale ! La questione non cambia se , ad essere coinvolto , è unicamente un gruppo terroristico o armato come quello dei Lupi Grigi , perché non esiste una casistica su azioni di questo tipo con l’intento di esercitare una pressione , nella fattispecie , facendo leva sul presunto “umanitarismo” papale. Diversi membri dei Lupi Grigi , a partire proprio dal farneticante Agca , hanno rilasciato varie dichiarazioni in merito alla paternità del sequestro , ma senza mai fornire la benché minima prova.

Un’altra leggenda è quella che vuole Emanuela Orlandi in Turchia , viva e vegeta , ma , se così fosse , scrive giustamente Nicotri , “perché non le vanno a parlare ?”. Il rapimento a fini di lucro ed esclusivamente delinquenziali è da escludersi , data la condizione economica non florida della famiglia Orlandi , ma anche la pista del ricatto esercitato nei confronti del Vaticano e legato alla questione IOR – Banco Ambrosiano rimane deboluccia. A dirla tutta la Minardi non pare una teste attendibile e confonde date ed episodi. Che poi Renatino abbia prelevato la ragazza a pochi metri dal Senato sotto gli occhi di agenti e vigili urbani pare , onestamente , incredibile. Se possiamo credere – e crediamo di fatto ! . che Renatino De Pedis godesse di ampie protezioni e amicizie a Roma e in Vaticano , perché dobbiamo invece credere anche che il boss si sia scomodato a rapire la ragazza sotto gli occhi di miriadi di occhi e di telecamere ? Nicotri è estremamente convincente quando liquida l’ipotesi del “rapimento” aggiungendo – perché questa è l’intenzione del saggio – che essa è stata imposta per nascondere e manipolare la verità sul caso Orlandi , verità che per il giornalista – e non possiamo non trovarci d’accordo su questo punto – ruota intorno alle mura leonine. Il fatto da cui non si può prescindere è che il Vaticano , soprattutto nella persona del Papa , ha presto avvalorato la tesi del “rapimento” , quando questo non aveva alcun fondamento o riscontro. Solo dopo una sortita di Papa Wojytila si moltiplicheranno comunicati , manipolazioni e depistagli… Alla famiglia Orlandi verrà detto che Emanuela “è vittima del terrorismo internazionale” , espressione quanto mai fumosa. Ma varie circostanze indirizzano verso la pista vaticana per un’ipotesi diversa e , forse , più sconvolgente di quella del rapimento : innanzitutto la mancanza di collaborazione con la magistratura italiana. Anzi i porporati provvederanno a erigere un muro di omertà e silenzio e , a parere degli stessi inquirenti , la verità è conosciuta in Vaticano , ma la si vuole nascondere ed insabbiare. C’è poi da aggiungere che i presunti “rapitori riferiranno circostanze che solo chi era vicino alla ragazza o in Vaticano era in grado di riferire e forniranno “prove” che riconducono alla scuola di musica frequentata dalla ragazza. Così per venticinque anni si stende una cappa , una coltre che cela una realtà diversa dal “rapimento”… Una mistura di menzogne , manipolazioni , falsi scoop a volte talmente grossolani da far bere al grande pubblico che , in buona parte , crede ancora e và a Messa. Un “rapimento” di cui cambia la firma d’autore , ma non l’inconsistenza.

