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IL SENSO PERDUTO DEL NATALE E LA FRENESIA DEL CONSUMO


DI TOUFIC
aspoitalia.blogspot.com/

In alcuni canti cristiani del Medio Oriente (cantati in lingua aramaica – assyriaca) si afferma che con l’avvento di Cristo, gli ebrei non hanno più bisogno di sacrificare gli animali sull’altare per chiedere perdono o compiacere al Signore. Infatti si cita che Cristo si sacrificò fisicamente per la salvezza dell’umanità “come un agnello sacrificato sull’altare”.

I seguenti link sono relativi a due video presi da you tube, del “Padre Nostro” e dell’ “Ave Maria” cantati in lingua aramaica – la lingua di Cristo.

I Vangeli raccontano che Gesù nacque in una specie di stalla in una giornata (o serata poco importa) fredda. Gesù nacque umile, circondato dagli animali (nella storia occidentale si ama parlare di bue e asino, io sarei un po’ scettico sul bue ma anche questo ha poca importanza). Egli stesso, una volta iniziata la sua missione di profeta e portatore di un messaggio divino di Pace e di Speranza, si dichiarò dalla parte dei poveri e umili e attaccò fortemente i commercianti del tempio e i falsi, facendo capire quanto sia difficile (ma non impossibile) conciliare ricchezza e paradiso. In sintesi la nascita e la morte di Cristo non si sono mai abbinate all’uccisione di agnelli, capponi, polli, tacchini; gli unici doni che il Cristo, da neonato, ricevette erano stati offerti da Re venuti dall’Asia.

Ogni anno sia a Natale che a Pasqua (che per noi Cristiani orientali corrisponde ad un secondo Natale), si riparte con la frenesia del consumismo becero; dei regali a tutti i costi, delle cene e dei pranzi abbondanti e nel consumo di quantità incredibili di animali domestici (agnelli, maiali, capponi, tacchini e polli) oltre ovviamente alla distruzione di centinaia o migliaia di abeti, pini ed altri alberi: Oggi sono stato al Supermercato ed ancora non siamo giunti alla vigilia, e sia dentro che fuori c’è la frenesia … no, la pazzia totale. Ho visto gente comprare di tutto e di più, ho visto persone litigare per la fila alle casse, signore arrabbiate, perché non ci sono più i tacchini belli … per strada, in macchina, una signora mi aveva quasi speronato perché aveva fretta di fare chissà cosa. Non nego che fare regali e riceverli sia una cosa bella, soprattutto per i nostri bambini, non nego che gli alberi, le luci, i babbi natale attaccati sui balconi e gli addobbi lungo le strade siano una cosa carina … soprattutto per i bambini. Ma quand’è che la smettiamo con questa pazzia?

Sui giornali parlano di una ripresa nella fiducia dei consumatori cito dalla Repubblica di oggi: “Migliorano le attese dei consumatori, ma non nel Mezzogiorno. Si spera in meglio per la propria situazione personale, ma non per l’economia nazionale. Isae, a dicembre cresce la fiducia. E’ ai massimi dal luglio 2002” … mi sembra che la maggior parte delle persone non ha ancora realizzato la portata della crisi economica-finanziaria che i politici ed i loro fidatissimi portavoce – giornalisti dicono che ormai è stata superata.

Si è perso il senso della Natività, come si è perso il senso del “Babbo Natale”, o di “San Nicola”, che non si era dato da fare per i ricchi o bimbi dei ricchi ma per i più poveri, gli ultimi. Il Babbo Natale è ormai una velina in gonna cortissima oppure un ubriacone sulla spiaggia, oppure il famoso calciatore che riceve centinaia di lettere nella sua splendida casa, aiutato dalla bellissima mogliettina per regalare le penne telefoniche. Eppure siamo in Crisi, c’è troppa gente in Cassa Integrazione, non passa un giorno senza la notizia di nuovi scioperi e occupazioni per le aziende che chiudono.

Mentre siamo indaffarati a comprare i regali, o a pensare cosa fare alla vigilia del Natale, il giorno di Natale, a Santo Stefano ecc… ecc…:

– Molte persone a Natale si stanno deprimendo completamente, odiano questa festività, per tanti motivi (psicologici, d’infanzia, povertà, ecc….);

– Molti Paesi sono collassati (ad esempio la Somalia, Haiti), in corso di collasso (ad esempio Nigeria, Etiopia, Afganistan, etc..), molti stanno confermando il loro collasso (come Argentina);

– Il numero di affamati e malnutriti (1 Miliardo di persone secondo la FAO) è in crescita dato che le statistiche ancora non considerano completamente i nuovi poveri americani (Nord e Sud), Europei, e di altri continenti;

– Il numero dei poveri è in continuo incremento e la crisi finanziaria ed economica sta probabilmente nascondendo nuove sorpresa … vedremo;

– Il prezzo di molte commodities agricole è in crescita, ultimamente si segnala un incremento nel prezzo del tè nero (3,18 dollari al kg nel settembre 2009, rispetto ai 2,38 dollari al kg del 2008, e questo a causa della siccità);

– L’intensificazione delle anomalie climatiche (alla faccia del “Giornale”) con tutte le conseguenze che ne stanno risultando; perché questa grande nevicata – gelata, che ci ha colpiti mettendo in KO tutti i sistemi dei trasporti, seguita dopo pochissimi giorni da un rialzo netto delle temperature per l’arrivo dello scirocco, può essere considerata un’anomalia non tanto per il fenomeno in se quanto per la violenza e l’intensità del fenomeno stesso;

– La crisi energetica è in corso, nonostante le solite chiacchiere, i Paesi produttori non intendono incrementare la loro produzione giornaliera (notizie di 2 giorni fa), il prezzo non scende al di sotto dei 70 dollari e comunque anche se scende non è che riesca ad andare al di là di una certa soglia.

– La disoccupazione è diventata di nuovo il problema dei vari governi mentre le banche, finanziarie e grandi società che hanno beneficiato dell’intervento pubblico non hanno cambiato nemmeno di una virgola il loro comportamento e codice etico rispetto al passato, ed insistono nell’applicare politiche ormai dimostratisi inefficienti e dannosissime per le economie dei Paesi. Il sistema sia completamente drogato e questo, forse, fa presupporre una nuova crisi forse ancora peggiore della prima, poiché la prossima volta difficilmente i Governi riusciranno a trovare i soldi necessari per salvare le banche e le finanziarie.

– A Copenhagen, i politici ed i governanti oltre ad aver seppellito per sempre gli accordi di Kyoto hanno fallito clamorosamente nella difesa dell’ambiente e quindi delle economie in generale. Gli aiuti promessi ai Paesi più poveri serviranno davvero a qualcosa? questi miliardi di dollari di cui parlano Obama, Clinton e compagnia esistono d’avvero?

