Home / ComeDonChisciotte / IL PETROLIO COSTERA’ SEMPRE CARO E NON SI TORNA INDIETRO

IL PETROLIO COSTERA’ SEMPRE CARO E NON SI TORNA INDIETRO

DI AMBROSE EVANS.-PRITCHARD
www.telegraph.co.uk

Se la imminente crisi mondiale del petrolio è stata rinviata per un altro decennio o due, come si sta dicendo, questo oggi non si vede proprio sul mercato delle materie prime.

Il Brent è arrivato a 115 dollari al barile la scorsa settimana.
Il prezzo della benzina in Germania e in gran parte d’Europa è ormai a livelli record in ogni valuta

Il Diesel ha superato la soglia di $ 4 al gallone negli Stati Uniti, e ci si preoccupa tanto che la scorsa settimana è girata la voce che l’Agenzia Internazionale per l’Energia (AIE) si stia preparando a mettere mano alle riserve strategiche.

Barclays Capital prevede un effetto “monstre” in questo trimestre perché il mercato del greggio si ridurrà di 2,4 milioni di barili al giorno (bpd), poco più poco meno.

Goldman Sachs ha detto che l’industria ha ormai una incapacità cronica a soddisfare i bisogni globali. “E’ solo una questione di tempo prima che le scorte di magazzino e la capacità di riserva dell’OPEC si esauriscano effettivamente,  ci vogliono prezzi del petrolio più alti per limitare la domanda“, ha detto il guru del petrolio David Greely.

Si tratta di un affare importante, considerando che in questo momento l’economia mondiale è vicina a una ricaduta in recessione, l’ultima ricaduta nella nostra cotrollata depressione globale.

La Gran Bretagna, la zona euro, e parti dell’Europa orientale sono in vera e propria recessione. La Cina è “atterrata pesantemente”, dopo lo shock monetario e la reale contrazione M1 dello scorso inverno. L’indice di produzione HSBC è sceso ancora ed è in contrazione da luglio. (1)

Il CPB , l’Osservatorio Mondiale del Commercio nei Paesi Bassi ha dimostrato che i volumi del commercio mondiale si sono contratti negli ultimi cinque mesi. I volumi delle spedizione di container dall’Asia verso l’Europa sono scesi del 9% a giugno. I prezzi del ferro sono scesi a 103 dollari la tonnellata, il 30 % in meno da aprile scorso.

Quindi siamo di fronte a un mondo in cui il Brent resta a più di $ 100, anche in recessione. I timori di un attacco israeliano contro l’Iran potrebbero aver influito un po’ sul prezzo, anche se le previsioni di un attacco sono ben al di sotto del livello dell’inizio di quest’anno.

Le Sanzioni all’Iran potrebbero aver ridotto l’offerta di oltre 900 mila barili extra al giorno pompati in Arabia Saudita. Una maggiore dipendenza dal petrolio del Giappone, dopo lo spegnimento della maggior parte dei suoi reattori nucleari, ha fatto la sua parte.

Comunque i motivi principali sono da ricercare nella inarrestabile fuoriuscita di petrolio nel Mare del Nord e nel Golfo del Messico, dalla delusione infinita in Russia per le politiche di pricing del Cremlino, e i costi sempre  crescenti per le estrazioni dai giacimenti in acque profonde.

Nulla è cambiato da quando l’AIE avvertì, quattro anni fa,  che il mondo deve investire 20.000 miliardi di dollari in progetti di energia nei prossimi 25 anni per poter sostenere le rivoluzioni industriali dell’Asia e scongiurare una crisi onnipotente. L’urgenza è stata semplicemente nascosta dietro la (2) la lunga recessione.

Abbiamo capito già dal 2006-2008 che la Cina è oggi il principale motore del prezzo del petrolio a livello mondiale, con consumi che aumentano ogni anno di mezzo milione di barili al giorno – oggi consumano 9,2 milioni di barili al giorno,  in un mercato mondiale di 90 milioni di barili al giorno. Per il resto la domanda è sostanzialmente stabile in Europa e in America.

Quindi cosa succederà quando dovremo fronteggiare gli effetti degli ultimi soldi investiti dalla Cina ? Le regioni cinesi hanno fatto conoscere i loro colossali investimenti  in nuovi aeroporti, strade, servizi aeronautici e zone industriali: si tratta di circa 240 miliardi di dollari ciascuno per Tianjin e Chongqing, $ 160 miliadi per Guangdong, $ 130 miliardi per Changsha, e così via. L’assonnata Guizhou ha superato tutti con $ 470 miliardi.
Roba da far intrecciare i neuroni  !

