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IL NOBEL DELLA GUERRA AI SIGNORI DELLA PACE

DI DOMENICO LOSURDO
domenicolosurdo.blogspot.com

Nelle scorse settimane un acceso dibattito ha avuto luogo in Australia. In un saggio pubblicato su
«Quarterly Essay» e parzialmente anticipato su «Australian», Hugh White ha messo in guardia
contro inquietanti processi in atto: all’ascesa della Cina Washington risponde con la tradizionale
politica di «contenimento», rafforzando minacciosamente il suo potenziale e le sue alleanze
militari; Pechino a sua volta non si lascia facilmente intimidire e «contenere»; tutto ciò può
provocare una polarizzazione in Asia tra schieramenti contrapposti e far emergere «un rischio
reale e crescente di guerra di larghe proporzioni e persino di guerra nucleare».

Nella foto: Liu XiaoboL’autore di questa
messa in guardia non è un illustre sconosciuto: ha alle spalle una lunga carriera di analista dei
problemi della difesa e della politica estera e fa parte in qualche modo dell’establishment
intellettuale. Non a caso il suo intervento ha provocato un dibattito nazionale, al quale ha
partecipato lo stesso primo ministro, la signora Julia Gillard, che ha ribadito la necessità del
legame privilegiato con gli Usa. Ma i circoli australiani oltranzisti sono andati ben oltre: occorre
impegnarsi a fondo per una Grande allenza delle democrazie contro i despoti di Pechino. Non c’è
dubbio: l’ideologia della guerra contro la Cina fa leva su una ideologia di vecchia data che
giustifica e anzi celebra le aggressioni militari e le guerre dell’Occidente in nome della
«democrazia» e dei «diritti umani». Ed ecco che ora il «Premio Nobel per la pace» viene conferito
al «dissidente» cinese Liu Xiaobo: un tempismo perfetto, tanto più perfetto se si pensa alla guerra
commerciale contro la Cina minacciata questa volta in modo aperto e solenne dal Congresso
statunitense.

La Cina, l’Iran e la Palestina

Tra i primi a compiacersi della scelta dei signori di Oslo è stata Shirin Ebadi, che ha subito
rincarato la dose: «Non solo la Cina è un Paese che viola i diritti umani. È anche un Paese che
appoggia e sostiene molti altri regimi che li violano, come quelli al potere in Sudan, in Birmania,
nella Corea del Nord, in Iran…»; per di più, è un Paese responsabile del «grande sfruttamento
degli operai». E dunque, occorre boicottare «i prodotti cinesi» e «limitare il più possibile gli scambi
economici e commerciali con la Cina». E di nuovo: chiaro è il contributo all’ideologia della guerra
condotta in nome della «democrazia» e dei «diritti umani» e aperta è la dichiarazione di guerra
commerciale. Ma, allora, perché Shirin Ebadi ha conseguito nel 2003 il «Premio Nobel per la
pace»? Il premio è stato conferito a una signora che ha una visione manichea delle relazioni
internazionali; nella lista delle violazioni dei diritti umani non c’è posto per Abu Ghraib e
Guantanamo, per i complessi carcerari in cui Israele rinchiude in massa i palestinesi, per i
bombardamenti e le guerre scatenate sulla base di pretesti falsi e bugiardi, per l’uranio impoverito,
per gli embarghi tendenzialmente genocidi messi in atto sfidando la stragrande maggioranza dei
membri dell’Onu e della comunità internazionale… E per quanto riguarda il «grande sfruttamento
degli operai» in Cina, Shirin Ebadi chiaramente parla a vanvera: nel grande paese asiatico
centiniaia di milioni di donne e uomini sono stati sottratti alla fame a cui li avevano condannati in
primo luogo l’aggressione imperialista e l’embargo proclamato dall’Occidente; e in questi giorni
su tutti gli organi di informazione si può leggere che i salari operai stanno crescendo a ritmo assai
rapido. In ogni caso, se l’embargo contro Cuba infierisce esclusivamente sugli abitanti dell’isola,
un eventuale embargo contro la Cina provocherebbe una crisi economica planetaria, con
conseguenze devastanti anche per le masse popolari occidentali e con tanti saluti per i diritti
umani (almeno per quelli economici e sociali). Non c’è dubbio: nel 2003, a conseguire il «Premio Nobel per la pace» è stata una ideologa della guerra mediocre e provinciale. Si è voluto premiare
una attivista che, se non sul piano internazionale, almeno sul piano interno all’Iran, intende
difendere la causa dei diritti umani? Se questo fosse stato l’intento dei signori di Oslo, essi
avrebbero dovuto premiare Mohammad Mosaddeq, che agli inizi degli anni ’50 del Novecento si
impegnò a costruire un Iran democratico ma che, avendo avuto l’ardire di nazionalizzare
l’industria petrolifera, fu rovesciato da un colpo di Stato organizzato da Gran Bretagna e Usa, dai
paesi che oggi si ergono a campioni della causa della «democrazia» e dei «diritti umani». Oppure, i
signori di Oslo avrebbero potuto premiare qualcuno dei coraggiosi oppositori della feroce
dittatura dello Scià, sostenuta dai soliti, improbabili campioni della causa della «democrazia» e dei
«diritti umani». Ma, allora, perché nel 2003 il «Premio Nobel per la pace» è stato conferito a Shirin
Ebadi? In quel periodo di tempo, mentre conosceva un nuovo giro di vite l’interminabile martirio
del popolo palestinese, si delineava con chiarezza la Crociata contro l’Iran. Un riconoscimento
dato a un attivista palestinese sarebbe stato un reale contributo alla causa della distensione e della
pace nel Medio Oriente. Mancano gli attivisti palestinesi «non-violenti»? E’ difficile definire «non-
violento» Obama, il leader di un paese che è impegnato in varie guerre e che per gli armamenti
spende da solo quanto tutto il resto del mondo messo assieme. In ogni caso, i «non-violenti» non
mancano in Palestina, e comunque non-violenti sono gli attivisti che da vari paesi giungono in
Palestina per cercare di difendere i suoi abitanti da una violenza soverchiante e che talvolta sono
stati spazzati via dai carri armati o dai bulldozer dell’esercito di occupazione. Sennonché, i signori
di Oslo hanno preferito premiare una attivista che da allora non si stanca di attizzare il fuoco della
guerra in primo luogo contro l’Iran, ma ora anche contro la Cina.
Dopo la consacrazione e la trasfigurazione di Liu Xiaobo, è subito intervenuto il presidente
statunitense, che ha chiesto l’immediato rilascio del «dissidente». Ma perché non liberare intanto i
detenuti senza processo di Guantanamo o almeno premere per la liberazione degli innumerevoli
palestinesi (talvolta appena adoloscenti) da Israele rinchiusi, come riconosce la stessa stampa
occidentale, in complessi carcerari racccapriccianti ?

