IL PREZZO DA PAGARE PER LA LIBERTA' (DECRESCITA CON MARX)

IL PREZZO DA PAGARE PER LA LIBERTA' (DECRESCITA CON MARX)

DI SERGE LATOUCHE

unita.it

Diciamolo in maniera ancora più chiara: il prezzo da pagare per la libertà è la distruzione dell'economico in quanto valore centrale e, di fatto, unico. È un prezzo davvero tanto alto? Per me, certamente no: preferisco infinitamente avere un nuovo amico piuttosto che un'automobile nuova. Preferenza soggettiva, senza dubbio. Ma «oggettivamente»? Lascio volentieri ai filosofi politici il compito di «fondare» lo (pseudo)-consumo in quanto valore supremo.

Uscire dal vicolo cieco della società della crescita, significa trovare le vie che ci consentano di costruire il mondo «altro» della sobrietà volontaria e dell'abbondanza frugale che noi riteniamo possibile; prima però bisogna uscire dai solchi del pensiero «critico», ossia di quelle vecchie idee preconfezionate che costituiscono il valore d'avviamento delle sinistre, di tutte le sinistre.Inventare modi nuovi di fare politica significa ripensare la politica e trovare una soluzione allo stallo della politica politicante. Una delle ragioni, forse la principale, del fallimento del socialismo, è stata la volontà egemonica di un discorso e di un modello. Non che non ve ne fossero parecchi, tra leninismo, stalinismo, maoismo, trotskismo e socialdemocrazia, ma nessuna corrente di pensiero e nessun modello concreto è riuscito ad accogliere la pluralità della verità e la diversità delle soluzioni concrete.


Certo, Marx, nella sua celebre lettera del 1881 a Vera Zasulic, evocava la possibilità di un passaggio diretto dalla comunità contadina tradizionale russa, il mir, al socialismo, saltando la tappa capitalista. La possibilità di un percorso diverso è stata ripresa anche per l'Africa, dopo l'indipendenza; ed è stata nuovamente evocata a proposito degli zapatisti e delle comunità indigene del Messico.



Tuttavia, è noto che Engels, dieci anni dopo la morte di Marx, si mostrava molto più scettico sull'argomento e che dopo altri venti anni Lenin attaccava teoricamente e praticamente queste «sopravvivenze», che Stalin avrebbe spietatamente liquidato. I vari «marxismi reali» del Terzo Mondo non si sono mostrati più teneri nei riguardi delle strutture comunitarie precapitaliste. La modernizzazione «socialista» ha fatto tabula rasa del passato con una violenza e un accanimento perfino maggiori di quelli della modernizzazione capitalista, facilitando così il compito della globalizzazione ultraliberista seguita alle sconfitte delle esperienze socialiste. La straordinaria varietà di vie e di voci del primo socialismo (frettolosamente liquidato con l'etichetta di socialismo romantico o utopistico) era stata infatti ridotta al pensiero unico del materialismo storico, dialettico e scientifico. Di conseguenza, la tolleranza della pluralità poteva essere accettata solo come concessione provvisoria tattica, che non modificava l'intolleranza di fondo. Tuttavia, si potrebbe presentare paradossalmente la decrescita come un progetto radicalmente marxista, progetto che il marxismo, e forse lo stesso Marx, avrebbero tradito. La crescita, infatti, non è che il nome «volgare» del fenomeno che Marx ha analizzato come accumulazione illimitata di capitale, fonte di tutti i guasti e le ingiustizie del capitalismo.



È già tutto, o quasi, contenuto nella famosa formula, spesso citata e commentata (e infine rinnegata) dai guardiani del tempio: «Accumulate, accumulate! Questa è la Legge e questo dicono i profeti!». L'essenza del capitalismo risiede nell'accumulazione del capitale, resa possibile dall'estorsione del plusvalore ai salariati. Assicurarsi un profitto soddisfacente è una condizione dell'accumulazione che ha a sua volta come unico fine la realizzazione di un profitto ancora maggiore. Questa logica, come notava già Marx, s'impone ai singoli capitalisti, e chi non vi si adegua sarà eliminato dalla concorrenza tra i capitali. In ultima analisi, dire che la crescita o accumulazione del capitale è l'essenza stessa del capitalismo, la sua finalità, è tanto corretto quanto dire che esso si fonda sulla ricerca del profitto. Il fine e i mezzi sono in questo caso intercambiabili. Il profitto è il fine dell'accumulazione del capitale così come l'accumulazione del capitale è il fine del profitto. Parlare di una crescita o di un'accumulazione del capitale buone, di uno sviluppo buono – come, per esempio, una mitica «crescita messa al servizio di una migliore soddisfazione dei bisogni sociali»–, equivale pertanto a dire che esistono un capitalismo buono (verde o sostenibile, magari) e uno sfruttamento buono.