Che cosa accadrà quando l’anno prossimo le vendite di auto in Cina supereranno i 20 milioni, come prevede l’Associazione cinese dei costruttori di automobili?

Kamakshya Trivedi e Stacy Carlson della Goldman Sachs dicono che è emerso un modello inquietante in cui ogni tentativo di ripresa dell’economia mondiale sarà risucchiato da un balzo in avanti del prezzo del petrolio che farà abortire qualsiasi sviluppo. Un aumento di due punti nell’indice della produzione globale, porta ad un aumento del prezzo del petrolio del  30%  pochi mesi dopo.

“Il petrolio è diventato un bene sempre più scarso. Uno scenario che indica che la scarsità dell’offerta significa che qualsiasi aumento incrementale della domanda porterà  ad un aumento dei prezzi e non ad un aumento di produzione. Il prezzo del petrolio in effetti funge da stabilizzatore automatico “, Questo hanno detto e se è così, è “stabilizzerà” l’economia mondiale in una crisi-permanente.

L’opinione pubblica mondiale si è distratta un po’ troppo allegramente dopo il momento di panico vissuto per il Picco dei prezzi del petrolio di  quattro anni fa, sperando che la nuova rivoluzione dei pozzi che si stava avviando in America – e tutto quello che prometteva alla Cina,all’Argentina, e all’Europa – avrebbe  in gran parte risolto il problema.

Molto è stato fatto  di quello che si legge su “Oil: The Next Revolution” di Leonardo Maugeri di Harvard, che prevedeva  per gli USA un periodo di forniture abbondanti con petrolio a basso costo e con una capacità produttiva globale che aumenta da quasi 18 milioni di barili al giorno,  a 110 milioni entro il 2020.

Sadad al-Huseini, ex vice-presidente della Saudi Aramco, ha risposto con una confutazione stizzosa, sostenendo che il dottor Maugeri presume un tasso di declino globale del – 2% l’anno dai pozzi di petrolio rispetto alla stima dell’AIE che prevede – 6,7%. Basta questo per capire la differenza tra carenza e sovrabbondanza.

“Per quanto tutte chiunque abbia a che fare con l’energia vorrebbe essere ottimista, non ci sarà nessun eccesso di petrolio entro il 2020, è questo che manterrà i prezzi del petrolio tanto alti. La realtà è che il settore petrolifero è stato spinto al limite delle sue capacità e che questa difficile sfida dominerà i mercati energetici per il resto del decennio. “.

Il giro di boa degli Stati Uniti è stato certamente sorprendente. Il paese produce oggi il 94% del suo fabbisogno di gas naturale. E prossimamente potrà anche esportarlo. La produzione di petrolio dal campo Bakken,  nel Nord Dakota e in altri bacini del Texas e della Pennsylvania potrebbe far arrivare la produzione di petrolio USA fino a 5 miliardi circa entro il 2020, riducendo la dipendenza degli Stati Uniti dalle importazioni.

Si tratta di un’impresa magnifica di ingegneria e di disinvoltura, un perfetto esempio del perché non si devono mai ignorare le risorse degli Stati Uniti. L’industria americana sta attualmente pagando una frazione della spesa per il gas che si spende in Europa e in Asia, un vantaggio inestimabile sui costi che sta generando una rinascita per l’industria petrolchimica statunitense. “E’ un boom incredibile”, dice Adam Sieminski, capo della US Energy Information Administration (EIA).

La “ Shale devolution” avrà profonde implicazioni per il ruolo dell’America nel mondo e per l’equilibrio globale del potere, ma non lasciamoci prendere la mano. Esperti del settore- petrolio hanno notato come a molti operatori nel settore Bakken è stato detto di tenere bassi i prezzi quando il prezzo del greggio è sceso all’inizio di questa estate. “Presumibilmente il prezzo tenuto basso in quel momento si è rivelata una mossa  piuttosto costosa in quanto, non appena il Brent è sceso a $ 90 al barile, una gran quantità del petrolio degli Stati Uniti, prodotto in regioni chiave, sembrava aver perso tutto il suo profitto”, ha detto Paul Horsnell di Barclays Capital.

Le speranze iniziali di pozzi favolosi trovati in Polonia sono state deluse. La Exxon si è  ritirata dal paese. La Cina è più promettente, ma l’esplorazione è appena iniziata e il governo teme che le perdite nel  bacino del Sichuan potrebbero contaminare il fiume Yangtze che alimenta tante delle grandi città cinesi.

