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IL MODELLO PERDUTO

DI LUCIANO GALLINO
repubblica.it

La rivolta degli studenti inglesi e le manifestazioni di massa contro i tagli delle pensioni in Francia o quella promossa dalla Fiom a Roma in difesa del lavoro possono essere lette come un primo tentativo di difendere dall’ Europa il modello sociale europeo. Un’ espressione che suona un po’ astratta, ma è ricca di significati concreti. Essa vuol dire infatti pensioni pubbliche non lontane dall’ ultima retribuzione; un sistema sanitario accessibile a tutti; scuola pubblica gratuita e università a costo minimo; un esteso sistema di diritti del lavoro, e molte altre cose ancora. Negli ultimi cinquant’ anni il modello sociale europeo ha migliorato la qualità della vita di decine di milioni di persone ed ha permesso loro di credere che il destino dei figli sarebbe stato migliore di quello dei genitori. Ora il modello sociale europeo è sotto attacco nientemeno che da parte dell’ Europa.

Tutti sostengono che è necessario tagliare tutto: pensioni, sanità, scuola, università, salari, diritti. Il motivo lo ha spiegato il presidente della Bce, Jean-Claude Trichet. In un articolo apparso sul “Financial Times” nel luglio scorso, il cui titolo suonava “è tempo per tutti di stringere la cinghia”, egli scriveva che per sostenere la “sfera finanziaria” è stato accollato ai contribuenti Ue il rischio di dover sborsare 4 trilioni di euro (cioè quattromila miliardi: quasi tre volte il Pil dell’ Italia) tra ricapitalizzazioni, garanziee acquisto di titoli tossici. Il “sillogismo di Trichet” dice: voi cittadini vi siete indebitati per trilioni di euro al fine di salvare dalla crisi il settore finanziario; chi contrae debiti deve ripagarli; dunque voi dovete rinunciare a trilioni di spesa pubblica per consolidare il bilancio degli stati. Il che significa tagliare pensioni, sanità, scuola, università, diritti.

Già un mese prima il nuovo governo liberal-conservatore del Regno Unito aveva deciso di ridurre del 60 per cento gli investimenti governativi, di tagliare 600.000 posti nel settore pubblico e triplicare le tasse universitarie (portandole da 3.000 a 9.000 sterline). I governi d’ Europa danno la colpa a un’ accoppiata infernale: il deficit crescente dei bilanci pubblici indotto dai costi eccessivi dello stato sociale, e la parallela diminuzione delle entrate fiscali causata dalla crisi. Nessuna delle due giustificazioni sta in piedi. Il deficit medio dei bilanci pubblici nei paesi della zona euro era appena dello 0,6 per cento del Pil nel 2007. Nel 2010 risulta aumentato di 11 volte, toccando il 7 per cento. Colpa di un eccesso di spesa sociale? Certo che no. Nel periodo indicato essa è stabile o in diminuzione. Semmai colpa della crisi finanziaria. Quanto alle entrate, sono diminuite prima della crisi a causa della forte riduzione delle tasse di cui hanno beneficiato soprattutto i patrimoni e i redditi più alti. In Francia, ad esempio, un rapporto presentato all’ Assemblea a fine giugno 2010 lamentava che a causa delle “massicce riduzioni” delle imposte, susseguitesi dall’ anno 2000 in poi, le entrate fiscali del bilancio dello stato hanno subito perdite valutabili tra i 100 e i 120 miliardi di euro. Nel quadro dell’ attacco che i governi di destra d’ Europa – magari con etichetta socialista, come quello di Zapatero- stanno portando al modello sociale europeo, il governo italiano appare del tutto allineato e coperto. Taglia alla grossa la spesa sociale in modi diretti e indiretti, tra cui la drastica riduzione dei trasferimenti agli enti locali. Per di più il paese Italia è messo assai peggio degli altri.

