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IL LUNGO PURGATORIO CHE CI ATTENDE

DI FRANCO BERARDI “BIFO”
facebook.com

“L’operaio tedesco non vuol pagare il conto del pescatore greco.” dicono i pasdaran dell’integralismo economicista. Mettendo lavoratori contro lavoratori la classe dirigente finanziaria ha portato l’Europa sull’orlo della guerra civile. Le dimissioni di Stark segnano un punto di svolta: un alto funzionario dello stato tedesco alimenta l’idea (falsa) che i laboriosi nordici stiano sostenendo i pigri mediterranei, mentre la verità è che le banche hanno favorito l’indebitamento per sostenere le esportazioni tedesche.
Per spostare risorse e reddito dalla società verso le casse del grande capitale, gli ideologi neoliberisti hanno ripetuto un milione di volte una serie di panzane, che grazie al bombardamento mediatico e alla subalternità culturale della sinistra sono diventati luoghi comuni, ovvietà indiscutibili, anche se sono pure e semplici contraffazioni. Elenchiamo alcune di queste manipolazioni che sono l’alfa e l’omega dell’ideologia che ha portato il mondo e l’Europa alla catastrofe:
Prima manipolazione:
riducendo le tasse ai possessori di grandi capitali si favorisce l’occupazione. Perché? Non l’ha mai capito nessuno. I possessori di grandi capitali non investono quando lo stato si astiene dall’intaccare i loro patrimoni, ma solo quando pensano di poter far fruttare i loro soldi. Perciò lo stato dovrebbe tassare progressivamente i ricchi per poter investire risorse e creare occupazione. La curva di Laffer che sta alla base della Reaganomics è una patacca trasformata in fondamento indiscutibile dell’azione legislativa della destra come della sinistra negli ultimi tre decenni.

Seconda manipolazione:
prolungando il tempo di lavoro degli anziani, posponendo l’età della pensione si favorisce l’occupazione giovanile. Si tratta di un’affermazione evidentemente assurda. Se un lavoratore va in pensione si libera un posto che può essere occupato da un giovane, no? E se invece l’anziano lavoratore è costretto a lavorare cinque sei sette anni di più di quello che era scritto nel suo contratto di assunzione, i giovani non potranno avere i posti di lavoro che restano occupati. Non è evidente? Eppure le politiche della destra come della sinistra da tre decenni a questa parte sono fondate sul misterioso principio che bisogna far lavorare di più gli anziani per favorire l’occupazione giovanile. Risultato effettivo: i detentori di capitale, che dovrebbero pagare una pensione al vecchietto e un salario al giovane assunto, pagano invece solo un salario allo stanco non pensionato, e ricattano il giovane disoccupato costringendolo ad accettare ogni condizione di precariato.

Terza manipolazione:
Occorre privatizzare la scuola e i servizi sociali per migliorarne la qualità grazie alla concorrenza. L’esperienza trentennale mostra che la privatizzazione comporta un peggioramento della qualità perché lo scopo del servizio non è più soddisfare un bisogno pubblico ma aumentare il profitto privato. E quando le cose cominciano a funzionare male, come spesso accade, allora le perdite si socializzano perché non si può rinunciare a quel servizio, mentre i profitti continuano a essere privati.

Quarta manipolazione:
I salari sono troppo alti, abbiamo vissuto al disopra dei nostri mezzi dobbiamo stringere la cinghia per essere competitivi. Negli ultimi decenni il valore reale dei salari si è ridotto drasticamente, mentre i profitti si sono dovunque ingigantiti. Riducendo i salari degli operai occidentali grazie alla minaccia di trasferire il lavoro nei paesi di nuova industrializzazione dove il costo del lavoro era e rimane a livelli schiavistici, il capitale ha ridotto la capacità di spesa. Perché la gente possa comprare le merci che altrimenti rimangono invendute, si è allora favorito l’indebitamento in tutte le sue forme. Questo ha indotto dipendenza culturale e politica negli attori sociali (il debito agisce nella sfera dell’inconscio collettivo come colpa da espiare), e al tempo stesso ha fragilizzato il sistema esponendolo come ora vediamo al collasso provocato dall’esplodere della bolla.

