Il regime di Kiev: menzogne, persecuzioni e terrorismo in odio alla Russia

Russia Ukraine War

Di Antonio de Felip

lo spettro della menzogna. Tutti, o quasi, i poteri statali, sovranazionali, finanziari, mediatici, lobbistici si sono coalizzati nel mantenere un regime basato sulle menzogne. Tra le altre, spicca quella che impone alle pubbliche opinioni la narrazione secondo cui sia stata la Russia a provocare la guerra con l’Ucraina e il cosiddetto Occidente, facendo datare la crisi a partire dal 24 febbraio 2022, giorno in cui le forze della Federazione Russa entrarono in Ucraina. È una falsificazione, perché il conflitto armato iniziò ben prima, con il golpe di Maidan nel febbraio 2014, quando il legittimo presidente ucraino Viktor Janukovyč, moderatamente filorusso, venne defenestrato da un sanguinoso colpo di stato finanziato da agenzie statunitensi e da alcune organizzazioni non governative facenti parte della galassia eversiva di George Soros (se ne è vantato lo stesso “filantropo” in una intervista alla CNN). Il nuovo governo filoccidentale, non legittimato da alcuna elezione, iniziò una feroce azione di repressione di tutte le espressioni politiche, mediatiche, civili e culturali, di quella parte dell’opinione pubblica russofona (il 40% della popolazione ucraina), russofila o semplicemente russa, come tutta la parte est e sud dell’Ucraina, la cosiddetta Novorossija, che comprende, tra altre regioni, Odessa, splendida città fondata nel 1795 da Caterina II ed edificata da architetti italiani, il Donbass (il Donetsk e il Lugansk), “cedute” all’Ucraina in periodo bolscevico, mentre la Crimea, liberata dai russi nel 1784 dal feroce dominio dei tatari musulmani venne “regalata” all’Ucraina da Krusciov. Inoltre è incontrovertibile il mancato rispetto, da parte degli USA e della NATO, degli accordi del 1991 quando, in cambio dell’assenso di Mosca alla riunificazione della Germania, l’Allenza atlantica s’impegnò a non espandersi ad est. Sappiamo come è andata a finire: con l’estensione della NATO a quasi tutti i paesi est-europei, sino ad arrivare “ad abbaiare alle porte della Russia”, con l’imperialistico intento aggressivo di strangolarla.

Il dominio della menzogna si accompagna sempre, è inevitabile, con un’altra imposizione alla pubblica opinione, implicita o esplicita: quella che Eric Voegelin ha lucidamente individuato come “il divieto di fare domande”. Quando i potenti, ci dice Voegelin, sanno che “le loro opinioni non possono reggere all’analisi critica […] fanno del divieto dell’esame delle loro premesse una parte essenziale del proprio dogma.”

Ecco perché è cruciale, rompendo la congiura del silenzio, della censura e della menzogna, gridare la domanda: cosa è successo, e sta succedendo, in Ucraina? In quell’Ucraina che qualche esaltato euro-atlantista ha definito “bastione della democrazia”?

Subito dopo il golpe atlantista del 2014, iniziò una campagna di assassinii di oppositori al regime: scrittori, intellettuali, giornalisti, deputati al parlamento, magistrati accusati di essere russofili. Solo nel biennio 2014-2015 sono stati accertati ufficialmente le uccisioni di settantacinque oppositori al regime. E pochi ricordano il pogrom di Odessa del 2014, quando bande di nazionalisti ucraini si diedero a una feroce caccia al russo per le strade della città che fece almeno cento vittime di cui una cinquantina (o forse più, non si saprà mai) bruciate vive nel Palazzo dei Sindacati in cui si erano riparate e a cui le bande nazionaliste diedero fuoco.