Gli italiani non possono infatti contare su sussidi di disoccupazione che toccano l’ 80% della retribuzione e possono durare per anni, o su ampi e solidi servizi alle famiglie, come avviene in Danimarca. Né su un reddito minimo garantito come hanno i francesi. E tantomeno ricevono gli alti salari inglesi o tedeschi, che almeno quando uno lavora permettono di reggere meglio le riduzioni dei servizi sociali. L’ attacco dell’ Europa al proprio modello sociale non è soltanto iniquo. È pure cieco, perché apre la strada a una lunga recessione. Meno scuola e meno università significano avere entro pochi anni meno persone capaci di far fronte alle esigenze di un’ economica innovativa e sostenibile. Infrastrutture sgangherate costano miliardi solo in termini di tempo. Servizi sociali in caduta libera vogliono dire meno occupazione sia tra chi li presta, sia tra chi vorrebbe disporne per poter lavorare. A una generazione intera la quale va incontro a pensioni che per chi ha la fortuna di decenni di lavoro stabile stanno scendendo verso la metà dell’ ultima retribuzione, è arduo chiedere di pagare la crisi una seconda volta. Ma l’ attacco al modello sociale europeo è anche peggio della vocazione al suicidio economico che tradisce. Significa ferire gravemente uno dei maggiori fondamenti dell’ identità europea, quello che forse giustifica più di ogni altro l’ esistenza della Ue. –

Luciano Gallino
Fonte: www.repubblica.it
Link: http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2010/11/11/il-modello-perduto.html
11.10.2010

Pubblicato da Davide

11 Commenti

  1. Tagliare, ovvio (perchè però non leggo spese militari, sussidi alle imprese, spese per la politica, ecc.?). Ma finchè ci sarà lo Stato che si indebita allegramente (con il sistema che ci ritroviamo un’aumento delle entrate quasi sempre equivale ad un’aumento delle uscite) saremo sempre alla canna del gas. Ed addio a tutte le stronzate sparate da miss Brown.

  2. “………. Tutti sostengono che è necessario tagliare tutto: pensioni, sanità, scuola, università, salari, diritti. Il motivo lo ha spiegato il presidente della Bce, Jean-Claude Trichet. ………. Significa ferire gravemente uno dei maggiori fondamenti dell’ identità europea, quello che forse giustifica più di ogni altro l’ esistenza della Ue. ………” La mia interpretazione: e brava BCE, ha convinto “Tutti” che bisogna ferire l’identità europea, quella che “giustifica” la Ue. Questa è la classica politica della botte piena e della moglie ubriaca, se riesce alla BCE qualcheduno c’ha da smenà! Ma siamo NOI! Indovinato! Vediamola in un’altra forma: se c’è un parassita che si nutre del debito altrui (finanza dietro la BCE) che fine farà l’ospite del parassita? Produrrà sempre più debito per sopravvivere al parassita, è ovvio. Se misurassimo la velocità di crescita del debito pubblico e ne facessimo una funzione del tempo, la balla del tremonti saggio e parsimonioso non se la berrebbe neanche il più asino tra i cittadini consenzienti, quei “Tutti” confermati dai sondaggi e dalle elezioni “democratiche”. Gli spostamenti a destra degli ultimi anni in Europa confermano tutto ciò, la logica BCE trionfa e “spopola”. Siamo spopolati e spappolati dal grande parassita, più chiaro di così.

  3. Sarà un caso che la maggior parte degli stati della Comunità Europea, i quali organi ( degli Stati ) compongono a loro volta gli organi della CE, sono governati da governi di destra, normalmente contrari più o meno categoricamente allo stato sociale ed all’uguaglianza fra i cittadini ?? Parliamo di Europa…ma non ci rendiamo mica conto che l’Europa è formata da organi dove sono per lo più presenti politici delle rispettive maggioranze di governo dei singoli Paesi che compongono la CE ??
    Quando ci accorgeremo che parlare di Europa in modo astratto è un pochettino mistificante o per lo meno disinformante ??

  4. A FinMeccanica invece non tagliano mai nulla..

  5. Parlare di iniquità è come dare ragione a Trichet.
    “Abbiamo” contratto i debiti? Ma davvero? Io non gioco in borsa spostanto trilioni, non ho il controllo sul valore artificiale delle banconote, non so più nemmeno di che diamine di paese faccio parte da quando l’italia è di fatto destituita, nel suo fondamento economico da un entità sovrannazionale astratta di cui nessuno capisce bene i confini politici.
    Però sono respostabile del debito.
    Fatemi un fischio quando le battute satiriche alla Trichet/Repubblica finiscono, please!

  6. Il GALLINO Luciano, mistificatore articolista di repubblica, anticipa quello che dovrà succedere dento la Tonnara UE. Dopo aver steso la rete e fatto entrare con la propaganda i tonni, adesso la BCE ordina la mattanza che avverrà un pò alla volta, secondo le regole di pesca Ue. Ma non crediate .. ne uscitrete come delle scatolette, cari tonni .. ( il tonno è un pesce pregiato e non si ribella quando viene arpionato).
    Mentre sarete tagliati bolliti e inscatolati, il GALLINO canterà tre volte, pardon, scriverà tre volte sul giornaletto ebraico e liberale , che gli da mangiare, che la ricetta della sana cucina e questa.