Quinta manipolazione:
l’inflazione è il pericolo principale, al punto che la Banca centrale europea ha un unico obiettivo dichiarato nel suo statuto, quello di contrastare l’inflazione costi quel che costi.
Cos’è l’inflazione? E’ una riduzione del valore del denaro o piuttosto un aumento dei prezzi delle merci. E’ chiaro che l’inflazione può diventare pericolosa per la società, ma si possono creare dei dispositivi di compensazione (come era la scala mobile che in Italia venne cancellata nel 1984, all’inizio della gloriosa “riforma” neoliberista). Il vero pericolo per la società è la deflazione, strettamente collegata alla recessione, riduzione della potenza produttiva della macchina collettiva. Ma chi detiene grandi capitali, piuttosto che vederne ridotto il valore dall’inflazione, preferisce mettere alla fame l’intera società, come sta accadendo adesso. La Banca europea preferisce provocare recessione, miseria, disoccupazione, impoverimento, barbarie, violenza, piuttosto che rinunciare ai criteri restrittivi di Maastricht, stampare moneta, dando così fiato all’economia sociale, e cominciando a redistribuire ricchezza. Per creare l’artificiale terrore dell’inflazione si agita lo spettro (comprensibilmente temuto dai tedeschi) degli anni ’20 in Germania, come se causa del nazismo fosse stata l’inflazione, e non la gestione che dell’inflazione fece il grande capitale tedesco e internazionale.

Ora tutto sta crollando, è chiaro come il sole. Le misure che la classe finanziaria sta imponendo agli stati europei sono il contrario di una soluzione: sono un fattore di moltiplicazione del disastro. Il salvataggio finanziario viene infatti accompagnato da misure che colpiscono il salario (riducendo la domanda futura), e colpiscono gli investimenti nella istruzione e nella ricerca (riducendo la capacità produttiva futura), quindi immediatamente inducono recessione. La Grecia ormai lo dimostra. Il salvataggio europeo ne ha distrutto le capacità produttive, privatizzato le strutture pubbliche demoralizzato la popolazione. Il prodotto interno lordo è diminuito del 7% e non smette di crollare. I prestiti vengono erogati con interessi talmente alti che anno dopo anno la Grecia sprofonda sempre più nel debito, nella colpa, nella miseria e nell’odio antieuropeo. La cura greca viene ora estesa al Portogallo, alla Spagna, all’Irlanda, all’Italia. Il suo unico effetto è quello di provocare uno spostamento di risorse dalla società di questi paesi verso la classe finanziaria. L’austerità non serve affatto a ridurre il debito, al contrario, provoca deflazione, riduce la massa di ricchezza prodotta e di conseguenza provocherà un ulteriore indebitamento, fin quando l’intero castello crollerà.

A questo i movimenti debbono essere preparati. La rivolta serpeggia nelle città europee. In qualche momento, nel corso dell’ultimo anno, ha preso forma in modo visibile, dal 14 dicembre di Roma Atene e Londra, all’acampada del maggio-giugno di Spagna, fino alle quattro notti di rabbia dei sobborghi d’Inghilterra. E’ chiaro che nei prossimi mesi l’insurrezione è destinata a espandersi, a proliferare. Non sarà un’avventura felice, non sarà un processo lineare di emancipazione sociale.
La società dei paesi è stata disgregata, fragilizzata, frammentata da trent’anni di precarizzazione, di competizione selvaggia nel campo del lavoro, e da trent’anni di avvelenamento psicosferico prodotto dalle mafie mediatiche, gestite da criminali come Berlusconi e Murdoch.

L’insurrezione che viene sarà un processo non sempre allegro, spesso venato da fenomeni di razzismo, di violenza autolesionista. Questo è l’effetto della desolidarizzazione che il neoliberismo e la politica criminale della sinistra hanno prodotto nell’esercito proliferante e frammentato del lavoro.
Nei prossimi cinque anni possiamo attenderci un diffondersi di fenomeni di guerra civile interetnica, come già si è intravisto nei fumi della rivolta inglese, ad esempio negli episodi violenti di Birmingham. Nessuno potrà evitarlo, e nessuno potrà dirigere quell’insurrezione, che sarà un caotico riattivarsi delle energie del corpo della società europea troppo a lungo compresso, frammentato e decerebrato.
Il compito che i movimenti debbono svolgere non è provocare l’insurrezione, dato che questa seguirà una dinamica spontanea e ingovernabile, ma creare (dentro l’insurrezione o piuttosto accanto, in parallelo) le strutture conoscitive, didattiche, esistenziali, psicoterapeutiche, estetiche, tecnologiche e produttive che potranno dare senso e autonomia a un processo in larga parte insensato e reattivo.
Nell’insurrezione ma anche fuori di essa dovrà crescere il movimento di reinvenzione d’Europa, ponendosi come primo obiettivo l’abbattimento dell’Europa di Maastricht, il disconoscimento del debito e delle regole che l’hanno generato e lo alimentano, e lavorando alla creazione di luoghi di bellezza e di intelligenza, di sperimentazione tecnica e politica.
La caduta d’Europa (inevitabile) non sarà un fatto da salutare con gioia, perché aprirà la porta a processi di violenza nazionalista e razzista. Ma l’Europa di Maastricht non può essere difesa.
Compito del movimento sarà proprio riarticolare un discorso europeo basato sulla solidarietà sociale, sull’egualitarismo, sulla riduzione del tempo di lavoro, sulla redistribuzione della ricchezza, sull’esproprio dei grandi capitali, sulla cancellazione del debito, e sulla nozione di sconfinamento, di superamento della territorialità della politica.
Abolire Maastricht, abolire Schengen, per ripensare l’Europa come forma futura dell’internazionale, dell’uguaglianza e della libertà (dagli stati, dai padroni e dai dogmi)

