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IL PROGRAMMA ITALIANO DEL FANTE DEL FUTURO: SOLDATO FUTURO

Il soldato europeo del futuro (*)

A CURA DI RESEAU VOLTAIRE

Mentre si sviluppa un dibattito all’interno della Nato sulla fanteria del futuro, pubblichiamo le schede tecniche dei progetti concorrenti stabiliti dalla Commissione tecnica dell’Assemblea dell’Unione dell’Europa Occidentale.

Il programma italiano Soldato Futuro è cominciato alla fine del XXmo secolo. All’inizio, questo programma è stato pensato nel quadro di una cooperazione con la Germania, che non si è concretizzata per differenze concettuali e di calendario. Soldato Futuro è ora in corso di sviluppo sperimentale, con una prenotazione iniziale di 92 kit per il 2007. La fase di ricerca e di sviluppo è stata condotta dal 2001 al 2006, per un importo di 18 milioni di euro (e un costo unitario stimato a 30.000 euro per kit individuale, che è la norma anche per gli altri programmi europei di questo tipo.)

Lo sviluppo e la produzione del sistema sono stati affidati ad un consorzio industriale italiano, diretto da Selex Communications (del gruppo Finmeccanica). La produzione e la dotazione in serie sono previste a partire dal 2007/2008 con una prima valutazione prevista tra il 2010 ed il 2012. [1] Il programma Soldato Futuro italiano si propone di essere “un sistema combattente aperto, modulabile e malleabile; deve potere essere riconfigurato rapidamente in modo da adattarsi alle realizzazioni tecnologiche future ed ai bisogni operativi in ogni situazione, ed essere compatibile con i sistemi degli altri paesi alleati“. [2]

Il sistema è articolato in tre versioni – capo di sezione, tiratore e granatiere – con una base comune e moduli specifici per ogni funzione. Il sistema di comando e di controllo (C2) sviluppato da Marconi-Selenia Communications, Galileo Avionica e Larimart è comune alle tre versioni, con le funzioni classiche di navigazione, orientamento e scambio di dati (comunicazioni). L’insieme secondario di comunicazioni fornisce anche dati fisiologici sui “portatori” al capo della sezione ed al comando della forza militare.

L’equipaggiamento militare è composto da un nuovo modello di fucile d’assalto Beretta, che costituisce un’evoluzione in rapporto ai modelli esistenti AR-70/90 e CX4-Storm.

L’arma è più leggera, modulabile ed include una lancia-granate di 40mm (per la versione granatieri del Soldato Futuro). Essa è completata da un “sistema di mira optronico” [3] [NdT: un sistema che combina il periscopio ottico – OPtical – con le funzionalità elettroniche – elecTRONIC] che “permetterà al soldato di scoprire, identificare e mirare obiettivi su distanze che oltrepassano le capacità del nemico in ogni momento e in ogni situazione di luminosità, di giorno come di notte“. Questo insieme secondario è collegato al sistema C2 attraverso una connessione senza filo [4] e le immagini captate sono in tal modo accessibili al capo della sezione ed ai comandanti dietro la linea del fronte. Il lanciagranate dispone anche di un sistema di tiro innovativo con un calcolatore balistico a telemetria laser. Il capo della sezione è anche dotato di una “unità di acquisizione di obiettivi con binocolo equipaggiato di un ottica bifocale (UAB) [5], con un canale per il giorno ed un canale termico per la notte, di un telemetro laser e di un compasso integrato“.

La protezione e l’abbigliamento sono oggetto di un importante sforzo di ricerca e di sviluppo, condotto dalla società Sistema Compositi. La divisa da combattimento è combinata con un “modulo di supporto universale” destinato ai vari sistemi secondari esistenti e futuri, di cui sarà equipaggiato progressivamente il Soldato Futuro. L’obiettivo principale è di essere “il meno visibile possibile, sfruttando la mimetizzazione adattabile all’ambiente o l’utilizzo di fibre anti- rivelazione; le tenute militari beneficeranno anche di un fattore di protezione NBC elevato, grazie al ricorso a fibre impregnate di carbone attivo“. In materia di alimentazione elettrica, “le batterie funzioneranno al metanolo, combustibile estremamente volatile; tutti i sistemi possono essere ricaricati dal pacchetto di batterie o via collegamento diretto ai numerosi sistemi di alimentazione offerti dai veicoli militari, navi o aerei“.

Note:

[1] « Progetto Forza NEC [Network Enabled Capability] » ;, 2007

[2] Fonti : Ministero della difesa italiano, esercito italiano e SELEX Communications.

[3] Dall’acronimo « Individual Combat Weapon System » (Sistema d’allarme di combattimento individuale). Si tratta di un sistema sviluppato da Beretta e Galileo Avionica.