Al contrario se lo scopo principale di Nicotri è smontare l’assurda – a pensarci bene – “realtà” del “sequestro” – perché come tale viene servito dai mass media – illustrando un’ipotesi alternativa sconvolgente , tutta interna al Vaticano. In questo senso , fidandosi delle dichiarazioni di alcuni agenti del SISDE , il servizio segreto civile italiano , Nicotri ritiene che , come Wilma Montesi , la ragazza sia morta nel corso di un incontro conviviale , di un festino. A differenza della Montesi , il cui corpo emerse dalla spiaggia , suscitando lo scandalo e una faida di potere interna al partito di maggioranza , la DC , il corpo di Emanuela venne fatto sparire. Qualcuno deve essersi ricordato dei fatti di trent’anni prima provvedendo a far sparire il cadavere. Secondo Nicotri monsignor Marcinkus e la pista vaticana “economica” basata sul ricatto criminale per le vicende dello IOR – Banco Ambrosiano – P2 non c’entrano nulla , mentre il tutto è da ricondurre alla torbida sessualità di taluni ambienti vaticani puntando il dito sulla pedofilia del monsignore polacco addetto all’anticamera del Papa. La questione , insomma , investirebbe l’entourage di Papa Wojytila e il Papa stesso e non i suoi nemici interni od esterni. La responsabilità papale risalterebbe nei tentativi di costruire un castello di manipolazioni , a partire dal “sequestro” preso per buono rapidamente , per difendere il segreto pontificio che vige sugli atti di abuso sessuale perpetrati dai religiosi. Nicotri documenta come da tempo e ancor prima del Papa , che quasi all’unanimità si vorrebbe santificare , il Vaticano mantenesse e mantenga il più rigido silenzio sulla pedofilia e sui casi di abuso sessuale perpetrati da preti e porporati. Può Emanuela , essere rimasta vittima dei vizi e delle perversioni di un potente porporato del Vaticano ? Ovviamente non v’è certezza su questi fatti , ma rimane il fatto che la pista dell’incidente nel corso di un festino con tanto di eccessi sessuali rimane ed è , nei fatti , molto più credibile del “sequestro”. Di fatto molti minori spariscono senza lasciare traccia e spesso non di propria volontà. Di fatto Emanuela Orlandi non si è più fatta viva e bisognerebbe chiedersi perché , se è stata lasciata libera dai “rapitori” o anche se ha “simpatizzato” con qualcuno di loro , perché non dà la benché minima notizia di sé , adesso che avrebbe una quarantina d’anni. E’ molto più logico pensare che sia morta e , anzi , è forse morta proprio in quei primi giorni del giugno del 1983 , e che il suo cadavere sia stato occultato da qualche parte in Vaticano , i cui palazzi peraltro godono dell’extraterritorialità. Ed è stato proprio il Vaticano , nei suoi vertici ad avallare le numerose bugie e macchinazioni e a impedire nei fatti l’accertamento della verità. Una pista “sessuale” interna al Vaticano su cui , poi si possono essere ineriti i tentativi di sciacallaggio e di ricatto della STASI , della banda della Magliana e di altri soggetti anche singoli che possono aver sfruttato la vicenda per fini che , comunque , prescindevano dal fatto in sé.
Tutta la verità non la sapremo mai , mentre l’unica certezza possibile che possiamo accogliere riguarda il coinvolgimento di personaggi dei Vaticano e che il tutto si concentra nel piccolo Stato.

Per il resto le pagine che il sottoscritto ha letto con maggior piacere sono stata comunque quelle dedicate al ruolo che i mass media hanno svolto nell’intera vicenda. Qui , tra il serio e il faceto , il vetriolo fa forse maggior presa. Secondo Nicotri il giornalismo soprattutto televisivo di casa nostra o pseudo tale ha sostanzialmente assecondato le versioni che il Vaticano ha fornito , ma , soprattutto , emerge un panorama sconcertante e sconfortante caratterizzato da conformismo , scarsa professionalità , poca onestà e dalla maledetta legge dell’audience con la rincorsa di scoop fasulli , il tutto , poi , viene servito con il contorno di dibattiti televisivi tarocchi , con ospiti che nulla sanno dei fatti in questione e con la neanche tanto celata volontà di costruire degli spettacoli o delle fiction più che di cercare la verità. Nel mirino del giornalista finiscono il vecchio “Telefono Giallo” condotto venti anni or sono dal collega Augias , “Novecento” di Pippo Baudo , il cantore dello show televisivo nazionalpopolare e , soprattutto , “Chi l’ha visto ?” da qualche anno nelle mani della giornalista televisiva di RAITRE Federica Sciarelli che viene ironicamente definita da Nicotri “la bocca della verità sul caso Orlandi”. Sorprendentemente la famiglia Orlandi si presterà a quelli che , con buona evidenza , vengono allestiti come altrettanti show , tuttavia il ritrattino più pungente e velenoso viene riservato all’ex magistrato Ferdinando Imposimato che da anni si è quasi imposto come l’”esperto” e portatore del Verbo su vari misteri d’Italia come il caso Moro , l’attentato al Papa e lo stesso mistero della scomparsa di Emanuela Orlandi. Forse non è un caso che la sua fama si sia imposta nel periodo di quella Commissione Mithrokin presieduta dal senatore forzitaliota Guzzanti , già giornalista di Repubblica , poi socialista craxiano e ufficioso portavoce dell’allora Presidente della Repubblica ed ineffabile “gladiatore” Cossiga con l’intento neanche tanto nascosto di ricondurre i principali misteri d’Italia alla mano del KGB con la complicità dell’allora PCI e , quindi , di colpire il centrosinistra e Prodi. Una squisita operazione che ha prodotto parecchie bufale con i soldi dei contribuenti e che si è giovata di improbabili consulenti come l’ormai arcinoto Scaramella.