Ancora non ci siamo; i segnali di fumo non sono leggibili da tutti e quindi si crede o si tende a credere che tutto stia andando benissimo, come prima, anzi meglio di prima e allora alla faccia del Cristo e del suo messaggio di umiltà, solidarietà, pace, amore per il “Creato”: meglio un Babbo Natale in più magari in gonnella e strafiga oppure muscoloso e macho che regala suonerie, telefonini, che un momento di calma durante il quale – almeno – si tenta di pensare a quello che ci circonda e che non riusciamo a vedere e soprattutto a fare un piccolo gesto verso chi oggi ha bisogno non della carità ma di un aiuto morale.

Approfitto dell’occasione per augurare a tutte e tutti un Buon Natale segno di Pace e Rinnovamento nelle nostre teste e comportamenti.

Toufic
Fonte: http://www.aspoitalia.blogspot.com/
23.12.2009

Pubblicato da Davide

  • Mari

    Grazie TOUFIC mi sento meno sola.

  • myone

    vie’ qua ke te coccolo va’

  • TizianoS

    Io sono da molto tempo convinto che il messaggio di Gesù Cristo sia molto più “economico” di quanto si voglia normalmente far credere:

    A parte l’episodio della cacciata dei commercianti dal Tempio, citata nell’articolo, c’è la parabola del ricco Epulone, la preghiera del Padre Nostro con il riferimento alla remissione dei debiti, ma soprattutto il vangelo di Luca che presenta il lavoro di Gesù come rilancio dell’anno sabbatico.

    Desidero vivamente riportare un brano di questo bel articolo di Alex Zanotelli:

    “IL NUOVO E’ POSSIBILE” [www.giovaniemissione.it]

    L’evento cruciale del giubileo è il ritorno alla situazione originale dell’uguaglianza. “Ognuno ritorna alla propria terra, la base per una libertà ugualitaria delle famiglie. Coloro che hanno più accumulato devono restituire – scrive Ulrich Duchrow nel suo splendido Alternative al capitalismo globale -. Questo dovrebbe accadere nel giorno dell’espiazione quando i sacerdoti facevano penitenza scaricando sul capro i peccati del popolo. L’emergere della disuguaglianza socioeconomica in Israele è vista come peccato. Ma il popolo non è abbandonato in balia dei peccati economico-strutturali. Dio ha infranto questa struttura di peccati. Per cui il nuovo è possibile e deve emergere dentro la storia.

    È questo il messaggio del giubileo. Gesù ha rilanciato in quella “Galilea delle genti” il messaggio dell’anno giubilare; ha proclamato l’economia sabbatica, radicalizzandola. La Galilea era la regione della Palestina che più pagava lo scotto dell’imperialismo romano che utilizzava il tempio e il tetrarca Antipa per schiacciare e strozzare i contadini. Il vangelo di Luca presenta il lavoro di Gesù come rilancio dell’anno sabbatico, del giubileo. Gesù si recò a Nazaret… entrò nella sinagoga… gli fu dato il rotolo di Isaia… “lo Spirito del Signore è sopra di me; per questo mi ha consacrato con l’unzione, e mi ha mandato per annunziare ai poveri un lieto messaggio, per proclamare ai prigionieri la liberazione e ai ciechi la vista; per rimettere in libertà gli oppressi e predicare un anno di grazia del Signore” (Lc 4,16-19).

    “L’anno di grazia del Signore è generalmente compreso come un diretto riferimento all’anno giubilare o al settimo anno – affermano R. e G. Kinsler -. Tutto il testo esprime tutta la forza delle leggi sabbatiche. Portare un lieto messaggio ai poveri significa cambiare le realtà socioeconomiche e spirituali fondamentali dei contadini indebitati, di gente senza terra, disoccupati o schiavi in questo mondo. È importante notare che “l’anno di grazia” che Gesù proclamò come l’arrivo del regno di Dio non era più un anno di sette o un anno ogni cinquanta, ma una nuova età di libertà perpetua per tutto il popolo di Dio da ogni tipo di oppressione”.

    “Gesù si ricongiunge così con l’idea ebraica che Israele doveva essere “una società alternativa” – afferma U. Duchrow – talmente attraente che tutti i popoli sarebbero venuti spontaneamente a Sion cambiando vita, assumendo un volto umano”. Gesù in quella Galilea schiacciata e oppressa, rilanciava alla grande “il gran Sogno di Dio” partendo dalle piccole comunità di rinnovamento nei villaggi della regione. “L’intuizione di Gesù non era quello di pilotare i suoi seguaci verso comunità disincarnate, ma invece di creare comunità alternative incarnate che potessero resistere e sfidare i sistemi di potere come Lui stesso ha fatto pagando di persona – Richard Horsely e Neil Asher Silberman nel loro ottimo testo Il messaggio e il Regno.

    Il regno di Dio che Gesù proclamava era precisamente quell’ordine socioeconomico e spirituale inculcato nella Legge e nei Profeti condensato nella visione del sabato-giubileo. Gesù rinnovò la memoria sovversiva delle tribù di Yahvè e l’aspettativa del Regno di Dio tra i villaggi della Galilea”. E Gesù nei villaggi della Galilea diede inizio a piccole comunità alternative, comunità di accoglienza dove l’emarginato, l’indebitato, il lebbroso si sentiva accolto, amato, perdonato. Comunità di condivisione dove quel poco che c’era veniva spezzato, condiviso (lo spezzare il pane!). Nessun episodio nei vangeli è così raccontato come la moltiplicazione dei pani (sei volte!) che non è un bel miracolino, ma è il cuore stesso della Buona Novella.

    Se sei capace di condividere quel poco che hai, vedrai fiorire vita e vedrai che ce n’è abbastanza per tutti. È la ritraduzione della storia della manna. “Pasti vissuti insieme sono il cuore della nuova fratellanza-sorellanza che spiazzano le norme della casa patriarcale. Tutti sono invitati. Il regno di Dio come festa che da gioia a tutti non è più qualcosa che appartiene al futuro. Inizia già, nella presenza liberante di Gesù tra gli emarginati e gli affamati – attraverso la condivisione e il mutuo servizio” (U. Duchrow).

    Questo spiega il rifiuto radicale di Gesù dell’economia monetaria di accumulo del sistema greco-romano. Lui la chiama Mammona. Su questo Gesù è stato di una chiarezza lapidaria: non potete servire Dio e Mammona (Mt 6,24). È per questo che Gesù fu crocefisso, una morte riservata da Roma agli schiavi e ai sobillatori contro l’impero. Fu crocifisso “fuori le mura” come cane immondo. A quel crocifisso l’Abba, il Papi come Gesù lo chiamava, gli è rimasto fedele. “È vivo! È risorto, vi precede in Galilea!” e di là verrà rilanciata la “Buona Novella”, “l’evangelo”, il giubileo degli oppressi.

    Piccole comunità alternative come quella di Gerusalemme che Luca ci presenta negli Atti. “Nessuno infatti tra loro era bisognoso, perché quanti possedevano campi o case li vendevano, portavano l’importo… e poi veniva distribuito a ciascuno secondo il bisogno” (At 4,34-35). Memori della parola del Deuteronomio detta nel contesto dell’anno sabbatico “non ci sia un povero in mezzo a noi” (Deut 15,24). Piccole comunità alternative all’impero romano come quelle fondate da Paolo in Grecia e Asia Minore che avevano colto il cuore del Sogno di Dio: un’economia di uguaglianza. Questo porterà Paolo anche alla famosa colletta delle comunità ellenistiche a favore della comunità dei poveri di Gerusalemme.