I signori di Oslo, gli Usa e la Cina

Con Obama ci imbattiamo in un altro «Premio Nobel per la pace» dalle caratteristiche assai
singolari. Quando l‘ha conseguito, lo scorso anno, egli aveva già chiarito che intendeva rafforzare
in Afghanistan la presenza militare Usa e Nato e dare impulso alle operazioni di guerra.
Confortato anche dal prestigioso riconoscimento conferitogli a Oslo, egli è stato fedele alla sua
parola: sono ora ben più numerosi che ai tempi di Bush gli squadroni della morte che dall’alto dei
cieli «eliminano» i «terroristi», i «terroristi» potenziali e i sospetti di «terrorismo», e questi
elicotteri e aerei senza pilota che fungono da squadroni della morte infuriano anche in Pakistan
(con le numerose vittime «collaterali» che ne conseguono); l’indignazione popolare è così forte e
diffusa che anche i governanti di Kabul e Islamabad si sentono costretti a protestare contro
Washington. Ma non si lascia certo impressionare Obama, che può sempre esibire il «Premio
Nobel per la pace»! Nei giorni scorsi è trapelata una notizia raccapricciante: in Afghanistan non
mancano i militari statunitensi che uccidono per divertimento civili innocenti, conservando poi
qualche parte del corpo delle vittime come souvenir di caccia. L’amministrazione Usa si è subito
affrettata a bloccare la diffusione di ulteriori particolari e soprattutto delle foto: scioccata,
l’opinione pubblica americana e internazionale avrebbe potuto premere ulteriormente per la fine
della guerra in Afghanistan; pur di continuarla e inasprirla, il «premio Nobel per la pace» ha
preferito infliggere un colpo anche alla libertà di stampa.