Pare che Imposimato abbia sfruttato bene questa lunga onda , scrivendo numerosi libri sui misteri d’Italia e anche sulla scomparsa di Emanuela Orlandi calcando la mano sul presunto ruolo del KGB e degli altri servizi segreti del blocco sovietico. Tra l’altro è diventato molto popolare come “giudice” del programma di Mediaset “Forum” ! Qualche tempo fa Nicotri avrebbe dovuto scrivere il suo primo libro sul caso Orlandi proprio in coppia con Imposimato , ma poi saltò tutto… Non anticipo nulla , ma posso solo aggiungere che la testimonianza portata sul metodo investigativo dell’ex giudice Imposimato non dovrebbe essere molto gradita da quest’ultimo. Per quel che mi riguarda ricordo ancora la partecipazione dell’ex giudice – a cui , nel corso della sua attività di magistrato , è stato ucciso il fratello dalla camorra – ad una trasmissione condotta da Gad Lerner su RAITRE sul caso Moro più di dieci anni fa. Allora Imposimato era senatore eletto come indipendente nelle file del PDS , l’erede del vecchio PCI. Non si capiva di che cosa si dovesse discutere : gli ospiti , fra cui mi pare ci fossero i giornalisti Bocca e la Rossanda , facevano a gara per ribadire che “sul caso Moro non ‘era più niente da scoprire e non c’era alcun mistero !”. Imposimato , che in qualità di giudice istruttore si è occupato molto del terrorismo brigatista e di estrema sinistra compreso il caso Moro e , quindi , doveva saperne un pochino di più degli altri , non faceva eccezione. Qualche anno dopo avrebbe evidentemente cambiato idea tirando in ballo il ruolo del KGB.

In definitiva “Emanuela Orlandi – la verità” è soprattutto l’invito a praticare un serio e professionale giornalismo investigativo senza la malaugurata intenzione di scrivere delle fiction , di prestarsi ad azioni depistatorie o di ricercare per forza lo scoop incorrendo in incidenti o bufale colossali.
E’ soprattutto per questa ragione che rinnovo l’invito a leggere il notevole saggio di Nicotri e , nello stesso tempo , l’augurio di un buona e piacevole lettura.

HS
Fonte: www.comedonchisciotte.org
16.12.08

Pubblicato da Davide

  • NerOscuro

    Invito che seguirò volentieri.

  • Affus

    Articolo – inchiesta ProDeo

    La Peste è riuscita a ricostruire la storia dell’inchiesta approdata al nulla più assoluto. Quella del settimanale Mondo d’Oggi , nel lontano 1968. Il servizio venne preannunciato e poi insabbiato, tanto che il giornale chiuse. L’inchiesta, dal titolo “Chi sono e cosa fanno questi signori?” preannunciava delle rivelazioni sconcertanti: «E’ venuto il momento di raccontare, senza reticenze, senza timori, senza ombre… Il più complesso e misterioso intrigo degli ultimi venti anni». In quella che venne definita l’Operazione Pro-Deo. Ma quella, per Mondo d’Oggi fu l’ultimo numero. Ma cosa si nascondeva dietro la facciata? Come entra nella vicenda il Senatore a vita Giulio Andreotti? Chi erano i personaggi rappresentati nella fotografia pubblicata dal settimanale? E Mino Pecorelli? Una storia inventata quella del ritrovamento, nella sua redazione di una grande mole di documentazione sulla Pro-Deo? Chi era il suo informatore? Mons. De Angelis ? Il servizio sul settimanale lo aveva preparato lui? Felix Morlion era veramente un uomo dei servizi segreti americani? Perchè il suo nome viene ritrovato negli archivi dell’OSS – l’Office of Strategic Services?
    Pensare che l’idea dell’Università fu di Padre Andrew Felix Morlion, ex agente della CIA, che fondò, negli anni difficili del dopoguerra la prima università ecclesiastica: la Pro-Deo. Quella che è oggi diventata la Luiss – Libera Università degli Studi Sociali.

