IL POPOLO COGLIONE

IL POPOLO COGLIONE

DI MINCUO

comedonchisciotte.org

Il popolo è fatto di coglioni. Il suo ruolo da sempre è di essere un coglione. E’ allevato ed educato per essere un coglione.

In migliaia di anni quello è sempre stato il suo ruolo.

E’ un coglione anche perché non può essere altro.

- La cultura e l’informazione che ha sono completamente fasulle, ma non se ne rende conto, perché è un coglione e la cultura e gli strumenti che ha sono appositamente fatti perché non lo capisca. La cultura e l’informazione che gli hanno servito quelli che si occupano di allevare coglioni è appunto studiata a quello scopo, a farne un coglione.
- Non è organizzato, e se lo è non è lui che si organizza, ma lo organizza chi si occupa di organizzare dei coglioni. E i coglioni poi seguiranno quello che li organizza come dei coglioni, appunto.

- Non ha mezzi rilevanti. Se li avesse non sarebbe un coglione. Ai coglioni non si danno mezzi rilevanti, e da solo un coglione non è capace di procurarsi mezzi rilevanti.

Fino a 200 anni fa il coglione era un po’ meno coglione, perché almeno una cosa la capiva e cioè che era un coglione. Poi gli hanno inventato una favola, e cioè che il coglione non è un coglione, anzi è un protagonista, è lui che decide, e lui essendo un coglione la crede a tutt’oggi.

Fu creata con pieno successo. Un coglione è un coglione e perciò non ha strumenti, intelligenza, cultura, organizzazione, mezzi, strategie.
Non preoccupa.
L’unica cosa che aveva però era il numero. Cioè i coglioni sono coglioni ma tantissimi, e questa era l’unica cosa che preoccupava, e aveva anche dato qualche piccolo grattacapo.
Quindi si è inventata una favola per evitare che i coglioni fossero uniti, unica preoccupazione, per quanto modesta.
Perciò si è creato il coglione di estrema sinistra, il coglione di sinistra, il coglione di centro sinistra, il coglione di centro, il coglione di centro destra, il coglione di destra, il coglione di estrema destra, il coglione verde, il coglione ambientalista, il coglione pacifista ecc….
Una varietà cioè di coglioni, non più il coglione unico.
Inoltre si è spinto un coglione contro un altro coglione, e ogni coglione sinistro pensa infatti di essere diverso e meglio del coglione destro, e viceversa.
Con questo anche quel piccolo problema si è così risolto.
Una volta il coglione normale sapeva che c’era una monarchia, una corte, una burocrazia e poi lui, il coglione.
Poi invece gli hanno fatto credere che è lui, il coglione, che comanda, basta che voti.
Alle volte il coglione di sinistra alle volte il coglione di destra.
Ma per quale ragione, per quale logica mai dovrebbero essere i coglioni a comandare? Senza cultura, senza mezzi, senza informazione, senza organizzazione.
Il coglione, essendo un coglione non se lo è mai domandato.
Se no che coglione sarebbe.

Se il coglione avesse consapevolezza di essere un coglione, e verificasse che nella storia ha sempre fatto il coglione, che fa il coglione e che farà il coglione allora lo accetterebbe come un’evidenza di 3000 anni e si preoccuperebbe di avere il miglior status di coglione possibile, e l’unica cosa che potrebbe mettere in pista il coglione sono i numeri.
Tutti i coglioni uniti. L’unica cosa.
Così da poter contrattare con la monarchia un suo ruolo più accettabile di coglione.
Saprebbe cioè contro chi prendersela, e potrebbe sempre trovare qualcuno che ha interesse a sostituire il monarca e la corte, con ciò costituendo una piccola minaccia nei confronti del monarca in essere, che cercherà di trattare un po’ meno peggio il coglione.

Ma è molto regredito come coglione, gli hanno trovato la favola apposita, la democrazia, per regredirlo, la sinistra e la destra.
Essendo un coglione le ha bevute d’un fiato.
E così va diviso da due secoli.

Proprio come un coglione.

