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IL PIU’ SANO C’HA LA ROGNA

DI TEO LORINI

ilprimoamore.com

Frequentavo forse la quarta ginnasio quando mi capitò in mano per la prima volta un testo di Vittorio Messori. Si trattava del suo giustamente celebre best-seller, Ipotesi su Gesù, e l’amico che me l’aveva prestato me ne aveva parlato in termini entusiastici, come di un testo fascinoso, profondo, illuminante. Tanta densità, aggiungeva quel mio amico quasi volesse rassicurarmi, era sviluppata in una scrittura disinvolta, moderna e decisamente scorrevole
Ho tenuto quel volume per mesi, ostinandomi a rileggerlo da capo a fondo o ad aprirlo a caso, per concentrarmi su qualche singolo paragrafo. Tenevo molto a non deludere quel mio amico, ma alla fine ho dovuto arrendermi e confessargli (amicus Plato sed magis amica veritas) che il volume di Messori mi era parso di una piattezza e di una banalità desolante. Il numero di copie vendute da Ipotesi e la sua durevole fortuna danno senz’altro torto a quella mia lettura giovanile e ragione invece al mio amico che tornò a consigliarmi un libro solo anni dopo e -purtroppo- con identico esito. Si trattava di Va’ dove ti porta il cuore.

Nella foto: Ratzinger e Vittorio Messori negli anni 80
 
In seguito mi sono imbattuto altre volte in scritti di Messori e in una occasione l’ho perfino incontrato a Verona, la cattolicissima città in cui sono cresciuto e dove il giornalista di Sassuolo era venuto a presentare Pensare la storia – Una lettura cattolica dell’avventura umana, la raccolta dei suoi corsivi d’argomento storico usciti settimanalmente su “Avvenire”. A organizzare quella serata era stata una pittoresca associazione di cattolici integralisti riuniti sotto la sigla di “Sacrum Imperium” [1], che tra la fine degli anni Ottanta e la metà dei Novanta solevano ciclicamente riempire la città di volantini sui pericoli del rock satanico o dell’omosessualità corruttrice di costumi e che ogni tre mesi spedivano a mio padre una sorta di giornalino intitolato «Controrivoluzione», il cui obiettivo dichiarato era quello di riportare le lancette dell’orologio a prima del 1789.
Dato che mio padre quella sera ha acquistato Pensare la storia, nei mesi successivi ho avuto modo di sfogliare quel volume scoprendo che il metodo messoriano consiste sostanzialmente nell’idea che l’insieme delle vicende storiche come noi le conosciamo sia stato messo assieme da una serie di studiosi disonesti, parziali e soprattutto ferocemente anticattolici. Per restaurare la verità storica è dunque sufficiente concentrarsi su singoli fatti, meglio se di forte valenza simbolica, estrapolarli da qualsiasi contesto e confutarli sulla base di trouvailles archivistiche o -in mancanza d’altro- con la perizia retorica in cui eccelle il Messori divulgatore. Il risultato ripristinerà, per dirla con il sottotitolo del libro una Lettura cattolica dell’avventura umana, premessa decisiva a una ricostruzione del passato più onesta e meno faziosa.
 
Così ad esempio la Giornata Internazionale della Donna diventa una ricorrenza priva di senso perché Messori, bibliothecis plurimis investigatis, segnala che non c’è mai stato, nel 1908, l’incendio della fabbrica statunitense né l’eccidio di operaie che, secondo una (non l’unica) vulgata l’8 marzo commemorerebbe. Anche sorvolando sul fatto che un incendio vi fu ( a New York il 25 marzo del 1911) e che vi morirono numerose operaie, e persino se nessun incendio o morte di lavoratrici si fosse mai verificato nell’intera storia dell’industrializzazione americana o di quella europea, argomentare con Messori che ciò svuoterebbe di significato la giornata dedicata alla questione femminile, resta un paralogismo pretestuoso e balzano. In base a questa logica, se domani qualche studioso dell’epoca dei descobrimientos rinvenisse in un archivio la prova che il nome della prima caravella non era Nina ma -poniamo- Lina o che lo sbarco a San Salvador è avvenuto il 15 anziché il 12 ottobre, dovremmo affermare che l’intera avventura di Colombo abbisogna di una seria rivalutazione.
E, a proposito di America, ricordo ancora il passaggio della presentazione di Pensare la storia in cui Messori passava in rassegna le “leggende nere” [2], vere e proprie fandonie anticattoliche nate in epoca illuministica da complottatori in odore di framassoneria, come quella sulle responsabilità dei cattolici conquistadores nella scomparsa delle civiltà precolombiane. Una responsabilità tutta da verificare, aveva sottolineato Messori e, mancando forse di qualche pergamena che attestasse il suicidio di massa di Aztechi e Maya, aveva richiamato l’attenzione del pubblico sulla malafede dimostrata da chi si ostinava a considerare proprio quel particolare evento storico e non le malefatte compiute nella parte settentrionale del Nuovo Mondo dai protestanti.
 
