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IL TIMES: ISRAELE BOMBARDA GAZA CON FOSFORO BIANCO. LA BBC: LO FECE GIA' IN LIBANO

FONTE: CARMILLA ON LINE

fosforoGaza.jpg

[Riportiamo due articoli e un video. Il primo articolo è la traduzione della notizia data oggi dal Times, secondo cui bombe al fosforo bianco sono state utilizzate a Gaza City. L’ipotesi, basata su un’analisi di immagini dell’attuale guerra mossa da Israele su Gaza, appare in queste ore sui media di tutto il mondo. Non si tratta di un’ipotesi peregrina, se consideriamo il secondo articolo che pubblichiamo in traduzione: si tratta della notizia data dalla BBC sull’ammissione da parte di Israele, la prima nella sua storia, di avere utilizzato fosforo bianco nella guerra in Libano (qui la versione video della notizia data da “Democracy Now!”). La notizia, che ebbe risalto internazionale, non sortì il medesimo clamore in Italia. Il video proposto in calce, infine, surrogherebbe l’ipotesi dell’utilizzo di fosforo bianco a Gaza. Il fosforo bianco è bandito come arma in luoghi popolati dal Trattato di Ginevra. Qui, una descrizione dei suoi devastanti effetti]

frecciabr.gif ISRAELE BOMBARDA A PIOGGIA GAZA CON FOSFORO BIANCO
di Sheera Frenkel e Michael Evans
[dal Times, 5 gennaio 2008]

Esistono elementi che inducono a sostenere che ieri, 4 gennaio 2008, Israele abbia utilizzato fosforo bianco per coprire il suo attacco nella popolatissima Striscia di Gaza. Questo tipo di arma, utilizzata anche dalle forze britanniche e statunitensi in Iraq, è capace di causare orripilanti incendi, ma risulta non illegale se utilizzata come copertura schermante.

Con l’avanzata dell’esercito israeliano verso la periferia di Gaza City, mentre il pedaggio di morte pagato dai palestinesi saliva oltre le 500 vittime, le suddette bombe al fosforo sarebbero state viste esplodere, rilasciando tentacoli di fitto fumo bianco per coprire i movimenti delle truppe. “Queste esplosioni sono fantastiche, producono un’enorme quantità di fumo che acceca il nemico, così che le forze militari possano avanzare” ha dichiarato un esperto israeliano per la sicurezza. Masse incendiarie di fosforo causano danni severi a chiunque sia nel raggio dell’esplosione e costringono possibili cecchini o addetti a trappole esplosive a ritirarsi. Israele aveva ammesso l’utilizzo di fosforo bianco nel corso della sua campagna militare contro il Libano, nel 2006.

gaza50108.jpgL’uso di quest’arma nella Striscia di Gaza, una delle aree più popolate di tutto il pianeta, con tutta probabilità solleverà ancora maggiori proteste circa l’offensiva condotta da Israele, che finora ha causato più di 2.300 feriti tra i palestinesi.
Il Trattato di Ginevra del 1980 istituisce come norma internazionale il divieto dell’utilizzo del fosforo bianco in aree abitate da civili, ma non esiste un’interdizione della normativa internazionale a riguardo dell’uso del fosforo bianco come copertura schermante o mezzo di illuminazione del bersaglio. Tuttavia, Charles Heyman, esperto militare ed ex maggiore dell’esercito britannico, ha dichiarato: “Se il fosforo bianco è stato fatto esplodere laddove si trovava una folla di civili, qualcuno dovrà prima o poi risponderne alla Corte dell’Aia. Il fosforo bianco è anche un’arma terroristica. Le bolle di fosforo che cadono sul terreno dopo l’esplosione bruciano al solo contatto con la pelle”.
I responsabili militari israeliani la scorsa notte hanno negato l’utilizzo di fosforo, ma hanno rifiutato di di precisare cosa sia stato impiegato: “Israele utilizza munizioni che sono permesse dalla legislazione internazionale” ha dichiarato il capitano Ishai David, portavoce delle Forze di Difesa israeliane. “Stiamo andando avanti con la seconda fase dell’operazione, facendo entrare truppe nella triscia di Gaza per sistemare le aree da cui i missili sono stati lanciati verso Israele”.
Le perdite civili, nelle prime 24 ore dell’offensiva di terra – lanciata dopo una settimana di bombardamenti dal cielo, dai territori confinanti e dal mare –, contano perlomeno 64 morti. Tra queste vittime ci sono i cinque membri di una famiglia, ammazzati da un proiettile sparato da un tank israeliano contro l’auto in cui si trovavano, e un paramedico che è stato ucciso quando la sua ambulanza è stata fatta esplodere sempre da un tank. Medici di Gaza City testimoniano della presenza di numerosi bambini e donne tra i morti e i feriti.
L’esercito israeliano conta anch’esso il suo primo morto, un soldato colpito dal fuoco di un mortaio. Più di trenta soldati sono stati feriti da mortai, mine e fuoco di tiratori.