    “Qui non si tratta infatti di mettere in ristrettezza voi per risollevare gli altri, ma di fare uguaglianza. Per il momento la vostra abbondanza supplisca la loro indigenza perché anche la loro abbondanza supplisca la vostra indigenza e vi sia uguaglianza. Come sta scritto: colui che raccolse molto, molto non abbondò e colui che raccolse poco non ebbe di meno” (2Cor 8,14-15). È la lezione della manna del giubileo dell’economia sabbatica ritradotta nel contesto imperiale romano.

    Auguri di Buon Natale a tutti i collaboratori e lettori di ComeDonChisciotte.

  • myone

    “…. non vogliamo che regni su di noi” ” Il Mio regno non e’ di questo mondo”
    Allora c’e’ pure un altro mondo da dove Lui venne e ritorno’.
    E per chiunque, un giorno ci sara’ solo il Suo di regno, dove tutto questo e tutti questi non esisteranno piu’.
    La mente umana mette ogni conoscenza, ma e’ solo nella testa, mentre realmente nasciamo e moriamo,
    e tutto e’ stato vanita’.
    Ma l’ intelligenza quando si abbandona alla fede, l’ altro mondo risponde, e si mostra, perche’ e’ e c’e’.
    Lo si prova quando si tocca il fondo e l’ estremo, non certo quando lo si filtra con l’ “inutile”.
    La stessa scienza e conoscenza, parla di Dio.
    Se la fai tua con presunzione, hai gia’ deviato e corrotto tutto.

    I magi sondarono la conoscenza per arrivare a un visibile, era il loro tempo e nel tempo,
    e l’ invisibile divento’ vita, profetizzato piu’ di 600 anni prima da Isaia.
    Una luce spirituale si fece nel cielo che scambiarono per cometa o astro,
    che li condusse fino sul posto, e giunti, si poso’ sulla grotta.
    Un angelo annuncio’ l’ evento a dei pastori, e lo nascosero al rimanente.
    Offrirono oro incenso e mirra, segno di regalita’, accettazione come profumo davanti a Dio, e di amaro come sacrificio.
    L’ unico che lo venne a sapere, fu erode, che fece uccidere qualche miliaio di bambini pensando di prendere anche Lui.
    Dopo qualche anno da bambino si trovo’ nel tempio, e parlo’ di se’ stesso tramite le scritture,
    spiegando chi era e quale scopo era davanti a Dio.
    L’ agnello del sacrificio, l’ Iddio fatto uomo, l’ Iddio con noi, senza principio e fine di giorni, dove,
    l’ entrare nella condizione umana avrebbe redento con la sua santita’ e il suo sacrificio,
    chiunque che
    nella condizione umana, lo avrebbe accettato e avrebbe provato nella vita,
    le sue parole, promettendo che quella parte di deita’ che fosse appartenuta a ogni persona,
    e fosse la parte di Lui, non sarebbe mai estinta, ma se la sarebbe trovata dopo questo tempo terreno.
    Senza la sua mediazione di riscatto, dove il mortale e’ passato per l’ immortalita’,
    e l’ immortalita’ e’ passata per il mortale, non ci sarebbe stata nessuna possibilita’,
    per un essere umano di aver parte del suo regno che verra’.
    Chiunque la trovera’ o la vivra’, ha parte ed e’ parte di tutto questo.
    Dio si e’ fatto uomo per riscattare l’ umano imperfetto, fatto a somiglianza di Dio,
    ma imperfetto nel sostenerlo, e mescolato con la parte archetipa del male,
    che e’ la superbia, incarnata dal suo piu’ grande essere spirituale, lucifero.
    Il libero arbitrio dato all’ uomo in quanto archetipo spirituale uguale a dio,
    non fu capace di sottomettersi alla deita’ stessa, sormontandola, e cadendo.
    Di fatto, l’ uomo nonostante sia deita’ decaduta, rimane recalcitrante, e si vede pure bene al giorn d’ oggi,
    e se fosse come lo era nel principio,
    deita’ superiore, non cambierebbe le cose.
    Dio si e’ fatto uomo per poter dare questa possiblita’, creandola pure come realta’ spirituale.
    Se dentro di noi riconosciamo tante cose, oltre l’ umano decaduto, e’ perche’ e’ una parte che ci e’ stata data in eredita’ da Lui.
    E’ un’ arra. Una caparra. Un sostegno, per riconoscere l’ oltre.
    Dio, guarda solo tramite Cristo, il suo spirito, il suo essere, se ne sei parte.
    La medesima verita’ dice che, quello che sei parte di Lui, risorgera’ e sara’ un lascia passare,
    per entrare in una dimensione nuova, dove tutte le cose di prima non saranno piu’,
    e ti verra’ dato un nome nuovo, una identita’ nuova, e vivrai in parte le cose che in parte riconosci qui,
    ma dove in quel luogo, saranno senza tempo, senza errore,
    perche’ la Sua presenza che pervade ogni infinito le governera’.
    Poco importa se accettato o no, riconosciuto o no, Lui lo fece per se’ stesso,
    perche’ nella sua deita’, vi e’ pure la qualita’ di Salvatore, e lo fece per tutti,
    per chiunque lo riconoscera’.
    Ad ogniuno il suo natale, e ad ogniuno la sua pasqua, e ad ogniuno la sua resurrezione.
    Sopra ogni testa, c’e’ la conoscenza infinita personale che e’ di Dio,
    l’ esserci o non esserci, dipende da come siamo fatti, e da come abbiamo voluto essere fatti.
    Ogniuno un giorno rendera’ conto della sua vita, se la rivedra’, e sapra’ da solo,
    cosa scegliera’, perche’ la coscenza e la conoscenza, l’ avremmo piu’ reale,
    perche’ sara’ la nostra, davanti a Dio, dove ogni ombra sara’ dissipata.
    Avrai cio’ che tu avrai voluto avere e avrai voluto vivere.
    Ma delle cose di qua giu’, non se ne terra’ conto, se non nell’ ordine della vita di Cristo,
    nella giustizia tramite l’ amore e la misericordia verso la verita’ della vita e delle persone,
    dove te sei la prima persona, e la verita’, e’ sempre stata di Dio che ti ha fatto formare e ti ha creato di spirito, anima, corpo,
    intelligenza, sentimenti, volonta’, liberta’, e coscenza.
    Spesso, misurare la vita di qui, e’ tempo perso. La vita qui, andrebbe filtrata con le cose che non ci sono e non si vedono,
    ma esistono in un’ altra dimensione, dove questa, non e’ stata privata a nessuno.
    Nel reale umano, dovrebbe farci vivere almeno dall’opposto di come viviamo e vediamo le cose,
    sapendo che un giorno, il giudizio si basera’ sopratutto, sulle cose che avremmo fatto pesare sugli altri,
    sulle cose che potendole fare non le abbiamo fatte, sui pensieri,
    le intenzioni, le considerazioni.

