IL MONDO TROPPO GRANDE PER CADERE ?

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DI NOAM CHOMSKY

tomdispatch.com

Le rivolte democratiche nel mondo arabo sono state una spettacolare dimostrazione di coraggio, dedizione e impegno delle forze popolari - contemporanee, in modo fortuito, alle notevoli manifestazioni delle decine di migliaia di persone in sostegno della classe lavoratrice e della democrazia a Madison, Wisconsin e in altre città degli Stati Uniti. Se le traiettorie delle rivolte al Cairo si sono intersecate, erano comunque indirizzate in direzioni opposte: al Cairo verso l’ottenimento di diritti elementari negati dai dittatori, a Madison per la difesa dei diritti che sono stati ottenuti grazie a dure lotte protrattesi nel tempo e che sono ora sotto attacco.Sono due microcosmi in una società globale e seguono un percorso diverso. Ma ci saranno sicuramente delle conseguenze per quello che sta accadendo nel cuore della decadenza industriale della nazione più ricca e potente nella storia dell’uomo e in quella che il Presidente Dwight Eisenhower definì “l’area del mondo strategicamente più importante”, “una magnifica fonte di forza strategica” e “probabilmente il tesoro economicamente più ricco nel campo degli investimenti stranieri”, per dirla con le parole del Dipartimento di Stato negli anni ‘40, un tesoro che gli Stati Uniti volevano tenersi per sé e i propri alleati durante la fioritura del Nuovo Ordine Mondiale del tempo.

Malgrado tutti i cambiamenti, ci sono tutte le ragioni per supporre che i politici d’oggi in sostanza concordino col giudizio dell’influente consigliere del Presidente Franklin Delano Roosevelt, A.A. Berle, ossia che il controllo delle incomparabili riserve d’energia del Medio Oriente assicurerebbe il “controllo sostanziale del mondo.” E, di conseguenza, quella perdita di controllo avrebbe minacciato il progetto di dominio globale tracciato con chiarezza durante la Seconda Guerra Mondiale e che è stato sostenuto apertamente nel corso di tutti i cambiamenti dell’ordine mondiale da quel periodo in poi.

Dall’inizio della guerra nel 1939, Washington aveva previsto che questa sarebbe terminata con gli Stati Uniti in una posizione di predominio schiacciante. Gli ufficiali di alto livello del Dipartimento di Stato e gli esperti di politica estera s’incontrarono durante gli anni del conflitto per realizzare un progetto per il mondo postbellico. Delinearono una “Grande Area” che gli Stati Uniti avrebbero dominato, comprendente l’emisfero Occidentale, il Lontano Oriente e il precedente impero Britannico, con le sue risorse energetiche del Medio Oriente. Quando l’Unione Sovietica iniziò a demolire l’esercito nazista dopo Stalingrado, le mete della Grande Area si estesero a tutta l’Eurasia, e in particolare al suo centro economico nell’Europa Occidentale. All’interno della Grande Area, gli Stati Uniti avrebbero mantenuto “una forza indiscutibile” e “una supremazia militare ed economica”, assicurandosi la “limitazione di ogni esercizio di sovranità” da parte di quegli stati che avrebbero interferito con le sue mire globali. I progetti caritatevoli d’intervento militare furono velocemente messi in pratica.

È opinione comune che l’Europa ha potuto scegliere una via indipendente. Anche se la NATO è stata istituita proprio per combattere questa minaccia. Proprio quando le motivazioni ufficiali della sua esistenza si sono dissolte nel 1989, quest’organizzazione si espanse verso est in violazione delle promesse fatte al leader sovietico Mikhail Gorbachev. Da allora è diventata una forza d’intervento alle dipendenze degli Stati Uniti, con competenze vastissime, descritte dal Segretario Generale Jaap de Hoop Scheffer, che ben le illustrò durante una conferenza della NATO, quando disse che “le truppe devono sorvegliare i condotti per trasportare petrolio e gas diretti in Occidente” e, in modo più generico, per proteggere le rotte del mare usate dalle petroliere e da altre “infrastrutture cruciali” del sistema energetico.