Fosforo bianco: lo schermo di fumo chimico che può bruciare le ossa

– Il fosforo bianco, se esposto all’ossigeno, brucia con un’intensa fiammata gialla, producendo denso fumo bianco.
– Viene usato per creare uno schermo di fumo per copertura oppure come strumento incendiario, ma può anche essere impiegato come composto incendiario anti-uomo che causa ferite potenzialmente fatali.
– Le ustioni da fosforo sono comunque sempre almeno di secondo o terzo grado, poiché le particelle non smettono di bruciare al contatto con la pelle, finché non si sono esaurite del tutto, e non è inusuale che esse raggiungano le ossa.
– I Trattati di Ginevra vietano l’uso di fosforo come arma di offesa contro civili, ma il suo uso come schermatura fumogena non è proibito dalla legislazione internazionale.
– Israele ha già usato fosforo bianco durante la sua guerra contro il Libano nel 2006.
– Il fosforo bianco è stato utilizzato frequentemente dalle forze britanniche e statunitensi in recenti conflitti, soprattutto durante l’invasione dell’Iraq nel 2003. Il suo utilizzo ha sollevato violentissime critiche.
– Il fosforo bianco viene detto in gergo militare “Willy Pete”, nome che data dalla Prima guerra mondiale. E’ stato utilizzato comunemente all’epoca del Vienam.

frecciabr.gif ISRAELE AMMETTE L’USO DI BOMBE AL FOSFORO
[da BBC News, 22 ottobre 2006]

Per la prima volta Israele ammette di avere utilizzato i contestati ordigni al fosforo bianco durante i combattimenti di luglio e agosto contro Hezbollah in Libano.

afp203bodycamp.jpgIl ministro Jacob Edery conferma che le bombe sono state lanciate “contro obbiettivi militari in campo aperto”.
Israele aveva in precedenza dichiarato che tali armi erano state utilizzate soltanto per illuminare gli obbiettivi.
Le armi al fosforo causano incendi chimici e sia la Croce Rossa sia le associazioni per i diritti umani sostengono che esse devono venire trattate alla stregua di armi chimiche.