Mincuo

Fonte: www.comedonchisciotte.org

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24.01.2013



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Commenti (123)

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    1. Tanita 25 gennaio 2013

      Ha ha ha!!!!!

    1. Ercole 25 gennaio 2013

      Il popolo coglione forse un giorno alzera la testa .....ma gli eunuchi come colui che ha scritto questa riflessione , sono condannati a vita.......

    1. Tanita 25 gennaio 2013

      Premettendo che mi scuso per gli errori poiché la mia lingua madre non é l'Italiano (che era la lingua di mio padre), mi permetto di postare la mia riflessione.

      I Potenti sono dei coglioni.

      I piú barbari dei coglioni.

      Quanto piú potenti, piú coglioni e certo, piú barbari.

      E viceversa.

      Infatti, sono cosí coglioni che per poter avere qualche sentore delle gioie alle quali con tutta semplicitá accedono i piú umili, i coglioni Potenti hanno bisogno di un sacco di addittamenti.

      In primo luogo, questi supercoglioni hanno la necessitá di sentirsi superiori ad altri. Ad altri coglioni di ogni genere e certamente, a quelli meno coglioni di tutti, il popolo raso.

      Prendiamo un supercoglione tipo, diciamo l’Alfa dei coglioni. Un Rotschild. O un Rockefeller, che per il caso é lo stesso.

      Questa razza di supercoglioni, per soddisfare le proprie carenze, deve “dominare”. “Controllare”. Quelli meno coglioni di tutti possono essere felici aiutando un’altro essere umano, cantando sotto la luna, insegnando ad un bambino, osservando la natura, cose semplici, diciamo, che non fanno male a nessuno, anzi, fanno bene. Ma i supercoglioni devono per forza far ricorso ad infiniti addittamenti nella loro ricerca di un po’ di soddisfazione che peraltro mai trovano. Infatti, continuano a cercare il modo di provvedersi ulteriori elementi di ogni tipo (compresa la servitudine di quanto uomo o donna riescono a schiavizzare, far torturare, ammazzare e ogni altra sorta di perversione).

      Siccome non ne hanno mai abbastanza poiché la loro incompletezza é tale che non esiste possibilitá di compensarla, cercano persino di dominare la vita (la genetica, diciamo) e la Terra stessa. Lo spazio. Il tempo.

      Nella loro impossibile ricerca si servono di un sacco di coglioni in diverse scale che li sono funzionali (compresi quelli che si dedicano alla finanza speculativa), tutti impegnati in un qualcosa che mai si realizzerá: infatti, degli esseri cosí inferiori e incompleti sono, diciamo, handicappati della natura e i loro handicap sono permamenti.

      I meno coglioni di tutti (erroneamente considerati “inferiori” dai supercoglioni) gli guardano affannarsi inutilmente e scuotono la testa.

      E’ triste contemplare la loro esistenza vana, osservarli ridursi in bestie feroci e voraci, capaci unicamente di distruggere.

      Delle volte sembra che i supercoglioni l’abbiano vinta, ma é soltanto un’illusione. Tuttavia, i supercoglioni sono pericolosi in quanto irredimibili. Infatti, stanno tornando il Pianeta inabitabile senza rendersi neppure conto che quando finalmente ci riescano, tutti i loro palazzi inaccessibili saranno anch’essi inabitabili.

      Se Chernobyl ha occasionato la perdita di milioni di vite umane e continua a farlo, con Fukushima i scientifici meno coglioni considerano che tutto l’emisfero nord é pesantemente contaminato e peggiorerá poiché l’inquinamento radioattivo prosegue e mentre i supercoglioni giocano ad essere Dio con le finanze internazionali e la “guerra contro il terrorismo”, l’Oceano Pacifico riceve le acque contaminate che usano per raffreddare i diversi reattori nucleari danneggiati. Se non fossero cosí irremediabilmente supercoglioni, tutte quelle risorse le userebbero per cercare di salvare il salvabile lavorando nella pianta Fukushima Daiichi. Inutile sperarlo: i supercoglioni proprio non ci arrivano.

