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IL MIO INCUBO DI MEZZA ESTATE

VINCENZO MORVILLO
ilmanifesto.it

Ore 3.00 del mattino. Notte di ferragosto. In un locale del centro storico di una Napoli semideserta, il Vecchio Perditempo, una trentina di persone ascolta musica, balla, flirta, beve qualcosa: insomma si diverte. A qualcuno però, evidentemente, questa cosa non piace, ed ecco arrivare una macchina della polizia municipale. Gli agenti dicono di essere stati chiamati da chi, a causa della musica troppo alta, non riesce a dormire; e ci può anche stare. Il problema è che, sin da subito, assumono un tono un po’ arrogante, provocatorio, insomma non consono a quella circostanza ferragostana e di sostanziale festa. In pratica, sarebbe bastato forse chiedere di abbassare un po’ la musica. E invece, gli agenti sembrano voler andare oltre: entrano, accusano i proprietari, dicono di voler effettuare controlli. A quel punto, uno dei presenti, Vincenzo Morvillo, giornalista pubblicista, responsabile cultura provinciale della FdS di Napoli e membro del collegio di garanzia, gli si oppone e chiede, dopo aver mostrato il tesserino dell’ordine per identificarsi, il motivo di quella perquisizione e di poter presenziare alla stessa. Gli agenti, allora, fanno uscire tutti, compreso Morvillo, che però non ci sta e continua a protestare vivacemente si, ma servendosi del democratico strumento della parola. Anche i vigili, però, non mollano e gli chiudono la porta del locale in faccia, lasciandolo sulla strada con gli altri. Morvillo cerca di riaprire la porta per rientrare e il vigile che è dietro gli si oppone nuovamente. Entrano in contatto e si tirano leggermente per un braccio. Nel frattempo, arriva un’altra macchina. I vigili che scendono chiedono spiegazione di quanto stia succedendo, Morvillo protesta anche con loro e, a quel punto, viene portato in macchina e messo in stato di fermo.

Per la cronaca, Vincenzo Morvillo è l’estensore del presente articolo e, il sottoscritto, quella sera, stava festeggiando anche il suo quarantaquattresimo compleanno. Non mi aspettavo certo di passare il resto della notte e metà di quel “fausto” giorno tra il comando della polizia municipale di Capodichino, l’ospedale Loreto Mare, dove mi sono sottoposto volontariamente all’alcolemia, e il palazzo di giustizia, aula 416, dove sono stato tradotto in manette, messo dietro le sbarre, processato per direttissima e condannato a 6 mesi. Ma certo, con sospensione della pena!

Ma andiamo per ordine. Quando sono stato fermato e fatto salire in macchina, mi è stato detto che mi sarei ricordato del compleanno. Ovviamente, ho risposto se volessero rinverdire i fasti della Diaz, ma non c’è stata aggressione. Arrivato al comando, sono stato fatto accomodare in una stanza dove, per circa mezz’ora, sono stato tenuto d’occhio da due, tre agenti che, dato che dicevo di non capire quale grave reato avessi commesso per trovarmi in quella incresciosa situazione, e che era mio diritto fare una telefonata, mi ricordavano che io, in quel frangente, non avessi diritti. Anche qui, come in macchina, ho fatto cenno –con un po’ di ironia, non nascondo- ai fatti di Genova, visto che il clima non mi sembrava, almeno all’inizio, troppo sereno. Comunque, le acque dopo un po’ si sono calmate ed è arrivato un agente più anziano, col quale ho chiacchierato per un’altra mezz’ora. Poi, uno degli agenti che mi avevano fermato mi ha riferito che era stato avvisato il magistrato e che questi aveva formalizzato l’arresto. Stupito, ho detto che la cosa mi sembrava incredibile ed eccessiva, visto che avevo solo tirato per una manica un collega e che, se le cose stavano così, volevo fare una telefonata per avvertire un avvocato, ma nessuno mi ha dato ascolto. L’incubo era cominciato ed io non me ne rendevo conto. Quindi, mi è stato chiesto se volessi fare l’alcolemia al Loreto Mare, dicendomi, come da prassi, che avrei anche potuto rifiutare. Ho acconsentito e così siamo andati in ospedale, dove mi è stato fatto un prelievo di sangue. Il referto parla di soggetto lucido, presente a sé stesso, che sa dove si trova e collaborativo. Si sospetta –ma cosa vuol dire?- uso di alcool. Tornati quindi al comando, sono stato messo su una sedia, in un corridoio, e lì tenuto per il resto della notte, senza mangiare e dormire e piantonato da due agenti, Ho chiesto più volte, come nel mio diritto, di poter fare una telefonata, ma mi è stata negata, dicendomi che tale diritto, in quella circostanza, non potevo esigerlo: “Guarda che non siamo in America!”, ha esclamato, con tono tronfio, un agente.