I Trattati di Ginevra bandiscono l’uso del fosforo bianco come arma incendiaria contro la popolazione civile e in attacchi aerei contro forze militari presenti in aree civili.
Il ministro Edery dichiara di avere confermato l’uso di queste armi durante i combattimenti, in una sessione parlamentare della settimana scorsa, per conto del ministro della Difesa, Amir Peretz.
“L’esercito israeliano ha fatto uso di bombe al fosforo nel corso della guerra contro Hezbollah, in attacchi contro target militari in campo aperto”, ha detto il ministro.
Nessuna informazione è stata fornita in merito a quando, dove o in quale modo queste bombe siano state impiegate.
Il Libano aveva in precedenza accusato Israele di usare armi al fosforo, ma gli ufficiali israeliani avevano al tempo ribattuto che si era trattato solo di marcare e illuminare il territorio.
Il Presidente libanese Emile Lahoud aveva dichiarato alla fine di luglio: “Secondo la Convenzione di Ginevra è per caso legittimo l’uso che stanno facendo di bombe al fosforo e ordigni laser contro civili e bambini?”.
Medici degli ospedali nel Libano meridionale hanno espresso il sospetto che alcune delle ustioni che si trovavano a curare fossero causate da bombe al fosforo bianco.
Le forze israeliane hanno sostenuto che le armi utilizzate in Libano non contravvengono alle normative internazionali.

frecciabr.gif IL VIDEO: FOSFORO BIANCO ISRAELIANO SU GAZA?

Fonte: www.carmillaonline.com
Link: http://www.carmillaonline.com/archives/2009/01/002895.html#002895
5.01.2009

Pubblicato da Davide

  • pierob

    Non ho parole, comunque se a qualcuno interessa…..http://sitoaurora.splinder.com/post/19497980/Ma+di+che+si+lamentano+i+pales
    Buona lettura.

  • Jack-Ben

    Lettera della vice presidente del Parlamento europeo

    di
    Luisa Morgantini
    vice-presidente del Parlamento europeo

    Non una parola, non un pensiero, non un segno di dolore per le centinaia di persone uccise, donne, bambini, anziani e militanti di Hamas, anche loro persone. Case sventrate, palazzi interi, ministeri, scuole, farmacie, posti di polizia. Ma dove è finita la nostra umanità. Dove sono i Veltroni, con i loro “I care”, come si può tacere o difendere la politica di aggressione israeliana

    La popolazione di Gaza e della Cisgiordania, i palestinesi tutti, pagano il prezzo dell’incapacità della Comunità Internazionale di far rispettare ad Israele la legalità internazionale e di cessare la sua politicale coloniale.

    Certo Hamas con il lancio dei razzi impaurisce ed è una minaccia contro la popolazione civile israeliana, azioni illegali, da condannare. Bisogna fermarli.

    Ma basta con l’ impunità di Israele e dei ricatti dei loro gruppi dirigenti.

    Dal 1967 Israele occupa militarmente i territori palestinesi, una occupazione brutale e coloniale. Furto di terra, demolizione di case, check point dove i palestinesi vengono trattati con disprezzo, picchiati, umiliati, colonie che crescono a dismisura portando via terra, acqua, distruggendo coltivazioni. Migliaia di prigionieri politici, ai quali sono impedite anche le visite dei familiari.

    Ma voi dirigenti politici, avete mai visto la disperazione di un contadino palestinese che si abbraccia al suo albero di olivo mentre un buldozzer glielo porta via e dei soldati che lo pestano con il fucile per farglielo lasciare, o una donna che partorisce dietro un masso e il marito taglia il cordone ombelicale con un sasso perché soldati israeliani al check point non gli permettono di passare per andare all’ ospedale, o Um Kamel, cacciata dalla sua casa, acquistata con sacrifici perché fanatici ebrei non sopravissuti all’olocausto ma arrivati da Brooklin, pensando che quella terra e quindi quella casa sia loro per diritto divino, sono entrati di forza e l’hanno occupata perché vogliono costruire in quel quartiere arabo di Gerusalemme un’altra colonia ebraica. Avete mai visto i bambini dei villaggi circostanti Tuwani a sud di Hebron che per andare a scuola devono camminare più di un ora e mezza perché nella strada diretta dal loro villaggio alla scuola si trova un insediamento e i coloni picchiano ed aggrediscono i bambini, oppure i pastori di Tuwani che trovano le loro tanche d’acqua o le loro pecore avvelenate da fanatici coloni, o la città di Hebron ridotta a fantasma perché nel centro storico difesi da più di mille soldati 400 coloni hanno cacciato migliaia di palestinesi, costringendo a chiudere più di 870 negozi.

