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IL POPULISMO DEL POPOLACCIO SECONDO D. VALENT

DI CLORO AL CLERO (BLOG)

Qualcuno appare scandalizzato dal rumore provocato da Beppe Grillo. Il suo blog, i suoi proclami e soprattutto il suo successo di pubblico mobilitano le forze politiche e i giornalisti a screditarlo in ogni modo, affinchè i suoi consensi non aumentino.

Dacia Valent addirittura si descrive “impaurita” dalla demagogia di Grillo, di cui evidentemente pensa che possa, in futuro, debordare in una dittatura personale (evidentemente). Ma Dacia è in buona compagnia: Mazza, il tirapiedi di Fini, in quell’osceno ripetitore di mantra & slogan che è il TG1 lo definisce addirittura un quasi terrorista.

Personalmente, ho invitato alla sospensione del giudizio. Che ha un significato politico, oltre che filosofico. Sospendere significa non allinearsi, neppure in questa circostanza, ai cori contrapposti da stadio che sono sopravvenuti a questo fenomeno di massa (avete visto la piazza maggiore di Bologna gremita di gente entusiasta a cui fa da contrappeso Casini e compagnia cristiana belante che lo definisce sciacallo pascolante sul cadavere di Biagi?) .

Grillo cavalca l’onda irrisolta della “questione morale“, mai afffrontata dal periodo di Berlinguer, che diceva che essa è imperniata sul conflitto di interessi tra lo stato e le sue funzioni specifiche e i partiti. Oggi possiamo osservare che gli interessi perseguiti dagli alti funzionari della cosa pubblica riguardano, oltre al finanziamento dei partiti, anche le loro fortune personali e i privilegi connessi.

Grillo è un fenomeno, dal greco faineszai, “manifestarsi” : non incarna nulla, almeno per ora, solo “manifesta” , “fa vedere” che gli italiani sono incazzati. Eggià, dirà Valent e gli altri detrattori apriori di Grillo, “che cosa banale” “populista”. E quant’è demagogico eleggere a proprio leader un “comico” : gli eredi dei buffoni di corte che una volta avevano la funzione di criticare il sovrano senza irritarlo troppo, oggi salgono sul palchetto e arringano la folla. Che cosa poco fashion, eh Valent?

Forse il periodo successivo a “mani pulite”, quello che va dal ‘94 ad oggi, un domani i libri di storia potranno denominarlo “Italia: l’era dei buffoni” da D’Alema, a Berlusconi, ad Amato, a Prodi: buffoni senza neppure la qualità, che Grillo possiede, di stimolare il riso, dono degli dei. Con in piu’ la responsabilità di aver creato un paese in cui non vi sono piu’ possibilità di reazione, nè per gli strumenti culturali del “popolaccio” che la politica scolastica di questi ultimi anni ha reso insufficienti, nè per la comunicazione di massa, resa omologata da una capillare opera di lottizzazione. La classe politica è totalmente divenuta “impermeabile”, anche alle piu’ piccole richieste del “popolaccio” , che si preoccupa di lisciare indegnamente in periodo pre-elettorale e poi abbandona al suo destino seguendo il piano di rinascita democratica secondo il vangelo di Licio Gelli . Con il risultato che nessuno dice piu’ niente, nè sulle brutture architettoniche costruite nelle nostre città per i soldi che frutta ai politici la speculazione edilizia (senza nessuna politica di edilizia popolare da anni), nè per le politiche di partecipazione militare alle varie coalizioni internazionali, che costano alla collettività ben piu’ di quello che si potrebbe permettere, nè per il fatto che non esistono piu’ giornalisti, gente che possa “far domande” non concordate a un potente, come ha dimostrato piu’ volte l’operato di Piero Ricca.

Ha ragione Valent quando dice che il “popolaccio” si allinea, conformista, sull’onda delle mode e delle tendenze imposte dall’alto. Ma quello che non ricorda , Valent, è che se un italiano avesse fatto quello che ha fatto Burlando, viaggiando contromano sulla superstrada senza documenti, l’avrebbero arrestato, come minimo. Se l’avesse fatto un musulmano, avrebbero addirittura buttato via la chiave del gabbio dove l’avrebbero rinchiuso.