È un genere di argomentazione ‘calcistica’ (da “ammettiamo che la squadra X abbia rubato un rigore, ma chi può in coscienza dire che quella Y non sia mai stata favorita dagli errori arbitrali?”, a “è tutto uno schifo” o “il più sano c’ha la rogna” ecc.) che ha avuto grande fortuna nel recente dibattito politico ma, quasi a rivendicarne una sorta di primazia, Messori l’ha rispolverata in un articolo apparso l’altro giorno, non su “Avvenire” ma sul “Corriere della Sera”. Messori è infatti intervenuto, esprimendo
“>il suo parere

sulla questione delle pratiche pedofile emerse di recente anche nella Chiesa tedesca (19 su 27 le diocesi coinvolte) dopo gli analoghi casi di sistematici e decennali abusi venuti alla luce negli Stati Uniti, in Irlanda, in Austria, in Italia e così via.
 
Il pezzo parte dunque dalla tesi che così fan tutti, accennando a casi analoghi di violenze su bambini verificatisi presso altre Chiese. “In America” così l’articolo “nella nebulosa delle innumerevoli chiese, chiesuole, sette, comunità religiose non ve ne è alcuna che non debba affrontare denunce di fedeli, maschi e femmine, per le attenzioni riprovevoli di ministri del culto” [3]. E ancora: “Neanche le istituzioni della vasta e variegata comunità ebraica americana sono esenti dal dilagare del contagio. Preti, pastori, rabbini si ritrovano spesso insieme nelle aule dei tribunali”. Fa un po’ tenerezza constatare come il paziente ricercatore di inoppugnabili Realien sulle colonne di “Avvenire” si faccia qui bastare affermazioni vaghe e inconsistenti, prive di qualsiasi dato di fatto, nome, circostanza per ribadire la sua eterna tesi del “complotto” ai danni della Chiesa cattolica.
Ma l’argomento è tanto delicato da spingere Messori un po’ più in là nella sua foga apologetica. L’opinionista ingaggiato dal Corriere infatti surroga la documentazione che gli manca con il racconto di alcune esperienze personali. E descrive tre situazioni di sistematici abusi perpetrati in contesti non ecclesiastici. Il primo è un collegio per “i virgulti di ricchi borghesi” a cui Messori appena laureato aveva fatto domanda di assunzione come “assistente”, sentendosi assicurare da un ammiccante cinquantenne che il magro salario sarebbe stato compensato da un “benefit riservato”, ovvero la possibilità di adescare gli allievi le cui stanze erano accanto a quelle degli “assistenti”. Messori menziona ancora un”capitano di mare” che gli raccontava ridendo “della sorte che toccava, e tocca, ai quindicenni imbarcati come mozzi nelle infinite navi di ogni bandiera che solcano i mari”. A leggere questa frase, incerta tra il sublime Billy Budd e l’indimenticabile Manuel Fantoni inventato da Verdone, verrebbe da ridere se Messori non proseguisse rievocando le sue visite come inviato di un non precisato quotidiano a molti (e altrettanto imprecisati) manicomi dove “i ricoverati minorenni erano un bottino tanto appetito da scatenare lotte accanite tra medici e paramedici” e, naturalmente, sindacalisti che “tacevano: anzi, mi dissero, in una di quelle case si erano riservati un diritto di prelazione sugli imberbi”.
 
Dalla lettura del testo sembra dunque di poter dedurre che l’autore di Ipotesi su Gesù e di due celebri libri-intervista a Joseph Ratzinger e a Karol Wojtyla, ammetta di essersi imbattuto in una situazione agghiacciante di violenze e abusi su persone indifese e di averne taciuto.
Se così si sono svolte le cose -e in caso contrario appare lecito invocare una documentata smentita- la situazione che si configura è la seguente: Messori, in veste di giornalista, è venuto a conoscenza di un grave reato penale, e tuttavia non ne ha denunciato i responsabili, né si è mosso presso gli organi giudiziari preposti affinché fossero avviate indagini per accertare le responsabilità dei colpevoli e, ciò che più importa, proteggere future vittime. Al contrario, ha appuntato quelle informazioni nel suo notes da cronista e le ha conservate per sé, per anni, tirandole fuori solo per asseverare la sua apologia -tanto ostinata quanto disonesta- della Chiesa che protegge e nasconde gli stupratori, che sa ma non dice, non ammette, non denuncia ma anzi guarda la sofferenza delle vite violate con superiorità venata di mondana ironia.
Proprio come fa Vittorio Messori.
 