“No, siamo in Italia infatti” gli ho risposto con un pizzico di sarcasmo nella voce, e voi la telefonata me la dovete concedere. Di lì a poco, uno dei due giovani agenti che mi piantonavano, e con cui avevo anche scambiato qualche parola, si allontana e torna con una carta che mi consiglia di firmare, dicendomi che con essa io delegavo loro la possibilità di chiamare un legale o chi potesse chiamarlo. Mi sono rifiutato, adducendo che volevo chiamare personalmente, anche in loro presenza, o che fossero loro a chiamare in mia presenza. Ma queste possibilità mi sono state rifiutate e, dunque, la telefonata non l’ho fatta, pur continuando a protestare contro l’evidente violazione di un mio diritto.

Nel volgere di quelle due ore circa, tra l’alba e il sorgere completo del sole, devo confessare che ho sperato sinceramente che la luce portasse via quell’incubo in cui mi ero venuto a trovare. Del resto, anche sulle facce di alcuni agenti mi sembrava di leggere un certo imbarazzo per quella che, più passava il tempo e più appariva come una situazione surreale. Un incubo venato di grottesco, che però doveva ancora mostrarsi con la sua maschera più kafkiana. Ed infatti, intorno alle 08.30, un agente entrava nel corridoio e mi comunicava che stavamo per andare in tribunale per il processo. A questo punto, venivo ammanettato e portato in macchina tra due agenti. Neanche fossi Setola o Schiavone! Chiedo ancora di poter chiamare un avvocato o qualcuno che lo chiami per me, ma mi viene negata questa possibilità per l’ennesima volta.

Arriviamo in tribunale alle 09.00, vengo condotto nell’aula 416 e messo dietro le sbarre. Sono il primo, ma verrò processato solo verso le 12.15. Con me nel gabbiotto ci sono alcuni che avevano abbandonato gli arresti domiciliari, un tentativo di scippo, un possesso di droga e uno psicotico che aveva cercato di aggredire gli agenti di polizia. Quello che noto è che nessuno di loro sembra un vero criminale. Hanno facce segnate dal disagio, dalla povertà, dalla sofferenza, dalla solitudine. Figli di una Napoli e di una società che li ha emarginati e, in molti casi, condotti sulla via del crimine. Con alcuni di loro mi metto a parlare e stabilisco una certa empatia. Del resto, pur facendo le dovute differenze –e quando parlo di differenze lo dico a loro favore: io sono un privilegiato, mentre loro hanno sulla carne le ferite aperte dalla vita- siamo dietro a delle sbarre: noi da una parte, la società “sana” dall’altra.

Comunque, quando arriva il momento del processo, sono stremato, manco di lucidità, l’angoscia è alta e l’unico desiderio è di buttarmi alle spalle tutto. Sempre, ben inteso, che mi assolvano. Il giudice fa il mio nome e nomina il mio avvocato d’ufficio. Da questo momento in poi, commetto, proprio in virtù delle sensazioni prima descritte e di un’alterata emotività –ricordo che non dormivo da 24h e la notte era stata dura- gli errori più gravi. In primo luogo, non dico al giudice che la polizia municipale mi aveva negato il diritto di telefonare ad un avvocato. Poi, quando nonostante le rassicurazione dell’avvocato d’ufficio su di una mia immediata scarcerazione, considerata la fedina penale pulita e la natura certo non grave del reato contestatomi, il PM chiede sei mesi per resistenza, io decido di patteggiare, ascoltando l’ avvocato, il quale mi dice che, così facendo, la questione si sarebbe chiusa lì: pena sospesa e cancellazione del reato dal casellario giudiziario. Era tale la voglia di andarmene che ho accettato. E questi sono i fatti accaduti.

Vorrei però, a questo punto, fare alcune brevi considerazioni. Alla mancanza di lucidità valutativa della situazione, sono stato condotto dallo sconsiderato, coercitivo, disumano comportamento di una polizia municipale che, a Napoli, non è nuova ad imprese di questo genere. Una polizia municipale che, invece di regolare il traffico, di vigilare sulle ordinanze per i rifiuti, di contrastare i tanti abusi edilizi estivi e molto altro, preferisce giocare agli sceriffi. Una polizia municipale dedita a sgomberi di clandestini, a picchiare disoccupati e precari –chi non ricorda gli scontri con i Bros?- a smantellare i mercatini degli extracomunitari e, quando era ancora in carica l’ex comandante Sementa, a schiaffeggiare giornalisti. Una polizia municipale che, però va detto, rispecchia in pieno un clima da stato di polizia che, negli ultimi anni, e precisamente da Genova 2001 in poi, si è ampiamente diffuso in Italia. Le forze dell’ordine di questo paese troppo spesso pensano, solo perché indossano una divisa, di avere un potere amplissimo, quasi svincolato dalla legge -che proprio loro dovrebbero far rispettare- ed in virtù del quale possono permettersi di schiacciare la dignità ed i diritti di quei cittadini, al servizio dei quali dovrebbero essere. I casi Cucchi, Aldrovandi, Sandri, Giuliani sono un esempio e un monito.