E’ probabile che il prossimo passaggio dell’insurrezione europea abbia come scenario l’Italia.
Mentre Berlusconi ci ipnotizza con i suoi funambolismi da vecchio mafioso, eccitando l’indignazione legalitaria, Napolitano ci frega il portafoglio. La divisione del lavoro è perfetta. Gli indignati d’Italia credono che basti ristabilire la legalità perché le cose si rimettano a funzionare decentemente, e credono che i diktat europei siano la soluzione per le malefatte della casta mafiosa italiana. Dopo trent’anni di Minzolini e Ferrara non ci dobbiamo meravigliare che si possa credere a favole di questo genere. Il Purgatorio che ci aspetta è invece più complicato e lungo.
Dovremo forse passare attraverso un’insurrezione legalitaria che porterà al disastro di un governo della Banca centrale europea impersonato da un banchiere o da un confindustriale osannato dai legalitari.
Sarà quel governo a distruggere definitivamente la società italiana, e i prossimi anni italiani saranno peggiori dei venti che abbiamo alle spalle. E’ meglio saperlo.
Ed è anche meglio sapere che una soluzione al problema italiano non si trova in Italia, ma forse (e sottolineo forse) si troverà nell’insurrezione europea.

Franco Berardi “Bifo”
Fonte; http://www.facebook.com/
10.09.2011

Pubblicato da Davide

  • mozart2006

    Henry Ford, che non era proprio un marxista osservante, diceva infatti: “Io non dimentico mai che i miei operai sono anche i miei clienti”.

  • oldhunter

    Caro Bifo, altro che “IL LUNGO PURGATORIO CHE CI ATTENDE”.
    Qui ci attende l’inferno…

  • maremosso

    Caro BIFO di quali fenomenali movimenti organizzati stai parlando ? Citali qualcuno per nome ? Ne fai parte ?

  • calliope

    Io si… i B.O.P.
    BAMBOCCIONI ORGANIZZATI di PLAYSTATION

  • cardisem

    Ieri, per le strade di Roma, dove abito, ho visto passare davanti a me, in modo ordinato non in strada, ma sul marciapiedi, una lunga fila di persone. Ho chiesto se era per caso una manifestazione. Uno di loro mi ha risposto di sì, mi ha dato qualche spiegazione sull’oggetto della manifestazione, abbiamo conversato un poco, ho detto la mia, sono stato invitato ad unirmi alla manifestazione… Non potevo in quel momento per banali impegni privati. Ma è tutta la vita che vedo ormai manifestanti passeggiare per le strade, senza che mai ottengano risultati a quel loro manifestare. Ricordo come l’incredibile Gasparri abbia proposto l’arresto preventivo degli studenti che si preparavano a manifestare contro l’orribile ministra Germini… Insomma, per essere efficaci e non morire lentamente, come Lor Signori hanno progettato per noi, bisogna essere efficaci. Ho la formula: il popolo sovrano scende in piazza e rivendica il suo potere costituente. Per essere chiari bisogna incominciare con la delegittimazione di tutta la classe politica di maggioranza ed opposizione: signori, sappiate che non ci rappresentate e non ci fidiamo di voi. Vogliamo non solo che ve ne andiate a casa, ma che paghiate per tutta la sofferenza che ci avete inflitto, per il danno che ci avete fatto… Bisogna però recuperare indipendenza e sovranità politica, militare, economica, monetaria… Siamo in grado di sbarazzarci delle oltre 100 basi militari e di dire al signor Obama: non siamo i tuoi servi, non vogliamo obbedirti? È una ricetta semplice? Non ne conosco un’altra.