    Eccola la foto incriminata. Anno 1968, il mese ottobre. Il settimanale Mondo D’oggi. Il giornale chiuse subito dopo. Un avvertimento? Un messaggio? Un ricatto? Semplicemente un caso? Chi era il giornalista misterioso che aveva realizzato il servizio? Si trattava, come dicono molti, di Mino Pecorelli? Ci sono molti a giurare che fosse così. Non tutti, però. Mino Pecorelli lavorava a Mondo D’Oggi non come giornalista ma come consulente. Era un avvocato civilista. Curava per il giornale la pubblicità e si occupava di altro. Insomma non era ancora il giornalista che ritroviamo nell’agenzia OP – Osservatorio politico – prima e nel settimanale poi, negli anni 78/79. La sua carriera di giornalista comincia solo più tardi. Certo il fatto di aver frequentato giornali e giornalisti deve comunque avergli facilitato il compito. Ma l’inchiesta sulla Pro-Deo non era la sua, non prima di quel momento. Poi, risulta che una grossa mole di materiale venne rinvenuta nella sua redazione in Via Tacito, dopo l’omicidio. Era il 20 marzo del 1979. Chi gli aveva passato il materiale? Si parla di Monsignor Antonio De Angelis, successivamente accusato di estorsione per una vicenda di diplomi falsi. Su questa foto però molte questioni sono rimaste aperte. Ad esempio nessuno ricorda i personaggi. Nessuno ricorda più nulla. Solo il senatore a vita Giulio Andreotti, ha risposto alla richiesta di identificarne alcuni. Ne ha riconsciuti 5 della foto: esattamente …….
    Ma andiamo con ordine e nella ricostruzione risponderemo innanzitutto agli interrogativi posti dal servizio:
    Chi è Padre Morlion?
    Nato a Dixmude il 16 maggio 1904, studiò in Belgio, Inghilterra, Francia (pedagogia), Gand (filosofia), Lovanio (teologia). Ordinato sacerdote nell’ordine dei Domenicani nel 1929, si dedicò alla critica letteraria, d’arte figurativa , cinematografica e allo studio della filosofia politica. Fondò nel 1930 a Bruxelles il centro di cultura cinematografica DOCIP (Documentation Cinematographique de la Presse), nel 1934 la Centrale Catholique de la Presse per lo studio e la diffusione di notizie ed articoli; ed infine, nel 1937, la Centrale Catholique de Propagande. Le due ultime organizzazioni si fusero più tardi, agendo su basi internazionali, nell’Unione Internazionale ProDeo, rete di centri di Studi, di informazioni giornalistiche e di pubblicazioni, organizzati in diversi continenti per l’apostolato nella vita e nell’opinione pubblica. Fondò a Roma nel 1945 la prima Facoltà di Giornalismo che si sviluppò nel 1947 con l’aggiunta di altre facoltà nell’università Internazionale ProDeo. Padre Felix Morlion arrivò in Italia con i servizi d’informazione americani OSS, nel 1944 con un passaporto americano n. 242041 rilasciato nel dicembre 1943. Una vita vissuta pericolosamente lo vede fuggire, aiutato da un comandante della Gestapo, dal Belgio dove aveva fondato il Centro di informazione cattolico Clering Hause. Comiciò cosi a collaborare con i servizi di informazione dei paesi alleati. In America ottenne anche la nomina a capo-sezione di un servizio OSS, nel quale fu decisa l’utilizzazione dei CIP -Centro Informazioni Pro Deo – da lui fondati nel 1932. Morlion arriva in Italia nel 1944 con una lettera di presentazione ad Alcide De Gasperi, firmata da Don Sturzo. La mossa successiva all’arrivo fu la fondazione del CIP italiano parallelamente alla Università Pro Deo. Il CIP italiano divenne subito molto potente tanto da dover arrivare alla costituzione di un Comitato Nazionale ProDeo, con a capo personaggi di altissimo livello : da Paolo Ricaldone, presidente della Cassa di Risparmio di Torino al conte Carlo Faina, presidente della società Montecatini, al barone Oddasso, amministratore della Snia viscosa, al professor Valletta, presidente della FIAT, per finire al dottor Roberto Fourmanoit, amministratore delegato della destra vaticana. I protettori al Governo, dopo De Gasperi, furono Gonella, Scelba, Andreotti. Fu proprio il comitato nazionale Pro-Deo a finanziare Morlion ed a farlo diventare ricco e a permettergli di realizzare investimenti immobiliari. Gli altri centri Pro-Deo sorsero in Belgio, Brasile, Venuezela, America. E l’Università? La confusione è d’obbligo. Le due cose proseguirono parallelamente, molto spesso in palese contrasto. Forse è per questo che oggi la LUISS nega un passato così poco edificante.