Si potrebbe aggiungere che alcuni dei pozzi del Brasile sono tanto lontani “off-shore nell’Atlantico” che per raggiungerli gli elicotteri devono essere riforniti in volo. Le trivelle devono  attraversare strati di sale che dove prevedere una tecnologia fantascientifica. L’estrazione è ancora più difficile e più costosa delle perforazioni che hanno travolto gli impianti BP a Macondo.

La conclusione corretta è solo una : ringraziare il cielo che i pozzi degli Stati Uniti hanno aiutato il mondo ad evitare una crisi immediata.

Ci metteremo un po’ di tempo per costruire una nuova generazione di centrali nucleari – preferibilmente usando il torio (3)- e per raggiungere il Santo Graal di una produzione di energia autosufficiente dalla tecnologia solare (4) .

Non so se è ben chiaro quanto vale una buona disponibilità di petrolio, ma è sicuro che un dubbio sul valore del petrolio continuerà a perseguitarci.

Ambrose Evans-Pritchard

Fonte: http://www.telegraph.co.uk
Link: http://www.telegraph.co.uk/finance/comment/ambroseevans_pritchard/9500667/Peak-cheap-oil-is-an-incontrovertible-fact.html
28.08.2012

Traduzione per www.ComeDonChisciotte.org a cura di ERNESTO CELESTINI

Note:

  1. http://www.telegraph.co.uk/finance/economics/9493818/China-concerns-mount-as-awful-data-see-manufacturing-fall-to-nine-month-low.html
  2. http://www.aeaweb.org/articles.php?doi=10.1257/aer.101.2.431
  3. http://www.greenstyle.it/centrali-nucleari-al-torio-vantaggi-e-svantaggi-2528.html
  4. http://www.worldgreen.org/enterprise/eco-products-for-the-office/7645-does-grid-parity-matter.html

 

Pubblicato da Bosque Primario

  • Tao

    Classifica del prezzo della benzina nel mondo, e dell’incidenza sul reddito. Con qualche sorpresa…

    Molto interessante la slide che propone in questi giorni Bloomberg (http://www.bloomberg.com/slideshow/2012-08-13/highest-cheapest-gas-prices-by-country.html#slide8) : la classifica del prezzo della benzina nel mondo, Paese per Paese. Al primo posto c’è la Norvegia (http://petrolio.blogosfere.it/cerca/norvegia) (Paese produttore di petrolio, peraltro), mentre l’Italia (http://petrolio.blogosfere.it/2012/07/prezzi-benzina-e-gasolio-in-europa—luglio-2012.html) si piazza al settimo posto dopo olandesi, turchi, israeliani, danesi e cittadini di Hong Kong.

    Ma c’è anche un’altra classifica, che va di pari passo con la precedente, ovvero quella che calcola la percentuale di reddito che finisce nei carburanti (http://petrolio.blogosfere.it/tag/carburanti) . Sorpresa: scivoliamo addirittura al 34° posto, con l’8,8% del reddito che se ne va in benzina. Gli israeliani spendono l’11%, i turchi ben il 30%, tra quelli con prezzi ancora alti i greci spendono il 12%, i portoghesi il 14. Il carburante ci costa più che ai “fratelli” europei del nord (Francia, Belgio, Germania, Finlandia spendono circa il 6% del reddito) ma comunque sempre meno rispetto agli altri peones del Mediterraneo (http://crisis.blogosfere.it/2012/07/guerre-2012-attacco-al-mediterraneo.html) .

    Come mai? Come mai abbiamo il carburante più caro, eppure incide di meno sul budget delle famiglie italiane? Semplice: perché il reddito italiano è superiore a quello degli altri Paesi sopra menzionati.

    E allora io non riesco a non immaginare l’addetto ai lavori che studia questi dati, e ne conclude che non c’è alcun bisogno di abbassare in qualche modo il prezzo della benzina. Per lui possiamo farcela tranquillamente, anche se a noi sembra proprio di no.

    Oppure, peggio, conclude che c’è margine per un ulteriore taglio a salari, stipendi e pensioni. In fin dei conti, perché dovremmo ostinarci a rimanere così privilegiati, tra tutti i peones?