Contemporaneamente partiva un crudele programma di eradicamento della cultura russa in tutte le regioni: divieto di uso della lingua russa, insegnamento scolastico solo in ucraino, poi messa fuori legge di almeno 11 partiti, chiusura di giornali, televisioni e radio filorusse. Circa 115.000 libri in russo tratti dalle biblioteche pubbliche sono stati bruciati in pubblici falò. Ma siamo ben lontani dall’obiettivo finale: tale Oleksandra Koval, direttrice dell’Istituto del libro ucraino aveva chiesto di eliminare dalle biblioteche 100 milioni di libri russi. E quando le regioni russofone dell’est, il Donetsk e il Lugansk, si ribellarono rivendicando l’autonomia, la risposta dell’Ucraina fu la guerra contro le due regioni: bombardamenti massicci su obiettivi civili, come mercati e ospedali, arresti e uccisioni indiscriminati, assassinii di amministratori locali.

Eppure, di questi massacri di cui si è reso colpevole il regime ucraino, dimostrati con prove, fotografie, testimonianze e persino accertati in un report ufficiale dell’ONU (che pure minimizzava il numero delle vittime, assai vicino alle 14.000), molto poco è comparso sulla stampa mainstream. Così come l’Occidente ha taciuto sull’uso sistematico, da parte dell’Ucraina, delle vietatissime bombe a grappolo. Dobbiamo le informazioni a cronisti coraggiosi e indipendenti, come Vittorio Nicola Rangeloni e Giorgio Bianchi. Esemplare (e terribile per la documentazione fotografica dei massacri, dei corpi torturati e delle distruzioni) il libro di Enrico Vigna, Ucraina, Donbass. I crimini di guerra della giunta di Kiev, Zambon Editore. Eppure le documentate accuse dei russi di questi massacri sono stati ignorati degli organismi internazionali. Ci ricorda, in un’intervista, lo storico Franco Cardini: “Hanno cominciato a uccidere le persone dopo averle accusate di collaborazionismo. I russofoni del Donbass presi casa per casa e passati per le armi”.

Così come troviamo poche informazioni, sui media mainstream, della persecuzione della Chiesa Ortodossa scatenata dal regime di Kiev: chiese e antichi monasteri violati ed espropriati, membri del clero arrestati e incarcerati, vescovi, sacerdoti e semplici fedeli aggrediti e percossi. In Ucraina, “bastione della democrazia”, la libertà di culto è gravemente conculcata.

Incapace di vincere sul campo, l’Ucraina ha scatenato una guerra asimmetrica di natura terroristica, con assassinii anche al di fuori dei confini, oltre che attacchi ai treni e a strutture civili. Infiltrati hanno colpito anche in Russia, uccidendo intellettuali, giornalisti, scrittori. Nessuno in occidente si è indignato del brutale assassinio della giovanissima Darya Dugina, figlia del noto filosofo e politologo Alexander Dugin, anche lei filosofa, giornalista, poetessa e musicista.

Non solo l’Ucraina usa l’assassinio politico come forma di lotta, ma se ne vanta: Kyrylo Budanov, capo dei servizi segreti di Kiev ha dichiarato: “continueremo a uccidere russi nel mondo”, rivendicando orgogliosamente anche l’uccisione di “molti giornalisti propagandisti russi”. È recente l’assassinio, in un carcere ucraino, del giornalista di nazionalità americana e di origine cilena Gonzalo Lira, arrestato dei servizi ucraini con l’accusa di aver criticato il presidente Zelensky. Un delitto di opinione. Eppure l’amministrazione USA non si è mossa per liberarlo. Ha denunciato il padre: “Non posso accettare il modo in cui mio figlio è morto. È stato torturato, tenuto in isolamento per 8 mesi e 11 giorni e l’ambasciatore statunitense non ha fatto nulla per aiutare mio figlio.” Anche su questo caso è calato il quasi totale silenzio dei media atlantisti e russofobi.