  7. …”Gli italiani non possono infatti contare su sussidi di disoccupazione che toccano l’ 80% della retribuzione e possono durare per anni, o su ampi e solidi servizi alle famiglie, come avviene in Danimarca. Né su un reddito minimo garantito come hanno i francesi. E tantomeno ricevono gli alti salari inglesi o tedeschi, che almeno quando uno lavora permettono di reggere meglio le riduzioni dei servizi sociali.”…..in compenso abbiamo vinto per la terza volta consecutiva il campionato mondiale di parrucchieri per signora… .tiè becca!

  8. Che baracca di scemenze ed ingenuità. L’UE è da almeno 20 anni organo privilegiato del regime plutocratico, proiettato a saccheggiare tutto ciò su cui riesce a mettere le mani sopra. Tanto i capitalisti operano su scala mondiale e la rovina di qualsiasi Paese o zona specifica non li tocca: si limitano a trasferire i capitali altrove. Per il resto la comunità europea non è certo nata come strumento di salvaguardia dei diritti sociali, ma come alleanza anticomunista fra il conquistatore di turno (gli USA) e i suoi satelliti: in questa chiave la salvaguardia del benessere popolare ha avuto un senso solo fino alla caduta dell’avversario: si aveva paura che altrimenti il gregge decidesse di cambiare padrone. Dopo l’89 il capitalismo ha mostrato il suo vero volto, e una popolazione svirilizzata e inebetita dai media di regime, come i suoi padroni interessata soltanto al giorno dopo, priva di qualsiasi profondità e di qualsiasi valore, ha lasciato fare. Ma il cappio si avvicina, lasco all’inizio, duro e stretto alla fine…

  9. Bisogna ridistribuire equamente la ricchezza (in Italia il 10% della popolazione detiene quasi metà della ricchezza nazionale)
    Un’ipotesi http://holos.wgov.org/holosbank.com/unigov/Anthro-It.pdf da http://www.unigov.org/parse.cgi?f=2&l=ita
    Il resto è solo chiacchiera.

  10. scusa solo corregerti da regime plutocratico a regime plutogiudaico.
    tutto qui.

  11. Eccoci qua, sbattuti nella societa’ dell’equita’. Non sappiamo che anno sia, ma non importa. Osserviamo con curiosita’ cosa succede.

    V: Che trambusto, cosa ci fa tutta questa gente? E’ un altro concerto supersonico?
    Donna del popolo: Nossignore, hanno tagliato le pensioni.
    V: Oh, di nuovo! Dunque e’ un palco, ci sara’ un discorso.
    Donna dp: Lei e’ forestiero vero?
    V: In un certo senso. Vengo dal passato, son qui per curiosare come potrebbe essere il futuro.
    Donna dp: Le spiego: quando lo stato decide di tagliare qualcosa, noi adottiamo il principio del taglio equo.
    V: Tagliate ovunque?
    Donna dp: Tiriamo a sorte da una lista di illuminati e poi tagliamo.
    V: Tagliate la testa della lista, insomma l’accorciate, la semplificate.
    Donna dp: Esattamente. Oh eccolo che arriva! (applaude)
    V: Chi e’?
    Donna dp: E’ il signor Ernesto Rotschild de Morgan y Thyssen, conte, barone, presidente supervisore della multiplanetaria dei giacimenti oligominerali del sistema solare.
    V: Caspiterina. E adesso? Perche’ tutti questi applausi?
    Donna dp: Perche’ si presta spontaneamente al taglio della lista. Il suo nome era il primo. Lui, essendo uomo d’onore si presenta per il rito del taglio.
    V: S’e’ avvolto la sciarpa attorno al collo.
    Donna dp: Sissignore, e’ usanza farlo.
    V: Adesso infila spontaneamente la testa..
    Donna dp: .. nella ghigliottina equa.
    V: Che dignita’!
    Donna dp: E’ la modalita’ che abbiamo trovato noi onde calmierare i tagli alle pensioni, meglio detto, onde renderli piu’ equi.
    V: Adesso capisco un meglio. Grazie delle spiegazioni, signora.
    Donna dp: Prego, mi saluti quelli del passato.
    V: Sara’ fatto.