Home / ComeDonChisciotte / IL MONDO NEL PALMO DELLE LORO MANI: BILDERBERG 2005 PARTE SECONDA

IL MONDO NEL PALMO DELLE LORO MANI: BILDERBERG 2005 PARTE SECONDA

DI DANIEL ESTULIN

A causa del blackout mediatico pressoché totale riguardante la riunione del Bilderberg di quest’anno svoltasi dal 5 all’8 maggio, la conoscenza di quel poco che è filtrato attraverso i muri guardati a vista del Dorint Sofitel Seehotel Uberfahrt a Rottach-Egern, in Baviera, è limitata ai lettori delle pubblicazioni Internet che sfidano le verità imposte dai mezzi di comunicazione di massa statunitensi e dalla corrotta amministrazione Bush.
Le discussioni intrattenute dai partecipanti al Bilderberg, e gli accordi che hanno raggiunto, influenzeranno il corso della civiltà occidentale e il futuro dell’intero pianeta. Questa riunione si è svolta in totale segretezza ed a porte chiuse, protetta da una falange di guardie armate.E, a proposito di natura umana, il potere corrompe gli animi. Corrompe gli animi di chi lo maneggia, così come corrompe gli animi di chi cerca di influenzare coloro che lo maneggiano. I mass media fanno parte da lungo tempo di questa elite. La stampa libera è un mito quando è posseduta dai potenti. Solo quando le tante piccole persone se ne riapproprieranno il “diritto a sapere” potrà essere di nuovo esercitato.


Nel mondo Orwelliano del giornalismo moderno, dove una nuova forma di politicamente corretto domina ogni espressione, il linguaggio si sta contraendo. Poiché lo scopo del controllo mentale totalitaristico è di rendere il politicamente scorretto non esprimibile, le parole vengono ormai usate non come strumento di dibattito, ma come il modo di chiudere tutte le discussioni.

Nelle politiche del Bilderberg, la vita è compressa da un ristretto numero di persone che passano un breve lasso di tempo all’interno di un cerchio dal raggio striminzito.

Tassa ONU

Qualcuno ha posto il problema riguardo a come far accettare la tassazione globale al pubblico americano. Un membro della Commissione Europea ha suggerito di usare la retorica dell’aiutare le nazioni a costruire società stabili e pacifiche, una volta che il conflitto ha perso la sua funzione di cavallo di battaglia. Un ex membro della Commissione invece sosteneva che il momento migliore per battere cassa sarebbe stato quello immediatamente successivo al calo del conflitto, mentre il mondo è soggetto a brutali immagini di distruzione. Un partecipante norvegese dissentiva. Sembra che fosse Bjorn T. Grydeland, Ambasciatore Norvegese alle Nazioni Unite, il quale sosteneva invece che è molto più semplice ottenere l’attenzione del mondo e soldi per una regione quando il conflitto esplode.

Tutto questo veniva confermato a posteriori quando il Ministro degli Esteri Danese Per Stig Moller, durante un recente dibattito alle Nazioni Unite, dichiarava in via ufficiale che “se la comunità internazionale non è in grado di agire prontamente, la pace fragile è a rischio, con la susseguente perdita di altre vite umane.” Fino al 1° luglio 2005 la Danimarca deterrà la presidenza del Consiglio, dopodichè questa passerà in mano britannica.

I Bilderberger stanno pianificando di usare quella che loro stessi hanno denominato Commissione delle Nazioni Unite per il Mantenimento della Pace, apparentemente per aiutare la pace a vincere nei paesi che hanno recentemente subito un conflitto, in realtà come strumento segreto di imposizione di una tassa mondiale a favore delle Nazioni Unite ed a carico dell’ignara popolazione mondiale.