Per uscire da una crisi che è inestricabilmente ecologica e sociale, bisogna uscire dalla logica dell'accumulazione infinita del capitale e dalla subordinazione di tutte le decisioni essenziali alla logica del profitto. È per questo che la sinistra, se non vuole rinnegare se stessa, dovrà abbracciare senza riserve le tesi della decrescita.



Serge Latouche

Fonte: www.unita.it

1.10.2013


Tratto da «Incontri di "un obiettore di crescita"» edito in Italia da Jaca Book che presenta una serie di articoli di Latouche pubblicati sul settimanale francese «Politis»



Nota (CdC): sul tema c'è anche qui l'articolo di Jappe DECRESCENTI ANCORA UNO SFORZO...!

Commenti (30)

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    1. tania 4 ottobre 2013

      Mi sembra che ci sia un equivoco . Mettere al centro il valore d'uso , a scapito del valore di scambio , non significa "dovete ridurre le vostre aspettative" , se mai il contrario : "aumenterete le vostre aspettative , se combatterete la mercificazione" .

    1. Truman 4 ottobre 2013

      Si, noi italiani l'avevamo scritto nella Costituzione, quella che oggi vogliono demolire.

    1. Truman 4 ottobre 2013

      Non mi sembra di aver parlato di complotti, né di disegni oscuri. Ho semplicemente detto che la proprietà del giornale l'Unità ha degli interessi ed il giornale difende tali interessi.


      Tali interessi possono essere difesi estraendo da un testo dell'ottimo Latouche le parti più opportune. Si fa in modo che ai lettori arrivi un messaggio deformato e parziale, del tipo "dovete ridurre le vostre aspettative".


      E qui Marx viene più volte stravolto, perchè Latouche concorda con delle visioni etiche di Marx ("a ciascuno secondo i suoi bisogni" è una delle mie preferite) ma non sarebbe d'accordo con la visione di Marx secondo cui l'economia è struttura, mentre politica e diritto sono sovrastruttura. D'altro canto l'Unità li deforma tutti e due nel senso già citato.

    1. tania 4 ottobre 2013

      Ho l’impressione che a voler scovare per forza il complotto e disegni oscuri ovunque , anche dietro ad un semplice articolo , si rischi di dare alimento alla superstizione e all’ignoranza .

      Certamente il capitalismo non va verso il disfacimento o l’implosione ma verso l’adattamento. E l’adattamento significa che spesso riesce a calmierare da sé alcune tendenze che finirebbero per distruggerlo. Il capitalismo che esce dalla crisi del 1929 è un capitalismo che pone in essere alcuni correttivi per sopravvivere e non distruggere il mondo che sfrutta. La versione keynesiana del capitalismo è l’esito del cambio di pelle del capitalismo . Eccetera eccetera.. Dopo questa crisi è altamente probabile che ci troveremo di fronte ad una serie di mutamenti in senso correttivo e all’allargamento e raffinamento di nuove tecniche di sfruttamento. La green economy a vederla bene è uno degli esiti che si intravedono ( per fare un esempio , se ne potrebbero fare tanti altri ) .

      Ma è appunto per questo che Latouche giustamente si rifà a Marx . L’idea anticapitalista ( al contrario delle sue miserabili contraffazioni burocratiche novecentesche ) è la produzione di valori d’uso, di beni necessari alla soddisfazione delle necessità umane. L’obiettivo supremo del progresso tecnico per Marx non è la crescita infinita di beni (“l’avere”), ma la riduzione della giornata lavorativa e la crescita del tempo libero (“l’essere”). Nessuno quanto Marx ha denunciato la logica capitalista della produzione per la produzione, l’accumulazione del capitale, delle ricchezze e delle merci come scopo fine a sé stesso . Questo è il senso dell’articolo . Poi certo , l’Unità , quindi il Partito Democratico , Il Monte dei Paschi di Siena eccetera eccetera . Ma questo è il senso dell’articolo . Banalmente questo . Punto .

    1. Truman 4 ottobre 2013

      Conviene spiegare perchè un articolo di questo genere compare sul giornale dei banchieri del Monte dei Paschi (che una volta era il giornale della sinistra): mentre una volta la stampa di partito serviva a dare idee alla gente per metterle assieme e combattere, adesso serve a isolare le persone ed a convincerle che non c'è alternativa, il tenore di vita deve scendere.


      Così un Latouche opportunamente mutilato serve a sostenere gli interessi delle banche, convincendo le masse a lavorare sempre di più per stipendi sempre inferiori. Senza protestare.



      Già un altro utente fa notare che la circolazione monetaria può crescere all'infinito senza problemi e ne abbiamo evidenza dalle mostruose cifre contabili della finanza. Mentre in contemporanea il denaro per i popoli decresce. Perchè le scelte politiche sono manovrate dalla finanza, che cambia i governi ed i capi di stato a suo piacimento.