    Debora Billi
    Fonte: http://petrolio.blogosfere.it/
    Link: http://petrolio.blogosfere.it/galleria/2012/08/caro-benzina-macche-siete-voi-che-guadagnate-troppo.html/1
    28.08.2012

  • RicBo

    Tutte cose che chi studia il picco del petrolio sa già da anni. Ambrosio questa volta ha scoperto l’acqua calda.

  • cavalea

    Non riescono ad ammettere la follia che domina l’attuale paradigma. Niente paura, sarà la realtà ad ammorbidire la dura cervice di questi irresponsabili.

    Che imbecilli, 9-10 miliardi di zombie tutti provvisti di suv, telefonini, tv al plasma da 100 pollici, etc. mentre si stanno contendendo gli ultimi barili di petrolio con massicci “export di democrazia”.
    Ma vergognatevi, economisti, finanzieri e politici della mutua.
    Abbiate il coraggio di guardare la finitezza del nostro pianeta e di agire con saggezza.

  • Aironeblu

    9-10 miliardi?!?

  • Aironeblu

    A dire il vero c’e’ anche chi sostiene che in realta’ il prezzo del petrolio non e’ determinato in maniera cosi’ diretta dalla sua disponibilita’, ma da piani di vendita volti a tenere volutamente alto il prezzo del petrolio. Io ci credo poco, ma la mia e’ una opinione.

    Di certo c’e’ invece che uno dei pilastri su cui la nostra societa’ industriale e post-industriale ha potuto svilupparsi e si regge tuttora (barcollando), e’ stata ed e’ la disponibilita’ a basso costo di una risorsa energetica immensa, che ha potuto decuplicare la nostra forza lavoro, permettendoci la crescita economica che ha caratterizzato la nostra era. Se veramente, come sembra. il picco del petrolio e’ bell’e superato da anni, non ci resta che affrontare la situazione con minore consume di questa controversa risorsa e investire tutto il possibile nelle fonti alternative, che mi auguro NON SIA IL NUCLEARE DI NUOVA GENERAZIONE menzionato sopra, ma il solare, che a dispetto dell’opinione diffusa, ha delle potenzialita’ enormi ed ha gia’ avuto un notevolissimo sviluppo, persino in Italia.

    Se poi ci sara’ da adottare stili di vita piu’ sobri, senza SUV e con meno sprechi, io sono il primo a farmi avanti, anzi, mi sono gia’ fatto avanti da tempo.

  • Jor-el

    Gli investimenti nelle energie alternative ci saranno quando saranno profittevoli. E’ la legge fondamentale del capitale. Fino ad allora, petrolio.

  • albsorio

    Una volta mi dicevano che il petrolio essendo un bene strategico veniva gestito nel prezzo non nell’incrocio tra domanda e offerta ma c’era chi decideva i prezzi, facevano cartello, in tal senso la borsa petrolifera del gas e petrolio iraniana da fastidio. Mi sembra che le importazioni di greggio italiane siano diminuite, cosi credo in generale la “crisi” abbia portato un calo di consumi di greggio mondiale, quindi calando la domanda rispetto all’offerta i prezzi dovrebbero calare. Purtroppo i carburanti non diminuiscono e i prezzi dei prodotti aumentano a seguito dell’aumento dei costi di trasporto, energia etc. questo fa da catalizzatore alla crisi.

  • cavalea

    Ho incluso anche l’aumento previsto della popolazione mondiale nei prossimi anni; nessuno deve essere escluso dalla cornucopia dei consumi, e dalla crescita infinita.

    Altrimenti che giustizia sarebbe.

  • cavalea

    I carburanti non diminuiranno più, perchè il petrolio “facile” è terminato per sempre.