[4] La connessione senza filo è una specificità del sistema italiano del Soldato Futuro.

[5] « Unità Acquisizione Bersagli », Galileo Avionica.

(*) Il soldato del futuro
1. Germania : IdZ-ES
2. Spagna : COMFUT (COMbatiente FUTuro)
3. Francia : FÉLIN (Fantassin à Équipements et Liaisons INtégrés)
4. Italia : Soldato Futuro (articolo qui tradotto)
5. Regno Unito : FIST (Future Integrated Soldier Technology)

Fonte: www.voltairenet.org
Link: http://www.voltairenet.org/article154852.html
2.02.08

Traduzione per www.comedonchisciotte.org di DRACULIA

Pubblicato da Truman

  • KayserSose

    Si tratta di commercio, non di arte militare. Le aziende sono nel pallone, devono cercare di vendere tecnologia bellica quando la guerra è sempre più evanescente.

    Siamo entrati ormai da anni in uno stato di conflitto diffuso che non è pace e non è guerra. C’è il terrorismo, o resistenza, che dir si voglia. C’è il divide et impera americano che cerca di creare milizie locali che si combattano tra di loro invece di aggredire gli occupanti.

    Comunque la guerra guerreggiata non c’è più, e non sarà la tecnologia a farla ritornare.

    Da un certo punto di vista Reseau Voltaire sbaglia con questo articolo, perchè fa pubblicità alle aziende che vendono tecnologie senza avere più idee per risolvere i problemi militari.

  • Bazu

    Il progetto del soldato futuro
    tenente colonnello Fabio Asso
    frequentatore 9° Corso Superiore di Stato maggiore Interforze
    Molti tra i nostri lettori si chiedono quanto sono cambiati i soldati rispetto a quando facevano la naja. Ebbene una risposta a questo quesito può difficilmente essere data perché il cambiamento ha investito diversi aspetti della vita militare da quelli sociologici a quelli tecnologici. Mi limiterò all’analisi della sola innovazione tecnologica che riguarda l’uomo soldato. Oggi il nuovo soldato, il cosiddetto “soldato futuro” è molto più di un uomo che trasporta attrezzature sofisticate ma è egli stesso un vero e proprio sistema d’arma inserito in un contesto net-centrico. I mutati scenari d’impiego e la costante evoluzione della minaccia hanno spinto le forze armate e l’Esercito in particolare a sviluppare il progetto soldato futuro.
    Da alcuni anni un consorzio di imprese nazionali all’avanguardia nel settore tecnologico militare capitanato dalla SELEX Comunication- Gruppo Fin Meccanica – coinvolge per diversi aspetti di competenza anche Aero-Sekur, Beretta, Galileo Avionica, Larimart e Sistema Composti – sta sviluppando il progetto che vede l’uomo-soldato quale nodo privilegiato di un sistema reticolare nel quale la capacità di scambio di informazioni in tempo reale diventa fattore essenziale di successo.
    Il sistema prevede tra l’altro un elmetto dotato di binocolo per la visione notturna e diurna, li occhiali balistici antilaser, di microauricolare e di microfono labiale: In dotazione anche un micro-computer, apparati radio, un sistema Gps (Global Position System) e il programma IFF (Identification Friend or Foe) per distinguere gli amici dai nemici nelle fasi più concitate della battaglia. Innovativa la tuta da combattimento: climatizzata, ignifuga, resistente agli aggressivi NBC e trattata in modo da rendere il soldato invisibile, di notte, ai binocoli dell’infrarosso.
    L’arma individuale sarà dotata di telemetro laser, sistema IFF, apparato di puntamento diurno e notturno, un “designatore” elettronico e un laser. Da ultimo l’orecchio salvavita. Si tratta di un pletismografo che, applicato all’orecchio, comunica a una centralina, piazzata nelle retrovie, il flusso della pressione: grazie a questo speciale “orecchio” si potrà conoscere in ogni momento se il soldato è vivo e sta bene. “Soldato futuro” che ha lo scopo di adeguare le capacità operative del “combattente appiedato” dell’Esercito alla minaccia terroristica, accrescendo, – spiegano i tecnici che lavorano al programma – “le capacitè di combattimento, di sopravvivenza, di comunicazione, di mobilità e autonomia” del singolo soldato, e dotando di quanto di meglio la tecnologia sia in grado di offrire.
    Il progetto “Soldato futuro”, al quale l’Esercito lavora da molto tempo,, è considerato “indispensabile” pèer fronteggiare le nuove sfide in modo adeguato. Vitale per il successo del progetto sarà la preparazione psicologica e tattica del soldato di fanteria nell’utilizzare le nuove capacità conferitegli. Anche in altri Paesi amici ed alleati programmi analoghi sono in fase avanzata di sviluppo, per citarne alcuni: Félin (Francia), Idz (Germania), Combatiente Futuro (Spagna), Soldier Modernisation Program (SMP) (Olanda); NORMANS (Norvrgia), Soldato do Futuro (Portogallo), BlaK Robes (Rusia), Advanced Combat Man System (Singapore), IMESS, (Svizzera), MARKUS (Svezia), ANOG (Israele), FIST (Regno Unito), BEST (Belgio) e Land Warrior (Stati Uniti).