Le dottrine della “Grande Area” autorizzano chiaramente la discrezionalità dell’intervento militare. Quella conclusione fu espressa con forza dall’amministrazione Clinton, che dichiarò che gli Stati Uniti hanno il diritto di usare la forza militare per assicurarsi “un accesso senza limiti a mercati-chiave, alle fonti d’energia e alle risorse strategiche” e che devono mantenere un enorme dispiegamento di forze armate “schierate in prima linea” in Europa e in Asia “in modo da plasmare l’opinione dei popoli nei nostri riguardi” e “da formare gli eventi che riguardano i nostri mezzi di sostentamento e la nostra sicurezza.”

Gli stessi principi hanno governato l’invasione in Iraq. Mentre il fallimento degli Stati Uniti nell’imporre la propria volontà in Iraq è diventato indubbio, le mire odierne dell’invasione non possono essere più mascherate dietro una retorica forbita. Nel novembre del 2007, la Casa Bianca emanò una Dichiarazione dei Principi, chiedendo che le forze degli Stati Uniti dovessero rimanere per un tempo indefinito in Iraq e consegnare l’Iraq nelle mani degli investitori americani. Due mesi dopo, il Presidente Bush informò il Congresso che avrebbe respinto le leggi che avrebbero limitato lo stazionamento permanente delle forze armate USA in Iraq o “il controllo delle risorse petrolifere dell’Iraq”, richieste che gli Stati Uniti dovettero abbandonare rapidamente a causa della resistenza irachena.

In Tunisia e in Egitto, le recenti sollevazioni popolari hanno ottenuto vittorie sorprendenti, ma come riporta il Carnegie Endowment, anche se i nomi sono cambiati, il regime rimane lo stesso: “Il cambiamento della classe dirigente e del sistema di governo è ancora una meta lontana.” L’informativa parla delle barriere interne alla democrazia, ma ignora quelle provenienti dall’esterno, che, come sempre, sono molto significative.

Gli Stati Uniti e i suoi alleati occidentali sono certi di fare tutto quello che è nelle loro possibilità per prevenire l’instaurarsi di una vera democrazia nel mondo arabo. Per capirne il perché, basta guardare gli studi dell’opinione pubblica araba, stilati dalle agenzie di sondaggio statunitensi. Anche se sono state a malapena pubblicate, di sicuro sono note ai pianificatori. Rivelano che, per la schiacciante maggioranza, gli Arabi considerano gli Stati Uniti e Israele le maggiori minacce da affrontare: questa è l’opinione del 90% degli egiziani, in tutta la regione si parla di più del 75 per cento. Alcuni arabi ritengono che l’Iran sia una minaccia: il 10 per cento. L’opposizione alle politiche degli Stati Uniti è così forte che la maggioranza crede che la sicurezza dell’area sarebbe migliorata se l’Iran avesse le armi nucleari, in Egitto, l’80 per cento. Altri dati sono simili. Se l’opinione pubblica dovesse influenzare la politica, gli Stati Uniti non solo non dovrebbero controllare la regione, ma ne sarebbero espulsi, insieme agli alleati, minando alla base i presupposti fondamentali di dominio globale.

La mano invisibile del potere

Il supporto alla democrazia è il regno degli ideologi e dei propagandisti. Nel mondo reale, il disprezzo della democrazia da parte delle élite è la norma. I fatti provano che la democrazia è sostenuta fino a quando contribuisce agli obbiettivi sociali e economici, una conclusione che viene ammessa con riluttanza dagli studiosi più seri.

