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IL MILLENARISMO E LA POLITICA MONDIALE

DI MAURIZIO BLONDET

Nel gennaio 2002, il servizio postale privato americano UPS recapitò un pacco all’indirizzo sbagliato. La persona che lo aprì, un ignaro cittadino di Staten Island, New York, vi trovò: tessere d’identità falsificate di agenti della DIA (Defense Intelligence Agency, il servizio segreto militare), falsi certificati di nascita e tessere della Sicurezza Sociale (che in Usa vengono spesso usati come carte d’identità); diversi documenti parimenti falsificati che identificavano il portatore come membro delle Multinational Forces and Observers Mission – l’organo multinazionale che sorveglia la frontiera israelo-egiziana dall’armistizio del 1967 – e, ancora più allarmante, una falsa autorizzazione federale a portare armi celate. Insomma, il più inquietante insieme di materiale necessario per operazioni di infiltrazione, provocazione, assassini e terrorismo.
Il pacco era stato spedito da un certo William Krar, militante di una milizia di estrema destra del Texas. Il destinatario del pacco dei documenti falsi, tale Edward Feltus, disse che ne aveva bisogno in previsione di “un disastro” o di una “repressione dello Stato”. La pericolosità di queste bande di suprematisti bianchi è ben nota. Solo sette anni prima, nell’aprile del ’95, l’attentato di Oklahoma City, che fece saltare un edificio pubblico uccidendo 186 persone, era stato perpetrato da un gruppo di “veri americani” fra cui il processo segnalò soprattutto il neonazista Timothy McVeigh, condannato alla pena capitale.
Un rapporto su questi gruppi fu preparato dall’FBI nel 2000: elencava diverse di queste milizie in attività in Usa: dal “Posse Comitatus” alla “Aryan Nation”, dal “House of Yahweh” alla “True Church of Israel”.

I due ultimi nomi non stupiranno: spesso questi gruppi vivono all’interno di un incubo millenarista protestante. Attendono la prossima fine del mondo “in una battaglia apocalittica” a cui si preparano accumulando armi. Convinti che l’ONU stia imponendo agli Stati Uniti il “governo mondiale” satanico, ferocemente ostili allo stato federale ( “Babilonia”, nel loro gergo), si credono i futuri guerrieri del Bene nell’imminente lotta contro il Male.
Il romanzo “The Turner Diary”, dell’estremista William Peirce, che narra della futura “guerra fra le razze”, è largamente letto in questi gruppi; ma, come ha notato l’FBI, “il messaggio dell’Apocalisse [di San Giovanni, l’ultimo libro delle Scritture] entra anch’esso nella loro visione del mondo”. Non a caso il rapporto della polizia federale porta il titolo di “Project Megiddo”: dal luogo biblico, Megiddo o Armageddon, dove secondo i fondamentalisti “cristiani” Usa avrà luogo la battaglia finale.

Nonostante questo, le indagini sull’allarmante pacco procedettero con lentezza. Solo nell’aprile del 2003 l’FBI perquisì un deposito dell’estremista speditore Krar nella cittadina texana di Noonday. Vi trovò mitra con silenziatori e migliaia di munizioni, una mina e granate a mano, esplosivi e detonatori, una sessantina di bombe casalinghe. Ma soprattutto suscitò allarme una bomba chimica sofisticata, composta di cianuro di sodio e acido cloridrico, che avrebbe potuto avvelenare seimila persone; una bomba a valigetta con telecomando e diverse siringhe di atropina che provenivano dall’esercito: l’atropina è il più comune antidoto usato dalle forze armate contro i gas nervini.
“Se una simile bomba al cianuro fosse stata trovata nella cantina di qualcuno chiamato Khalid o Omar”, scrisse il Bulletin of the Atomic Scientist, “non c’è dubbio che sarebbe stata la notizia della settimana”. Invece, stranamente, il ministero della Giustizia americano non emise nemmeno un comunicato sull’arsenale di Krar, a proposito del quale avrebbe potuto vantarsi di avere sventato un attentato terroristico chimico. I media non ne parlarono quasi. E ciò solo mesi dopo il gigantesco attentato dell’11 settembre.
Forse non è un caso: John Ashcroft, il ministro allora in carica, neocon e “supercristiano”, condivide molte delle vedute apocalittiche dei suprematisti bianchi: ivi compresa la convinzione che gli Usa sono in stato di degrado morale, e che ciò rende inevitabile un conflitto finale tra Bene e Male.

