IL TIBET E’ DIVENTATO IL FRONTE DI UNA NUOVA LOTTA DI LIBERAZIONE NAZIONALE ?

OPPURE LI’ STA ACCADENDO QUALCOSA ALTRO ?

DI GARY WILSON
Workers.org

I media di notizie USA sono riempiti con storie su avvenimenti che si svolgono in Tibet. Comunque, ogni rapporto di notizie, pare includere una nota che molto di quanto riferiscono non possa essere confermato. Le fonti dei rapporti sono vaghe e sconosciute. Se la procedura del passato è un indicatore, è probabile che le loro fonti primarie siano il Dipartimento di Stato USA e la CIA.

Una fonte spesso citata è John Ackerly. Chi è Ackerly? Come presidente della Campagna Internazionale per il Tibet, lui ed il suo gruppo sembra operino strettamente con il governo USA, entrambe il Dipartimento di Stato ed il Congresso, come parte delle loro operazioni riguardanti il Tibet. Durante la Guerra Fredda, il compito con base a Washington di Ackerly era di lavorare con “dissidenti” in Europa orientale, particolarmente della Romania nel 1978-80.

Una agenzia di sicurezza privata internazionale a Washington, la Harbor Lane Associates, elenca come suoi clienti Ackerly e la Campagna Internazionale per il Tibet, assieme all’ex Direttore della CIA e Presidente USA George H.W. Bush ed all’ex capo del Pentagono William Cohen.

La AP, la Reuters e le altre agenzie di news occidentali citano tutte Ackerly come una fonte principale per rapporti esagerati sugli scontri che sono appena avvenuti in Tibet. Per esempio, il 15 marzo la MSNBC riferiva:

“John Ackerly, della Campagna Internazionale per il Tibet, un gruppo che sostiene le richieste per l’autonomia tibetana, in una dichiarazione via e-mail ha detto di temere che ‘centinaia di tibetani siano stati arrestati e vengano interrogati e torturati'”.

Qiangba Puncog, un tibetano che è presidente del Governo Regionale Autonomo del Tibet, ha descritto la situazione in modo piuttosto differente ad un briefing per la stampa il 17 marzo a Pechino.

Secondo china.org.cn, il sito web di stato della Cina, il leader tibetano ha detto che il 14 marzo gli alleati dell’esiliato Dalai Lama “si sono impegnati in sconsiderate percosse, saccheggi, devastazioni ed incendi e le loro attività si sono presto propagate in altre parti della città. Queste persone si sono concentrate su negozi lungo la strada, scuole elementari e medie, ospedali, banche, impianti dell’energia e delle comunicazioni ed organizzazioni dei media. Hanno appiccato il fuoco a veicoli di passaggio, inseguito e percosso passeggeri sulla strada e hanno lanciato assalti a negozi, stazioni del servizio telecomunicazioni ed uffici governativi. Il loro comportamento ha causato gravi danni alla vita ed alla proprietà della gente locale ed indebolito seriamente la legge e l’ordine a Lhasa.

“Tredici civili innocenti sono stati bruciati o pugnalati a morte il 14 marzo nel tumulto a Lhasa e 61 poliziotti feriti, sei dei quali gravemente”, ha detto Qiangba Puncog.

“Le statistiche dimostrano anche che i rivoltosi hanno dato fuoco ad oltre 300 abitazioni, comprese case residenziali e 214 negozi e fracassato e bruciato 56 veicoli. …

“Qiangba Puncog ha anche affermato che il personale della sicurezza non portava o utilizzava nessuna arma letale lo scorso venerdì nell’occuparsi della sommossa. …

“Secondo Qiangba Puncog, la violenza è stata il risultato di una cospirazione tra gruppi interni ed esteri che sostengono la causa dell”indipendenza del Tibet’. ‘La cricca del Dalai Lama ha diretto, pianificato ed attentamente organizzato la sommossa”.