 Teo Lorini
Fonte: www.ilprimoamore.com
Link: http://www.ilprimoamore.com/testo_1745.html
14.03.2010

[1] Si veda a riguardo il prezioso volume di Emanuele Del Medico, All’estrema destra del padre (se ne è parlato anche qui).

[2] Pare interessante rilevare che in Spagna è stata pubblicata una selezione dei corsivi messoriani su “Avvenire”, il cui titolo è proprio Leyendas negras de la Iglesia, (ed. Planeta, 1996).

[3] Per inciso, dubito che ai cattolici possa far piacere il paragone fra la millenaria storia di un’istituzione dell’importanza morale, culturale, economica e politica che ha la Chiesa di Roma e gli strampalati culti e sette che fioriscono “nella nebulosa” del frammentato panorama spirituale americano. Viene da chiedersi anzi quale sarebbe la reazione di Messori se un irriverente agnostico paragonasse il magistero di un prete cattolico alla lettura dei tarocchi da parte dei sedicenti sacerdoti di Horus e Osiride che affollano le tv locali.

Pubblicato da Davide

  • Eli

    Concordo con Teo Lorini sulla “piattezza e banalità desolante” del libro Ipotesi su Gesù. Messori è dell’Opus Dei, occorre dire altro sul suo successo e la sua onnipresenza in TV?

  • osva

    Ah, il ragazzo è dell’Opus “Gey”?

  • Tao

    BUFALE DEI PIRENEI

    DI PIERLUIGI PELLINI
    nazioneindiana.com/

    Sul «Corriere della sera» di martedì 23 febbraio 2010, un articolo di Vittorio Messori (Da Zola a internet l’eterno duello su Lourdes), ricollegandosi al dibattito sul film di Jessica Hausner (Lourdes) e sulla recentissima traduzione di un taccuino di Émile Zola (Viaggio a Lourdes, Medusa edizioni, 2010), si scaglia contro le «vecchie leggende» laiciste che negano le apparizioni; depreca la proliferazione di «pareri opposti», «tanto più appassionati quanto più disinformati»; e poi porta, a favore della realtà dei miracoli, argomenti che lasciano esterrefatto chiunque abbia un minimo di conoscenze sull’autore dei Rougon-Macquart.

    Racconta Messori che, nel 1892, Zola «s’imbarcò sul treno dei malati del Pellegrinaggio Nazionale»; sul marciapiede di una non meglio precisata «stazione di Parigi», lo scrittore naturalista avrebbe osservato una «tisica all’ultimo stadio», Marie Lebranchu. Sempre secondo Messori, «le testimonianze sono unanimi»: Zola avrebbe promesso di convertirsi al culto mariano nel caso in cui le acque di Lourdes avessero guarito Marie; più tardi, di fronte al puntuale avverarsi del miracolo, avrebbe ignorato la promessa, cercando addirittura di corrompere la donna: sarebbe andato a casa di Marie chiedendole di tacere e emigrare in Belgio, in cambio di lauto compenso; «in quel momento», continua Messori, «tornò il marito, solido operaio, che buttò il romanziere giù per le scale».

    È vero che nell’estate del 1892, durante un viaggio nel sud della Francia con la moglie Alexandrine, Zola si fermò una dozzina di giorni a Lourdes, in concomitanza con il Pellegrinaggio Nazionale, per prendere appunti in vista di un romanzo dedicato alla città di Bernadette. E tuttavia Zola e signora si guardarono bene dal viaggiare su un treno di pellegrini: la sera del 18 agosto, alla gare d’Orléans (l’attuale gare d’Austerlitz), salirono a bordo di un confortevole sleeping car del «Pyrénées-Express». Messori attribuisce allo scrittore le vicende (immaginarie) di Pierre Froment, il protagonista del romanzo Lourdes (1894): confondendo con superficialità disarmante vita e invenzione romanzesca. E condisce l’aneddoto riesumando senza alcun vaglio critico le calunnie mirabolanti diffuse da personaggi ambigui e interessati come il dottor Boissarie (il medico incaricato, a Lourdes, di constatare le guarigioni miracolose) e padre Lasserre (il primo biografo di Bernadette), e riprese con strepito dalla stampa clericale dell’epoca.

    Delle «unanimi» testimonianze invocate da Messori non c’è traccia nei documenti d’archivio e nei libri di studiosi seri dedicati all’argomento: nell’ottima edizione del romanzo curata da Jacques Noiray per «Folio» nel 1995, nella monumentale biografia (Zola, tremila pagine in tre volumi, a tratti prolisse ma impeccabilmente documentate) pubblicata da Henri Mitterand per Fayard fra il 1999 e il 2002, nel bel libro dell’antropologa Clara Gallini (Il miracolo e la sua prova. Un etnologo a Lourdes, Liguori, 1998). Né poteva esserci: trattandosi di pure e semplici invenzioni. Messori le copia da un libro pubblicato in Francia nel 1957 e tradotto da Mondadori l’anno successivo, Cento anni di miracoli a Lourdes di Michel Agnellet: un volume apologetico, privo di qualsiasi attendibilità storico-filologica. Del resto, della favola di Zola corruttore nella soffitta di Marie Lebranchu si era già appropriato nel suo Ipotesi su Maria (Edizioni Ares, 2005), da dove la riprende un altro giornalista digiuno di metodo storico, Antonio Socci, in un pezzo intitolato La Madonna sconvolge gli intellettuali, su «Libero» del 19 febbraio scorso.

