IL NEW YORK TIMES IN FALLUJAH

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E questo lo chiamate normale?

DI MIKE WHITNEY
Seattle, Washington

“le cose sono quasi tornate alla normalità, qui. Abbiamo insegnanti e libri. Le cose stanno migliorando.”
New York Times del 26-03-05 “Vital signs of a Ruined City Grow stronger in Fallujah”

“sapevo che non avrei mai più potuto alzare la mia voce contro la violenza degli oppressi nei ghetti senza aver prima parlato chiaramente al più grande fornitore di violenza nel mondo oggi: il mio stesso governo”
Reverendo Martin Luther King

Le telecamere non sono permesse a Fallujah; e così i giornalisti. Se ce ne fossero stati avremmo avuto prove di prima mano del più grande crimine di guerra americano degli ultimi trent’anni; il bombardamento in stile Dresda di un’intera città di 250.000 persone. Invece, dobbiamo affidarci a testimonianze oculari che appaiono su internet o alle false relazioni che appaiono sporadicamente nel New York Times o nell’Associated Press. Per la maggior parte, il Times e l’AP si sono mostrati inattendibili; limitando la loro copertura ai dettagli che supportano gli obiettivi dell’occupazione. Per esempio, durante le ultime settimane sia il Times sia l’AP hanno diffuso storie sui presunti progressi compiutisi a Fallujah. L’AP si è oltraggiosamente riferita alla malconcia città come “il posto più sicuro in Iraq”; una cinica valutazione di ciò che i giornalisti più indipendenti hanno chiamato distruzione quasi totale. Uno può solo domandarsi se i redattori della AP approverebbero simili misure cautelative se fossero toccati da vicino.
Il Times ha anche proposto una storia prolissa, “vital signs of a ruined city grow stronger in Fallujah”, che ha ritratto Fallujah come una città in via di ripresa dopo una sana dose di medicina imperiale: “le lezioni sono riprese due mesi fa e le esclamazioni di gioia dei bambini possono essere udite dai corridoi”. Questa era solo una delle sprezzanti citazioni tratte dalla storia del Times riguardante la “rinascita” dell’epicentro della devastazione americana. La citazione era accompagnata da una foto che ritraeva un marine in tenuta da combattimento nello sforzo di allacciare una scarpa ad un bambino iracheno di 7-8 anni; un’immagine minacciosa usata per comunicare lo spirito di generosità americano.

La verità riguardo Fallujah è molto differente dai rapporti fasulli nel Times e nell’AP. Il fatto che persino ora, passati sei mesi pieni dall’assedio, gli operatori video e i giornalisti siano interdetti dalla città, ci dice molto riguardo l’estensione dei crimini di guerra americani. Solo due settimane fa, un fotografo di “Al Arabiya news” è stato arrestato mentre lasciava Fallujah, e il suo equipaggiamento e la pellicola sono stati confiscati. Ad oggi, viene ancora trattenuto senza spiegazione e non è indicato quando verrà rilasciato. Questo spiega la paura all’interno dell’esercito che la verità su Fallujah venga a galla e distrugga ogni modesto supporto rimasto all’occupazione. I giornalisti dovrebbero realizzare che Fallujah potrebbe essere il tallone d’Achille dell’amministrazione, un’atrocità in stile My Lai che porta il pubblico nettamente contro la guerra di Bush. Le favole sul Times e sull’AP sono la tipica propaganda in tempo di guerra; nulla di diverso dalle invenzioni riguardo l’eroismo di Jessica Lynch o il Caro Leader giocherellante in giro per Baghdad con un tacchino di plastica al seguito (la “visita a sorpresa” di Bush, il giorno del ringraziamento). Gli articoli suggeriscono che l’amministrazione ha organizzato una strategia per occultare gli sgradevoli fatti riguardo l’annullamento della città. Insieme con un’attiva campagna di disinformazione piuttosto importante nei quotidiani principali della nazione, l’amministrazione ha assemblato un’operazione di PR per modellare le percezioni del pubblico. Questo spiega perché l’ufficiale numero due del dipartimento di stato, Robert Zoellick, è comparso a Fallujah settimana scorsa per un servizio fotografico in una panetteria e ad una stazione per il pompaggio dell’acqua. La visita di Zoellick era progettata per attirare l’attenzione sui progressi fatti nella ricostruzione di Fallujah. Invece, i suoi piani sono stati distrutti da minacce alla sua sicurezza personale e lui è stato sospinto verso un complesso militare fortificato in centro. Li è stato assediato dai capi tribali della città, che si sono lamentati del cupo presentarsi della ricostruzione.


La comparsa di Zoellick avrebbe dovuto dare risalto al presunto ritorno
di 90000 cittadini di Fallujah alla città e sulle riparazioni che
sarebbero state fatte all’impianto idrico cittadino. All’atto pratico, non
c’è modo di verificare le affermazioni dell’amministrazione riguardo il
numero di residenti tornati in città, e si può ragionevolmente dubitare
che ci siano stati miglioramenti agli stabilimenti di trattamento
dell’acqua, agli impianti fognari, alla linea elettrica o agli ospedali;
tutti volontariamente bombardati durante l’assedio.