    E se non c’e’ la cosa, fra le tante cose dette e da dire,
    “I’ iniquita’ ricadra’ fino a 4 generazioni, prima che sia tolta”
    …. ma se anziche’ attendere che sia tolta, si accumula iniquita’ su iniquita’,
    di generazioni ne rimangono poche, quelle che ci sono sono o sembra che siano irrecuperabili,
    chi trasmette generazione non ha piu’ argomenti per imporsi,
    e quando l’ ultimo si e’ spento o aveva la possibilita’ di entrarci,
    ed e’ passato, quello che rimane, sara’ tutto tolto, per l’ adempimento delle cose che verranno, che saranno, dove un nuovo regno,
    sara’ dato per la vita che non avra’ piu’ termine, e non avra’ piu’ morte,
    e sara’ la vita, quella del principio, dove il passare di qui, era solo un rendersene conto,
    che c’e’ un Dio, che non siamo nessuno, e che quello che si vive qui, fatto sopratutto dall’ uomo, quando manca Dio,
    non solo e’ morte, ma deve passare per forza, e per forza di una forza maggiore, instaurarsi quello che si sa’,
    che si capisce e si crede, e che ci e’ stato detto, non da uno qualsiasi,
    ma da chi questa fede e intelligenza, te l’ ha donata.
    Qui e’ la differenza fra l’ uno e l’ altro.
    Non ci sono colori che fanno la differenza, ne cultura ne religione,
    ne credi e ne intelligenze. La differenza la fa’ solo questo, ed e’ parte di questo.
    Tutte le volte che si pensa e vede e vive questo, e’ un natale, perche’ qualcuno e’ risorto.
    E se tutto tace, grideranno le pietre.

  • myone

    Gia’. Ma sembra lontano tutto questo, e chi governa e chi vota,
    e’ di ben altre fedi o usi.
    Per ingnoranza o per comodita’, cosi e’.
    Togliere la monetizzazione e’ un aspetto, ma non e’ una soluzione.
    Se non hai l’ animo a cose, le cose e gli animi, diventeranno peggiori.

  • TizianoS

    Bel commento, myone. E’ il caso di ripetere: “Ti benedico, o Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai tenuto nascoste queste cose ai sapienti e agli intelligenti e le hai rivelate ai piccoli.”