Il problema è però, come sempre, politico. Le forze dell’ordine rispondono, infatti, alle istituzioni, non solo ai loro vertici, e certi comportamenti sono il sintomo di una politica e di una società che scivola sempre più verso destra, con l’ingiustizia sociale, il discrimine economico, il privilegio, il denaro a farla da padroni. Oramai, il potere politico è completamente subalterno al potere finanziario ed economico, al potere di quella borghesia capitalistica che sta modificando, nella sua stessa essenza, la società, specie quella occidentale, nella quale il virus dell’avidità dei mercati e del capitale, dilaga giorno dopo giorno. Le forze dell’ordine, troppo spesso, diventano così i gendarmi ed il braccio armato di quella borghesia, cui rispondono schierandosi contro la parte più debole del corpo sociale. Al sottoscritto, tutto sommato, è andata di lusso. Ecco perché ho deciso di raccontare i fatti.

Un’ultima annotazione. Chavez, quello che in occidente viene definito il dittatore venezuelano, ha mandato i corpi di polizia a scuola di diritti umani. E se facessimo altrettanto anche noi?

Vincenzo Morvillo (giornalista e pubblicista, responsabile cultura della Fds di Napoli)

Fonte: www.ilmanifesto.it
Link: http://www.ilmanifesto.it/attualita/notizie/mricN/8299/
20.08.2012

Pubblicato da Davide

  • Roma

    Consiglierei a Morvillo di provare a tirare per un braccio un agente in uno di quegli Stati dove è al potere non la destra, ma la sinistra: per esempio Cuba o Cina, o Corea.

  • Nauseato

    Non vorrei “infierire” ma l’autore sembra sorprendersi e indignarsi per quanto dovrebbe e sembrerebbe sapere più che perfettamente: in questo paese gli abusi e i soprusi di chi indossa una divisa sono all’ordine del giorno.
    La cronaca è fin troppo ricca di episodi in tal senso.
    Detto questo, evidentemente il proprietario del locale non aveva versato congrua mazzetta alla vigilanza urbana … Mi pare ovvio.

    Aggiungo – giusto per dare ulteriore colore al quadro del contesto italiano – quanto si legge in questa pagina del corrieredelmezzogiorno.corriere.it [corrieredelmezzogiorno.corriere.it] dove si scrive che tal Nino Spagnuolo (fedina penale che elenca reati contro il patrimonio e reati comuni compiuti sin da adolescente) … a seguito dell’ultima vicenda penale, non è finito ai domiciliari perché la difesa ha presentato una certificazione medica secondo la quale Spagnuolo è affetto da una sindrome psichiatrica che gli rende impossibile la permanenza sia in carcere che agli arresti domiciliari.

    Il bello dell’italia è che la realtà stra-supera sempre le più ardite fantasie.
    Poi è noto anche ai sassi che sia più facile finire seriamente nei guai giudiziari per aver rubato una mela … ecc.

  • tersite

    o magari negli states dove l’abuso, gli omicidi, i detenuti…..SONO DA RECORD del mondo, e nn mi pare proprio che lì siano comunisti, O NO??? MAH!

  • kenoby

    la gente in uniforme sta perdendo la testa ovunque.
    Se fossi stato negli Usa ti saresti preso una trentina di proiettili da parte di una mezza dozzina di sbirri.
    Questo da quanto evinco guardando i vari filmati messi online negli ultimi tempi.
    E’ un problemino quando le persone deputate all ordine si sentono intoccabili e nella ragione di ammazzarti (arrestarti/picchiarti/ecc). Non è differente dal fanatismo religioso che ti fa sentire nella ragione a farti esplodere in un mercato. La meccanica interna è la medesima ed è ugualmente pericolosa.
    Cosa vuoi che ti dica. Bevici e scherzaci sopra sei libero e vivo.