Ma a questo proposito si può fare una considerazione di carattere generale. Nel Novecento sono
gli Usa il paese che ha visto incoronato dal «Premio Nobel per la pace» il maggior numero di
uomini di Stato: Theodore Roosevelt (per il quale l’unico indiano «buono» era quello morto),
Kissinger (il protagonista del colpo di Stato di Pinochet in Cile e della guerra in Vietnam), Carter
(il promotore del boicottaggio dei Giochi olimpici di Mosca del 1980 e del divieto di esportazione
di grano all’Urss, intervenuta in Afghanistan contro i freedom fighters islamici), Obama (che ora
contro gli ex- freedom fighters, nel frattempo divenuti terroristi, fa ricorso a un mostruoso apparato
di guerra). Vediamo sul versante opposto in che modo i signori di Oslo si atteggiano nei confronti
della Cina. Questo paese, che rappresenta un quarto dell’umanità, negli ultimi tre decenni non si è
impegnato in nessuna guerra e ha promosso uno sviluppo economico che, liberandoli dalla
miseria e dalla fame centinaia di milioni di donne e uomini, ha consentito loro l’accesso in ogni
caso ai diritti economici e sociali. Ebbene, i signori di Oslo si sono degnati di prendere in
considerazione questo paese solo per assegnare tre premi a tre «dissidenti»: nel 1989 viene
conferito il «Nobel per la pace» al XIV Dalai Lama, che già da tre decenni aveva abbandonato la
Cina; nel 2000 consegue il Nobel per la letteratura Gao Xingjan, uno scrittore che era ormai
cittadino francese; nel 2010 il «Nobel per la pace» incorona un altro dissidente che, dopo essere
vissuto negli Usa ed aver insegnato alla Columbia University, ritorna in Cina «di corsa» (Marco
Del Corona, in «Corriere della Sera» del 9 ottobre) per partecipare alla rivolta (tutt’altro che
pacifica) di Piazza Tienanmen. Ancora ai giorni nostri, egli così parla del suo popolo: «noi cinesi,
così brutali» (Ilaria Maria Sala, in «La Stampa» del 9 ottobre). E così, agli occhi dei signori di Oslo,
la causa della pace è rappresentata da un paese (gli Usa), che spesso si ritiene investito della
missione divina di guida del mondo e che ha installato e continua a installare minacciose basi
militari in ogni angolo del pianeta; per la Cina (che non detiene basi militari all’estero), per una
civiltà millenaria che, dopo il secolo di umiliazioni e di miseria imposto dall’imperialismo, sta
ritornando al suo antico splendore, a rappresentare la causa della pace (e della cultura) sono solo
tre «dissidenti» che ormai poco o nulla hanno a che fare col popolo cinese e che vedono
nell’Occidente il faro esclusivo che illumina il mondo. Non c’è dubbio che nella politica dei signori
di Oslo vediamo riemergere l’antica arroganza colonialista e imperialista.
Mentre in Australia risuonano voci allarmate per i pericoli di guerra, a Oslo si ridà lustro a
un’ideologia della guerra di infausta memoria: a suo tempo da J. S. Mill le guerre dell’oppio sono
state celebrate come un contributo alla causa della «libertà» dell’«acquirente» oltre che del
venditore (di oppio) e da Tocqueville come un contributo alla causa della lotta contro
l’«immobilismo» cinese. Non sono molto diverse le parole d’ordine agitate in questi giorni dalla
stampa occidentale, che non si stanca di denunciare l’immobile dispotismo orientale. Occorre
prenderne atto: saranno pure ispirati da nobili intenzioni, ma col loro comportamento concreto i
signori del «Nobel per la pace» meritano per ora soltanto il Nobel per la guerra.

Domenico Losurdo
Fonte: http://domenicolosurdo.blogspot.com/
Link
9.10.2010

Pubblicato da Davide

  • VeniWeedyVici

    Orrida combriccola di pedofili occidentali.