  • Bazu

    “A Copenhagen, i politici ed i governanti oltre ad aver seppellito per sempre gli accordi di Kyoto hanno fallito clamorosamente nella difesa dell’ambiente e quindi delle economie in generale”. Quali politici e governanti?
    Di seguito il discorso di Chavez.
    Discorso di Hugo Chávez a Copenhagen
    Signor Presidente, signori, signore, amici e amiche, prometto che non parlerò più di quanto altri non abbiano già fatto questo pomeriggio, ma permettetemi un commento iniziale che avrei voluto facesse parte del punto precedente discusso da Brasile, Cina, India e Bolivia. Chiedevamo la parola, ma non ci è stato possibile prenderla.
    Ha parlato la rappresentante della Bolivia, e porgo un saluto al compagno Presidente Evo Morales qui presente, Presidente della Bolivia. Tra le varie cose ha detto che, ho preso nota, il testo che è stato presentato non è democratico, non è rappresentativo di tutti i paesi. Ero appena arrivato e mentre ci sedevamo abbiamo sentito il Presidente della sessione precedente, la signora Ministra, dire che c’era un documento da queste parti, che però nessuno conosce: ho chiesto il documento, ancora non lo abbiamo avuto. Credo che nessuno sappia di questo documento top secret.
    Certo, la collega boliviana l’ha detto, non è democratico, non è rappresentativo, ma signori e signore: siamo forse in un mondo democratico? Forse il sistema mondiale è rappresentativo? Possiamo aspettarci qualcosa di democratico e rappresentativo nel sistema mondiale attuale? Su questo pianeta stiamo vivendo una dittatura imperiale e lo denunciamo ancora da questa tribuna: abbasso la dittatura imperiale! E che su questo pianeta vivano i popoli, la democrazia e l’uguaglianza! E quello che vediamo qui è proprio il riflesso di tutto ciò: l’esclusione.
    C’è un gruppo di paesi che si reputa superiore a noi del sud, a noi del terzo mondo, a noi sottosviluppati, o come dice il nostro grande amico Eduardo Galeano: noi paesi travolti come da un treno che ci ha avvolti nella storia [sorta di gioco di parole tra desarrollados = sviluppati e arrollados = avviluppati NdT]. Quindi non dobbiamo stupirci di quello che succede, non stupiamoci, non c’è democrazia nel mondo e qui ci troviamo di fronte all’ennesima evidenza della dittatura imperiale mondiale. Poco fa sono saliti due giovani, per fortuna le forze dell’ordine sono state decenti, qualche spintone qua e là, e i due hanno cooperato, no? Qui fuori c’è molta gente, sapete?
    Certo, non entrano tutti in questa sala, sono troppi; ho letto sulla stampa che ci sono stati alcuni arresti, qualche protesta intensa, qui per le strade di Copenaghen, e voglio salutare tutte quelle persone qui fuori, la maggior parte delle quali sono giovani. Non ci sono dubbi che siano giovani preoccupati, e credo abbiano una ragione più di noi per essere preoccupati del futuro del mondo; noi abbiamo – la maggior parte dei presenti – già il sole dietro le spalle, ma loro hanno il sole in fronte e sono davvero preoccupati. Qualcuno potrebbe dire, Signor Presidente, che un fantasma infesta Copenaghen, parafrasando Karl Marx, il grande Karl Marx, un fantasma infesta le strade di Copenaghen e credo che questo fantasma vaga per questa sala in silenzio, aleggia in quest’aula, tra di noi, attraversa i corridoi, esce dal basso, sale, è un fantasma spaventoso che quasi nessuno vuole nominare: il capitalismo è il fantasma, quasi nessuno vuole nominarlo. È il capitalismo, sentiamo ruggire qui fuori i popoli. Stavo leggendo alcune delle frasi scritte per strada, e di questi slogan, alcuni dei quali li ho sentiti anche dai due giovani che sono entrati, ho preso nota di due. Il primo è ‘Non cambiate il clima, cambiate il sistema’.
    Io lo riprendo qui per noi. Non cambiamo il clima, cambiamo il sistema! E di conseguenza cominceremo a salvare il pianeta. Il capitalismo, il modello di sviluppo distruttivo sta mettendo fine alla vita, minaccia di metter fine alla specie umana. E il secondo slogan spinge alla riflessione. In linea con la crisi bancaria che ha colpito, e continua a colpire, il mondo, e con il modo con cui i paesi del ricco Nord sono corsi in soccorso dei banchieri e delle grandi banche degli Stati Uniti, si è persa il conto, per quanto è astronomico. Ecco cosa dicono per le strade: se il clima fosse una banca, l’avrebbero già salvato. E credo che sia la verità. Se il clima fosse una delle grandi banche, i governi ricchi l’avrebbero già salvato. Credo che Obama non sia arrivato, ha ricevuto il Premio Nobel per la Pace quasi nello stesso giorno in cui mandava altri 30mila soldati ad uccidere innocenti in Afghanistan, e ora viene qui a presentarsi con il Premio Nobel per la Pace, il Presidente degli Stati Uniti. Gli USA però hanno la macchinetta per fare le banconote, per fare i dollari, e hanno salvato, vabbé, credono di aver salvato, le banche ed il sistema capitalista.
    Bene, lasciando da parte questo commento, dicevo che alzavamo la mano per unirci a Brasile, India, Bolivia e Cina nella loro interessante posizione, che il Venezuela e i paesi dell’Alleanza Bolivariana condividono fermamente; però non ci è stata data la parola, per cui, Signor Presidente, non mi conteggi questi minuti, la prego. Ho conosciuto, ho avuto il piacere di conoscere Hervé Kempf – è qui in giro -, di cui consiglio vivamente il libro “Perché i mega-ricchi stanno distruggendo il pianeta”, in francese, ma potete trovarlo anche in castigliano e sicuramente in inglese. Hervé Kempf: Perché i mega-ricchi stanno distruggendo il pianeta. Per questo Cristo ha detto: E’ più facile che un cammello passi per la cruna di un ago, che un ricco entri nel regno di Dio. Questo l’ha detto Cristo nostro Signore.
    I ricchi stano distruggendo il pianeta. Pensano forse di andarsene su un atro pianeta quando hanno distrutto questo? Hanno qualche piano a tal proposito? Fino adesso nell’orizzonte della galassia non se ne vede nessuno come la terra. Questo libro mi è appena arrivato, me l’ha regalato Ignacio Ramonet, che è anche lui qui presente, ho terminato il prologo ed il preambolo, questa frase è molto importante, Kempf dice quanto segue: “Non possiamo ridurre il consumo materiale a livello globale se non facciamo in modo che i potenti scendano di vari gradini e se non combattiamo la disuguaglianza. È necessario che al principio ecologista tanto utile al momento di prendere coscienza, pensare globalmente ed agire localmente, aggiungiamo il principio che impone la situazione: consumare meno e distribuire meglio”. Credo che sia un buon consiglio che ci da questo scrittore francese Hervé Kempf.
    Bene, Signor Presidente, il cambiamento climatico è senza dubbio il problema ambientale più devastante di questo secolo, inondazioni, siccità, tormente, uragani, disgeli, innalzamento del livello del mare, acidificazione degli oceani e ondate di calore, tutto questo acuisce l’impatto delle crisi globali che si abbattono su di noi. L’attività umana d’oggi supera i limiti della sostenibilità, mettendo in pericolo la vita del pianeta, ma anche in questo siamo profondamente disuguali. Voglio ricordarlo: le 500 milioni di persone più ricche del pianeta, 500 milioni, sono il sette per cento, sette per cento, seven per cento della popolazione mondiale. Questo sette per cento è responsabile, queste cinquecento milioni di persone più ricche sono responsabili del cinquanta per cento delle emissioni inquinanti, mentre il 50 per cento più povero è responsabile solo del sette per cento delle emissioni inquinanti. Per questo mi sembra strano mettere qui sullo stesso piano Stati Uniti e Cina. Gli Stati Uniti hanno appena 300 milioni di abitanti. La Cina ha una popolazione quasi 5 volte più grande di quella degli USA. Gli Stati Uniti consumano più di 20 milioni di barili di petrolio al giorno, la Cina arriva appena ai 5,6 milioni di barili al giorno, non possiamo chiedere le stesse cose agli Stati Uniti e alla Cina.
    Ci sono questioni da discutere, almeno potessimo noi Capi di Stato e di Governo sederci a discutere davvero di questi argomenti. Inoltre, Signor Presidente, il 60% degli ecosistemi del pianeta hanno subito danni e il 20% della crosta terrestre è degradata; siamo stati testimoni impassibili della deforestazione, della conversione di terre, della desertificazione e delle alterazioni dei sistemi d’acqua dolce, dell’iper-sfruttamento del patrimonio ittico, della contaminazione e della perdita della diversità biologica. Lo sfruttamento esagerato della terra supera del 30% la sua capacità di rigenerazione. Il pianeta sta perdendo ciò che i tecnici chiamano la capacità di autoregolarsi, il pianeta la sta perdendo, ogni giorno si buttano più rifiuti di quanti possano essere smaltiti. La sopravvivenza della nostra specie assilla la coscienza dell’umanità. Malgrado l’urgenza, sono passati due anni dalle negoziazioni volte a concludere un secondo periodo di compromessi voluto dal Protocollo di Kyoto, e ci presentiamo a quest’appuntamento senza un accordo reale e significativo.
    Voglio dire che riguardo al testo creato dal nulla, come qualcuno l’ha definito, il rappresentante cinese, il Venezuela e i paesi dell’Alleanza Bolivariana per le Americhe, noi non accettiamo nessun altro testo che non derivi dai gruppi di lavoro del Protocollo di Kyoto e della Convenzione: sono i testi legittimi su cui si sta discutendo intensamente da anni. E in queste ultime ore credo che non abbiate dormito: oltre a non aver pranzato, non avete dormito. Non mi sembra logico che ora si produca un testo dal niente, come dite voi.