    Avete visto il muro che taglia strade e quartieri che toglie terre ai villaggi che divide palestinesi da palestinesi, che annette territorio fertile e acqua ad Israele, un muro considerato illegale dalla Corte Internazionale di giustizia. Avete visto al valico di Eretz i malati di cancro rimandati indietro per questioni di sicureza, negli ultimi 19 mesi sono 283 le persone morte per mancanze di cure, avrebbero dovuto essere ricoverate negli ospedali all’estero, ma non sono stati fatti passare malgrado medici israeliani del gruppo Phisician for Human rights garantissero per loro. Avete sentito il freddo che penetra nelle ossa nelle notte gelide di Gaza perché non c’è riscaldamento, non c’è luce, o i bambini nati prematuri nell’ospedale di Shifa con i loro corpicini che vogliono vivere e bastano trenta minuti senza elettricità perché muoiano.

    Avete visto la paura e il terrore negli occhi dei bambini, i loro corpi spezzati. Certo anche quelli dei bambini di Sderot, la loro paura non è diversa, e anche i razzi uccidono ma almeno loro hanno dei rifugi dove andare e per fortuna non hanno mai visto palazzi sventrati o decine di cadaveri intorno a loro o aerei che li bombardano a tappeto. Basta un morto per dire no, ma anche le proporzioni contano dal 2002 ad oggi per lanci di razzi di estremisti palestinesi sono state uccise 20 persone. Troppe, ma a Gaza nello stesso tempo sono stati distrutte migliaia e migliaia di case ed uccise più di tre mila persone tra loro centinaia di bambini che non tiravano razzi.

    Dopo le manifestazioni di Milano dove sono state bruciate bandiere israeliane, voi dirigenti politici avete tutti manifestato indignazione, avete urlato la vostra condanna. Ne avete tutto il diritto. Io non brucio bandiere né israeliane né di altri paesi e penso che Israele abbia il diritto di esistere come uno Stato normale, uno stato per i suoi cittadini, con le frontiere del 1967, molto più ampie di quelle della partizione della Palestina decisa dalla Nazioni Unite del 1947.

    Avrei però voluto sentire la vostra indignazione e la vostra umanità e sentirvi urlare il dolore per tante morti e tanta distruzione, per tanta arroganza, per tanta disumanità, per tanta violazione del diritto internazionale e umanitario. Avrei voluto sentirvi dire ai governanti israeliani: Cessate il fuoco, cessate l’assedio a Gaza, fermate la costruzione delle colonie in Cisgiordania, finitela con l’ occupazione militare, rispettate e applicate le risoluzioni delle Nazioni Unite, questo è il modo per togliere ogni spazio ai fondamentalismi e alle minaccie contro Israele.

    Lo dicevano migliaia di israeliani a Tel Aviv; ci rifiutamo di essere nemici, basta con l’occupazione.

    Dio mio in che mondo terribile viviamo.

    SIGNIFICATIVA TESTIMONIANZA DI UNA PERSONA CHE HA ANCORA UN BRICIOLO DI COSCIENZA!

  • Tao

    GAZA, TENERE LONTANE TELECAMERE E GIORNALISTI NON FUNZIONA ASSOLUTAMENTE

    DI ROBERT FISK
    The Indipendent

    Di che cosa ha paura Israele? L’utilizzo del vecchio pretesto della “zona militare chiusa” per impedire ai media di parlare della sua occupazione della terra palestinese va avanti da anni. Tuttavia, l’ultima volta che Israele ha fatto questo gioco – a Jenin, nel 2000 – è stato un disastro. Essendo stato loro impedito di vedere la verità con i propri occhi, i giornalisti citarono i palestinesi, che sostenevano che i soldati israeliani avevano commesso un massacro – e Israele ha passato anni a negarlo. In effetti, c’era stato un massacro, ma non delle dimensioni di cui si era parlato inizialmente.

