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IL PARALLELISMO ILLUSORIO DEL '29


DI LUCIANO FUSCHINI
giornaledelribelle.com

Sono ricorrenti i confronti fra l’attuale crisi economico-finanziaria e quella che si aprì col crollo di Wall Street nel ’29 e segnò tutti gli anni Trenta dello scorso secolo. Non essendo un economista non mi avventuro nell’analisi di analogie e differenze. Tante sono le sciocchezze che dicono e scrivono gli economisti patentati e accademici, talvolta premi Nobel: non vi aggiungerò quelle di un profano. Qualche considerazione di ordine storico-politico può tuttavia essere proposta.

Quella crisi portò con sé un crollo di fiducia nella bontà delle ricette del liberal- capitalismo, nelle virtù taumaturgiche del Mercato che si autocorregge. Da quella crisi uscirono rafforzate correnti di pensiero che si credevano alternative al sistema oppure orientate verso correzioni sostanziali dei meccanismi della libera concorrenza. Ne uscì rafforzato il fascismo, con le sue soluzioni dirigiste e autoritarie, col suo statalismo accentratore, col rilancio dell’ideale corporativo. Ne uscì rafforzato il comunismo, che già si configurava come una nuova fede laica con milioni di adepti in tutto il mondo, esaltati dai successi dei Piani quinquennali voluti da Stalin nell’URSS, proprio quando il capitalismo era sconvolto dalla crisi. Delle prime grandi purghe del regime, che fucilava non solo borghesi e agrari ma soprattutto comunisti non pienamente allineati, parlavano i “servi del capitale”: i fedeli della nuova chiesa le ignoravano. Ne uscì rafforzata la socialdemocrazia, che trovava nuovi riferimenti nelle proposte di politica economica di Keynes, proposte messe a punto e divulgate proprio in quel decennio.

L’esito di tutto quel travaglio fu la guerra più sconvolgente che l’umanità avesse mai vissuto, ma resta il fatto di un grande fermento di idee e di progetti alternativi.
Niente di tutto ciò nel quadro sociale, culturale e politico odierno. Calma piatta. Qualche protesta delle categorie più penalizzate, qualche vetrina infranta, qualche sciopero generale indetto da alcuni sindacati tanto per segnalare la loro esistenza in vita, fra il disinteresse generale e lo scetticismo diffuso. Nessun programma alternativo, nessuna vera mobilitazione, nessuna nuova bandiera a mettere in moto emozioni, le uniche capaci di unificare, di fare massa e di scagliarla contro i poteri dominanti. Nessun leader che emerga nella palude del disfacimento. L’ideologia dominante, che solo pochi emarginati continuano a contestare, è quella del libero Mercato, del sistema che trae linfe vitali proprio dalla sue crisi cicliche, della prassi liberal-democratica come grande vanto della civiltà occidentale che si fa mondo.

Come si spiega la contraddizione di una crisi sistemica che non provoca reazioni di massa contro il sistema stesso? Una prima risposta a questa domanda è la raffinatezza dei condizionamenti propagandistici di un potere totalitario quant’altri mai, un sistema che si impadronisce delle menti non con i metodi grossolani dell’indottrinamento politico e della repressione poliziesca, ma con la pubblicità commerciale, con la divulgazione capillare di un’ideologia attraverso strumenti apparentementi neutrali, non politici, come gli sceneggiati televisivi, le produzioni di Hollywood, la musica, le mode attraverso le quali il potere si appropria di atteggiamenti ribelli di una gioventù inquieta e sradicata svirilizzandoli e delegittimandoli.
Un’altra risposta è nelle dinamiche di società in cui la percentuale di anziani è crescente, e nella possibilità di deviare il malcontento verso le masse di immigrati, come se essi fossero la causa e non la conseguenza del nostro sfacelo.