Jim Tucker disse lo stesso nel suo Bilderberg Report in the American Free Press quando scrisse, “C’è stata una discussione informale sul momento migliore per votare alle Nazioni Unite a proposito dell’imposizione di una tassa mondiale diretta, da realizzarsi sottoforma di un dazio di 10 centesimi al barile di petrolio estratto dai pozzi. Questo è un processo fondamentale per la realizzazione del progetto del Bilderberg riguardante la creazione di un governo mondiale formale. Una tassa diretta di questo tipo è simbolicamente importante. La tassa globale proposta dal Bilderberg è in pendenza alle Nazioni unite da tre anni, ma la questione è stata sapientemente oscurata dai mass media statunitensi, controllati dallo stesso gruppo Bilderberg.

Mark R. Warner, governatore della Virginia e ospite regolare alle riunioni del Bilderberg, ha espresso preoccupazione a proposito del maggiore carico di responsabilità finanziaria che graverebbe sugli Stati Uniti in conseguenza di un’azione del genere. A questo punto Josè M.Durao Barroso, Presidente della Commissione Europea, esprimeva un parere condiviso da molti Bilderberger, ovvero che gli Stati Uniti non stanno contribuendo in modo giusto agli aiuti economici in favore dei paesi poveri. Le mie fonti confermano il rapporto di Jim Tucker secondo il quale “Kissinger e David Rockefeller, tra gli altri americani, confermavano e annuivano in segno di approvazione.” Nonostante gli Stati Uniti contribuiscano in aiuti economici più di qualsiasi altro paese del mondo, i Bilderberger e le Nazioni Unite sono in procinto di chiedere loro ulteriori finanziamenti per andare incontro alle proposte di mantenimento della pace.

Petrolio al picco

Un Bilderberger americano si chiedeva che cosa ci voglia perchè il prezzo del petrolio torni a 25$ al barile. Un altro Bilderberger americano, si pensa Allan E.Hubbard, assistente del Presidente per la politica economica, laconicamente puntualizzava come il pubblico non realizzi che la conseguenza dell’ottenimento di petrolio a basso costo sarebbe lo scoppio della bolla del sistema dominato dal debito. Un Bilderberger sempre americano riportava che se il prezzo del petrolio tornerà ai 25$ al barile di qualche tempo fa, la bolla del debito scoppierà immediatamente.

Martin S.Feldstein, presidente del National Bureau of Economic Research, aggiungeva che il prezzo di 50$ al barile implica un maggiore flusso di moneta circolante. Secondo le informazioni pubbliche disponibili, gli Stati Uniti consumano quotidianamente all’incirca 20 milioni di barili di petrolio su un consumo totale mondiale di 84 milioni di barili. A 50$ al barile, la spesa statunitense per il petrolio arriva a 1 miliardo di dollari al giorno, 365 miliardi di dollari all’anno, cioè più o meno il 3% del prodotto interno lordo degli USA nel 2004. Un 60% del consumo statunitense e’ importato al costo di 600 milioni di dollari al giorno, 219 miliardi di dollari all’anno.

Un uomo robusto e di bassa statura chiedeva se il prezzo crescente del petrolio avrebbe influenzato la crescita economica. Un partecipante seduto in prima fila notava come prezzi dell’energia più alti non spostino denaro fuori dal ciclo economico, ma piuttosto causino una riallocazione del profitto da un settore commerciale ad un altro. Un Bilderberger americano si chiedeva che cosa avrebbe significato per il pubblico un incremento del prezzo del petrolio. Un gentiluomo presente, alto e longilineo, meditava a voce alta sul fatto che una maggiore spesa petrolifera significa la riduzione dei consumi in altri settori, a meno che non si riesca ad incrementare il guadagno derivante dal maggiore flusso di moneta in circolazione. Un Bilderberger francese notava a questo punto che nelle società occidentali un guadagno maggiore si traduce in orari di lavoro più lunghi, il che sovente si traduce in standard qualitativi di vita più bassi.

Qualcuno sollevava la questione dell’impatto di un rapido aumento dei prezzi dell’energia sui patrimoni. Un Bilderberger tedesco rispondeva che l’effetto netto è, di fatto, il deprezzamento della moneta, che viene confuso con una crescita.

