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IL SILENTE GRIDO DI BATTAGLIA DI MIRAFIORI

DI GIUSEPPE GENNA
carmillaonline.com

Appaiono soddisfatte ma livide e tremule le voci di regime (questo inestricabile labirinto fatto di palta immorale, sfruttamento sfrontato, mignotteria da basso impero, dossier finti o veri o presunti, decisioni politiche tra l’autoritario e il comico, ologrammi che reputano di essere reali, condizionamenti fisici e mentali): il consenso all’accordo per la newco Fiat a Mirafiori (un trucco fiscale che andrebbe punito dallo Stato) è certificato al 54%. Però vanno osservati i volti, queste grottesche maschere che recitano con un’unica voce: il pallore sbalorditivo di Sergio Marchionne, esaltato dall’untuosità della capigliatura, lo sguardo sotto flash di Maurizio Sacconi mentre cerca di sostenere che adesso devono mutare le relazioni industriali in Italia, i sindacalisti del SI’ davanti a un 46% di NO che li sconfessa. Certo: sono i prodromi di una nuova stagione, per l’Italia. Nasce oggi nuovamente il movimento dei lavoratori.Se saprà farsi tale, bisognerà vedere: si nasce e si può morire da piccoli. Però è inequivocabile il segnale che giunge da Torino – esistono lavoratori che hanno consapevolezza e si pongono all’avanguardia, molto più del loro ceto dirigente o della comica risma di ex borghesi in piena allucinazione gerarchica (l’espressione è di Wu Ming 1) solo perché indossano colletti bianchi.

La migliore sintesi di quanto accaduto viene dal blog di Militant: Hic sunt leones – Gli operai hanno votato NO. Su questo non esistono dubbi e il dato, come accade sempre in momenti nodali è sia emblematico sia intensamente realistico. Si sta dicendo che la maggior parte degli operai di Mirafiori ha rigettato un accordo e se ne è fottuta bellamente della cosiddetta pistola alla tempia, a cui li ha costretti un referendum due volte illegale: illegale perché non è possibile votare sotto condizionamento; illegale perché il suo risultato è determinato dalla partecipazione al voto di una componente che non c’entra nulla con le pesantissime proposte di modifica contrattuale.

Dividere i lavoratori e metterli gli uni contro gli altri è una assai antica tattica padronale, non soltanto capitalista. Degni eredi dei colletti bianchi che inscenarono quella vergogna che fu la “marcia dei quarantamila” (la descrizione di quel tristo momento nelle parole dello storico Marco Revelli è riportata nei commenti al post che Giap dedica alla questione), i lavoratori “di concetto” hanno presunto, una volta di più, di essere qualcosa di socialmente diverso (e superiore) della classe operaia (espressione che oggi sono più convinto che mai debba essere utilizzata). Talmente poco preveggenti, da non comprendere che essi pure ormai sono socialmente classe operaia. Hanno le traveggole, ritengono che la distanza dalla catena di montaggio sia proporzionale al prestigio sociale di cui godrebbero. E tuttavia il mischione di consumi tipici della trapassata borghesia e le condizioni del lumpen hanno creato, secondo le devastanti interpretazioni antimoderne che manager alla Marchionne lanciano sulla pratica della globalizzazione, un’unica classe impoverita di risorse e di diritti. Però non è con questa argomentazione che si va lontano, poiché a sostenerla per oltranza si andrebbe a reificare il conflitto tra lavoratori.

La verità è che la politica (la supposta tale, e ognuno dia al termine il senso che vuole, sostantivo o aggettivo) ha abbandonato quasi seimila famiglie, costringendo persone in scacco a scegliere tra un imminente dramma individuale e un futuro (ma altrettanto concreto) dramma collettivo. Pochissime le voci di politici che si sono fatte sentire per disinnescare questa trappola criminale. Assenti, tutti, anzi: schierati contro i lavoratori che tentavano di resistere a un pervicace assedio ai loro diritti, che non sono storici, bensì conquistati e civili, il che è altro. Tutti a berciare contro un inesistente conservatorismo del fronte del NO, anziché appoggiare la lotta a quello che non è per nulla un ammodernamento delle relazioni di lavoro, bensì una semplice erosione dei diritti dei lavoratori in nome di un cristallino odio di classe, poiché Fiat è in sovrapproduzione e l’aumento della produttività è una pura scusa. La vergogna italiana, l’avanguardia italiana del mondo – che va a fare stare male operai brasiliani, grottescamente impiegati per tenere aperte le fabbriche 24/7.