  • maremosso

    condivido

  • maremosso

    GABER diceva : ” dunque per la rivoluzione …. oggi no, ….domani forse, …. ma dopodomani sicuramente “

  • AlbertoConti

    “Cos’è l’inflazione? E’ una riduzione del valore del denaro o piuttosto un aumento dei prezzi delle merci.” Sbagliato! L’inflazione è inflazione monetaria, ovvero troppa moneta rispetto all’economia reale. L’aumento generalizzato dei prezzi PUO’ esserne conseguenza, ma ci sono mille modi per evitarlo o ridurre questa relazione ai minimi termini. Il principale? Espandere i mercati finanziari autoreferenziali, il risparmio gestito dai croupiers del casinò globale, che può assorbire un surplus gigantesco di moneta inutile, oltre ogni ragionevole dimensione. E’ qui che finisce la ricchezza sottratta all’economia di popolo dai parassiti della finanza, veri e propri ladri e rapinatori legalizzati che non trovano di meglio che indebitare tutti e tutto per giustificare i loro pari crediti virtuali, virtuali fino a che restano nel mondo virtuale della finanza, ma sempre pronti ad “acquistare” economia reale quando l’occasione è propizia (saldi di fine ciclo). La complicità con i risparmiatori d’ogni taglia e provenienza, alla ricerca di impossibili rendimenti, è la loro roccaforte granitica. Anche la vecchietta a 400 € di pensione, ma con 4 soldi nei BOT, è pronta a difendere questa merda globale con le unghie e la dentiera. La deflazione è peggio? No, sbagliato anche questo, ed è l’errore più grave di Bifo, che si allinea col mainstream che ripete come un mantra che l’unica salvezza è la CRESCITA in funzione antideflattiva. Che è vero in questo sistema a moneta-Ponzi, del tutto innaturale e ingiusto. L’unica salvezza al contrario è la decrescita intelligente, redistributiva, denevrotizzante dal consumismo stupido che ha fatto il suo tempo. E’ il marketing il vero nemico, quello che ci porta alla rovina umana prima che economica. Ma l’alternativa c’è, a cominciare da una moneta diversa nei suoi stessi principi costitutivi.
    Ma anche da un punto di vista puramente meccanicistico, una deflazione che fa diminuire i prezzi, cosa a cui non siamo più abituati, arricchisce gli stipendiati fissi, senza il pizzo (maggioritario) dei datori di lavoro nel caso opposto (aumento del PIL). Comunque è vero che la stabilità monetaria è l’obiettivo giusto, come lo è il pollaio recintato per la salvezza dei polli. Ma se il pollaio è affidato alla volpe (BCE), con questo “custode” l’obiettivo non si raggiungerà mai, anzi si ottiene il contrario, la morte dei polli spennati, e i fatti lo dimostrano: collasso dell’euro in soli 10 anni, un record storico, non c’è che dire. Il dollaro ringrazia, dimostrando ancora una volta che in quanto a delinquenza finanziaria non è secondo a nessuno. E’ troppo grande per fallire, e i popoli pagano senza limiti.
    Peril resto sono d’accordo.

  • materialeresistente

    Grande Bifo

  • nuovorinascimento

    Fondamentalmente sono d’accordo con la tua sana e genuina esposizione. Ahimè non vanno cambiate le regole del gioco ma il gioco stesso (Albert Camus), ma permettimi una piccola osservazione sulla moneta.
    Ragionando con oggettività credo che passare ad un altra moneta o tornare alla lira sia tecnicamente possibile ma temporalmente e strategicamente nefasto.
    La famosa mediana di aristotele mi porterebbe a definire un bel default controllato questo si, ma rimanendo all’interno (ahimè) della zona Euro, con ridimensionamento delle unità produttive, dei posti pubblcic, e con taglio dei salari classico dei periodi di crisi, ma almeno ancora sul mercato. Purtroppo tutti speriamo nella nuova lira o nell euro2, ma credo che il circuito europeo (NON la moneta europea) rappresenti ancora un ancora di salvezza, pur riconoscendo la scarsa quantità di merci italiane esportate in EU, come da trattato dell’acciao e del carbone dei nostri amici Franco tedeschi.
    In conclusione si al fallimento (è inevitabile e insostenibile la situazione odierna) ma rimanendo all’interno del circuito. A quel punto saremo ospiti di serie B, ma potremo ripartire con calma.
    Una nuova lira (magari) porterebbe come in Argentina si a crescite buone del PIL (vorrei vedere) ma anche a crisi inflazionistiche enormei, vedi il 25 % annuo Argentino.
    Ciao