Quando ho parlato di Grillo ho detto che mi lasciava perplessa, tra le altre cose, l’assenza di un progetto complessivo che andasse oltre la “questione morale” (che in quanto tale, la storia insegna, politicamente non ha mai riformato nulla). Grillo Ha parlato compiutamente di come affronterebbe certi problemi ambientali , ma non ha detto se le sue tendenze saranno di tipo socialista o liberista. Non si è epresso sulla politica estera. Non ha detto nulla sulla privatizzazione, anzi, sulla svendita a cui sono sottoposti tutti i beni pubblici d’Italia. Questo mi induce una posizione molto prudente verso Grillo. Potrebbe andare in una direzione addirittura opposta alle mie idee: visto che non ha detto niente, potrebbe esprimere di tutto, pure quello che non mi piace.

Quando Mussolini dalle pagine del “Popolo D’Italia” e poi dal palchetto, arringava gli italiani, ebbe un grande successo, portando via addirittura elettori al “rammollito e corrotto” partito socialista . Si rivolgeva al popolaccio: ai piccoli borghesi impoveriti e agli invalidi di guerra senza nessun diritto. Prometteva “terra” ai contadini e tutele per coloro che erano caduti in rovina in seguito alla prima guerra mondiale.

Nel ‘19, Palmiro Togliatti gli scrisse complimentandosi per il “suo” modo di portare avanti il socialismo. Ancora il fascismo come regime non si profilava all’orizzonte e ancora l’alleanza con la grande borghesia industriale, avvinghiata alla casta (c’era anche allora) dei nobili amici dei savoia non si era creata.

Probabilmente c’è stato un periodo in cui il fascismo è stato foriero di speranza come oggi è Grillo. Che è stato “movimento” come dice De Felice. I giochi che hanno impegolato il fascio con la reazione ci sono stati dopo.

Tutto questo per dire che non ho bisogno di nascondere il mio favore o sfavore per qualcosa: posso ribadire chiaramente che Grillo lo vedo positivamente in quanto alla speranza di un “risveglio” movimentista degli italiani e lo vedo negativamente in quanto al suo attaccamento ai quattrini, all’assenza di un progetto politico complessivo e alla censura su certi argomenti che esercita sul suo blog.

Francamente: il lato demagogico di questo improvviso successo dell’iniziativa politica di Grillo mi preoccupa poco. Perchè in un paese dove un Burlando puo’ andare contromano in una superstrada, un Gustavo Selva può sottrarre un’autoambulanza alle già povere pubbliche necessità per intervenire in tv e un Mastella puo’ comprarsi mezza dozzina di appartamenti a metà prezzo a Trastevere, quando qui, presso il popolaccio (cristiano o musulmano non importa) si perde la casa, la demagogia ha già vinto. Non c’è piu’ molto da grattar via con le unghie.

Oggi, soprattutto dopo l’esperienza dei girotondi che si sono subito sciolti come la neve al sole, dire che Grillo sia un pericolo mi sembra un pensiero reazionario, almeno quanto per Valent è aprioristicamente “populista” non condannare il fenomeno Grillo allo stato attuale.

Il popolaccio ha bisogno di un Leader? è vero. Almeno a questo stadio dell’evoluzione valgono ancora le psicologie di Rogers e degli altri comportamentisti, che dicono che il gruppo umano si struttura collettivamente secondo schemi fissi: il “leader”,il “tirapiedi del leader”;gli “esecutori della volontà del leader” ;gli “oppositori del leader” e via di questo passo. Non è per niente che sono una seguace del Divino Frederich Nietzsche che “ama coloro che lavorano per il tramonto dell’uomo”.

Ma certo, quel che penso è che questa finta “nuova generazione di politici” che sarebbero sorti dopo “mani pulite”( ma invece vengono tutti dai varii partiti DC, PSI, MSI, PCI) , i quali hanno creato una fognatura di relazioni stantie, stando ancora ben ammanicati con massoni e con la peggior feccia del mondo economico pure internazionale, vada quantomeno messa a rischio.

Il problema, casomai, è che non credo che Grillo riuscirà ad intaccare ’sto sistema. Se poi ci riuscirà avremo tempo di “tenerlo d’occhio” rispetto alle possibilità dittatoriali della sua ultima performance. Ma opporre a Grillo che sarebbe “populista” perchè toglie consenso a questi “professionisti della politica” (cazzo ne potremmo pure esportare un po’ di sta gente) mi sembra eccessivo, soprattutto muovendoci in un sistema che usa il dividi et impera come modus operandi per rafforzarsi, una prudente sospensione mi parrebbe l’atteggiamento piu’ saggio.