Contemporaneamente i servizi segreti ucraini, addestrati da USA e Gran Bretagna hanno iniziato una feroce campagna contro i cosiddetti collaborazionisti, cioè russi della Crimea, del Donbass, di Odessa e di altre regioni russofone. Per gli sgherri di Zelensky, sarebbero collaborazionisti tutti i russi d’Ucraina che vogliono continuare a parlare russo, frequentare scuole in lingua russa, leggere libri e giornali in russo, ascoltare radio e televisioni russe e che hanno votato in liberi referendum perché le loro piccole patrie venissero annesse alla Madre Russia. Gli assassinii e gli attacchi terroristici che hanno come obiettivi collaborazionisti vengono non solo ammessi, ma sono anche motivo di vanto dei servizi. Riferisce l’Adnkronos nel marzo scorso di alcune dichiarazioni di Vasyl Malyuk, alto ufficiale dei Servizi di sicurezza (il famigerato SBU): “Ufficialmente non lo ammetteremo”, ma poi confessa che “moltissime” persone, collaborazionisti, amministratori locali nei territori liberati delle Repubbliche del Donetsk e del Lugansk o comunque filorussi in tutta l’Ucraina sono state vittime della campagna terroristica dei servizi di Kiev.

Inoltre sono migliaia i detenuti per collaborazionismo in Ucraina, spesso in condizioni terribili. Ne hanno parlato persino media russofobi come RaiNews (“Collaborazionisti in Ucraina. Pene severe e carceri piene”) o il quotidiano ultra-liberal e atlantista britannico The Guardian che è riuscito ad entrare in alcune carceri segrete ucraine dove sono detenuti, e soggetti a trattamenti inumani, uomini e donne colpevoli di aver collaborato con i russi o con le repubbliche popolari di Donetsk e Lugansk ma anche, semplicemente, di essere russi e di voler continuare ad esserlo. Persone quasi sempre arrestate dopo che questi territori sono stati rioccupati dalle truppe ucraine che, come primi atti, si sono dati alla caccia ai russi colpevoli di aver collaborato con i loro compatrioti liberatori. Spesso, scrive The Guardian, le confessioni sono state estorte con torture (“They had been pressured in signing confessions”). Secondo il quotidiano britannico, che cita i servizi di sicurezza ucraini dello SBU, gli imprigionati sarebbero 8.100, ma la cifra è chiaramente falsa per difetto. Le condanne continuano: anche nel mese di marzo, riferisce LaVerità, altri quattro filorussi sono stati incriminati e condannati a ben 15 anni di carcere per un indeterminato “collaborazionismo”.

Riferisce il ben informato sito l’Antidiplomatico di uno sconvolgente dossier, ancora del 2023, dell’Alto commissariato per i diritti umani delle Nazioni Unite (United Nations High Commissioner for Human Rights, UNHCHR o Office of the High Commissioner for Human Rights, OHCHR), che la nostra stampa si è ben guardata di riferirci, dal quale si evince in modo chiarissimo come l’Ucraina (“Il bastione della democrazia”) abbia cessato di essere uno stato di diritto ed è ormai uno stato di polizia, dove la giustizia viene di fatto amministrata dai servizi di sicurezza, le persone vengano arrestate senza mandato e detenute senza controllo giudiziario. Inoltre il report dell’ONU documenta l’utilizzo di almeno 29 luoghi di detenzione non ufficiali tra cui appartamenti, sotterranei di edifici abbandonati, commissariati, sedi locali dei servizi. L’OHCHR rileva inoltre come nelle prigioni segrete siano emerse casi di tortura, maltrattamenti, minacce di morte, stupri e abusi sessuali. Denuncia questo ufficio dell’ONU: “La tortura e i maltrattamenti sono stati usati per estorcere confessioni o informazioni o per indurre i detenuti a collaborare in altro modo, per estorcere denaro e proprietà, oltre che per punire, umiliare e intimidire”.

La persecuzione contro i russi non è soltanto attuale, ma viene pianificata anche per il futuro. Con una stupefacente spudoratezza che va molto al di là del semplice wishful thinking, visto l’attuale andamento del conflitto, Kiev già annuncia il destino dei russi di Crimea (cioè di tutti gli abitanti, salvo un’infida e rumorosa piccola minoranza di tatari musulmani) dopo una ben poco credibile futura liberazione della penisola: il regime ha nominato tale Tamila Tasheva, non per nulla di origine tatara, come regista della gestione della Crimea dopo l’improbabile riconquista ucraina. Costei ha già promesso la punizione di almeno 10.000 collaborazionisti, epurazioni di massa e persino una espulsione forzata di un numero tra i 500.000 e gli 800.000 russi.