      Qui nel Sud del Pianeta ci vorrá un po’ piú di tempo. Magari dovremmo avere persino la tolleranza di ospedare qualche supercoglione: infatti, stanno comprando tutte le terre che possono. Di soldi ne hanno a mani piene tenendo conto delle razzie in corso in quasi tutto l’Occidente ed altrove. Il guaio é che non possiamo disfarcene, di questi supercoglioni. Perché se lo facessimo diventeremmo anche noi supercoglioni, e preferiamo morire prima di tale sciagura, di ridurre noi stessi in modo simile. Che poi sarebbe del tutto inutile in quanto temporale poiché se diventassimo supercoglioni come loro, anche noi in poco tempo saremmo una minaccia per la continuitá della vita nel Pianeta.

      Allora non ci resta che goderci, noi meno coglioni, quelle semplici cose che sono sufficienti per farci felici (la natura – ancora per poco -, buoni compagni, buon sesso, buone letture, arte di ogni tipo, solidarietá, affetto, pazienza... Piccole cose). Almeno moriremo realizzati, come viviamo. Loro invece moriranno handicappati e vuoti, responsabili della morte di tutti. Causa dell’estinzione di tutte le speci.

      La Terra si ricupererá: ha tempo. Speriamo che quando si sviluppino le ulteriori speci che verranno, non ci siano supercoglioni. La Natura ha memoria.

    1. Georgejefferson 25 gennaio 2013

      Critiche

      MOSCA

      1) difficoltà nello spiegare come si forma una classe politica - Rispondere a questa domanda sembra essere la principale difficoltà di Mosca. Sebbene egli critichi il marxismo (perché la sua concreta applicazione farebbe coincidere potere politico e potere economico e la classe politica trasmetterebbe questo suo potere agli eredi secondo un principio inderogabile; si avrebbe dunque non maggiore libertà ma maggiore coercizione) egli accetta l’idea del marxismo secondo cui la classe politica viene spesso a formarsi in base all’eredità economica perché essa comporta superiorità culturale. E’ anche vero, però, che Mosca dà l’impressione di considerare questa superiorità morale insita negli individui e trascura il fatto che l’individuo, anche se non sempre, si forma in un contesto di interazioni (quindi nella società) e tale superiorità non può essere quindi considerata un “a priori”.

      2) Bobbio afferma che Mosca è un conservatore non perché egli abbia affermato che una elite organizzata governi una massa disorganizzata (il che è un dato di fatto) ma per il modo con cui si valse di quella sua scoperta nel giudicare gli eventi storici del passato e nel prendere partito di fronte alle cose del suo tempo.

    1. Georgejefferson 25 gennaio 2013

      Critiche

      MICHELS

      1)Michels spiega il formarsi di una oligarchia all’interno di un partito politico però egli non considera che è un conto trovarsi dinanzi a un unico partito, la cui oligarchia domina incontrastata, e altro conto è trovarsi in una società in cui vi sia una pluralità di partiti, anche se all’interno di ognuno tende a verificarsi quanto egli ha indicato.

      2)Michels considera priva di importanza che la minoranza organizzata governi in una società in cui una classe ha la proprietà privata dei mezzi di produzione oppure in una società senza tale proprietà privata in quanto egli afferma che il formarsi di un’oligarchia comunque comporta una serie di privilegi. Però, un conto è parlare di privilegi che derivano dalla diversa organizzazione politico-economica della società e un conto è considerare i privilegi che derivano dall’organizzazione burocratica.

    1. Georgejefferson 25 gennaio 2013

      Critiche

      PARETO

      1) Notiamo innanzitutto come Pareto abbia tentato la costruzione di una teoria, dal valore scientifico universale, sistematica ed onnicomprensiva, secondo la quale non c’è fenomeno sociale passato o futuro che non possa trovarvi una sua collocazione. In essa, poi, si parla di società in generale e non delle società. Ecco i motivi per i quali, nonostante tutte le critiche che Pareto rivolge ad essa, quest’opera di Pareto va riallacciata alla tradizione sistematica di Comte e di Spencer piuttosto che ad autori come Durkheim e Weber che hanno colto l’impossibilità di ridurre tutte le società e tutta la realtà sociale entro un unico schema esplicativo.