Ma la risposta più convincente sta nel fatto che tutte le alternative possibili sono state sperimentate, e sono risultate perdenti o fallimentari. Fascismo, socialdemocrazia e comunismo non possono più attrarre perché hanno fallito o, come nel caso della socialdemocrazia, non sono più un’alternativa praticabile perchè poteva prosperare solo in presenza di una forte crescita e di bassi costi delle materie prime.
A ben guardare proprio questa caduta di tutte le possibili alternative, questa sorta di terra bruciata che il liberal-capitalismo si è fatto attorno a sé, è la grande risorsa che ci fa sperare. Pur nell’apatia generale si avverte nell’aria l’attesa e la certezza di una fine. Si odono non più soltanto scricchiolii ma gli schianti di un crollo. Allora l’apparente indifferenza è da interpretare piuttosto come quella sorta di sbalordimento che paralizza la volontà davanti a un disastro senza rimedio. Se le soluzioni che furono elaborate all’interno della logica economicista, materialista e progressista della Modernità sono tutte fallite, il grande sfacelo obbligherà gli inebetiti al brusco risveglio della consapevolezza che si esce dal sistema solo uscendo dalla Modernità. Questa è una grande speranza che si può già intravedere nella dura realtà dei fatti, non c’è bisogno di profetismi Maya per coltivarla. Il liberal–capitalismo è la Modernità nella sua espressione più compiuta e coerente. Essendosi sbarazzato di tutti coloro che lo contestavano sul suo stesso terreno, la sua fine sarà anche la fine della Modernità.

Concludendo, il parallelismo con gli anni Trenta è totalmente infondato se ragioniamo nei termini della riflessione politico-culturale. Resta la possibilità che le due epoche siano accomunate dall’esito che mise fine a quella crisi: l’opzione di una guerra che azzera tutto non per costruire un’epoca nuova ma per riprodurre il meccanismo di sempre attraverso il grande affare della ricostruzione.

Luciano Fuschini
Fonte: http://www.giornaledelribelle.com/
29.07.2010

Pubblicato da Davide

  • stefanodandrea

    Ottima analisi

  • stendec555

    riduzione delle bocche da sfamare attraverso guerre e altre diavolerie e conseguente ricostruzione. un pò sta già capitando (vedi iraq e afghanistan). allargamenti dei conflitti in asia e africa alimenteranno i grandi business e il modernismo continuerà a mietere vittime attraverso l’illusione di un nuovo mondo migliore del precedente…

  • amensa

    contesto solo una affermazione: il comunismo, come marxismo-leninismo, è stato sperimentato solo per alcuni anni in russia, soppiantato dallo stalinismo che ne era l’antitesi, per effetto dell’attacco concentrico verso la russia di allora da parte di tutti i regimi europei.
    ha fatto comodo a tutti chiamare lo stalinismo “comunismo” pur essendone una cosa totalmente diversa e opposta.
    quindi, se si può dire che molte rivoluzioni comuniste sono riuscite, il comunismo-leninismo non è ancora stato sperimentato appieno, sempre degenerato in forme di stalinismo.
    potrà non piacere, ma è così.
    chissà che non nasca , da qualche parte , la volontà di provarlo veramente.
    chissà se da qualche parte, dei veri comunisti si stanno preparando ad indicare la via alternativa allo sfacelo sociale prossimo venturo (vedi due articoli prima)

  • GiuseppeManeggio

    Piccolo appunto che so che solleverà non poche repliche. Il fascismo non fallì. Il fascismo uscì sconfitto da una guerra mossa dalle principali nazioni liberal capitaliste che inizialmente tentarono di minarlo con le consuete sanzioni internazionali. Tutte le altre forme politiche ed economiche sono invece crollate da sè.

  • ulrichrudel

    Mi dispiace Luciano Fuschini, ma se per il resto posso essere anche in sintonia; non lo sono affatto per quanto riguarda la fine del fascismo e del nazional-socialimo.Volevo rammentarmi se ci riesco che all’inizio e non solo ,il Fascismo riusci con il corporativismo a mediare tra il capitale ed il lavoro.Ti sembra poco guardando i tempi attuali.
    Le guerre si perdono anche se hai ragione, basta che il nemico forte dell’oro e della sua influenza unisca tutta la terra contro di te,e cancella quello che ti buono si stava creando. Per carità posso sbagliarmi…come spero che ti sbagli te nell’esito finale di questa crisi.