La gita “costruiamo confidenza” di Zoellick si è rivelata solo un altro
gambetto pasticciato nella lunga lista delle PR. Se è servito a
qualcosa, ha solo dimostrato che gli USA non hanno ancora alcun controllo
riguardo la sicurezza a terra, e che la maggior parte degli iracheni
stavano meglio sotto Saddam.
L’amministrazione Bush rivendica che l’esercito sta lentamente
provvedendo ad una compensazione per coloro le cui case sono state distrutte
durante l’offensiva a Fallujah ma, ancora, non c’è alcuna fonte
indipendente che possa verificare queste dichiarazioni e ciò sembra
incompatibile con la linea di condotta dichiarata. Zoellick ha fatto un sommario
succinto della politica di Bush nelle sue affermazioni rivolte ai capi di
Fallujah, “io so che non sarà facile. Ci saranno molte giornate
frustranti, persino minacce. Possiamo aiutare, ma siete VOI a dover far sì che
ciò avvenga”.

I commenti di Zoellick sono un poco di più del distillato del credo di Bush “voi siete da soli”; il tema sottinteso del “conservatorismo compassionevole”.
E’ poco credibile che una persona qualunque a Fallujah sia così ingenua da credere che l’amministrazione darà una mano per la ricostruzione. Due anni sono passati dall’inizio dell’invasione e Baghdad ha ancora solo tre o quattro ore al giorno di autonomia elettrica. I problemi con l’acqua e il sistema fognario sono similmente gravi. Solo uno su cinque iracheni ha accesso all’acqua potabile e ci sono ancora molte zone a Baghdad dove è possibile vedere fogne a cielo aperto. Come risultato ci sono stati bollettini riguardanti epidemie di colera, diarrea e altre oscure malattie legate all’acqua.

Fallujah è indubbiamente destinata alla stessa sorte dell’Afghanistan. I media creeranno l’illusione di miglioramenti per il pubblico americano, celebrando le insensate decorazioni della democrazia (elezioni simulate, rivendicazioni di sovranità, e la stesura di una costituzione) mentre la nazione resta frazionata e sotto le brutali leggi dei signori della guerra locali. L’Afghanistan è una colonia della droga, senza legge, dominata da criminali e baroni della droga. Da ogni punto di vista, il nostro intervento là è stato un completo fallimento. Il vero Afghanistan non somiglia nemmeno lontanamente alla luminosa repubblica democratica che adorna le pagine dei quotidiani americani. Fallujah e il resto dell’Iraq possono aspettarsi lo stesso trattamento. Non c’è un piano B: la strategia Bush per rovesciare i regimi e rimpiazzarli con un sistema neoliberista è un approccio semplicistico al governo; una formula una - taglia - per – tutti per una massima globale.

Nell’articolo di Naomi Klein “Il capitalismo delle disgrazie”, Klein ci fa notare che non c’è realmente alcuna intenzione da parte degli USA di ricostruire l’Iraq o qualsivoglia altro posto invaso per gli stessi motivi. Quando il dipartimento di stato viene coinvolto, tramite il suo Centro per gli Studi Strategici e Internazionali” (CSIS, Center for Strategic and International Studies) “il mandato non è di ricostruire alcun vecchio stato, ma di crearne uno democratico e orientato al sistema di mercato”. Ciò implica il vendere “lo stato possedeva imprese che crearono un’economia non in grado di resistere” e, conseguentemente “cambiare la struttura reale della nazione”. Ecco qui! Deregolamentazione, privatizzazione e controllo delle risorse; lo stesso modello applicato ovunque, ancora e ancora. Il vero obiettivo è un radicale, fondamentale cambiamento di sistema; “terapia shock”, l’antidoto adatto a tutto prescritto dalla classe dirigente della finanza e dell’economia mondiale. Questi cambiamenti sono facilitati tramite i loro surrogati politici nell’amministrazione Bush, ed eseguiti dai propri apparati di sicurezza privati (alias: l’esercito americano). Dopo che l’Iraq sarà passato attraverso la corrotta transizione da governo semisocialista a colonia capitalista senza regole, verrà inserita nel nuovo ordine mondiale dei protettorati americani; depredata delle sue risorse e soggetta alle regole straniere. Tutti i servizi e le proprietà del governo saranno controllati dalle multinazionali e tutti i beni saranno trattenuti dalle istituzioni di prestito internazionali, che possiedono la quota maggioritaria della banca nazionale irachena. La vera storia di Fallujah non apparirà mai sulle pagine del Times; le armi vietate, i corpi congestionati, le migliaia di animali morti, uccisi da armi chimiche illecite, la terra desolata di macerie e vite rovinate. La grandezza del crimine semplicemente non si adatta all’interno delle storielle su carta riguardanti un intervento benigno. Piuttosto, il Times è concentrato sulla promozione di una storia credibile di “rinascita nel mezzo delle rovine”; di vite riallacciate da un padre dal cuore tenero a Washington e dai suoi discepoli pesantemente armati. Stanno perdendo il loro tempo. La crudeltà dell’assedio e la vastità della devastazione verranno finalmente portati alla luce e la flebile apologetica del Times non varrà a nulla.

Il Times rimane il centro di comando della cronaca imperiale; l’indispensabile formatore del compendio coloniale. Le sue pagine forniscono la confusa logica per l’invasione di nazioni indifese, la razionalità per la continua repressione, la richiesta cortina di fumo per i crimini di guerra americani, e le dubbie giustificazioni per l’attuale occupazione. Il lavoro a Fallujah è solo uno dei vari servizi che portano avanti come allegato informativo della classe dirigente della Difesa. Eseguono altri compiti misteriosi alla stessa maniera. Continuano ad essere l’ingranaggio inestimabile nel macchinario del terrore statale, eseguendo la loro funzione con straordinaria abilità.

Fonte:www.counterpunch.org
Link:http://www.counterpunch.org/whitney04182005.html
20.04.05

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di ELWOOD

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