  • nuvolenelcielo

    essenzialmente sono le compagnie petrolifere, e non i mercati, che alzano i prezzi alla pompa, e i governi che tacciono ben sapendo e ben servili, (e gli internazionalisti sveglioni progressisti a caccia di fantasmi e di favole come sempre): il brent oil è a 112$, era a 126$ a marzo di quest’anno e anche nel 2011, e 145$ nel 2008— http://www.barchart.com/chart.php?sym=CBY00&t=BAR&size=M&v=0&g=1&p=WN&d=X&qb=1&style=technical&template= —il crude oil è a 95$ abbondantemente sotto i massimi del 2011 di 112$ e i 147$ del 2008— http://www.barchart.com/chart.php?sym=clY00&style=technical&template=&p=WN&d=X&sd=&ed=&size=M&log=0&t=BAR&v=0&g=1&evnt=1&late=1&o1=&o2=&o3=&sh=100&indicators=&addindicator=&submitted=1&fpage=&txtDate=#jump —il gas naturale è a 2.65$ contro i 13$ del 2008 e i 5$ del 2011!!— http://www.barchart.com/chart.php?sym=ngY00&style=technical&template=&p=WN&d=X&sd=&ed=&size=M&log=0&t=BAR&v=0&g=1&evnt=1&late=1&o1=&o2=&o3=&sh=100&indicators=&addindicator=&submitted=1&fpage=&txtDate=#jump —certo il dollaro è salito nell’ultimo anno, ma è ancora abbondantemente al di sotto dei massimi dei 2008, 2009 e 2010, e nel bel mezzo del range di oscillazione degli ultimi 5 anni— http://www.barchart.com/chart.php?sym=dxY00&style=technical&template=&p=WN&d=X&sd=&ed=&size=M&log=0&t=BAR&v=0&g=1&evnt=1&late=1&o1=&o2=&o3=&sh=100&indicators=&addindicator=&submitted=1&fpage=&txtDate=#jump

  • gattocottero

    Onde evitare figure di emme, simili previsioni è meglio astenersi dal farle.

    In ogni caso, per me sono tutte cavolate. Inclusa quella boiata pazzesca del picco del petrolio.

  • albsorio

    Oppure stanno pilotando la crisi.

  • albsorio

    I prezzi alti dei carburanti sono un catalizzatore della “crisi”, chi comanda non vuole risollevare gli Stati dalla crisi del debito, in cambio dei BOT e CCT vari (emessi inutilmente) daremo risorse naturali, case, aziende, lavoro, Stato sociale, in pratica il nostro presente e il futuro dei nostri figli.

  • Cataldo

    Il petrolio a buon mercato, con alto ed altissimo EROEI è praticamente agli sgoccioli, quello che oggi è alla base dei mercati è un petrolio che costa molto produrre, si arriva agli 80 dollari barile per quello che viene dal lavaggio delle montagne di sabbia (pratica oscenamente inquinante, che non calcola in questi 80 dollari la distruzione del capitale naturale connessa) , In questa situazione il costo rappresentato in dollari è una variabile per modo di dire, e fluttua secondo la situazione del dollaro, più che del petrolio stesso, che ormai ha una ragione di scambio minima non comprimibile. In sostanza il prezzo espresso in dollari misura più il dollaro stesso, che il petrolio, per cogliere gli apprezzamenti reali e l’indicazione del trend è meglio vedere la ratio Oro-Barili, o altri, purgati dalle vicende del dollaro.

  • AmonAmarth

    Fino a 2 anni fa il picco del petrolio era parte preponderante della mia assidua ricerca di informazioni. Ora che ci stiamo cavalcando sopra la voglia di approfondire l’argomento è scaduta, e rimane solo la nitidezza delle conseguenze (quanto tempo sprecato ad analizzare dati OVVII quanto l’articolo: un po’ in ritardo eh, “giornalisti” ?). FORTUNATAMENTE di alternative ne esistono (*http://peswiki.com/index.php/Top_5_Exotic_Free_Energy_Technologies*), almeno per quanto riguarda l’energia: sto parlando soprattutto di LENR (Rossi, Defkalion, Brillouin, NASA, Celani, Arata, Nation Instruments e TANTI ALTRI dateci dentro). Ma NON SIA MAI che le multinazionali del petrolio si facciano pestare i piedi da queste tecnologiette da garage, no? Ecco allora che per loro orgoglio non ci rimane che piegarci a questo salasso, come martiri di una tecnologia OBSOLETA quanto l’uomo civilizzato: il fuoco dei combustibili fossili. C’è poi da dire che, oltre al ritardo con cui si faranno avanti le LENR, queste tamponeranno l’uscita dal petrolio ma non sarà comunque facile: in quanto il 90% dei materiali e dei prodotti chimici è ottenuta ancora dall’oro nero… NON MI RIMANE CHE TORNARE IN GARAGE A PROVARE LA MIA VERSIONE DELL’E-CAT, voi no? … C’è di bello che la crisi sta accelerando quella voglia dell’uomo pratico nel farsi sotto per capire i segreti della natura non ancora svelati per “tirarsene fuori” in eleganza… Il che ha un risvolto filosofico stupefacente, e quindi porta con sè bellezza. Saluti e buona ricerca a tutti.

  • shoona

    Ma che problema c’è? Basta stampare moneta e così puoi comprare tutto il petrolio che ti serve 😉