Un generale USA notava come le spese di guerra aiutino il rilancio dell’economia, aggiungendo anche come il trucco per tenere l’opposizione a bada sia limitare i danni collaterali in suolo straniero.

Un Bilderberger britannico notava che un ipotetico prezzo di 120$ al barile sarebbe di grande beneficio per Gran Bretagna e Stati Uniti, ma che una tale situazione sarebbe ancora più vantaggiosa per Russia e Cina. Un esperto in Relazioni Internazionali e studi politici sottolineava che per la Cina sarebbe come la scoperta dell’Eldorado. I Cinesi importano energia non per il consumo interno, ma piuttosto per alimentare le loro crescenti esportazioni a basso prezzo; il costo dell’energia cosi ottenuta viene quindi sostenuto dai compratori stranieri delle merci. Un banchiere europeo aggiungeva che la Russia potrebbe effettivamente causare la svalutazione del dollaro, rinegoziando i pagamenti dei propri commerci energetici in Euro invece che in dollari, e forzando così le banche centrali europee a riequilibrare le proprie riserve di scambio estere in favore dell’Euro. Il governatore della Banca Centrale Europea, Jean-Claude Trichet, era presente al dibattito.

Linee aeree Americane e Fondi Pensione

Un Bilderberger americano chiedeva che effetto poteva avere il prezzo di 50$ al barile di petrolio sulla situazione critica dei fondi pensione governativi. Alti prezzi del petrolio minacciano la vitalità delle compagnie aeree e il settore degli automezzi. Le pensioni degli impiegati della US Airways sono state recentemente annullate dalla corte fallimentare. La United Airlines ed altre compagnie sono anche loro sulla lista. Un Bilderberger americano puntualizzava che la Sicurezza Sociale statunitense sta fronteggiando la più grande crisi finanziaria degli ultimi decenni. Lo spettro è stato evocato dal mancato adempimento dei propri obblighi sociali da parte delle compagnie nei confronti dei dipendenti. Qualcuno commentava che i fondi pensione governativi non saranno sufficienti a spalleggiare un così largo deficit degli obblighi sociali industriali.

Premio Nobel per la Pace

L’apparizione al Bilderberg 2005 di uno dei membri del Comitato per l’assegnazione del Premio Nobel per la Pace, Geir Lundestad, è da ricondurre (secondo fonti competenti a riguardo) a una pressione a tutto campo esercitata sul Comitato dagli Americani, dagli Inglesi e dagli Israeliani affinché l’ambito Premio non venga assegnato a Mordechai Vanunu, un tecnico nucleare israeliano. Vanunu ha passato 18 anni in una prigione israeliana – di cui undici e mezzo in isolamento – per aver fornito ad un quotidiano inglese nel 1986 le prove dell’esistenza di un arsenale nucleare israeliano. Se Vanunu vincesse il Nobel per la Pace, si scatenerebbe uno scomodo interesse a proposito dell’arsenale nucleare israeliano, specialmente nel momento in cui sta crescendo l’evidenza di un futuro intervento congiunto israeliano-americano contro l’Iran colpevole dello sviluppo di un programma nucleare. Una forte pressione è stata esercitata su Lundestad affinché non scelga Hans Blix, ispettore delle Nazioni Unite per gli armamenti in Iraq, né Mohamed el Baradei, direttore generale dell’Agenzia Atomica Internazionale, uomo che il presidente Bush ha tentato di rimuovere dal suo ufficio perchè non abbastanza intransigente con l’Iran.

Alcuni candidati al Premio Nobel per la Pace di quest’anno sono George Bush e il Primo Ministro britannico Tony Blair, per il supposto impegno profuso nel mantenimento della pace mondiale; l’Unione Europea; il Presidente Francese Jacques Chirac; l’ex Presidente Ceco Vachlav Havel; Papa Giovanni Paolo II; il dissidente cubano Oswaldo Paya e il Senatore americano Richard Lugar insieme all’ex Senatore Sam Nunn per il loro Progarmma Cooperativo di Riduzione della Minaccia, che si propone di smantellare le armi atomiche residue dell’ex Unione Sovietica.