L’arroganza del regime di Zelensky non rispetta confini, sovranità degli Stati e diritti civili. L’autocrate di Kiev a febbraio ha promesso di inviare al governo italiano (copia anche alla Commissione Europea) una “lista di proscrizione” di intellettuali, giornalisti e in generale esponenti della società italiana che il l’ex comico dittatore considera filorussi. L’ordine è perentorio: l’Italia deve (è letterale) “zittirli”. Forse pensa a sistemi come quelli da lui usati per silenziare le opposizioni ucraine: assassinii, carcerazioni, torture?

Ciò che è stupefacente è stata l’assenza di qualsiasi sussulto di dignità da parte delle autorità italiane: non una reazione di indignazione e di protesta da parte dell’ultra-atlantista Giorgia Meloni né da parte del Ministro degli Esteri, Antonio Tajani (quello che, intervistato, sembra capitato lì per caso). Anche la stampa italiana mainstream, cioè quasi tutta, non ha dedicato grande spazio alla gravissima intimidazione di Zelensky né tantomeno abbiamo letto severi commenti di condanna, come quelli usualmente riservati a Putin. Unica eccezione un articolo di Maurizio Belpietro su LaVerità.

Ultima notizia: l’Ucraina ha sospeso la sua adesione alla Convenzione Europea dei diritti dell’uomo. Quindi sono sospese ora anche ufficialmente la libertà di movimento, l’inviolabilità delle case, la libertà di pensiero e di parola. Sospesi da tempo anche i diritti consolari degli ucraini fuggiti dal paese per evitare l’arruolamento forzato per una guerra che molti ucraini non sentono; la polizia ucraina effettua delle vere e proprie retate nelle strade per rastrellare reclute che, senza addestramento sufficiente, vengono inviate al tritacarne del fronte. Non solo: l’Ucraina ha intimato ai paesi dell’est Europa che ospitano i gli esuli fuggitivi di arrestarli e consegnarli ai suoi aguzzini. Considerata la bieca e isterica russofobia che affligge paesi come Polonia, i paesi baltici, ma anche la Germania, non è da escludere che questo crimine internazionale venga commesso.

Lungi da essere una guerra tra un aggredito e un aggressore, il conflitto attuale è soprattutto una guerra civile. Il distacco dell’Ucraina (la “piccola Russia”) dalla “grande Russia”, che assieme alla “Russia Bianca”, la Bielorussia, componevano “tutte le Russie” era già stato condannato da Aleksandr Solženicyn (che pure si definiva ucraino “quasi per metà”) fin dal 1990: “Staccare oggi l’Ucraina significa passare attraverso milioni di famiglie e di persone. […] Non ci serve questa crudele separazione! Sarebbe il frutto dell’ottundimento degli anni comunisti. Insieme abbiamo sofferto l’epoca sovietica, insieme siamo precipitati in questo baratro e insieme ne usciremo”. Ancora una volta, come sul “sistema della menzogna” dominante in Occidente, Solženicyn fu profeta inascoltato.

E, per compiacere USA e NATO, il massacro continua.

Di Antonio de Felip

FONTE: https://www.ricognizioni.it/il-regime-di-kiev-menzogne-persecuzioni-e-terrorismo-in-odio-alla-russia/

Commenti (23)

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    1. pieros 21 giugno 2024

      A integrazione dell'articolo, leggo oggi,su " la verità " art. Di f. Battaglia a pagamento.15, intervista a david colantoni ( discendente di puskin),sul suo libro " quando l'Ucraina invase l'irak" ( Arianna ed.) Sostanzialmente l'esercito ucraino era addestrato dalla nato dal 2002(documento del col.ucraino Leonid polyakov, vice ministro difesa nel 2014( anno di maidan) parla delle brigate V,VI,VII, e 81mo battaglione forze speciali inviati in irak( il terzo contingente x numero) con alle spalle almeno un decennio di addestramento Nato. ( 1992,quindi)
      Ricordo che in irak, i civili morti ( certamente inclusi fiancheggiatori e simpatizzanti ) furono un milione. Circa,eh!
      Ucraina? Brava gente. Non come gli altri.

