Home / ComeDonChisciotte / IL PRINCIPALE CAMPO DI BATTAGLIA NELLA GUERRA GLOBALE PER LE RISORSE

IL PRINCIPALE CAMPO DI BATTAGLIA NELLA GUERRA GLOBALE PER LE RISORSE

DI MIKE WHITNEY

E’ impossibile comprendere gli scopi dell’amministrazione Bush senza dare un’occhiata ad una mappa geografica. Nel gergo militare ci si riferisce a tutto il Medio Oriente e all’Asia Centrale con il termine di CENTCOM, ossia il principale campo di battaglia nella guerra globale per le risorse. Questa regione si estende dal Sudan nel sud al Kazakhstan nel nord; dall’Egitto ad ovest al Pakistan ad est. In essa si trova la maggior parte delle rimanenti risorse del pianeta e continuerà ad essere l’area primaria del focus della politica estera Americana per tutto il secolo.

Una volta osservato distintamente il netto profilo del nuovo campo di battaglia Statunitense, le illusioni della “guerra al terrore” vengono velocemente spazzate via. Questa è la realtà geografica dell’attuale conflitto. La guerra al terrore è semplicemente uno strumento di ben poca sostanza di cui si è fatto uso per le pubbliche relazioni. Uno sguardo attento alla regione illustra l’importanza cruciale che riveste l’integrazione dell’Iran all’interno del piano complessivo. L’industria Americana deve dominare l’area se spera di mantenere la propria competitività nei confronti di avversari quali la Cina e l’Europa. L’Iran e la Siria sono gli sfortunati ostacoli che si frappongono alla realizzazione di questo piano. La gran parte degli altri paesi sono clienti degli Stati Uniti o sono ben disposti a conformarsi senza offrire alcuna resistenza. Il Sudan potrebbe essere l’eccezione alla regola, ma una strategia si sta già materializzando [portata avanti dall’Ambasciatore John Bolton] alle Nazioni Unite affinchè vengano inviati dei “Peacekeeper” il cui compito sarà quello di implementare gli ordini di Washington. Questo porrà le riserve di petrolio e di gas del Sudan sotto il controllo dell’Occidente e porterà alla suddivisione delle risorse fra ex poteri coloniali. Quelli che credono che “l’intervento umanitario” in Sudan ridurrà la sofferenza della gente del Darfur si stanno tristemente sbagliando. L’unica cosa che dobbiamo fare è guardare alla “liberazione” dell’Iraq o al “Piano Marshall” in Afghanistan per comprendere che non ci sarà alcun tentativo per affermare condizioni di maggior sicurezza nell’hinterland del paese.

“L’intervento umanitario” è una tragica astuzia a cui si ricorre per mascherare l’aggressione e lo sfruttamento. Non dobbiamo aspettarci alcun aiuto sincero da parte della comunità internazionale o da quelle numerose e apparentemente “nobili” istituzioni quali la Banca Mondiale & il Fondo Monetario Internazionale, che portano avanti esclusivamente gli interessi dell’industria privata.

Il piano generale di Bush non può riscuotere un pieno successo senza la induzione di un cambio di regime a Tehran e senza la integrazione dell’Iran nello schema di dominazione a livello regionale. L’Iran possiede quasi il 10% delle rimanenti riserve di petrolio e di gas a livello mondiale, che sono seconde solo a quelle della Russia. L’Iran occupa un’area che è fondamentale per le future vie seguite dalle condutture che collegheranno l’Est all’Ovest, e che sono destinate a nutrire i nuovi giganti del consumo energetico, ossia la Cina e l’India. L’amministrazione Bush non ha intenzione di permettere che quel benessere e quel potere finisca nelle mani dei Mullah.

La presente tattica riguardante gli immaginari programmi per le armi nucleari dell’Iran è semplicemente un mezzo a cui è ricorso Washington per demonizzare quel paese prima di lanciare un’azione militare. Come ha detto ripetutamente il capo della International Atomic Energy Agency ElBaradei, “non esistono le prove di un programma per le armi nucleari o di una diversione di materiale allo scopo di sviluppare armi nucleari”. Nonostante questo, l’amministrazione ha efficacemente manipolato l’opinione pubblica fornendo un flusso continuo di accuse fuorvianti che hanno finito per indebolire la resistenza ad una nuova guerra. Le Nazioni Unite hanno giocato un ruolo vitale in questa charade incoraggiando a credere che esiste una grande incertezza per quanto riguarda le attività nucleari Iraniane, quando i fatti dimostrano che invece questa incertezza non esiste del tutto.

Lo strepitoso successo dei media commerciali nella cooptazione dell’opinione pubblica nelle guerre di aggressione di Washington è andata oltre ogni aspettativa. Ogni giorno, è possibile trovare fra i 500 e i 2500 articoli che hanno a che fare con la questione dell’Iran [da fonti differenti, come Reuters, Associated Press, New York Times, Washington Post, ABC, eccetera], tutti scritti partendo dalla stessa prospettiva, ossia usando gli stessi punti di vista, lo stesso linguaggio, le medesime parole chiave e citazioni, e creando così l’impressione che l’Iran non si stia comportando in “conformità” con i suoi obblighi di trattato. Senza alcun dubbio, il sistema di propaganda delle multinazionali è l’arma più impressionante di cui dispone l’arsenale del Pentagono. E’ chiaro che l’amministrazione sarebbe incapace di perseguire la sua corrente strategia di guerra senza le azioni combinate dei corporate media.