Prostitute Giornalistiche

Uno dei segreti meglio tenuti è il grado di appartenenza di conglomerati enormi al Gruppo Bilderberg, al Consiglio sulle Relazioni Estere (CFR), alla Nato, al Club di Roma e alla Commissione Trilaterale, gruppi che controllano di fatto il flusso di informazioni circolanti nel mondo, e decidono ciò che noi vediamo in televisione o ascoltiamo alla radio o leggiamo su quotidiani, riviste e libri.

Tra i partecipanti alle riunioni del Bilderberg c’è sempre stato qualche rappresentante di tutti i maggiori quotidiani e network Americani ed Europei. L’impropriamente denominata stampa libera mantiene la propria solenne promessa di non riportare nulla. Questo è il modo in cui il Bilderberg tiene ciò che lo riguarda sotto totale silenzio in Europa e negli USA.

Gli invitati di quest’anno includevano Nicolas Beytout, capo editore, Figaro; Oscar Bronner, editore e pubblicatore, Der Standard; Donald Graham, direttore, Washington Post; Matthias Nass, editore, Die Zeit; Norman Pearlstine, capo editore, Time; Cuneyt Ulsevere, editorialista, Hurriyet; John Vinocur, corrispondente anziano, International herald Tribune; Martin Wolf, editore associato, Financial Times; fareed Zakaria, editore, Newsweek International; Klaus Zumwinkel, direttore, Deutsche Post; John Micklethwait, editore americano, The Economist; Adrian Woolridge, corrispondente estero, The Economist. Micklethwait e Woolridge erano incaricati di tenere a registro l’intera riunione.

Cina e Tessile

La discussione è iniziata con una serie di domande retoriche poste dallo speaker. La Cina sta veramente abusando del proprio vantaggio competitivo, o è vittima degli Usa e dell’UE? Stiamo per assistere ad una guerra commerciale? La Cina dovrebbe o no rivalutare la propria moneta (lo yuan), e se si, come lo dovrebbe fare?

Un Bilderberger americano sottolineava che la Cina del 2005 e’ uno dei leader economici mondiali le cui azioni influenzano l’economia planetaria. Un altro americano, si pensa Micheal A.Ledeen dell’American Enterprise Institute diceva che se la Cina non provvede a rivalutare lo yuan l’intero sistema commerciale mondiale potrebbe cadere. La situazione corrente e’ pericolosa per il sistema economico cinese, a causa dell’eccesso di liquidità.

Elena Nemirovskaya, fondatrice della Moscow School of Political Studies, chiedeva che cosa succederà se allo yuan sarà permesso di oscillare liberamente. Un economista rispondeva che questo potrebbe portare a conseguenze molto serie sui mercati finanziari mondiali. Le riserve estere cinesi sono formate in larga parte da buoni del tesoro statunitensi. Un apprezzamento dello yuan causerebbe il relativo deprezzamento delle riserve cinesi in dollari. Un Bilderberger tedesco notava come questa situazione potrebbe costringere la Federal Reserve ad innalzare i tassi di interesse, causando l’arresto dell’attuale boom immobiliare negli Stati Uniti.

Un partecipante olandese di taglia robusta affermava che il Fondo Monetario Internazionale deve giocare un ruolo attivo nel sostenere lo yuan.

A questo punto un Bilderberger italiano chiedeva: “C’è quindi il reale pericolo che questa disputa degeneri in una guerra commerciale a tutto campo?” “Probabilmente no”, secondo un non identificato partecipante biondo del Nord Europa – si presume uno svedese – “perchè la Cina è totalmente integrata nell’economia di mercato”. Un Bilderberger americano insieme ad un membro del governo Usa notavano che l’atteggiamento dominante fa parte del piano messo in atto allo scopo di rimandare gli elettori a casa contenti.

