Home / ComeDonChisciotte / IL RUOLO DEL MI6 NELL'ESTREMISMO ISLAMICO

IL RUOLO DEL MI6 NELL'ESTREMISMO ISLAMICO

Mordere mango…e proiettili: da Bradford al Bangladesh — un tributo a mio zio

DI NAFEEZ MOSSADEQ AHMED
The Cutting Edge

Durante il fine settimana ho viaggiato per unirmi ad una commissione di esperti dei media e di produttori cinematografici all’annuale Festival del Cinema di Bradford “Bite the Mango” al Museo Nazionale di Fotografia, Film e Televisione. La nostra commissione ha ospitato due seminari al festival, il primo su ‘La fede nel film’ e l’altro su ‘La rappresentazione dei musulmani nei media’. Sono stato invitato all’ultimo minuto da una frenetica telefonata di uno dei coordinatori del festival e sono andato venerdì con la mia famiglia affinché potessi arrivare comodamente in tempo per i seminari del sabato mattina.

Tra gli argomenti che ho discusso nelle sessioni di domande e risposte vi era il confronto del Segretario agli Interni John Reid con il sedicente “ecclesiastico radicale” Abu Izzadeen, mentre Reid si è preso l’incarico di avvisare i genitori musulmani di fare attenzione ai “segni” che indicano che i loro figli si stanno trasformando in dei pericolosi estremisti. La fastidiosa diatriba di Izzadeen in risposta è stata seguita da altra diatriba fastidiosa da parte di Anjem Choudray. Reid ha indicato la condotta di questi due imbecilli come prova della sua ragione.In realtà, proprio il fatto che Izzadeen e Choudray siano liberi di andare in giro ad interrompere continuamente un ministro britannico è precisamente la prova che confuta il tentativo islamofobico di Reid di appuntare sui genitori musulmani la responsabilità dell’estremismo terrorista.

Entrambe questi individui sono dei famigerati estremisti affiliati alla proscritta rete al-Muhajiroun collegata ad al Qaeda e presieduta da Omar Bakri Mohammed, una rete rinominata la Setta dei Salvati e poi Al-Ghurabaa. Nonostante l’apparente bando, i membri chiave e le attività del gruppo operano intatti, del tutto non ostacolati. Sinora, il governo si rifiuta di arrestare e perseguire questi individui nonostante le loro ripetute violazioni della legge britannica, compresi l’incitamento alla violenza, l’odio razziale ed il terrorismo e, in particolare, nonostante la loro aperta ammissione di essere impegnati nell’addestramento di terroristi con l’intenzione confessata di prendere di mira la Gran Bretagna.

Considerate la dichiarazione di Izzadeen una settimana dopo l’11/9, citata a pag. 77 del mio libro The London Bombings: “Vi è un considerevole numero di musulmani nel Regno Unito sottoposti all’addestramento militare . . . Se l’America decide di bombardare l’Afghanistan, allora ci metteremo all’erta. Se attaccheranno l’Afghanistan, quale è allora il mio dovere? Sarà un nuovo capitolo”. Il giorno dopo, il suo collega Zahir Khan ad una riunione di al-Muhajiroun a Birmingham disse che “Se la Gran Bretagna aiutasse ad attaccare l’Afghanistan, per i musulmani sarebbe lecito attaccare obiettivi militari in Gran Bretagna”.

Una inchiesta del Sunday Times registrò la dichiarazione di Izzadeen ad un gruppo di ragazzini il 2 luglio 2005, che per i musulmani era imperativo “instillare il terrore nei cuori degli infedeli” e che proprio “Sono un terrorista. Come musulmano naturalmente sono un terrorista”. Affermando di essere stato impegnato nell’addestramento militare in Pakistan, ha detto di non volere andare da Allah mentre dorme nel suo letto “come una vecchietta”. Invece, “Voglio saltare in aria in pezzi con le mani in un posto ed i piedi in un altro”. Questo è stato cinque giorni prima delle atrocità del 7/7.

Sei mesi prima degli attentati terroristici di Londra, Omar Bakri, il mentore di Izzadeen, ha trasmesso su Internet una fatwa che sprona i musulmani britannici ad unirsi alla jihad globale di al Qaeda. Ha descritto esplicitamente la Gran Bretagna come un bersaglio legittimo, ha condonato l’uccisione di civili ed ha condannato l’emanazione da parte del governo britannico della legislazione antiterrorismo — che era stata utilizzata non molto tempo prima per arrestare Abu Hamza, il fedele socio di Bakri, il cui processo era in programma per il 7 luglio 2005.

Ma il governo britannico non era interessato ad indagare su Bakri. Invece, gli hanno permesso di andare in Libano, subito dopo gli hanno vietato di ritornare nel Regno Unito e si sono così assicurati che sia permanentemente fuori della giurisdizione britannica. Nel frattempo, lo stesso Bakri — che continua ad indottrinare e guidare un piccolo circolo di intrallazzatori estremisti nel Regno Unito — si vanta di venire regolarmente chiamato dai libanesi per discutere di questioni relative al terrorismo per conto del governo britannico — una faccenda sulla quale il Foreign Office oppone il “no comment”.