  • AlbertoConti

    Questa non è l’eccezione, è la regola. La regola unica del sovvertimento delle istituzioni, pubbliche e private. C’è un conflitto d’interessi di base che spiega facilmente l’assurdo, ed è molto banalmente lo “scopo di lucro” che domina tutti i comportamenti delle organizzazioni che contano. Non è un giudizio moralistico, ma una semplice constatazione dello stato di fatto, di una banalità e ovvietà talmente evidente che non la si considera mai abbastanza, dandola per scontata come fosse la legge di gravità. Ma non è una legge fisica, e men che meno una legge universale dell’essere umano. Ma in un sistema integralmente basto sull’economia monetaria anche una qualsiasi organizzazione “senza fini di lucro” non può esistere senza soldi, che diventano la necessità primaria in assoluto, pena l’estinzione. Da qui gli “scandali” delle ONG che non fanno sempre esattamente quel che dicono di fare, nel modo che ci si aspetterebbe. Non sparare sulla Croce Rossa! Ma quante volte se lo meriterebbe! Figuriamoci le altre istituzioni, fondazioni, organismi sovranazionali, dalla sanità alla guerra, alla fine non fa alcuna differenza, il dio denaro è ciò che conta più di tutto e che tutto corrompe. E allora veniamo al dunque, con una domanda imbarazzante: non è che la madre di tutte le truffe si nasconde proprio dietro i principi costitutivi del denaro, della “moneta”? Esatto, è proprio così, questo è un punto centrale per capire la civiltà umana del XXI secolo. L’attuale paradigma monetario si può sintetizzare in due parole correlate: moneta-debito, ovvero denaro emesso a fronte di un corrispondente debito dell’emittente. Valeva per il denaro-merce, vale per il denaro fiat. Non ci sono allo stato dell’arte altre strade per avere il controllo della contabilità, la tenuta dei registri numerici dei movimenti monetari, unico baluardo alla latente crisi di fiducia dell’utente della moneta. Questo non impedisce però lo “schema di Ponzi”, l’espansione autosostenuta della massa monetaria, chiaramente impossibile se non in due condizioni particolari (e complementari): una forte crescita dell’economia fisica e la ciclicità di bolle che si gonfiano e scoppiano improvvisamente. Siamo talmente assuefatti a convivere con gli squilibri che ci sembrano “normali”, ed all’interno di essi cerchiamo addirittura la “stabilità” che diventa piuttosto come l’araba fenice, che ci sia ciascun lo dice, dove sia nessun lo sa. Chi dice che l’evoluzione tecnologica non c’entra nulla in questo processo mente sapendo di mentire. Il problema di fondo è che la tecnologia aiuta a produrre più pane, ma non di solo pane vive l’uomo, ed è difficile ricordarsene in periodi di espansione, quando il vantaggio personale prevarica più facilmente quello sociale. Sono banalmente i limiti fisici dello “sviluppo” a mettere in crisi seriamente questo sistema, che se non si adegua ai mutamenti ambientali, trasformandosi radicalmente, si estinguerà come è sempre successo agli organismi troppo rigidi. Dipende tutto da cosa vorremo metterci in testa, ma una cosa è certa, la conservazione dei paradigmi correnti ci sterminerà.

  • Tonguessy

    Articolo pienamente condivisibile se non fosse per un particolare: inurbare masse impressionanti di persone non è esattamente sottrarle alla fame.
    Qui entra in gioco il vecchio e mai abbandonato gioco del PIL. Se compri lo aumenti, se sei autosufficiente lo indebolisci e tutto il Mercato entra in crisi. Spostare centinaia di milioni di persone dal regime di autosussistenza che non genera PIL a quello di dipendenza lavorativa che invece lo incrementa notevolmente può sembrare una qualche conquista, ma lo è solo per i capitalisti che ci raccontano ancora queste fandonie.
    Come scriveva il China Daily un po’ di tempo addietro il progetto è eliminare quasi del tutto la piccola proprietà agricola cinese per creare degli enormi latifondi in mano a delle società tipo Del Monte. Una grossa conquista, non c’è che dire.

  • Ricky

    Un miserevole articolo che usa l’argomento del “benaltrismo” (molto usato in questo ed altri blog): dato che il mondo imperialista offre ben altro in fatto di oppressione e il Nobel per la pace é un premio ultrasvalutato dopo Obama, svalutiamo tutto il resto, tutti gli sforzi e le lotte di persone degnissime come Ebadi o Maathai o lo stesso Liu, incensiamo gentaglia come Ahmadinejad o Chavez solo perché si mettono di petto contro l’imperialismo USraeliano (ma in casa loro non andiamo a guardare, peró).
    Ragionando di questo passo si finisce come il pur stimato Fulvio Grimaldi, che considera ‘eroi’ Milosevic o Mugabe e nega la strage di Srebrenica.

  • dana74

    straquoto tonguessy, centrato il nocciolo del problema!

  • dana74

    buon articolo, ma condivido in pieno l’obiezione di Tonguessy, trasformare la gente in automi per la macchina da PIL non è proprio una conquista di benenessere.

    Inoltre Losurdo scrive”un eventuale embargo contro la Cina provocherebbe una crisi economica planetaria, con conseguenze devastanti anche per le masse popolari occidentali e con tanti saluti per i diritti umani (almeno per quelli economici e sociali).”

    anche se non son d’accordo con chi avrebbe l’intenzione di farlo per ovvi motivi di ritorsione contro la CIna perché non svaluta lo yuan (è da allora che la cina è diventata cattiva, con tutti i soldi che deve incassare dagli Usa)

    potrebbe essere che finalmente si capisca che si deve produrre solo ciò che è utile e a casa propria?????

  • venezia63jr

    Alla fine e’ solo sete di potere,ed ho il sospetto che i cinesi siano solo i burattini e dietro ci sono i soliti noti che si divertono a fare i padreterni e noi la carne da macello.