      2)La legge della circolazione delle elite prevede un movimento chiuso (in cui cioè il mutamento da un lato, è ridotto a un moto circolare e, dall’altro è ridotto a fenomeno di superficie) ed è data da Pareto come legge universale ed inderogabile. Non viene così colto da Pareto il senso dell’infinità delle manifestazioni umane nella storia il quale è invece centrale nei suoi contemporanei che si rifanno allo storicismo tedesco e contribuiscono al dibattito circa il metodo delle scienze storico sociali che in esso si sviluppa.

      3)Pareto accetta senza riserve i prodotti dell’esperienza e dell’osservazione e ciò non gli permette di cogliere il nesso tra realtà storico-sociale e pensiero, tra i problemi pratici, economici e politici di una data società storica e le teorie che in essa si elaborano.

      4)Egli odia in particolar modo l’idea tipica della sociologia ottocentesca secondo la quale la scienza della società deve contribuire al miglioramento della società stessa, a una sua maggiore razionalità.

      5)Il suo ottimismo epistemologico, che lo riallaccia al positivismo ottocentesco (secondo cui è possibile conoscere oggettivamente la società), è accompagnato da un forte pessimismo antropologico che vede l’uomo come essere essenzialmente irrazionale che ha bisogno di fede più che di scienza, di derivazioni (=giustificazioni) più che di scoperte scientifiche.

      6)Siccome gli uomini hanno bisogno di miti e sulla base dei miti si mantiene unita la società, anche Pareto, assieme a Durkheim e Weber, è da considerare fra coloro che si preoccupano nella loro sociologia dei fondamenti “religiosi” della società.

      7)Dato che i residui e, anche se in minor misura, le derivazioni, contribuiscono all’integrazione sociale, i sociologi funzionalisti vedono in Pareto un precursore.

      8)Ancor più di Mosca è un accanito conservatore perché egli concepisce la storia, nei suoi tratti essenziali, come un eterno ripetersi e, di conseguenza, l’azione (dalla quale origina il mutamento) non ha senso.

      9)(Busino) - Per Pareto gli appartenenti alla classe eletta sono tali in quanto naturalmente “dotati”: sfugge a Pareto il fatto che niente ha provato fino ad ora l’esistenza di doti naturali mentre è vero che una dote è considerata tale solo perché, in una data società, si è deciso di valorizzare questa o quella capacità;

      10)(Bobbio) - In Pareto va visto il grande demistificatore delle ideologie con i quali gli uomini celano la realtà. La differenza, però, è che per Marx la critica alle ideologie ha una funzione pratica, rivoluzionaria, mentre per Pareto è patrimonio di una ristretta cerchia di scienziati.

    1. MassimoContini 25 gennaio 2013

      Mincuo: il miglior commentatore di questo sito





      concordo con chi dice -santo subito-

      con chi propone di -eleggere Mincuo a nostro re-

      e con chi argutamente suggerisce di -sostituire eterodiretto a
      coglione per dare un senso piu' consueto-



      ancora bravo Mincuo.

    1. fengtofu 25 gennaio 2013

      In primis, scomodo il compianto Gaber: coglione è senz'altro di sinistra - almeno a giudicare dai commenti qui contenuti provenienti da quella obsoleta parte che si ostina ad ammorbare il mondo - mentre disonesto, o direi deliberatamente delinquente è più a destra.
      Ciò detto, e accordata una amnistia per il reato di turpiloquio ormai caduto in proscrizione, l'autore ha ragione non poco, ma soprattutto dai commenti più sensati, quasi tutti INDIVIDUALMENTE NON SI SENTONO DEI COGLIONI! A parte l'ovvio, è chiaro che la coglionaggine si moltiplica con la massa! in pratica, il fallimento delle rivoluzioni, in genere "progressiste" ma anche quelle che i c.....di sopra chiamerebbero "di destra" o reazionarie, si fondano sulla...dabbenaggine e pilotabilità dei grossi numeri di persone, perchè in ogni convoglio la velocità massima dev'essere quella della nave più lenta, ergo il basso livello di giudizio delle moltitudini, che gridano "vogliamo cannoni" al guitto predappiese o "fascista"a chi non si uniforma al sinistrese idiota. pertanto la vera rivoluzione non può essere che individuale o interiore, prima. Hai voglia di aspettà....