Il disprezzo delle élite per la democrazia ci è stato spiegato in modo teatrale dalle rivelazioni di WikiLeaks. Quelle che hanno avuto la maggiore attenzione, seguite da una serie di commenti euforici, sono state dei cablogrammi che riportavano la notizia che gli arabi erano a favore del supporto dato dagli Stati Uniti all’Iran. L’argomento era come gestire i dittatori. Le considerazioni del pubblico non venivano menzionate. Il principio-guida è stato sviluppato con chiarezza dall’esperto per il Medio Oriente del Carnegie Endowment, Marwan Muasher, in passato alto ufficiale del governo giordano: “Non c’è niente di sbagliato, è tutto sotto controllo.” In breve, se i dittatori ci sostengono, cosa ce ne importa?

La dottrina Muasher è razionale e degna di considerazione. Per citare solo un caso, oggi molto importante, in una discussione interna tenuta nel 1958, il Presidente Eisenhower manifestò la sua preoccupazione per la “campagna di rancore” del mondo arabo contro gli Stati Uniti, non tanto da parte del governo, ma della gente. Il Consiglio Nazionale di Sicurezza (NSC) spiegò che c’era la convinzione, nel mondo arabo, che gli Stati Uniti sostenessero le dittature e bloccassero la democrazia e lo sviluppo per assicurarsi il controllo sulle risorse della regione. E la convinzione era fondamentalmente esatta, fu la conclusione dell’NSC, di modo che sarebbe stato sufficiente affidarsi alla dottrina Muasher. Gli studi del Pentagono condotti dopo l’11 settembre confermarono che lo stesso avviene oggi.

È normale per i vincitori buttare la storia nell’immondizia, mentre le vittime devono tenerla in grande considerazione. Forse possono risultare utili alcune brevi osservazioni in materia. Non è la prima occasione in cui l’Egitto e gli Stati Uniti devono affrontare problemi di questo tipo, che si muovono in direzioni opposte. Successe anche all’inizio del XIX secolo.

Gli storici dell’economia hanno sostenuto che l’Egitto era ben messo per intraprendere un rapido sviluppo economico, così come lo erano gli Stati Uniti. Entrambi avevano una ricca agricoltura – con la coltivazione del cotone, la benzina degli inizi della rivoluzione industriale – anche se gli Stati Uniti dovevano svilupparla grazie a forza-lavoro ottenuta con la conquista, lo sterminio e la schiavitù, le cui conseguenze sono oggi evidenti nei ghetti costruiti per i sopravvissuti e nelle prigioni, moltiplicatesi fino agli anni dell’amministrazione Reagan proprio per ospitare la popolazione in surplus esclusa dall’industrializzazione.

Una differenza fondamentale era data dal fatto che gli Stati Uniti avevano ottenuto l’indipendenza ed erano perciò liberi di ignorare le indicazioni della teoria economica che venne realizzata proprio in quel periodo da Adam Smith, con presupposti molto simili a quelli tenuti in alta considerazione dalle odierne società sviluppate. Smith voleva destinare le colonie liberate alla produzione di materie prime per l’esportazione e all’importazione di manifatture britanniche a più alto valore aggiunto, sicuramente non per tentare di creare un monopolio per merci fondamentali, quali il cotone. Ogni altro percorso, avvertiva Smith, “avrebbe ritardato, invece di accelerare, l’ulteriore incremento del valore della loro produzione annuale e avrebbe ostacolato, anziché promuovere, il progresso di questi paesi verso una vera prosperità e grandezza.”

Avendo ottenuto l’indipendenza, le colonie erano così libere di ignorare il suo consiglio e di seguire il percorso dell’Inghilterra in favore di uno sviluppo indipendente guidato dallo Stato, con alti dazi per proteggere l’industria dalle esportazioni britanniche, in primo luogo quelle tessili e poi quelle dell’acciaio e le altre, e di adottare numerosi altri mezzi per accelerare lo sviluppo industriale. La Repubblica indipendente cercò inoltre di ottenere il monopolio del cotone in modo da “porre tutte le altre nazioni ai nostri piedi”, in particolar modo il nemico britannico, proprio quando i presidenti dell’era Jackson annunciavano la conquista del Texas e di metà del Messico.