    Adesso l’esercito israeliano sta tentando di usare di nuovo la stessa tattica destinata a fallire. Impedire la presenza della stampa. Tener fuori le telecamere. Ieri mattina, solo poche ore dopo che l’esercito israeliano era entrato fra il suono dei cingolati a Gaza, per uccidere altri membri di Hamas – e, naturalmente, altri civili – Hamas riferiva la cattura di due soldati israeliani. Se ci fossero stati giornalisti sul campo, avrebbero potuto chiarire la verità – oppure mentire. Ma senza un solo giornalista occidentale a Gaza, gli israeliani non hanno potuto fare altro che dire al mondo che non sapevano se la cosa era vera.

    D’altra parte, gli israeliani sono talmente spietati che è abbastanza facile spiegare i motivi per cui vietano ai giornalisti di lavorare: tanti soldati israeliani uccideranno così tanti innocenti – oltre una sessantina a ieri sera, e sono solo quelli di cui siamo a conoscenza – che le immagini del massacro sarebbero troppo per essere tollerate. Non che i palestinesi abbiano fatto molto per essere di aiuto. Il sequestro da parte di una famiglia mafiosa palestinese del corrispondente della BBC a Gaza –alla fine liberato da Hamas, anche se questo adesso non viene ricordato – ha messo fine di colpo a qualsiasi presenza televisiva occidentale permanente nella Striscia da mesi. Tuttavia, i risultati non cambiano.

    Nel 1980, l’Unione Sovietica cacciò via tutti i giornalisti occidentali dall’Afghanistan. A quelli di noi che avevano seguito l’invasione russa e il periodo brutale che ne era seguito non fu possibile rientrare nel Paese – se non al seguito dei guerriglieri mujahidin. Io ricevetti una lettera da Charles Douglas-Hume, il direttore del Times – per il quale io allora lavoravo – che sottolineava una cosa importante. “Adesso che non abbiamo una copertura regolare dall’Afghanistan”, rimarcava il 26 marzo di quell’anno, “le sarei grato se potesse fare in modo di non perdere nessuna opportunità di rilferire i resoconti attendibili di quello che sta succedendo nel Paese. Non dobbiamo permettere che gli eventi in Afghanistan scompaiano dal giornale solo perché non abbiamo un corrispondente lì”.

    Che gli israeliani debbano far ricorso a una vecchia tattica sovietica per accecare la visione che il mondo ha della guerra può non lasciare sorpresi. Ma il risultato è che adesso a dominare le frequenze sono le voci palestinesi – invece di quelle dei giornalisti occidentali. Gli uomini e le donne che sono sotto gli attacchi degli aerei e dell’artiglieria israeliani ora stanno raccontando la loro storia alla televisione e alla radio e sui giornali, come non avevano mai potuto fare prima, senza l'”equilibrio” artificiale che tanto giornalismo televisivo impone alle dirette. Forse questa diventerà una nuova forma di copertura giornalistica: lasciare che i proagonisti raccontino la loro storia. Il rovescio della medaglia, naturalmente, è che a Gaza non c’è nessun occidentale a cercare di verificare il resoconto fuorviante degli eventi da parte di Hamas: un’altra vittoria per la milizia palestinese, che gli è stata consegnata su un piatto d’argento dagli israeliani.

    Ma c’è anche un lato più oscuro. La versione israeliana degli eventi ha ricevuto talmente tanto credito dall’amministrazione Bush, giunta ai suoi ultimi giorni, che il divieto per i giornalisti di entrare a Gaza potrebbe semplicemente avere poca importanza per l’esercito israeliano. Fino a quando andremo a indagare, qualunque cosa stiano cercando di nascondere sarà stata superata da un’altra crisi, nella quale potranno sostenere di essere in “prima linea” nella “guerra al terrorismo”.