    Trascritto da: ”Bardadèll”, Associazione Nazionale Alpini Como, aprile-giugno 2007
    Ma è stato pubblicato anche su altre riviste d’Associazioni d’Arma.

  • panepane

    Bene bene. Quindi un plotone, per il solo equipaggiamento, verrebbe a costare sul milioncino di euro.

    Che dire: come si farebbe senza tutta questa tecnologia a spendere i soldi delle nostre tasse.

  • edo

    A partire da questi presupposti mi spiego meglio il motivo dell’incremento delle risorse destinate alle forze armate, da parte del governo prodi.
    Oltre alla dotazione citata, il cibernetico soldatino italiota ha bisogno di almeno due irrinunciabili otionals:
    – il telefonino che chiama automaticamente la mamma
    – la certificazione di “eroe” in caso d’ingiusta (?) dipartita

  • castigo

    ed in effetti se ne sente il bisogno, di tutta questa tecnologia.
    altrimenti come farebbero a difenderci dal feroce saladino, equipaggiato addirittura con un ak47 (mica un ak74) e, quando è fortunato, con un rpg……
    e che dire degli f35 comprati grazie al furto del tfr….
    si si, siamo davvero in ottime mani….

  • cesco

    Questi programmi sono frutto della dottrina americana per la guerra ultratecnologica, ma nel prossimo futuro tutta questa tecnologia servirà a ben poco, sopratutto perchè consuma troppa energia, che in futuro sarà sempre più scarsa e costosa, a causa del picco del petrolio.

    Invece di inseguire queste chimere dovremmo invece dotarci di un gran numero di armi leggere, semplici e robuste, con un’adeguata scorta di munizioni, perchè le prossime guerre le combatteremo per difenderci da un’ invasione di milioni di nordafricani (e non solo loro) costretti a lasciare i loro paesi per carestie e siccità causate dal cambiamento climatico e che noi, privati come saremo dell’energia necessaria anche per le esigenze più elementari, dovremo respingere.

  • LonanHista

    Come sottolinea Castigo a che serve tutta questa tecnologia quando il “nemico” usa vecchi Ak47 qualche rpg e TANTE PALLE?

    Alla fine tecnologia o no, sono sempre gli uomini e la loro determnazione a decidere.

    Basta vedere gli americani in iraq o gli israeliani lo scorso anno in libano:il 30% dei reduci ha seri problemi psicologici, ADDIRITTURA IN OGNI BATTAGLIONE SONO PRESENTI PSICOLOGI E STRIZZACERVELLI.

    Quando hai problemi con la mente, con la determinazione che viene meno che te ne fai di armi ipertecnologiche?

    I resistenti iraqeni, gli hezbollah i talebani nonostante dispongano di vecchie scassate armi stanno dando filo da torcere ai supertecnologici rambo occidentali.

    Forse perché resistenti iraqeni talebani hezbollah hanno solo la vera arma micidiale a disposizione?
    e cioè il corano?
    Che vale più di tutta la ipertecnologia perché trasmette ed infonde convinzione, coraggio!

    inoltre gli eserciti occidentali mettono a rischio la vita di molti soldati solo per recuperare le salme dei caduti, MENTRE AL NEMICO ISLAMICO NON IMPORTA DI MORIRE, ANZI TROVA NEL MARTIRIO E NEL SACRIFICIO LA LEGITTIMAZIONE DELLA PROPRIA AZIONE!

    tutta qui la differenza, nella convinzione, nella determinazione.
    Se manca la determinazione la convinzione la ipertecnologia te la sbatti sui coglioni.
    Se hai bisogno di psicologi sul campo di battaglia FARESTI BENE A STARTENE A CASA, PERCHé HAI PERSO IN PARTENZA.
    (DIMOstrato in libano, dove qualche centinaio di hezbollah senza aviazione senza marina senza carri armati ma solo con armi leggere hanno messo in difficoltà l’esercito meglio addestrato del mondo, che però aveva appresso gli psicologi, come succede in iraq o in afganistan.)

    come in tutte le cose è INNANZI TUTTO UNA QUESTIONE MENTALE.
    UNA QUESTIONE DI CONVINZIONE E DETERMINAZIONE!
    (la ipertecnologia in fondo serve a far vendere alle varie aziende i loro prodotti).