    2. pieros 21 giugno 2024

      A pag.15 non a pagamento. La deficienza artificiale colpisce ancora.

    1. Roberto Rey 20 giugno 2024

      "La prima vittima delle guerre è la verità"
      (George Orwell)

    1. DrCaligari 20 giugno 2024

      I motivi di questa guerra rimangono un inestricabile mistero nel quale puoi individuare delle concause ma il cui senso reale e globale, come fu per l'Iraq prima e per l'Afghanistan poi, è destinato a sfuggirti.

    1. GioCo 20 giugno 2024

      Quando ragioniamo su certe questioni, secondo me, dovremmo tenere conto che gli individui che mettono in piedi questi conflitti non sono guidati dall'interesse (ad esempio militare o economico) ma da una sorta di religiosità che si muove entro schemi ritualistici simbolico-metaforici che poi servono da riferimento per la manopolazione dell'immaginario collettivo. Da cui si ricavano queste disamine accurate, semi per un "il dialogo" possibile futuro, per capirci e per capire. La dominante quindi è sempre la semantica dell'immaginario e la comunicazione che si vuole costruire entro i recinti simbolico-metaforici costituiti, sempre rimaneggiabili, anche se la mente, tramite la ripetizione, li fa ogni volta apprire "granitici" e inalterabili. Come le norme sociali e la tradizione che pure vengono ogni volta "rifatti" dalla storia e risultano così anche molto diverse tra i popoli. Un polo (quello sino-russo) sta spingendo per un rinnovamento dei cardini su cui si è finora fondato "l'ordine sociale" dell'immaginario globale di matrice aglosassone. Da questo punto di vista la NATO non ha tutti i torti a difendere lo status quo. Se lo sta facendo in modo disastroso è perché non è più il suo tempo. Ciò che legittima quello che fin'ora è stato è già finito. Da un pezzo. Ma per "capirlo", sarà necessario passare tra le forche caudine di una guerra... Purtroppo.

    1. Martin 20 giugno 2024

      Un plauso all'articolo!

    1. pippo123 20 giugno 2024

      La differenza tra russi ed ucraini è la stessa che c'è tra inglesi ed irlandesi ....minima...ecco perché la lobby innominata che controlla gli usa parla di guerra civile

    2. oriundo2006 20 giugno 2024

      No, c'è. Ho parlato sia con gli uni che con gli altri. I più 'europei' sono quelli ... di origine russa ! Incredibile, vero ? Sono i più simili a noi in tutti i sensi.
      Che poi se conoscete la storia del Donbass e di tutta quella parte sud dell' Ucraina, storia antichissima risalente ad almeno 3 o 4 mila anni fa, con molti imprestiti di popoli ( germanici, greci, della steppa euroasiatica, da ultimo anche colonie liguri ed in parte veneziane ) che si sono situati in quelle fertilissme terre, a cavallo degli estuari di fiumi immensi e tra le montagne così simili alle nostre, avrete una visione importante del conflitto attuale.
      Posso dirlo: è un conflitto INESISTENTE per tre quarti del paese, tranne per gli ucronazi cattolici uniati e gli onnipresenti jewish kazari, con i loro deliri suprematisti.
      Entrambi hanno referenti estranei al paese stesso.

    1. gianB 20 giugno 2024

      "Lungi da essere una guerra tra un aggredito e un aggressore, il conflitto attuale è soprattutto una guerra civile. "
      Assolutamente NO!
      Questo é quello che US e EU vorrebbero far passare e con l'Ucraina come aggredita dal totalitario Putin che non vuol lasciarla libera.
      Mi sa che qui non si riesce a capire lo scontro dì livello superiore nel quale il conflitto Ucraina-Russia si trova.
      Si va dal considerarla una "guerra civile" ad un conglomerato dì azioni senza senso da parte di criminali psicopatici.
      Che siano dei criminali non vi è dubbio ma il problema è che agiscono in coerenza ad un piano ben preciso dettatogli da chi li comanda, ed in questa logica c'è certamente un'aggredito e un'aggressore.