    Fa specie che a più di mezzo secolo di distanza si prendano per buone le mistificazioni di Agnellet su un giornale serio come il «Corriere» (non stupisce invece «Libero»); e che a Messori sia permesso di scrivere grossolane sciocchezze su Zola (e su Renan), senza che a uno studioso dello scrittore sia concesso il diritto di replica. Con le credenziali di chi ha curato l’edizione italiana dei Romanzi zoliani, per i «Meridiani» Mondadori (il primo volume è in uscita a fine mese), ho inviato al Direttore del «Corriere», Ferruccio De Bortoli, una richiesta di rettifica: ignorata, in barba alle consuetudini e alla deontologia giornalistica. È triste che un pasdaran cattolico possa impunemente diffamare «un momento della coscienza umana» (così Anatole France definì Zola, nel suo celeberrimo elogio funebre). Ma è ancora più squallido – anche, anzi soprattutto, agli occhi di un credente, direi – il tentativo maldestro di ‘provare’ il miracolo, su un quotidiano laico e colto, ricorrendo a storielle che avrebbero potuto far breccia, tutt’al più, fra il pubblico di un oratorio degli anni Cinquanta. Si sa: se i comunisti mangiano i bambini, anche i positivisti hanno buon appetito.

    Messori non è nuovo a simili scivoloni. In passato, nella sua smania di accreditare il Mistero (con la maiuscola, e quale che sia), è riuscito a sostenere, sempre sul laico «Corriere», il 24 febbraio 2003, che gli astrologi hanno previsto con secoli di anticipo la Rivoluzione francese, osservando che nel 1789 si sarebbero verificate numerose, temibili congiunzioni di Giove con Saturno. (Che la posizione della Chiesa in materia di astrologia sia complessa, è noto; però viene quasi voglia di rimpiangere i tempi di Urbano VIII, quando Messori qualche problemino con l’Inquisizione probabilmente ce l’avrebbe avuto). A parte l’assurdità in sé del presunto nesso causale, si dà il caso che nel 1789 Saturno non entrò mai in congiunzione con Giove.

    In un’altra occasione, sul «Corriere» del 13 agosto 2003, è la realtà delle visioni di Bernadette a ispirare al Nostro un’appassionata difesa. C’è una lettera del 28 dicembre 1857 in cui il procuratore generale di Pau mette in guardia il procuratore di Lourdes da «manifestazioni simulanti un carattere soprannaturale, miracoloso». Poche settimane più tardi, hanno inizio le apparizioni: forte il sospetto che si tratti di un’abile truffa, da tempo programmata, ai danni della credulità popolare. La storiografia apologetica contesta l’autenticità della lettera. In particolare, un ‘esperto’ di apparizioni mariane come don René Laurentin crede di dimostrare il falso sostenendo che il 28 dicembre di quell’anno era domenica: gli uffici giudiziari erano chiusi, il procuratore generale non poteva essere in servizio e scrivere al collega. E Messori, come sempre senza controllare, segue Laurentin: sullo smascheramento del presunto falso imbastisce un intero articolo. Peccato che il 28 dicembre del 1857 fosse lunedì.

    Di entrambi questi incidenti si è accorto a suo tempo l’astronomo Corrado Lamberti: non ottenendo dal «Corriere» diritto di replica – in nome di quali interessi, di quali protezioni, Via Solferino copre pervicacemente le ripetute bufale del suo opinionista? –, li ha denunciati sui numeri 49 (maggio-giugno 2003) e 54 (marzo-aprile 2004) di «Scienza & Paranormale», la rivista del “Comitato italiano per il controllo delle affermazioni sul paranormale” (gli articoli di Lamberti si possono leggere anche in rete, sul sito del Cicap).

    Oggi Messori è recidivo, con l’aggravante della diffamazione nei confronti di uno dei maggiori scrittori e intellettuali di ogni tempo. Zola non ha mai viaggiato su un treno di pellegrini, non ha mai visto Marie Lebranchu prima della presunta guarigione miracolosa, tantomeno è andato in casa sua con l’intenzione di comprarne il silenzio. A Lourdes, dove ha constatato l’assenza di ogni serio controllo scientifico sulle presunte guarigioni, il romanziere naturalista ha suggerito di sottoporre i malati a visita medica accurata (con anamnesi, vaglio delle cartelle cliniche e fotografia delle piaghe evidenti) prima dell’immersione nelle piscine – il dottor Boissarie si limitava a constatare lo stato di salute dei pellegrini dopo le abluzioni, dando credito, per il pregresso, a certificati medici di dubbia attendibilità.