La mossa della Cina all’interno della regione del Mekong non e’ passata inosservata alla riunione. William J.Luti, deputato del Segretario della Difesa per il Medio Oriente ed il SudEst Asiatico, spiegava che la rapida espansione cinese nella regione del Mekong, compresi Cambogia, Laos, Myanmar, Tailandia e Vietnam, potrebbe nuocere agli interessi Usa nell’area. Una mossa del genere può portare ad un accrescimento del ruolo cinese nell’area del SudEst Asiatico. Negli ultimi anni la Cina ha investito fortemente nello sviluppo delle infrastrutture che collegano il Sudovest cinese alla regione del Mekong.

Un Bilderberger europeo puntualizzava poi che la Cina e’ decisamente dipendente delle importazioni di petrolio. Quando chiesto in che misura lo fosse, un uomo alto con gli occhiali, presumibilmente Jeroen van der Veer, direttore della Royal Dutch Shell, rispondeva che il 40% delle forniture cinesi sono di importazione.

Di fatto, l’ingresso della Cina nella regione del Mekong e’ frutto della consapevolezza che le proprie risorse energetiche sono vulnerabili alle interferenze. In tutto, il 32% delle forniture; l’arteria della Cina, passano attraverso l’angusto e facilmente bloccabile stretto di Malacca.

Iran-Russia-Cina

Un Bilderberger francese chiedeva ad Henry Kissinger se l’atteggiamento aggressivo nei confronti dell’Iran significava l’inizio di nuove ostilità. Richard Haass, Presidente del Consiglio sulle Relazioni Estere (CFR), chiedendo il proprio turno per parlare, definiva l’ipotesi di un intervento in Iran irrealistica a causa delle dimensioni del paese e della popolazione, per non menzionare i miliardi che si spenderebbero per portare le operazioni fuori dal suolo. Impantanati fino agli occhi in Iraq, gli Stati Uniti tendono a voler evitare una nuova avventura in territorio ostile contro un nemico molto più in salute, sia meglio preparato che meglio organizzato. Un Bilderberger svizzero chiedeva se un ipotetico attacco all’Iran comprenderebbe un attacco preventivo ai suoi siti nucleari. Richard Haass replicava che un attacco del genere sarebbe controproducente poichè le opzioni di contrattacco iraniano vanno “dallo scatenare il terrorismo e l’instabilità in Iraq, Afghanistan e Arabia Saudita alla possibilità di far innalzare il prezzo del petrolio così tanto da provocare una crisi economica globale.”

Durante la cena, secondo svariate fonti, Richard Perle ha criticato la posizione di Haass e ha spiegato le ragioni della sua opposizione a questo punto di vista.

Una donna, si pensa Heather Munroe-Blum, vicedirettore della McGill University in Quebec, Canadan poneva una domanda retorica riguardo a cosa succederà se l’Iran continuerà nella costruzione di un arsenale nucleare? Haas replicava che in quel caso gli Stati Uniti non avrebbero avuto altra scelta che garantire all’Iran lo stesso status riconosciuto a Pakistan ed India.

Un generale Usa commentava che l’alleanza Cina-Russia-Iran sta cambiando la situazione geopolitica nell’area. Un avvicinamento tra Russia e Cina e’ visto dai Bilderberger come un evento significativo da non sottovalutare, nonostante abbia suscitato ben poco interesse nei mass media in Occidente. Veniva citato un dossier governativo Usa, secondo il quale i cinesi hanno speso somme ingenti per l’acquisizione delle ultime sofisticatissime tecnologie di armamenti russe. Qualcuno aggiungeva che l’alleanza Cina-Russia non si limita al commercio militare e che lo scambio di beni non militari e’ cresciuto del 100% dall’inizio della Presidenza Bush. Un delegato della conferenza, si crede Anatoliy Sharansky, ex ministro israeliano per Gerusalemme e la Diaspora, ha asserito categoricamente durante un cocktail serale che il contrappeso naturale all’alleanza Mosca-Pechino-Teheran è l’asse Usa-Israele-Turchia.