Come molti americani del resto. Hanno venduto 40 milioni di copie una serie di fortunati romanzi del noto telepredicatore Tim LaHaye, che narrano il prossimo, apocalittico futuro. Quando gli eletti saranno di colpo “rapiti” in cielo – l’attesa della “rapture” è diffusissimo fra gli evangelici Usa – i rifiutati, lasciati sulla terra, avranno un’altra possibilità: attraverso un’inenarrabile “tribulation” (guerre, terremoti, pestilenze) dovranno prepararsi all’ultima battaglia contro l’Anticristo che per LaHaye assumerà la carica di Segretario dell’ONU; come si vede, la visione “spirituale” ha una pronta e semplicistica traduzione in politica.
Oggi la maggioranza di coloro che si dicono cristiani in America, condividono queste visioni e votano repubblicano.

E, come nota Christopher Findlay in un denso saggio (1), quelle che in altri Paesi sono striminzite conventicole di illusi e fanatici marginali, in America sono “la corrente principale della cultura” anche politica.
Per questo i discorsi dei politicanti sono intrisi di toni “religiosi” e citazioni delle Scritture: porta voti.
I temi politici che appassionano davvero non sono mai problemi sociali, lavoro, equità, ma temi “morali”; e i politici di ogni schieramento tendono a definirli in termini di male e bene assoluti. In questo la sinistra “liberal” porta enormi responsabilità perché, i suoi temi preferiti, dall’aborto alle nozze gay, suscitano alla cieca nella parte avversa le forze profonde dell’irrazionalismo “religioso” (2).
I “conservatori” Usa vedono in queste richieste dei “liberal”, una conferma del fatto che l’America è macchiata da un “peccato collettivo”, da un degrado morale “da tempi ultimi”, a cui gli americani devono reagire se vogliono essere dalla parte “giusta” nella battaglia di Armageddon.
Queste forze sono profonde perché sono all’origine stessa dalla nazione americana. Uno dei Padri Pellegrini, John Winthrop, predicava che quella che i coloni stavano fondando non era una repubblica laica, ma “una città luminosa sulla collina”, la “Nuova Gerusalemme”. E avvertì che se avessero tradito questo mandato divino, “Dio ritrarrà l’aiuto che oggi ci dà, e ci spazzerà via dalla buona terra che ci ha donato”.
Altri, come i Mennoniti, si rifacevano all’escatologia stravolta degli Anabattisti di Munster, nella Germania medievale, che stabilirono il comunismo più feroce nella città per farla diventare la “Nuova Gerusalemme” profetizzata dall’Apocalisse.
Fin dall’inizio gli Stati Uniti sono stati visti dai suoi abitanti wasp (bianchi, anglosassoni, protestanti), come la terra promessa, con una missione speciale nella storia e l’obbligo di dare l’esempio di quello che l’ideologia americana dichiara il Bene: il “libero mercato”, il capitalismo, la democrazia mondiale. L’orgoglio americano, e le sue profonde inconscie paure (3), si alimentano di questo genere corrusco di millenarismo pseudo-biblico.

Ronald Reagan, che conosceva i suoi elettori, usò ampiamente questo linguaggio apocalittico.
“C’è peccato e male nel mondo, e le Scritture e il Signore Gesù ci ordinano di combatterlo con tutte le nostre forze”, disse nell’83.
Da decenni, “Breakfast di Preghiera” sono organizzati all’interno della Casa Bianca, al Pentagono e in altri alti uffici pubblici, per alimentare questa visione presso i politici e tradurla in atti politici (4).
La presidenza di Bush jr. ha notoriamente abusato di questo genere di messaggi. “Dalla fondazione dell’America, la preghiera ci rassicura che la mano di Dio guida gli affari di questa nazione”, disse l’ex alcoolista Bush nel 2002, durante il Breakfast di Preghiera dedicato alla lobby ispanica. Ancor prima, adottando una frase che sembrava presa dall’Apocalisse, ma in realtà viene da una lettera di John Page a Thomas Jefferson, aveva evocato “L’angelo che cavalca il turbine e guida la tempesta”.
Tale retorica ha ovvi vantaggi politici per l’Amministrazione. Può gabellare le sue guerre per il petrolio e l’egemonia mondiale in “offensiva per la democrazia”, e dipingere i nemici del momento, i musulmani, come l’Anticristo. Gli effetti del malgoverno, precarietà, crisi economica, possono essere messi utilmente sul conto dell’inevitabile “tribolazione” che gli elettori (e futuri “eletti”) devono sopportare prima dell’Armageddon.