    Tutto ciò è evidente già a chi legga – per citare solo, fra le tante possibili, una testimonianza ora di facile accessibilità per il pubblico italiano – i manoscritti privati del Viaggio a Lourdes; anche se la traduzione delle edizioni Medusa, opera di Mario Porro, lascia molto a desiderare. (Per dirne una: come si fa, in un contesto che non ha nulla di arcaizzante, a tradurre règles con “regole”, quando significa correntemente “mestruazioni”? Zola nota con un disgusto, questo sì molto ottocentesco, che nelle piscine di Lourdes le donne vengono immerse anche avec leurs règles). Ma il taccuino di viaggio, anche nella sua non impeccabile veste italiana, è ugualmente straordinario: come altri appunti preparatori di Zola, costituisce un ricco e rigoroso reportage etnografico avant la lettre; e bene hanno fatto le piccole e vivaci edizioni Medusa a proporlo per la prima volta al pubblico italiano. Anche se poi è curioso che vadano nelle nostre librerie gli scartafacci (sia pure d’eccezione) e non il romanzo: a Antonio Socci, che non avendo letto né gli uni né l’altro confonde i due libri (il romanzo sarebbe «stato ristampato in Italia anche di recente»), sarà bene ricordare che di qua dalle Alpi l’ultima edizione di Lourdes (il romanzo) è quella stampata a Torino da Roux e Viarengo nel 1903. (Da oltre un secolo – stesso editore, 1904 – è assente dalle librerie italiane anche il secondo volume della trilogia delle Trois villes, Rome: un romanzo che nella trama concede troppo agli stereotipi del melodramma, ma è pur sempre la descrizione letteraria più ampia e più acuta della società romana di fine Ottocento. Stupefacente che in Italia pochissimi ne conoscano l’esistenza: come se vigesse ancora l’anatema del Vaticano, che a suo tempo lo mise all’Indice).

    Se Messori e Socci avessero letto Lourdes, saprebbero che nei confronti della fede degli umili, delle sofferenze dei malati, delle speranze dei familiari, Zola manifesta compassione e emozione, mai disprezzo. Condanna, invece, l’affarismo dei mercanti nel tempio, dei frati spregiudicati e accaparratori che gestiscono l’industria del miracolo. Per chi ha a cuore la dignità del sentimento religioso popolare, lo Zola degli anni Novanta dell’Ottocento è un bersaglio sbagliato. Viene il sospetto che lo scopo di Messori sia altro: evidentemente, il primo dei moderni intellettuali, uno dei classici del romanzo più letti e amati in tutto il mondo (tranne che in Italia), a qualcuno pare ancora pericoloso. Meglio non leggerlo. E diffamarlo: come faceva la stampa antisemita ai tempi dell’affaire Dreyfus. Non c’è da stupirsi: se i Feltri o i Belpietro possono ispirarsi (inconsapevolmente, temo) allo stile e ai metodi giornalistici di Édouard Drumont, che durante il processo Picquart pubblica sulla «Libre Parole» gli indirizzi di casa dei magistrati, dopo averli definiti «imbecilli», «felloni», «cameriere», i Socci rinverdiscono i fasti della «Croix», il foglio clericale che dopo «J’accuse» titola cristianamente Étripez-le, «Sbudellatelo» (bersaglio, naturalmente, Émile Zola); più melliflui, i Messori si limitano a scrivere sciocchezze.

    Pierluigi Pellini
    Fonte: http://www.nazioneindiana.com
    Link: http://www.nazioneindiana.com/2010/03/14/bufale-dei-pirenei/#more-31874
    14.03.2010

    Una sintesi di questo intervento, e in particolare della sua prima parte, è uscita a p. 18 de “Il Fatto Quotidiano” di sabato 13 marzo 2010, con il titolo Chi ha paura di Émile Zola.

  • nettuno

    Vittorio Messori, il personaggio dell’ 0pus Dei e l’arte di saperla raccontare. La suggestione e la raffinata menzogna fanno di Lui un miracolato milionario di Lourdes .

  • paolocastle

    Ricordo anche io di aver ricevuto “Ipotesi su Gesù” circa due anni fa da un mio amico finito nell’ambiente dell’ Opus Dei … e di non essere riuscito a finire quelle 300 pagine in cui si esponevano queste 3 banali ipotesi e si sosteneva quella della fede cristiana cattolica con abbondanti citazioni … quasi tutte bibliche chiaramente… della serie: “una brochure dell’oste su quanto sia buono il suo vino”.