    Chi è Monsignor Ferrero?
    Don Carlo Ferrero, docente di Diritto ecclesiastico presso l’Università ProDeo. Indicato da alcuni “affarista di tendenze truffaldine”. Non a caso quindi l’imputazione di “Traffico di diplomi falsi” della stessa università ProDeo. Ferrero è quasi concordemente indicato come sacerdote spregiudicato e particolarmente dedito all’affarismo e ad interessi erotico-sentimentali con studentesse e giovani donne. Sotto la direzione del Ferrero – si legge in un appunto riservato da parte non identificata – la Pro-Deo elabora un servizio riservatissimo di informazioni politiche, destinate alla Segreteria di Stato ed ad alcuni industriali. Dal 1956 in poi cadono i servizi di agenzia e comincia un vero e proprio servizio riservato. I fogli di informazione sono distinti in: fogli bianchi, informazioni di politica interna; fogli rosa, politica estera; gialli, materiale sul partito comunista e socialista italiano; fogli verdi, materiale su enti a partecipazione statale. Oltre questi esiste un vero e proprio servizio segreto che riguarda il Vaticano, la politica interna e quella estera, gestito e promosso da Morlion personalmente. Le notizie dei bollettini riservati provenivano anche da fonti Sifar. Il tramite informativo tra la Segreteria di Stato con a capo Mons. Dell’Acqua e il SIFAR, era il generale Allavena. La fonte delle informazioni è il dott. D’Amato. Sono altresì noti, continua l’appunto, i rapporti che legano il Ferrero al Borghese, settimanale che non perde occasione di attaccare la politica vaticana. Ferrero venne processato per “traffico di diplomi falsi”.
    Chi è Monsignor De Angelis?
    Mons. Antonio De Angelis. Socio di Morlion. E’ presente nel Consiglio di Presidenza della Pro-Deo. De Angelis venne fatto fuori da Morlion, che cercò di liquidarlo. Lui fece un ricorso. Probabilmente fu proprio De Angelis a presentarsi alla redazione di Mondo d’Oggi con la famosa cassa di documenti, poi ritrovata nelle mani di Pecorelli.
    Chi è il misteriodo C.D.?
    Dalla difficile ricerca il misterioso C.D. potrebbe essere un membro protestante del CIP di New York, direttore del Life : C.D. Jakson. Proprio attraverso lui che Morlion realizzò il contatto Kennedy-Krusciov. Per Morlion fu la svolta.
    Chi è Padre Efrem?
    Padre Efrem da Genova. Socio di Morlion. E’ presente nel Consiglio di Presidenza della Pro-Deo.
    Chi è Igino?
    Lo troviamo ……. Igino Giordani, giornalista….fondatore della “Centro Igino Giordani”, tutt’ora attivo nei pressi di Roma.
    Chi è Wilma?
    Wilma
    Chi è Allario?
    Socio di Morlion. Presente nel Consiglio di Presidenza
    Chi è il potentissimo D’A.?
    Sconcertante ma non troppo è la presenza di Federico Umberto D’Amato. Un fascicolo segreto che lo riguarda è inserito nei 70 tomi della P2. Fascicolo denominato “OF RESERVADO PS”. Composto da più parti il documento si presenta così:
    TOP SECRET
    Le notizie riservate raccolte sul dott. D’A riguardano tre settori:
    1 – Collaborazione, che risale ad oltre venti anni con gli ambienti Pro-Deo Vaticano – OSS – CIA; (Allegato A)
    2 – Collaborazione P.C.I.;
    3 – Archivio riservato personale e rete personale, al di fuori di ogni apparato ufficiale.
    Allegato A
    L’organizzazione schematica dei servizi informativi facenti capo a P. Morlion, capo rete OSS, è stata la seguente. Inizialmente i servizi per gli USA -OSS erano coperti dalla organizzazione CIP – Centri Informazioni Pro Deo. Collaboravano con Morlion la signora Brady Anna, Obolgnsky, Smider, Gleser. L’ufficio iniziale fu fatto a Via Napoli e poi a via Nomentana, presso l’abitazione della Brady. Successivamente, nel 1955, l’organizzazione Morlion – OSS – Pro Deo, venne intregrata da due elementi: Mons. Giovanni Dunne, Mon. Bruning e dal nipote del primo, Dr. Massara. Puntualizzarono la loro attività presso i Paesi dell’Est Europeo, con fondi