    2. Cleon XIII 20 giugno 2024

      Sicuramente. Ma il piano si sta articolando in varie fasi, una delle quali è stata provocare una guerra civile nel territorio della ex Unione Sovietica, di cui l'Ucraina era parte fondamentale. Nell'ottica NATO sono tutti Russi. Se muoiono Russi Ucraini, benissimo. Se muoiono Russi Russi, ancor meglio, se muoiono entrambi è l'ideale.

    3. gianB 20 giugno 2024

      Capisco quello che intendi, ma il chiamarla guerra civile non mi sembra corretto.
      Viene fatta apparire come guerra civile, in realtà è la movimentazione di una fazione estrema della società ucraina che gestisce la macchina della propaganda.

    4. Martin 20 giugno 2024

      E' iniziata come una guerra civile nel 2014 scatenata con il sostegno degli USA, Commissione UE e Soros

    5. oriundo2006 20 giugno 2024

      Penso invece che si tratti di una guerra...di religione: una moderna guerra di religione del XXI secolo come nei Balcani.
      Incredibile, vero ? Considerate le elezioni di Janukovitch, guardate la geografia dei votanti, considerate il ruolo sia degli Uniati, cattolici romani presenti nel nord ferocemente 'nazisti' ... a comando jewish, sia degli ebrei 'kazari', con connessa intervista data ai suoi tempi dal rav Schneerson Lubavitch, setta predominante nei circoli del potere sia atlantico che...russo, e vedete anche come la chiesa di Kiev sia stata slegata di forza da quella di Mosca: ed avrete le basi di comprensione del travagliato e complessissimo problema dell' Ucraina oggi.
      I russi tendono a minimizzare questa realtà attuale, confondendo le cose con le cessioni territoriali di Lenin e successive, sempre guardando i fatti materiali e mai quelli 'sovrastrutturali' determinanti: ma queste cessioni non riguardano che la realtà contingente del tempo, non sono la detonante di Maidan.
      La detonante è stata semplice: Janukovitch fu votato da russofili ortodossi, di contro agli Uniati e agli altri, che NON volevano più far parte di un sistema-post sovietico, troppo 'slavo' e troppo 'conservatore' filo-russo.
      Volevano semplicemente uscirne a qualsiasi costo.
      Il costo lo sta pagando l' Ucraina intera e fra non molto tutti noi.
      A soffiare sul fuoco i 'soliti noti' con gli atlantisti, una parte dei quali sono degli insospettabili uomini d'affari chiamati da Putin stesso a far da 'mediatori' alle trattative di pace poi naufragate.
      E te credo...

    6. gianB 20 giugno 2024

      È difficile che non ci sia la religione di mezzo quando si vuole mobilitare le greggi contro un'ipotetico nemico.
      L'articolo sembrava però ipotizzare un conflitto generato da una guerra civile, cosa che vorrebbe dire finita la guerra civile finito il conflitto ed un nuovo equilibrio si instaura.
      A mio parere invece anche il conflitto ucraino é generato dal futuro potenziale conflitto US-Cina che diverrà US_Sion_EU-Cina_Iran_Russia (probabilmente con possibili ulteriori partecipanti da una parte e dall'altra). Attualmente stiamo vedendo le prove della futura "rappresentazione".
      Quindi niente nuovo equilibrio finché non viene consumato il futuro potenziale conflitto.
      Le religioni inevitabilmente vengono chiamate in causa nel mondo monoteista. Nel mondo orientale non si usa fare questo (sono certo meno ipocriti anche da questo punto di vista).

    7. Cleon XIII 21 giugno 2024

      E' una riflessione puntuale. Come in tutti i paesi dell'Est, lo statalismo sovietico aveva infatti disarticolato la catena di interessi che costituiva l'ossatura di quelle società contadine sostituendola con i Partiti Comunisti. Con la dissoluzione di quelle organizzazioni la società si è, più o meno violentemente, riaggregata attorno ai potentati presistenti e anche a nuove oligarchie. Non dimentichiamo che in alcuni paesi dell'area ex-sovietica (fra cui anche l'Ucraina) vi fu anche un'arrembaggio agli immensi patrimoni immobiliari pubblici in cui società israeliane fecero la parte del leone.