“Secondo Qiangba Puncog, il 10 marzo, 49 anni fa, i proprietari di schiavi del vecchio Tibet lanciarono una ribellione mirata a spaccare il paese. Quella ribellione fu rapidamente domata. Tutti gli anni dal 1959, alcuni separatisti all’interno ed all’esterno della Cina hanno condotto delle attività attorno al giorno della ribellione. …

“Qualsiasi tentativo secessionista di sabotare la stabilità del Tibet non otterrà l’appoggio del popolo ed è destinato a fallire, ha detto”.

Incontro a New Delhi

Qualunque cosa stia accadendo in Tibet è in preparazione da lungo tempo. Lo scorso giugno a New Delhi, India, è stata tenuta una conferenza degli “Amici del Tibet”. E’ stata descritta come una conferenza per la separazione del Tibet.

Il sito di notizie phayul.com allora riferì che alla conferenza si raccontava di “come le Olimpiadi potessero fornire l’unica possibilità dei tibetani per apparire e protestare”. Fu emanato un appello per proteste in tutto il mondo, una marcia di esiliati dall’India al Tibet e proteste all’interno del Tibet—tutto collegato alle prossime Olimpiadi di Pechino.

Questo fu seguito da un appello questo trascorso gennaio per una “rivolta” in Tibet, emanato da organizzazioni basate in India. Il rapporto di notizie del 25 gennaio diceva che il “Movimento di Rivolta del Popolo Tibetano” era stato costituito il 4 gennaio per concentrarsi sulle Olimpiadi del 2008 a Pechino. La data di inizio per la “rivolta” doveva essere il 10 marzo.

Al momento al quale l’appello venne emanato, l’ambasciatore USA in India David Mulford si incontrava con il Dalai Lama a Dharamsala, India. Il Sottosegretario di Stato USA Paula Dobriansky fece una visita simile a Dharamsala lo scorso novembre. La Dobriansky è anche membro del neocon Project for a New American Century. E’ stata coinvolta nelle cosiddette rivoluzioni colorate in Europa orientale.

Phayul.com riferisce che la dichiarazione del gruppo della “Rivolta” del Tibet dice che agisce “nello spirito della Rivolta del 1959”.

La rivolta del 1959

Conoscere di più della “rivolta” del 1959 potrebbe aiutare nella comprensione degli avvenimenti di oggi in Tibet.

Nel 2002 è stato pubblicato dalla University Press of Kansas un libro intitolato “La guerra segreta della CIA in Tibet”. I due autori—Kenneth Conboy della Heritage Foundation e James Morrison, un veterano dell’esercito istruttore alla CIA—espongono dettagliatamente con orgoglio come la CIA avviò e diresse il cosiddetto movimento di resistenza del Tibet. Lo stesso Dalai Lama era nel libro paga della CIA ed approvò i piani della CIA per la rivolta armata.

La CIA mise a capo del sanguinoso attacco armato del 1959 il fratello del Dalai Lama, Gyalo Thodup. Un esercito contra venne addestrato dalla CIA in Colorado e poi paracadutato in Tibet con aerei dell’aeronautica militare USA.

L’attacco del 1959 è stato un tentativo di colpo di stato progettato ed organizzato dalla CIA, molto come la successiva invasione della Baia dei Porci della Cuba socialista. Lo scopo era di rovesciare l’esistente governo tibetano ed indebolire la Rivoluzione Cinese cercando allo stesso tempo di legare il popolo del Tibet agli interessi imperialisti degli USA. Cosa dice questo della rivolta di marzo di oggi, che viene compiuta nello stesso spirito?

Versione originale:

Gary Wilson
Fonte: www.workers.org
Link: http://www.workers.org/2007/world/tibet_0327/index.html
19.03.2008

Versione italiana:

Fonte: http://freebooter.interfree.it/
23.03.08

Traduzione italiana a cura di Freebooter

10 Commenti
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Tao
Tao
23 Marzo 2008 12:16

Il Coordinamento Progetto Eurasia stigmatizza il comportamento del circo mediatico e politico del cosiddetto Occidente che in questi giorni si sta scagliando contro la Repubblica Popolare Cinese, seguendo un copione già applicato nel caso del Myanmar. Il CPE intende precisare che la questione dell’indipendenza del Tibet non ha nulla a che fare coi motivi religiosi che vengono addotti a pretesto e tanto meno con il diffondersi dell’emigrazione e della produzione cinese in Europa. Il circo politico e mediatico sta cercando di unire le varie questioni per convalidare la dottrina statunitense dello “scontro di civiltà”, declinandola in chiave anticinese. Il CPE, che tra i suoi obiettivi prioritari ha proprio quello della difesa e della salvaguardia delle tradizioni dei popoli eurasiatici, ritiene gravemente contraddittorio pensare che ciò possa avvenire con le armi ed i soldi degli Stati Uniti. La preservazione delle culture tradizionali dei popoli dell’Eurasia può e deve avvenire solo all’interno di una più vasta forma di aggregazione politica del continente. Si rileva, anche in questo caso, che i collaborazionisti atlantici delle varie tendenze convergono nel sostenere la figura del Dalai Lama, un personaggio stipendiato dalla CIA e reclamizzato dal circo mediatico occidentale, che rappresenta solo se stesso. Il Dalai Lama… Leggi tutto »

Lestaat
Lestaat
23 Marzo 2008 17:13

ohhh….finalmente si sta tornando su toni meno piagnucolosi e più intelligenti.
L’inizio non è stato dei più felici sulla faccenda Tibet nemmeno qui su comodonchisciotte….ci si è fatti prendere un po la mano dall’emotività.

Tao
Tao
25 Marzo 2008 1:55

MONACI O POPOLO DEL TIBET [Sul Tibet esiste una pessima informazione, specie in questi giorni in cui la regione è all’onore delle cronache. Per fare un minimo di chiarezza sulla questione tibetana, riportiamo questo articolo della celebre sinologa Enrica Collotti Pischel, scomparsa nel 2003. L’articolo fu pubblicato da Il manifesto il 9 gennaio 2000. Naturalmente, narrare gli antecedenti e liberarli dalle speculazioni non significa legittimare la repressione violenta delle attuali autorità cinesi contro la protesta tibetana. Ringrazio l’amico Roberto Sassi per la segnalazione.] (Valerio Evangelisti) La notizia della fuga dalla Cina del giovanissimo Lama Ugyen Trinley Dorje, terza autorità nella gerarchia delle reincarnazioni del buddhismo tibetano è stata ritenuta molto ghiotta dai giornali italiani e viene considerata un grave scacco per il governo cinese che non sarebbe riuscito a impedirla, nonostante il proprio apparato militare. Quest’interpretazione ignora che i cinesi non hanno mai fatto nulla per fermare la fuga dei rappresentanti politici e religiosi tibetani dalla Cina: nel 1959 l’intera classe dirigente tibetana, con alla testa il Dalai Lama, si allontanò da Lhasa con una lunga fuga a piedi, nonostante il pattugliamento degli aerei da combattimento cinesi. Fa parte della politica delle autorità cinesi il pensare che gli avversari è… Leggi tutto »

silviu
silviu
25 Marzo 2008 7:29

Adesso vorrei proprio vedere cosa (e se) commenteranno quelli che, professor Bertani in testa, hanno sbertucciato il Fulvio Grimaldi. Ma mi sa tanto che, dopo l’indignazione (pelosa), seguirà un silenzio tombale.

WONGA
WONGA
25 Marzo 2008 14:08

Pongo la questione centrale che finora tutti abbiamo eluso. Il pensiero controinformativo nasce in occidente,a sinistra soprattutto nella lodevole intenzione di smascherare i maneggi di chi comanda in occidente e le versioni faziose che vengono date dai media. Ora però sta accadendo qualcosa di diverso ed insieme di prevedibile:una nuova potenza sorge(Cina)e l’altra(America) fa quello che può per cercare di mantenere il controllo. Perchè il problema di fondo è che noi spesso,pur opponendoci con forza ai disegni imperialisti occidentali noi fondamentalmente ne condividiamo l’impostazione di fondo. L’occidente soffre di un complesso di centralità in tutte le sue manifestazioni,anche quelle che dicono di opporsi ad esso,per esempio in questo caso, la controinformazione. Siamo istintivamente portati a pensare che il centro del mondo sia a Washington,anche quando non è più così. Per metà dell’occidente,quello filoisraeliano neocon noi siamo i buoni della storia. Per l’altra metà noi siamo i cattivi della storia,quelli della colonizzazione. C’è una sola cosa su concordano:la nostra centralità nella storia. Ora che stiamo uscendo dalla storia non capiamo più quello che sta accadendo,appunto perchè siamo preda di quel complesso. Questo complesso di superiorità dirò, aveva le sue ragioni di essere in un mondo in cui la tecnologia apparteneva solo… Leggi tutto »