Per l’Egitto, un percorso simile fu ostacolato dalla potenza britannica. Lord Palmerston dichiarò che “nessuna forma di correttezza [nei confronti dell’Egitto] dovrà ostacolare la via degli importanti e fondamentali interessi” del Regno Unito per preservare la sua egemonia politica e economica, manifestando così l'“odio” verso i Muhammad Alì, “barbari ignoranti”, che avevano osato cercare un percorso indipendente, e schierando allo scopo la flotta britannica e il potere finanziario per troncare le richieste egiziane per l’indipendenza e lo sviluppo economico.

Dopo la Seconda Guerra Mondiale, quando gli Stati Uniti sostituirono la Gran Bretagna nel ruolo di potenza egemonica, Washington adottò lo stesso standard, rendendo chiaro che non avrebbe fornito aiuto all’Egitto senza che questo aderisse alle regole imposte ai più deboli – regole che gli Stati Uniti hanno continuato a violare, imponendo alte tariffe per ostacolare il cotone egiziano e provocando una dannosa mancanza di dollari. La solita interpretazione dei principi del mercato.

Noam Chomsky

Fonte: http://www.tomdispatch.com/

Link: http://www.tomdispatch.com/post/175382/tomgram:_noam_chomsky,_who_owns_the_world/#more

21.04.2011

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di SUPERVICE

Commenti (12)

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Mostra commenti 12 caricati
    1. mikaela 1 maggio 2011

      Credo che al contrario di Socratico che e' cresciuto a pane e nutella Barnard e' cresciuto a pane e Chomsky , Socratico sa solo dileggiare ed evidenziare libri o cose che gli fanno comoso.

      In questo articolo Chomsky ha evidenziato i due pesi e le due misure che gli USionisti usano e visto che leggi in inglese leggiti il link che ho messo sotto se veramente vuoi dimostrare che hai capito il pensiero di Chomsky.

      Piu' di 25.000 persone stanno marciando per difendere i diritti dei lavoratori Wisconsin Protests: Tens Of Thousands Turn Out In Madison Against Anti-Union Proposal.

      Il lavoratori della Fiat hanno accettato la farsa di Marchionne solo perhe' sono stati lasciati soli, era su questo che si doveva focalizzare la discussione non sulla solita tiritera che i soliti troll portano avanti per far tacere chi sa.

    1. walterkurtz 1 maggio 2011

      "Leggiti questo che dice Chomsky ( ma dubito che tu capisca l'inglese ) vedrai che non mi sbaglio di una virgola." Supponenza fuori luogo: tu che come hai qui ricordato tante volte vivi "all'estero" e B non siete gli unici in grado di leggere l'inglese (acc. l'nglese, non l'ungherese...).

    1. mikaela 30 aprile 2011

    1. mikaela 30 aprile 2011

      @ sokratico

      Ckomsky ha scritto piu' di 150 libri, quello che ti suggerirei di leggere con la massima urgenza e'quello che dice qui sotto:

      MEDIA CONTROL [www42.tok2.com]

      " Manipolazione attraverso i mass media"

      Purtroppo Chomsky all'epoca non conosce Grillo, Travaglio, Santoro, Gabanelli Di Pietro &C. altrimenti li avrebbe inseriti tutti.

      Inoltre vorrei ricordare che Chomski era un professore universitario non un Giornalista con le S-palle larghe come Barnard come nessuno mai in Italia, per questo e' stato messo a tacere.

      Chomsky e' rimasto nella sua universita' ed e' diventato famoso per i suoi libri, al contrario di Barnard che piu' diventava famoso per le sue inchieste tanto piu' scomodo diventava.