    1. Sony 20 giugno 2024

      Non ho capito cosa si dice di nuovo in questo articolo! Il medesimo avrebbe avuto un senso se alla fine si traevano delle somme e cioè, quali saranno le conseguenze per i filo America se le cose continuano ad andare così? Se non giunge ad un accordo e non si giungerà ad un accordo, noi che fine faremo? Così come è stato posto questo articolo sembra scritto all'indomani dell'attacco russo. Mah

    1. pieros 20 giugno 2024

      Tutto interessante. Ma Odessa fu costruita al posto di un approdo commerciale ottomano,dopo la conquista russa, da de ribas.
      figlio del console spagnolo nel regno delle due sicilie, cooptato da un amante della zarina durante una visita a Livorno.
      Di architetti italiani non se ne parla anche se in vari periodi ebbero molta fortuna ( vedere mura Cremlino di mosca). Fu viceammiraglio della flotta del mar nero. Contribuì col suo piano, agli ordini di suvorov, il generale invitto, su ordine di potemkin, nuovo amante della zarina, a conquistare ismailia alla fine del Danubio, costruita su disegno di vauban. Ritenuta imprendibile durante una delle tante guerre russo-turche con le quali presero anche la Crimea. Che non è mai stata ucraina. Per la cronaca, kruscev era ucraino. E il passaggio, amministrativo, alla repubblica sovietica ucraina, fu per questioni amministrative e non votato dai vari soviet interessati.

    2. oriundo2006 20 giugno 2024

      Se parlate con un novorusso o una novorussa, come ho fatto, sapete che Odessa era considerata la città degli ebrei...questo forse non aggiunge una virgola a quanto successo e sta succedendo, ma solo per indicare come le terre dell' Ucraina, come le vogliamo denominare, in tanta parte erano eredi dello zarista 'Pale of settlement', luogo di 'contenimento' dei Kazari. Dunque, ancora una volta si conferma come costoro abbiamo tuttora interessi fortissimi in gioco là, interessi 'tutelati' da una certa 'quinta colonna' in auge al Kremlino, come in altro post è stato chiarito. Ne deriva che si tratta in ogni caso di un 'gioco a tre' componenti come minimo, fattore che pregiudica ogni possibile trattativa: nessuno ne uscirà davvero vincitore.

    1. clausneghe 20 giugno 2024

      Un articolo come questo, il nostro ineffabile Mattarella lo definirebbe falsa informazione filo Russa.
      Infatti LORO applicano alla lettera il concetto Gobbelsiano di "compiere qualsiasi nefandezza e dare sempre la colpa al nemico in ogni modo, con la propaganda".
      I nostri "governanti" non possono non sapere queste cose che scrive e spiega ottimamente il De Felip, come tanti altri che non fannno che riportare la verità, ma non vengono ascoltati, se non direttamente accusati dagli sciami dei pennivendoli filo atlonazisti a libro paga dei soliti noti e meno noti. I nostri governanti sono collusi con i peggiori criminali sia di guerra che "civili" e per me non hanno attenuanti, sono fascistelli malfattori e guerrafondai attira disgrazie.

    2. Cleon XIII 20 giugno 2024

      Quando si citano le massime di Goebbels, spesso si tace sul precisare che esse erano un critica alla propaganda Anglo che, ai tempi, aveva come bersaglio i Tedeschi.

    3. clausneghe 20 giugno 2024

      E, vabbè, dai..bi-uso, vale per tutti.

    4. pieros 20 giugno 2024

      E nella sua biblioteca aveva il libro " propaganda " di bernays ( nipote di freud) scritto quando il nazionalsocialismo era ancora di là da venire.

    5. Martin 20 giugno 2024

      Esatto, si riferiva proprio alla propaganda anglosassone

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