    1. ilsanto 25 gennaio 2013

      Non vorrei deluderti ma noi non è che siamo coglioni, vediamo che c'è una oligarchia che se la spassa ma devi ammettere che fino a poco tempo fà il pil cresceva il fisco non era famelico avevamo la prima e anche la seconda casa 3 auto per famiglia colf viaggi alle maldive kenia messico brasile un lavoro ben pagato un futuro radioso.
      Se un amministratore fa bene il suo lavoro ed i tuoi interessi se anche rubacchia qualcosa ci stà o no ?.
      Adesso invece la musica è cambiata siamo cittadini del mondo "individui" che si muovono agevolmente ovunque, i capitali sono senza confini,
      posso fare quello che voglio e di quelli che si illudono di "rappresentarmi" me ne frego completamente sono reperti fossili di un'era passata.
      Quindi perchè farmi il sangue amaro ? lascerò che la storia li spazzi via.

    1. Gariznator 25 gennaio 2013

      I coglioni però producono lo sperma... Che è una delle cose più potenti che ci siano... Il punto è che non bisogna sparare a salve. Quindi tutti i coglioni dovrebbero chiedere a gran voce una bella scopata invece che le solite pugnette...

    1. SeveroMagiusto 25 gennaio 2013

      Propongo di eleggere Mincuo a nostro re.

    1. castigo 25 gennaio 2013

      ecco, bravo, vai a votare, che si vede come l'esercizio del diritto di voto (cit.) abbia cambiato le cose.

      anzi, andiamo tutti a votare, almeno faremo un po' di moto per opporci alla vita sedentaria. d'altra parte ormai si è capito benissimo che entrando in europa abbiamo rinunciato a qualsiasi forma di sovranità, in attesa di essere catalogati come bestiame (con il "passaporto biometrico contro il terrorismo") e tassati direttamente da bruxelles (con "l'anagrafe europea contro l'evasione fiscale" o qualche altra amena invenzione.)

      d'altra parte, se qualcuno continua a produrre nuove armi per il riot control, non sarà certo perché intende governare per far piacere a chi l'ha eletto.

      tutto ciò mentre i cittadini vengono derubati con le tasse per andare a "liberare gli afghani" o altre scemenze assortite.

      complimenti anche ai media, che hanno trovato pagine e pagine da riempire con la favoletta di monti salvatore della patria mentre il debito pubblico sfonda quota 2.000 MILIARDI di euro ed il PIL s'inabissa ad oltre il -2%.

      ma c'è una soluzione: votiamo tutti per il partito più bravo a baciare le natiche all'europa (cosa in cui fanno tutti gran gara), firmiamo ancora tante petizioni, facciamo tante proteste in piazza con le bandiere colorate, "lo stato siamo noi" (lo paghiamo pure profumatamente) e qualcuno sicuramente ci ascolterà (probabilmente con la solita intercettazione telefonica, appena finiscono di ampliare la centrale.)

      a te chiedo: ma veramente pensi che a bruxelles o in italia qualcuno si assuma la "responsabilità politica" di qualcosa?

      e chi gli va a presentare il conto, napolitano? alfano? grillo? L'opposizione con il solito striscione colorato?

      gli elettori?

      e quando hanno pagato il "prezzo politico" finendo a fare i consulenti o dirigenti da qualche parte, ci teniamo le loro leggi di merda o cominciamo a fare qualche domanda?

      andiamo avanti a prenderci in giro ancora per molto?