  • anonimomatremendo

    “Tutte le alternative possibili sono state sperimentate, e sono risultate perdenti o fallimentari. Fascismo, socialdemocrazia e comunismo…”

    Ancora con sta storia.Pensavo che solo Berlusconi ormai credesse alla favola del comunismo sovietico.Capisco quelli che dicono che il comunismo é un’ utopia e in quanto tale non hai mai avuto luogo e mai lo avrá,almeno sono coerenti col significato della parola.Ma questo addirittura se ne esce dicendo che invece si ,é stato realizzato e per questo é fallito,e non si sa come,visto che il comunismo PER DEFINIZIONE é la societá senza conflitti sociali,boh ,solo lui lo sa.

    Logica vorrebbe che se l’esperimento é fallito quello non era comunismo.Il comunismo é per definizione infallibile.Si puó magari discutere se sia realizzabile o meno,ma non che una volta realizzato o sperimentato questo poi fallisca.Ma bisogna insegnargli proprio tutto a sti intellettuali…anche a fare la pipí nel vaso!

  • sovranidade

    Per quel che mi riguarda ho cominciato a capire qualcosa dei fatti storici, compreso il 29, dopo aver visionato “varie volte” anche se è lunghissimo (pazienza… tanta pazienza), il famoso e fondamentale video “the money masters”.
    Personalmente lo ritengo imprescindibile !!!

    http://www.youtube.com/watch?v=9EUSAyFHh_s

  • anonimomatremendo

    Dici bene.Una precisazione ancora:nei primi anni dopo la rivoluzione in Russia si sperimentó una politica a orientamento comunista,non il comunismo,che é la societá senza classi e Stato.Con Stalin quell’orientamento venne sostituito dal “socialismo in un solo paese” che tradotto significa:”mo diventiamo una potenza industriale capitalista e vi facciamo il culo tanto”.

  • anonimomatremendo

    Il fascismo non fallí,trionfó a scala globale grazie ai partigiani della libertá che fecero vincere la coalizione dei paesi piú totalitari e sanguinari che la storia abbia mai conosciuto.Le altre “forme economiche e politiche” sono solo varianti di uno stesso modello:il capitalismo,che fino ad ora ancora non é crollato.

  • anonimomatremendo

    No,non ti sbagli.Il fascismo é e rimane la forma politica piú razionale per il controllo del fatto politico e sociale all’interno dei rapporti di produzione capitalisti.Sono i socialdemocratici che non l`hanno ancora capito.

  • afterglow

    Sono completamente d’accordo con Luciano Fuschini: per chi ha tempo e voglia, rimando al mio intervento sul Forum – Opinioni “Il Medioevo alle porte”. Nella sostanza, dico le stesse cose. Complimenti a Fuschini per la lucidità e la lungimiranza del suo articolo.

    Roberto Tacchino

  • Ricky

    “.. resta il fatto di un grande fermento di idee e di progetti alternativi. Niente di tutto ciò nel quadro sociale, culturale e politico odierno.”
    Ma questo dove vive?
    Certo, se segui la comunicazione e il racconto dominante, arrivi a scrivere articoli e frasi come queste, dove regna la disperazione.
    Ma la realtá é diversa.
    Anche per lui, vale la considerazione fatta per Badiale e Bontempelli: il futuro esiste giá, basta volerlo vedere.

  • ROE

    Lo stato di un sistema complesso deriva dal modo in cui le sue parti sono organizzate, cioè del modo in cui si relazionano. L’organizzazione dipende dalla struttura, cioè dal modo in cui le parti sono disposte fra di esse. La struttura dipende dalla regola di base del sistema, cioè dal rapporto di ogni parte rispetto all’insieme. Il sistema umano è un sistema complesso. La regola di base del sistema umano, come di tutto l’universo, è la selezione. La struttura del sistema umano è gerarchica, una sorta di piramide a scale. Ogni scalino rappresenta un livello. Ogni livello assegna a chi si trova su di esso una duplice valenza: rappresenta se stesso rispetto a chi si trova sui livelli superiori e rappresenta la totalità rispetto a chi si trova sui livelli inferiori.
    Per cambiare lo stato e quindi il processo evolutivo di un sistema bisogna cambiare la sua organizzazione, per cambiare l’organizzazione bisogna cambiare la struttura, per cambiare la struttura bisogna cambiare la regola di base.
    Per chi vuole approfondire: http://holos.unigov.org/parse.cgi?f=2&l=ita.