Un attacco all’Iran comporta dei rischi enormi ed esiste la concreta possibilità che una escalation possa condurre ad una guerra nucleare. Comunque, come è sottolineato dalla crescente retorica infiammata, il piano sta andando avanti e non verrà fatto deragliare dalla riluttanza del Congresso, dalle migliaia di persone che protestano nelle strade, o dagli inefficaci ragli lanciati dalle Nazioni Unite.

Coloro che respingono la possibilità di un attacco all’Iran definendola una “follia”, falliscono di comprendere la vera natura del fanatismo. L’amministrazione Bush non è guidata dalla ragione e neanche dalla rettitudine morale, nessuna delle due gioca alcun ruolo nel processo di decision-making.

Il bombardamento dell’Iran potrebbe aver luogo quanto prima, qualcosa come nelle prossime due settimane, o come piace dire a Condoleezza Rice, “Nel momento da noi ritenuto opportuno”.

Mike Whitney
Fonte:www.radiokcentrale.it

Link:http://www.radiokcentrale.it/articolinuovaera/itapiece147.htm
20.03.06

Traduzione a cura di Melektro per www.radioforpeace.info

Pubblicato da Davide

  • marko

    Scusate, ho 60 euro, vorrei comprare un barile di petrolio in Iran. Qualcuno ne sa qualcosa? La borsa iraniana del petrolio doveva aprire ieri (lunedì 20 marzo), e provocare un collasso della finanza mondiale… E oggi? Boh?

  • NerOscuro

    Ieri il sito era irraggiungibile (qualcuno sa spiegare il perché?), ma oggi dovrebbe esserci copertura su questo argomento, ammesso che non sia una bufala.

  • carlo

    Il sito era irrangiugibile per problemi con il server, al momento risolti.

    Mike Whitney, a mio modesto parere, è uno dei più acuti e documentati giornalisti della scena internazionale. Dubito molto fortemente che questa sia una bufala.

  • carlo

    Dimenticavo… Sui piani di guerra all’Iran abbiamo già pubblicato decine di articoli. Vai su Agomenti –> Iran. Ti consiglio in particolare quelli di Michel Chossudovsky.

  • marko

    E’ passata già una settimana, e da nessuna parte si riesce a capire se questa borsa iraniana ha aperto o no. Certo, per essere l’inizio della fine del mondo, ha una copertura mediatica davvero scarsa. Io aspetto, ma mi sa che qui abbiamo preso un grosso granchio…

  • olix
  • olix

    http://iran-daily.com/1384/2515/html/economy.htm

    Ending $ Monopoly

    Azam Mohebbi

    Once the much-publicized Oil Bourse is established–many say in April–the long-sought objective of replacing the US dollar with the euro in OPEC transactions will come one major step closer to reality.
    For over 30 years now, the issue of replacing the greenback in oil deals has been discussed. However, the heated debates have not yet produced any concrete results.
    Nevertheless, the old proposal remains as a weapon at the hands of the Arab member-states of the Organization of Petroleum Exporting Countries to regulate their relations with the United States.
    They raise the issue at one point, and then reject it to prove their loyalty to the superpower.
    The Oil, Gas and Petrochemical Bourse, which will be established as envisaged in the Fourth Five-Year Plan (2005-2010), has received support from both the Parliament and the government. It will also enable oil-rich Iran to regulate prices at home without having to follow other countries’ dollar-based trading system.
    Iran’s Oil Bourse can help the world oil market get rid of the present dollar monopoly–what many observers think will put the global status of the major currency at risk.
    World oil prices are set in London and New York today where OPEC member-states do not have a decisive role.
    Experts believe that once the Caspian Sea oil producing countries also join Iran’s Oil Bourse, world oil market is likely to experience a revolution.
    Proponents of the Oil Bourse believe that oil producing countries need to take such an important initiative notwithstanding the risks and barriers.
    They believe that OPEC member-states have lost 72 percent of their nominal revenues on the fall in the value of the dollar and their declining purchasing power.
    One thing to remember is that OPEC countries receive dollars for their oil exports and will have to spend the same dollars in trade transactions with countries whose currencies are rivaling the greenback all the time.
    Kamal Daneshyar, a senior parliamentarian, contended that the Oil Bourse will help promote Iran’s petroleum business as it will attract customers from around the world.
    Iranian authorities are optimistic that the Oil Bourse will provide many countries with an opportunity to trade oil with currencies other than the US dollar.
    This optimism also applies to the European Union, which is one of the largest energy consumers in the world and whose currency the euro is the proposed alternative to the dollar.

  • olix

    http://www.freezerbox.com/archive/article.php?id=414

    spero ti basti,
    siccome i media mainstream non ne avevano parlato neanche prima, ricordati che quelli non mainstream non fanno cronaca, ma analisi.
    stiamo cercando notizie, appena ci sono le traduciamo.

  • olix