    1. Servus 25 gennaio 2013

      Mi sembra un po' volgare e abbastanza semplicistico, anche se quadra bene con l'italiano medio. Certo dare le colpe agli altri è sempre facile.

      Magari uno svizzero non ci si ritrova, forse perché loro la democrazia ce l'hanno da 500 anni.

      Io comunque non mi ritrovo, anche se sono fra i numeri e non ho mezzi né poteri e non sono organizzato; forse perché ho una cultura che non ritengo fasulla (quella che mi son fatta da me, non quella ufficiale) e non mi ritengo un protagonista, ma un cittadino con i suoi diritti e suoi doveri.

      Purtroppo, e questo va a credito dell'articolo, quelli che invece hanno i mezzi e sono organizzati (che non rientrano quindi nel popolo) se ne approfittano e fatto tutti i razzi che vogliono, nonostante un sacco di leggi di cui se ne stra-fregano (esempio lampante la odierna vicenda MPS).

    1. clausneghe 25 gennaio 2013

      Sento dire da tanti Utenti che questo Sito sarebbe di destra. Ora,a parte che le etichette lasciano il tempo che trovano, per di più in un momento come questo, dove è stato smascherato l'illogico marchio del destra centro sinistra,(ma de che?)termini vecchi di 100 anni e ormai superati, io che frequento CDC da almeno 7 anni e non sono certo "fassista" non me ne ero mai accorto. Mah!

    1. Primadellesabbie 25 gennaio 2013

      Chiedo scusa a Tania per aver spedito come risposta al suo commento.

    1. Primadellesabbie 25 gennaio 2013

      Il concetto di fondo é limpido, anche se la terminologia scelta induce qualche distrazione. L'impostazione, però, risente di diffuso modernismo.
      Il popolo é il popolo e sarebbe fuori posto aspettarsi che si trasformi in qualcosa di diverso. Avrebbe (anzi ha !) il diritto di vivere nel "suo" mondo, con le sue regole e di relazionarsi con le altre componenti che, a loro volta, dovrebbero rispettare le loro proprie regole (molto più limitative e circostanziate, contrariamente alla vulgata corrente), cosa puntualmente disattesa. Il popolo dovrebbe, naturalmente, essere protetto con attenzione e con ogni cura anziché trattato come una spugna da gonfiare o spremere a piacimento. Sono sempre esistiti ascensori sociali che viaggiano nei due sensi (per inciso: non é vero che "da solo un coglione non è capace di procurarsi mezzi rilevanti": B é di tutta evidenza un popolano e si é procurato mezzi rilevanti e ci sono altri esempi) e solo noi moderni attribuiamo alla ricchezza il potere di muoverli.

      Il fatto che il popolo sia stato, e sia, indotto a provvedere da solo (anche se con qualche complicità) alla difesa del proprio benessere in un contesto di evidente opulenza, la dice lunga sulle trasgressioni ai loro compiti e sugli abusi delle componenti più elevate e responsabili dell'umanità. Coinvolgere il popolo (non alcuni elementi cooptati ma il popolo) in responsabilità che non si possono in alcun modo delegare, e deriderlo nel vederlo scivolare nel tentativo di issarsi sul palo appositamente cosparso di grasso, é diabolico. Il popolo non deve combattere, non deve celebrare, non deve dirigere ma deve potersi godere la propria vita e salvaguardare la propria dignità.

      Se invece vogliamo essere "moderni", che equivale a navigare senza guide in mari sconosciuti (nonostante le mille ipotesi sviluppate) allora dobbiamo quantomeno deporre ogni forma di moralismo ed ogni pregiudizio e non solo per ragioni di onestà.

      Adesso che "il popolo" é stato inquadrato, attendo le prossime puntate: l'esercito, il clero ed il re, dei commercianti parliamo già ogni giorno.

      Leggo adesso nelle tre righe finali del commento di Tania una buona descrizione della parodia rimediata per non pagare il dazio.