    L’obiettivo scientificamente sostenuto di ridurre le emissioni di gas inquinanti e raggiungere un accordo chiaro di cooperazione a lungo termine, oggi a quest’ora, sembra aver fallito. Almeno per il momento. Qual è il motivo? Non abbiamo dubbi. Il motivo è l’atteggiamento irresponsabile e la mancanza di volontà politica delle nazioni più potenti del pianeta, nessuno si senta offeso, ricorrendo al grande José Gervasio Artigas quando disse: “Con la verità non temo e non offendo”. È davvero un atteggiamento irresponsabile di marce, di contromarce, di esclusione, di gestione elitaria, un problema di tutti e che solo possiamo risolvere collettivamente. Il conservatorismo politico e l’egoismo dei grandi consumatori, dei paesi più ricchi testimoniano di una grande insensibilità e della mancanza di solidarietà con i più poveri, con gli affamati, con coloro più soggetti alle malattie, ai disastri naturali, Signor Presidente, è chiaramente un nuovo ed unico accordo applicabile a parti assolutamente disuguali, per la grandezza delle sue contribuzioni e capacità economiche, finanziarie e tecnologiche, ed è evidente che si basa sul rispetto assoluto dei principi contenuti nella Convenzione.
    I paesi sviluppati dovrebbero assumersi degli impegni vincolanti, chiari e concreti per la diminuzione sostanziale delle loro emissioni e assumere degli obblighi di assistenza finanziaria e tecnologica ai paesi poveri per far fronte ai pericoli distruttivi del cambiamento climatico. In questo senso, la peculiarità degli stati insulari e dei paesi meno sviluppati dovrebbe essere pienamente riconosciuta. Signor Presidente, il cambio climatico non è l’unico problema che colpisce la umanità, altri flagelli ed ingiustizie ci colpiscono, la forbice che separa i paesi ricchi da quelli poveri non ha smesso di crescere, nonostante tutti gli obiettivi del millennio, la riunione di finanziamento di Monterrey, tutte questi vertici, come diceva qui il presidente del Senegal, denunciando una grande verità, promesse e promesse incompiute ed il mondo continua nella sua marcia distruttiva.
    Le entrate totali delle 500 persone più ricche del mondo sono superiore alle entrate delle 416 milioni di persone più povere, le 2800 milioni di persone che vivono nella povertà, con meno di 2 dollari al giorno e che rappresentano il 40 per cento della popolazione mondiale, ricevono solo il 5 per cento delle entrate mondiale. Oggi muoiono all’anno 9,2 milioni di bambini prima di arrivare al 5’ anno di vita ed il 99,9% di queste morti avvengono nei paesi più poveri. La mortalità infantile è di 47 morti per mille nati vivi, ma nei paesi più ricchi è solo 5 per mille. La speranza di vita mondiale è di 67 anni, nei paesi ricchi è di 79 anni, mentre in alcune nazioni povere è solo di 40 anni. Ci sono 1100 milioni di persone che non hanno accesso all’acqua potabile, 2600 milioni prive di servizio di sanità, più di 800 milioni di analfabeti e 1020 milioni di persone affamate: ecco lo scenario mondiale. E ora, la causa, qual è la causa? Parliamo della causa, non evitiamo le responsabilità, non evitiamo la profondità del problema, la causa senza dubbio, torno all’argomento di questo disastroso scenario, è il sistema metabolico distruttivo del capitale e della sua incarnazione: il capitalismo.
    Ho qui una citazione di quel gran teologo della liberazione che è Leonardo Boff, come sappiamo, brasiliano, che dice: Qual è la causa? Ah, la causa è il sogno di cercare la felicità con l’accumulazione materiale e il progresso senza fine, usando, per fare ciò, la scienza e la tecnica con cui si possono sfruttare in modo illimitato le risorse della terra; e cita qui Charles Darwin e la sua “Selezione Naturale” la sopravvivenza dei più forti, però sappiamo che i più forti sopravvivono sulle ceneri dei più deboli. Rousseau, dobbiamo ricordarlo sempre, diceva che tra il forte ed il debole la libertà opprime, per questo l’impero parla di libertà, è la libertà di opprimere, invadere, assassinare, annichilare, sfruttare, questa è la sua libertà, e Rousseau aggiunge la frase salvatrice: solo la legge libera.
    Ci sono alcuni paesi qui che stanno giocando affinché non ci sia alcun documento, perché non vogliono una norma, perché l’inesistenza di questa norma permette loro la libertà si sfruttare, la libertà di travolgere gli altri. Facciamo uno sforzo e facciamo pressione qui, nelle strade, affinché si realizzi questo impegno, esca un documento che impegni i paesi più potenti della terra. Bene, si domanda Leonardo Boff. Avete conosciuto Leonardo Boff? Non so se è presente qui, l’ho conosciuto poco tempo fa in Paraguay, lo abbiamo sempre letto. Può una terra finita sopportare un progetto infinito?
    La tesi del capitalismo, lo sviluppo infinito, è un modello distruttivo, accettiamolo. Dopo Boff ci domanda: Che possiamo aspettarci da Copenhagen? Solo questa semplice confessione: così come ci troviamo non possiamo continuare, ed un proposito semplice, cambiamo la rotta, facciamolo, ma senza cinismo, senza menzogne, senza doppie agende, senza documenti prodotti dal nulla, con la verità davanti a noi.
    Fino a quando ci chiediamo dal Venezuela, signor Presidente, signore, signori, fino a quando andiamo a permettere simili ingiustizie e disuguaglianze; fino a quando andiamo a tollerare l’attuale ordine economico internazionale e i meccanismi di mercato vigente, fino a quando andiamo a permettere che grandi epidemie come l’HIV AIDS colpiscano la popolazione intera; fino a quando permetteremo che gli affamati non possano alimentarsi, ne nutrire i propri figli; fino a quando andiamo a permettere che continuino a morire milioni di bambini per malattie curabili, fino a quando andiamo a permettere conflitti armati che massacrano milioni di esseri umani innocenti, con il fine di appropriarsi delle risorse degli altri popoli da parte dei potenti? Noi popoli del mondo chiediamo agli imperi, a quelli che pretendono di continuare a dominare il mondo e noi, chiediamo loro che finiscano le aggressioni e le guerre. Niente più basi militari imperiali, né colpi di Stato, costruiamo un ordine economico e sociale più giusto e equitativo, sradichiamo la povertà, freniamo subito gli alti livelli di emissioni, arrestiamo il deterioramento ambientale ed evitiamo la grande catastrofe del cambiamento climatico, integriamoci nel nobile obiettivo di essere tutti più liberi e solidali.
    Signor Presidente, da quasi due secoli, un venezuelano, libertador di nazioni e precursore di coscienze ha lasciato per la posterità un aforisma pieno di volontà: “Se la natura si oppone lotteremo contro di lei e fare in modo che ci obbedisca…” era Simón Bolívar, el Libertador. Dal Venezuela Bolivariano, dove un giorno come oggi da circa dieci anni, dieci anni esatti viviamo la tragedia climatica più grande della nostra storia: la tragedia di Vargas così chiamata, da questo Venezuela che tenta con la sua Rivoluzione di conquistare la giustizia per tutto il suo popolo.
    Il solo cammino possibile è quello del socialismo, il socialismo, l’altro fantasma del quale parlava Carlo Marx, anche questo aleggia da queste parti, il socialismo, questa è la rotta, questa la direzione per la salvezza del pianeta, non ho il ben che minimo dubbio, ed il capitalismo è il cammino dell’inferno e della distruzione del mondo. Il socialismo, da questo Venezuela, che per questo è minacciato dall’impero nordamericano. Dai paesi che conformano l’ALBA, la Alleanza Bolivariana esortiamo, lo dico con rispetto, però dal profondo della mia anima, a nome di molti su questo pianeta, esortiamo i governi ed i popoli della Terra, parafrasando Simón Bolívar, el Libertador: se la natura distruttiva del capitalismo si oppone, dunque lotteremo contro essa e faremo in maniera che ci ubbidisca, non aspettiamo con le braccia conserte la morte dell’umanità.
    La storia ci chiama all’unità e alla lotta. Se il capitalismo ci oppone resistenza, noi siamo obbligati a dar battaglia contro il capitalismo ed aprire il cammino alla salvezza della specie umana, tocca a noi alzare le bandiere di Cristo, di Mahoma, della uguaglianza, dell’amore, della giustizia, dell’umanesimo, del vero e più profondo umanesimo. Se non lo facciamo, la più bella creazione dell’universo, l’essere umano, sparirà, sparirà.
    Questo pianeta è vissuto migliaia di milioni di anni, e questo pianeta è vissuto per migliaia di milioni di anni senza di noi, la specie umana: non ha bisogno di noi per esistere. Bene, noi senza la Terra non viviamo, e stiamo distruggendo la Pachamama, come dice Evo e come dicono i nostri fratelli aborigeni del Sudamerica.
    In conclusione, signor presidente, solo per concludere, ascoltiamo Fidel Castro quando dice: una specie è in pericolo di estinzione, l’essere umano. Ascoltiamo Rosa Luxemburg, quando dice: Socialismo o barbarie.
    Ascoltiamo Cristo il redentore quando dice: Benvenuti i poveri perché loro sarà il regno dei cieli. Signor presidente, signore e signori, dobbiamo essere capaci di non fare di questa terra la tomba dell’umanità, ma facciamo di questa terra un cielo, un cielo di vita, di pace, di pace e fratellanza, per tutta la umanità, per la specie umana. Signor presidente, signori, mille grazie e buon appetito.