    Versione originale:

    Robert Fisk
    Fonte: http://www.independent.co.uk
    Link: http://www.independent.co.uk/opinion/commentators/fisk/robert-fisk-keeping-out-the-cameras-and-reporters-simply-doesnt-work-1225800.html
    5.01.2009

    Versione italiana:

    Fonte: http://www.osservatorioiraq.it
    Link: http://www.osservatorioiraq.it/modules.php?name=News&file=article&sid=6903

    5.01.2009

    Traduzione di Ornella Sangiovanni

  • adriano_53

    un giornalista che ragiona sull’informazione:patetico.

  • Tao

    Strane somiglianze o vere e proprie similitudini?

    Nelle immagini che fanno da sfondo, “footage” in termini televisivi, alle corrispondenze della televisione dalla nuova guerra in Palestina, si vedono strani fiori bianchi nel cielo della “Striscia di Gaza”. La memoria ci porta alle scarne immagini della seconda battaglia di Falluja alla fine del 2004.
    L’attacco alla città irachena, roccaforte delle milizie “insorgenti”, ma anche dimora di parecchie centinaia di civili fu portato avanti dalle truppe Usa e irachene con metodologie ben sperimentate: secondo il generale Mini si fece ricorso alle tattiche della guerra nel Pacifico durante la quale i Marines dovettero stanare i giapponesi asserragliati nelle varie isole buca per buca, anfratto per anfratto. Il metodo usato allora fu quello del fuoco, mai come nella conquista degli isolotti e poi nello sbarco di Okinawa si era fatto così ampio uso di lanciafiamme e di incendiari. Il Napalm dopo il primo impiego in Europa, vide la sua consacrazione nella panoplia contemporanea proprio nella guerra “palmo a palmo” tipica dei teatri dove agisce un nemico “insorgente”. Il VietNam e la miriade di insurrezioni degli ultimi anni hanno solo ripetuto il cliché.

    A Falluja si fece ampio uso di incendiari come il ben noto fosforo bianco e dei nuovi esplodenti a bassa carica distruttiva, ma con notevoli capacità di “flash” termico. Si tratta di ordigni nei quali i componenti sono modulati in modo da massimizzare l’effetto termico istantaneo, rispetto all’onda d’urto che si ricerca quando invece si hanno necessità di demolizione.
    Sia ben chiaro, a fronte della estrema sofisticazione tecnica, si sta parlando di armi con effetti tutt’altro che “mirati” e contenuti che -anche quando sono ben indirizzate su un obiettivo puntuale- inevitabilmente finiscono per coinvolgere chi ci sta intorno. A Falluja un numero ancora imprecisato di non combattenti finì per essere coinvolto in questi “effetti collaterali” con le terribili conseguenze che possiamo immaginare.

    Sembra, ma quando si parla di queste cose la forma dubitativa indica tranquillamente la certezza, che a Falluja fossero presenti in qualità di esperti/studiosi -dalla parte degli Usa e del governo iracheno- anche quadri di Tsahal. A che cosa serva questo scambio di know how è abbastanza chiaro: anche Israele ha uno dei suoi tanti nemici prevalentemente insediato in zona cittadina. Si tratta del peggior “insorgente” contro il quale combattere, specie per un governo democratico che deve risparmiare al massimo le vite umane dei suoi cittadini in armi, perciò ogni tattica -compreso il fuoco- deve essere usata per togliere a chi si è asserragliato un po’ di questo suo vantaggio. Solo che oggi c’è una differenza: tra le due battaglie di Falluja si dette modo, chiaramente a chi poteva permetterselo, di scappare dalla città, a Gaza avviene -da anni- l’esatto contrario.
    La “Striscia” è una delle zone più densamente popolate della Terra (circa 3.900 ab./Kmq) quindi, guardando il footage delle immagini e sentendo le corrispondenze deve essere ben chiara una cosa: nella trappola per topi di nome Gaza non si può prendere per buona la storiella delle “vittime incidentali” o degli “effetti collaterali