      E allora gli spazi per ridistribuire denaro ci sono e sono pure abbondanti, ma non sono graditi ai padroni dell'Unità.



      Provo a spiegare meglio, con un po' di dettaglio.



      1) La crescita del consumo di materie prime non rinnovabili ha dei limiti fisici e quindi non può essere infinita. Qui ha senso una decrescita.

      2) Il numero di ore che una persona può lavorare in una giornata ha dei limiti. Anche qui ha senso una decrescita.

      3) La cultura è più che altro immateriale (ha bisogno di un supporto, es. libro, ma questo è abbondantemente recuperabile con la tecnica, il vostro PC da due soldi può contenere più informazione della mitica biblioteca di Alessandria). La cultura umana può e deve crescere all'infinito.

      4) Il denaro è in buona parte immateriale, la massima parte non ha forma di cartamoneta, ma sono cifre scritte nei computer. Può crescere in modo praticamente illimitato. Sull'opportunità di tale crescita ho seri dubbi, perchè l'eccesso di denaro circolante è funzionale al dominio della finanza sull'economia produttiva.

      5) La carenza di denaro disponibile per le attività produttive è dovuta all'errato rapporto di potere tra politica e finanza, che sta portando ad amplificare le disparità sociali.

      6) La cosiddetta "sinistra" dell'Unità difende questo aumento dell'ingiustizia sociale con gli argomenti della decrescita.

      7) Nella trappola di confondere la decrescita del consumo globale di materie prime con la decrescita del tenore di vita delle classi povere mi sembra che siano caduti in molti. Nel mio articolo "Le pulci e i pidocchi" avevo fornito alcuni elementi.

      8) In breve, il mio punto di vista è che si può lavorare di meno, guadagnando di più, purchè il consumo di risorse non rinnovabili diminuisca e purchè si riesca ad abbattere la mafia bancaria che domina il mondo.

      9) Incidentalmente, i consumi di petrolio in Italia continuano a decrescere da tempo, non solo a causa della recessione, ma anche perchè ci stiamo muovendo verso fonti rinnovabili. L'ultima bolletta elettrica ricevuta mi segnala che il 37% dell'energia è stata prodotta da fonti rinnovabili.

    1. Aironeblu 4 ottobre 2013

      Serge Latouche, stai dicendo de grosses conneries, o grandi stupidate, come preferisci, che nascono da una gran confusione tra Crescita e Accumulo di capitale.

      Vi può essere benissimo accumulo di capitale senza crescita (quello che accade oggi sotto i nostri occhi, con le grandi banche che stanno facendo man bassa e gonfiando i sacchi dei loro profitti in mezzo alla piena crisi), così come crescita senza accumulo di capitale (quello che sta succedendo, sempre oggi, in paesi meglio governati, come l'Argentina, dove la crescita all'8% è accompagnata da una politica di nazionalizzazione e redistribuzione delle risorse).

      La decrescita è una necessità che si impone in modelli economici come il nostro male impostati sullo sfruttamentento in crescita esponenziale delle risorse limitate, ma non c'entra una fava con l'accumulazione di capitale e ancor meno con Marx. Non forziamo le cose, o ne perdiamo il significato e finiamo per contaminare l'idea assolutamente corretta della decrescita con un polverone di stupidaggini.

    1. Jor-el 4 ottobre 2013

      l'attitudine all'accumulazione non è una capacità, ma una tendenza criminale.

    1. dana74 4 ottobre 2013

      certo, quindi va da se decrescita uguale votare a sinistra
      Ma per favore ora marx nell'800 pensava alla decrescita
      L'Unità trova degli espedienti singolari per giustificare l'austerità

    1. andyconti 4 ottobre 2013

      La formula per risolvere il problema l'ha gia' trovata tanto tempo fa la socialdemocrazia: permettere il profitto e parallelamente fissare un livello corretto di tassazione per realizzare la redistribuzione del reddito attraverso l'erogazione di servizi. Ne' Marx ne' turbocapitalismo, ma e' necessaria una coscienza di comunita'.

    1. TizianoS 3 ottobre 2013

      Il mondo è costituito da due categorie di persone: la prima, quella che ha qualche capacità, più o meno grande, di accumulazione; la seconda, quella che non ne ha affatto, o ne ha molto poca, o che addirittura, per infermità o altro, deve vivere a spese di altri.

      La seconda categoria costituisce la stragrande maggioranza degli individui di questo mondo: se questo sia un errore della creazione, non lo so, ma secondo me è certamente un errore.

      Marx ha provato a rimediare a questo errore, per via politica, ma i suoi seguaci non ce l'hanno fatta; prima di lui ci aveva provato Gesù Cristo, ma nemmeno i suoi seguaci ce l'hanno fatta.

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