  • Allarmerosso

    Peccato che le masse di telerincoglioniti e tifosi di partito , che per primi se la prendono nello sfintere anali , sarebbero i primi contrari …

  • RicBo

    Sono d’accordo con Alberto Conti: Bifo non conosce l’argomento economia e commette l’errore di puntare sulla ‘crescita’, magari governata in funzione redistributiva, ma si tratta sempre di replicare l’ennesima bolla. E’ una logica tutta interna al capitalismo, riformismo socialdemocratico che già Rosa Luxemburg demolì 90 anni fa. Anche Barnard, pur bravo ed onesto, ha commesso lo stesso ‘errore’.
    Al contrario, quando Bifo parla di ciò che sa, cioè di comunicazione e sociologia, ha una grande capacità di analisi ed una esposizione notevole (anche se niente è farina del suo sacco e non lo ammette del tutto, ma questo è un altro discorso).
    Mi chiedo però da dove prenda tutta questa fiducia sulla capacità dei movimenti o della società civile di guidare la ‘rivoluzione’ quando lui stesso ammette che la disgregazione e la manipolazione della società rendono possibili solo ribellione e violenza.

  • nuovorinascimento

    D’accordo con te e Conti in linea di massima e condivido la strada della sana decrescita socio-economica, ma permettimi un piccolo appunto economico.
    Senza sovranità monetaria non credo (ahimè) sia possibile rivedere le poltitiche monetarie in qualsiasi direzione, in quanto ad oggi letteralmente intrappolati nei parametri di Mastricht e schiavi della BCE.
    Barnard, noto Keynesiano, propone “l’Avanti tutta” del pubblico ma ahimè anche quella strada diventa impercorribile con il noto patto neoliberista Europeo, oramai all’interno delle costituzioni. (vedi spagna).
    La verità è che non c’è una via d’uscita reale – aldilà delle retoriche complottistiche – l’unica soluzione finale sarà il default (controllato o non) con una forte moralizzazione della politica e dell’economia.
    Insomma una decrescita NON proprio lenta e indolore……

  • RicBo

    Difficile prevedere cosa ci riserverà il futuro ma forse hai ragione: il default totale e il crollo dell’euro anche se significherebbe tragedia per noi poveri diavoli sarebbe la base per una rinascita, magari simile a quella dell’Argentina. Non vedo però perchè dovrebbe portare ad una moralizzazione (meglio dire ad un ritorno dell’etica) nella politica e nell’economia. Intendi forse che una maggiore solidarietà nella società può esprimere a medio-lungo termine una classe politica ed economica migliore? Magari!

  • nuovorinascimento

    Rieccoci, cercherò di spiegarmi.
    la strada intrapresa ha solo una fine, ed è il default.
    Ora si dovrà capire come gestirlo questo fallimento, sia dal punto di vista tecnico che monetario. Ci vorrà del tempo per poter permettere alle strutture istituzionali di tagliare e spulciare ogni singola voce salariale, le aziende avranno l’alibi per tagliare il tagliabile e cosi via…..
    Vengo al punto. Immagina quello scenario socio-politico con cui avremo a che fare fra 6 mesi…..ogni giorno migliaia di lavoratori davanti montecitorio e veramente incazzzati (non come oggi)……..i politici e tutta la casta sicuramente saranno oggetto “obbligato” di una moralizzazione forte con drastici tagli a tutto, dai vitalizi alle auto blu.
    La beffa sarà rappresentata dalle parole che i politici odierni avranno il coraggio ci pronunciare in tal contesto, rivendicando la “straordinarietà” della situazione che invita ad un sano ridimensionamento etico e morale della classe dirigente italiana……(in realtà sono cazzi loro se non si tagliano del 50% lo stipendio)…..
    Berlusca and company rivendicheranno la loro coerenza nel NON aver messo le mani in tasca agli italiani, sapendo bene che pochi mesi dopo sarebbero stati costretti dalla situazione “straordinaria”.
    Concludendo, la situazione generale si aggraverà talmente tanto, che si troveranno eticamente costretti a rivedere i loro privilegi.

  • jimmipage

    vogliamo i nomi! vogliamo i nomi! vogliamo i nomi!