    Paolo Busoni
    Fonte: http://it.peacereporter.net/
    6.01.2009

  • idea3online

    Una delle figure di spicco del movimento è il rabbino Amram Blau,
    sopravvissuto all’Olocausto

    Una delle figure di spicco del movimento è il rabbino Amram
    Blau, sopravvissuto all’Olocausto. Secondo il rabbino Blau, il riconoscimento
    dell’ONU allo stato di Israele sarebbe una grave ingiustizia nei confronti
    degli ebrei stessi.

     

    Il suo successore, rabbino Moshe Hirsch, ha collaborato come
    ministro del governo di Yasser Arafat. Nel 2004, poco prima della morte di
    quest’ultimo, il movimento organizzò per lui una veglia di preghiera a Parigi;
    un gran numero di organizzazioni ebraiche protestò contro il gesto, affermando
    di non poter «né ignorare né perdonare» tali «traditori del giudaismo», già
    «esclusi da decenni dalle Sinagoghe e dalle comunità»[2].

     

    In un’intervista alla televisione iraniana, Weiss si è detto
    poco preoccupato per la negazione dell’Olocausto, poiché «i sionisti utilizzano
    la questione dell’Olocausto per ottenerne benefici. Noi, ebrei che hanno subìto
    l’Olocausto, non lo utilizziamo per promuovere i nostri interessi. Noi
    affermiamo che ci sono centinaia di migliaia di ebrei nel mondo che
    identificano la nostra opposizione all’ideologia sionista e che pensano che il
    sionismo non sia uguale all’ebraismo, ma sia solo un’agenda politica»[3].

     

    Nell’estate del 2006 tutto il movimento ha protestato contro
    le «atrocità» israeliane in Libano. In un comunicato stampa[4] del 19 luglio
    2006, i Neturei Karta accusano il sionismo di essere all’origine
    dell’antisemitismo, di aver derubato gli ebrei del nome di Israele per un
    progetto politico, annunciando di pregare contro il sionismo affinché cessino
    le sofferenze nella Terra Santa e lo spargimento di sangue.

     

    http://it.wikipedia.org/wiki/Neturei_Karta

  • myone

    Mi ripeto: dicono che un terzo dei morti siano civili… e gli altri? NOn sono parenti o genitori o altro? Non ha vinto le elezioni hamas? hamas non rappresenta la volonta’ palestinese?

    Non sono li a giocare a scacchi

    Una bomba vale l’ altra. Cos’e’ che scandalizza… che le loro sono migliori?

    Ah ah ah ah. Hanno abbolito l’ uso di certe armi? Mi viene da ridere. Non hanno abbolito le guerre?

    Perche’ non se ne vanno nei paesi limitrofi arabi, escono dalle guerra, risparmiano la loro vita e quella dei loro cari e figli, e non se ne rifanno un’ altra, senz’ altro migliore di quella che hanno?

    Perche’ i paesi arabi non si fanno avanti ad accoglierli e a sistemarli?

    Perche’ l ‘italia non ne prende qualche mezzo milione, visto che siamo decadenti di manodopera, e non gli adottiamo? O perche’ non mandiamo soldi a loro affinche no vivano meglio e creano un commercio o che? Perche’ non mandiamo qualche bomba a isdraele dicendogli di lasciar stare i libanesi sull’ embargo? E se i libanesi dopo aver mangiato continuano a mandare razzi e con la fine dell’ embargo se ne comperano di migliori o li fanno entrare da altri paesi arabi piu’ forniti, e ricominciano la storia……. che facciamo?

    Io proporrei, di eliminare isdraele totalmente, cosi abbiamo risoltoil problema. A questo punto, sembra la cosa migliore e piu’ giusta.