Un esperto del mondo della finanza europeo interveniva poi sulla situazione economica della Russia, parlando dei progressi fatti da quel paese rispetto a 4 anni fa, dovuti in gran parte agli introiti derivanti dalle tasse sulla produzione di armi e di combustibili, e alle esportazioni come risultato dell’enfasi sulla produzione militare; questi risultati hanno permesso la crescita dei salari e delle pensioni, dando una grossa spinta al consumo privato. Un Bilderberger tedesco chiedeva poi a Richard Perle se la “guerra al terrorismo” si sarebbe intensificata durante il secondo mandato di Bush.

Il sentimento del tipo “quando è troppo, è troppo” riguardante le deliranti dichiarazioni di stampo hitleriano di Bush sulla volontà di cambiare i regimi nel mondo non era confinato ai rappresentanti europei del gruppo Bilderberg. Haass ha affrontato direttamente Richard Perle durante il cocktail serale del sabato dicendogli che l’amministrazione Bush aveva decisamente sovrastimato le proprie capacità di cambiare il mondo. Haass, secondo svariate fonti presenti, ha dichiarato che i cambi di regime suscitano attrattiva perchè “è meno sgradevole della diplomazia e meno pericoloso della convivenza con nuovi stati nucleari.” Tuttavia, egli notava, “C’e’ solo un problema, ovvero e’ altamente improbabile ottenere presto l’effetto desiderato.”

Iran

La presenza di un generale Usa come James L. Jones, Supremo Comandante delle Forze Alleate in Europa e dell’ex generale d’Armata John M.Keane alla riunione del Bilderberg di quest’anno, ci suggerisce che il prossimo passo della conquista e’ sul punto di essere intrapreso.

Un neocon americano in uno di quei pomeriggi diceva di essere convinto che “il Movimento di Opposizione Iraniano” avrebbe scalzato i mullah dal potere. Al che Nicholas Beytout, capo editore del quotidiano francese Le Figaro, esclamava: “Non lo crederete davvero!”. Un gentiluomo svizzero, alto e calvo – si pensa fosse Pascal Couchepin, alla testa del potente Dipartimento per gli Affari Interni -, replicava riflessivamente che una cosa simile avrebbe portato al compattamento degli iraniani a fianco del proprio governo. Terminava la frase dicendo “Non conoscete gli Iraniani”.

Il clima si e’ fatto pesante ad un certo punto quando un Bilderberger francese alzando la voce all’indirizzo di Kissinger diceva che “un attacco all’Iran provocherà un’escalation incontrollabile.” Secondo fonti interne alla CIA e alle unità speciali dell’Esercito degli Usa incaricati della sicurezza della delegazione Statunitense a Rottach-Egern, sia la CIA che l’FBI sono in aperta rivolta contro la Casa Bianca e Bush.

Un membro del Parlamento greco ha chiesto a Eival Gilady, consulente strategico del Primo Ministro Israeliano Sharon “Che cosa succederebbe se l’Iran rispondesse all’attacco?” Una risposta e’ stata che anche se gli Stati Uniti o Israele si frenassero nell’utilizzo di armi nucleari tattiche, un attacco ai siti di produzione nucleare iraniani porterebbe alla nascita di una coalizione di stati vicini contrari e un probabile disastro atomico con la contaminazione nucleare dell’intera area. La domanda successiva e’ stata “Quanto di questa guerra c’entra con il tentativo degli Stati Uniti di prevenire che l’Iran diventi una potenza regionale?”

Un Bilderberger francese voleva sapere se il futuro attacco all’Iran avrebbe coinvolto Usa ed Israele congiuntamente, o “sarebbe un’operazione affidata alla Nato?” La questione è stata indirizzata al Segretario Generale della Nato, Jaap G. de Hoop Scheffer. Un altro Bilderberger europeo voleva sapere come gli Usa avrebbero gestito tre conflitti simultaneamente, riferendosi ad Afghanistan, Iraq e anche Iran. Il lettore si ricordi che allo stato attuale ci sono in Iraq 150.000 soldati incapaci di muoversi verso altri teatri di operazione perchè bloccati da efficace resistenza.