    Non mi stupisce che l’autore di tale libro possa usare argomentazioni come quelle descritte nell’articolo per difenedre posizioni cattoliche indifendibili … con i paraocchi dell’ortodossia devono sembrare quasi geniali.

    Per fortuna quel mio amico ha rinunciato alla mia conversione.

    Saluti,

    Paolo

  • Affus

    qualcuno incomicia ad accorgersi della cultura della “controrivoluzione ” e della “leggenda nera” e ad averne fastidio,non so se è da considerare un buon auspiscio o cattivo .
    http://controrivoluzione.wordpress.com/

    http://www.cescor.org/

    http://www.kattoliko.it/Leggendanera/

  • Affus

    giorni fa per gli scienziati della rivoluzione su rai tre , i morti vittime dei bombardieri americani su Dresda , un massacro inutile e voluto apposta ,furono appena 20.000 , quando chiunque abbia letto qualcosa fuori dalla storiografia catto-comunista sa benissimo che furono 250.mila , cioè una seconda Hiroshima . Ma se glielo vai a dire, loro rimangono sempre i veri interpreti della storia moderna . Cosi se gli vai a dire che le prove fornite dal carbonio14 sui fossili , messi su carta, non servono manco a pulirsi il deretano. Loro, gli scienziati , per far quadrare le loro cornbellerie mentali, devo per forza continuare a dire che la “scienza dice” , la “scienza afferma” , dove loro naturalmente rapperentano la scienza .

  • Tonguessy

    Scrive Teo del “paralogismo pretestuoso e balzano”. Bravo. Se volete sentire la Littizzetto cosa ne pensa:
    http://www.youtube.com/watch?v=RGsFFv76fkw
    dal minuto 5:30
    Facile ergersi a moralizzatori e al momento opportuno inneggiare il “così fa tutte”.

  • Affus

    la vostra cultura delle cose è appunto a livello della Littizzetto , povera italia come è caduta in basso !

  • cloroalclero

    embe? e c’è bisogno di vedere come alternativa questi fanatici, dalle ideologie criminali e assassine, per condannare lo scientismo alla piero angela asservito al potere? Su Dresda la storia l’han riscritta i vincitori, ma di questa gentaglia, personalmente, ci riempirei le patrie galere.

  • remox

    Incredibile! La disinformazione, ovverro corretta informazione, sulle leggende nere anticattoliche, di matrice protestante-anglosassone e massonica, è l’unica controinformazione a non essere accettata dai soliti cospirazionisti de’ sinistra, gli unici che ancora si ostinano a vedere la Chiesa cattolica come un blocco di potere paragonabile a tutti gli altri e quando è ovvio anche a un cieco che è l’unica istituzione sbeffeggiabile, citicabile, insultabile da tutti, ma proprio tutti, presente sul pianeta.
    Come diceva Chesterton, se non hai la fede cristiana, razionale per definizione, sei pronto a credere a tutto.

  • Tonguessy

    La vostra invece è quella di organizzare festini pedofili. Meglio non sapete fare, vero?
    ” Lasciate che i bambini vengano a me”(Marco 10,14)

  • ventosa

    Giuro, volevo rispondere argomentando ma, dopo aver letto fede=razionale (“se non hai la fede cristiana, razionale per definizione”), ce rinuncio, mi sono mancate le forze. Saluti, comunque. Anche a Chesterton.

  • cloroalclero

    😀

  • DaniB

    la Littizzetto è una buzzurra ignorante, ma soprattutto ipocrita: fa tanto la radical chic libertaria, e poi però manda il figlio a scuola DAI GESUITI. Come il compare Crozza.

  • Tao

    Ridicolini è in affollata compagnia: tutti a far finta che Ratzinger non c’entri nulla col vergognoso boom della pedofilia del clero cattolico, esplosa anche grazie al suo ordine di omertà del 2001

    DI PINO NICOTRI
    pinonicotri.it

    Quella del direttore del Tguno Augusto Minzolini che si presenta al telegiornale per annunciare al popolo che lui non si farà dimezzare è una delle battute più ridicole sentite negli ultimi tempi. Mi pare di sentire Netanyahu che pretende la cacciata dell’Iran dall’ONU con il solito trucco dello spacciare il “crollo del sionismo” auspicato non solo da Teheran per la “distruzione di Israele” che in Iran nessuno si sogna di volere. Domanda: ma come si può dimezzare” un Minzolini che s’è già ridotto di suo ad essere la caricatura di quello che era una volta? Se ci si riduce a Scodinzolini significa essere un Minzolini ben più che dimezzato, ridotto a meno d’un francobollino.