Fonte: www.cloroalclero.com
Link: http://www.cloroalclero.com/?p=97
23.09.07

Pubblicato da Davide

  • Tao

    L’ANTIPOLITICA, CRITICA AL CONFORMISMO

    Questo articolo tratta di Grillo e di antipolitica, l’ho preso dal sito della Stampa.
    Coglie alcuni elementi della questione “Grillo” che vengono sottovalutati dalla pletora di commentatori che fanno la morale al suo modo di porsi.
    Non mi nascondo che la “qualità” dell’uomo non è quella che uno come me pensa debba esserci in un “agitatore di popolo”.Rimane il fatto che il nostro fa delle domande e pone delle questioni che la politica evita accuratamente.
    Penso che l’elemento critico nel fenomeno Grillo risieda nel non coraggio di andare fino in fondo alla critica alla “società” traendone delle conseguenze da agitatore. Ieri Cloro ha espresso molto bene questo concetto, http://www.cloroalclero.com/?p=97.
    Per rimanere ad una lettura “borghese” e composta di quello che accade. mi fa sorridere parlare di qualunquismo e populismo in un momento in cui raccogliamo quello che si è seminato per anni:
    -la fine delle ideologie
    -l’omologazione al sistema di relazioni dominante
    -il passare da una parte all’altra senza problemi di sorta
    -la totale assenza di segni distintivi tra una proposta politica e l’altra
    -il conformismo in materia di diritti ed il perbenismo imperante
    -il frazionamento delle istanze collettive della società per ricondurle a rapporti individuali
    -il pensare solo a se stessi
    -la mancanza di etica nei rapporti e l’idolatria del superfluo
    -la rendita di posizione di una casta dominante e l’immobilismo sociale
    Insomma un contenitore vuoto di cose .

    BARBARA SPINELLI

    Forse la cosa più intelligente su Beppe Grillo l’ha detta Raffaele Bonanni, segretario generale della Cisl, lunedì in un incontro televisivo con Romano Prodi. La sua idea è che «finché ci saranno molti politici che vogliono fare a tutti i costi i piacioni, divenendo un po’ comici, è chiaro che i comici tenderanno a far politica». Il che è poi simile a quello che disse un giorno nel 2001 il giornalista-investigatore Travaglio, quando la trasmissione Satyricon parlò di un’ultima intervista di Borsellino ­ girata per Rai News 24 e contenente precisi accenni ai legami tra Berlusconi, Dell’Utri e il mafioso Mangano, stalliere di Berlusconi ­ che i telegiornali Rai ignoravano da mesi: «La Rai invita giornalisti che non parlano ­ così Travaglio ­ dunque è naturale che le domande di politica le facciano i comici satirici». A quell’epoca fu il comico Luttazzi a rompere il silenzio, e subito fu allontanato dalla Rai. Adesso allontanare Grillo non si può, perché tante cose son cambiate intorno a noi. Né la politica né le televisioni né i giornali hanno il potere di estromettere il nuovo mondo della comunicazione e della denuncia che si chiama blogosfera e che include siti come quello di Grillo o di YouTube.

    Qui è una delle novità che si accampano davanti ai poteri costituiti, non solo politici ma anche giornalistici: la blogosfera, i movimenti alla Grillo, i giovani diffidenti che firmano proposte di legge perché sono abituati a rispondere a sondaggi-votazioni su Internet sono nuovi poteri che fanno apparizione in una democrazia non più veramente rappresentativa, né veramente rappresentata.

    Politici e giornalisti ne discutono animosamente ma non sembrano comprendere tali fenomeni, e di conseguenza ne sottovalutano la forza. Più precisamente, non vedono i tre ingredienti che hanno dato fiato e potenza al fenomeno Grillo. Primo ingrediente, la complicità che lega il giornalista classico al politico, e che ha chiuso ambedue in una sorta di recinto inaccessibile: il giornalista parla al politico e per il politico, il politico parla al giornalista di se stesso e per se stesso, e nessuno parla della società, che ha l’impressione di non aver più rappresentanti.