  • AlbaKan

    Ben detto! 😉

  • IVANOE

    Morvillo,
    sfondi una porta aperta… E’ proprio dal 2001 con l’avvento delle destre al potere che in italia si respira un’aria palpabile di intimidazione…Non lo nascondo nemmeno io questa paura della divisa che dovrebbe rassicurarci e invece inquieta, perchè lì si nasconde una ignoranza ceca di chi la porta, la frustrazinoe e la maliziosità di chi dovrebbe tutelare le vite e le situazioni dei cittadini ed invece sono pronti a battersi il petto per una piccola infrazione, ovviamente tralasciando il malavitoso o il violento di zona più determinato dell’inerme cittadino a farsi rispettare, magari dopo in separata sede e quando meno se lo aspettano, da un abuso subito.
    La questione però è vecchia e sicuramente adesso stà scadendo nell’indecenza.
    Quante volte sentiamo dei casi eclatanti in TV che richiederebbero subito giustizia divina, quando una ragazza, un comune cittadino, denunciano più volte prima il loro importunatore che diventa quasi sempre il carnefice, alle forze dell’ordine, PS, CC, ecc. ecc. e questi non fanno niente ma intervengono solo quando succede il dramam irreparabile…Ecco è questa l’italia.
    Le uniche volte l’ho provato anch’io sulla mia pelle, andando dai CC. per denunciare minaccie nei confronti della mia famiglia o abusi e gli stessi CC, mi rispondevano: lasci perdere, lei ha solo da rimetterci con certa gente perchè poi se lì può ritrovare davanti…”
    Capito ? Questa è la storia… Chi dovrebbe tutelarci dagli abusi ?
    Tutto qui in italia và così, solo pressapochismo…
    Un’altro fatto che mi è accaduto nel mio paese.
    Strada di accesso comunale non trafficata al nostro condominio dissestata e pericolosa per mancanza di protezione dal burrone, e impossiblità di parcheggiare le auto in una zona della stessa più sicura perchè presente un dvieto di sosta inutile ( le macchine “nostre” vengono parcheggiate là perchè il comune non fa parcheggi ).Lettera nostra al sindaco per segnalare lo stato di degrado della strada e l’assenza di parcheggi… il giorno dopo e per tre mesi continui il comandante dei vigili urbani ci fa tartassare di multe le macchine e addirittura convoca in caserma un’abitante (donna) che per paura di passare sulla strada pericolante… percorre per circa 5 metri contromano la strada buona per giungere a casa.La minacia di ritiro della patente e la multa.Noi indispettiti da tutto il comportamento tenuto, come vediamo l’ennesima pattuglia dei vigili urbani che vengono a multarci ( senza ovviamente redigere verbale sullo stato della strada ), li affrontiamo democraticamente e da lì a 10 minuti arrivano 3 macchine dei carabineri… mai visti tanti carabinieri al paese… e che fanno ? chiedono a noi le generalità… fregandosene ovviamente delle nostre motivazioni…. Poi un giorno un vigile in borghese fuori servzio ci spiega che siccomei l sindaco è di sinistra e il comandante dei vigili è di destra, per fare dispetto al sindaco e metterlo in cattiva luce con i cittadini gli fa apposta e il contriari odi quello che gli dice… e il sindaco per evitare problemi e rimanere almeno fino alla fine dell’incarico al suo posto….lascia fare….
    Capito ?
    Allora uno si domanda al servizo di chi sono le forze dell’ordine ?
    Eppoi a questo punto, ad aggi, qual’è il loro grado di fedelta ?
    Il problema ormai non è più risolvibile con la formazione, ormai siamo al punto di congedarli tutti quanti oppure cambiargli mansione a tutte le forze di polizia e ricostituire…troppo incancrenita la situazione per risolverla…
    Chi vi parla è una persona che non ha mai avuto a che fare nè con la giustizia e nè con le caserme, per intenderci, purtorppo, uno che si è sempre fatto gli affari suoi…
    Così è se vi pare…

  • eresiarca

    Premetto che concordo sul fatto che questa “esaltazione” di tutti coloro che indossano una divisa è in ascesa… (destra o sinistra è uguale): ciò è da mettere in relazione con il processo di una società compiutamente liberaldemocratica, intendo dire senza più infingimenti, compromessi e concessioni con eventuali possibili “alternative” (di destra o sinistra). Insomma, finite le illusioni ideologiche, la liberaldemocrazia mostra il suo vero volto. La violenza subliminale insita in film, videogiochi ecc. fa il resto. Ma soprattutto s’insinua, nelle menti di questi “tutori dell’ordine” l’idea che se qualcuno finisce tra le loro grinfie dev’essere una specie di “nemico del’ordine costituito”.
    Premessso tutto questo, vorrei però rilevare come in tutte le città italiane, almeno dagli anni Novanta, si siano formati – col beneplacito dei governanti che in ciò vedono un modo per gestire i giovani, con la scusa della “riqualificazione” di determinate zone – dei veri e propri quartieri della “movida”, che specialmente d’estate vanno avanti tra musica, balli e bevute a go-go, fino all’alba. Adesso non credo che dei residenti che invece intendano dormire abbiano tutti i torti, o no? Sì perché il confronto è ra gente che non ha da fare nulla e gente che la mattina deve alzarsi per andare al lavoro. E se permettete, tra i due hanno ragione i secondi. Probabilmente, poi, quegli stessi locali (locali che per fare quello che fanno a volte sottoscrivono dei ‘compromessi’ con le stesse autorità) sono stati fatti oggetto di ripetute segnalazioni ed avvertimenti (ad esempio chiudere tassativamente ad una certa ora, smettere di servire alcolici dopo una certa ora, non far stare i clienti in strada ecc.). Ma tutti, in questo clima dove allegramente tutti fanno come gli pare, se ne fregano, col risultato che così ci finisce di mezzo il malcapitato di turno. Molti, comunque, a dir la verità, fanno un casino bestiale, senza alcun rispetto per i residenti. Basta avere un minimo di onestà intellettuale e non si fa fatica a riconscere che purtroppo è così. L’inciviltà non è solo quella dei Vigli Urbani… Ora, per non sentirmi subito dare del moralista, del bigotto ecc., voglio dire che il trattamento subito dal giornalista non ha alcuna giustificazione. Ma tutto quel che ho scritto sulla “movida” è vero, e tutti coloro che vivono in una città possono testimoniarlo: nei casi più incresciosi, le strade si trasformano in colate di pipì e vomitate degli avventori di questi locali, di cui, onestamente, non c’è tutto questo bisogno, specialmente all’età di 44 anni! Poi, ad aggravare la situazione ci si dev’esser messa l’ostilità preconcetta di un giornalista del “manifesto” per le forze dell’ordine in genere: mettersi a muso duro in quel modo è come andarsela a cercare. Tanto non così che uno fa la “rivoluzione” tanto agognata… Il tutto, al di là di ogni altra considerazione, dà il senso di un delirio in cui sta scivolando la moderna società “democratica”: locali aperti fino all’alba, gente che fa casino sotto le case di altri che dormono, agenti che si sentono supereroi dei film americani…