    1. Santos-Dumont 25 gennaio 2013

      L'ottusità delle masse generalmente salta agli occhi solo degli scontenti della società presente. Vedono l'irrealtà dei miti propalati dal regime imposto dal conquistatore di turno, e sembra loro impossibile che gli altri non la vedano. Di fatto, qualsiasi società essi volessero realizzare sarebbe fondata sulla stessa identica natura gregaria dell'essere umano.

      Con buona pace di Max Stirner, eh? LOL

    1. Primadellesabbie 25 gennaio 2013

      Il concetto di fondo é limpido, anche se la terminologia scelta induce qualche distrazione. L'impostazione, però, risente di diffuso modernismo.

      Il popolo é il popolo e sarebbe fuori posto aspettarsi che si trasformi in qualcosa di diverso. Avrebbe (anzi ha !) il diritto di vivere nel "suo" mondo, con le sue regole e di relazionarsi con le altre componenti che, a loro volta, dovrebbero rispettare le loro proprie regole (molto più limitative e circostanziate, contrariamente alla vulgata corrente), cosa puntualmente disattesa. Il popolo dovrebbe, naturalmente, essere protetto con attenzione e con ogni cura anziché trattato come una spugna da gonfiare o spremere a piacimento. Sono sempre esistiti ascensori sociali che viaggiano nei due sensi (per inciso: non é vero che "da solo un coglione non è capace di procurarsi mezzi rilevanti": B é di tutta evidenza un popolano e si é procurato mezzi rilevanti e ci sono altri esempi) e solo noi moderni attribuiamo alla ricchezza il potere di muoverli.

      Il fatto che il popolo sia stato, e sia, indotto a provvedere da solo (anche se con qualche complicità) alla difesa del proprio benessere in un contesto di evidente opulenza, la dice lunga sulle trasgressioni ai loro compiti e sugli abusi delle componenti più elevate e responsabili dell'umanità. Coinvolgere il popolo (non alcuni elementi cooptati ma il popolo) in responsabilità che non si possono in alcun modo delegare, e deriderlo nel vederlo scivolare nel tentativo di issarsi sul palo appositamente cosparso di grasso, é diabolico. Il popolo non deve combattere, non deve celebrare, non deve dirigere ma deve potersi godere la propria vita e salvaguardare la propria dignità.

      Se invece vogliamo essere "moderni", che equivale a navigare senza guide in mari sconosciuti (nonostante le mille ipotesi sviluppate) allora dobbiamo quantomeno deporre ogni forma di moralismo ed ogni pregiudizio e non solo per ragioni di onestà.

      Adesso che "il popolo" é stato inquadrato, attendo le prossime puntate: l'esercito, il clero ed il re, dei commercianti parliamo già ogni giorno.

      Leggo adesso nelle tre righe finali del commento di Tania una buona descrizione della parodia rimediata per non pagare il dazio.

    1. Santos-Dumont 25 gennaio 2013

      Secondo Mincuo, siamo tutti (o quasi) dei gran Colleoni:

      duos colionos albos in campo rubeo de supra et unum colionum rubeum in campo albo infra ipsum campum rubeum



      Francesismi a parte, basta sostituire coglione con eterodiretto e i conti tornano. Però, Mincuo, mi sembra un tanto disonesto gettare tutta la responsabilità sugli eterodiretti quasi fossero loro responsabili del perverso meccanismo in cui si trovano intrappolati, anche se probabilmente spetta a loro a trovare il sistema per far grippare il motore.



      P.S. Da come l'hai posta, sembra che l'appartenenza a una loggia massonica sia conditio sine qua non per scrivere musica d'eccellenza... povero Mozart.... :D

    1. zingaro 25 gennaio 2013

      Veramente io ( e presumo altri come me) non mi sento un c......e, magari rappresento una minoranza, anche disorganizzata se vogliamo. Una minoranza mancante, per cultura, di un principio chiaro da seguire (e perseguire).
      Uno di quei tanti di quella minoranza che è stata condotta a seguire i c......i ma che a un certo punto si è farmata a pensare.

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