      Fino a quando ha fatto comodo alla sinistra e' rimasto in televisione poi quando la sinistra e' andata ad abbracciare la destra perche' senno' non magnava Barnard e' stato fatto fuori.

      Poi sono subentrati i sopracitati Left-Gatekeepers che controllano i media, e mica possono magnare sempre gli stessi ogni tanto bisogna fare il TURN-OVER

      Leggiti questo che dice Chomsky ( ma dubito che tu capisca l'inglese ) vedrai che non mi sbaglio di una virgola.

      Non era il caso di nominare Barnard,(magra figura che ci stai facendo) perche' se lui ha salutato e non scrive piu' in italiano, la sua pagina Web e' ancora in rete e pure io.

    1. mikaela 30 aprile 2011

      Ckomsky ha scritto piu' di 150 libri, quello che ti suggerirei di leggere con la massima urgenza e'quello che dice qui sotto:

      MEDIA CONTROL [www42.tok2.com]

      " Manipolazione attraverso i mass media"

      Purtroppo Chomsky all'epoca non conosce Grillo, Travaglio, Santoro, Gabanelli Di Pietro &C. altrimenti li avrebbe inseriti tutti.

      Inoltre vorrei ricordare che Chomski era un professore universitario non un Giornalista con le S-palle larghe come Barnard come nessuno mai in Italia, per questo e' stato messo a tacere.

      Chomsky e' rimasto nella sua universita' ed e' diventato famoso per i suoi libri, al contrario di Barnard che piu' diventava famoso per le sue inchieste tanto piu' scomodo diventava.

      Fino a quando ha fatto comodo alla sinistra e' rimasto in televisione poi quando la sinistra e' andata ad abbracciare la destra perche' senno' non magnava Barnard e' stato fatto fuori.

      Poi sono subentrati i sopracitati Left-Gatekeepers che controllano i media, e mica possono magnare sempre gli stessi ogni tanto bisogna fare il TURN-OVER

      Leggiti questo che dice Chomsky ( ma dubito che tu capisca l'inglese ) vedrai che non mi sbaglio di una virgola.

      Non era il caso di nominare Barnard,(magra figura che ci stai facendo) perche' se lui ha salutato e non scrive piu' in italiano, la sua pagina Web e' ancora in rete e pure io.

    1. unodipassaggio 30 aprile 2011

      tu hai letto "perchè ci odiano", vero?

    1. RicBo 30 aprile 2011

      Chomsky e Barnard sono da anni in ottimi rapporti di amicizia, la differenza sta nel fatto che Barnard vive in Italia, un paese fondamentalmente illiberale e conformista che distrugge ed elimina il 'diverso' anche se possiede un enorme talento, mentre Chomsky è figlio di un paese che è criticabile ed imperialista quanto si vuole ma permette a chiunque di essere se stessi.

    1. RicBo 30 aprile 2011

      Barnard e Chomsky sono da anni in ottimi rapporti di amicizia

    1. AlbertoConti 30 aprile 2011

      "...adottare numerosi altri mezzi per accelerare lo sviluppo industriale..." ecco, questo sembra essere lo scopo principale dell'indipendenza dall'estero, da un mondo di altri popoli che seguitano a scannarsi per avere "il controllo" del resto del mondo, a scopo di privilegio proprio. Un concetto di impero che attraversa tutta la nostra storia. Ma lo "sviluppo industriale", o sviluppo economico tecnologicamente assistito, è una macchina dall'appetito insaziabile di risorse naturali, oltre che di risorse umane. Solo che mentre le seconde aumentano sconsideratamente, le prime si esauriscono rapidamente, all'interno dei ristretti limiti del pianeta. Insomma crescono gli appetiti e inevitabilmente i privilegi, ancora intesi come il premio dei vincitori. Ma non è divenuto puerile questo atteggiamento? Cos'altro deve mostrarci la tecnologia, frutto dell'intelligenza umana, per "convincerci" che siamo tutti sulla stessa barca? Già, la ragione è l'unico mezzo per "convincerci", che letteralmente significa "vincere insieme", ovvero un paradosso dal momento che sarebbe una vittoria senza sconfitti. Un paradosso molto difficile da realizzare, quasi "contro natura", se intendiamo per natura umana quella manifestata fin qui. Ma se è l'unico mezzo di sopravvivenza della specie? Che ne dite, non vale la pena di provarci? I bambini hanno una loro logica ben precisa, molto vicina al mondo naturale, dei rapporti di forza. Ma anche un bambino prima o poi cresce, matura, capisce quali limiti non vanno violati per stare in società. E a quei pochi ragazzacci che vivono un adolescenza da bulli vanno dati dei salutari schiaffoni. La tecnologia è abbastanza matura, e i "tecnologi" cosa aspettano a maturare, a spezzare la "trappola del privilegio"?