  • Tonguessy

    Ci sono due motivi per cui una persona indossa una divisa del genere (trascurando il fattore economico, non secondario):
    -il bisogno di giustizia, di partecipare alla difesa dello Stato (Calipari, Falcone etc..)

    -il bisogno di affermare il proprio ego, finalmente liberi da limiti (la Diaz, appunto)
    Il fatto che sia molto più probabile incontrare il secondo tipo di divisa non è casuale, ma indica uno Stato in balia di egoismi e quindi corruzioni. Apparatchick li chiamavano nella ex URSS. Almeno loro avevano un nome. Qui da noi neanche quello.

  • rebel69

    Ieri sono andato a fare un giro in barca e segnalo la costante presenza fra i diportisti di Capitaneria di Porto e Guardia Costiera,che fra i vari controlli che effettuavano c’era anche che venissero rispettate le due ordinanze,dei comuni di Ancona e Falconara,di non poter fare tuffi dal molo di portonovo(dove tutti gli anconetani hanno imparato a fare i “zucchetti e le bombe”da piccoli) e di non poter fare castelli di sabbia.Per non parlare poi dell’esercito insieme a quelli che ormai sono diventati una normalità,i poliziotti di quartiere,nonostante i nostri quartieri ormai sono ampiamente coperti da sistemi di video sorveglianza.Poi ci sono i controlli del sangue e delle urine hai quali si può essere sottoposti in caso d’incidente anche se non si ha nessuna responsabilità,oppure senza preavviso ed ha discrezione del datore di lavoro,in moltissimi posti di lavoro,in nome di una professionalità che ti viene riconosciuta solo per fare un entrata a piedi pari nella propria privaci,ma mai quando si tratta di calcolare lo stipendio da percepire.Inutile dire che una positività è motivo sufficiente per venir considerato tossico o alcolizzato con la conseguente perdita o sospensione dei tuoi diritti.Le nostre strade fra autovelox o dispositivi simili sono diventate dei veri e propri campi minati.Che viviamo in un sistema fascista ne sono sicuro ormai da tempo e me lo conferma anche il fatto che suddetto sistema è accettato e tollerato dalla stragranmaggioranza di noi,per il nostro bene ed in nome della sicurezza di tutti.Pensando a Bagnai o Barnard che parlando di economia in fondo dicono le stesse cose,mi viene da chiedermi se ha più ragione il primo che dice che siamo messi così perché i mercati per loro natura speculano e se la politica inetta o corrotta non li limita loro fanno il loro mestiere,oppure il secondo che invece afferma che è un progetto di nuovo ordine mondiale che parte da lontano e che è stato deciso a tavolino?E poi,abbiamo toccato il fondo oppure il futuro ci riserva sorprese peggiori ed un ulteriore giro di vite autoritario?