WONGA
WONGA
25 Marzo 2008 14:29

E’ la Cina la nuova potenza imperialista in Africa? di Lucien van der Walt e Michael Schmidt Il giro per l’Africa del premier cinese Wen Jiabao nel 2005 ebbe come scopo principale lo sviluppo di rapporti commerciali tra la Cina ed i paesi africani ed arabi e segna un importante fenomeno recente. I rivoluzionari dell’Africa anglofona hanno sempre visto la Gran Bretagna e la Francia come le potenze imperialiste dominanti nel continente africano, ma altre forze stanno emergendo dall’ombra per sfidare la continuazione del potere post-coloniale anglo-francese; e non si tratta solo degli Stati Uniti. I comunisti anarchici dell’Africa meridionale hanno sempre considerato la ex-colonia inglese del Sud Africa come una potenza sub-imperialista che agisce nella regione per conto delle grandi potenze capitaliste e della propria classe dirigente capitalista, una sorta di guardiano regionale: infatti, se gli interessi britannici nello Swaziland fossero minacciati dal movimento per la democrazia, siamo certi che il Sud Africa interverrebbe militarmente (come già successo per il Lesotho nel 1998) per sostenere l’élite swazi. Ma la scena internazionale sta oggi cambiando e dobbiamo registrare la crescita della Repubblica Popolare Cinese come una delle maggiori potenze dirigenti in Africa, sia sostenendo il regime sanguinario di Khartoum, sia… Leggi tutto »

Lestaat
Lestaat
26 Marzo 2008 3:42

ahahahahahah WONCA…impareggiabile.
Adesso si tira fuori la filosofia pur di continuare sulla stessa linea. Suvvia, non è la centralità dell’occidente, è solo buonsenso

silviu
silviu
26 Marzo 2008 10:20

E, comunque, Bertani & Co., farebbero bene a farsi un giretto su Carmilla dove c’è un articolo (vecchio ma sempre valido) della celebre sinologa Enrica Collotti Pischel che rimette le cose nella giusta prospettiva.

silviu
silviu
26 Marzo 2008 10:27
nikiniki
nikiniki
30 Marzo 2008 20:59

Ragazzi, io ritengo che tutti i popoli abbiano diritto all’autodeterminazione. Anche se amo la Cina e i cinesi, sono un popolo stupendo, conosco da molti anni un sacco di tibetani in Tibet e fuori e non vedo perché debbano essere visti come individui privi di diritti. Per loro la religione è il fulcro della vita. La cosa più bella che puoi fare per un villaggio di tibetani, dal loro punto di vista, è ricostruirgli il monastero che i cinesi gli anno distrutto. Un mio amico, adesso ha 75 o 76 anni, è stato massacrato di botte perché rifiutava di abbandonare la fede buddista, quindi è stato incarcerato per anni. Suo figlio è stato così massacrato che è diventato cieco. Di strorie vere come questa ne ho sentite una marea. Un Lama che io amavo molto e che è sempre rimasto in Tibet ha passato 22 anni della sua vita in carcere speciale. Un giorno a Lasha, volevamo fare delle fotocopie di un testo religioso, siamo dovuti scappare perché il tizio del negozio, cinese, ha fatto una soffiata alla polizia che era venuta per arrestarci. Quando si va in Tibet, si è sempre accompagnati da una spia del governo cinese, che… Leggi tutto »