  • cortesia

    E io non solo nego Srebrenica in quanto eccidio di civili, ma considero eroi Milosevic, Mugabe, Kim il-sung, Saddam hussein, Mao tse-tung, Chandra Bose, Iosif Stalin; non solo, ho persino l’ardore di considerarmi sano di mente.
    Oddio, Fulvio Grimaldi deve avermi contagiato!è bene che ricorra al “Corriere della sera”, a “Libero” o al “Manifesto”, altrimenti c’è il caso che finisca male.

  • cortesia

    E sempre in tema di delirio, ultimamente ne coltivo anche un altro, simpaticissimo: pensare ad un meraviglioso paese come lo Yemen, e immaginarlo ben irrigato e coltivato, con attrezzature d’ultimo modello, con strade large e pulite, e una bella ferrovia che colleghi San’a ai porti, si spera trafficati, di Aden e Hudayda; e bazar e mat’am pieni di gente, pasciuta e ben conciata, e nessuno zoppo, vedova o bambino a mendicare. Poi ho sognato delle scuole, piene di bambini, diffuse anche nel più sperduto villaggio dei monti o della Tihama; e alcuni di questi bambini, secondo la propria vocazione, diventavano tecnici ed ingegneri, e andavano ad estrarre gas naturale, dalle parti di Marib, perchè gli abitanti dele alture non dovessero più crepare di freddo e non si dovesse sempre penare per aver un buon chai caldo.
    Un paese, insomma, libero dalla fame, dalla miseria, dall’ignoranza, dalla cultura per pochi, dalla fatica allo stremo, dagli accattoni e dai miliardari. Un pò il sogno delle personcine citate nel post precedente. Ma si sa, queste sono bubbole capitalistiche.

  • mazingazeta

    In effetti certi conferimenti dati anche di recente come quello a Obama sono proprio ossimori. Sono spot per secondi fini ?

  • Ricky

    E’ veramente sorprendente vedere come ci sono ancora tante persone che credono che la giustizia ed il progresso sociale si possano ottenere attraverso la violenza l’imposizione e l’autoritarismo solo chiamandolo socialismo.
    Senza dare un senso alla parola ‘democrazia’.
    Caro ‘cortesia’, spero che la tua sia solo una provocazione o uno scherzo di cattivo gusto. Credi davvero che i personaggi da te citati avessero davvero il sogno che disegni cosí bene? Che i loro scopi e metodi siano cosí diversi dall’imperialismo capitalista e dal neoliberismo?
    Che ingenuitá.

  • ottavino

    Dicono che gli italiani useranno i bombardieri….su Roma e Milano?

  • cortesia

    Caro Ricky,
    noto con piacere che tu “speri” che io scherzi. Immmagino che speri il mio bene. Qualora non fosse una “provocazione”, ma un ragionamento di senso compiuto, al limite una proposta politica, sembra di capire che per me non ci sarebbe alcuna alternativa al ricovero coatto.
    Bene, temo che tu debba cominciare a preoccuparti sul serio. Non mi faccio intimidire dalle tue speranze. Quel che ho scritto, ho scritto. Quelle persone, peraltro meri epifenomeni o “etichette” di movimenti sociali collettivi e complessi, sono tra le migliori del novecento. Si trovano mille e mille miglia al di sopra di feccia tipo Churchill, Roosevelt, Mitterand e chi più ne ha più ne metta. Chiediti come mai, oltre a te, il 90 % della massa associa quei nomi all’orrore. Certo, “lo sanno tutti”: ma un frequentatore medio di questo sito dovrebbe aver ormai capito che ciò che sanno tutti è ciò che i grandi media, gli intellettuali di regime, i falsificatori storici vogliono che si sappia. è il tuo caso? Le idee dominanti sono le idee della classe dominante; e la classe dominante vuole la damnatio memoriae eterna per coloro che sono riusciti a scalfirne il dominio e a garantire una vita migliore e più degna ai rispettivi popoli. Il socialismo non c’entra. Non c’entra neppure l’auto-percezione soggettiva dei personaggi che ho citato: potevano avere le peggiori intenzioni, hanno agito oggettivamente come alfieri e difensori del genere umano. Per arrivare a questa tesi però, bisogna studiare i “fatti testardi” : e il modo migliore per NON impararli è rifarsi a quello che sanno tutti e ai velenosi testi, purtroppo anche scolastici, del pensiero unico occidentale. è chiaro questo? Spero che lo sia.

  • Ricky

    Sono abituato a dialogare qui e in altri blog con persone di varie opinioni ma sinceramente c’è un limite a tutto, con chi delira non me la sento.