  • lanzo

    Concordo con eresiarca, nell’articolo non viene menzionato il diritto poter dormire di quegli sfigati che magari devono svegliarsi presto per andare a lavorare.
    L’articolo e’ comunque educativo, in quanto fa capire il comportamento da NON assumere con i poliziotti di tutte le sfumature nell’esercizio delle loro funzioni. Sospetto che Servillo, magari per fare l’eroe con i compagni di bisboccia ha assunto l’atteggiamento piu’ controproducente che ci possa’ essere: Fare lo sborone tipo: lei non sa chi sono io, ecco il tesserino di giornalista, sbirri. Che si aspettava, visto poi che non era parte in causa. Chissa’ le maledizioni che gli avra’ mandato il gestore del locale che senza l’intervento di Servillo magari avrebbe potuto concludere tutto rapidamente e bonariamente.
    Come anche menzionato in altre risposte, prova a dare la “tiratina” ad un poliziotto del Grande Paese esportatore di liberta’ e ti ritrovi {se non hai nulla in mano, che sia o possa sembrare un arma, non ti sparano, mo’ non esageriamo) sicuramente steso a terra, scazzottato ed ammanettato e a dover rispondere di “disorderly conduct, resistenza, aggressione (anche toccare con un dito una persona, negli USA e’ condiderato “assault”) e magari gli avrebbero pure trovato qualche bustina contenente polverina bianca addosso…
    Comunque lo ammette: “mi e’ andata di lusso”.
    La storia del diritto immediato alla telefonata, mi suona tanto da telefilm americano, ma mi potrei sbagliare. E se tutti i poliziotti testimoniano che invece non ha mai chiesto di telefonare ?

  • eresiarca

    Grazie, pensavo di dovermi sorbire l’assalto “in automatico” di quegli ‘anarcoidi’ per cui polizia=oppressione. Intendiamoci, come forma mentis, un poliziotto, per andare a fare quel mestiere, dev’essere uno col pelo sullo stomaco e senza porsi troppe domande, in particolare sull’ideologia di fondo che lo porta a dover colpire sempre alcuni e mai altri. Esempio che tutti possono comprendere: dovrà arrestare dei “falsari” alla Totò, ma mai i falsari veri della BCE! Tutto questo, dietro ordine dei suoi superiori, che quand’anche il poliziotto fosse bello convinto della sua funzione “moralizzatrice”, sono completamente collusi con logge e loggette.
    Ma detto questo, non faccio fatica a pensare che l’ideologia, la forma mentis del giornalista del “manifesto” l’abbia cacciato in questa brutta storia.

  • ottavino

    Morvillo, prima non sapevi come comportarti con l’autorità. Ora lo sai.

  • eresiarca

    È vero, è una gabbia… ma non è “fascismo”, perché il fascismo è sparito, sconfitto militarmente nel 1945. Questa è liberaldemocrazia, signori!

  • GioCo

    Fin troppo facile commentare.
    La tensione sociale cresce sull’incertezza di un futuro che è stato accuratamente preparato e ancora la massa dorme.
    Nel 1924-25 avvenne la svolta verso una dittatura autoritaria fascista, ma rispetto ad allora le cose non sono identiche.
    La conversione fu lenta e preparata, centralizzata da un partito e da una figura forte, quella di Mussolini. Oggi manca il partito e la figura centrale, a meno che non si voglia intendere tale figura equivalente a quella di B. o Fini, o dell’ormai cardioleso Bossi.
    In effetti a pensarci bene forse un degno candidato potrebbe essere Emanuele Filiberto di Savoia [it.wikipedia.org].
    Figlio del deposto Re, delfino di casa Savoia, in un tentativo un po’ stentato di ripulire la storia recente, potrebbe magari riparare persino le piccole macchie [it.wikipedia.org] ereditate dal nonno e prendere le redini politiche del paese.
    Non è improbabile se si tiene conto delle amicizie che da sempre il papà ha in vaticano: chissà se il nonno poi accettò davvero la sciatrice, oltre quelle sue amicizie bislacche, benedicendo finalmente il matrimonio che poi ci ha dato contanto erede.
    Ma forse la maledizione Savoia non ha ancora esaurito del tutto la sua carica energetica, oppure devo capire ancora perché mi dovrebbe suonare così comico quel che ho appena detto.
    Insomma, è chiara la deriva poliziesca del paese, ed è chiaro che si viaggia spediti verso una dittatura di stampo militare. Tuttavia la deriva è di tutto il mondo occidentale e avviene in seno alla crisi economica, che è poi una crisi geopolitica e di lotta per l’accaparramento alle risorse (i primis terre rare, poi anche petrolio e gas).
    Si tratta di una transizione lenta ma inevitabile, dovuta alla paura delle classi privilegiate di perdere privilegi. Paure del tutto lecite, che però in un circolo viziato costruisce anche la voglia della massa di fare giustizia e segna inevitabilmente l’epilogo (quello si) che fu già del 1925.
    Ma a comandare (secondo me, per quel che posso osservare) più facilmente comanderanno anonimi e oscuri uffici burocratici transnazionali, di cui nessuno saprà mai molto, a parte gli ordini che da lì giungeranno e a parte l’ubbidienza dovuta a quegli ordini, garantita da una polizia militare [www.eurogendfor.org] identicamente transnazionale. Da qui eccovi servito un altro obbrobrio cinematografico, lo Stato mondiale della SPECTRE [it.wikipedia.org], ma senza J.B. a salvarci.