  • pablobras

    Augurando a tutta la redazione e a tutti i lettori un sereno e felice Natale , vorrei far notare però quanto a mio modesto avviso questa festa religiosa sia diventata da molto tempo ben altro. Quasi l’opposto.
    Praticamente si tratta del momento di più acuto consumismo dell’anno intero tutti gli anni.
    Si parla solo di regali e di percentuali.
    Quasi che fosse una chiamata del “dio mercato” ad una totalitaria funzione “religiosa” che non ammette
    astenzione alcuna. Quella dello spendere indebitandosi per compiere il “sommo profano rito”. Comprare.
    Il Natale dovrebbe essere un momento di sosta nella corsa folle del consumismo per rimarcare i valori fondamentali della società tradizionale cristiana.
    Non vedo poi come si possa continuare a sperare in una ripresa economica quando è evidente e logica l’impossibilità di una crescita economica infinita in uno spazio finito come la nostra meravigliosa Terra. E’ vero che la speranza è l’ultima a morire ma l’augurio migliore secondo me non è continuare ad inludere la gente ma semmai augurando di avere la forza per affrontare i tempi duri che verranno riscoprendo i veri valori perduti in questa fase della storia umana decisamente nichilista.

  • Mari

    MACHECARINOOLALA’ … AHAHAHAHAH! Buna serata.

  • Tonguessy

    “Cristo si sacrificò fisicamente per la salvezza dell’umanità”.
    Chiese all’umanità tutta se era d’accordo di farsi salvare? Sto ancora cercando riscontri e resoconti del’epoca.

  • TizianoS

    Tento modestamente di rispondere al suo quesito: “Cristo chiese all’umanità tutta se era d’accordo di farsi salvare ?”

    E’ questa una domanda provocatoria, la cui risposta può essere simile a quella data da Gesù ai sommi sacerdoti ed agli anziani del popolo, come si legge nel Vangelo secondo Matteo (XXI, 23-27), e in modo molto simile, in quelli di Luca e di Marco:

    Entrato nel tempio, mentre insegnava gli si avvicinarono i sommi sacerdoti e gli anziani del popolo e gli dissero: “Con quale autorità fai questo? Chi ti ha dato questa autorità?”. Gesù rispose: “Vi farò anch’io una domanda e se voi mi rispondete, vi dirò anche con quale autorità faccio questo. Il battesimo di Giovanni da dove veniva? Dal cielo o dagli uomini?”. Ed essi riflettevano tra sé dicendo: “Se diciamo: “dal Cielo”, ci risponderà: “perché dunque non gli avete creduto?”; se diciamo “dagli uomini”, abbiamo timore della folla, perché tutti considerano Giovanni un profeta”. Rispondendo perciò a Gesù, dissero: “Non lo sappiamo”. Allora anch’egli disse loro: “Neanch’io vi dico con quale autorità faccio queste cose”.

    Certo è che Gesù si proclamò Cristo, come risulta da Luca (XXII, 66-71):

    Appena fu giorno, si riunì il consiglio degli anziani del popolo, con i sommi sacerdoti e gli scribi; lo condussero davanti al sinedrio e gli dissero: “Se tu sei il Cristo, diccelo”. Gesù rispose: “Anche se ve lo dico, non mi crederete; se vi interrogo, non mi risponderete. Ma da questo momento starà il Figlio dell’uomo seduto alla destra della potenza di Dio”. Allora tutti esclamarono: “Tu dunque sei il Figlio di Dio?”. Ed egli disse loro: “Lo dite voi stessi: io lo sono”. Risposero: “Che bisogno abbiamo ancora di testimonianza? L’abbiamo udito noi stessi dalla sua bocca”.

    Infine per quanto riguarda la sua missione universale di salvezza, essa è contenuta in Marco (XVI, 15-16):

    Gesù disse loro: “Andate in tutto il mondo e predicate il vangelo ad ogni creatura. Chi crederà e sarà battezzato sarà salvo, ma chi non crederà sarà condannato.

    Rivolto a chi è miscredente Gesù disse (Giovanni III, 11-15):

    In verità, in verità ti dico, noi parliamo di quel che sappiamo e testimoniamo quel che abbiamo veduto; ma voi non accogliete la nostra testimonianza. Se vi ho parlato di cose della terra e non credete, come crederete se vi parlerò di cose del cielo? Eppure nessuno è mai salito al cielo, fuorché il Figlio dell’uomo che è disceso dal cielo. E come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che sia innalzato il Figlio dell’uomo, perché chiunque crede in lui abbia la vita eterna”.

    Concludendo queste brevi testimonianze raccolte direttamente dai Vangeli, è chiaro che Gesù ebbe sempre il problema di farsi riconoscere come salvatore del mondo, ed obiettivamente ciò non era una cosa facile: nonostante i suoi prodigi e guarigioni miracolose, vi era sempre un lato misterioso e dubbio della questione. Alla fine non riuscì a convincere gli anziani del popolo, i sommi sacerdoti e gli scribi, i quali lo fecero condannare a morte. Ma la sua morte fu necessaria perché “così bisogna che sia innalzato [in croce] il Figlio dell’uomo, perché chiunque crede in lui abbia la vita eterna”.

  • nettuno

    Metti tutte le tre religioni monoteiste insieme e mescola bene, trita un pò di cipolla e fai soffriggere il tutto in una casseruola made in Gerusalem. Aggingi un pò di pomodoro rosso sangue e qualche oliva.
    Versa il sugo dentro alla scodella di Gaza dove c’è la pasta già cotta dell’ONU e prima di mangiare recita una preghiera …..
    E quando Allah dirà:
    “ O Gesù figlio di Maria, ricorda la mia Grazia
    su di te e su tua madre e quando ti rafforzerai
    con lo spirito di Santità! Tanto che parlasti agli
    uomini della culla ed in età matura. E quando ti
    insegnai il Libro e la saggezza e la Toràh e il
    Vangelo…” _____

    Sacro Corano, Maedè

  • vic

    Guarda qui, e’ uno che studia da anni il Gesu’ storico:

    http://www.garyhabermas.com

    A sentire uno storico (Israeliano) del Medio Oriente di quell’epoca pare che un fratello di Gesu’, Giacomo il Giusto, fosse di gran lunga piu’ popolare, apprezzato e stimato del fratellino nato nella mangiatoia.