La delegazione Israeliana è stata spinta a rispondere sulla volontà e la consapevolezza del proprio paese ad usare armi nucleari contro l’Iran. La risposta e’ stata incoerente.

Quello che è piuttosto terrificante riguardo all’Iran come teatro di operazione è che, secondo le nostre fonti ben informate entrambe appartenenti al gruppo Bilderberg, ci sono due date alternative stabilite per l’invasione. La prima possibilità riguarda l’inizio delle operazioni in pieno Agosto, l’altra prevede l’inizio della campagna nel tardo autunno. Sostanzialmente vengono confermate le informazioni fornite da Scott Ritter, ex marine diventato ispettore degli armamenti per l’UNSCOM, che ha dichiarato che “George Bush ha ‘firmato’ piani per bombardare l’Iran nel giugno 2005”. Ritter prosegue dicendo che la data di giugno suggerisce che gli Stati Uniti ed Israele sono “pronti ad agire”.

Russia

La discussione era iniziata con un esperto in relazioni internazionali europeo che prevedeva che nei prossimi anni la Russia si farà valere sempre di più, sfidando l’amministrazione Bush ed i suoi obiettivi di politica estera. Qualcuno domandava poi apertamente al comitato se il mondo e’ più sicuro ora rispetto al 2001, e se fra quattro anni lo sarà ancora di più. Un olandese rispondeva che vi sono pochi dubbi riguardo al fatto che la pesante politica americana nel Medio Oriente abbia sostanzialmente rinforzato la mano del terrorismo. Un Bilderberger danese si chiedeva che cosa fosse successo alla promessa degli Usa di affrontare la questione Iraq in maniera soft, riferendosi alle tattiche di assedio impiegate dagli Americani a Fallujah, che hanno giocato un ruolo importante nell’alienazione di una larga parte degli stati arabi moderati. In più, proseguiva l’olandese, il terrorismo non e’ stato confinato allo scenario iracheno, ma ha subito una crescita attraverso l’Asia, l’Africa e la maggior parte del Medio Oriente.

Una donna bionda – probabilmente Therese Delpech, direttore degli Affari Strategici alla Commissione per l’Energia Atomica – ha detto che le decisioni unilaterali degli Stati Uniti hanno come solo risultato l’alienarsi nazioni amichevoli e incoraggiare i combattenti nemici. “Gli Usa non sono onnipotenti. Devono coordinare le loro politiche con altri poteri forti per raggiungere i loro obiettivi.”

Un esperto petrolifero si pensa inglese – possibilmente John Kerr, codirettore della Royal Dutch Shell – concentrava la sua attenzione sull’oleodotto che collega la Siberia con il Nord della Cina. I Bilderberger si sono chiesti apertamente che ripercussioni ci sarebbero state nel medio termine a causa di quest’accordo. Un banchiere d’investimenti americano ha chiesto quanto petrolio ci si aspetta fluisca attraverso quell’oleodotto. La risposta offerta da un altro appartenente ai cartelli petroliferi calcolava tra i 65 e gli 80 milioni di barili all’anno.

Notizie varie

Durante una sessione del sabato, il neocon Richard Perle è stato visto e sentito parlare con un gruppo di Bilderberger, tra i quali figuravano Philippe Camus, presidente dell’Agenzia Spaziale Europea; Donald Graham, direttore del Washington Post e James L. Jones, Supremo Comandante delle Forze Alleate in Europa. L’argomento di discussione erano i prossimi lanci di prova del missile indiano Agni 3 a medio raggio, capace di trasportare testate nucleari. James Jones ha detto che un’arma del genere incrementerebbe di molto le capacità dell’India perchè, secondo il generale ‘quadristellato’, il potere strategico di deterrenza indiano si eleverebbe fino all’interno della vicina Cina. Difatti, il Dr M.Natarajan, a capo della prestigiosa Organizzazione di Ricerca e Sviluppo per la Difesa, ha espresso lo stesso concetto due settimane fa a Nuova Delhi.

