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IL PATTO INDIGESTO

DI GIULIETTO CHIESA

Sì, Berlusconi è cotto, i topi abbandonano la nave. Il problema è chi verrà dopo di lui e come se ne andrà. Cioè dove andrà.
Dopo Londra (ma anche prima) in molti avevano la sensazione che l’Italia stesse imbarcandosi per un giro sulle montagne russe. Pensavamo che si sarebbe ballato, rollato, beccheggiato. Adesso ne siamo certi. E una nave scassata come questa Italia potrebbe rovesciarsi. Come minimo c’è il rischio che qualcuno cada in mare, sbalzato da un’onda traditrice…

Intanto prendiamo atto che tutto lo schieramento di destra invoca, in varia misura, misure eccezionali “contro il terrorismo”, le quali si traducono quasi tutte, invariabilmente, in riduzioni delle libertà civili dei semplici cittadini.

E poiché anche una parte della sinistra istituzionale, accettando questa logica, si sta imbarcando nella stessa direzione, saremo costretti ad incassare il colpo.

Logica illogica, ovviamente, perché non si vede come mai dovremmo copiare il Patriot Act di George Bush proprio quando – Londra docet – esso mostra clamorosamente il proprio fallimento.

Così balleremo al ritmo deciso dai direttori della “Grande Orchestra del Terrorismo Internazionale”. Strano terrorismo, sempre più strano, che appare sempre, invariabilmente, quando serve politicamente alle forze reazionarie di ogni latitudine e longitudine.

Vale per l’11 settembre così come per l’apparizione ieratica del simulacro di Osama bin Laden proprio alla vigilia del voto presidenziale del 2004, che garantì all’Imperatore la sua prima vittoria legale (essendo stata illegale la precedente).

Vale anche per questo luglio londinese che segue il momento di più profondo distacco tra Europa e Stati Uniti, sancito dai due referendum europei di Francia e Olanda.

I quali sono stati inequivocabilmente contro un’idea di Europa troppo americana, avendo detto seccamente alle leadership europee che i popoli della vecchia Europa non vogliono diventare americani.

Le esplosioni di Londra stanno già servendo come squilli di tromba per raccogliere di nuovo le truppe sparse dell’Occidente sotto le insegne dell’Impero.

Londra ci dice dunque molte cose. Per esempio che il cammino da qui alle prossime elezioni sarà contrappuntato da esplosioni e imboscate. Guai, dunque, a chi farà analisi statiche di una situazione dinamica. L’errore sarebbe certo. Come lo è quello di coloro che spaccano il capello in quattro, tutti i giorni, con o senza primarie, straparlando dei rapporti di forza interni al centro-sinistra e dimenticandosi del contesto internazionale.

Faccio un esempio. C’è qualcuno che si è chiesto com’è vista a Washington la candidatura di Romano Prodi? Se pensiamo che il potere dell’Imperatore sia ininfluente possiamo fermarci qui. Ma, se non lo pensiamo, allora procediamo nel ragionamento.

Dunque chiediamoci: sarà lieto Bush di avere a capo dell’Italia, liberata da Berlusconi, colui che era alla guida dell’Europa mentre l’Europa divergeva dagli USA sulla guerra irachena?

Sarà lieto l’Imperatore di avere l’Italia con un governo guidato da un uomo che – ovviamente con il plauso popolare – ricollocherebbe il nostro paese sull’asse che va da Berlino a Madrid, passando per Parigi, rilanciando l’Europa che Bush e Blair vorrebbero prostrata e subalterna?

Penso all’uscita di scena di Berlusconi e mi viene in mente quella di Eltsin. Fu costretto ad andarsene quando era ormai impresentabile e dannoso. Ma i manovratori gli garantirono un’uscita indolore e si garantirono un sostituto che dava loro garanzie adeguate.

Naturalmente può succedere che certi calcoli, poi, risultino fallaci. Ma questo non significa che non siamo stati fatti.

Oggi, dopo la squillante vittoria alle regionali, gli abbracci inopinati tra Berlusconi e DeBenedetti, le scalate improvvise, le OPA sorprendenti, i “guastatori per conto terzi” che si materializzano all’interno stesso del centro-sinistra, tutte queste cose dicono che in cucina si prepara un brodo indigesto. La ricetta è il prodotto di molte mani, italiane e straniere. Se non vogliamo mangiare quel piatto, organizziamoci.

Giulietto Chiesa
Fonte:www.giuloiettochiesa.it
15.07.05
da il Manifesto del 15 luglio 2005

Pubblicato da Davide

  • Zret

    Non mi pare che Prodi sia tanto diverso da Berlusconi, anzi.