    Nella biblioteca Vaticana dovrebbe esserci una lettera di Ponzio Pilato all’imperatotre Tiberio, in cui il noto governatore che non prendeva mai l’influenza perche’ si lavava con cura le mani, fa una lode sperticata di Gesu’.
    Pare che una copia della detta lettera si trovi anche nella biblioteca del Congresso USA.
    Gira anche voce che sia un falso.
    Insomma, allora come oggi, non si sa bene dove stia il vero e dove il falso storico.

    Ci sono forse piu’ documenti storici su Gesu’ in Tibet che in Medio Oriente. Il Vaticano cerco’ di mettere le mani su queste carte per mangiarsele, ma i monaci Tibetani furono piu’ lesti, mangiarono la foglia e si tennero i propri fogli.

    Nelle Ande, secoli dopo Gesu’, gironzolava fra i villaggi un mite uomo illuminato, barbuto e dalla pelle chiara. Era noto col nome di Viracocha. Predicava cose buone e giuste, insegnava cose pratiche, guariva i malati e spari’ camminando sulle acque del lago Titicaca. Secondo le tradizioni andine i Viracocha furono piu’ di uno. Ogni tot secoli appariva un nuovo Viracocha. Credo che fosse per questo che un gesuita mulatto andino-spagnolo venne condannato dall’inquisizione: lui era fermamente convinto che la religione cattolica e la religione tradizionale degli indi fossero sostanzialmente simili. Gli ando’ ancora bene perche’ non fenne arrostito al rogo. Se lo incontrate, si presenta cosi’: me llamo Blas, Blas Valera. Scrisse un libro di cronaca con parecchi bei disegni (non suoi), ma per non beccarsi un ulteriore processo dai soliti inquisitori, pago’ un prestanome: Guanam Poma. Il libro che si trova scannerizzato su internet, cercare nelle biblioteca reale Danese. L’originale e’ in spagnolo ma hanno preparato anche una traduzione in inglese. Non parla di Gesu’ ne’ di religione in senso stretto, racconta piuttosto la vita sulle Ande ai tempi degli Inca. Non centra con Gesu’? E chi lo dice? Per me centra. Uno come Gesu’ non poteva ignorare dei pastori ancora piu’ poveri di quelli palestinesi.

    Padre nostro che sei nei cieli..

    Sono quasi propenso a credere che sia da prendere alla lettera, quell’incipit di preghiera. Anche il Vaticano comincia a parlare di fratelli nostri che stanno nei cieli, e s’e’ costruito due begli osservatori astronomici, non si sa mai! Nel 2009 padre Funes (direttore dell’osservatorio astronomico Vaticano) e’ sortito ben due volte dicendo che, teologicamente, gli abitanti di altri mondi sono nostri fratelli. Un fortunato della madonna quel Funes. Se diceva una cosa cosi’ nel 1600 lo bruciacchiavano seduta stante. Scommetto che ci saranno delle tesi in teologia in fase di redazione riguardanti il peccato originale di questi fratelli dei cieli. Bel busillibus da risolvere! Mettiamo che alcuni siano asessuati, il busillibus diventa doppio. Poi chi dice che gli piacciano le mele? La Bibbia fa capire che gli piacevano le figliole degli uomini, si accoppiarono con loro e nacquero cosi’ uomini famosi.

    Comunque conslliamoci col fatto che le apparizioni “angeliche” continuano tutt’oggi. Il che corrobora indirettamente i racconti dei Vangeli e del Vecchio Testamento. Purtroppo sono molti gli uomini di chiesa che dicono di non prendere alla lettera queste cose. Beh, se e’ per questo ci fu anche un papa che non credeva in Gesu’ Cristo.

    Mi strabilia vedere dei sacerdoti che non credono mica tanto nemmeno al diavolo, pur avendo sotto gli occhi giornalmente l’operato di quelli di Goldman Sachs, per citare i diavoli delle finanze.

    Ops, ho divagato assai. Tante’!

  • Tonguessy

    Sono tutti discorsi interessanti che meriterebbero ben più di poche righe su cdc. Purtroppo la domanda è rimasta, come mi aspettavo, inevasa.
    Per fare un parallelo, cosa direste se il presidente di un lontano paese vi dicesse che sta invadendo un altro paese per il vostro bene? E se dopo il tanto decantato sacrificio si scoprisse che non c’è stato nessun miglioramento?
    Alcuni comincerebbero a urlare “Not in my name”.
    Insomma: è facile dire “lo faccio per il vostro bene” (mi sacrifico per il vostro bene è una divagazione sul tema) quando ancora ci si accapiglia nel tentativo di capire cosa significhi la parola BENE, che acquista valenze e significati diversi a seconda della cultura e troppo spesso diventa un comodo alibi per sopraffare e usare violenza.

  • Affus

    Cristo è il logos ,la ragione, e la ragione non è mai neutrale ; solo chi crede nella ragione può credere il Dio, mentre in europa abbiamo visto combattere Cristo e il cristianeismo in nome della dea ragione e in nome dell’ugulitarismo neopauperistico pseudoevangelico. La giustizia (il diritto ) non va confusa con un ugulitarismo evangelico fatto per chiese , comunita religiose , monaci, che stanno fuori della società naturale basata sulla familgia e lo stato . La giustizia del diritto è qualcosa di piu grande dell’ugualitarismo evangelico !
    ——-
    alla grotta di betlemme arrivarono tre re dall’oriente per adorarlo, mentre il re del luogo lo cercava per eliminarlo .

  • vic

    Habermas: “The Historical Jesus” – 13$ + spese, forse contiene qq risposta, forse no:

    http://www.amazon.com/Historical-Jesus-Ancient-Evidence-Christ/dp/0899007325/ctoc

    Il tuo esempio non calza molto bene. Tentiamone un altro a caso: Obama va di sua spontanea iniziativa, anzi facciamo che lo manda la moglie Michelle, in Afghanistan dove bello e pimpante si fa’ impiccare dai seguaci di Karzai per la salvezza futura del povero popolo Afghano. Lo impiccano, lui muore impiccato, poi dopo 3 giorni resuscita di nascosto da Karzai e se ne torna a casa negli USA, invero un po’ deperito e con la barba da rasare. Li’ l’attende una bella doccia profumata preparata dalla solerte mogliettina che su tutto veglia.

    Il punto oscuro rimane la questione salvezza, cioe’ il patto in se’, quando l’ha redatto, con chi l’ha stipulato. Chi deteneva le redini di questa salvezza: Karzai, Michelle, lo spirito dei monti Afghani? Era una promessa che non si puo’ rifiutare fatta a Michelle? Era una promessa fatta a se stesso per il bene di tutti? Ce l’ha fatta ad informare tutti prima? (forse si’, oggi ci sono la TV, il web e gli spin doctors).

    I destinatari avranno capito giusto od avranno capito Roma per Toma, volevo dire Kabul per Abdul?

    Non se ne viene fuori, ci vogliono degli studiosi di teo, pardon obamalogia.

  • Tonguessy

    La mia domanda però rimane: ma osama…pardon, obama ha consultato gli afgani? Ha mai chiesto loro se volevano essere salvati oppure ha deciso in proprio che quel popolo non aveva salvezza e l’unica via di uscita fosse la propria impiccagione?
    E questa storia ha poco a che vedere con la teologia…..