Oltre a questo, i Bilderberger hanno discusso su come dare una spolverata all’immagine noiosa del futuro leader tedesco, Angela Merkel. Un Bilderberger di bassa statura, sovrappeso, ha offerto la propria opinione secondo cui per far accettare la Merkel al più vasto pubblico tedesco possibile è necessario che il capo dell’opposizione Cristiano Democratica ridefinisca il concetto di “valori familiari”. I Bilderberger tedeschi, ben consci della conservatrice psiche collettiva bavarese, credono che la Merkel, divorziata con un dottorato in fisica, non sia affidabile nell’attrarre i voti sufficienti nelle aree più conservatrici del paese. L’idea, secondo chi ha potuto ascoltare la conversazione, e’ quella di focalizzare le prossime campagne sul concetto di famiglia piuttosto che sul matrimonio come istituzione.

I Bilderberger che mettono da parte Schroeder a favore di un nuovo candidato potrebbe tranquillamente significare che dopo 3 anni di lotte tra Bilderberger europei ed americani riguardo alla guerra in Iraq la società segreta e’ pronta a fare un passo in avanti verso una politica rivista e tesa alla coesione. Bisogna ricordare che Schroeder, insieme al Presidente Chirac, fu uno dei critici più forti in Europa riguardo alla guerra in Iraq. Sia Schroeder, rappresentante della sinistra che la Merkel, esponente di destra, sono in mano al gruppo Bilderberg. E’ stata la politica del gruppo fin dal 1954 quella di controllare entrambi i cavalli che partecipano alla corsa. Per fare un esempio, ogni Presidente degli Stati Uniti appartiene al gruppo Bilderberg o al suo gemello, il Consiglio per le relazioni Estere. Nonostante Bush Jr non fosse materialmente presente alla riunione di Rottach-Egern, il governo Usa era ben rappresentato da William Luti, Richard Perle e Dennis Ross del Washington Institute for Near Policy.

Conclusione

La storia insegna per analogie, non per identità. L’esperienza storica non serve a stare nel presente guardando all’indietro. Piuttosto dovrebbe spingere ad andare indietro nel passato per ritornare nel presente con una coscienza più ampia ed intensa rispetto a cio’ che era prima.

Se la democrazia è il governo del popolo, agende governative segrete e cricche di influenza sui decisori che lavorano per il proprio tornaconto sono incompatibili con essa. L’idea di sfere di influenza clandestine che conducono campagne segrete e’ quindi estranea alla nozione di democrazia e dev’essere combattuta con determinazione zelante.

Attraverso bugie e offuscamenti, il gruppo Bilderberg cerca disperatamente di spingere la popolazione contro la sua volontà in un mondo totalitario, con un governo unico, una moneta unica, e una religione universale.

Quelli tra noi che sono veramente interessati e preoccupati del futuro della politica, che sia domestica o internazionale, non si possono permettere di ignorare il fatto che il truce Governo Unico Mondiale non e’ più semplicemente il prodotto della subcultura del complotto, ma sta, di fatto, emergendo come la forza dominante degli affari mondiali.

Daniel Estulin
Fonte:www.onlinejournal.com/
Link: http://www.onlinejournal.com/Special_Reports/060705Estulin/060705estulin.html
7.06.05

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di UNABONZER

VEDI ANCHE:IL MONDO NEL PALMO DELLE LORO MANI: BILDERBERG 2005 PARTE
PRIMA

Pubblicato da Davide

  • polidoro

    Il Time di questa settimana ci prepara alla cosa. C’è la sezione “Time in depth” e li un articolo il cui titolo è “A Nuclear 9/11 ? Terrorists could break into a U.S. nuclear plant or trigger a meltdown from inside. ……….

    Si stanno preparando.