    Ma non possiamo prendercela troppo con il comico direttore del Tguno se da parte sua il papa in persona e tutto il suo entourage più la totalità della stampa italiana fa finta, a differenza di quella tedesca, di non sapere che l’infamia della pedofilia galoppante in Santa (?) Romana (!) Chiesa ha potuto prosperare grazie all’ordine scritto emanato dallo stesso Ratzinger nel giugno 2001 ai vescovi di tutto il mondo di tacere alle autorità civili qualunque caso di pedofilia e di adescamento di maggiorenni durante la confessione. Se l’intera stampa si riduce a complice omertoso dei protettori dei pedofili non ci si può meravigliare se un Minzolini si riduce come s’è ridotto.
    “E’ l’Ittaglia, bellezza!”, esclamerebbero in Via col vento fin che dura.

    Ecco il testo integrale tradotto dal latino dell’ordine impartito per iscritto da Ratzinger e Bertone:

    «LETTERA inviata dalla Congregazione per la dottrina della fede ai vescovi di tutta la Chiesa cattolica e agli altri ordinari e prelati interessati, circa I DELITTI PIU’ GRAVI riservati alla medesima Congregazione per la dottrina della fede, 18 maggio 2001
    Per l’applicazione della legge ecclesiastica, che all’art. 52 della Costituzione apostolica sulla curia romana dice: “[La Congregazione per la dottrina della fede] giudica i delitti contro la fede e i delitti più gravi commessi sia contro la morale sia nella celebrazione dei sacramenti, che vengano a essa segnalati e, all’occorrenza, procede a dichiarare o a infliggere le sanzioni canoniche a norma del diritto, sia comune che proprio”, era necessario prima di tutto definire il modo di procedere circa i delitti contro la fede: questo è stato fatto con le norme che vanno sotto il titolo di Regolamento per l’esame delle dottrine, ratificate e confermate dal sommo pontefice Giovanni Paolo II, con gli articoli 28-29 approvati insieme in forma specifica.

    Quasi nel medesimo tempo la Congregazione per la dottrina della fede con una Commissione costituita a tale scopo si applicava a un diligente studio dei canoni sui delitti, sia del Codice di diritto canonico sia del Codice dei canoni delle Chiese orientali, per determinare “i delitti più gravi sia contro la morale sia nella celebrazione dei sacramenti”, per perfezionare anche le norme processuali speciali nel procedere “a dichiarare o a infliggere le sanzioni canoniche”, poiché l’istruzione Crimen sollicitationis finora in vigore, edita dalla Suprema sacra Congregazione del Sant’Offizio il 16 marzo 1962, doveva essere riveduta dopo la promulgazione dei nuovi codici canonici.
    Dopo un attento esame dei pareri e svolte le opportune consultazioni, il lavoro della Commissione è finalmente giunto al termine; i padri della Congregazione per la dottrina della fede l’hanno esaminato più a fondo, sottoponendo al sommo pontefice le conclusioni circa la determinazione dei delitti più gravi e circa il modo di procedere nel dichiarare o nell’infliggere le sanzioni, ferma restando in ciò la competenza esclusiva della medesima Congregazione come Tribunale apostolico. Tutte queste cose sono state dal sommo pontefice approvate, confermate e promulgate con la lettera apostolica emanata come motu proprio Sacramentorum sanctitatis tutela.

    I delitti più gravi sia nella celebrazione dei sacramenti sia contro la morale, riservati alla Congregazione per la dottrina della fede, sono:

    – I delitti contro la santità dell’augustissimo sacramento e sacrificio dell’eucaristia, cioè:

    1° l’asportazione o la conservazione a scopo sacrilego, o la profanazione delle specie consacrate:
    2° l’attentata azione liturgica del sacrificio eucaristico o la simulazione della medesima;
    3° la concelebrazione vietata del sacrificio eucaristico assieme a ministri di comunità ecclesiali, che non hanno la successione apostolica ne riconoscono la dignità sacramentale dell’ordinazione sacerdotale;
    4° la consacrazione a scopo sacrilego di una materia senza l’altra nella celebrazione eucaristica, o anche di entrambe fuori della celebrazione eucaristica;

    – Delitti contro la santità del sacramento della penitenza, cioè:

    1° l’assoluzione del complice nel peccato contro il sesto comandamento del Decalogo;
    2° la sollecitazione, nell’atto o in occasione o con il pretesto della confessione, al peccato contro il sesto comandamento del Decalogo, se è finalizzata a peccare con il confessore stesso;
    3° la violazione diretta del sigillo sacramentale;
    – Il delitto contro la morale, cioè: il delitto contro il sesto comandamento del Decalogo commesso da un chierico con un minore al di sotto dei 18 anni di età.