  • eresiarca

    sinceramente non si capisce quale analogia vi sia tra un’esperienza come il fascismo italiano, che per la maggioranza della popolazione vide un miglioramento delle condizioni di vita, e un Nuovo ordine mondiale in mano all’élite finnziaria dei controiniziati… Infatti, questa stessa élite, che nasce certo oggi, ad un certo punto è stata costretta a fare la guerra all’Italia, riportandola nell’alveo delle “democrazie”

  • youkai

    Tralasciando l’idiozia di dare la colpa ad un regime di destra o di sinistra, che sono la stessa cosa con due volti differenti. No perché è forte l’idiozia, per non dire di peggio, di chi in risposta ti dice di provare nel regime opposto, come se questo fosse un’attenuante al suo di regime, eh sì il Suo.

    A parte questo, quelli che non hanno occhi per la realtà non si svegliano fino a che non ci capitano dentro. Consiglio di ascoltarsi Solange Manfredi, così almeno sapeto il perché, se non volete aspettare e provarlo sulla vostra pelle prima di capirlo…

  • youkai

    Non so dove tu l’abbia letta ma che questa elité nasca “oggi” proprio mi mancava…

  • Jor-el

    Non sono un grande fan delle forze dell’ordine, ma a questo tipetto qui una sberla gliela avrei girata anch’io!

  • LongJohnSilver

    E’ sempre bene raccontare di episodi del genere, ma non posso nascondere un leggero fastidio; Morvillo, sì, ti è andata di lusso.
    In questo paese, come o più o meno di altri, chi indossa la divisa si sente un gradino superiore agli altri, dovuto al fatto che praticano un lavoro che potrebbe creare problemi seri alla vita delle persone e perchè godono di una certa impunità.
    Nella mia vita ho avuto modo di saggiare questo modus operandi, non mi scordo per esempio quando dei mie amici, all’epoca avremo avuto si e no 15anni, sono stati fermati e portati in questura. Lì c’è chi è stato bendato, gli hanno levato le scarpe e giù tacchettate sulle dita dei piedi, cazzotti,ecc. Quello che se l’è cavato meglio è uscito con una decina di punti in testa. Tutto questo a dei ragazzi di 15anni che si sono trovati al momento sbagliato nel posto sbagliato.
    Io non mi stupisco, penso che dovremmo ricominciare tutto da capo, in tutti i sensi.

  • Onilut

    È Morvillo, non Servillo… Ma si capiva lo stesso. Un abbraccio.

  • Onilut

    La “ignoranza ceca” è davvero una chicca…

  • nuovaera89

    Non mi sembrava il caso di metterci dentro governo di destra (e lo dice uno chiaramente schierato per ora a sinistra) o ultra destra ecc ma per il resto è una realtà quella successa a Morvillo risaputa, l’abuso di potere da parte delle forze dell’ordine non è una novità e io stesso l’ho provato sulla mia pelle, ma se succede in Russia tutti si scandalizzano e viene messo di mezzo Putin e il suo governo fascistoide, se succede qua non ne sa nulla nessuno oppure le scuse alle forze dell’ordine ci sono sempre!(non voglio attaccare le forze dell’ordine perché fanno il loro operato ma quando il loro modo di operare è esagerato hanno sempre i difensori dalla loro parte).
    Sono d’accordo con un commento sopra, bisogna ricominciare da zero in TUTTO (o quasi).

  • Nauseato

    Tra le molte possibili definizioni di fascismo, una è il saldarsi di potere politico e di interessi privati.
    Oltre a questo che tutto mi pare tranne che terminato nel 1945, è se mai solo il “regime fascista” a essere terminato nel 1945.

  • GRATIS

    bella gente di merda frequenta sto Morvillo! Ma come? una trentina di persone che nemmeno lontanamente provano ad opporsi fisicamente al sequestro di un loro amico. E mica si trattava di teste di cuoio, ma di semplici teste di cazzo della polizia municipale di Napoli. Quando gli sbirri vanno a prelevare un pregiudicato in certi rioni partenopei trovano le donne e i bambini che circondano la macchina, sputazzano ai poliziotti e li riempiono di improperi, dando così modo all’interessato di squagliarsela. Questi invece sono stati a guardare, anzi probabilmente se la sono svignata loro per primi lasciando il fricchettone a fronteggiare i vigili urbani armati della sua tessera di giornalista.

  • Santos-Dumont

    Sarebbe divertente, se non fosse piuttosto disperante, constatare che l’espressione “Repubblica delle Banane” risulta ormai più adeguata all’Italia che al Brasile in cui vivo. Sono stato fermato in più di un’occasione dalla Polizia Autostradale Federale per normali controlli e mai, neppure una volta, ho sperimentato quella tensione che mi assaliva quando la stessa cosa succedeva in Italia. I poliziotti (e poliziotte) del Paraná sono sempre gentilissimi e disposti a scambiare due chiacchere. In Italia, come minimo c’hanno la mitraglietta spianata come misura preventiva… Si noti che i brasiliani dalla dittatura ci sono usciti una trentina d’anni fa, quindi avrebbero pure più “scusanti” di noi per certe ricadute.