    Secondo ingrediente: l’esclusione da tale recinto dell’informazione alternativa che sempre più possente cresce attorno a esso e non è più emarginabile. Oggi essa disvela e denuncia le complicità esistenti, non solo in Italia ma in molte democrazie. Terzo ingrediente: la domanda di politica e non di anti-politica che emana da blog e movimenti alternativi. Pochi sembrano capire che Grillo in realtà denuncia l’anti-politica, e non la politica. Pochi sembrano capire che egli invoca la politica. Forse non lo capisce nemmeno lui. Uno dei motivi per cui si discute senza guardare in faccia questi tre elementi è la cecità peculiare dei giornali dell’establishment (i giornali mainstream). Essi vengono processati allo stesso modo in cui sono processati politici e partiti. È sotto processo la loro complicità con i politici, ed è questo nesso che si tende a occultare: il nesso fra marasma della politica e marasma della stampa. Il fenomeno ha cominciato ad amplificarsi in America, tra l’11 settembre 2001 e la guerra in Iraq: fu la blogosfera a raccogliere i documenti che certificavano l’enorme imbroglio concernente le armi di distruzione di massa e i legami di Saddam con Al Qaeda. La menzogna del potere politico fu accettata da giornali indipendenti come il New York Times, che nel frattempo ha chiesto scusa ai lettori perché di copie ne perse molte. Fu quella l’ora in cui l’antipolitica dei blog divenne politica: quando la politica degenerò in antipolitica e fallì, cavalcando sondaggi e paure.

    Non serve molto dunque cercar paragoni, evocare l’Uomo Qualunque. La figura del buffone che dice la verità senza esser creduto perché appunto considerato buffone è già nell’Aut-Aut di Kierkegaard. «Accadde, in un teatro, che le quinte presero fuoco. Il Buffone uscì per avvisare il pubblico. Credettero che fosse uno scherzo e applaudirono; egli ripetè l’avviso: la gente esultò ancora di più. Così mi figuro che il mondo perirà fra l’esultanza generale degli spiritosi, che crederanno si tratti di uno scherzo».

    Quel che Grillo dice non è uno scherzo, perché con toni buffoneschi è proprio l’incendio dell’anti-politica che denuncia: l’incendio delle cose dette e non fatte, l’incendio del politico che pretende governare e in realtà s’azzuffa con l’alleato ed è in permanente campagna elettorale, l’incendio di una stampa che non indaga né spiega ma fa politica in prima persona, creando o disfacendo governi con sicumera senza precedenti. Né ha torto quando aggiunge: l’anti-politica non sono io, ma è al potere. È a quest’accusa che urge rispondere, non limitandosi a dire al comico: mettiti in politica anche tu, e vedrai come diverrai simile a noi. Difficile che Grillo imbocchi questa via. La sua è piuttosto contro-politica o, come spiega lo studioso Rosanvallon, democrazia negativa: è l’ambizione a rappresentare nuovi poteri di controllo, di vigilanza e denuncia che s’aggiungono alla democrazia rappresentativa e che riempiono il vuoto di partecipazione creatosi fra un’elezione e l’altra (Pierre Rosanvallon, La contro-Democrazia, Parigi 2006).

    Questo significa che l’antipolitica nasce prima di Grillo, e non a causa di Mani Pulite ma perché Mani Pulite non è riuscita a eliminare immoralità e cinismi ma li ha anzi dilatati. Il male dell’anti-politica è cominciato con la Lega, per culminare nell’ascesa di Berlusconi e nel patto d’oblio che egli strinse con parte dell’ex-Dc, dell’ex-Psi, dell’ex-Pri (oltre che con la sinistra nella Bicamerale). È un male che ha contaminato parte della stampa e televisione: da anni quest’ultima dedica dibattiti sul pigiama della Franzoni, e mai ne dedica uno sulle carte scomparse dopo gli assassinii di Falcone e Borsellino. Il male è la carriera politica di un magnate televisivo alla cui origine sono denari di misteriosa provenienza, sono le leggi ad personam fatte approvare quando il magnate ha governato, ed è l’omertà su tutto ciò. La sua certezza di non esser colpito dal grillismo è lungi dall’esser fondata. Per questo impressiona l’indignazione che d’un tratto Grillo suscita in molti politici e giornalisti, come se nulla prima di lui fosse accaduto (un’eccezione è Eugenio Scalfari, che critica Grillo senza mai sottovalutare il pericolo Berlusconi). Si dice che alla diffidenza che dilaga si deve replicare con politiche bipartisan su quasi tutte le riforme, senza capire che gli entusiasti di Grillo non chiedono la fine dell’alternanza ma politiche che trasformino le alternanze in alternative.