    Al Tribunale apostolico della Congregazione per la dottrina della fede sono riservati soltanto questi delitti, che sono sopra elencati con la propria definizione.
    Ogni volta che l’ordinario o il prelato avesse notizia almeno verosimile di un delitto riservato, dopo avere svolte un’indagine preliminare, la segnali alla Congregazione per la dottrina della fede, la quale, a meno che per le particolari circostanze non avocasse a sé la causa, comanda all’ordinario o al prelato, dettando opportune norme, di procedere a ulteriori accertamenti attraverso il proprio tribunale. Contro la sentenza di primo grado, sia da parte del reo o del suo patrono sia da parte del promotore di giustizia, resta validamente e unicamente soltanto il diritto di appello al supremo Tribunale della medesima Congregazione.
    Si deve notare che l’azione criminale circa i delitti riservati alla Congregazione per la dottrina della fede si estingue per prescrizione in dieci anni. La prescrizione decorre a norma del diritto universale e comune: ma in un delitto con un minore commesso da un chierico comincia a decorrere dal giorno in cui il minore ha compiuto il 18° anno di età.

    Nei tribunali costituiti presso gli ordinari o i prelati possono ricoprire validamente per tali cause l’ufficio di giudice, di promotore di giustizia, di notaio e di patrono soltanto dei sacerdoti. Quando l’istanza nel tribunale in qualunque modo è conclusa, tutti gli atti della causa siano trasmessi d’ufficio quanto prima alla Congregazione per la dottrina della fede.

    Tutti i tribunali della Chiesa latina e delle Chiese orientali cattoliche sono tenuti a osservare i canoni sui delitti e le pene come pure sul processo penale rispettivamente dell’uno e dell’altro Codice, assieme alle norme speciali che saranno date caso per caso dalla Congregazione per la dottrina della fede e da applicare in tutto.
    Le cause di questo genere sono soggette al segreto pontificio.
    Con la presente lettera, inviata per mandato del sommo pontefice a tutti i vescovi della Chiesa cattolica, ai superiori generali degli istituti religiosi clericali di diritto pontificio e delle società di vita apostolica clericali di diritto pontificio e agli altri ordinari e prelati interessati, si auspica che non solo siano evitati del tutto i delitti più gravi, ma soprattutto che, per la santità dei chierici e dei fedeli da procurarsi anche mediante necessarie sanzioni, da parte degli ordinari e dei prelati prelci sia una sollecita cura pastorale.
    Roma, dalla sede della Congregazione per la dottrina della fede, 18 maggio 2001.
    Joseph card. Ratzinger, prefetto.
    Tarcisio Bertone, SDB, arc. em. di Vercelli, segretario»

    Pino Nicotri
    Fonte: http://www.pinonicotri.it
    Link: http://www.pinonicotri.it/?p=1895
    15.03-2010

  • Tonguessy

    Per fortuna c’è Razzinghe a bilanciare: esempio di specchiata moralità, ex Hitler Jugend, Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, già Tribunale dell’Inquisizione, ex arcivescovo di Monaco di Baviera e Freising nel consiglio dell’ordinariato della diocesi quando venne reinserito un prete pedofilo a fare ulteriori danni. Suona anche il piano, a differenza della Littizzetto. Proprio come Angela. E ogni tanto cade e si spacca qualche osso. Oppure viene assalito da qualche invasato. Senza souvenir, pare.
    Per mettere in cattiva luce la Littizzetto aveva difeso Marcial Maciel Degollado e stilato un ordine nel 2001 che stabiliva di tacere qualsiasi abuso sui minori.

  • Affus

    Razzinghe non comandava nulla ai tempi di Macial Maciel, prendeva ordini da Wojtyla . Appena ha sostituito Wojtyla la prima cosa che ha fatto è stato il processo e la condanna del Sant’Uffizio al prete messicano . Si informi .

  • Tonguessy

    Ah, scusi. Non era colpa di Razzighe ma di Voitila. Imperdonabile errore, ammetto. Che sollievo per il tortellino di quei bambini, vero?

  • gladiator

    come puo un pedofilo dire al fratello : non essere pedofilo !!! ?
    come puo un cieco far da guida ad un altro cieco ?
    una volta che si sostiene che i gay possono sposarsi perche hanno diritti universali inalienabili come gli altri ,che possono allevare bambini perchè siamo tutti uguali , con quale fasccia si viene qui a contestare di pedofilia alcune pere marce su milioni ?
    non ho visto mai un articolo di questo blog sui pedofili che abitano stabilmente nella rai , che ci vengono propinasti in tutte le ytrasmissioni televisive quotidiane !
    500 crstiani massacrasti in africa , avete visto un articolo su questo blog ?
    solo se a napoli mancano di rispetto ad un extracominitario i piagnoni poi vengono qui a stracciarsi le vesti ! a fere gli intellettualoidi del kaiser ! Investiti di una cultura superiore !
    razza di ipocriti ! vergognatevi !