Un regime che ha l’Apocalisse come scopo è per definizione “non-falsificabile”, come direbbe Carl Popper: se le cose vanno male, se la guerra infuria e la miseria sale, sono solo segni della fine dei tempi che gli americani auspicano. Ogni catastrofe ulteriore si spiegherà alla luce delle “profezie”.

Per inciso, l’ostilità dell’Amministrazione per l’ONU ha anch’essa il favore elettorale: come abbiamo visto, per i telepredicatori l’ONU è l’Anticristo: ovvio, ogni trattato internazionale è un compromesso stilato con il Male, il mondo esterno, non-americano.
Il peggio è che questa temperie con ricadute politiche feroci si espande ben oltre gli Stati Uniti.
I cosiddetti “coloni ebraici”, fanatici religiosi che si ostinano ad abitare, armati di tutto punto, in provocatori “insediamenti” piazzati in territorio palestinese, sono quasi tutti millenaristi ebraico-americani; il movimento più fanatico coinvolto negli insediamenti è parimenti americano, quello dei Lubavitcher.
Sotto attacco epocale, anche il mondo islamico comincia a nutrire un violento millenarismo da fine dei tempi.
E dato che i tempi sono davvero grami per la Chiesa cattolica, come spiegare il suo arretramento e la sua apparente sconfitta storica? Vi sono gruppi benintenzionati e numerosi che lo spiegano con le “profezie”. I fedeli di Medjugorje già vivono nell’attesa ansiosa, desiderata, dell’apocalittico ritorno di Gesù. E, come sappiamo, hanno già contatti con interessati neocon israeliti per arruolarsi nella “crociata” finale contro il satanico Islam.

L’attesa della fine è una speranza cristiana, a patto che non sia una chiamata alle armi materiali, ai carri armati e ai cannoni.
La visione, insita nell’Apocalisse, che la società umana è corrotta e corre verso l’autodistruzione, è una forza positiva se invita al pentimento e alla salvezza dell’anima; non se induce a sforzi organizzati (politici, di massa) per “accelerare la fine”.
L’escatologia è parte dell’ortodossia cattolica; ma l’ossessione a leggere i fatti contemporanei come “segni”, e passi selezionati della Bibbia come “profezie” riguardanti l’America, è un delirio protestante da cui occorre mettere in guardia.
La Chiesa del resto ha sempre fulminato – quando aveva ancora un potere disciplinare – i movimenti millenaristi. Oggi che non ha più, o non vuol più usare quel potere, l’errore dilaga senza ostacoli.

Bisogna dunque qui ripetere quel che Findlay dice sui pericoli politici del millenarismo in azione. L’attesa escatologica, che è un elemento di consolazione e di conservazione quando si crede che i “tempi ultimi” siano distanti nel futuro, diventa tutt’altra cosa quando domina la credenza di massa che “il tempo” è vicino, la battaglia di Armageddon imminente.
Invariabilmente, il millenarismo politico, che vuole realizzarsi in terra urgentemente (nella “nostra generazione”), sbocca in due esiti solo apparentemente contrapposti.
Il primo: l’avvento, invocato e magari realizzato, di un “sovrano universale” che guida con pugno di ferro, perché ispirato dall’Alto, verso un “giusto regno di pace”.
Il secondo, già visto negli anabattisti di Munster, è lo sbocco “di sinistra”, o demotico: la “santa anarchia”, il rifiuto di ogni legge che segue necessariamente la “nuova era”, l’età adulta dell’umanità, il ritorno dell’Età dell’Oro senza costrizioni e senza limitazioni.
Fatto non singolare, nota Findlay, nell’attuale regime Usa si trovano entrambi gli aspetti.
Dopo l’11 settembre George Bush si atteggia, e viene dipinto dalla sua propaganda, come il giusto imperatore che, protetto dall’Altissimo, guida la nazione non già ad imprese politiche, ma alla già ultramondana “guerra al Terrore” (war on terror). Sul piano internazionale, questa “politica” implica un ultimatum apocalittico, rovinoso per i rapporti internazionali: “Ogni nazione ora a una decisione da prendere: o siete con noi, o con i terroristi”, ha intimato Bush al mondo.
Ma, in questa attitudine, cova altrettanto bene la “santa anarchia”. Gli Usa non si sentono più impegnati ai trattati internazionali e stracciano e disprezzano le convenzioni, anche quelle umanitarie: la tortura dei prigionieri è ammessa, e così l’incarcerazione di detenuti senza processo, l’abolizione delle libertà costituzionali per cui gli Stati Uniti sono stati un modello per il mondo. Tutto è permesso a chi combatte per il Bene contro il metafisico Terrore.
Richiesto di spiegare come mai l’occupazione dell’Irak aveva portato in quel Paese saccheggio, morte per gli innocenti e destabilizzazione anziché ordine e pace, Donald Rumsfeld ha risposto: “e’ disordine. E la libertà è disordine. La gente libera è libera di fare errori e commettere delitti”.