L’epoca che sembrerebbe inaugurare il caso Fiat è ben diversa da quella che immagina Marchione e che, a giusta ragione, Confindustria prevedeva di dovere affrontare. Senza uno schiacciante consenso dei lavoratori, oramai inebetiti da anni di condizionamento sulla “necessità di essere competitivi”; senza una entusiastica adesione da parte di chi sarebbe stato costretto a fingere gioiosa foga, avendo la prospettiva della finestra da saltare – senza queste condizioni, il pericolo serissimo in cui Marchionne ha trascinato l’intero comparto industriale italiano è: dal sopore della classe lavoratrice può nascere un dissidio sociale severissimo. Il prossimo settembre scade il contratto dei metalmeccanici statunitensi. Al salone di Detroit Mark Reuss, capo di Gm Nordamerica, e Alan Mulally, presidente della Ford, hanno avanzato l’idea di legare aumenti salariali a miglioramenti produttivi. “Tutti dovrebbero condividere profitti”, ha aggiunto Mulally, mentre Bob King, leader del sindacato dell’auto Uaw, ha parlato di un “mucchio di cose da discutere” e sottolineato i “tremendi sacrifici” affrontati in questi anni dai lavoratori. A Detroit solo Sergio Marchionne, in qualità di boss di Chrysler, ha taciuto sull’argomento. Ed è meglio che taccia: in America del Nord, le cose stanno molto diversamente da come si è cercato di farle passare in Italia, per esempio riportando elogi dello stesso King a Marchionne, non sottolineando che King è il datore di lavoro di Marchionne stesso, visto che i lavoratori Chrysler detengono la maggioranza del marchio.

Se parte dall’Italia e ha eco negli Stati Uniti, la presa di coscienza della classe lavoratrice può condurre a risultati inattesi ad altezza dell’opinione pubblica nostrana.
E in ogni caso io non desidererei ora trovarmi nel golfino di pessimo gusto di Sergio Marchionne (anche non ora, sia chiaro): l’affaire Mirafiori è agli esordi e rischia di deflagrare in un incendio sociale.

Giuseppe Genna
Fonte: www.carmillaonline.com
Link: http://www.carmillaonline.com/archives/2011/01/003753.html#003753
16.01l2011

Pubblicato da Davide

  • Random

    I momenti in cui avrei un bel sorriso sarebbero:

    1) Quando Marchionne sale in qualità di apolide (senza cittadinanza) su un aereo diretto all’estero senza sapere neanche se lo accetteranno.

    2) Quando vedrei in diretta i filmati dei celerini in divisa anti-sommossa che entrano nelle residenze degli Agnelli sequestrando medaglie, pergamene, e onoreficienze statali, rovistando e gettando tutto in aria come se stessero cercando droga. (Se poi salta fuori anche 1 kg di cocaina, sai le risate….)

    3) Quando alla Rai filmano l’entrata del Commissario di Governo a Pomigliano e Mirafiori, e l’uscita dei servi di Marchionne: licenziati in tronco.

    4) Ma il sorriso più bello l’avrei riservato ai festeggiamenti con gli operai e le loro famiglie dentro le due fabbricche.

    Random

  • Tao

    Se io fossi il Presidente del Consiglio….

    1) Primo giorno: inviterei ufficialmente con atto scritto il Sig. Marchionne a non lavorare in collaborazione con un Governo straniero (USA ndr) contro gli interessi dell’Italia

    2) Secondo giorno: gli avrei ritirato il passaporto ed avviato le pratiche per la perdita della cittadinanza italiana, accompagnato coattivamente a fiumicino e lasciandogli la scelta su quale aereo prendere con destinazione stato estero. Naturalmente tutti i suoi beni in territorio italiano requisiti come risarcimento danni per gravi atti contro il popolo italiano.