  • eresiarca

    Ragazzi, svegliatevi, gli “interessi privati” esistono sempre sotto la scorza dello “Stato”. Intendo dire che la “cosa pubblica”, la “Res Publica”, col tutto il suo apparato di leggi, per l’appunto “pubbliche”, “per tutti”, non è mai esistita, almeno nel senso in cui vi crede la massa. È andata così anche nei sistemi che più comunisti non si può. È vero però che vi è un limite a questa finzione, un limite dettato dal senso di equità, che a mio avviso il Fascismo, in Italia, ha salvaguardato, nel senso che ce n’era un po’ “per tutti”. Col la rediviva Liberaldemocrazia, dopo il 1945, che per inciso la maggioranza del popolo non rimpiangeva affatto (non vale il giudizio di gente esasperata dai bombardamenti Usa e Gb terroristici), ci si è barcamenati perlopiù fino agli anni Ottanta, con lo “Stato”, la “cosa pubblica”, che ha continuato ad essere la maschera di privatissimi interessi, eppure ancora con un occhio di riguardo per l’equità sociale. Con gli anni Novanta è caduta la maschera (mani pulite e saccheggio dei beni pubblici), e lo Stato pian piano s’è rivelato per quel che è: un simulacro di “cosa pubblica”, per meglio imporre dei privatissimi interessi, peraltro spregevoli. Cosa sono d’altra parte tutte queste tasse – che non si sono mai viste in nessun altro tipo di regime (in senso istituzionale) – se non il furto operato da furboni privati per rimpinzare le loro tasche, e, soprattutto, tenere aggiogate le persone all’infernale meccanismo delle 8 ore/mutuo sulla casa perché, ufficialmente, “dobbiamo ripagare il debito”? Già, a chi dobbiamo questo famoso “debito”… chi sono i creditiori? Il Fascismo (1922-1945) aveva così indebitato la nazione? Lo sapete che la RSI ha chiuso (nelle condizioni d’emergenza in cui operò) addirittura in attivo??? Per cui, va bene, l’autoritarsimo non piace a nessuno qui, men che meno per imporre un sistema iniquo, di privatissimi interessi, ma occhio a non introiettare la filastrocca che vi cantano nella scuola liberaldemocratica (quella dell’antifascismo).

  • eresiarca

    è un refuso! volevo scrivere “che NON nasce oggi”… 😉

  • Nauseato

    Abbi pazienza, ma guarda che se non te ne fossi accorto ti stai praticamente tirando la zappa sui piedi … 😀 …

    lo Stato pian piano s’è rivelato per quel che è: un simulacro di “cosa pubblica”, per meglio imporre dei privatissimi interessi,

    Quindi se è a suo modo valida quella definizione precedente, il “fascismo” non è certo morto nel 1945 come stavi affermando. Ma è proseguito indisturbatamente adattandosi al cambio di passo post liberazione.

    A parte gli scherzi, trovare una definizione semplice e univoca di fascismo non mi pare affatto semplice. Di sicuro credo però si possa dire che nel 1945 sia semplicemente terminato il regime fascista. Non il fascismo.

  • LongJohnSilver

    Oddio a Rocinha sono un tantino più scortesi..

  • jorge

    Per favore, non dire fesserie !

  • Aloisio

    Non sono fanatico della polizia,di qualsiasi paese. Ma devo constatare che Morvillo è la cartina di tornasole del bestiale decadimento culturale e civile del Manifesto. Deve solo ringraziare il cielo di aver vissuto questa “avventura” in Italia.

  • IVANOE

    Grazie Onilut… ne ho alre di chicche… spesso non volendo uno riesce sempre a distinguersi…

  • lanzo

    Esattamente…

  • consulfin

    ecco uno “de sinistra” che deve essere messo dietro le sbarre per capire che la delinquenza è un prodotto sociale. E questa gente fa il giornalista. Pretende di farci sapere come vanno le cose per il mondo.
    Ma poi, FdS sta per federazione della sinistra? Cioè quel gruppetto di giovanotti che credono di sapere tutto e tutto giusto? Quelli che fanno capo a qualcuno più grande di loro e che non molto tempo fa non ha espresso giudizi proprio lusinghieri su Chavez? Quelli che fanno capo ad un partito che non è certo sempre stato all’opposizione o non è stato certo avaro di “uomini di stato”? Giorgio Napolitano non ha governato la polizia per un bel pezzo? Jervolino (lo so: ex democristiana) non era appoggiata dal loro partito? E il sindaco non ha voce in capitolo sulla polizia municipale? Che ha fatto? perché non ha allestito corsi di diritti umani per le guardie municipali di Napoli?
    ciononostante, all’autore va comunque la mia solidarietà e l’augurio che tragga dall’esperienza un minimo di insegnamento e possa riflettere sull’utilità di far parte di un partito come il suo