Per chi ha letto davvero a fondo l’Apocalisse di San Giovanni e la lettera di Paolo sull’Anticristo, non c’è bisogno di molti segni per scorgere qui un fondo anticristico. La pseudo-religione di tipo politico è un segno.
L’emergere violento di una “religiosità” armata e “moralità” virulenta è uno di questi segni.
L’inganno e l’accecamento di masse che credono di battersi per il Bene e instaurano il Male, ne è un altro, e dei più certi. “La Parusia dell’Iniquo avviene per opera di Satana, con ogni genere di potenza, con miracoli e prodigi di menzogna, con tutte le seduzioni dell’iniquità per quelli che si perdono”, scrisse San Paolo ai Tessalonicesi (5)… ”ecco perché Dio manda ad essi una forza di errore, perché credano alla menzogna, affinché siano condannati tutti quelli che non hanno creduto alla verità ma si sono compiaciuti dell’ingiustizia”.
E avverte: “nessuno vi inganni in alcun modo”.
Ma molti si fanno ingannare, anche buoni cristiani, anche buoni cattolici: vedono in questa schiuma pseudo-religiosa una rinascita della fede cristiana.
Rischiano davvero di contribuire alle rovine di un’apocalisse tutta fatta dall’uomo.
“L’angelo che cavalca il turbine e guida la tempesta”, va riconosciuto dai frutti. Già la sua evocazione fa paura a chi intuisce, a chi sa che di angeli ve ne sono di due specie. Quello ha le ali nere.

Maurizio Blondet
Fonte:www.effedieffe.com
26.04.05

Note

1) Christopher Findlay, “Millenarianism in US domestic politics”, ISN Security Watch, 22 aprile 2005.

2) Da gran tempo la sinistra Usa ha smesso di occuparsi dei diritti dei lavoratori e delle minoranze realmente sfavorite, per proclamare tutta una serie di “diritti al piacere” di tipo trasgressivo. Il suo tramonto anche elettorale non è dunque casuale. Le “libertà” permissive ed edoniste non hanno dignità politica e sociale, essendo richieste più o meno artificiose di minoranze già privilegiate.

3) Come è stato notato, vari personaggi del mondo politico millenarista-conservatore, fra cui lo stesso Bush, sono personalità che affondavano in problemi personali tragici e insolubili (l’alcool, divorzi) e senza punti di riferimento, che si ritengono “salvate” dall’incontro con telepredicatori o con gruppi di auto-aiuto, quali la Alcoholics Anonimous, che fanno leva su elementi di “religiosità calda”. E’ stato anche notato che da qui nasce una politica il cui fine dichiarato non è il compimento della società umana, ma la fine della storia. Chi pone le sue “speranze” nella fine dei tempi, e la sogna come imminente, o addirittura si adopera per affrettarla, è posseduto da un pessimismo cosmico, immedicabile.

4) Il “Breakfast di Preghiera” del Presidente e del Congresso è un grande evento annuale. Lo organizza un’associazione chiamata Fellowship Foundation (prima si chiamava International Christian Leadership) che agisce con un alto livello di segretezza sugli inviti. Elementi della setta di Moon, rabbini e personalità ebraiche di destra sono regolarmente invitati. La Fellowship Foundation è stata fondata da un esponente del nazismo americano, Frank Buchman; fra i suoi sponsor ha avuto il principe Bernardo d’Olanda, i cui interessi con la Dutch Shell Oil Co. e con la Lockheed sono noti. La Fellowship gestisce una casa alloggio per senatori simpatizzanti presso il Campidoglio a Washington; fra questi il senatore Sam Brownback (R-Kansas), uno dei più deliranti apocalittici della politica Usa. A pagare i conti è Tom Philliès, presidente della Raytheon ed altri gruppi del cosiddetto “complesso militare-industriale” americano, evidentemente interessati a manipolare il millenarismo a loro profitto.

5) II Tessalonicesi, 2, 1-12.

Pubblicato da Davide