    Degli errori fatti a sinistra si parla molto, e non stupisce: perché tanti fedeli del sito Grillo vengono da quel campo, e perché la sinistra si è fatta dettare l’agenda da Berlusconi anche dopo la vittoria del 2006. Una porzione notevole del proprio tempo la passa mimetizzandosi con la destra su tasse, lavavetri, tolleranza zero, e anch’essa è in permanente campagna elettorale, imitando il leader dell’opposizione. Anche Veltroni sembra impegnato nella conquista della presidenza del Consiglio, più che d’un partito. Se ci son colpe a sinistra è di non aver denunciato quest’antipolitica nata ai vertici della politica ben prima di Grillo, non di averla troppo denunciata. Quel che la sinistra ha mancato di fare è rispondere a domande che riguardano legalità, moralità, giustizia. Altro che «blandire e coccolare il moralismo legalitario», come scrive Angelo Panebianco sul Corriere della Sera di ieri. Per la terza volta Berlusconi sta per tornare al governo (il potere ce l’ha ancora) e per la terza volta la sinistra sta perdendo l’occasione di varare una legge sul conflitto d’interessi.

    Naturalmente tutte le ansie di redenzione hanno un lato oscuro, politico-religioso. E la contro-politica può diventare simile all’anti-politica che denuncia. Può generare populismo, e fantasticare un Popolo compatto, non più diviso in parti (dunque in partiti). Può mettere tutti sullo stesso piano: mafia, gravi corruzioni, e Burlando che evita la multa mostrando il tesserino di parlamentare. Ma questa è l’elettricità della denuncia, come si diceva all’inizio della Rivoluzione francese quando Marat costruì il suo sito di denuncia e sorveglianza: allora era un giornale, si chiamava L’amico del popolo.

    È un’elettricità rischiosa, che può spingere il cittadino a farsi delatore. Ed è elettricità che comporta grida, insulti pesanti. Quel che mi piace di meno in Grillo è il suo urlare, che per forza genera tali insulti. L’urlo ­ perfino quello dipinto da Munch ­ è qualcosa che non dà forza al pensiero. Tucholsky fu trattato come un buffone dai benpensanti della repubblica di Weimar, quando fin dal 1931 scrisse che quel che più l’indisponeva in Hitler era il suo urlare. Fu trattato come un buffone anche lui, nonostante avesse visto bene l’incendio, e tanti spiritosi credettero si trattasse di uno scherzo. Grillo ha più risorse di lui. Urlare sempre non gli serve.

    Fonte: http://pensareinprofondo.blogspot.com/
    Link: http://pensareinprofondo.blogspot.com/2007/09/lantipolitica-critica-al-conformismo.html
    24.09.07

  • magnesia

    Ci fanno credere che hanno paura di Grillo come prossimo leader di partito, ma in effetti tutti sanno che il pericolo è molto più grave…

    Grillo vuole *semplicemente* che sia il popolo a scendere in politica, quello attivo, con idee e programmi concreti (…sì, onestà e semplicità – nel senso di parole chiare e pochi segreti di stato, sono qualità che fanno rabbrividire fino al midollo certi dinosauri del potere)

    Il pericolo di Grillo sta in quella fetta di popolo che si fa delle domande e che vorrebbe eliminare caste, lobby, favoritismi e quant’altro di marcio esiste nell’attuale scenario politico italiano.
    Grillo *non ha mai parlato di scendere in campo*, punto. Sa bene che non ha senso, sa bene che i politici dovrebbero essere nostri dipendenti, e di questo il sistema ha una paura nera!

    Inoltre, quello che ha sollevato (parola grossa) Grillo, è solo l’1% dello schifo che ci sarebbe davvero da rimuovere per avere una società perlomeno *decente*.

    Aprite gli occhi per un attimo e date un sguardo anche fuori dei confini nazionali e vi accorgerete che ci ritroviamo in uno stato di corruzione, manipolazione mediatica e di totale assenza per il rispetto dei diritti umani di alcuno, da far accapponare la pelle!

    Quando qualcuno si deciderà finalmente di constatare il terrore della situazione che stiamo vivendo oggi a livello planetario, allora quelle quattro cose su cui Grillo ha puntato il dito sembreranno come le prime pagine dell’abbecedario…
    Se qualcuno che ha voce per farlo non ci scuote via da questa ipnosi di massa – adesso! – arriveranno tempi sempre peggiori, perché credere alla bugia di essere in qualche modo rappresentati come cittadini, in questo preciso istante come alle prossime “elezioni”, è un pio desiderio, è fumo ragazzi!

    Credere alle bugie, prima di tutto, fa male alla COSCIENZA.