E, naturalmente, Reid non vorrebbe che considerassimo il ruolo del MI6 nell’utilizzare attivamente a metà degli anni ’90 Omar Bakri, Abu Hamza e della sospetta mente del 7/7 Haroon Rashid Aswat nel reclutare musulmani britannici perché andassero a combattere in Kosovo, come riferito da fonti multiple dell’intelligence americana e francese citate nel New Criminologist ed altrove. La riluttanza di Reid ad intraprendere una seria e significativa azione legale contro i ragazzi di Bakri, come Izzadeen e Choudray non si concilia con l’entusiasmo con il quale incolpa i genitori musulmani dello stesso fallimento.

E’ stata questa la stoccata delle mie osservazioni su questa debacle televisiva al festival del film.

Domenica sera tornammo da Bradford. Avevo dimenticato a casa il mio cellulare e trovai un cumulo di messaggi arretrati, uno da mio papà, così lo richiamai. Aveva delle notizie molto brutte.

Sabato mattina, mentre stavo parlando alla mia commissione di Bradford, avevano sparato a mio zio in Bangladesh. Professore di scienze politiche all’Università di Dhaka rispettato a livello nazionale, il Dr. Aftab Ahmed era stato attaccato nella sua abitazione nei locali dell’università da banditi non identificati, che si erano fatti strada nell’appartamento e gli avevano sparato quattro volte a distanza ravvicinata nella parte superiore del corpo, alla presenza di sua moglie (mia zia) e della figlia disabile di 9 anni (mia cugina).

Questa sera, attorno alle 20, mio papà mi ha chiamato per farmi sapere che mio zio era deceduto questa mattina presto. Recentemente era stato retrocesso da un posto a nomina governativa come Vice Cancelliere all’Università Nazionale del Bangladesh. In quella posizione aveva affrontato problemi radicati di corruzione politica e di corruzione, eredità del precedente governo della Lega Allawi, quando centinaia di componenti del personale universitario erano stati sistematicamente reclutati solamente per il loro sostegno politico al governo al contrario che per meriti come docenti. Con una mossa politicamente esplosiva ed impopolare, aveva licenziato tutto il personale reclutato sulla base della corruzione e si era mosso per rivitalizzare gli standard accademici nel reclutamento universitario.

Non era la prima volta che mio zio si era fatto dei nemici. Era ben noto come dissidente marxista ed era stato spesso imprigionato dai precedenti governi per la sua forte opposizione e la partecipazione a manifestazioni e scioperi. Nel 1995 era stato coautore di una vigorosa critica della mancanza di assunzione di responsabilità da parte delle supposte istituzioni democratiche del Bangladesh, avvertendo “dell’atteggiamento intransigente della burocrazia” ed evidenziando “la mancanza di volontà e di capacità dei parlamentari di investigare seriamente nelle politiche e nelle operazioni del governo”.

In un altro noto episodio, mio zio aveva fatto alla televisione qualche disinvolta osservazione suggerendo che l’inno nazionale del Bangladesh dovesse essere migliorato per una nuova era e dare un nuovo slancio al popolo. Fu duramente criticato dai nazionalisti intransigenti in una campagna concertata che quasi perse il suo impiego. Ma simili cose non lo hanno mai infastidito.

Mio zio era un accademico coraggioso che restava fedele ai suoi principi e diceva ciò che credeva. Per fare fedelmente quello che era convinto fosse giusto, è stato ucciso in un brutale assassinio, senza precedenti nella storia del Bangladesh. Mentre il mondo gira ed i media ciarlano, prego per l’anima dello zio e spero che la sua eredità di attivismo politico a favore della libertà e, sempre, contro l’oppressione e la corruzione verrà portato avanti in Bangladesh, questa assillata icona della devastazione del Terzo Mondo dalla quale ho avuto origine. Per coloro lì fuori che credono, per favore pregate con me.

Nafeez Mosaddeq Ahmed, autore di The London Bombings: An Independent Inquiry (London: Duckworth 2006) e di The War on Truth: 9/11, Disinformation and the Anatomy of Terrorism (New York: Olive Branch 2006). Insegna relazioni internazionali, teoria politica e storia contemporanea all’Università del Sussex, Brighton.

Versione originale

Nafeez Mosaddeq Ahmed
Fonte: http://nafeez.blogspot.com
Link: http://nafeez.blogspot.com/2006/09/biting-mangos-and-bullets-from_26.html
26.09.2006

Versione italiana

Fonte: http://freebooter.da.ru/
Link: http://freebooter.interfree.it/brex.htm

Pubblicato da Davide