    1. Sokratico 30 aprile 2011

      Questi sono gli articoli che voglio leggere su CDC, non le auto-incensazioni arroganti di Barnard...

      Chomsky è, già in vita e già da decenni, considerato forse il maggior linguista del '900, con De Saussure. E' uno degli intellettuali più lucidi e spietati, attivista dei diritti umani fin dagli anni '60...



      Chissà un uomo del genere perchè non sente il bisogno di insultare tutti coloro che non sono d'accordo con lui? Forse perchè è una persona, molto banalmente, migliore di Barnard?



      Di Chomsky leggete:

      -"la Quinta Libertà" sullo sterminio in Salvador e sul terrorismo internazionale degli Stati Uniti



      -"La Fabbrica del Consenso" sull'atteggiamento connivente dei giornali e dei media USA nei confronti della "guerra sporca" in Nicaragua..



      - "Terrore Infinito" una tra le più documentate analisi di cosa significhi realmente nella questione Israelo-Palestinese la locuzione "processo di pace"...il titolo dice tutto.



      Tutti testi che grondano letteralmente documentazione autorevole, rigorosa, niente affatto spettacolare...


    1. ROE 30 aprile 2011

      Noam Chomsky descrive lucidamente i fatti come sono. Ma, come sosteneva Marx, «È nella pratica che occorre che l'uomo esperisca sia la verità, ossia la realtà, sia la potenza del suo pensiero. Qui ed ora.» Ed ancora «I filosofi hanno fino ad ora intepretato il mondo, si tratta adesso di trasformarlo.» Questo http://www.marusi.org/pit.htm lo sta facendo così http://holos.wgov.org/holosbank.com/unigov/Anthro-It.pdf

    1. fix 29 aprile 2011


      http://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=Forums&file=viewtopic&t=34777



      Dall' articolo :


      Gli Stati Uniti e i suoi alleati occidentali sono certi di fare tutto quello che è nelle loro possibilità per prevenire l’instaurarsi di una vera democrazia nel mondo arabo. Per capirne il perché, basta guardare gli studi dell’opinione pubblica araba, stilati dalle agenzie di sondaggio statunitensi. Anche se sono state a malapena pubblicate, di sicuro sono note ai pianificatori. Rivelano che, per la schiacciante maggioranza, gli Arabi considerano gli Stati Uniti e Israele le maggiori minacce da affrontare: questa è l’opinione del 90% degli egiziani, in tutta la regione si parla di più del 75 per cento. Alcuni arabi ritengono che l’Iran sia una minaccia: il 10 per cento. L’opposizione alle politiche degli Stati Uniti è così forte che la maggioranza crede che la sicurezza dell’area sarebbe migliorata se l’Iran avesse le armi nucleari, in Egitto, l’80 per cento. Altri dati sono simili. Se l’opinione pubblica dovesse influenzare la politica, gli Stati Uniti non solo non dovrebbero controllare la regione, ma ne sarebbero espulsi, insieme agli alleati, minando alla base i presupporti fondamentali di dominio globale.

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