    3) Terzo giorno: Decreto Legge per esproprazione forzata degli stabilimenti di Mirafiori e Pomigliano alla Fiat, acquisizione Statale e nomina di un Commissario Starordinario.

    4) Quarto giorno: Nomina Commissione Tecnica per la riconversione industriale dei seguenti stabilimenti per la produzione di auto a gas, o per la produzione di mezzi ecologici, non inquinanti, e comunque non alimentati a benzina.

    5) Quinto giorno: Ritiro di tutte le onoreficenze repubblicane concesse agli Agnelli nel corso della storia repubblicana, decreto legge provvedimento per colpire chirurgicamente beni e capitali di tale famiglia sul territorio italiano.

    6) Sesto giorno: discorso alla Nazione su come si è risolto il problema.

    7) Settimo giorno: Pranzo ufficiale a Mirafiori, cena ufficiale a pomigliano, con tutti i lavoratori, eccetto i Dirigenti di azienda e i Capi Reparto servi di Marchionne, licenziati il primo giorno dal Commissario Straordinario. Spumante (no champagne) a go go!

    P.s. Tengo a precisare che quanto affermato è possibilissimo, leggi dello Stato alla mano, incluso la privazione di Marchionne della cittadinanza italiana e l’esproprio forzato degli stabilimenti.

    Random

  • Kazonga

    Perfettamente d’accordo.

    E se avessimo come presidente un Ugo Chavez, anzichè il laido e disgustoso personaggio che ci ritroviamo, le possibilità che enumeri si sarebbero concretizate in tempi molto brevi.

  • misunderestimated

    Quando Fiat sbaraccherà dall’Italia tra 2/3 anni facciamo in modo che l’Alfa Romeo venga acquistata dal Gruppo Volkswagen, l’ideale sarebbe riportare la produzione ad Arese e ripristinare la dicitura “MILANO” sullo stemma del biscione…

  • stefanodandrea

    Bravo Random!
    Sei pubblicsmente initato a pubblcare su http://www.appelloalpopolo.it
    Se ti va fammi sapere tramite la posta interna di CDC

  • vic

    Sono rimasto stupito, per motivi opposti, leggendo due commenti di persone non certamente iscritte alla Fiom. Uno e’ del giornalista economico Turani, qui:

    http://www.caffe.ch/stories/cronaca/31440_nello_scontro_sulla_fiat_ritorna_il_sindacato_dellanticapitalismo/

    L’altro e’ di un commercialista, azionista Fiat, il quale, cifre alla mano, mostra come Marchionne non imbrocchi proprio mai gli obbiettivi che si prefigge. Qui:

    affaritaliani.libero.it/economia/fiat_lettera150111.html

    Da questa vicenda ne viene fuori a testa alta, per i ragionamenti e la fermezza espositiva il giovane sindacalista dei metalmeccanici Maurizio Landini. Cercare su YouTube la sua intervista a Fazio su RAI3, un documento storico. Niente frasi paludate. Colpisce nel segno le debolezze del pensiero Marchionnesco e mette in evidenza il suo modo d’agire, da elitario sprezzante. Qui:

    YouTube, search: wumingfoundation Maurizio Landini FIOM

  • gabro

    Se ti candidassi, io che non voto mai, ti voterei…

  • geopardy

    Sapete che la Nissan ha fatto la medesima cosa in questi giorni nello stabilimento di Barcellona in Spagna?
    Ha indetto un referendum interno in cui hanno vinto i sì e l’accordo è simile a quello di Mirafiori.
    La tendenza contagerà tutto o quasi il mondo del lavoro e non solo nell’industria, statene pur certi.
    L’Europa dei pigs (tanto per citare un termine che ci hanno affibbiato) dovrà ingoiare rospi molto amari in un prossimo futuro, temo.
    Quando dovremo intaccare pesantemente anche il sociale saranno guai seri.
    Ciao
    Geo