e trasmissioni di notizie anche alla Gran Bretagna. Nello stesso anno si gettarono le basi di una collaborazione tuttora in atto con l’Ufficio Affari Riservati del Ministero degli Interni, dr. D’Amato – Dr. Di Girolamo che con Mons. Ferrero e il dr. Croce curavano il settore Pro Deo, rivolto inizialmente in quella fase, a servizi informativi politici e di interesse economico e militare. Gli uffici di questi servizi erano posti a via del Tritone 122, poi a Viale Pola 12; la direzione ed il vaglio del materiale informativo era sempre di concerto tra Mons. Ferrero e il dr. D’Amato. Allorquando scoppiò lo scandalo spionistico degli agenti Smider e Obolenskj, fu proprio il dr. D’Amato che si interessò più di ogni altro per fare espatriare Obolonskj in Francia e Smider a Rio Grande del Sud.
    Rapporto PCI
    I rapporti diretti continui sono tenuti esclusivamente con l’On. Giancarlo Pajetta, che è stato anche il tramite di collegamento con i Servizi dell’Est. Il P.C.I ha ottenuto grossi favori – alcuni fascicoli riservati furono forniti ed altri fatti scomparire. E’ indicativamente rilevante come mai, in tutte le occasioni in cui l’Ufficio Affari Riservati e la persona del dott. D’A. sono stati oggetti di rilievo sia in sede politica, amministrativa e parlamentare, la stampa di sinistra non abbia dato alcun risalto, nè abbia proposto inchieste giornalistiche. Più di una volta l’onorevole Pajetta, Anderlini (P.S.), Amendola, hanno riconfermato il loro divisamento: “D’A. non si tocca”. Con la stampa i rapporti sono stati sempre molto cordiali; il D’A. si è servito di vari fidati giornalisti ed Agenzie di Stampa largamente finanziate tramite fondi del Ministero dell’Interno (AIFE-Senise-Op-Pecorelli, ecc…). La posizione economica di D’A, in Svizzera e presso la Banca Morin di Parigi (versamenti americani), è rilevantissima. Il D’A ha seguito anche una serie di operazioni valutarie per autorevolissime Personalità politiche, tra cui due Ministri.
    Archivio riservato e personale
    Oltre alle reti ufficiali ed ufficiose, il D’A ha avuto l’accortezza di approntare un “Ufficio riservato personale”, che ha affidato ad alcuni suoi intimissimi e fedelissimi collaboratori, che non fanno parte dell’Amministrazione, tra cui il sig. Danese. La copertura è perfetta e la massa dei documenti, molti dei quali microfilmati, è di una importanza esclusiva. Non per nulla egli suole, fra i suoi intimi, definire tale ufficio “la mia polveriera”. In queste ultime settimane molto materiale è stato portato in questa sicura “base operativa”.
    Chi è la Sig.ra M.?
    Potrebbe essere la Sig.ra Anna Maria Brady, direttrice amministrativa di tutte le agenzie CIP.
    Che cos’è il Doc 1/2/3?
    La copertura data dai servizi con la sigla DOC era aggiornata costantemente con i collaterali servizi francesi (CIP Francia), belgi (CIP Belgique), USA (Cip New York).
    L’altra Pro-Deo
    Intanto, mentre ci accingiamo a scrivere l’articolo, le ricerche continuano incessanti. La Pro-Deo apparentemente non esiste, ma praticamente invece si. Basta guardare l’elenco del telefono sotto la lettera P – Pro-Deo et Fatribus, il numero di riferimento e l’indirizzo, però, rimandano da un’altra parte. E così si arriva dapprima a Via dei Gracchi, 20 – il retrobottega, meglio, archivio della Banca di Roma. L’altro, di indirizzo non dista moltissimo, è in Via Montesanto, 14 – lo stesso indirizzo del Vescovo Maria Paolo Hnilica, già condannato per ricettazione nella vicenda di Roberto Calvi e l’affare della borsa. Una bella palazzina nel quartiere Prati, a Roma. Al telefono, risponde una signora non più giovanissima. Racconta che in questo periodo, giugno ‘95, non c’è nessuno: «Sono tutti in ritiro e torneranno a Settembre». Pare, che la vecchia Pro-Deo, ovvero l’Università, non c’entri nulla. Però c’è un altro fatto che non siamo riusciti a spiegare. Riguarda voci di persone bene informate, come si dice negli ambienti giusti. Pare, che anche ed oramai solo questa Pro-Deo sia legata ad ambienti di servizi segreti… Un bel pasticcio nel quale proprio non vogliamo entrare.

    Pdg
    1995, La Peste – Roma